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SIMPLE MEN: CONSIDERAZIONI SUL SOUTHERN ROCK

21 Mar

…musica popolare delle classi lavoratrici…?

Ogni tanto vado a vedere suonare i TACCHINI SELVAGGI… Suto, Mauro e Daniele sono amici, e poi c’è LaBassistaPreferita con loro, e se qui nell’Emilia profonda vuoi sentire delle linee di basso rock suonate come si deve, beh devi sentire lei e il suo bel FENDER JAZZ BASS. Il problema è che quando fanno certi pezzi come SWEET HOME ALABAMA, mi devo assentare, tanto è suscettibile la mia coscienza politica. Certi testi, certa retorica, quel costante sciovinismo, quello spirito reazionario e la bandiera confederata proprio faccio fatica a digerirli. Il problema è che certe cose musicalmente mi piacciono parecchio… Street Survivors dei Lynyrd, Marauder dei Blackfoot, la Marshall Tucker Band, gli Outlaws…(Gli Allman poi li adoro, ma con loro il discorso è diverso). Tormentato e inquieto mi imbatto nella risposta di Giancarlo Trombetti ad una mia domanda nella intervista che trovate un po’ più indietro nel blog:

Dai tuoi scritti su TRUEMETAL mi par di capire che tu riesca ad ascoltare il Southern Rock senza farti impressionare troppo dai sapori conservatori, sciovinisti e dai colori della bandiera confederata. Mi spieghi come fai?

Semplice : mi diverto come una iena. Non mi frega niente del messaggio, dato che tutto sommato vi è di ben peggio senza finire a Jacksonville…penso che tutto vada contestualizzato e decodificato. Il Southern è sopra ogni cosa rock con una bella percentuale di blues ed a me piacciono molto entrambi gli ingredienti. Inoltre ritengo, in buona fede, che la qualità delle melodie e degli arrangiamenti dei vari gruppi sia mediamente molto elevata. Penso che sia, sopra ogni cosa, musica nata per rallegrare, per vivere in quel contesto sociale. Non so se ti ricordi la famosa battuta che c’era in Blues Brothers, quando il gruppo va a suonare in quel bar per finanziarsi e finisce per suonare “Rawhide” con gli schiocchi di frusta…”Certo che suoniamo diversi generi di musica, qui! Suoniamo sia il Country che il Western !”…ecco, penso che la mentalità sia quella e l’accetto perché mi piace molto il suono che ne deriva. Genuino e sincero.

Uhm, questa tua riflessione forse da una risposta ai miei mille interrogativi. Ricevo un senso di pace da ciò che hai appena detto. La mia logica un po’ sovietica si scontra con la passione rock blues che mi brucia dentro. Cercherò di trarre insegnamento e soprattutto giovamento dalle tue parole e di godermi il southern rock più serenamente (certo che però i Lynyrd ci mettono del loro: come si fa a chiamare il loro ultimo – brutto –  album God and Guns?).

Come scritto nel commento qui sopra alla sua risposta all’interno della intervista, questo confronto mi sta facendo bene … incomincio a venire a patti con certe cose.

Uno dei commenti all’intervista è di Sara Crewe che mi scrive:

Molto bella l’intervista a Trombetti. Tra le altre cose, mi ha colpito quello che dice sul Southern Rock… qualche anno fa ebbi una discussione col mio ex compagno americano proprio sul tema, io accusavo il  SR di razzismo e fascismo, mentre lui cercava di spiegarmi che non si possono applicare a quel genere di musica le categorie ideologiche europee, che quella è musica popolare, delle classi lavoratrici…

Categorie ideologiche europee … musica popolare delle classi lavoratrici … uhm, interessante … ne parlo con Giancarlo, lui legge il commento di SC all’intervista dove si parla appunto di musica popolare delle classi lavoratrici e mi scrive questo (notare come GCT e l’amico americano di SC arrivino alla stessa conclusione del non poter giudicare con logiche europee):

Vedi, Tim, credo che quel che spiegò l’amico americano alla tua amica, sia assolutamente vero. Ho cercato di descrivere un episodio analogo (alla rovescia) che mi è capitato e che ho, ahimè, raccontato malamente su Truemetal (a volte ho l’impressione di scrivere alle persone sbagliate, su quel sito, ma ho accettato una pressante richiesta e mi spiace adesso lasciar cadere la cosa…). Alla rovescia perché il mio interlocutore, americano, sosteneva che fosse, appunto, musica rozza per rednecks, per contadini, per working class. E mentre il mio interlocutore si stupiva del mio affetto per la musica californiana dei sessanta e del mio amore per il rock sudista (mi descrisse come una via di mezzo tra un tossico ed un contadino!), io non ero altrettanto colpito dai suoi art rockers newyorkesi…dalla Laurie Anderson e dai vari menelli gravitanti tra un party ed una disco di ultimo grido, quelli della musica per aeroporti…

