ANGEL according to BEPPE RIVA

12 Mar

In occasione della pubblicazione dell’ultimo album dei suoi amati Angel, ci sentiamo onorati di ospitare sul blog una volta ancora il maestro in persona (Mr Beppe Riva insomma). Welcome back my friend to the blog that never ends.

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Intro

Per quanti hanno vissuto i tempi indimenticabili dell’hard rock americano degli anni ’70, l’inverno 2019 rimarrà nella memoria per il ritorno discografico degli Angel. Chi mi conosce sa che per me hanno rappresentato una splendida “ossessione”, per le ragioni che leggerete, documentate anche da
alcuni scritti “storici” qui riprodotti, con i quali tentai di trasferire ad altri la mia passione. Motivato da questo come-back, dopo anni di inattività avevo a mia volta pensato di farne il pretesto per tornare a scrivere, inaugurando così un progetto che avevo in mente, ma che finora è rimasto nelle intenzioni … Sono trascorsi alcuni mesi, “Risen” non è più una novità ed ho pensato di offrire a Tim questa “celebrazione”, che ha volentieri accettato di pubblicare. Non è stata proposta a nessun altro, non ce n’era alcun bisogno (!),spero che possa piacervi…Un caro saluto ai lettori di Tim Tirelli.

BR

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ANGEL has RISEN from the grave!

di BEPPE RIVA

Solo nelle scellerate fantasie di inconsolabili nostalgici dell’epoca aurea dell’hard rock (i Seventies, tanto per chiarire…) si poteva vagheggiare nel 2019 un nuovo album degli Angel.
Invece, vent’anni dopo l’episodica riunione dell’effimero “In The Beginning”, allestita senza troppi clamori da Frank Dimino con Barry Brandt e qualche mese oltre il 40° anniversario dell’uscita di “Sinful” (1979), autentica pietra miliare pop-metal, ecco risorgere il gruppo dei “Faraoni in seta bianca”, citando un mio scritto di ere geologiche fa, apparso sul Rockerilla nel 1983.

Perché emozionarsi tanto alla notizia di questa storica, quantunque incompleta rifondazione? Ebbene, il quintetto di Washington D.C. emigrato a Los Angeles, sfortunatamente una meteora del rock a stelle e strisce, esordì con un autentico tripudio di innovazione stilistica nel 1975, l’omonimo “Angel”, su Casablanca. Perorava la causa persa di un’eretica “contaminazione”, fra gli slanci trasformistici del progressive, per sua stessa definizione un genere libero dagli schemi,ed il rimbombante suono da “arena” del rock duro, naturalmente riconducibile a strutture più rigide. Gli Angel sono stati il prototipo definitivo del pomp-rock americano, meno debitori verso i modelli prog inglesi rispetto ai pur fondamentali Styx e Kansas, e più originali degli stessi Legs Diamond, efficacissima risposta d’oltreoceano ai Deep Purple. Brani imponenti per magnitudine sonica come “Tower” e “The Fortune”, immortalati nei
primi due albums, ne sono la chiave di lettura.

Nonostante uno spettacolare apparato scenico che si avvaleva di peculiari trucchi illusionistici ed il primato fra i gruppi rivelazione nel referendum della rivista Circus (1976), dove precedevano Boston ed Heart (entrambi destinati a ben superiore risonanza), gli Angel non decollarono mai verso un fragoroso successo. Nemmeno la svolta verso un suono più immediato e senza troppi ornamenti estetizzanti dei successivi “On Earth As It Is In Heaven”, “White Hot” e “Sinful” servì ad incrementarne le quotazioni commerciali, così il “Live Without A Net”, doppio dal vivo del 1980, divenne l’epitaffio degli originali musicisti “angelici” e dei loro Casablanca Years (titolo del cofanetto che racchiude la loro discografia 1975-80, edito da Caroline nel 2018 -nda). Ma il loro testamento artistico è assolutamente significativo, nonostante lo scioglimento avvenga proprio agli albori del decennio che segnerà il boom dell’hard melodico e del glam metal negli U.S.A. : una generazione di musicisti che nel suono come nell’attenzione verso la “posa”, non sarebbero mai stati tali senza l’azione pionieristica degli Angel.

