Februalia blues

5 Feb

Pur amando parecchio l’inverno, passato il periodo dei Saturnali tendo a perdere interesse in esso, soprattutto se si dipana in un susseguirsi di settimane senza fenomeni nevosi. In gennaio sono già preda dell’accidia metereologica. Al mattino talvolta si scende sotto zero, ma il resto delle giornata si vivacchia su temperature che non sanno di niente. Arriva poi febbraio e con esso pioggia e nevischio. In alto appennino cade una gran quantità di neve che si estende sino ai paesi della fascia pedemontana, Stonecity compreso.

Stonecity – febbraio 2018 foto TT

Qui sulle rive del Bondeno una brodaglia gelata di pioggia mista a neve.

Così cammino all’ombra del blues sotto un cielo freddo e scuro. Colonna sonora: i Fleetwood Mac di mezzo.

Bare trees, gray light
Oh yeah it was a cold night
Bare trees, gray light

I was alone in the cold of a winters day
You were alone and so snug in your bed

 

Oggetti che se ne vanno

Non è facile gettare oggetti a te cari, oggetti che ti hanno accompagnato for a long and lonely time. Questa volta tocca alle mie vecchie cuffie Pioneer. Era dal 1979 che le avevo con me, con esse ho ascoltato migliaia di dischi, ho registrato i miei demo tape sul Tascam 4 piste e ho sentito centinaia di cd la notte quando, in preda ai tremori rock, non potevo esimermi dall’ascoltare a discreto volume la musica che mi tiene in vita. Ed ora eccole lì, ormai non più funzionanti grazie alla pisciate di qualche felino dispettoso che vive con me. Che dispiacere disfarsene.

Vecchio cuffione,
quanto tempo è passato!
Quante illusioni fai rivivere tu!
Quante canzoni
sul tuo passo ho cantato,
che non scordo più.
Sopra le dune
del deserto infinito,
lungo le sponde accarezzate dal mar,
per giorni e notti insieme a te ho camminato
senza riposar!

Vecchie Cuffie – foto TT

Due anni senza Brian

Oggi fanno due anni senza il vecchio Brian. Da allora il blog ha smesso di parlare della gestione di un vecchio, di alzheimer, della fatica che fanno i figli nel vedere i genitori svanire pian piano nel nulla. A distanza di due anni la commozione è ancora facile, mi basta guardare una sua foto, oppure pensarlo un po’ che mi si inumidiscono gli occhi. A volte mi sembra strano di avere del tempo libero, tempo che negli anni passati non avevo, assorbito com’era dalla sua conduzione. Rileggo i post del 10 febbraio del 2016 e quello del 5 febbraio dell’anno scorso, inutile ripetersi.

Il vecchio Brian 2011 – foto TT

Aggiungo solo che anche oggi il vecchio Brian mi manca e che vorrei averlo ancora qui con me, ma questa è la vita e non c’è niente che noi – mammiferi con la coscienza di sé sperduti in una minuscola porzione di universo – si possa fare se non accettarne il non senso. Mille uomini, Brian, mille uomini.

Il vecchio Brian 2012 – foto TT

Il Giorno della Memoria

Leggo di una sindaca leghista di un paese lombardo che su un social scrive più o meno “visto che è il giorno della memoria ricordate di andare a prenderlo nel culo”. Mi chiedo a che livello arriveremo. C’è un senso di inciviltà, di violenza (verbale e non) che disarma, si ostenta la propria ignoranza, si dileggia la scienza, la cultura e il sapere degli altri con una veemenza terribile. Si bruciano manichini della presidente della Camera, si torna all’oscurantismo religioso, al razzismo più bieco, a ideologie che non dovrebbero più nemmeno essere contemplate. Continuo a sorprendermi di questo, l’involuzione è continua e costante.

Francesco, amico che fa parte della comunità di questo blog, mi manda via email due link. Piacevole sapere che un Tirelli, nato a un tiro di schioppo da dove sono nati i miei avi, seppe compiere azioni tanto nobili ed è doveroso pubblicarlo sul blog, a mo’ di argine contro l’avanzata delle fogne.

