Ascoltare The Waterfront (nella versione) di John Lee Hooker all’una di notte

18 Mag

Una delle cose positive dell’abitare in un posto in riva al mondo è che puoi ascoltare musica ogni volta che ne hai voglia; per me, che sono quello che gli inglesi chiamano un music enthusiast (dall’Urban dictionary: a person who is very driven or has a huge passion for music and the musical culture.), significa in pratica ascoltarla sempre.

A volte la gente (anche chi è appassionato come me) usa il termine malato, ma non mi ci trovo in quel vocabolo e non mi piace, io credo di essere semplicemente un music lover. Ogni tanto il silenzio è molto piacevole, ma una volta inglobata la quantità giornaliera di quiete, non posso che godere appena ne ho occasione della musica, la faccenda umana che più mi preme e appassiona.

Prendiamo sabato scorso, giornata tipo di questo maggio pazzerello: temperature fresche tendenti al freddo, piovaschi, cielo nuvoloso, voglia di stare al caldo nel tuo piccolo nido di stelle a guardare la canzone della pioggia che sgocciola sui vetri delle finestre. Sbrigate le incombenze mattutine (Palmiro è febbricitante e dunque si va dal veterinario alle 8, il frigo è vuoto e quindi si va a fare la spesa, lo stomaco reclama il krapfen e il cappuccino del sabato mattina e dunque si va a fare colazione) te ne torni a casetta sua, accendi la stufa, ti fai un caffè, metti da parte tutti i buoni propositi (le cose che avresti voluto sistemare o fare insomma), ti assicuri che la pollastrella sia impegnata nei fatti suoi e quindi ti chiudi nello studiolo.

Davanti allo scaffale di musica vai a colpo sicuro, talvolta è facile scegliere un disco da ascoltare, c’è un misterioso sentimento che ti fa strada, una luce guida cosmica che ti indirizza.

RP Now And Zen – photo TT

Non vedi l’ora di risentire l’assolo suonato sulla Telecaster con lo stringbender del Dark Lord nel pezzo d’apertura dell’album più venduto (3 milione di copie nei soli Stati Uniti) del Golden God.

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Now And Zen te lo senti tutto, e mentre lo fai la versione di te stesso modello 1988 ti scivola addosso. Terminata l’ultima canzone, scendi a cercare Palmiro che, sebbene febbricitante e non in forma, ha approfittato di un momento di distrazione e si è dileguato nelle campagne. Non lo trovi e torni sul ponte di comando. Esce un po’ di sole e per quanto tu sia consapevole di quanto bene faccia tutta questa pioggia dopo un inverno asciutto e secco, vorresti che i suoi raggi battessero sul tuo viso con decisione, la qualcosa ti rimanda alla tua isoletta preferita così, davanti allo scaffale, scegli un cd appropriato.

Il Cuore di Cuba – CD la Repubblica – foto TT

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E’ pomeriggio, hai già ascoltato un lp e un cd per intero, ma la voglia di musica pompa ancora. Torni al rock e, con la scusa che devi scrivere qualche riflessione su quel concerto per il blog, ti spari – in cuffia – un’oretta di Led Zeppelin in Texas nel 1973.

Led Zeppelin Fort Worth 19/05/1973 – foto TT

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Di nuovo a girovagare per le campagne imbevute d’acqua a cercar Palmiro; finalmente il diavoletto nero della Tasmania si fa vivo. Ti spari poi una pizza fatta in casa mentre ti riguardi per la seconda volta le ultime puntate della stagione 4 di The Bridge (Bron/Broen), la serie TV di Nordic Noir che ti ha stregato il cuore.

Ormai è sera e devi ancora sistemare i cassetti, le scatole i comodini che ti eri prefissato. Ti metti al lavoro, ti accompagna un cd di Stanley Turrentine.

Stanley Turrentine Sugar – foto TT

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Sbrighi le tue faccende, sbirci i risultati delle squadre che – come la tua – stanno lottando per conquistarsi un posto in Champions League, metti a dormire in soffitta Strichetto, la gattina problematica che vive con te, fai due chiacchiere con Polly e quasi s’improvviso ti accorgi dello scendere della notte, notte greve, scura, silenziosa. Scendi in cortile. La campagna riposa sotto un velo di di crepe nere, stelle stasera non ce n’è. Lo senti il richiamo del blues, risali, estrai un cd e lo infili nel lettore.

John Lee Hooker – The Complete Chess Folk Blues Sessions- foto TT

I Cover The Waterfront può considerarsi uno standard jazz, fu scritta nel 1933 da Johnny Green e Edward Heyman e nel corso degli anni è stata interpretata da molti artisti.

Qui Luigi Fortebraccio  la suona dal vivo a Copenhagen nel 1933 …

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questa è invece la versione che Guglielmina Vacanza fece negli anni quaranta …

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ma la trasposizione migliore a mio avviso è quella di John  Lee Hooker. Il Chess studio di Chicago in quel maggio del 1966 doveva avere una atmosfera particolare perché il bluesman in questione pare ispiratissimo. Spoglia la canzone di ogni frivolezza, la rallenta e la avvinghia a sé come raramente si è sentito fare. Hooker è indolente sulla chitarra, sembra un chitarrista alle prime armi, la accordatura è discutibile, gli accordi non sempre rispettano in pieno la metrica e la melodia, tuttavia è una versione stratosferica, nera e ferma come le profondità del cosmo.