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Venendo ai tempi nostri, avvisaglie della rinascita giungono da Frank Dimino, che nel 2015 torna “in sella” come titolare di un album su
Frontiers dal titolo profetico, “Old Habits Die Hard”…Nel rampante brano d’apertura, “Never Again”, l’assolo di chitarra è opera dell’iconico chitarrista degli Angel, Edwin Lionel “Punky” Meadows.
L’anno successivo è la volta di Meadows nel realizzare “Fallen Angel”(Main Man Rec.) la prima opera solista di una carriera iniziata addirittura nel 1968 con l’esordio dei Cherry People, gruppo pop che doveva rappresentare una risposta americana all’epocale “british invasion”. Dimino restituisce il favore cantando nella versione bonus di “Lost And Lonely”, probabilmente il pezzo di matrice Angel più evidente dopo la loro scomparsa, d’inconfondibile identità melodica.Il sodalizio “Punky Meadows & Frank Dimino of Angel” torna ad esibirsi dal vivo e con questa sigla nel 2018 pubblica un EP (Deko/Main Man)che ripropone le citate “Never Again” e “Lost And Lonely”, oltre all’inedita “Tonight”. Il passo successivo è riappropriarsi del nome Angel con l’inconfondibile logo simmetrica, sebbene solo chitarrista e cantantesi ripresentino della formazione originale. A ben guardare, non èpoco, perché si tratta dei ruoli essenziali di ogni R&R band, inoltrefra i compositori del prezioso repertorio “angelico” manca solo Gregg Giuffria, ormai agiato uomo d’affari in Las Vegas… Un’assenza che indubbiamente pesa, perché a mio avviso si tratta del miglior tastierista di sempre dell’hard rock U.S.A., capace nei momenti topici di riecheggiare iperboli Emersoniane. Rilevante è anche la perdita di Barry Brandt, un drummer mai riconosciuto per il suo reale valore, emulo delle possenti figurazioni ritmiche di John Bonham. Defezionario infine il bassista Felix Robinson (eppure nella line-up di “Fallen Angel”), che aveva sostituito Mickey Jones (al tempo di “White Hot”), poi prematuramente deceduto.


ANGEL: “Risen” (Cleopatra, 2019)
Nel nuovo sestetto, Punky reca con sé un secondo chitarrista, Danny Farrow, ed il collaudato tastierista Calvin Calv (già con gli Shotgun Symphony negli anni ’90); entrambi avevano suonato in “Fallen Angel”, mentre la sezione ritmica è formata da Steve Ojane (basso) e Billy Orrico (percussioni).
Con Punky e Frank a dirigere le operazioni, non sorprende che il nuovo album, “Risen”, si riallacci allo stile più essenziale privilegiato dagli Angel a partire da “On Earth…”, quando lo stesso chitarrista si dichiarò stanco di “castelli e temi mitologici” che caratterizzavano gli esordi.
Sebbene una replica di “Angel Theme” (epilogo con diversi arrangiamenti dei primi due album), inauguri i solchi di “Risen”, le mosse successive, “Under The Gun”, “Shot Of Your Love” e “Slow Down” confermano la scelta di un hard a fuoco rapido, corroborato dagli assoli concisi ed eleganti di Punky e dalla voce di Frank che non ha perso il gusto di stentoree acrobazie, marchio di fabbrica di uno dei cantanti più ingiustamente sottovalutati di sempre. Le tastiere di Charlie Calv rivestono essenzialmente il ruolo di un corposo e raffinato background senza avvicinare i momenti egemonici di Giuffria, ma anche il successore del magistrale Gregg vive il suo momento di gloria, nel brano più nostalgico e forse più avvincente della collezione, quel “1975” che si ispira palesemente alle origini del gruppo. Avviene nella maestosa overture, un fulgido mix sinfonico fra “Can’t Keep From Cryin’” degli American Tears di Mark Mangold e la leggiadra“The Fortune”; come in quest’ultima, le tastiere sfumano nel raffinato arpeggio di Punky e tutto il brano sfoggia intensità passionale, eccedendo solo nell’inciso “sussurrato” da una voce femminile…

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I Nuovi Angeli hanno altre frecce al loro arco, a partire dall’impetuosa “We Were The Wild”, fra gli episodi spiccatamente heavy, con un riff roccioso che ricorda i loro epigoni Dokken, mentre “Desire” cattura l’approccio più vintage, con indizi rivelatori quali l’organo Hammond ed i trascinanti intrecci vocali tipici del pop-metal definitivo di “Sinful”. Da segnalare anche “Punky’s Couch Blues”, un energico incrocio fraarena rock e hard blues, matrice quest’ultima sempre presente nell’opera degli Angel, in brani affini agli Aerosmith dei settanta, basti ricordare “Big Boy” e “Under Suspicion”.

