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C.S.I. ROCK: IS JIMMY PAGE DEAD?

15 Mag

Picca mi invia questo articolo, così, all’improvviso….rimango sorpreso… è una delle sue intuizioni geniali? Lo ha sognato? Un semplice artifizio ? Fatto sta che non mi aspettavo che sapesse, che potesse smascherare una faccenda che solo in pochissimi in questo mondo sanno, così mi pongo il dilemma: glissare o, per il voto che ho fatto all’onestà intellettuale, integrare il suo post con una appendice che potrà finalmente spiegare uno dei grandi misteri irrisolti dell’universo? 

C.S.I. ROCK: IS JIMMY PAGE DEAD? di Picca

Guardavo l’altra sera l’ennesima menata televisiva legata al mito ‘Paul is Dead?’ che sarà simpatico e stuzzicante finchè volete ma ormai ha stracciato le gonadi alla grande.

Nel programma Misteri una Paola Barale irriconoscibile e con una sospetta voce ‘di naso e di fronte’ tipica delle liasons troppo lunghe con i prodotti tipici di Colombia e Bolivia ha intervistato un manipolo di ‘esperti’ per cercare di snodare l’antico inghippo sulla possibile morte di beatlepaul e la sua sostituzione con sosia, pare, canadese.

Misurazioni di orecchie, analisi di dentature, comparazioni di spettri e frequenze vocali eccetera…

Alla fine della fola appare quasi scontato che Macca 1 è crepato nel ’66 e che un Macca 2 gli è entrato nei beatleboots, ha imparato a imitarne l’accento adenoidale di Liverpool e si è allegramente messo a scrivere su due piedi Hey Jude, Penny Lane, Let It Be, Blackbird, Helter Skelter, Maybe I’m Amazed, Live And Let Die, My Love, Band On The Run e via discorrendo.

Così si spiega Maxwell’s Silver Hammer, se non altro.

La follia di tutto ciò ha però contribuito ad accendere un led (!) nel mio cervello fulminato e a imbastire un’ ipotesi che da qualche giorno mi ossessiona: Paul is Alive.

But Jimmy Page is dead.

(Jimmy Page 1  – 1969)

Vabbè la stanchezza, vabbè l’eroina, vabbè la cocaina, vabbè Charlotte Martin, vabbè Uncle Aleister, vabbè Kenny Anger, vabbè Richard Cole, vabbè Lori Maddox, vabbè la Riot House: ma la metamorfosi al contrario da farfalla virtuosa a bruco inceppato del chitarrismo, e non solo, di Jimmy non trova altra spiegazione.

Poniamo l’ipotesi (e qui la gnosi storiografica del nostro Timmy dovrà aiutarci) che mr. James Patrick Page, alla fine del tour del 1973, sia morto.

(Jimmy Page 1 – 1973)

Come non lo so, gli è cascata la doppio manico in testa, ha fatto un rito crowleyano per generare il Monnchild con Peter Grant come Scarlet Woman, l’ ha accoppato Ronnie Wood perchè gli molestava la moglie…non m’importa.

(Jimmy Page 1 – San Francisco Kezar Stadium 2 giugno 1973 – Foto di Riff Gilioli)

La Led Zep inc. decide di fare ‘la vecchia’ e di sostituirlo per non buttare alle ortiche tutto il lavoro svolto e le potenzialità future. Prendono un po’ di scarti degli albums precedenti per il disco successivo (cosa effettivamente accaduta per Graffiti: evidence n.1) e assoldano un chitarrista sconosciuto (mica puoi prenderne uno famoso sennò ti cappellano subito) e lo trasformano in Jimmy Page 2. Peter Grant smolla qualche mazzetta a chirurghi plastici per dargli un’ aggiustatina, Richard Cole parla con le groupies, Ahmet abbozza e il gioco è fatto.

C’è un problema: Jimmy 2, confronto a Jimmy 1, è un chitarrista scarsissimo.

Cioè… è uno che in un pub andrebbe da dio, tra l’altro conosce molti riff degli Zeps, ma messo di fronte a Dazed and Confused live del ’73 si caca sotto nel costume da dragone.

Planty e Jonesy si occupano di aggiustare un po’ di appunti e dar loro una forma zeppellinara, mentre Jimmy 2 sta in casa da mane a sera a fare scale e allenare diteggiature.

Mettono in giro la voce che sia drogato, ma in realtà va a lezione di chitarra.

Solo che non ha la manina, soprattutto la destra, come si evince osservando i filmati dal ’75 in poi: il polso del chitarrista ha subito un’ involuzione drammatica, è fermo, saldato all’avambraccio, senza fluidità (evidence n.2 – Tim: chiedere perizia a ortopedico appassionato di rock).

Anche le movenze sul palco si fanno meno fluide: certo, Jimmy 2 ha studiato bene le pose di Jimmy 1, ma ora hanno un che di sforzato, di meccanico, addirittura fuori-tempo, al contrario della showmanship mostrata da Jimmy 1 in TSRTS e altri filmati pre-decesso.

E a livello compositivo Jimmy 2 ci prova eccome a reggere il confronto, ma The Rain Song è un ricordo lontano, al massimo puoi arrivare ad Achille’s Last Stand con le 4’000 sovraincisioni di chitarra necessarie per portare la canzone a casa (evidence n. 3) e il buon Jonesy che ti dà una mano ad arrangiare.

Altrimenti…Hot Dog. Lucifer’s Rising. Chopin’s prelude.

Questo spiega anche i fallimenti delle collaborazioni successive, con Coverdale e Rodgers che si aspettavano di lavorare con Jimmy 1 e si sono ritrovati Jimmy 2.

Il problema è che adesso Jimmy 2 è Jimmy Page da molto più tempo di quanto non lo sia stato Jimmy 1, e indietro non si torna.

Se Timmy boy potesse piazzare due ritratti di Jimmy, diciamo un ’72 e un ’79, si evidenzierebbe che si tratta di due individui differenti.

Altrimenti basta guardare la manina destra.

Il dibattito, e l’indagine, sono aperti.

©Stefano Piccagliani 2012

Appendice: LE PROVE di Tim Tirelli

Il 29 luglio 1973 (o meglio il 30 visto che il concerto si protrae oltre mezzanotte) termina il tour americano del 1973 e terminano i Led Zeppelin come li conosciamo. Cinque anni in cui hanno pubblicato cinque album bellissimi e portato in tante città uno spettacolo rock come non si era mai visto. Nessuno come loro ha saputo fondere impatto sonoro/importanza storica/songwriting eccezionale/look/senso del rock/ senso del blues/capacità musicali e strumentali /intrattenimento/capacità di far soldi e di saperli gestire. I cinque anni in questione saranno il fulcro di tutto l’avvenire del gruppo, grazie a quanto fatto in questo periodo di tempo, i LZ saranno adorati per decenni a venire.

Il manager Peter Grant e il guru discografico AHMET ERTEGUN capiscono che – dal punto di vista della raccolta frutti…peraltro già abbondantissima – il bello deve ancora arrivare, pongono quindi la loro massima attenzione e cura al progetto LED ZEPPELIN.

Tutto perfetto quindi, beh non proprio…durante le riprese personali per le scene fantasy del film musicale a cui si sta lavorando Jimmy Page, la mente e leader del gruppo muore. Morte in apparenza normale e sciocca: Page cade da un cima montagnosa mentre gira per la terza volta l’ arrampicata. Il freddo, la stanchezza, il fisico non certo allenato…Page molla la presa, fa un volo di qualche decina di metri, batte la testa, muore. In Scozia, vicino alla Boleskine House, sulle rive di Loch Ness, mentre interpreta lo scalatore e l’eremita . Tutto sommato una morte adattissima.

