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AC/DC “Rock Or Bust” (Columbia 2014) – TTT½

5 Dic

Gli AC/DC sono uno di quei gruppi che godono di una sorta di immunità, non puoi toccarli più di tanto, sono diventati un fenomeno globale, riempiono stadi, travalicano gli impervi passi dell’hard rock. Chiunque oggi può andare ad un concerto degli asidisi, non solo chi è attratto dal rock duro e al gruppo ormai gli si perdona tutto, l’aver fatto dischi davvero brutti, il non aver mai tentato di spostare una virgola dal loro lessico, dal loro incedere, dal loro scrivere.

Come tutti quella della mia età sono stato investito dal ciclone AC/DC ai tempi di BACK IN BLACK. Certo, erano già arrivati gli echi di POWERAGE e HIGHWAY TO HELL, ma fu con BIB che la band ci ipnotizzò e d’altra parte come poteva essere altrimenti? L’album è di una bellezza disarmate: non c’è un pezzo lofi, il gruppo gira che è una meraviglia, il lavoro delle chitarre è terrificante (nella accezione positiva del temine), il 4/4 nudo e crudo ti prende allo stomaco e non ti molla più. Erano anni oscuri quelli, si andava di punk e new wave, ma nelle discoteche rock (qualcuno ricorda il Punto Club di Vignola?) oltre ai SEX PISTOLS, DAMNED, CLASH, JOY DIVISION, DEAD KENNEDYS si mettevano su anche gli AC/DC. Se eri un adolescente o poco più in quegli anni e ti mettevi ad ascoltare BIB non potevi letteralmente rimanere fermo. Poi arrivò FOR THOSE ABOUT TO ROCK (anticipato dalla ristampa di DIRTY DEEDS DONE DIRT CHEAP mossa discografica azzardata per non dire folle), aveva un gran singolo ma ad essere onesti poco altro, e l’anno successivo FLICK OF THE SWITCH. Quest’ultimo lo comprai nel giorno d’uscita e forse fu la delusione più cocente di tutta la mia storia di appassionato di musica Rock. Non riuscivo a capacitarmi di come avessero potuto fare un disco così brutto. Continuai comunque a seguire la band che, per quanto mi riguarda, riuscì a risollevarsi solo con BLOW UP YOUR VIDEO e THE RAZOR EDGE. Nel 1989 entrò nella band il batterista CHRIS SLADE, figura a me cara per via della sua liason con i FIRM, e il live del 1992 AC/DC LIVE è una ottima testimonianza di quel bel periodo.

Intanto il fenomeno AC/DC montava e dal vivo, come accennato all’inizio, iniziarono a richiamare un mare di gente, cosa che in fondo avevano sempre fatto, ma cominciarono a diventare un fenomeno di costume e non solo musicale.

Gli AC/DC parlano alla pancia della gente, nessuna frivolezza intellettuale nella loro musica, ma lo fanno con un candore ed una onestà così sinceri da incantarti. Sicuro, a volte hanno giocato a fare gli AC/DC, ma il più delle volte lo senti che non ti stanno mentendo, che sono esattamente chi mettono in scena. I testi poi sono così diretti, sciocchi, bislacchi da irretirti. Sono così comprensibili da essere incomprensibili, le loro metafore così ineleganti da diventare leganti. Potenza del rock schietto e sincero.

L’atra sera alle prove col gruppo parlavo con LORENZ di ROCK OR BUST, il Rick Derringer di Vignola (grandissimo fan della band) era al primo ascolto e storceva un po’ il naso. Gli dico “Ma Lor, cosa ti aspettavi? Sono 40 anni che fanno dischi, con carriere così lunghe non puoi pretendere di avere ancora cose da dire, però sotto sotto ci sono delle cose carine, soprattutto a livello di riff”.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Passata la prima impressione, scremato il già sentito, il disco si rivela piuttosto vitale, soprattutto a livello di chitarre.

(In Rock we trust it’s) ROCK OR BUST e PLAY BALL aprono il disco in maniera canonica, ROCK THE BLUES AWAY oltre ad avere un titolo che ben si adatta a questo blog, è un bell’esempio di Rock alla AC/DC unito alla melodia. Ci sento dentro lo SPRINGSTEEN di BORN IN THE USA e forse anche un po’ di BRYAN ADAMS e JOHN MELLECAMP.