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A suggello di “Risen”, l’ultima corsa spetta ad un perenne cavallo di battaglia qual’é “Tower”, in una nuova versione che ha l’unico torto di esser fin troppo fedele all’originale, ma che conferma gli Angel 2019 ancora degni di confrontarsi con uno splendido passato, su tutti un 68enne Dimino in gran forma! Non solo nella copertina che ripropone il classico appeal dei musicisti in veste bianca, “Risen” è quanto di più vicino si poteva immaginare allo stile rappresentativo degli Angel, ed in quest’ottica è tutt’altro come-back rispetto a “In The Beginning” (dall’anima Zeppeliniana insolita per loro e abusata altrove…). E’ probabilmente appesantito da una durata eccessiva e da qualche episodio in tono minore, peccato originale da quando la durata del CD ha raddoppiato i tempi di un classico LP, ma si tratta di un lavoro concepito e realizzato con grande dignità e senso delle proprie radici, costellato
da lampi di autentica emozione per ogni consapevole fan degli Angel. Una band cruciale per lo sviluppo dell’heavy anni ’80. In Terra…come in Paradiso!

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10 INDIMENTICABILI VOLI ANGELICI CHE NE RIPERCORRONO LA STORIA

di BEPPE RIVA

TOWER (da “Angel”, Casablanca 1975)
All’epoca del debut-album, gli Angel non sfoggiavano il look in “puro bianco” antitetico agli oltraggiosi Kiss ed il nome stesso non si ispirava ad androgine allusioni glam, ma secondo fonti plausibili, all’omonima ballad di Jimi Hendrix!
Affidato alle cure del produttore Derek Lawrence (già con Deep Purple) e del chitarrista Big Jim Sullivan, l’omonimo “Angel” resta il capolavoro heavy-progressive (o se preferite pomp-rock) del quintetto, e l’avvento è celebrato da “TOWER”, uno dei più straordinari manifesti di grandeur rock mai dato alle stampe. Inizia fra effetti siderali di synth da fantascienza, che innestano il turbo del torrenziale drumming di Mr. Brandt, sottolineato da riffs secchi, taglienti…Poi si adagia in magici arpeggi accompagnati dai flussi del mellotron, mentre la voce di Dimino sale in cima alla “Torre” per urlarne tutto il clima
drammatico!

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LONG TIME (da “Angel”, Casablanca 1975)
Altra gemma assoluta dell’opera prima, “LONG TIME” è forse il più consistente omaggio degli Angel al progressive inglese per il dispiegarsi dei fraseggi di mellotron, clavicembalo e chitarra acustica (memori di Moody Blues, King Crimson, Spring!) prima di alzare il volume hard della chitarra di Meadows (un Brian May americano per potenza ed accuratezza espressive) e con Frank Dimino sempre capace di inaudite, inconfondibili evoluzioni vocali.

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THE FORTUNE (da “Helluva Band”, Casablanca 1976) Con il secondo album, “Helluva Band”, le strategie di marketing dell’impresario David Joseph (Toby Org.) vestono i musicisti dei celebri costumi bianchi, con i quali appaiono “incatenati” in copertina. Non cambia però la direzione musicale, che raggiunge l’apice in “THE FORTUNE”, il magnum opus per eccellenza degli Angel, certamente il più grande contributo alla loro causa di Gregg Giuffria, che con gli oltre tre minuti di intro solista diventa un “immortale” per ogni appassionato di stregonerie delle tastiere.
Il fuoriclasse di New Orleans dipinge un affresco musicale dai tratti sconfinati ma cupi e malinconici, con il synth che va e viene con cadenze ipnotiche. L’impianto strutturale è affine allo sfarzo mitologico di “Tower”, che ne resta il termine di paragone più credibile. Per loro stessa ammissione, gli Angel si spendono fin troppo nel realizzare questo masterpiece a discapito del resto dell’album, complessivamente inferiore al debutto.