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/01/21/il-gelataio-buono-che-mise-in-salvo-la-famiglia-meirBologna13.html

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/unlibroalgiorno/2018/01/18/il-coraggio-del-gelataio-tirelli_7b28094d-feac-4ae1-878a-b535c78c4664.html

Le Costruzioni di Saura

Saura non riesce a stare con le mani in mano, avendo ereditato da suo nonno Inìgo doti attitudinale circa la manualità quando non sistema gli impianti elettrici di casa, quando non costruisce comodini di legno / quando non sistema i pannelli isolanti sotto al tetto della casa, deve trovare un modo affinché le mani smettano di prudere. La sua nuova mania (che va di pari passo con la mia relativa alle nuove ristampe di vinili) consiste nei puzzle 3d, specificatamente dedicati agli edifici di Harry Potter.

La sera, dopo aver cenato, io mi fiondo davanti a Sky Sport speciale calcio mercato, oppure davanti all’ennesima puntata di Babylon Berlin o infine nello studiolo. Qui completo le mie ultime canzoni, ascolto qualche vinile o continuo la recensione dell’ultimo box set degli ELP (prima o poi sul blog). Dopo un po’ mi chiedo dove sia finita la pollastrella, vado in cucina e la vedo nei panni dell’ architetta pazza.

Le Costruzioni di saura – Harry Potter – foto TT

Ammiro molto la sua abilità, la sua autodisciplina…

Le Costruzioni di Saura – Harry Potter – foto TT

e ancora una volta mi chiedo con che razza di donna mi sia messo…

Le Costruzioni di Saura – Harry Potter – foto TT

le costruzioni finite sono molto belle, ma la casa è piccola, così finiscono o sui miei scaffali di cd o sulla libreria in sala

Le Costruzioni di Saura – Harry Potter – foto TT

Una volta costruiti tutti i 3D disponibili di Harry Potter pensavo si sarebbe calmata e invece ecco che una bella mattina, al lavoro, ricevo un suo messaggio:

“Tyrrell! Guarda che bella! Una ghironda da costruire!” E dopo poco. “Tyrrell, non ho resistito, l’ho ordinata”. 

Ghironda da costruire

Ghironda da costruire

E già sogna di inserire nella scaletta degli Equinox “Nobody’s Faul But Mine” versione Page & Plant, quella con l’hurdy gurdy, la ghironda insomma.  Ogni tanto mi fermo a contemplare questa amazzone reggiana, questo tornado dalla cresta bionda, questa pazza scatenata che le sue amiche al lavoro chiamano “la giaguara” e torno a chiedermi “ma come cavolo farò a starle dietro?”

LaSaura – gennaio 2018 – foto TT

Instagram Blues (sulle orme di Wanda Nara)

Sono iscritto ad Instagram, questo perché sono così pazzo per l’Inter che seguo i profili dei giocatori. Il pettegolezzo e l’edonismo di questi umani che giocano su campi di calcio dietro compensi milionari non mi interessano, ma nell’essere aggiornato sulle loro attività, sul loro umore, sui loro pensieri (?) m’illudo di placare l’ansia da football che ho quando la squadra incomprensibilmente a dicembre inizia a implodere su se stessa e a diventare un buco nero(azzurro). Se li vedo sorridenti mi calmo e guardo al futuro con fiducia. Questo ahimè capita raramente con croati e sloveni ad esempio; Brozović, Perišić e Handanovič hanno un’unica espressione, peggio di Clint Eastwood che – a  detta di Sergio Leone – ne aveva due: con e senza cappello. Saranno contenti oggi? Sono incazzati? Scazzati? Felici? Tristi? Euforici? Abbacchiati? Su di giri? Giù di giri? Vallo a capire.

Brozo-Handa-Perisic

Così mi sposto sugli argentini, ed in particolare sul capitano-bomber e sul suo agente (sua moglie Wanda Nara, insomma). Il fatto è che postano su Instagram con una frequenza tale fa far girare la testa. Wanda poi è un continuo mostrasi in tutte le pose immaginabili. Questa ostentazione di sé mi disturba, a maggior ragione se si tratta del capitano della squadra e del suo manager appunto. Certo, non mi obbliga nessuno, ma le sorti dell’Inter mi stanno così a cuore che, vista l’impenetrabilità della proprietà, cerco risposte tra le inezie pubblicate da quei due. Il problema è che a furia di vedere tutti quegli autoscatti un giorno mi son detto, va beh, lo faccio anche io.