Credo che il rock del sud sia veramente una musica povera, nel senso che esce da ambienti poveri, ma che possiede un forte senso di nazionalismo e di attaccamento per la propria terra che noi europei, ed in particolare noi italiani che vediamo il pericolo nazista in tutto ciò che non sia dipinto di rosso, non abbiamo elementi per comprendere. Né giudicare.

Ci sarebbe da discutere all’infinito sulla nostra classe di censori che per decenni hanno creduto che Zappa fosse “di sinistra” solo perché aveva scritto Idiot Bastard Son, senza aver mai capito i testi di Rudy wants…ecco aver mai ascoltato la versione cantata di Holiday in Berlin. Zappa era semplicemente americano. No, sai qual è la verità? E’ che noi abbiamo cercato – e continuiamo a farlo con una cocciutaggine ottusa – di giudicare elementi di culture a noi aliene con i nostri metodi, vedendo razzismo e fascismo in luoghi dove questi non sono neppure conosciuti. A noi, caro Tim, ci ha rovinato il cinema di Mississippi Burning… e crediamo che gli Skynyrd siano cacciatori di negri…vedi? Ci vergogniamo persino di pronunciare una parola assolutamente corretta “negro” e che abbiamo creduto di vedere tradotta nel termine nigger.

Come siamo deficienti. A presto, come promesso, quando l’ispirazione verrà, proverò a condensare il mio amore per il Maestro.


Beh, non so, forse sono più confuso di prima, ma queste discussioni mi piacciono proprio tanto, spero di non avervi annoiato troppo. E’ che probabilmente sono un uomo un po’ troppo complicato e a volte, vorrei davvero essere un uomo semplice…

Mama told me when I was young
Come sit beside me, my only son
And listen closely to what I say.
And if you do this
It will help you some sunny day.
Take your time… Don’t live too fast,
Troubles will come and they will pass.
Go find a woman and you’ll find love,
And don’t forget son,
There is someone up above.

(Chorus)
And be a simple kind of man.
Be something you love and understand.
Be a simple kind of man.
Won’t you do this for me son,
If you can?

Forget your lust for the rich man’s gold
All that you need is in your soul,
And you can do this if you try.
All that I want for you my son,
Is to be satisfied.

(Chorus)

Boy, don’t you worry… you’ll find yourself.
Follow you heart and nothing else.
And you can do this if you try.
All I want for you my son,
Is to be satisfied.

(Chorus)

(Chorus)

 

Uomo Semplice

Mia mamma mi disse quando ero piccolo
“Vieni. siediti vicino a me, mio unico figlio
E ascolta attentamente ciò che ti dico.
E se farai ciò che ti dirò
Ti aiuterà in certi giorni di sole.
Prenditi il tuo tempo… Non vivere troppo di fretta,
I problemi arriveranno e poi se ne andranno.
Vai, trova una donna e troverai l’amore,
E non dimenticare foglio,
Lassù c’è qualcuno che ti guarda.

(Ritornello)
E sii un tipo di uomo semplice.
Sii qualcosa che tu ami e capisci.
Sii un tipo di uomo semplice.
Non potresti farlo per me figlio,
Se puoi?

Dimentica la brama di oro dell’uomo ricco
Tutto ciò di cui hai bisogno è nella tua anima,
E puoi farcela se ci provi.
Tutto ciò che desidero per te figlio mio,
E’ di essere soddisfatto.

(Ritornello)

Ragazzo, non preoccuparti… troverai te stesso.
Segui il tuo cuore e nient’altro.
E puoi farcela se ci provi.
Tutto ciò che desidero per te figlio mio,
E’ di essere soddisfatto.

(Ritornello)

(Ritornello)

 

 

 

PIPER HAZE: ovvero la storia di Simone, il Dark Star, la donna di Jim Morrison e la jam con Hendrix – parole di Paolo Barone

8 Mar

Roma è la città più bella al mondo, e nella città più bella al mondo può capitare di aprire un negozio coi soldi vinti al lotto su numeri suggeriti da Jerry Garcia, di scoparsi la figa di Jim Morrison e di suonare insieme a Jimi Hendrix. Dal nostro inviato (come direbbe Sector, ho sempre sognato di scrivere “dal nostro inviato”) a Roma, Paolo Barone.

