Una domenica alla Fiera del Disco di Modena blues

12 Gen

I quattro dell’apocalisse si presentano puntuali al punto di ritrovo, due vengono da Regium Lepidi (Elton Tim Puma Tirelli e Riff Cole Gilioli) e due da Mutina (Dr Jeckill Mr Pike e Sir Lyson). Già, siamo più forti della drowse domenicale, per gente come noi tira più un long playing che un carro di buoi, parafrasando un detto vernacolare delle lowlands emiliane.

La fiera del Disco di Modena è inglobata dentro a quella dell’Elettronica e come recita il flyer pubblicitario “la manifestazione fa leva sulle passioni e, accanto all’elettronica, presenta altre sezioni tematiche: Mo-Del modellismo statico e dinamico; mostra del disco usato e da collezione; Mo.Ma una panoramica sul mondo dei makers con una delle tappe delle Olimpiadi Robotiche e CosmoComix la fiera dei fumetti, giochi e multimedia. News 2020: Games Village e-sports event, tutto da scoprire! Un’area di oltre 1000 metri quadrati interamente dedicata al gaming con spettacolo, ospiti e tanto intrattenimento!

Ogni anno gli stand e lo spazio dedicato ai dischi sembrano diminuire, l’interesse verso la musica rock o altro che sia in formato LP o CD sembra scemare costantemente, malgrado si dica il contrario circa le vendite di long playing.

Riff è dentro al tunnel dei 45 giri italiani dei Beatles e passa il tempo vagliando, scegliendo, acquistando quei piccoli reperti dei “favolosi Beatles”, come recitano le copertine. Io drago gli stand che si occupano di nuove edizioni in vinile. Gli stand che fanno per me perciò sono pressoché due, non mi aspetto grandi cose ma inaspettatamente riesco a trovare la limited edition del primo 33 giri di John Miles, gaudium magnum! Questa versione mi circola nei pensieri da quando la mia amica Manuela Iaquinta – anche lei grande fan del golden boy della contea di Durham – pubblicò su facebook un paio di anni fa la foto del suo prezioso acquisto. Finalmente potrò dormire sonni un po’ più tranquilli.

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Finisco poi per acquistare anche una bella edizione della colonna sonora de LA CHIESA di Dario Argento, creata in parte da Keith Emerson, una delle mie luci guida.

In coda al bar, insieme ai miei tre pard, commentiamo il fatto che negli stand di dischi la percentuale del gentil sesso è pari allo 0%, nello spazio dedicato all’elettronica al 2% e in quello dedicato a fumetti o cosmo comix o come diavolo si chiamano, sia almeno del 50%.

Analizziamo poi la nostra condizione: quattro uomini di una incerta età alla ricerca di sensazioni passate, di quella scintilla che da giovani scoccava ad ogni acquisto di LP. Siamo pressoché certi che ci vede debba pensare “mo guarda quei quattro vecchi sfigati che comprano quei quadrati di cartone con dentro chissà che cosa!”.

Sinceramente però non sappiamo chi stia peggio, noi che compriamo gli stessi dischi di 45 anni fa o quelli che nel padiglione dell’Elettronica sono intorno al banchetto del tipo che vende vecchi manuali Windows, Dos e simili. Inoltre ci sembra che la faccenda Cosplay sia sfuggita di mano. Finché sono i giovanissimi anche anche (magari anche io a 13 anni avrei voluto vestirmi da Sandokan o da Jack London) ma qui ci sono anche uomini e donne ben oltre i 30 e i 40 versione cosplay. Mi prometto di non fare foto (tutti vogliono essere fotografati) ma poi ne scatto due cercando di non farmi vedere da nessuno. Gente vestita da Predator, da Rocky Balboa, da La Casa De Papel, da Sherlok Holmes, addirittura uno da Transformer (almeno credo) accompagnato da moglie e figlia.