MISS ADVENTURE riporta il livello verso il basso, soliti luoghi comuni a corrente alternata e continua. DOGS OF WAR inizia con la solista di WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS (versione Joe Cocker col Dark Lord alla chitarra), prosegue con giochetti della sei corde già sentiti mille volte nei dischi della band dei fratelli YOUNG, ma il riff che esplode al minuto 00:37 ti fa alzar la testa. In esso ci sento gli AEROSMITH.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

Ancora AEROSMITH (quelli di DONE WITH MIRROR) in GOT SOME ROCK & ROLL THUNDER, mi chiedo se sia io a sentire questi collegamenti o cosa. Ad ogni modo bello stomp.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

HARD TIMES è insignificante. BAPTISM BY FIRE ha di nuovo un riff per nulla scontato. La canzone si sviluppa su binari famigliari. In alcune parti parti ci sento HURTIN’ KIND di ROBERT PLANT. Forse sto impazzendo.

ROCK THE HOUSE ti fa sobbalzare, qui sono i LED ZEPPELIN in persona a fare capolino. Un po’ BLACK DOG un po’ WHOLE LOTTA LOVE. Mi chiedo come farà BRIAN JOHNSON a cantarla dal vivo.

AC/DC ROCK OR BUST CD COVER

SWEET CANDY è un altro brano scialbo. EMISSION CONTROL chiude il lavoro e  risalta per il suo riff, anche in questo caso piuttosto interessante.

Un album dunque che non è esattamente pieno di grandi canzoni, ma il lavoro di chitarre, la scrittura dei riff, l’approccio del gruppo lo rendono credibile e lo portano oltre la sufficienza. Magari bisognerebbe riuscire andare oltre lo schema del ritornello cantato con lo stile dei balenieri dell’ottocento, prevedere perlomeno un momento più pacato, lasciare respirare JOHNSON e regalargli qualcosa da cantare in modo normale, ma temo che non ci siano in previsione cambiamenti di rotta del genere. Bello comunque il fatto che alla loro età facciano del Rock che sa ancora graffiare.

La registrazione è molto pompata, segue la regola imperante dettata dai lettori mp3, il livello di distorsione è a un passo.

Artwork di dubbio gusto e mediocre, mai una idea che si discosti dal logo e dagli aspetti kitsch del Rock. Sarà anche questa una operazione marketing voluta e mirata, ma il risultato – per chi ha un minimo di gusto – è assai scadente.

VASCO ROSSI “Sono Innocente” (Universal 2014) – TTTT½

25 Nov

Non me lo aspettavo un disco così dal VASCO ROSSI odierno, dopo 36 anni di carriera continua e costante, dopo aver detto ormai tutto, dopo che uno a quell’età e con quella storia alle spalle non può più pensare di sperare in ulteriori fiotti della vena creativa… e invece eccola qua la zampata del vecchio leone. Chi non lo segue se non distrattamente da ciò che passa la radio potrà non notare differenze, ma chi invece guarda con una certa attenzione al cantautore di Zocca non potrà non accorgersi che qui VASCO ROSSI c’è e non ci fa. Sì, qui sta il nocciolo della questione, in questo album VASCO ROSSI è VASCO ROSSI e dunque non fa il VASCO ROSSI. C’è la sua bella differenza, sebbene non sia automatico scoprirla al primo ascolto (ma a me è capitato). Ci sono meno testi default, quelli “alla Vasco Rossi”, quelli pieni di “sì … dai … non so … però …”, c’è più sostanza e c’è una sorta di ritorno al cantautorato fine anni settanta, quegli anni irripetibili pieni di canzoni d’autore di gran lignaggio, ma non è un ritorno fine a sé stesso, perché è in qualche modo ancorato ai tempi che corrono.

Non c’è solo quello naturalmente, perché SONO INNOCENTE mette in mostra anche un bel po’ di Rock duro, metallico, contemporaneo, grigiastro come i tempi in cui viviamo; lo sapete, pur amando alla follia l’Hard Rock, non è che il metal sia esattamente roba che fa per me…quelle batterie così geometriche, il doppio pedale, quei tamburi che suonano freddi e appunto metallici, per uno come me innamorato del suono caldo della Ludwig di JOHN BONHAM (uno che suonava con un solo “tom”) non è che sia proprio il massimo, ma capisco che il tutto ci stia nel concetto del disco e della musica che oggi offre Vasco. E’ molto bello poi constatare come VASCO sia rimasto un’anima Rock, che rifiuti di conformarsi al trend in cui tanti colleghi della sua età sembrano prigionieri, e cioè di proporre cose “alternative”, quelle che scivolano sull’acustico, sulla world music, sul jazz,  persino su influenze balcaniche, orientali e il castamazzo della Cesira, tipico di chi non sa più che pesci pigliare e cerca di reinventarsi in qualche modo. Vasco no, Vasco rimane un puro, schietto e sincero come la sua (e mia) terra.