Carissimo, ti voglio raccontare una storia divertente e singolare che è capitata a me e Francesco Prete un paio di anni fa.

Quel giorno eravamo stati a pranzo dal Moschino, trattoria romana nel rione della garbatella, uno dei quartieri piu’ belli di roma e luogo di nascita di Francesco. Dopo una bella passeggiata fra le architetture fiabesche della garbatella vecchia, decidemmo di andare a dare uno sguardo al negozio di dischi Dark Star, gestito dal nostro amico Simone. Grandissimo conoscitore della psichedelia west coast e discepolo spirituale di Jerry Garcia, il quale, in un certo qual modo, ha finanziato l’apertura del negozio stesso.  Il famoso chitarrista leader dei Grateful Dead era morto da qualche anno, apparve in sogno a Simone, suo grande fan, dandogli dei numeri… i classici numeri che devi giocare al lotto…Bene, il nostro amico lo fece, incredibilmente vinse (!), e con i soldi della vincita aprì il negozio dei suoi desideri. Riconoscente verso il maestro, lo chiamò Dark Star. E’ lì che ormai da diversi anni, gli appassionati di rock e stranezze varie si ritrovano in cerca di polverosi vinili o box-set nuovi di zecca o almeno e’ questo il motivo ufficiale per il quale andiamo in posti come questo in giro per il pianeta…

Entriamo con le pance piene ed i sorrisi splendenti, e dentro insieme a Simone troviamo un personaggio strano, un po’ più che cinquantenne, iperattivo e romanissimo. Parla, dice, racconta, e in pochi minuti ci assorbe tutti nel suo vortice energetico.

Certo che ho avuto una storia con Pamela Courson! Si…te l’ho detto ma che nun ce voi crede??? Ma che te penzi che sparo cazzate io?!?! Pamela, Pamela, a fidanzata de Jimmorrison! E mo’ si nun ce credete me fate rode er culo e ve faccio vede a foto che se semo fatti alla machinetta!”

E tira fuori dalla tasca interna di un giacchetto di pelle un portafoglio con dentro…La foto di lui ragazzo con Pamela che si baciano. Ora, io che di queste fesserie sono un, ehm, come dire…un “esperto” …Pam la riconosco, eccome se la riconosco, vedo foto di lei da una vita. E’ lei, non ci sono dubbi, si stanno baciando in una di quelle cabine per foto istantanee bianco e nero che in Italia erano ovunque anni fa. E lui all’epoca era pure bello, sembrava Kantner degli Airplane, con gli occhiali e i capelli lunghi.

“ I Doors erano in tour in Europa, lei e Jim avevano scazzato pesantemente, lo aveva mandato affanculo ed era venuta a Roma. All’epoca se eri un fricchettone hippie non avevi molti posti dove andare la sera a Roma, mica era come oggi che ci sono più pischelli americani qui che a New York. Uno di questi posti alla moda era il Piper, quello lo conoscete tutti ancora adesso dopo tanti anni per quanto era famoso. Tutti erano passati da quello scantinato in via Tagliamento: Stones, Pink Floyd, The Who, persino i Beatles dopo gli show al cinema Adriano vennero al Piper con Gianni Mina’ per bere e fare i fichi con le ragazze del locale…Daje che ste cose e sapete tutti no?!  Ce lo sapete che ‘e nostre cubbiste erano Patti Pravo e Loredana Berte’ mammamia quant’era bona Loredana…E li’ al Piper ce stavo io, che oltre ad essere un bel regazzetto parlavo inglese. E voi me dovete da crede, eravamo due o tre al Piper a parla’ inglese in quegli anni. So’ diventato amico de tutti, ho parlato co’ tutti o bevuto e me so’ fatto e canne co’ tutti i gruppi che venivano a sona’ ar Piper! Avevo un gruppo pure io, che ero e sono batterista, e avemo sonato prima dei Pink Floyd, mica cazzi!”

Le nostre teste giravano, un po’ per quello che sentivamo e un po’ per l’energia vitale e la simpatia totale del personaggio, che parlava con la bocca, le mani, il corpo. Gli occhi mandavano lampi alla luce dei ricordi di una Roma così diversa e più bella di quella di adesso, fatta di turisti e autoblu.

