Mentre sul convento calano le prime ombre della sera …

3 Dic

Me ne esco dal convento (sede dell’azienda dove da quasi due anni lavoro) mentre il blues feroce che mi ha attanagliato l’animo durante la giornata sembra dissiparsi. Il velo di crepe nere che ho indossato sin dal primo mattino mi scivola via, il blues resta ovviamente ma la gestione si fa meno complicata. Prima di entrare in macchina mi fermo ad osservare l’antico convento in cui lavoro, l’apparente dicotomia azienda-ipertecnologica / antico-convento-vecchio-quattrocento anni mi ha sempre divertito, e rimirarlo mentre calano le prime ombre della sera mi calma, da domani sarà dicembre e le vecchie mura che ho davanti diventano una sorta di presepe grazie alle finestre ancora accese, lo sguardo poi si perde nell’indaco del cielo, oggi sarebbe il compleanno del vecchio Brian, chissà se la scintilla di energia che lo rappresenta è ancora in giro qui sopra di me.

Chi è che bussa al mio convento - The Blues Convent - Mutina december 2022 - foto TT

Chi è che bussa al mio convento – The Blues Convent – Mutina december 2022 – foto TT

Entro in macchina, esco dal portone, solita gincana per uscire dal centro cittadino, mi immetto nelle arterie che portano fuori città, metto il pilota automatico; faccio mente locale sugli impegni di dicembre: il 7 a cena con Mario e un paio di groupie, il 9 a cena con Gio & The Little Houses Company, il 13 a cena col Fontanarosa Boy e Mr Chong (due amici ed ex colleghi usciti di recente dal convento), il 20 cena con la Blues Unit (la business unit aziendale di cui faccio parte) e infine il 23 sinodo del solstizio d’inverno con i confratelli, gli Illuminati del Blues insomma. C’è altro? Come siamo messi con i regali da fare in occasione dei festeggiamenti del Sol Invictus mi chiedo? Che domanda è, dico a me stesso, sono già a posto con tutto. Non sono uno che si riduce all’ultimo, al bisogno sono autodisciplinato, concreto e organizzatissimo, a tal punto che a volte mi faccio paura, a questo proposito penso ad una cara ex collega (di altra azienda) ed amica (madre di tre figli) che è solita andare col marito a comprare i regali di natale il 23 dicembre la sera dopo il lavoro. Terrore e raccapriccio.

Passata la grande rotonda per Castrum Carpi e quindi il paese di Campus Gallianus mi inoltro nelle campagne di Regium Lepidi dove vivo da più di un decennio. La sera è fredda e scura, affronto circonvallazioni, tangenziali che corrono parallele all’alta velocità e alla selva nera e minacciosa che scorgo oltre il finestrino. Sarebbe bello tornare nella blues cabin in cui vivo, trovare la stufa accesa e nel letto qualche mia amica che qualche ferita disinfetterà.

SERIE TV:

_1899 (2022 Germania) – Netflix – TT½

Non che ci si capisca tanto, gli autori (gli stessi di Dark) amano mischiare le carte e le dimensioni anche a rischio di non raccapezzarsi più. Giunto alla sesta puntata sono rimasto attaccato alla serie quasi unicamente per scoprire la canzone inserita nei minuti finali. Nella 1a puntata c’è White Rabbit (Jefferson Airplain), nelle seguenti Child In Time (Deep Purple), Killing Moon (Echo And the Bunnymen), Don’t Fear The Reaper (BOC), The Wizard (Black Sabbath). All Along The Watchtower (Jimi Hendrix Experience).

1899 comunque è deludente e si risolve nello stesso modo della serie TV Life On Mars, utilizzando addirittura un altro brano di Bowie (Starman) come chiusura. E’ scritta a tavolino e si vede.

_The Last Kingdom (2015-2022 UK) – TTT¾

Quando guardo questo tipo di serie (o anche quelle su balenieri o simili) l’umana con cui vivo passa e dice “sei proprio un uomo”, in effetti sono sceneggiati adatti soprattutto a noi maschi, ma che ci possiamo fare, in fondo alla coscienza abbiamo ancora vibrazioni piuttosto primitive. Ad ogni modo trattasi dei temi contenuti in Immigrant Song dei Led Zeppelin, ovvero l’invasione vichinga (dei danesi dunque) della perfida Albione verso la fine del IX secolo dopo cristo, quando quei territori erano divisi in vari regni. Il tutto preso da diversi libri che trattano l’argomento in questione. Cinque le stagioni per un serie TV niente male.