Il testo lo vuole lì sul lungomare, sul fronte del porto, ad aspettare la sua piccola in arrivo con una nave. Quello che vede però sono altre navi che giungono al molo e da cui scendono persone che abbracciano i loro cari o i loro rispettivi amanti. Dopo un po’ le persone e le altre navi lasciano il porto e lui rimane lì solo a fissare l’oceano. Finalmente tra la nebbia scorge un ultima nave, è quella che porta la sua ragazza che poco dopo gli dirà “scusa del ritardo Johnny, ma la nave ha avuto problemi con tutta quella nebbia”. Vi è un lieto fine quindi, ma il mood del pezzo sembra snobbarlo, e ci lascia appesi all’immagine di un uomo solo al porto che fissa il nero del mare mentre aspetta un amore che chissà mai se arriverà.

John Lee Hooker

I cover the waterfront, watchin’ the ship go by
I could see, everybody’s baby, but I couldn’t see mine
I could see, the ships pullin’ in, to the harbor
I could see the people, meetin’ their loved one
Shakin’ hand, I sat there
So all alone, coverin’ the waterfront

And after a while, all the people
Left the harbor, and headed for their destination
All the ships, left the harbor
And headed for their next destination
I sat there, coverin’ the waterfront

And after a while, I looked down the ocean
As far as I could see, in the fog, I saw a ship
It headed, this way, comin’ out the foam
It must be my baby, comin’ down
And after a while, the ship pulled into the harbor
Rollin’ slow, so cripple
And my baby, stepped off board
I was still, coverin’ the waterfront

Said “Johnny, our ship had trouble, with the fog
And that’s why we’re so late, so late
Comin’ home, comin’ down’

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John Lee Hooker

E’ l’una passata, meglio andare a dormire, il blues che ti ha passato John Lee dovrebbe funzionare più delle pastiglie di melatonina. Palmiro si è già posizionato sul letto, comodo sui panni di lana che ancora siamo costretti ad usare, panni rigorosamente del tempo che fu, fatti dalla madre di tua madre, e quindi quasi vecchi come la canzone stessa.

Palmir gets the blues – may 2019 – photo TT

Stasera non si legge, le suggestioni blues sono troppo forti, spegni la luce, ti infili sotto le coperte, chiudi gli occhi e ti vedi lì al porto guardare le navi che se ne vanno …

The waterfront

 

7 Risposte to “Ascoltare The Waterfront (nella versione) di John Lee Hooker all’una di notte”

  1. Giacobazzi 19/05/2019 a 13:53 #

    Va bene Nino Inverno, e anche Giovanni Lì Ganciatore… ma Alessio Hangolo proprio non rientra nel tuo pantheon?

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    • timtirelli 21/05/2019 a 15:41 #

      Ehi Giacobazzi, ti riferisci ad Alexis Korner? No non rientra nel mio pantheon benché sia figura di collegamento di rilievo nello sviluppo del British Blues, non mi ha mai appassionato tanto (sebbene abbia aiutato sia il Golden God che i Free).
      Grazie del commento.
      Ciao
      Tim

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      • Giacobazzi 23/05/2019 a 01:52 #

        Sì, intendevo Korner.
        A me alcune sue cose piacciono molto. Poi c’è tutto il suo lavoro di “agitatore culturale” e incubatore, importantissimo… fu mentore anche di Toffoletti

        Piace a 1 persona

  2. davide 21/05/2019 a 15:07 #

    Ciao Tim, a proposito di Nordic Noir, grazie dei consigli!
    Mi sono piaciute molto Bron/Broen, the Killing e tutto sommato anche Fortitude.
    Inaspettatamente ho apprezzato un sacco il rifacimento di The Killing, non mi sarei mai aspettato che la ‘cover’ mi piacesse più dell’originale.
    I personaggi sono molto curati, ottimi gli attori, l’ambientazione di Seattle (e qualche tastiera) richiama velatamente Twin Peaks.
    Tu l’hai vista? Che ne pensi?

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    • timtirelli 21/05/2019 a 15:46 #

      Ciao Davide, mi fa molto piacere che le mie segnalazioni abbiamo sortito qualche effetto.
      Forbrydelsen mi è piaciuta così tanto (Sarah Lund è ormai una figura di riferimento per me …sai come sono fatto) che non mi perito a cercare il rifacimento americano, ma visto che me lo dici, ci farò un pensiero.

      Grazie amche a te per il commento.

      Nordic on!

      Tim

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      • Davide 21/05/2019 a 18:34 #

        Io l’ho vista in lingua originale, trasparente all’interpretazione degli attori. Mi è piaciuta molto la figura della spalla di Sarah, il giovane detective pieno di blues, qualcosa che forse nell’originale mancava.
        La storia è leggermente diversa, per potersi gustare anche la ‘cover’. Ho apprezzato anche l’omaggio alla bravissima Sofie Grabol.

        Piace a 1 persona

  3. mikebravo 23/05/2019 a 12:56 #

    A proposito di Alexis Korner ho trovato di recente una bella copia
    del 45 giri dei C.C.S. con la versione di WHOLE LOTTA LOVE.
    Aggiungiamo il blues OPERATOR che incise con Robert Plant
    e la serata alla sua memoria del luglio 1984 al blues festival di pistoia
    ( con Jimmy page ), mescoliamo il tutto ed otteniamo una bella zuppa
    che profuma tanto di dirigibile.

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