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THAT MAGIC TOUCH (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977) Le “fortune” commerciali non sono però quelle auspicate dal boss della Casablanca Neil Bogart, quindi con il terzo LP “O.E.A.I.I.I.H.” risalta la nuova scritta simmetrica che identifica il nome Angel, ma anche l’abbandono del repertorio di proporzioni epiche, a favore di canzoni più accessibili, dall’orientamento pop-metal. Non a caso il gruppo viene affiancato dal produttore Eddie Kramer, reduce da “R&R Over” dei Kiss. Rappresentativo a riguardo è il singolo “THAT MAGIC TOUCH”, che il gruppo risolve con classe innata, specie nel refraindal ritmo marziale sul quale le tastiere di Giuffria illustrano unapiacevolissima atmosfera baroque-glam.

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WHITE LIGHTNING (da “On Earth As It Is In Heaven”, Casablanca 1977) “On Earth” non è comunque album immediato come si vorrebbe, é denso di episodi dal suono decisamente heavy: esemplare il futuribile, siderurgico funky-metal di “WHITE LIGHTNING”, che merita il confronto con i maestri della specialità Aerosmith. Si tratta di un brano che Punky aveva scritto per i Bux (ex Daddy Warbucks), suo gruppo precedente con Mickey Jones. Il loro unico album “We Come To Play” (prodotto da Jack Douglas) doveva uscire nel 1973 ma la Capitol ne ha congelato la pubblicazione fino al 1976, suscitando le ire del chitarrista che nemmeno appare nella foto di copertina…

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AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE (da “White Hot”, Casablanca 1978) Nell’ottica di un rock melodico scandito da maggior pulizia del suono, gli Angel ottengono senz’altro migliori risultati nel quarto “White Hot”, con la complicità del produttore Eddie Leonetti, collaboratore dello stesso Douglas e di altri heavy-rockers di classe, i Legs Diamond. “AIN’T GONNA EAT OUT MY HEART ANYMORE” è la cover di un hit del ’65 degli Young Rascals (che in Italia i Primitives ribattezzarono “Yeeeeeeh!”); gli Angel la trasformano nel loro momento più glam-rock in assoluto e suonano come alter ego raffinati degli Sweet. Vocalità irresistibile, chitarra squillante di Punky, ma il grande pubblico rimane indifferente…

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FLYING WITH BROKEN DREAMS (WITHOUT YOU) (da “White Hot”, Casablanca 1978) Ambizione non troppo segreta degli Angel nel vano assalto a posizioni alte in classifica è quella di emulare la suprema divinità pop della storia, The Beatles. Più che nella corale natalizia di “Winter Song”, Giuffria e i suoi ci riescono nella suggestiva, sentimentale “FLYING WITH BROKEN DREAMS”, dall’arrangiamento apertamente ispirato ai Fab Four. Il crescendo finale era davvero degno di miglior sorte e gettando un ponte fra passato e futuro, prelude squisitamente ai sogni AOR del decennio a seguire.

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DON’T TAKE YOUR LOVE (da “Sinful”, Casablanca 1979) Stanchi delle pressioni commerciali della label,gli Angel decidono di tornare ad apparenze che richiamano la dissolutezza del rock nell’esplicita copertina del nuovo album, programmaticamente intitolato “Bad Publicity”. Ma Neil Bogart respinge titolo e fotografia che simula l’intervento della polizia in una loro camera d’hotel con annessi alcolici e compagnia femminile. Immediatamente ritirato dal mercato, “Bad Publicity” diventa una rarità da collezione, mentre lo stesso contenuto musicale esce a nome “Sinful”, con immagine dei cinque più bianca che mai. Il brano d’apertura, ”DON’T TAKE YOUR LOVE” è fantastico e fa passare in secondo piano l’edulcorato testo romantico di Dimino. Sospinto dal trionfale synth di Giuffria e dalla force de frappe della batteria di Brandt, sfocia in un coro davvero paradisiaco, a testimonianza della qualità compositiva lasciata in eredità dagli Angel alla scena HR californiana.