(ultima immagine di Jimmy Page, pochi minuti prima di iniziare per la terza volta la scalata – tardo 1973)

Nel ristrettissimo cerchio Zeppelin la notizia è terrificante. Grant avvisa subito Ertegun che vola immediatamente in Inghilterra e che impone di non divulgare la notizia. Due giorni dopo si tiene un primo meeting segreto in un albergo delle midlands tra Grant, Ertegun, Richard Cole, Plant, Bonham, Jones, il regista delle riprese. I tre assistenti di questi vengono rinchiusi in una sala adiacente. Viene deciso di tenere nascosta la notizia e si ipotizza di continuare come i Beatles fecero con il sostituto di PMC. Jones decide di uscire dal gruppo, Bonham è confuso, Plant si ribella, non ne vuole sapere, vuole chiudere anche lui. Ertegun mette in campo tutte le sue doti e la sua esperienza e per farla breve, nel giro di tre settimane convince sia Jones che Plant. Tutti firmano un documento segretissimo dove si impegnano a non divulgare mai la verità. Sgarrare significa finire – ben che vada – in un istituto per le malattie mentali (il primo ad entrarci è uno dei tre tecnici assistenti alle riprese testimone della morte di JP).

Seguono meeting dove si traccia la strategia su come rimpiazzare Page. L’ottima intuizione di Picca non è completa: non esiste un Jimmy Page 2…ne esistono diversi.

Il 1974 il gruppo tiene un profilo bassissimo: niente concerti naturalmente, si distoglie la attenzione dando vita alla SWAN SONG, si lascia trapelare che Plant deve operarsi alle corde vocali (cosa peraltro vera) e ci si organizza per preparare un nuovo album. Già il nuovo album. Ma come fare? Si rispolverano pezzi registrati e non usati per i tre album precedenti (BRON YR AUR viene dalle session di LZIII / NIGHT FLIGHT-BOOGIE WITH STU-DOWN BY THE SEASIDE da quelle di LZIV / THE ROVER-BLACK COUNTRY WOMAN-HOUSES OF THE HOLY dalle session del 1972 per l’album HOUSES OF THE HOLY). In un primo momento si pensa di far uscire un album doppio, con un disco con questi 7 pezzi da studio e un disco con una selezione di pezzi live presa dalle registrazioni multitraccia fatte nel giugno del 1972 in California (che poi usciranno nel 2003 come HOW THE WEST WAS WON). Gli inediti – pur essendo validi – non vengono considerati sufficienti, c’è bisogno di materiale nuovo, di pezzi che possano diventare nuovi grandi manifesti del sound LZ. Viene chiesto a Jones di scrivere alcuni brani nello stile di Page e di registrare con la band con lui stesso alla chitarra (Jones è un polistrumentista che sa suonare piuttosto bene la chitarra …l’intro di CELEBRATION DAY su LZ III l’ha suonata lui). Si cerca nelle home recording di Page, si trovano spunti interessanti (KASHMIR / TEN YEARG GONE) e da quelle idee abbozzate e dal nuovo materiale composto da Jones nascono gli altri grandi brani che appariranno su PHYSICAL GRAFFITI.

Occorre però un vero chitarrista per registrare certe parti. Spacciando il lavoro come un album solista di Jones, vengono ingaggiati un paio di chitarristi inglesi: CHRIS SPEDDING e BERNIE MARSDEN ma il risultato non è ancora sufficiente, per plagiare il chitarrismo e il genio di Page serve ben altro, così AHMET ERTEGUN e PETER GRANT decidono di rischiare e di mettere al corrente JEFF BECK. Non si conoscono le reazioni di El Becko, fatto sta che due settimane dopo Beck è in studio con la band, registrando con le chitarre, gli ampli e lo stile di Page i rimanenti pezzi di Physical Graffiti.

Beck a questo punto è totalmente coinvolto ed entra dal punto di vista legale e dei profitti nei LED ZEPPELIN, però non può salire sul palco nel vesti di JP. Inizia la ricerca di un sostituto che assomigli come una goccia d’acqua (o quasi) a Page e che sappia suonare la chitarra.  Come accennato da qui in poi in realtà i sostituti saranno diversi nel corso degli anni, mai chiarito dove finissero poi a fine lavoro.

FINE 1974/INIZIO 1975 – JIMMY 2: viene scovato vicino Londra un chitarrista discreto che assomiglia incredibilmente a Page, anzi è persino più bello e affascinante: sarà l’unico – dal punto di vista del visual – ad essere all’altezza dell’originale. Il gruppo parte per il tour americano annunciando che Page si è fatto male all’anulare della mano sinistra ma che comunque il tour viene confermato. Le non eccezionali perfomance del chitarrista vengono quindi giustificate dalla cosa. Plant si ammala nel primo giorno del tour: si porterà dietro fino a marzo la bronchite, le sue performance saranno miserabili, ma ciò contribuisce a mascherare  l’assenza del vero JP spostando l’attenzione su di lui. A fine tour i contrasti con Jimmy2 porteranno all’allontanamento di quest’ultimo. Jimmy2 diventerà un tossico, non ci sarà bisogno di farlo internare. Morirà (a quanto si sa) alla fine del 1978. Il tour comunque è un successo incredibile, il nuovo album arriva in cima alle classifiche riportando anche i precedenti cinque nei TOP 200 di Billboard.

(Jimmy 2 – 1975)

1976: altro anno praticamente sabbatico dal punto di vista di tour e di apparizioni pubbliche. In gennaio viene registrato a Monaco di Baviera (lontano da occhi indiscreti dunque) PRESENCE. Molte parti di chitarra vengono in origine registrate da Jones alla tastiere, per poi essere rifatte da Jeff Beck e, almeno secondo indiscrezioni, da Roger Fisher (HEART) e Paul Chapman (LONE STAR) che avrebbero contribuito alla scrittura dei brani insieme a  Jones. Un errore in fase di missaggio svela quanto appena scritto: in ACHILLES LAST STAND è ancora udibile per qualche secondo la tastiera di Jones. In aprile esce PRESENCE. In ottobre il doppio live e film THE SONG REMAINS THE SAME, basato sulle ultime apparizioni live del vero Jimmy Page (NY Madison Square Garden 27-28-29 luglio 1973). Invece di mandare in tour il gruppo, il management manda in tour questo film, soprattutto nei paesi meno battuti, alimentando il mito con un film spettacolare relativo al gruppo originale.

1977 – JIMMY 3: entra in scena un nuovo chitarrista, ma la scelta è meno felice del precedente. Il tour deve partire in febbraio, ma Jimmy 3 non è ancora ad un livello decente (non lo sarà comunque mai). Si sposta tutto ad aprile. Viene fatta circolare la voce che Jimmy Page è debilitato, che le droghe stanno minando le sue capacità. Il pubblico se la beve e, seppur pieno di violenza, il tour consacra il gruppo ai vertici del rock mondiale. Dalla scaletta viene tolta DAZED AND CONFUSED, troppo particolare per essere affrontata da un chitarrista normale. I bootleg evidenziano le magagne chitarristiche…quanta differenza tra Jimmy3 e il vero Page. I lunghi capelli neri sempre davanti al viso e il completo bianco con papaveri e dragoni rendono Jimmy3 una copia estetica accettabile. Durante la terza parte del tour, muore all’improvviso, il figlio di Plant. Tutto si ferma di nuovo. Jimmy3 ad un certo punto sparisce. Non si sa altro.