Office blues – autoscatto TT

I see a little silhouette of a man – autoscatto TT

Office blues – autoscatto TT

Ho provato tre giorni a fare il simpatico, il creativo, l’uomo di blues, poi ho capito che è meglio che la smetta e che che torni a pubblicare foto di Jimmy Poige

The Dark Lord live 1975

 Il mio amico Palmiro

Nei mesi invernali la mia amicizia col gatto Palmiro si fa più intensa, con giornate più corte e fredde il diavoletto nero della Tasmania cerca i suoi umani con più frequenza. Di notte dorme nel lettone con noi, esattamente in mezzo poi, dopo che la sua umana si alza, gli dà da mangiare e infine esce per andare al lavoro, viene da me per una mezz’oretta di amicizia pura. Inizia a fare la pastella e le fusa su di me e poi si sdraia accanto a me infilando il suo muso sotto al mio mento. E’ piacevole nelle fredde e buie mattine invernali ritrovarsi con una sciarpona felina intorno al collo, una cotoletta di pelo nero che con la sua vicinanza ti mette di nuovo a tuo agio in questa porca vita. Sono anni che lo scrivo e lo vivo, l’interazione tra due mammiferi di specie diverse che vivono insieme mi sorprende sempre. Ringrazio il nulla cosmico onnipotente che ci ha messo l’uno nelle zampe dell’altro.

Palmiro – febbraio 2018 – foto TT

Io credo che si possa chiamare davvero amicizia, perché non ho mai visto un gatto fidarsi così tanto di due umani. Palmir non considera nemmeno per un secondo l’ipotesi che – anche solo accidentalmente – gli si possa fare male, che lo si possa lasciare da solo. Spesso va a dormicchiare sopra al frigo,  quando vado a tirarlo giù si lascia prendere come fosse un sacco di patate, non accenna nemmeno un po’ ad aggrapparsi a me, sa che non lo mollerei mai. Quando lo prendo in braccio devo poi stare attento quando lo rimetto a terra perché lui dà per scontato che lo faccia atterrare con dolcezza estrema. Davvero, non ho mai visto un gatto fidarsi così ciecamente di due umani.

Palmiro – febbraio 2018 – foto TT

Per uno motivo a me incomprensibile Palmiro pensa che quando sono sul divano intento a dare un’occhiata al cellulare e faccio partire un video o un file musicale, io sia in pericolo e allora accorre e viene a tranquillizzarmi. Rimango sempre di stucco. Una volta stavo stringendo la pollastrella durante un fiotto di passione, e una volta sentiti i sospiri della sua mammina Palmir si è precipitato, preoccupato com’era che le stesse succedendo qualcosa. E’ il suo modo di prendersi cura di noi. E’ un gatto adorabile, e mi ritengo tanto fortunato ad averlo con me.

Palmiro – febbraio 2018 – foto TT

Spesso poi mi fa ridere. Naturalmente ogni giorno non vede l’ora di andar fuori a gatteggiare per la campagna, quando però si accorge che non è che ci sia sempre il sole e che i campi sono gelati e umidi, si ferma sotto il pino, e dopo 20 minuti è già pronto per tornare in casa. Molto meglio sdraiarsi in pose buffe davanti alla stufa che avere a che fare con il nevischio.

A Palmiro non piace il nevischio, preferisce la stufa – 3/2/2018 – foto TT

 Long Playing Blues

Si conferma il trend degli ultimi mesi: in casa ascolto solo vinili. L’altro giorno ho messo sul piatto Wish You Were Here, uno di quei album così belli e famosi che spesso non ce la fai ad ascoltarli, troppa l’esposizione nel corso degli anni. Eppure me lo sono gustato tutto dall’inizio alla fine. Che capolavoro.

WYWH – foto TT

News Of The World è uno dei “miei” album, uno di quelli della mia gioventù, e a parte questo penso che in generale sia uno splendido album di musica rock. Una volta postata questa foto su FB uno dei miei contatti ha commentato “No, i Queen no!”. Se a qualcuno il gruppo di May e Taylor non piace nessun problema ovviamente, ma il senso di quel commento era di un altro tenore, tipo i Queen sono un gruppetto non degno di essere considerati un vero gruppo rock. Io invece rivendico la loro grandezza. Certo, nel corso degli anni ottanta pubblicarono anche sconcezze, ma chi non lo fece? La puzza sotto il naso non mi è mai piaciuta, capisco che gli errori e gli orrori di certa stampa musicale italiana incidano ancora oggi, ma ad un certo punto, da adulti, bisognerebbe saper guardare le cose nella prospettiva più ampia. Personalmente ritengo i Queen 1975/1980 un gran gruppo, autore di album memorabili, e NOTW è uno di questi.