Quanto tempo è passato da quando lo ascoltavo su PUNTO RADIO, una delle primissime radio libere qui in Italia, per noi modenesi un punto di riferimento assoluto. Mi bastava alzare gli occhi dalla pianura della mia Nonantola e volgere lo sguardo là, “lontano oltre le colline” verso la sua Zocca per sentire un comune denominatore.

Vasco Rossi ai tempi di Puntoradio

Vasco Rossi ai tempi di Puntoradio

Ho amato moltissimo il primo VASCO, i suoi primi cinque dischi sono per me essenziali. Dopo è arrivato il successo, il grande successo, l’inimmaginabile successo e, pur continuando a a seguirlo, il mio interesse si è un po’ rarefatto, ma in ogni suo album successivo ho sempre trovato qualcosa che mi faceva rimanere legato a lui, perché VASCO secondo me ha un senso Rock innato, quasi inconsapevole, candido. GUIDO ELMI, suo manager e produttore, è uno che sembra sia interessato più al Rock diciamo così “non contenutistico”, uno a cui piace roba tipo BAD ENGLISH, questo ovviamente si riflette anche sulla musica (e sulla vita) di VASCO, a volte il suo Rock è tout court, i suoi atteggiamenti pure, ma c’è qualcosa in lui che ti fa capire che sa benissimo che c’è qualcosa d’altro oltre le chitarre distorte, il giubbotto di pelle e la bandana, che il Rock non è solo un genere musicale, un atteggiamento.

Vasco anni 80

Vasco anni 80

A differenza poi di altri suoi colleghi e conterranei, VASCO si fa aiutare da altri autori, e la cosa è f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e dopo tanti anni di carriera, solo così la tua musica rimane viva, le melodie hanno uno sviluppo interessante, il tuo essere cantautore ha un senso, perché se pensi di poter scrivere tutto da solo dopo aver pubblicato tanti album sei uno sprovveduto, sei uno destinato a rattrappirti, a ripiegarti su te stesso.

Vasco Rossi - Sono Innocente - Front

L’apertura  del disco è durissima, SONO INNOCENTE è pieno di chitarre distorte, con qualche passaggio vagamente dissonante che guarda un po’ ad est e che potrebbe anche far ricordare i LED ZEPPELIN. Buon inizio.

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 DURO INCONTRO mantiene l’umore metallico e aggiunge una dose massiccia di tastiere, queste – come in altre episodi del disco – vagano tra i territori elettronici contemporanei e quelli battuti da BOWIE nel suo periodo berlinese.

Vasco Rossi - Sono Innocente - Booklet (4-5)

Arriva poi il primo singolo, COME VORREI, un lento dal sentimento un po’ spaesato, alla VASCO ROSSI insomma, ma che a me piace sempre tanto. Con GUAI salta fuori il cantautore con la chitarra acustica che poi torna subito a rivestirsi di metallo con LO VEDI. ASPETTAMI è uno dei momenti che preferisco dell’album, ironico e commovente il testo. DANNATE NUVOLE batte sentieri più canonici, la parte Rock usa giri già ascoltati tante volte, sapori AOR, mi ricorda ANGEL degli AEROSMITH del 1987.

IL BLUES DELLA CHITARRA SOLA di blues non ha granché se non l’intenzione e forse qualcosa nella solista, potrebbe essere un piccolo classico da balera, da liscio emiliano, da canzone popolare tragicomica da cantare in compagnia. Mi piace un sacco.

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ACCIDENTI COME SEI BELLA è un rock melodico dilatato, carino e riuscito. QUANTE VOLTE è invece di maniera e risulta un po’ stanco. CAMBIA-MENTI, singolo uscito tempo fa, è VASCO che fa il verso a DEDICATO di IVANO FOSSATI, lo schema è lo stesso, il ritmo anche, ma il pezzo è comunque gradevole. ROCK STAR è uno strumentale che corre di nuovo sui binari metal, scortato da tastiere dissolute. L’UOMO PIU SEMPLICE usci l’anno scorso ed è riproposto anche qui. A me non dice nulla.