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WAITED A LONG TIME (da “Sinful”, Casablanca 1979) “Sinful” è considerato da molti il loro miglior disco, certamente il più influente sulla generazione hair metal degli anni ’80. L’impatto di ogni brano è memorabile, da “L.A. Lady” a “Wild And Hot”, ma vi segnalo caldamente “WAITED A LONG TIME” non a caso apripista di facciata (la seconda). Da manuale il riff cromato di Punky, davvero in anticipo rispetto ai tempi (come le chitarre degli Starz di “Violation”) e quell’ariosa vena melodica dal mood nostalgico, tanto tipica nel cantare di Dimino.

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20TH CENTURY FOXES (da “Live Without A Net”, Casablanca 1980) La controversa carriera Casablanca si chiude con il doppio Live, che purtroppo omette la solenne Intro adattata dalla colonna sonora di “Ben Hur” (ascoltatela nei bootleg e nel promo radiofonico “Radio Concert”). Al di là di competenti versioni dei loro classici cult, LIVE WITHOUT A NET si appunta la stelletta di un sorprendente brano dagli impulsi disco, “20TH CENTURY FOXES”, memoria di un’apparizione degli Angel nel film “Foxes” (con Jodie Foster e l’ex cantante delle Runaways, Cherie Currie).Nel costante dualismo con i Kiss, questo exploit “ballabile” viene liquidato come una risposta alla celebre “I Was Made For Loving You”. In realtà “20th Century…” precede di vari mesi l’hit di “Dynasty”, ed è l’ennesimo sintomo di una storia non particolarmente fortunata. Ma anche in questo caso, è la conferma di un eclettismo speciale e di un’istintività melodica che renderanno gli Angel dei campioni assoluti striktly for konnoisseurs!

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Per chi volesse saperne di più:

Shock relics n.1 – Angel

ANGEL – Rockerilla n.36 lug-ago 1983

11 Risposte a “ANGEL according to BEPPE RIVA”

  1. Marcello Rota 12/03/2020 a 16:32 #

    Buongiorno a tutti,
    E’ sempre un piacere leggere gli scritti di Beppe Riva, soprattutto quelli in merito ai suoi amati Angel, confesso che ad oggi non ho ancora ascoltato nulla del loro nuovo album qui recensito (anzi ho letto questo articolo con in sottofondo “Sinful”!) ma giuro che rimedierò al più presto!!!
    Ottima poi l’idea di illustrare la loro carriera commentando dieci brani presi come esempio per spiegare lo sviluppo preso dal sound della band nel corso degli anni, interessante ed esaustivo come sempre.
    Grazie
    Marcello Rota

    Piace a 1 persona

  2. mikebravo 12/03/2020 a 17:53 #

    Proprio ieri parlavo al telefono con un amico di senigallia dei tempi di
    metal shock ed oggi arriva questa bellissima sorpresa sul blog.
    Mi capita spesso di consultare l’enciclopedia rock hard & heavy che
    conservo gelosamente.
    Anno 1991 la pubblicazione , 844 pagine, edizione italiana a cura di
    Beppe Riva.
    Quegli anni mitici nella memoria restano indelebili!!!!!!!!!!!!!!!!!

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  3. Pino Palladino 12/03/2020 a 18:44 #

    Grazie al maestro Riva per questo ottimo articolo; una domanda se posso: quali dischi ci consiglia di G. Giuffria ?

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  4. Beppe R 13/03/2020 a 12:08 #