(Jimmy 3 – 1977)

1978 : in maggio Plant accetta di ritrovarsi qualche giorno allo CLEARWATER CASTLE nella foresta di Dean in Inghilterra con Ertegun, Grant, Richard Cole, Bonham, Plant e Beck. Quest’ultimo non riesce più a gestire la cosa.  Garantendo il massimo riserbo, esce dalla società. Plant, Jones e Bonham fanno qualche prova. In novembre il gruppo si ritrova ai Polar Studio di Stoccolma (anche questa volta lontano dai riflettori londinesi o americani) per registrare un nuovo album. Jones suonerà molte parti di chitarra. Roger Fisher degli Heart completerà il resto. L’album è – per cause di forza maggiore – keyboards oriented.

1979/1983 – JIMMY 4: in gennaio 1979 viene reclutato quello che viene schedato come Jimmy4, uno svizzero di madrelingua inglese, del giro di  Claude Nobs. Fisicamente simile, non una goccia d’acqua… ma ormai passa l’assunto per cui le strane metamorfosi facciali (e fisiche) di Page sono dovute al massiccio uso di eroina. Jimmy 4 non è malaccio, ma è davvero troppo magro e mediocre come chitarrista. Però si integra bene con la band, accetta gli ordini di Plant, insomma fa il Jimmy Page senza pensare di essere diventato Jimmy Page (cosa accaduta ai precedenti due). Due date a Copenhagen e due date a Knebworth e il 1979 dal punto di vista delle esibizioni (seppur misere) passa. In agosto l’album IN THROUGH THE OUT DOOR irrompe nelle classifiche e benché non sia certo un capolavoro vende tonnellate di copie. Ertegun e Grant dovrebbero essere contenti, ma la cosa inizia ad essere un peso insopportabile.

(Jimmy4 a Knebworth 1979… è evidente che si tratta di una altra persona)

Nel 1980 si decide di capitalizzare al massimo – prima di una fine che sembra imminente – e si inizia ad ipotizzare un nuovo tour negli USA. Plant impone qualche data in Europa per vedere se la cosa può almeno avere un senso. Vengono organizzate un po’ di date a maggio, ma Jimmy4 non pare in grado. Vengono spostate tra giugno e luglio. E’ probabilmente il punto più basso toccato dai LZ. Seppur senza le grandi maratone del passato, e con la giustificazione dell’approccio sporco del punk di gran moda in quel periodo, le esibizioni sono – dal punto di vista chitarristico – deprimenti. Jimmy4 si nasconde dietro occhiali da sole e completi eleganti, ma le mani non vanno. Inizia a conficcarsi nella mente del giovane Picca, presente alla data di Zurigo, la intuizione che c’è qualcosa che non va, che quello non può essere Page.

(Jimmy4 durante il tour del 1980)

Plant non è convinto, Bonham non parla, Jones è soggiogato dal sempre maggior potere che acquista all’interno del gruppo, la situazione è confusa, ma si decide di partire per l’ultimo grande tour negli USA. Un paio di settimane prima di partire Bonham muore. Sappiamo tutti come è andata. A quel punto tutto crolla, o meglio crollano i LZ. Sì, perchè il problema Page rimane. Non si può certo far morire anche lui, troppi sospetti si aprirebbero sulla società  Zeppelin. Grant molla, Plant e Jones non ne vogliono più sapere. Ertegun delega la faccenda Page a Phil Carson (capo della Atlantic inglese). Nel 1981 esce a nome  Jimmy Page la colonna sonora di un brutto film di Michal Winner, DEATH WISH2. In relazione a questi anni si hanno meno certezze, ma pare che in studio ci fosse Roger Fisher, appena uscito dagli HEART. Phil Carson convince Beck ad includere Jimmy4 nel tour dell’Arms nel 1983. Viene messo al corrente della cosa Paul Rodgers. I due si presentano insieme, in alcune canzoni lo stesso Rodgers prende in mano una Gibson Les Paul per coprire l’inettitudine del chitarrista che ha a fianco. Il risultato sarà scabroso. Jimmy4 viene cassato. Non si sa che fine abbia fatto.

1984/2000  – JIMMY 5: Phil Carson gestisce orma il tutto da solo, Ertegun non ha più il polso della situazione e il resto dell’entourage Zeppelin ormai è preda dei demoni e dei sensi di colpa dell’operazione. Plant cerca di distrarsi con la carriera solista. Sorprendentemente Carson convince Rodgers a fare qualcosa utilizzando il marchio Jimmy Page. Si inventano i Firm. Reclutano Chris Slade e Tony Franklin (ai quali non verrà detta la verità) e un chitarrista australiano nato in Inghilterra, un certo Leopold. Il tipo è, o meglio era un buon chitarrista, è molto amico di un conoscente di Carson. Il problema è il 1984, il tipo prende tutto alla leggera, è fuori allenamento, suona una Fender Telecaster con il B-Bender e adotta un look che forse è adatto ai bar di Perth, non certo per l’Hammersmith di Londra. Rodgers lo convince ad usare la Gibson Les Paul almeno in qualche pezzo. Io ho visto Jimmy5 dal vivo a Pistoia in quell’anno, posso giurare che – morisseilpapa-  quello non era Jimmy Page.

(nella foto Jimmy5 aka Leopold: è evidente che questa persona non è Jimmy Page)

Gli anni 1985 e 1986 andranno un po’ meglio. Sotto controllo di Rodgers , viene assunta una stylist per rendere accettabile il look di Page. Leopold insiste a volte con discutibili camicie hawaiane, ma per il resto il tutto sembra funzionare abbastanza bene.

(Paul Rodgers con Leopold/Jimmy5 dal vivo con i Firm nel 1986)

 (Jimmy5 con i Firm nel 1986 dopo l’intervento della stylist)

Jimmy5 viene inviato a calarsi meglio nel ruolo, a curare di più il suo aspetto e la sua tecnica. Il risultato sotto certi aspetti è sorprendente.  Nel 1988 esce OUTRIDER, scritto da Jimmy5 e Roger Fisher. Album modesto ma che lascia trasparire in alcune sue parti momenti ispirati (l’assolo di HUMMING BIRD potrebbe davvero essere stato fatto dal vero Jimmy Page). Lo stile per i più è perfetto, per i pochi invece è evidente che chi suona e scrive è un finto Jimmy Page che fa il Jimmy Page. PRISON BLUES è troppo Jimmy Page per essere davvero Jimmy Page. Chiaro no? John Miles, Durban Laverde, Jason Bonham sono convinti di stare a suonare col Jimmy1.

Jimmy5 nel tour relativo sorprende tutti, me compreso: la prima data (naturalmente quella ripresa da MTV e mai trasmessa) è un mezzo disastro, Jimmy preso dall’emozione è scoordinato e pasticcione, ma nei concerti di ottobre e novembre si rivela un grandissimo chitarrista. Sembra il Jimmy1 dei giorni d’oro. L’emozione è un po’ il tallone d’Achille di Jimmy5: in maggio per il 40esimo anniversario della Atlantic cicca clamorosamente l’appuntamento con la storica reunion dei LZ, ovviamente in mondovisione. Milioni di persone si domandano se davvero quello è Jimmy Page. Ahmet Ertegun e Phil Carson avevano persino preparato un comunicato temendo il peggio.