GUITAR BOOGIE CON LA STREMMY

Per quanto incredibile mi possa sembrare ho ripreso a dare lezioni di chitarra, attività che mai ho amato. L’avevo fatto nel lontano passato quando avevo provato a vivere diversamente e mi ero dato completamente allo scrivere (articoli musicali e canzoni), avevo alcune ragazzine che venivano a lezione da me, la faccenda procedeva benino, ma poi smisi, non mi piaceva proprio. Un mese fa, una mia cara collega (una del Team Tirelli) mi ha chiesto se potevo insegnarle a suonare la chitarra, trattandosi della Stremmy Girl non potevo certo fare lo snob. Essendo la mia nuova alunna donna non convenzionale ho scelto un metodo più obliquo che però sembra funzionale: quattro settimane e la Stremmy woman sa già suonare un pezzo di Battisti, uno di Ivan Graziani, uno di Bob Dylan e Hotel California degli Eagles. Certo, si limita ad “accompagnare” o “strimpellare” come direbbe lei, ma mi sembra sia sulla strada buona. Sta già provando anche il classico giro blues in LA e il riff di Whole Lotta Love… niente male direi.

Guitar Boogie con la Stremmy - foto The Fab One

Uomo di Blues & Stremmy Girl – Guitar Boogie – foto The Fab One

PS: la foto è stata scattata una sera alle 19,15 dal Presidente nonché “founder” (come si dice qui) della azienda in cui lavoriamo. Era talmente felice nel vederci all’opera che ha postato la foto nella chat aziendale con queste parole: “uscire dall’ufficio e vedere che anche a quest’ora c’è del blues e del rock fa bene e dà speranza per il futuro!” E sì, la nostra è un’azienda speciale.

guitar boogie LP

IL NOSTRO MONDO STA CADENDO A PEZZI, POLBINO …

Mi scrive Polbi a proposito della scomparsa di Christine McVie: “Ma quanto mi dispiace….è come se fosse venuta a mancare una vicina di casa, che vedevi passare la salutavi e ti scaldava il cuore.”
Gli rispondo: “Sì. Grande autrice. Il nostro mondo sta cadendo a pezzi Polbino … dobbiamo farcene una ragione.”
Al che lui mi scrive: “Stai toccando un tasto particolarmente dolente. Non riesco a farmene una ragione e sto parlando in senso molto ampio e profondo.”
Ribatto così: “Lo dici a me? Sai quanti cazzo di anni compio tra poco? E oltre a questo, lo vedi come cazzo stanno andando sto cazzo di mondo, di società, di civiltà? Aggiungiamo che il mio Rock non esiste più? Che i mondiali in Qatar sono una vergogna? Meno male che c’è ancora la f**a altrimenti sarebbe finita porca zozza”
Il mio amico stempera il tutto concludendo in questo modo: “Questo ultimo concetto merita attenzione e approfondimenti.” Ma è così, gli uomini di blues di una (in)certa età faticano sempre di più ad adeguarsi al mondo in cui vivono.

Dal punto di vista musicale si soffre moltissimo, perché rischiamo ogni volta di passare per retrogradi, per musicofili con lo sguardo rivolto al passato. Ma non è questo, è che a noi piace la musica fatta come si deve, sincera, articolata, di ampio respiro, schietta, sanguigna, intellettualmente viva … ma quello che c’è in giro oggi in qualunque campo sembra, o almeno “ci” sembra, tutt’altro. Ho amici, grandi amici, che sono giornalisti musicali e che scrivono spesso a proposito di musica in senso lato. Uno di questi continua a criticare chi non è aperto alle novità ed è rivolto al passato. E’ chiaro che parla di gente come noi, ma non possiamo farci nulla, i dischi che lui incensa (in particolar modo quelli del mondo hard & heavy) per noi sono robetta, persino robaccia a volte … dischi prodotti e arrangiati in modo mediocre, con resa sonora discutibile e di frequente con gli alti sparati a manetta o con la batteria registrata in maniera dozzinale e in generale senza musica di rilievo, senza pezzi particolarmente riusciti …se uno è abituato alla Champions League poi trova difficile accontentarsi di gare della Serie B. Certo, difficile essere oggettivi in questo campo, la soggettività prende di norma il sopravvento, però ci sembra che manchi l’aspetto critico, la distinzione (che per noi è divenuta oramai una ossessione) tra capitoli importanti della musica Rock e della propria vita. Non è possibile che ogni album sia un capolavoro, che ogni artista sia un gigante, che i meno famosi siano tutti sottovalutati … forse occorre iniziare a riflettere sul fatto che magari lo sbandierare a destra e a manca di essere capaci di travalicare ogni genere di musica non è sempre sinonimo di apertura, perché poi si finisce a mangiare anche, che so, la pizza con l’ananas, come fanno quei disperati degli americani.