“ Me conoscevano tutti all’ epoca, pure er pittore, Mario Schifano, che na vorta pe scusasse co’ mi madre che je telefonava sempre pe cercamme, je regalo’ ‘n quadro. E lei, benedetta donna, che nun ce capiva ‘n cazzo, je l’ha dato a uno, pe levasselo de mezzo che a lei sto quadro nun je piaceva. Ma ce pensi?!? Mo’ sto quadro sta al Moma a new york, quanno ce so annato l’ho pure visto! Ma pensa te mi madre, a st’ora ero ricco…e va be’ sti cazzi, a me dei sordi nun m’e’ mai fregato gnente.”

E noi sempre piu’ a bocca aperta persi nel suo vortice.

“ Mo’ me ne devo da anna’ che m’ aspetta Carlo Verdone, da quando gli ho raccontato de me e Hendrix semo diventati amici, fateme anna’ che je devo da porta’ sti dischi.”

Questo era troppo. Va bene Pamela, va bene pure Schifano che era di Roma, ok, il Piper, i Pink Floyd, ma Hendrix…Questo non può passare così, adesso ti fermi e ci racconti tutto.

Ma dai che sta storia a sanno tutti a Roma, solo voi nun la sapete…Je l’ho raccontata pure a Costanzo in televisione…O so’ che voi nun lo vedete Costanzo, manco io, ma quello m’ha pagato e io ce so annato. Va be’ mo’ ve la racconto, però poi me ne vado che me fate fa’ tardi e Carlo m’aspetta.”

“Allora, Hendrix doveva veni’ a sona’ a Roma, ar teatro Brancaccio, questo almeno ce lo sapete no? Tutto era organizzato un po’ così, alla mejio, e serviva uno che parlava inglese pe prende lui e la band all’aereoporto, portalli in albergo, al concerto…insomma ste cose qua’. Bene, l’omo giusto ero io, c’avevo pure a machina! Sono stato na specie de tour manager romano della Experience pe due giorni. Ma il bello e’ successo dopo il concerto. Mitch e Noel avevano rimorchiato du ragazze e se ne so’ voluti anna’ subito in albergo, mentre Jimi nun era stanco, aveva l’energia a mille e voleva uscire, andare da qualche parte e magari suonare ancora. Nun me lo so’ fatto di’ due volte, e siamo partiti io, Jimi Hendrix e la sua chitarra nella notte di Roma! Il che voleva dire o andare al Piper o al Titan. Arivamo ar Titan, se mettemo a sede, bevemo quarcosa e Jimi me dice: Ho voglia di suonare, qui c’e’ un palco con tutto quello che serve, tu sei un batterista…ti va se facciamo un po’ di casino? Do you want to make some noise? Io! Alla batteria co Hendrix! Sono volato, in pochi minuti ero li’ che attaccavo Foxy Lady, Purple Haze, naaanananaaaananananaaaaaa!!!!! Foxy Lady!!! Woooowww!!!!”

Noi in quel momento lo vediamo, alla batteria tanti anni fa che sono diventati ieri nei suoi ricordi, nella potenza del suo raccontare, con Jimi Hendrix sul piccolo palco del Titan.

“ Poi l’ho portato in albergo, ci siamo abbracciati e questo e’ tutto. Non lo dimenticherò mai Jimi. Ora fateme anna’ che m’avete fatto fa tardi, m’avete, cia Simo’ alla prossima!”

Tornammo a casa io e Francesco assolutamente rapiti dalle storie, dal personaggio, da tutto. Ma restava un po’ il dubbio che questa storia potesse essere una cazzata, una divertentissima cazzata che il nostro tipo, Alberto si chiamava, si fosse inventato quasi tutto e che Simone gli desse credito sulla parola. Anche così, in fin dei conti, mi sarebbe piaciuto lo stesso.

Mesi dopo esce il libro di Carlo Massarini (molto bello) dear Mister Fantasy, dove lui racconta dei suoi primi anni a Roma e di Jimi Hendrix in una

“…Leggendaria jam session la notte del suo concerto romano con Alberto Marozzi alla batteria…”

Ora, io li compro i dischi su Amazon, ci mancherebbe, li compro come tutti…però  Dark Star, alla Montagnola, aperto da Simone con i numeri di Jerry Garcia…

(Paolo Barone – Marzo 2011)

Vi benedico nel nome di Emerson, Lake and Palmer

3 Mar

Stavo scambiando quattro chiacchiere col mio maestro, si parlava inevitabilmente degli Elp e mi sento dire:

THE MAESTRO: “Ma a proposito, com’è che dici di amare gli Elp appena sotto i Led Zep e non ne parli? Non sarai mica fra quelli che si vergognano di parlarne bene perchè la critica di sinistra e punkettara li ha stroncati come dinosauri? Beh, per me i dinosauri sono gli animali più affascinanti…dopo le donne!”