Fiera di Modena 11/1/2020 – foto TT

Fiera di Modena 11/1/2020 – foto TT

C’è una stanza dedicata a combattimenti con le spade laser di Star Wars. Non più giovanissimi che si sfidano in jeans e maglietta. Molte le alunne di Hogwarts, le osservo con attenzione per vedere se tra di esse si cela anche la pollastrella, nota seguace di Harry Potter. Con Pike filosofeggiamo sulla realtà alternativa che ognuno di noi si crea, noi lo facciamo con Mick Ralphs, Richard Cole, Paul McCartney e Bob Dylan, questa gente qui con personaggi di manga, di serie tv e del cinema fantasy. Chissà, il poveretto vestito da Predator domani al lavoro sarà vessato dal suo capo ma potrà rifarsi pensando “che mi frega, tanto sono Predator! ” Tra l’altro ogni tanto questi costumi da cosplay sono anche utili: il culo della Wonder Woman che ci passa davanti un paio di volte non è davvero niente male.

Mentre usciamo Pike lancia l’idea “il prossimo anno ci vestiamo anche noi, da Led Zeppelin! Io faccio il John Paul Jones con la parrucca e la giacca con le cipolle, tu Elton Tim Puma fai Jimmy Poige … tanto il costumino ce l’hai (intende il vestito del tour del 1977 ndt) Liso fa Robert Plant perché è il più alto e Riff fa Richard Cole”. Che ridere, sarebbe un successone.

Tim – primi anni duemila- Corallo, Scandiano (RE) – foto Palmieri.

Ci diciamo che c’è comunque di peggio, invece di infervorarci ancora con i dischi avremmo potuto finire per darci alla pesca e andare al sabato mattina alle 6 a pescare carpe sul Mincio,

Paesaggio sul fiume MIncio – foto Internet

oppure darci alla fotografia, girare per le città con macchine fotografiche con obiettivi lunghi mezzo metro a fotografare cardini di portoni, viali alberati, scorci con comignoli, riflessi di luce e poi – incalza Pike – “pubblicare le foto su facebook con quei titoli tipo attimi, sensazioni, alberi.” Rido a crepapelle, tant’è che andando a casa scatto delle foto a caso e nella mia maruga le ribattezzo seguendo le battute di Pike.

Attimi – foto Elton Tirelli

Lampioni – foto Elton Tirelli

Campagne – foto Reginaldo Tirelli

Massì, chi se ne frega, il Rock è la mia vita … let it be me! Chi se ne importa se ancora vado in combustione e mi esalto come un ragazzino, se mi è sufficiente guardare il bel film autobiografico su Reginald Kenneth Dwight, risentire i suoi grandi vecchi album e fare le mossette al ritmo del suo rock e passare alla Puma dopo anni di ossessione Adidas solo per aver visto la magnifica tuta indossata dall’attore che lo impersona.

Puma Jacket worn by Taron Egerton as Elton John in Brightburn.

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Torno a casa che sono carico come uno schioppo e mi aspetto di trovare la pollastrella ad attendermi trepidante

Pollastrella – Avatar Gif by TT

e invece vedo che si è appisolata sul divano sotto la solita pila di libri.

Non mi resta che chiudermi nello studiolo e ballare insieme alla Stricchi al ritmo di Desolation Angels dei Bad Company.

Tim, la Stricchi e Desolatiuon Angels dei Bad Company- autoscatto 11/01/2020

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Rock fever, roll easy, let me save my soul

Rock fever, roll easy, let the good times roll.

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The Dark Lord … non c’entra un cazzo con questo articolo ma mi piace chiudere in bellezza.

8 Risposte to “Una domenica alla Fiera del Disco di Modena blues”

  1. mikebravo 13/01/2020 a 08:57 #

    Come eric clapton, anch’io ho avuto la passione per la pesca delle carpe.
    CARP FISHING è un’invenzione inglese.
    Pesca altamente tecnologica NO KILL.
    Anch’io, prima di smettere, ho rotto una canna incespicandomi.
    Ma non ero ubriaco come racconta eric nell’autobiografia.
    E’ che non mi appassionava piu’ e non ero piu’ allenato.
    La passione per il vinile, iniziata nel 1971, dura ancora.
    Sabato sono sceso in macchina da licenza ( sopra tivoli ) a roma.
    Da san lorenzo, a piedi, sono andato in via merulana ( carlo emilio gadda ? )
    nel negozio millerecords.
    Li’ ho trovato una bella copia di WEAR YOUR LOVE LIKE HEAVEN di
    DONOVAN.
    Si dice che Jimmy page partecipi ad almeno 2 canzoni.
    Andare a dischi è un po’ come andare a pesca :-).
    L’amore per il vinile dal 1971 muove i miei passi ( e non solo ).
    A bologna è in corso da 2 anni una guerra tra kolosseo ed ernya al disco
    per le fiere del disco.
    Che non si terranno piu’ al palanord.

