Wizard Bloody Wizard (Electric Wizard Roma 16/11/2018) di Paolo Barone

1 Dic

Il nostro Polbi ci manda due riflessioni sul concerto di un paio di settimane fa degli Electric Wizard a Roma. Nel farlo elabora e cerca di esorcizzare il blues dei concerti che si è perso e a cui non è andato per motivi che ancora non sa spiegarsi. Se la prende con se stesso e chiede conforto a questo blog miserello. Tra un po’ metteremo in piedi un articolo-discussione sui patemi che ci portiamo dentro per i concerti che ci siamo incredibilmente persi, mi pare un escamotage niente male per cercare di lenire certi dolori. Nel frattempo godiamoci la sempre deliziosa prosa di Mr Barone.

◊ ◊ ◊

Caro Tim, sono finalmente andato a vedere gli Electric Wizard l’altra sera a Roma.

Sono una band che fa pochi concerti, e questo tour italiano e’ stato un ulteriore conferma in questo senso con solo due serate. Mi dicono che loro sarebbero venuti in aereo, volando fra Roma e Milano, lasciando a un paio di persone l’onere di portare le cose fra le due date. Essenzialmente otto Marshall d’ordinanza e un Ampeg. Sono diventati una band non piu’ soltanto del circuito underground in senso stretto, ma anche ormai di riconoscimento e spessore piu’ ampio. Basti pensare che sono stati headliner dell’ultima edizione del festival Reverberation, senza dubbio il piu’ importante festival di psichedelia al mondo, che si tiene ogni anno in Texas. D’altronde sono in giro da ormai vent’anni, e hanno riscritto il canone Sabbathiano creando non solo un suono, ma un estetica, un espressione artistica definitivamente originali.

I biglietti costavano 25 euro o poco piu’ e hanno suonato all’Orion Club subito fuori il Raccordo Anulare nella zona di Ciampino. Non e’ un posto enorme e anche se molto pieno non era sold out, il che mi ha un po’ sorpreso. Credo la data al nord Italia sia andata ancora meglio, considerando anche che in quel caso condividevano il palco con i nostri Ufomammut, che gia’ di loro hanno un buon seguito.

Mi dannavo l’anima di averli persi una sera di qualche anno fa che suonavano a Roma all’Init, il mio club preferito della capitale, ormai chiuso. Non ero andato essenzialmente perche’ sono un coglione. Avevo degli amici che erano passati a salutarmi, ho tentennato fino alle dieci e mezza e poi ha vinto la pigrizia. Quante cazzo di volte mi e’ successo di perdere concerti anche irripetibili per questioni da niente…No guarda, per me questo e’ proprio un cruccio ricorrente, un mantra negativo che mi gira sempre in testa…ma come cazzo ho fatto?!? Ma che madonna avevo da fare che, per dirne una delle piu’ clamorose, una sera a Detroit non sono andato a vedre gli Stooges con i fratelli Asheton, e nemmeno i Blue Cheer che suonavano la stessa sera a un ora di distanza?!! Che cazzo mai potevo avere in testa io quella sera?!? O tutte le volte che ho detto, va be’ va, vado la prossima volta….Motorhead, Nirvana, Velevet Underground, Gregg Allman… e chi piu’ ne ha piu’ ne metta…Voglio dire, io non ho mai visto Lemmy. Uno che e’ praticamente morto sul palco, che e’ venuto in Italia centomila volte, sono riuscito a perdermelo. E i Velevet Underground?!!? Si va bene, ho visto Lou in un concerto memorabile al Circo Massimo nel 1983 con sfondamento delle recinsioni a piu’ di due ore dal concerto, lacrimogeni e Robert Quine alla chitarra, ma i VU diosanto! Ma come cazzo ho fatto a non prendere una merda di treno per Milano (che a Napoli dove aprivano per gli U2 non era pensabile) e vedere una delle band piu’ importanti di tutta la storia del Rock?!? E i Ramones? Per dire…Ho visto due volte, dico due volte, i New Trolls e non ho mai visto i Ramones…L’elenco del Blues del Concerto Perduto potrebbe essere infinito, e nulla potra’ mai lenirlo che purtroppo certe cose se ne vanno per sempre caro mio. Band intere se ne sono andate, penso ai gia’ citati Motorhead & Ramones, e altre sono ormai impossibili da riformare. E’ per questo che nonostante abbia avuto modo di vedere tantissimi concerti anche di artisti ormai scomparsi, mi rode il culo per tutto quello che ho perso. E’ un mondo che svanisce, come e’ anche normale che sia, e quel che resta diventa sempre piu’ prezioso.