Un altro invece scrive che ha una certa nostalgia per (l’heavy rock de) gli anni ottanta. Ho provato a riaccostarmi a quel genere, ma niente da fare non ce la faccio. Io semmai ho nostalgia per gli anni settanta, ma ho comunque provato e risentito cose – per rimanere nel campo mainstream – dei Guns N’ Roses e persino dei Poison, ma non ho trovato nessuna meraviglia, proprio non digerisco più la mancanza di arrangiamenti, la formula consunta di inizio acustico e poi ritornellone con le chitarre distorte che si limitano a pennate vigorose su accordi di 5. Il mio batterista dice che il basso punk di Duff McKagan è stata la geniale trovata che ha reso grandi i G’N’R … beh, pur capendo cosa intende, proprio non sono allineato. Con un John Paul Jones, un John Deacon ma anche solo con un Boz Burrell i G’N’R sarebbero stati molto più “musicali”.

Un dirigente della azienda per cui lavoro spesso si confronta con me su certe tematiche musicale, tempo fa mi citava uno di quei gruppi degli ultimi lustri dediti al prog moderno e mi chiedeva “Che ne pensi Tim? Non sono male”, al che io rispondevo “Non sono male… già, il problema è proprio questo”. Infatti io non intendo accontentarmi di gruppi che “non sono male”, per dio, io ho bisogno di volare. In massima parte credo che sia un problema mio, mi chiedo: sono diventato troppo esigente? Mi sono finalmente tramutato in un cagacaxxo a tutto tondo? Sono snob? Forse è che a questo punto della vita do peso unicamente alla qualità visto che la percezione del limite si fa sempre più delineata e sprecare tempo con sciocchezzuole proprio no? Anche un altro manager dell’ azienda per cui lavoro quando trova due minuti passa da me per un saluto e non perde occasione per toccare l’argomento musica, l’ultima volta è rimasto basito, pensava che Led Zeppelin, Iron Maiden e Def Leppard facessero parte della stessa parrocchia ma davanti al mio solito pippone ha sgranato gli occhi ed è rimasto ad ascoltarmi per diversi minuti mentre smontavo quell’equazione. Ho persino dovuto trattenermi ed evitare di approfondire e di aggiungere che per me nemmeno Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath fanno parte della stessa congregazione.

Forse sono semplicemente fuori controllo io, forse è l’età che non mi permette più di soprassedere, di prenderla dolce come diciamo qui in Emilia, e che mi costringe ad avere sempre meno filtri e di soccombere alla schiettezza. Ma c’è anche la possibilità che io stia solamente diventando refrattario all’heavy metal, genere che penso abbia fagocitato il Rock e lo abbia spinto verso direzioni che ormai trovo insopportabili.

L’aspetto musicale del mondo è quindi di primaria importanza per noi uomini di blues, forse è per questo che ci sembra che tutto stia andando a rotoli ma ci sono ovviamente anche tutti gli altri aspetti della vita.

Quando leggiamo che una presidente del consiglio dichiara che “non bisogna disturbare chi produce” ci viene freddo, quando un ministro del governo vorrebbe dare un bonus di 20.000 euro a chi si sposa ma solo a chi lo fa in chiesa, ci si gela il sangue. Quando un mondiale viene organizzato in Qatar, uno stato a cui il football in quanto tale non interessa nulla e 6.500 disperati muoiono costruendo stadi outdoor con l’aria condizionata e che in generale ai lavoratori (tutti stranieri) letteralmente schiavizzati viene trattenuto il passaporto dai datori di lavoro, non si hanno più tante speranze per il futuro.