Nel 1990 esce il Box set rimasterizzato, Leopold viene portato in giro per un tour promozionale dove nelle mille interviste recita la particina impartitagli da Ertegun e Carson.

Nel 1991 Jimmy5/Leopold viene messo insieme a Coverdale. A David non viene detta la verità, ma il cantante del Serpente Bianco intuisce che qualcosa non va. Passano due anni prima di vedere pubblicato il disco, il tour mondiale relativo viene annullato e solo una manciata di date in Giappone prendono forma. Si ipotizza che Coverdale abbia capito tutto, ma che sia stato convinto a continuare.

Nel 1995/98 visto la sua più che buona (per un musicista di quel livello) tecnica chitarristica Leopold viene affiancato a Plant, voglioso di tornare a riempire arene da 20.000 posti. Il live UNLEDDED/NO QUARTER dove rileggono classici dei LZ e WALKING INTO CLARKSDALE, deboluccio album di pezzi nuovi. I tour del 94/95/96/98 fanno registrare ovunque il tutto esaurito. Per Plant sembra quasi di stare a suonare col vero Jimmy1, Leopold in più è affabile, affidabile e anche di buon umore. Ha smesso di bere, solo l’abbigliamento rimane una nota dolente. Inizia a perdere i capelli. Nel 1998 la stylist lo costringe ad un drastico taglio della chioma e ad infoltire un po’ il bulbo con tecniche d’avanguardia.

(Jimmy5 coi capelli corti – in mano un bootleg con in copertina una immagine di Jimmy2 del 1975)

Nel 1999/2000 fa due mini tour con i Black Crowes, il chitarrismo è scaduto nuovamente, ma in una band con tre chitarre la cosa è meno evidente (ai più). Leopold ha ripreso a bere, si presenta in concerto con una terribile felpa nera che mostra una pancia che il nostro anglo-australiano sfoggia con poca eleganza. Il tour del 2000 deve toccare anche le nostre sponde, ho il biglietto per il Forum d’Assago, ho voglia di rivedere il vecchio Leopold… ma tutto viene annullato, causa un mai chiarito mal di schiena di Page (cioè Jimmy5).

Da lì in poi tutto si fa confuso, almeno per me che negli anni duemila perdo i miei contatti all’interno dell’entourage. Nel 2003 vengono pubblicati un triplo live del 1972 (che vende un milione di copie in america, disco di platino) e un vendutissimo doppio divudi (che vende nelle prime settimane 400.000 copie, quattro dischi di platino) dei Led Zeppelin.

Verso la fine del decennio compare in pubblico e in concerto (la storica reunion del 2007 per celebrare Ahmet Ertegun morto nel 2006) un signore con una lunga criniera bianca, una specie di George Washington, con lineamenti orientali vagamente simili a quelli che potrebbe avere Jimmy1 fosse ancora vivo. Io rimango a bocca aperta. Non so chi sia quel signore, non suona mica tanto bene la chitarra ma è capace di muovere folle oceaniche…. la reunion genera aspettative altissime e una richiesta di biglietti da record assoluto.

A tutt’oggi il mistero rimane irrisolto. Io sono confuso, sono addirittura arrivato a chiedermi “ma era davvero morto Jimmy1? Non è che invece 39 anni fa decise di sparire per ricomparire solo in questi ultimi tempi? ” Ertegun è morto, Peter Grant è morto, Phil Carson è scomparso non si sa dove….Plant e Jones sono davvero al corrente della verità? Chi è che sa qualcosa? Insomma chi cazzo è quel tipo che chiamiamo Jimmy Page?

© Tim Tirelli 2012

Breve considerazione sugli ANGEL

9 Mar

Conosco Beppe Riva più o meno da 24 anni,  durante questo lungo periodo siamo più o meno sempre stati in contatto, bontà sua. Abbiamo quindi parlato spesso di musica rock e della nostra amata squadra del cuore. Parlando di musica rock con lui si è toccato più volte l’argomento ANGEL visto che – come già detto – Beppe è un estimatore del gruppo in questione, argomento che mi sono sempre ripromesso di approfondire. Finalmente mi sono deciso. Mi ero sempre fermato ai primi due album pensando fossero i migliori o quelli essenziali; non avendo ricevuto particolari stimoli dalla loro musica finivo sempre per accantonarli ripromettendomi appunto di inoltrami meglio nel loro mondo. Sì, perché i gusti sono gusti, certo, ma mi dicevo, se Beppe ama così tanto gli ANGEL, voglio capire meglio.

Ecco che allora mi sono procurato la loro discografia degli anni settanta. I primi due dischi mi sono apparsi migliori di come me li ricordavo, ma il terzo e il quarto (WHITE HOT e SINFUL) sono stati una rivelazione.

Gran bel rock potente, arioso, su tematiche semplici e non cervellotiche. Rock godibile, fruibile nelle calde sere d’estate quando si cerca la leggerezza del rock pesante o quando ci prendono quelle voglie di pomp rock  che servono a spazzar via per un momento i nostri blues.

Tutto qui, questo non è un articolo sugli ANGEL, nemmeno una recensione, ma solo un momento per riconsiderare questa band che non avevo mai soppesato con attenzione.  Heavy Rock e Progressive di stampo americano che non mi dispiace proprio per nulla.

Non è roba per gente, come il nostro Polbi, che di solito evita il mainstream, per tutti gli altri invece  potrebbe essere una bella (ri) scoperta.

(Ripropongo la caricatura di Beppe Riva apparsi tanti anni fa su Metal Shock)

IL BLUES DI RADIO CAPITAL

16 Feb

Diretto a Stonecity come tutte le mattine, salto tra l’ascolto di un cd (stamattina è OUT OF THE BLUE della ELECTRIC LIGHT ORCHESTRA) e il programma LATERAL di Luca Bottura su Radio Capital. Ogni tanto, durante la pubblicità, cerco di intercettare Picca su Modena Radio City.

Stamattina nella sua rassegna stampa obliqua, Bottura passa BACK IN BLACK degli AC/CD.  E’ uno spasso ascoltare questo speaker, sempre arguto, ironico, intelligente, spesso irresistibile….emiliano.

(Luca Bottura)

Arrivo a Stonecity, sono le 08,54 e Bottura fa partire BOOM BOOM di JOHN LEE HOOKER. Sono ormai più di 10 anni che sono un ascoltatore e fan di Radio Capital (eccezion fatta per quel disgraziato periodo in cui tutto fu dato in mano a Linus), ma mi sorprendo ancora del fatto che un (seppur splendido) network commerciale nazionale alle 8,54 di un giovedì mattina passi il blues di John Lee Hooker. Sono molto felice che la radio in questione faccia parte del gruppo editoriale l’Espresso, che il mio conterraneo (Bastiglia, qualche km a ovest di Ninentyland ) Vittorio Zucconi ne sia il direttore, che l’ineguagliabile Mixo sia uno del gruppo e che gli altri speaker/giornalisti siano di un livello per me molto soddisfacente.

Hasta RADIO CAPITAL siempre!

 

MA I QUEEN, SONO UN GRUPPO ROCK?

6 Gen

Ecco, uno si mette lì, davanti allo stereo, inserisce il bootleg “QUEEN, Hammersmith Odeon, London, December 24,1975” e si chiede “come cazzo suonavano i Queen? Che straordinaria rock band era?“. Inizia a fare paragoni, pensa ai Led Zeppelin del 1971, ai Rolling di Brussels 1973, mentre il bootleg avanza e si coglie l’attimo in cui i Queen finiscono di sbocciare per trasformarsi da promettente gruppo rock in superstar in pieno controllo della situazione.