Mi sto sul cazzo da solo quando entro in modalita’ pianto nostalgico, e penso a Lemmy che a volte gli dicevano che il Rock era moribondo e lui si metteva a ridere e gli sbatteva in faccia i numeri di qualche mega festival a cui era appena stato. Ma io non sono certo lui, anzi forse mi piace cosi tanto quell’uomo proprio perche’ e’ un contrario di me che vorrei essere. Pur sapendo che esiste ancora tantissima passione in giro per questa nostra forma d’arte, qualcosa di storto e’ successo e non ne vedo una facile via di uscita. I locali in grado di ospitare concerti da qualche centinaio di persone chiudono uno dopo l’altro (perlomeno a Roma), quelli da qualche migliaio o non ci sono mai stati o non aprono quasi mai, mentre resistono i piccoli posti da trenta cinquanta anime massimo, e imperano i mega eventi che non hanno piu’ nulla a che fare con questa storia, con veramente pochissime eccezioni in merito.

Qualcuno da qualche parte ha deciso che doveva cambiare tutto. Milioni spesi per supporti tecnologici, e tutto sentito a cazzo di cane ma gratis in streaming. E se suoni musica rock originale non devi piu’ essere pagato o quasi. Ricordo benissimo tour dei primi anni duemila con serate in cui le band prendevano fra i mille e i duemila euro. Ora negli stessi locali, con lo stesso pubblico, fai fatica a prendere quattrocento euro. Va bo’, basta dai che queste riflessioni lasciano un po’ il tempo che trovano, e le cose prenderanno una loro strada, magari come il Jazz che cazzo ne so io…

Devo pero’ dire che in questi ultimi dodici mesi sono stato a tre concerti strepitosi delle ultime tre band in attivita’ che avrei veramente voluto vedere. King Crimson, Sleep e Electric Wizard. E ora…? Ho esaudito tutti i miei sogni Live, restando soltanto con ricordi esaltanti e rimpianti per quello che ho perso? Possibile mai? Si, si, certo, ci sono ancora molti che andrei a vedere di corsa e piu’ ancora a rivedere, ma quella sensazione di quando vuoi beccare una band dal vivo e per anni ci giri intorno e poi finalmente hai i biglietti in mano…ecco, quella sensazione che noi possiamo capire e condividere credo che forse per me sia finita…Guarda caso sulle note di Funeralopolis, ultimo brano del concerto dei Wizard…

Ok, basta, basta davvero adesso che mi viene da fare le corna, toccarmi le palle e ridere di me stesso e di tutto sto Doom & Gloom da due soldi che mi sta uscendo in queste righe, Ian Curtis in una giornata storta mi fa una sega!

Basta, parliamo del concerto che e’ stato grandioso cazzo…E in fin dei conti so benissimo che tanti altri ce ne saranno.

Siamo arrivati trafelati dopo un odissea di treno Intercity Reggio Calabria – Roma, e ho serenamente saltato la opening band.

L’Orion pur essendo un club discutibile con un atmosfera fredda da discoteca tardo anni ottanta, anche se non sold out era bello pieno.

Al solito barbe di ordinanza stoner, pubblico trentenne con qualche picco sui sessanta portato con classe, bella folla al bar esterno dove si poteva fumare.

Gli Electric Wizard erano dati sul palco per le 22.15 e con una precisione maniacale o forse casuale, hanno aperto il loro fiume di watt alle dieci e diciassette. E per un ora e venti o poco piu’, il mondo si e’ fermato fra le Gibson SG di Elizabeth Buckingham e Jos Oburne. Una potenza incredibile, un vortice ipnotico oscuro, un sabba elettrico.

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

Lo so, ho usato dei cliche’, ma io non lo so descrivere diversamente questo concerto. Come da tradizione, dietro il palco scorrevano filmati di vecchie pellicole sexyhorror, e altre elaborazioni video credo curate personalmente da loro, una cosa di grande effetto, anche se un po’ sminuita da uno schermo a led troppo freddo.

Certo, ormai a forza di youtube non ci sorprendiamo piu’ nei live, sappiamo sempre cosa ci verra’ proposto.

Ma l’impatto di volume e presenza degli Electric Wizard e’ stato veramente unico, da provare sulla propria pelle e sprofondarci fisicamente.