THE PUPIL: ” Scusi Maestro, ma secondo lei mi vergogno a parlare degli ELP? Mai successo, anzi mi vanto di questo e ritengo sia il segno di una intelligenza sopraffina oltre che di gusti musicali eccelsi. O là! Non ne ho ancora scritto perché aspettavo di avere il nuovo Nassau 78, per fare una recensione. Se guarda bene nel logo del Blog, la T di Tirelli è dedicata  proprio a loro.  Scusi il linguaggio, ma me ne fotto della critica di sinistra, cazzo la critica di sinistra sono io e io amo alla follia gli Elp.  Guardi, io sono cresciuto anche con il Punk, ho ascoltato i Sex Pistols e i Ramones ma soprattutto i Clash e i Damned, capisco la loro portata politica, di rottura, intellettuale (?) …  ho tutta la discografia dei Clash (compresa una deluxe edition), diverse cose dei Damned (tra cui un cofanetto)… ma non scherziamo, la musica, quella vera, è un’altra cosa”.

Così approfitto della cosa per pubblicare una foto del trio che mi sta più a cuore al mondo, e per ringraziarvi: il blog ha appena superato le mille visite, niente male per un blogettino senza pretese appena nato.

Per questo vi benedico nel nome di Emerson Lake e (Renzo) Palmer: la messa (nera) è finita, andate in pace.

LUCKY MEN – another Picca’s finest

23 Feb

Un altro momento niente male tratto dalle divagazioni che Capitan Hardrock (Tim) e Smokey Joe ( Picca) sono soliti fare mentre discutono dei massimi sistemi.

…si parlava di IT MIGHT GET LOUD, il “guitar documentary” su Page, Jack White e The Edge:

Ci sono degli umani, che nascono con la camicia.

Una camicia che magari non si rendono nemmeno conto di avere addosso ma che si ritrovano sulla pelle magicamente, senza sforzo alcuno, come direbbe Manfredi ‘per grazia ricevuta’.

Gente che non ha particolari meriti, o peculiari capacità, e che forse nel karma complessivo accumulato negli anni (il karma in fondo altro non è che la raccolta punti della Coop vista da una prospettiva mistica) si ritrovano fatalmente dotati di un ciclopico e incommensurabile ‘spannated arse’, per intenderci ‘culo spannato’.

E, davanti a cotanta culaggine assolutamente spropositata in confronto al talento espresso, gli altri umani si innamorano perdutamente di codesti ani dilatati, sospendendo ogni raziocinio critico e accodandosi all’andazzo del Castaldo di turno.

Non può che essere questa la spiegazione della presenza nella foto e nel ‘feature’ che ci sottoponi, o caro Timmy, del tizio ritratto assieme a The Edge e Lord James Patrick Page.

Culi Spannati.

Altro che Cattiva Compagnia o Feedback. (rispettivamente il gruppo storico di Tim e di Picca ndtim)

Non ho nulla contro i White Stripes, però fanno parte di quella categoria di ‘critic’s pets’ che non sopporto,gente per la quale  saltano le regole più basiche dell’equilibrio critico.

E’ successo altre volte e altre volte succederà con artisti sicuramente interessanti, ma che godono di una incomprensibile fregola di alcuni giornalisti e guru dello showbiz di spararli nell’olimpo del rock.

Quante canzoni memorabili hanno fin d’ora cacato i due stripes?

Una, a causa di un coro da stadio per giunta italico.

Ce ne sono altri, dicevo, tipo Beck o Moby, che sono anche gradevoli a loro modo, ma che alla prova della c60 (riempire una hf sony da un’ora con i brani migliori facendo un best per la macchina) dopo tre pezzi siamo a piedi.

I ‘vecchi leoni’ alla Jimmy o alla Jagger, che sono dei furbastri, utilizzano questi giovinastri più o meno alla moda per finire sui mags più giovanilistici, ben sapendo che tra 50 anni Houses of The Holy e Let It Bleed lo vendi ancora alla Coop, mentre i White Stripes, se hanno del culo, hanno un best  della Sundazed che devi ordinare ad Amazon a 35 dollari.

Venendo a Mick Ralphs e Tim T., se Tim T. avesse avuto vent’anni a Londra nel ’71, qualcosa combinava di sicuro, magari non diventava un Rock And Roll Hall Of Famer, però una carrierina negli Atomic Rooster o nei Juicy Lucy se la faceva eccome.