I primi tre dischi dei Queen non mi hanno mai preso più di tanto, li reputo acerbi e poco definiti, ma capisco possa essere una faccenda personale, infatti nessuno mai conforta questo mio pensiero. Li posseggo, ogni tanto li ascolto, ma a parte qualche episodio particolare preferisco saltarli a pie’ pari. I miei Queen sono quelli che vanno dal 1975 al 1980. Intorno alla prima parte della seconda metà degli anni settanta un compagno di scuola mi presta A DAY AT THE RACES (1976) e rimango fulminato. A quel tempo si parlava di A NIGHT AT THE OPERA, di BOHEMIAN RHAPSODY e dei brani più riusciti del disco. Li sentivo in giro occasionalmente, li gradivo ma non mi era ancora scattato l’amore.

Esce dunque A DAY AT THE RACES, metto sul mio giradischi da due soldi SOMEBODY TO LOVE e comincio a restare travolto dai QUEEN. Fin da piccolo ho sempre avuto un predisposizione per il boogie, per il rock and roll blues e per qualunque cosa avesse a che fare con lo swing e con il blues e dunque anche con cose dagli accenti gospel. Mi madre amava Glenn Miller e Benny Goodman, avevamo una musicassetta che si deve essere tatuata nel mio cuoricino. Mia madre da giovane suonava il pianoforte, in casa ne avevamo uno, passò la passione a mia sorella la quale iniziò a prendere lezioni. Il piano quindi ebbe una forte influenza sulla mia inconsapevole educazione musicale. Oggi mi rammarico nel vedere che mia madre, allora, non aveva scorto in me nessun amore particolare per la musica e si concentrò su mia sorella, in senso stretto più talentuosa di me. Allora ero un monello, forse le avrei fatto spendere soldi per nulla, ma oggi ripenso spesso al fatto che mi sarebbe piaciuto saper suonare il pianoforte. Questa è un’altra storia lo so, ma sto cercando di mettere ordine per comprendere il motivo per cui ogni volta che sento SOMEBODY TO LOVE sono preso da fremiti che scuotono il mio corpo. Dunque, amore per lo swing bluesato, per il pianoforte, per quella blue note che allora non sapevo nemmeno che esistesse, amore per A SALTY DOG dei Procol Harum, come scritto più volte, sigla di AVVENTURA, programma dei ragazzi all Tv fine sessanta inizi settanta…SOMEBODY TO LOVE  così trovò terreno fertile e si insinuò nel mio animo insieme al nome QUEEN.

TIE YOUR MOTHER DOWN, YOU TAKE MY BREATH AWAY, LONG AWAY, THE MILLIONAIRE WALTZ e TEO TORRIATE fecero il resto.

NEWS OF THE WORLD del 1977 contribuì a rafforzare il sentimento. Certo, WE WILL ROCK YOU e WE ARE THE CHAMPIONS, ma soprattutto MY MELANCHOLY BLUES, ALL DEAD ALL DEAD, SPREAD YOUR WINGS, WHO NEEDS YOU e la mia preferita…IT’S LATE.

L’anno seguente è la volta di JAZZ e dei suoi tre pezzi principali: FAT BOTTOMED GIRL, BICYCLE RACE e DON’T STOP ME NOW, a cui fa seguito LIVE KILLERS, doppio dal vivo che non rende particolarmente pieno com’è di medley e intermezzi un po’ noiosi. L’immaginario QUEEN però è sempre attraente, quel visual fatto di impianti coi mille faretti colorati me lo porto dentro, insieme a quello dei Led Zeppelin di Knewborth 79 e della ELETRIC LIGHT ORCHESTRA del periodo.

Il 1980 mi trova ancora molto coinvolto grazie alle canzoni di THE GAME: PLAY THE GAME, DRAGON ATTACK, CRAZY LITTLE THING, SAIL AWAY SWEET SISTER e SAVE ME.

Poi arriva il tracollo: la colonna sonora di FLASH e la discomusic di HOT SPACE. Inizio a perdere ogni entusiasmo. Oggi magari sono album che fanno sorridere, ma allora, vissuti nel contesto storico, furono visti come mosse scriteriate. Erano gli anni in cui il punk e la new wave dominavano, anni in cui se dichiaravi di ascoltare ancora certi gruppi e certi chitarristi venivi bollato come retrogrado…io, che riuscivo ad ascoltare i CLASH e gli EMERSON LAKE AND PALMER, i DAMNED e JOHN MAYALL, i DEVO e i VAN HALEN. Mah. Anni in cui quella del rock era una militanza, anni in cui quella merda della discomusic  prendeva il sopravvento, anni duri, anni in cui HOT SPACE sembrava “una cagata pazzesca”. Mi riconciliavo con loro con l’album del 1984 THE WORK, ma per disperazione più che altro, c’era pochissimo di vagamente buono in giro, ma col video di I WANT TO BREAK FREE, i Queen gettarono al vento il lignaggio rock che avevano guadagnato negli anni settanta. Altri album discutibili negli anni ottanta, un album da solista di Mercury inascoltabile e invenduto, fino al canto del cigno con INNUENDO, album con spunti degni di nota.

Poi muore Freddie e i QUEEN diventano dominatori della scena Europea in fatto di vendite. In giro non si sente altro, il suo disco solista (che non nominiamo per non affliggere i lettori più sensibili) viene ristampato in versione raccolta deluxe e spacciato come “il grande album solista di Freddie Mercury”. Il risultato è che oggi tutti dicono di amare i Queen.

Parlavo tempo fa con una conoscente, una a cui la musica rock proprio non piace, una che ascolta cantanti italiani più o meno melodici e ad un certo punto saltano fuori i QUEEN e mi dice “Sono il mio gruppo preferito“.

Non troppo tempo fa ero alla cena di classe del trentennale del diploma. Vicino a me una mia ex compagna di scuola. Qualcuno tira fuori l’argomento musica e tutti mi guardano con quell’espressione con cui si guarda un “esperto” ma anche un poveretto che ascolta cose strane. La mia ex compagna dice “Tim, è sempre stato un estremista in fatto di musica…tutte quelle cose rumorose”…” poi aggiunge  qualcosa a proposito dei QUEEN, mi dico, bene c’è un pezzetto di territorio comune, possiamo discutere di qualcosa…” sono il mio gruppo preferito, la canzone più bella del mondo è…Tim, come si chiama quella del chi vuol vivere per sempre?”. ” WHO WANTS TO LIVE FOREVER?” le faccio, “Ecco, appunto, ah ” espressione di estasi” che gruppo i Queen” risponde.  Le chiedo di TIE YOUR MOTHER DOWN e di altri pezzi simili…risponde con l’espressione di chi non sa di che cosa si stia parlando.

Di questi esempi potrei farne un’altra dozzina. Quando parli con qualcuno e scivoli sulla musica capisci con chi stai parlando se ti dice che gli piacciono, indifferentemente, i LED ZEPPELIN, BRUCE SPRINGSTEEN, i LITTLE FEAT, gli UFO, BOB DYLAN, gli ELP, gli WHO, JIMI HENDRIX, i ROLLING STONES, i BLACK SABBATH, WARREN ZEVON, i FREE… già se una o uno ti risponde i GENESIS sei già più confuso, voglio dire…i GENESIS fino al 1978 o quelli commerciali e bruttini? Stessa cosa con gli AEROSMITH, che non sono mai caduti troppo in basso, ma alla persona con cui stai parlando piaceranno quelli di ANGEL, di CRYING e di I DON’T WANT TO MISS A THING o anche quelli di RATS IN THE CELLAR, KINGS AND QUEEN e THREE MILE SMILE? Insomma non sei  sicuro se gli piace la musica rock in senso stretto e se quindi condividete qualche affinità elettiva.