Le zampate di Oburne sul Wha Wha e i bassi ipnotici della sezione ritmica hanno mantenuto un vento psichedelico densissimo, riuscendo a creare un suono opprimente e liberatorio al tempo stesso. Non e’ da tutti una cosa del genere. Dopethrone e Witchcult Today sono i capolavori da cui arrivano la maggior parte dei pezzi, ma anche qualcosa dagli ultimi tre. A proposito, il nuovo Wizard Bloody Wizard che ha ricevuto diverse recensioni negative a me sembra un gran disco, e se gia’ avete i due colossi che ho menzionato vi consiglio proprio di prenderlo… Funeralopolis chiude le danze macabre e zero bis. Lentamente, con le orecchie che ronzano un sorriso ebete stampato in faccia e la maglietta Legalize Drugs and Murder sotto braccio, torniamo alla realta’….

EW a Roma 16/11/2018 – Foto SALVATORE MARANDO/METALITALIA.COM

A conferma del fatto che i nostri si stanno muovendo ormai sempre piu’ vicini a una vera popolarita’ rock, fuori dal locale ci sono ben due banchetti di merchandising non ufficiale e personalmente non me lo aspettavo. Così come lo scoprire che una cassetta audio di un loro concerto negli States, venduta sul sito ufficiale della band, abbia esaurito la seconda tiratura di 500 copie in pochi giorni.

Forse andarli a rivedere sara’ il mio prossimo sogno live, oppure mi mettero’ a fare una Fanzine di Elizabeth Buckingham in fotocopie e spedita solo per posta…

Paolo Barone©2018

 

2 Risposte to “Wizard Bloody Wizard (Electric Wizard Roma 16/11/2018) di Paolo Barone”

  1. mikebravo 02/12/2018 a 10:16 #

    Io non so nuotare e tra scilla e cariddi potrei mettere i piedi nell’acqua se non
    si sprofonda subito.
    Paolo é un grande personaggio del blog.
    Le sue immersioni cosmiche e non, musicali o non musicali, americane o italiane
    non possono lasciare indifferenti.
    Il concerto dovrebbe essere per tutti gli amanti del rock il momento culminante
    della passione rock.
    Eppure un mio amico ascolta un gruppo americano dal 1962 ( i beach boys ) ma
    non ha mai spostato il culo per vederli, neanche quando sono venuti in italia.
    Io nel 1971 facevo il liceo e 3 miei compagni andarono al vigorelli a vedere un
    gruppo inglese.
    Avrei scoperto i led zeppelin proprio quell’estate.
    Ma a giugno, quando i miei amici progettavano di andare a milano il mese
    successivo per me il rock era un ufo.
    9 anni dopo, sempre estate, seppi del concerto a zurigo ma poco feci per
    organizzarmi e partire.
    Nel 2007 quando 20 milioni di persone spedirono i soldini per la lotteria dei
    led zeppelin, non ricordo neppure se seppi della cosa.
    La colpa di non aver visto i led zeppelin in formazione tipo ( 1971 e 1979 )
    è solo mia ( della mia ignoranza nel 1971 e della mia inesperienza nel 1979 ).
    Resta il fatto che se il rock é una religione, puoi essere un buon fedele anche
    ascoltando i tuoi dischi da casa, anche senza andare a messa, pardon al concerto.
    Anche se chi non va ai concerti non puo’ capire cosa si perde………………….

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  2. Paolo Barone 04/12/2018 a 02:39 #

    Caro mikebravo almeno i LZ non sono nei miei rimpianti, sono arrivato definitivamente a bordo del dirigibile anche leggendo le cronache su Ciao 2001 del concerto di Zurigo, “Il dirigibile vola alto”…ah!
    La morte di Bonham ha subito chiuso ogni mia speranza, non potevo proprio farci niente…capisco benissimo tutti voi che per qualche motivo non siete andati e convivete da anni con questo Blues. Avete tutta la mia solidarietà!
    Mi rammarico di non aver visto il tour Page Plant No Quarter, un mio amico era andato a Parigi e molti di voi erano a Milano, ma almeno mi sono ampiamente rifatto con il tour successivo fra Praga e Milano, concerto strepitoso visto con mia sorella in primissima fila a due metri da Page e con Plant che le ha chiesto di salire sul palco ma lei (comprensibilmente forse) ha perso l’attimo!
    Sono tanti altri i miei rimpianti Live, e stranamente la O2 del 2007 non rientra fra questi.
    Certo, ci sarei andato a palla de cannone, ma credo che non avrei preso i biglietti su internet anche se conosco un paio di persone che lo hanno fatto anche senza troppa difficoltà.

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