Sul piatto News Of The Words – foto TT

Alla Bottega si parla di pedaliera-basso e di Theremin

Il mercoledì dopo il nostro concerto alla Bottega dei Briganti torniamo nel locale a cena e per sentire una tribute band degli AC/DC. Il locale è già bello pieno. Abbiamo prenotato, ci indicano il tavolo, malgrado una P sia rimasta per strada, non possiamo confonderci.

Table Reservation – Bottega Dei Briganti 31-1-2018 – foto TT

Nemmeno il tempo di sederci che una ragazza del tavolo di fianco ci saluta “Ciao, voi siete degli Equinox, vero? La settimana scorsa ero qui a sentirvi”, parlando con i due amici seduti al suo tavolo “Lei è la bassista e tastierista, pensate che mentre suona la tastiera fa anche la parti del basso con la pedaliera basso.” Rimango basito, non è automatico che la gente capisca il meccanismo e la bravura di Saura. Ricordo che un volta un suo amico musicista venne e vederci e a fine concerto non aveva capito che mentre Saura era alle tastiere suonava anche la pedaliera. Siamo dunque entrami sorpresi e le facciamo i complimenti.

“Lui invece è il chitarrista” continua “in Whole Lotta Love usa uno strumento elettronico, una antenna che emette dei sibili elettronici e che in pratica è un oscillatore di frequenze.”. “Il Theremin” faccio io, “Ecco sì il Theremin…”

Ecco, che grazie a noi ci sia in giro gente che parli di Pedal Bass e di Theremin senza essere per forza ferrata in materia, mi entusiasma.

Insalatone vegetariano per Saura, Hamburgher “Montecavolo” per me. Coca e Blanche belga.

Tim – Bottega Dei Briganti 31-1-2018 – foto Saura T

Saurit – Bottega Dei Briganti 31-1-2018 – foto TT

Il locale è strapieno, il gruppo è della zona, è chiaro che molti sono amici dei musicisti, ma è altresì chiaro che gli AC/DC tirano, puntando alla pancia delle persone si fanno seguire d’istinto. Mi fa piacere che la band faccia riferimento agli AC/DC versione Brian Johnson, ho una gran simpatia per l’urlatore di Dunston. Il cantante che lo imita non se la cava affatto male, anzi è proprio bravo, poi è un comunicatore, un istrione giù alla buona, e la gente lo segue. Bravo anche il chitarrista che fa Angus. Non è però una proposta che fa esattamente per me, indossano parrucche, giocano a fare i cazzoni, spesso tutto sconfina nella macchietta, e io non sono il tipo giusto per queste cose. Ma riascoltare certi pezzi fa bene, e poi, il locale è pieno come un uovo. La Bottega dei Briganti rimane al top.

Coop Tales: intercalari

Sabato di buon mattino alla Coop, as usual. Reparto frutta. Sto prendendo un sacchetto e un guanto di plastica con l’intenzione di andare a scegliere delle arance. Di fianco a me un signore sui 65/70 anni alle prese con le bilance automatiche. Sta pesando della frutta, ma è in difficoltà, non capisce che è già nella videata finale. Si rivolge a me in cerca di aiuto senza chiedermelo direttamente, lo fa con una domanda/esclamazione nella speranza che chi è lì vicino gli dia una mano:

…. madòna, e adèsa coma fàghia?” . Prima della parola madonna mette il nome in dialetto (con una sola c quindi) dell’animale che sta in copertina di Atom Heart Mother. Tradotto in maniera pulita: “santa madonna, e adesso come faccio?”. Aiuto il signore, che ringrazia e mi saluta con calore. Torno alle mie faccende, scuotendo la testa e sorridendo. L’imprecazione era scevra di particolari volgarità, sebbene potrà sembrare il contrario ai credenti, e discende da antiche pulsioni nate quando la Romagna (e di riflesso l’Emilia) era sotto l’influenza e il giogo dello Stato Pontificio. Io da ateo me la rido, ma mi chiedo se al mio posto ci fosse stato un cattolico un po’ sensibile cosa sarebbe successo…

Mattina piovosa

E’ venerdì. Sveglia alle 6, ho gli esami del sangue per il solito controllo annuale. Niente di che, ma col blues che mi attanaglia in questi ultimi mesi  e che rende precario il mio umore è un impiccio. Piove, mi metto in macchina, ho l’animo tra il leso e il frusto, tra il liso e il molto adoperato insomma. Fino a che sono sulle blue highway rollo tranquillo in un quadretto di colori e di sensazioni molto blues.