Con i QUEEN la faccenda diventa un problema. Temo che la maggior parte di chi ama i QUEEN oggi non abbia ben presente cosa sia la musica rock. Sono arrivato a farmi la domanda: ma se a uno piacciono i QUEEN, può amare la musica rock, quella che intendiamo noi?

…IN FONDO DI FRANKIE MILLER NON CE NE IMPORTA UN CAZZO.

9 Nov

Mi ero ripromesso che avrei riprovato ancora una volta con Frankie Miller e così  eccomi lì con i 4 cd che Picca mi ha fatto recentemente.

Ho sempre pensato a Frankie Miller come ad un cantante che mi dovrebbe piacere, visto che è un cantante del nord della Britannia e  per i cantanti del nord della Britannia (cresciuti con la musica nera negli anni sessanta) ho un certo debole… John Miles, Paul Rodgers, Robert Plant.

Lo ascolto, ma niente da fare. Frankie Miller non fa per me. Credo che ciò sia dovuto anche al fatto che a me il Rhythm and Blues non piace. Certo, ci sono eccezioni, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH, ETTA JAMES, TINA TURNER …ma in generale è una musichetta che non mi prende, a me piace il blues, o il boogie. Magari Miller non mi piace perché non ha i pezzi e il sound – per quanto gradevole e importante – a me non è sufficiente.

Rifletto comunque sulla cosa e cerco conforto nel confronto con Picca. Gli scrivo quello che ho messo giù qui sopra e lui mi risponde:

PICCA: “Cazzo, ti ho fatto un quadruplo che non ti piace? Sono contento… A me piace la sua voce, ma sono dischi che non ascolterò mai. Io ascolto un centinaio di dischi, sempre quelli. Gli altri al massimo mi interessano, ma in fondo non me ne frega un cazzo. A uno come Frankie Miller ci arrivi dopo che hai ascoltato altri 30000000 artisti, lo trovi gradevole, ci vai dentro un paio di giorni e poi finisce in solaio. Non me ne frega un cazzo. Se Mojo mi pagasse per scrivere un articolo di 8 pagine lo ascolterei più volentieri, ma mettermi lì a sentire un disco con impegno e concentrazione non succede da agosto con Led Zep IV, e l’episodio precedente risale credo al ’94. Dei dischi che ho comprato domenica non me ne frega un cazzo, ho buttato via dei soldi, lo so, però li compro, penso che un giorno li ascolterò ingasandomi come quando ero un ragazzino ma so anche che non succederà mai. La musica io l’ascolto così: metto su Magical Mystery Tour, parte I Am The Walrus, mi viene da piangere a pensare a quando ero giovane e e allora lo tiro via e vado a guardare Ballarò o a controllare il diario di mio figlio o a guardare Timtirelli.com o a gironzolare sul web in attesa di crepare il più presto possibile.Love. Picca”
Certo, siamo uomini di blues, lo so, ma le considerazioni poeticamente spietate di Picca mi colpisco sempre.
Gli scrivo che lo abbraccio con tutto il mio fervore rock anni settanta (fine sessanta), poi tolgo il cd di Miller e metto su uno dei miei 50 dischi che ascolto, sempre quelli…il secondo dei FREE.
Mi verso un dito di Jim Bean in barba alla dispepsia funzionale, tiro una madonna, mi sdraio sul divanino, chiudo gli occhi e ridò vita al mio avatar mentre parte TROUBLE ON DOUBLE TIME…
 
I’ve been a bad bad boy 
And I know I should be good 
A bad boy so long that it must be in my blood oh! 
Oh! yeah 
Oh! Oh 

LED ZEPPELIN IV – breve considerazione

8 Ago

Sms di Picca:

“Ho riascoltato tutto LZ IV in cuffia. Incredibile come ci sia stata un’epoca in cui si vendevano milioni di copie di un lp con un blues in 5/8 (se non sbaglio), un duetto celtico, un rock and roll semi improvvisato, un poliritmo indianeggiante, una ballata chitarra e voce, un roccaccio quasi dissonante, un ipnosi blues circolare in slide e STAIRWAY TO HEAVEN. La gente non lo sapeva, ma era fighissima.”

Per quei  tre o quattro che non hanno questo disco:

blues in 5/8 (se non sbaglio) – BLACK DOG /un duetto celtico – THE BATTLE OF EVERMORE / un rock  and roll semi improvvisato –  ROCK AND ROLL, /un poliritmo indianeggiante – FOUR STICKS / una ballata chitarra e voce – GOING TO CA/un roccaccio quasi dissonante – MISTY MOUNTAIN HOP / un ipnosi blues circolare in slide –  WHEN THE LEVEE BREAKS.

LE MISERIE DELLA STAMPA MUSICALE ITALIANA

5 Ago

Ieri Lorenz ha fatto un salto qui a Stonecity,  mi ha sistemato un paio di cosette nella pedaliera e dovevamo vederci.  Quattro chiacchiere tra noi (sui pezzi su cui stiamo lavorando che ormai sono già 10 in versione demo) e due passi per Puccini Street: panini e birre al Sigma, velcro (per attaccare un overdrive alla pedaliera) in un negozietto molto blues e sosta all’edicola. Lorenz si compra l’ultimo Dylan Dog e tre giornali di chitarre: uno ha in copertina Brian Setzer, uno Rory Gallagher e l’altro si chiama  “Chitarre e chitarristi rock”…mai sentito nominare. Non gli do troppo peso ho la dispepsia che mi da da fare e ho altro quindi per cui star male.

(Nella foto: Lorenz – foto di LG)

Verso sera Lorenz mi manda questa email:

Ti ricordi la rivista che ho comprato oggi in edicola quella che titolava “Tutto quello che devi sapere” e che io scherzando ho detto “Ah, quello che dovrei sapere lo so già”?

Non avevo poi tutti i torti se l’informazione che danno è questa…premetto dicendo che non lo avevo notato ma deve essere una nuova rivista chiamata “Chitarre e chitarristi rock” io la avevo scambiata per “Chitarre” altro mensile dello stesso genere ma a quanto pare su tutt’altro livello.

Dopo che ti ho lasciato mi fermo a fare Gpl e nell’attesa inizio a sfogliarla velocemente, vengo attratto da una foto dei Led Zeppelin (dal look direi 68-69) e la didascalia sotto dice “I Led Zeppelin, Jimmy Page è il secondo da sinistra”… peccato che il secondo da sinistra sia Plant e Page è quello di fianco (da notare che gli altri tre musicisti sono indicati come tre mercenari al suo servizio…).Va bè piccolo errore di stampa, ci puo stare non facciamo i pignoli! 