E poi alla sera, un festino da Eric Burdon, una jam da Long John Baldry, una storia con la ex di Boz Burrell….

E adesso il grande Tim T. avrebbe tutta la discografia su Repertoire, e Picca andrebbe dalla Pina al Disco Club a comprarsi il Live, naturalmente al Rainbow.

Chissà, magari nella prossima vita….

In bocca al lupo, Nonantolaslim.

Picca

PETER GRANT BLUES

22 Feb

(nelle foto la ex dimora di Peter Grant a Hellingly, East Sussex)

Io me lo immagino Peter Grant, nel periodo “orizzonti perduti” dei Led Zeppelin, diciamo dal 1976 al 1980, rintanarsi sempre più spesso nel suo maniero in preda ad una depressione e a una dipendenza dalla cocaina sempre più forti.  I Led Zeppelin sono ormai una mostruosa creatura senza controllo, troppo successo, troppi soldi, troppa droga, e avrebbero bisogno di una mano salda, di una mente lucida, di una guida sicura.

Peter Grant invece, il manager che tutti temono, colui che ha riscritto le regole del management, un uomo dalla stazza imponente crolla a causa della separazione dalla sua amata Gloria, che se ne va insieme al fattore della loro tenuta.  Il successo continua, ma le tenebre avvolgono il mondo fin lì sgargiante e colorato del più grande gruppo di musica rock mai apparso sul pianeta. PRESENCE del 1976 è un album cupo, difficile, metallico, freddo che THE SONG REMAINS THE SAME (doppio live e relativo film) riesce solo in parte a mitigare.

Il Tour del 1977, poi interrotto a causa della morte del figlio di Plant, è pieno di violenza, il gruppo porta con sé come responsabile della sicurezza John Bindon un losco figuro coinvolto più tardi in traffico di droga e omicidio. Folle in delirio (e non è un iperbole) osannano i Led Zeppelin, ma Jimmy Page è il fantasma di se stesso, a causa dell’eroina non sarà mai più all’altezza della sua fama, e a nessuno sembra importare. A Oakland l’incidente in cui Grant, Bonham e i loro scagnozzi picchiano a sangue un collaboratore di Bill Graham per futili motivi (verranno poi tutti condannati). Nel 79 il ritorno a Knebworth, la paranoia continua, Grant litiga furiosamente con l’organizzatore dei due concerti – Bannister –  circa il numero degli spettatori chiedendo ancora più soldi. Esce IN THROUGH THE OUT DOOR , album di transizione che lascia i più titubanti. Il breve tour europeo del 1980 si svolge nonostante Page sia, chitarristicamente parlando, ai suoi minimi storici.

25 settembre 1980, John Bonham, completamente ubriaco, muore nel sonno. Nel 1983 chiude i battenti la Swan Song Records.

Sì, io ce lo vedo Peter Grant, in quella grande casa, consumare cocaina, ordinare sandwich alla vicina rosticceria dopo che tutto il suo mondo è andato a catafascio…  anche la casa stessa, senza più manutenzione,  inizia a crollare.

Certo, intorno al 1990 riesce a sconfiggere la sua dipendenza, dimagrisce in modo considerevole, vende la casa e si trasferisce altrove,  ma nel decennio degli anni ottanta, prigioniero di quella dimora, ne passa di blues.

E tutto questo per una donna …

…And her name is G . L . O . R . I . A
G.L.O.R.I.A, G.L.O.R.I.A
G.L.O.R.I.A, G.L.O.R.I.A
Gonna shout it every night
Gonna shout it every day…

 

LE SECONDE LINEE DEL ROCK & IL BRITISH ROCK ACCORDING TO PICCA

20 Feb

Certo, lo so, questo è il mio blog, ma come faccio a non pubblicare queste note tratte dagli interscambi sui massimi sistemi che siamo soliti avere via email io e Picca?

Da Modena Fats a Nonantola Slim

Oh Timmy,

noi abbiamo questa immagine delle rock stars edulcorata da decenni di pugnette e giornali inglesi tipo NME/MOJO/UNCUT/CLASSICROCK, ed è giusto così, è la nostra passione.

Quando mi è capitato di essere nelle vicinanze delle seconde linee del rock, gli oscuri faticatori da centrocampo per intenderci, ho avuto questa sensazione di routine, di lavoro duro, di riffs fabbricati come bulloni col tornio, di rullate surgelate.