Aggiungiamo che nel 2022 stiamo ancora a farci le guerre, parliamo ancora di razze, stiamo sfruttando e rovinando il pianeta su cui viviamo, siamo prigionieri di un antropocentrismo pericolosissimo, di un turboliberismo e di un capitalismo senza freni … beh, forse Polbino, il mondo non sta crollando solo per me e per te.

E non è che io sia immune da questo declino, ieri mattina mentre percorrevo in macchina le ultime centinaia di metri che mi separavano dall’azienda, ero alle prese con la solita gincana per le viuzze del centro; ciclisti contromano, pedoni che evitano i marciapiedi e camminano in mezzo alla strada … un giovane uomo attraversa la via (in assenza di strisce pedonali che sono 20 vetri più in là) senza controllare se stia arrivando un veicolo … mi fermo in tempo ed evito di investirlo, si accorge di me che è già in mezzo alla strada, mi guarda con noncuranza, quasi con fastidio, ed io non mi tiro indietro, abbasso il finestrino e gli smollo un “sì, ma bisogna che guardi dove vai, coglione!. Ecco, che bisogno c’era di aggiungere “coglione”? Non bastava chiedergli di fare attenzione? No, ho dovuto calcare la mano. Già mentre pronunciavo quell’epiteto non mi sentivo fiero, e adesso lo sono ancora meno. Sono io il coglione, altroché.

Il fatto è che avremmo bisogno di amore, di darlo e di riceverlo.

5 Risposte a “Mentre sul convento calano le prime ombre della sera …”

  1. lucatod 04/12/2022 a 10:01 #

    Mi unisco al vostro pensiero. I vecchi film post atomici descrivevano il degrado del ventunesimo secolo in modo talvolta grossolano , raramente più accurato . Nessuno avrebbe immaginato che l’imbarbarimento e l’ossessione per il controllo si sarebbero sviluppati in maniera così sottile . Dopotutto non c’è stata una terza guerra mondiale. Non ancora almeno. Lavoro per una famosa azienda americana, che personalmente detesto . Orwell avrebbe potuto scrivere un libro sulla sua struttura e gerarchia . Ma vedo che la maggior parte dei colleghi ne sono rapiti.

    Non ascolto Heavy Metal e Hard Rock da almeno quindici anni, mai stato un vero appassionato del genere. Quando mi ricapita un album tra le mani lo levo dopo mezza canzone. Non posso più ascoltare nemmeno Coverdale-Page , per anni il mio preferito post Zeppelin.
    Parlando di GN’R , se c’era una cosa che non amavo nemmeno quando li ascoltavo era il il basso. E la batteria.
    I LZ stanno con i Beatles , Stones , Who , Hendrix, Cream , CSN e compagnia bella. Mai reputati hard o heavy.

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  2. timtirelli 04/12/2022 a 10:36 #

    Luca, fratello, il tuo ultimo pensiero è identico a ciò che mi ha detto Polbi poco dopo , ovvero: “Letto il Blog. Menomale che ci sei tu. E comunque, la considerazione che i LZ stanno con Beatles Stones Who Pink Floyd e pochi altri pretendo che venga finalmente messa agli atti per i secoli a venire e basta.”

    E Luca, sarà anche una coincidenza ma sto leggendo La Fattoria Degli Animali di Orwell.

    Ti abbraccio, sappi che sei nel consiglio dei probiviri del Blog.

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  3. bodhran 18/12/2022 a 19:57 #

    Impossibile non essere d’accordo. A tagliarla con l’accetta i LZ sono l’ultimo gruppo dei ’60 e il primo dei ’70. Appartengono a quella generazione pioniera che ha fatto musica avventurandosi in territori inesplorati. Forse perchè ascoltavano musica diversa da quella che poi suonavano? Metterli nel calderone di gruppi “solo heavy rock” significa semplicemente ignorare buona parte della loro produzione. Poi al solito, ognuno ascolti quel che vuole. Io ho un collega, per dire, che trova irresistibili i Motley Crue…. fai un po’ te…

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  4. Giacobazzi 19/12/2022 a 17:15 #

    E Aramis?

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  5. timtirelli 19/12/2022 a 17:20 #

    Jackob, non sei l’unico che mi chiede di lui. Volete davvero che torni?

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