Sorvolando il fatto che i Pink Floyd vengono presentati come “Pop rumorista”, i Led Zeppelin come “matrice blues, sound super potente in un formato POP” e che secondo l’autore solo Jeff Beck e Jimi Hendrix sono riusciti a impersonificare il rock e l’unico chitarrista degli anni settanta che si salva è Frank Zappa, giro pagina e sotto una foto di Jeff Beck vedo: “l’eclettico Beck suona ANCHE una Stratocaster” … zio can sono 40 anni che è passto alla Fender…sarebbe stato più logico ” L’eclettico Beck con la sua Stratocaster signature ma agli esordi ha suonato anche diverse Gibson e Telecaster”

Ma fa niente, di fianco vedo: “Scheda Tecnica della Fender TELECASTER” e leggo:


Specifiche costruttive:  corpo in legno massiccio privo di cassa armonica, ponte fisso (…)
Pick Up : due pick up single coil
Genere musicale associato: Rockabilly, surf, punk

Ora a parte che casomai la Tele è la chitarra country-blues per eccellenza, pick up 2 single coil? Legno massiccio? Ponte fisso? Non possiamo essere un po’ più specifici o forse l’autore pensa che tutti i ponti fissi i pick up single coil e i legni per chitarra elettrica siano uguali? E questa sarebbe una scheda tecnica?


Sarebbe come se Quattroruote pubblicasse:

Scheda tecnica Porche Carrera
Ruote: 4 in materiale gommoso
Motore: 1 funzionante
Interni: ci sono

Giro pagina ancora,
Foto di Santana 40 anni fa presa da Woodstock, la chitarra non si vede (ma chiunque abbia visto Woodstock sa che aveva una GIBSON SG)  e sotto la didascalia: ” Santana e la sua inseparabile Paul Reed Smith a Woodstock”… mi dico va bè ora suona una Paul Reed Smith forse nella didascalia hanno riassunto… ma sotto nell’articolo vedo:  ” (a Woodstock) Carlos Santana si esibisce con la sua Paul Reed Smith (PRS per gli amici) nell’agosto del 69 sullo stesso palco ecc.(…)”  Ora, zio schifoso, io carico furgoni e prendo merda addosso tutti i giorni e non saro’ erudito come il sig. Autore in questione ma la PRS (per gli amici eh…) è stata fondata nel 85! Diciamo 16 anni dopo Woodstock? Vogliamo dire che prima Santana usava la SG e poi la Yamaha SG2000 prima di approdare alla PRS-only for friends?
Sono nozioni che ho fatto mie a 14-15 anni, possibile che in redazione non ci sia stato un pirla qualsiasi che abbia detto ” Cerchiamo di essere un pochino più precisi…”?

Ma il culmine arriva nella pagina successiva quando inspiegabilmente speranzoso giro la pagina e sotto la didascalia “Gli Eredi” vedo il nome di Rory Gallagher… cerco di focalizzare, vado all’inizio dell’articolo e capisco che sarebbero gli eredi di Hendrix (unico e indiscusso chitarrista per il sig. Autore) e leggo testualmente ” Impossibile peraltro non citare Rory Gallagher strappato al folk irlandese proprio dalla musica di Hendrix “…


A questo punto è arrivato il benzinaio a riscuotere per il pieno e forse avrà pensato che le mie bestemmie tra i denti fossero per il prezzo del carburante ma in realtà non ho neanche sentito quanto era il conto tanto ero sconcertato… non lo so Tim, io questa similitudine tra Hendrix e Rory a parte la strato non ce la vedo… o io non capito un cazzo della musica per cui vivo da quando ero ancora un bambino oppure sono proprio stronzo a fare il lavoro che faccio e magari, pur nella mia rozzezza stilistica, riuscirei a fare un articolo sui chitarristi rock più veritiero, meno di parte e un pò più dettagliato.

Non più avuto il coraggio di girare un’altra pagina.

Poi ci lamentiamo che i ragazzini non sanno nulla di rock.

Poi ci lamentiamo che le riviste non vendono più.

Tutto quello che devi sapere…

I got the same old blues again…

Spero che ti risveglierai in ottima forma, domani dobbiamo insegnare un po’ di rock a questa gente! :-) (Lorenz si riferisce al concerto della Cattiva di stanotte ndTim)

Your guitar tech, Lorenz

PS:Alla fine l’ho girata la pagina, articolo di una pagina intera su Ritchie Blackmore con tanto di foto a tutta pagina nella pagina di fianco… ma la foto era del figlio di Blackmore in concerto con gli Over the Rainbow… non se ne sono accorti…

C’è bisogno di qualche commento? Un rivista di chitarre per chitarristi che scrive quelle cose! In Italia il rock sarà sempre questo, un qualcosa da non prendere seriamente (parlo degli “addetti al lavoro”), riviste “specializzate” che riciclano concetti ed articoli apparsi su riviste straniere, riviste “specializzate” che pubblicano articoli superficiali e inutili che denotano una pigrizia giornalistica e mentale avvilente. Non che mi meravigli, ma ogni volta la conferma di queste cose è una lancia conficcata nel petto.

 

 

 

RIFLESSIONI SU WWW.JIMMYPAGE.COM

21 Lug

(Jimmy Page 1988 promo shot)

Il conto alla rovescia, la clessidra, il tanto parlare intorno alla cosa…insomma alla fine poi il tutto si è rivelato essere la semplice inaugurazione di un sito. Niente da dire per carità, il sito non è affatto male, sebbene contenga diverse sbavature: ad esempio nei primi giorni mancavano nella discografia DEATH WISH II e THE SONG REMAINS THE SAME e l’elenco delle sessions fatte nei suoi anni pre-zep non è corretto.

Ci si poteva aspettare qualcosa di più (intendo relativamente al sito)? Forse sì, ma conoscendo Page non pensavo a nulla di troppo eccitante (nuove interviste rilasciate apposta per il lancio del sito / possibilità di download di concerti / sue riflessioni su materie particolari / un miniblog dove ogni tanto far capolino).

La cosa forse più interessante è la rubrica ON THIS DAY, dove Jimmy brevemente racconta cosa successe nel tal giorno nel passato. Fino a ieri nulla di particolarmente interessante e poi oggi la pubblicazione di una registrazione del 1960:

ON THIS DAY… 21 JUL 1961

I PLAYED THE MERMAID THEATRE, ACCOMPANYING ROYSTON ELLIS

On this day in 1961, the poetry at The Mermaid Festival was fully underway in London, with readings by William Empson, Louis MacNiece, Sir Ralph Richardson and Dame Flora Robson.

I appeared on electric guitar with Royston Ellis, a British beat poet/beatnik with a fusion of poetry and music and this was quite unique set amongst the other poetry readings. Royston had visited a number of Neil Christian and The Crusader’s gigs and alluded to the lifestyle in the first chapter of his book The Big Beat Scene, published the same year.

He also hung out with The Silver Beetles in Liverpool, pre- Hamburg.

Clicchi su play e parte ‘JET BLACK’ , presumibilmente live nel 1960.

E’ davvero Page alla chitarra? Fosse così si tratterebbe della registrazione più vecchia del Dark Lord e la prima testimonianza in assoluto di lui alla chitarra elettrica.

Il pezzo in questione fu scritto da Jet Harris e pubblicato dagli SHADOWS nel 1959. Della registrazione fino ad oggi non si è mai saputo nulla. Oh, se fosse davvero lui bisogna dire che già a sedici anni Jimmy Page era un diavolo di chitarrista.

Questa cosa ha dato una notevole scossa a circoli zeppeliniani in giro per il mondo. Speriamo ci siano altre sorprese di questo genere.

Per il resto, si mormora che ci sia materiale d’archivio in uscita, ma è ancora presto per parlarne.