Mi ricordo i Black Sabbath con Iommi, Tony Martin e il povero Cozy Powell aggirarsi nel backstage del palapanini coi jeans e le reebok, tinti, parruccati, con le pancione da birra, le chiappette in caduta libera, le fronti sempre più ampie con le attaccature in fuga.

Niente di male, per carità. E’ lavoro.

Uno se li immagina costantemente in estasi da ispirazione, magari (visto il genere e il pedigree) alle prese con messe nere, groupies minorenni e droghe spaventose.

Invece girava del tè, delle Cutty Sark e del pollo allo spiedo freddo.

Poi, alle nove, eccoli uscire dal camerino come 4 vichinghi satanici, come 4 barbari usciti da una Spada di Shannara o da un fumetto di Conan, e salire sul palco completo di croce rovesciata ivi trasportata nel pomeriggio dal sottoscritto e da Andrea Minelli, ottimo chitarrista jazz e facchino assieme a me in quell’occasione.

E’ working class del rock.

Interludio…..

Prendiamo adesso quello che era l’Inghilterra dopo la guerra fino a Love Me Do.

Un posto sfigato, grigio, piovoso, bombardato da Hitler fino all’ignoranza, con le donne meno attraenti del globo intero.

Poi, per qualche misterioso motivo contingente, da Liverpool, ripeto Liverpool, e cioè il posto più sfigato tra i posti sfigati, scatta la Beatlemania.

Lì non c’è mica il blues come non c’è mica Bill Monroe, non c’è mica Woody Guthrie o il gospel o un cazzo…

Il top sono Lonnie Donegan e Cliff Richards.

Dopo 5 minuti di Love Me Do, spuntano come prataioli un numero impressionante e forse irripetibile  di cantanti, chitarristi, matti, pop stars, gruppi, managers, grafici, autori, mignotte, tossici, capelloni, batteristi, i quali, questo si in perfetto stile coloniale britannico, dopo 6 minuti da Love Me Do hanno conquistato il mondo.

Se contiamo gli abitanti del Regno Unito del 1963/64 e consideriamo quante rock più o meno stars sono spuntate da quel turbillon, immagino che la media sia formidabile.

Vabbè la lingua inglese, ma ragàz che roba…

Beh Timmy, vuoi dire che se fossimo stati lì anche noi, 18enni nel 65, non saremmo riusciti a dare il nostro piccolo morsetto alla torta?!?

Adesso però magari non saremmo aristocrazia rock come Jimmy o Rod o Elton o Sir Paul o Bowie.

Forse tu saresti chitarrista di una versione ‘survivor’ degli Humble Pie a cercare date nei pub delle Highlands con Marriott morto e Frampton che vi fa causa, e io sarei corista e chitarrista ritmico di Manfred Mann o dei riuniti Herman’s Hermits.

Tutte le sere a phonarci la pelata per ricostruire una gnagna ormai sparita e a strizzarci la pancia nei jeans elasticizzati.

Valà che è meglio essere i due miti nonantolo-modenesi che siamo, vacca boia!

Bacini,

Picca

JIMMY PAGE ACCORDING TO PICCA

19 Feb

Picca lo conosco dalla seconda metà degli anni settanta. Rocker di altissimo lignaggio è suo malgrado diventato una figura storica, un personaggio centrale della scena musicale modenese. Ottimo cantante, bravo chitarrista, mente illuminata, tifoso dell’Inter, ha fama di essere un cultore di certo rock americano (CSN&Y, W.Zevon, Little Feat, Bruce…) ma lui solo sa quanto ha amato il rock inglese, quello dei Beatles, dei Led Zeppelin, degli Wings e, perché no, anche di Paul Rodgers (insieme ad un ristretto manipolo di eroi è uno dei pochi italiani che si è ascoltato per intero l’album del 1983 CUT LOOSE … addirittura una sera in pizzeria mi ha pure cantato la titletrack, citando correttamente il testo). Potevo non diventargli amico? Tra noi due, l’esperto dei Led Zeppelin sono io, ma avrei saputo riassumere meglio l’importanza degli stessi di questa breve nota, tratta dagli interscambi sui massimi sistemi che siamo soliti avere via email?