    Pino, che nome impegnativo ti sei scelto: un musicista di elevata statura (in ogni senso…).
    Per quanto riguarda Gregg Giuffria, è stato il componente degli Angel più attivo ed affermato negli anni ’80, che personalmente ritengo l’ultima, incantevole spiaggia di certo hard rock. Fallito il tentativo di appropriarsi della sigla Angel, battezzava il suo nuovo gruppo Giuffria, pubblicando due album su MCA/Camel, l’omonimo del 1984 e “Silk And Steel” (1986). Grazie al contributo di un eccellente vocalist, David Glen Eisley, che riecheggia il divino Steve Perry, Giuffria si impongono come credibili competitors dei Journey con maggior enfasi sul suono delle tastiere. Il primo album si fa preferire per freschezza e novità, ma io non rinuncerei neppure al successore. Cambiando progressivamente i musicisti, Gregg riunisce attorno a sé una sorta di supergruppo hard rock, gli House Of Lords, affilando la lama dei riffs che li misura con i migliori gruppi “hair metal” di fine anni ’80, ma necessariamente con il tocco peculiare dei tasti d’avorio. Il primo “HOL” (1988) ed il successivo “Sahara” (1990) entrambi RCA/Simmons (si, l’etichetta del bassista dei KISS) sono altamente competitivi e per me irrinunciabili, mentre il terzo “Demons Down” (Victory 1992) subisce come tutto l’hard melodico l’impatto dello tsunami grunge, e conclude il ciclo in tono minore. Gli HOL restano, Gregg se ne va ed anni dopo si consolerà con le sue Ferrari dei mancati riconoscimenti sulla scena rock.

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  5. Giovanni Loria 13/03/2020 a 20:11 #

    bentornato Beppe, per me è sempre un’emozione leggerti!
    ed un grazie a Tim per averti ospitato.
    l’estate scorsa ho avuto modo di vedere gli Angel in concerto, e non nascondo di averti pensato in quei momenti, avendoli scoperti, ormai tanti anni fa, per merito dei tuoi affascinanti, e ancora attualissimi, scritti.
    vederli tutti vestiti di bianco, professionalissimi sul palco, con un DiMino in forma smagliante e Punky Meadows maestro di cerimonie, è stato davvero esaltante.
    mi auguro di rivederti presto e rinnovarti di persona la mia stima.
    e speriamo di uscire tutti, il più rapidamente possibile, da questa situazione angosciosa.

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  6. Tiziano BERGONZI 14/03/2020 a 13:09 #

    Quando Beppe scrive per me è sempre un evento irrinunciabile, quando Beppe ci canta le gesta degli Angel mi inginocchio idealmente essendo lui probabilmente il più grande esperto mondiale. Sto scrivendo queste parole con in sottofondo LIVE WITHOUT A NET dato che, leggendo l’articolo, mi è venuta voglia di ascoltarli. Beppe me li ha fatti conoscere ed amare al punto che ho l’intera loro discografia moltiplicata per tre (vinile, cd stampa Usa, cd stampa Japan), e per questo lo ringrazio come oggi lo ringrazio ancor più per questa pièce letteraria su una delle bands più grandi e sottovalutate della storia dell’HR.

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  7. Beppe R 15/03/2020 a 11:49 #

    Ringrazio chi è intervenuto per commentare…Giovanni persegue da tempo su Classix! una linea musicale che ha molti punti di contatto con quanto seguivo nei bei tempi andati e gli auguro di continuare proficuamente! Tiziano è un amico, così generoso nei miei confronti perché abbiamo vissuto fianco a fianco quel decennio di fuoco del “nostro” hard & heavy (gli Ottanta), scrivendo su Rockerilla e Metal Shock, quando artisti di quel genere dominavano le classifiche. Negli ultimi anni, il nostro comune ritrovo era l’appuntamento al Frontiers Festival, che purtroppo, specchio dei tempi in cui le correnti musicali spingono in altre direzioni, nel 2020 è stato annullato. Questo dannato virus ne avrebbe impedito comunque lo svolgimento, speriamo di uscirne fuori…

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    • Giacobazzi 20/03/2020 a 03:54 #

      Rockerilla… nostalgia… Italian Massacre… un trampolino per tanti gruppi

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  8. LucaTex 15/03/2020 a 22:27 #

    Un colpo al cuore leggere questa splendida retrospettiva e le considerazioni di Beppe sul nuovo disco dei grandissimi Angel. Gli Angel 2.0 mantengono coerenza con il loro immenso passato attraverso un disco bello ed avvincente, un vero peccato che si sia dovuto attendere tutto questo tempo per un loro ritorno. I tempi non sono favorevoli a queste sonorità ma dopotutto per chi li adora è un dettaglio. Un abbraccio. L.

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  9. mikebravo 16/03/2020 a 10:51 #

    Big jim Sullivan ha collaborato con gli Angel !
    Quell’uomo ha fatto veramente di tutto nella sua vita.
    Ma mai lo avrei immaginato nel metal.

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