Mattina piovosa – foto TT

Sulla via Emilia il traffico aumenta e a Stonecity diventa terribile. Arrivo all’ospedale in ritardo, dopo le 8, mi aspetto un gran casino e invece sono colpito dal fatto che ci siano ancora molti parcheggi liberi. “Mah” mi dico. Mi dirigo verso il centro prelievi. La nuova procedura in vigore da alcuni mesi vuole che non si prendano più gli appuntamenti al cup per esami di questo tipo ma che ci si rechi sul posto direttamente con l’impegnativa del medico. Immagino un girone dantesco e invece, tutto è tranquillo. Ritiro il biglietto numero 163. Nemmeno il tempo di sedermi che tocca a me. La signorina mi dà il foglio del ticket e gli adesivi con il codice a barre collegati al mio nome. Mi metto in coda alla macchinetta automatica per i pagamenti, ma non faccio nemmeno in tempo a guardarmi in giro che chiamano il mio numero per il prelievo. Il personale è gentilissimo. Esco, pago il ticket. Tempo impiegato 9 minuti. Capisco che non sia così dappertutto, capisco che al sud la situazione sia delicata, capisco che tutti vorremmo di più e che ormai è diventato d’obbligo lamentarsi, ma capisco anche  che sia anche giusto sottolineare i servizi che funzionano.

Sono in ufficio alle 8,30, alle 9 ho una riunione. Per colazione mangio una di quelle miscele di frutti esotici essiccati da nuffia, un po’ di frutta fresca e mi bevo un deca. Fuori dalle grandi finestre la pioggia continua a cadere. La luce artificiale dell’ufficio ben si intona con il blu livido del mattino. Accendo la candela al rabarbaro e thé nero che ho sulla scrivania.

Mattina piovosa – office blues – foto TT

Entro in riunione, ne esco alle 10. Vi rientro per un approfondimento. Ne riesco. Guardo alle mie spalle le foto di Robert Johnson, del Dark Lord e della Bad Company. Mi avvicino alle finestre. Scorre il giorno. Verso le 17 mi ritrovo nella stessa posizione davanti alle vetrate. Scende la pioggia ma che fa, crolla il mondo intorno a me … ascolto il rumore di fondo della città, domani dovrebbe nevicare, chissà, ma quantomeno sarà sabato, potrò godermi un po’ il mood tranquillo della Domus Saurea e lenire i miei blues. E’ quello che anelo, ma poi mi arriva un messaggio dalla pollastrella, l’architetta, l’elettricista, l’idraulica, la marangona insomma.

“Sono all’Obi. Ho pensato ad una soluzione per quel problema della credenza in cucina, compro una striscia di legno e dei tasselli così domani la fisso e ricavo il posto per la ciabatta. In più ho preso altre due tavole di legno così costruisco due ripiani per lo scomparto della scrivania dello studiolo, in modo da poter utilizzarlo in maniera più funzionale. Finché ci sono compro anche un nuovo soffione doccia, con il tubo e il saliscendi. Così domani monto tutto. Ciao Tyrrell”.

Addio sogni di un fine settimana ritemprante. Me tapino.

P.S. sabato…

Falegnameria Ganassi di Saura T- foto TT

Falegnameria Ganassi di Saura T- foto TT

Falegnameria Ganassi di Saura T. – foto TT

Saura Plumbing – EMERGENCY SERVICES AVAILABLE – SERVING THE BORGO MASSENZIO AREA – COMMERCIAL & RESIDENTIAL – foto TT

10 Risposte to “Februalia blues”

  1. bodhran 05/02/2018 a 12:58 #

    Il Signor Brian manca anche a chi l’ha conosciuto, e credo anche a chi l’ha solo letto sul blog.
    L’involuzione culturale di questi ultimi anni fa un passo ulteriore, da ieri oltre che blaterare a vanvera si spara. Credo ci sia poco da dire ma molto da fare, credo prendendo esempio dal Tirelli gelataio, combattendo “su tutti i palloni” ogni giorno provando a rintuzzare ignoranza e intolleranza, che vanno piacevolmente a braccetto.

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  2. Paroledipolvereblog 05/02/2018 a 13:30 #

    Io tuo post è a dir poco unico. Lieta di averti letto e conosciuto un pochino. Molto piacere Paola

    Piace a 1 persona

  3. timtirelli 05/02/2018 a 16:42 #

    E’ un po’ che ci annusiamo, Paola. Il piacere è mio davvero. Benvenuta.