Io Pageiano?
Io SUPERpageiano!!!
Tieni presente, caro Oh Timmy, che nel 1978/79, il povero Maurizio Barbari (allora mio primo insegnante di chitarra) si vedeva frantumare dal sottoscritto le pur fragili balotas da continue richieste della serie “mi insegni l’assolo di HEARTBREAKER?”. oppure “ posso suonare la mia Yamaha folk con l’archetto del violino”…e via così…
Sul Signore Delle Tenebre ho mille congetture, mille teorie.
Non c’è che dire: il ragazzo incuriosisce…
Caro Oh Timmy, io la vedo così: il giovane James Patrick faceva il session man.
Va bene, lo sappiamo, però all’epoca (metà sixties), il session man secondo me era un tipo che sapeva leggere e scrivere musica, aveva la strumentazione, e i genitori che non facevano troppe domande.
E’ nei seventies che il turnista diventa importante (e la musica, casualmente, comincia a peggiorare).
Però Giacomino impara i rudimenti e, soprattutto, il businness.
Nella Swinging London gli Yardbirds sono un culto, ma le vendite così così. L’aspetto più importante di quel sound è l’influenza che ha in tutta la scena psycho/acid/fuzz americana, perché mentre tutte le band inglesi tirano alla beatlemania (ascoltare Nuggets 2), in America tutti sono emuli dei gallinacci (ascoltare Nuggets1). La cosa, relativamente al successo LEDZEP americano, verrà buona in seguito.
Probabilmente alla fine dell’avventura, Jimmy ascolta Truth e scopiazza qualcosa, ma quel modo di impostare il blues grazie anche all’amplificazione sempre più potente (Marshall ha appena cominciato) in quegli anni è nell’aria, a Londra.
Basta ascoltare il primo di Terry Reid (guarda caso) o i Live a Boston dei Fleetwood Mac di Peter Green: cantanti che sbragano le barriere del facile ascolto, chitarristi che all’improvviso sono protagonisti come i sax nel jazz, improvvisazioni su canovacci consueti (le mille canzoni uscite da Cat’s Squirrel)…
La differenza qual’é: il primo dei raga (LED ZEPPELIN I ndtim) suona DODICIMILA VOLTE MEGLIO di tutti gli album rock dell’epoca.
Non è mica poco.
La musica, sai, si ascolta. Se suona bene, è meglio…
Nel giro di tre anni (tre anni, capito??? al giorno d’oggi una band come gli Oasis in tre anni quasi non produce che due singoli, con evoluzione inesistente), in tre anni, insomma, il Dirigibile defeca 5 capolavori (perché HOTH – Houses Of The Holy ndtim- sarà anche minore, ma VORREI VEDERE…!), e Il Signore Delle Tenebre (a differenza di Jeff che ha fatto un casino di scale o di Eric che ha imparato a suonare come Freddie King e gli è bastato), ha:
-prodotto 5 capolavori
-scritto almeno 12 classici
-cambiato il music-businness
-allargato le prospettive passando dal blues al rock al funk al folk al country al prog all’arab.
-fissato su nastro un numero di assoli indimenticabili impressionante.
Il tutto mentre Jeff faceva le scale, Eric copiava JJ Cale, Ritchie litigava con Gillan.
A questo punto, il Signore Delle Tenebre smette di fare il chitarrista.
A pensarci bene, la cosa ha senso.
Cosa c’era da scrivere, più di così, nella storia delle sei corde…?
Esercitarsi tutti i giorni per essere ‘precisi’?
Fare gli esercizi per suonare sempre più velocemente HEARTBREAKER, in modo da permettere lo spalancamento mondiale della bocca di milioni di Amos Amaranti (bravissimo chitarrista modenese ndtim)?
Negli anni formativi della Londra pre-summer of love, Jimmy ha imparato una cosa: se scrivi Kashmir e sbagli qualche assolo, un giorno suoni alla O2 col mondo che sbava.
Se fai troppe scale, diventi Steve Vai che suona al Vox per un pubblico di segaioli.
Anzi, forse è stato proprio il Principe Delle Tenebre, quello vero, a dargli la dritta.
Morto Bonham, la bazza perde tutto il suo senso.
Perchè gli Zeps sono la vera BAND, ovvero 4 individui che assieme valgono molto di più di quanto non valgano singolarmente.
Tony Franklin? Chris Slade? Chris Squire? Phil Collins? Tony Thompson? David Coverdale? Chris Farlowe?
Bravi, simpatici, per carità.
Ma devo fare le scale per suonare Black Dog in qualche Palasport dell’Ohio con Chris Slade?
Cazzomenefrega, io sono Jimmy Page, mica Ted Nugent.
Adesso ho sonno e perdo il filo.
Vado a vedere i gol dell’Inter .
Bacini e grazie per le liste.
Salutami Eddie Kramer, che Lucifero lo benedica.
Picca

Beh, non so voi, ma io a Picca, voglio bene.