Intanto il 13 luglio è salito sul palco dello Shepherd Bush a Londra insieme ai BLACK CROWES per una versione di Shake Your Moneymaker. Il pezzo è molto semplice da suonare, l’assolo che ha fatto è durato solo un giro e probabilmente persino io in preda alla dispepsia più feroce sarei stato in grado di farne uno più convincente.

http://www.youtube.com/watch?v=-QQ4HSPejX4

(Jimmy & Black Crowes – Londra 13 luglio 2011 – Foto Ross Halfin)

QUEENMANIA a Borgo Massenzio e il decadimento culturale della musica

18 Lug

Alla festa di Borgo Massenzio ieri sera c’erano i QUEENMANIA, tribute band dei Queen. Essendo ormai un abitante del borgo decido di andare. Il tragitto lo faccio a piedi, un chilometro immerso nella campagna senza una luce che faccia da guida, prendo con me la mia navigatrice preferita munita di torcia.

Il parcheggio intorno al sagrato della chiesa è pieno come non mai, macchine parcheggiate nei campi, lungo i canali…ci fossero i Pink Floyd capirei, ma i Queenmania? Vidi la band un paio di anni fa, non mi aspetto quindi granché, ma magari stasera riescono a sorprendermi, forse un paio di anni fa ero predisposto male. Missione fallita. I QUEENMANIA valgono ben poco. Il chitarrista è bravo, bel tocco,  benchè la presenza scenica lasci a desiderare, ma gli altri tre proprio non convincono. Il bassista è un professionista ma gli manca il senso, il batterista è innamorato di se stesso e anche lui usa il doppio pedale. Il doppio pedale con i Queen! E’ lo stesso discorso del post di ieri a proposito del decadimento musicale. Poi c’è il cantante, la star, il sosia (o presunto tale) di Freddie Mercury, quello che parla solo in inglese, che si mette le tutine, che durante I WANT TO BREAK FREE si veste come MrBulsara nel video omonimo e che ha una voce da papero. Ma può uno con una voce da papero cantare in una tribute band dei Queen? E’ sufficiente una lontana somiglianza per copiare le gesta del Great Pretender?

Certo che può, per carità, nessun giudizio snob…fossero una tribute locale senza troppe pretese di stardom, ma questa è una di quelle tribute band professioniste, che suona dappertutto, che si autocelebra, che a sentir loro hanno fatto 50 date in Europa e in Inghilterra. In questo caso bisogna saper cantare, bisogna calarsi nel mood di John Deacon e Roger Taylor, occorre avere un minimo di eleganza e dignità. Possiamo discutere sul senso delle tribute band, ma perlomeno se lo fate a questo livello fatelo bene. Non si può cantare Freddie Mercury in quel modo.

(I Queenmania a Borgo Massenzio ieri sera – foto di TT)

Il pubblico naturalmente era tutto per loro, applausi convinti, qualche urlo, mani che battono il tempo, verso la fine addirittura una ventina e più di persone sotto il palco (d’altra parte da un pubblico maschile che veste al 95% improbabili braghe corte con infradito, ciabatte o sandali che vuoi aspettarti?) Nessuno che si sia posto il problema circa la proposta musicale, la qualità…l’appiattimento dei gusti del pubblico ormai è senza speranza. Liga che fa 120.000 persone al Campovolo (Liga, mica il farewell tour dei Rolling Stones), i Negramaro che riempiono San Siro, band dignitose ma il cui giusto posto sarebbe un palasport che richiamano folle oceaniche senza che la proposta musicale sia all’altezza … cosa sta succedendo? Sono io che mi sto trasformando in un vecchio incazzato col mondo o c’è qualcosa che non va?

Il ritorno: è mezzanotte passata, nel cielo nuvoloso ci sono ampi squarci di sereno che lanciano le stelle in primo piano. La stretta e tortusoa countrylane è preda delle tenebre e fa un po’ paura. Lì accanto cicale e grilli fanno un gran casino, si sente persino qualche rana  superstite della strage che stanno facendo quei maledetti gamberi americani d’acqua dolce, quelli che ormai regnano incontrastati nei nostri fossi. Penso a come si doveva sentire Robert Johnson 80/90 anni fa nel girovagare tra campagne ancor più nere. Il senso blues è altissimo e il mio animo si perde spaurito tra quella emozioni.

Tutto mi sembra spaventoso, la mia worried mind mi fa scivolare la prosa, incespico in frasi tipo “il grembo caldo della notte mi confonde i pensieri”, ” gli artigli delle tenebre ghermiscono il mio corpo”…ah, come vorrei essere un uomo normale… Save me, save me, save me I can’t face this life alone Save me, save me, save me…I’m naked and I’m far from home…

Considerazioni sui BLACK SABBATH

6 Apr

L’aneddoto che ha ricordato Lorenz pochi post fa su Tony Iommi e un paio di vostri commenti, mi ha portato a riflettere sui BLACK SABBATH, gruppo di cui ho quasi tutti gli album, spesso cd in deluxe edition, ma che non mi ha mai preso troppo. Come sempre cerco di distinguere tra “capitoli importanti della propria vita” e “capitoli importanti della storia del rock”, ma con i BS non riesco a trovare il giusto equilibrio.

Sono molto attento a quello che hanno detto Riva e Trombetti recentemente nelle loro interviste, loro c’erano mentre i BLACK SABBATH esplodevano e loro possono capire e testimoniare l’eventuale importanza di quel sound. Io sono entrato in contatto col gruppo di Birmingham nella seconda metà degli anni settanta, a  cose fatte insomma,  anzi nel periodo finale e più loffio dei Sabbath con Ozzy. Non ho colto dunque la oscura freschezza creativa che alcuni di voi pensano che il gruppo abbia portato.

A commento del post POLBI scrive:

Iommi e’ uno di quei pochissimi musicisti ad aver creato un sound. Generazioni di chitarristi hanno seguito la sua ombra. Un suono che a distanza di piu’ di 40(!) anni resta assolutamente attuale. Per non parlare delle canzoni dei Sabbath, bellissime e immortali, ma non solo, anche incredibilmente non datate. Un miracolo in nero.

Doc ammicca:

Assolutamente d’accordo…Amen.

Io mi chiedo, d’accordo sul sound, ma “canzoni bellissime e immortali“? Io a parte l’album PARANOID, il I° e HEAVEN AND HELL del periodo con Ronnie james Dio non sento tutta questa bellezza. Un pezzo non male qua e là, ma troppo poco per credere nel mito che hanno creato. A parte gli album citati, mi sembra che la gamma espressiva dei Sabbath sia davvero ristretta, il sound non certo terrificante (e non parlo del sound da Principi delle Tenebre ma della qualità del suono) e la sezione ritmica davvero mediocre. Inizialmente ho pensato che tendendo a paragonare qualsiasi sezione ritmica ai miei amati JONES e BONHAM (e LAKE e PALMER),  rischio di perdermi momenti comuque godibili… ma non è nemmeno questo il fatto: Kirke e Fraser dei FREE, Kirke e Burrell della BAD CO, Taylor e Deacon dei QUEEN, Carlos e Peterson dei CHEAP TRICK  ad esempio non sono musicisti starordinari, eppure le sezioni ritmiche da loro rappresentate mi coinvolgono completamente…

Le linee di basso di Butler mi fan scappare da ridere tanto elementari e scolastiche sono, e Ward spesso sembra che suoni su dei cartoni, il suono del gruppo mi sembra lontano anni luce da tutto quel parlare che si fa intorno ad esso, e il songwriting è qualitativamente mediocre.

Qualcuno mi spiega cos’è che non colgo? Giancarlo? Beppe? Polbi?  (a Doc non lo chiedo, è uno a cui piace l’ultimo degli Whitesnake, ed è solito seguire il tour dei mortalmente noiosi  Blackmore’s Night … :-)