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  4. Lorenzo Stefani 05/02/2018 a 23:33 #

    Hats off to Francesco Tirelli, Giusto tra le Nazioni. E a Tim soccorritore di anziani alla Coop, grandissimo e multiforme racconto letto d’un fiato

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  5. Tiziano il V° cavaliere dell'apocalisse 06/02/2018 a 00:32 #

    mi associo. A proposito di Coop, nella nostra zona cominciano a spuntare come funghi. Incuriosito, siamo andati in quel di Spinea (quella di Salzano, molto piccola ,canta miseria). Mah, ambiente perfettissimo, al limiter dell’asettico. Prezzi “carucci” rispetto a “Lando”, ma credo la qualità e i controlli si pagano. Tra le altre cose, preso un pollo (molto buono) e provato (l’aspetto non mi convinceva) 3 (tre) costicine di numero: blah, troppo strane…

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  6. mikebravo 06/02/2018 a 08:20 #

    Rivedere page e plant in nobody’s mi riporta tempi andati della serie
    WHEN THE WORLD WAS YOUNG
    e credo che questa sia una citazione plantiana.
    Insomma il ricordo di una buona parte dell’universo zeppelin che è
    passato dall’italia anni e anni dopo il vigorelli
    E ripensando a quel binomio con sezione ritmica plantiana ( anche quella)
    mi viene tanta tristezza……..
    PER QUELLO CHE POTEVA ESSERE E NON E’ STATO…………..
    e se per il cinquantenario sono annunciati libri (cos’altro si puo’ scrivere ?)……
    sono annunciate riedizioni di riedizioni rimasterizzate al quadrato o
    all’ennesima potenza ( ma cosa ce ne facciamo ? )……….
    ritengo che………………………………………
    a meno che i 2 non pensino
    che il tempo sia cosi’ galantuomo
    da preservarli ancora per decenni……………………………

    che sarebbe ora,
    magari a settembre 2018,
    di riunire le forze,
    magari per un unplugged,
    quattro accordi di acustica ed una cantatina,
    oppure un tour mondiale
    con una band rinforzata come ai tempi dei black crowes,
    ( 3 / 4 chitarre ? )
    ed un coro
    ( 4 belle gnocche ? )
    alla Pink Floyd insomma………
    a modena 1994 i pink sul palco erano una ventina …..
    ( non lo possono fare anche i led zeppelin ?)

    perché ? direte tutti voi…
    perché?
    …………….
    perché la clessidra sta vuotando gli ultimi granelli….

    E QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE…..
    ( citazione manzoniana )
    ………….
    magari prima ci sara’ una FUITINA……
    ( citazione germiana ).

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  7. Tiziano il V° cavaliere dell'apocalisse 06/02/2018 a 18:07 #

    …scusate se intervengo ancora, ma questa la devo proprio scrivere. Credo sia dall’input della foto del DarkLord qui sopra. Allora ieri notte ho sognato che camminando (dove ? boh, un piccolo paesino) con sottobraccio un borsone di carta con dentro la mia chitarra , body e manico staccati, ti incontro il DL. Subito un pensiero : gliela faccio firmare? Ma poi decido che a parte che non ho pennarelli , firme sulla chitarra io le aborro. Ci salutiamo, (avevamo un appuntamento?) e in inglese stentato gli dico che visto che lui mi aveva fatto vedere la sua (ma quando?) gli mostro la mia chitarra . Lui credeva che fosse un regalo. Io…ehi, molla l’osso era solo per fartela vedere. Chiuso l’incidente, mi pregusto una (stentata) chiaccherata, ma arrivano dei tipi tra cui un certo Jonathan e se lo portano via. Fine incontro con Jimmy Page.

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  8. mikebravo 07/02/2018 a 09:11 #

    E’ inutile……anche nei sogni…….Jimmy cerca di fregarsi qualcosa…
    Led wallet !

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  9. Francesco 09/02/2018 a 16:10 #

    Per prima cosa un pensiero silenzioso per Brian anche da parte mia.
    Speravo di poter dire due cose sul libro del Gelataio Tirelli, ma, purtroppo, il libri non è ancora arrivato, mi spiace, però sono felice di averlo segnalato a Tim.
    Curiosità: in uno dei film di Harry Potter, c’è una scena ambientata, credo, nel luogo che fu di ispirazione per la copertina di Houses of the Holy, la collina con tutti quei sassi dalla forma esagonale…

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