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  2. lucatod 13/01/2020 a 11:16 #

    Siamo rimasti davvero in pochi a scaldarci per un CD o LP. Il ritorno del formato a 33 giri ora ribattezzato vinile è comunque pochissima roba. Certo , meglio di niente anche perché se non fosse per questa serie di ristampe su nobile formato non resterebbe davvero nulla. Vale lo stesso per i fumetti. Il rock come lo intendiamo noi non è lontanamente contemplato ai più che probabilmente si limitano a quelle quattro canzoni sparate su Virgin radio (personalmente la detesto, i conduttori non hanno la minima idea di cosa significa attenersi alle date etc ..) Spotify e YouTube. Nemmeno scaricano più. La tecnologia (quella fasulla e inutile) , quella si che li acchiappa. Consoliamoci dunque , siamo rimasti in pochi… Ma buoni.
    Jimmy Page su questo blog c’entra sempre , anche stai recensendo un libro della Allende.

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    • mikebravo 13/01/2020 a 14:53 #

      Vero sicuramente.
      Ma se 20 anni fa qualcuno mi avesse predetto che avrei trovato i
      vinili e i giradischi ( anche di marca ) nei supermercati, gli avrei risposto
      TU SEI PAZZO !!!!!!!!!!!!

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      • lucatod 13/01/2020 a 15:30 #

        Però vent’anni fa c’erano in attività ancora parecchi negozi di dischi (sull’orlo del baratro già allora) , nei supermercati si poteva trovare un ampia scelta di cd e musicassette. Se volevi un album bene o male te lo dovevi comprare (se non avevi nessuno che poteva fartene una copia) quindi c’era ancora un senso. Oggi è vero trovi LP un po ovunque però il commercio del vinile mi pare fine a se stesso e non alla fruizione della musica che oggi passa attraverso altri canali. Mi pare più una paraculata. Detto questo, poter acquistare la discografia della maggior parte dei grandi nomi su LP è comunque una buona cosa.

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  3. mikebravo 15/01/2020 a 08:04 #

    Sicuramente in italia è come dici tu.
    Penso che paolo barone negli usa veda un panorama migliore.

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  4. bodhran 15/01/2020 a 19:27 #

    Io non ho questa visione così apocalittica. Nell’inghilterra anni ’60 un pezzo uscito su 45 giri non poteva andare nell’album, suppongo per provare a guadagnare di più. È vero che sicuramente oggi il vinile non è il media principale con cui ascoltare la musica, così come non è epica di album. Che però questo vada di pari passo con il fatto che la musica sia migliore o peggiore mi lascia dei dubbi. Ci sono emerite schifezze uscite al tempo degli LP, capolavori usciti al tempo dei Cd e avanti così. Questo rispettando ovviamente la passione per il collezionismo di questo o quell’oggetto.

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    • lucatod 15/01/2020 a 21:15 #

      Ma il crollo del supporto fisico alla musica non ha nulla a che fare con il suo livello qualitativo. È cambiato il metodo di fruizione e quindi tali supporti oggi non hanno più una funzione primaria per la musica ma sono solo un mero oggetto da collezione. Infatti le vendite non sono minimamente paragonabili al passato. Il ritorno del vinile la dice lunga. Il CD per quanto più comodo non è (per ora) ancora ritenuto abbastanza “collezionabile”. Poi un altra cosa , chi comprava i dischi ieri probabilmente li compra ancora oggi , chi aspettava che il pezzo passasse alla radio o si faceva fare la cassetta oggi si fa la playlist e stop.

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  5. mikebravo 16/01/2020 a 08:29 #

    Beh ragazzi, dovunque vadano a parare le nuove generazioni degli
    android, io seguo la strada maestra.
    E la canzone rimane la stessa dal 1971.

    Ieri, dopo una giornata di lavoro ed un altro impegno,
    appena libero mi sono fiondato ad un mercato chiuso dell’usato.
    Con 49 euro mi sono portato a casa una quindicina di LP.
    Un triplo neil young antologico ed un the band ufficiale tra gli altri.

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