Vasco Rossi - Sono Innocente - Back

Gli ultimi due brani sono fantastici, l’APE REGINA sembra provenire dal primo album di VASCO (MA COSA VUOI CHE SIA UNA CANZONE 1978) e si sviluppa attraverso trame molto anni settanta, anche nel (bel) testo. MARTA PIANGE ANCORA è il brano che preferisco. VASCO racconta il dolore con una maestria sbalorditiva, parla di sofferenze d’amore, quelle che ti stendono, con una leggerezza esemplare. Grandissimo, cazzo.

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Molto bravi i musicisti che accompagnano VASCO tra i solchi di questo disco, non esattamente il tipo che sceglierei io, ma si sente in certi piccoli particolari, al di là di certe boutade, che i ragazzi ci sanno fare. Ci sono un paio di ospiti americani, i batteristi GLEN SOBEL (Alice Cooper) e Vinnie Colaiuta, ma anche il resto della truppa sarebbe da citare (purtroppo sono davvero troppi), così, magari banalmente, spendo le ultime parole per segnalare come sempre la grande prova di STEF BURNS, guitarist extraordinarie.

Ad ogni modo, gran disco. Bravo Vasco.

YARDBIRDS “Club Il Giardino – Lugagnano di Sona (Verona)” 24 ottobre 2014 – di Mike Bravo

30 Ott

Ho chiesto al nostro Mike Bravo di scrive due righe circa il concerto degli YARDBIRDS della settimana scorsa a Verona. Eccole qui.

L’amore per i led zeppelin mi ha inevitabilmente portato negli anni settanta a conoscere gli Yardbirds; quando lo scorso settembre sul blog di Tim apprendo che saranno a Verona, prenoto 2 biglietti, così venerdi’ 24 ottobre io e mia moglie siamo a Lugagnano, un paesino nei pressi di Verona.

E’ pomeriggio ed il Club Il Giardino è aperto. Entrando abbiamo fortuna di incontrare subito il mitico Jim Mc Carthy,  il fondatore di Yardbirds, Renaissance ed Illusion, con lui il grande Top Topham che è rientrato dopo decenni per riempire il vuoto lasciato da Chris Dreja, ritiratosi per problemi di salute nel 2013. L’emozione è grandissima.

Un vecchio fan come me non può  chiedere di più che incontrare la leggenda in persona.

Top Topham, Jim McCarthy, Mike Bravo - Italy october 2014

Top Topham, Jim McCarthy, Mike Bravo – Italy october 2014

I 2 Yardbirds sono molto cordiali e disponibili. del resto il club è molto ospitale e ti senti in un piccolo tempio del rock.

Alle 22 siamo in seconda fila per il gruppo che apre le danze, i Black Mama; quando entrano gli Yardbirds il locale è stracolmo.

La chitarra solista é Ben King, nel gruppo dal 2005, al basso David Smale con Andy Mitchell  voce ed armonica ( entrati nel 2009 ). Seconda chitarra Anthony Top Topham ( il primo chitarrista del gruppo che lascio’ il posto a Clapton per colpa dei genitori ). Al centro del palco e del sound uno stupefacente Jim Mc Carthy alla batteria.

Il suono è duro e snocciola senza pieta’ pietre miliari che neanche ti aspetti come Puzzles, Happenings e Dazed and Confused. Il giovane chitarrista Ben King non si risparmia negli assolo ed il gran finale con For your love e Dazed and confused è un ponte tra primi yardbirds e gli ultimi, psichedelici e distorti.

Da sottolineare la prova di Jim Mc Carthy che, ad oltre settant’anni, ha diretto col suo drumming tutto il gruppo partecipando anche ai cori; Top Topham si è  ritagliato il suo spazio prodotto in due assoli.

Il concerto è finito, un ovazione saluta i cinque, siamo tutti in piedi.

Mentre ci dirigiamo all’hotel mia moglie mi chiede maliziosamente  “ Ti piacciono piu’ gli Yardbirds o i Led Zeppelin ?”

Ed io imitando la voce del padrino   “ PER ME UNA COSA SOLA SONO! “.

Yardbirds 2014

Yardbirds 2014

LED ZEPPELIN IV & HOUSES OF THE HOLY DELUXE EDITIONS

27 Ott

ITALIAN / ENGLISH

 

Led-Zeppelin-Led-Zeppelin-IV-Super-Deluxe-Edition-CD-Vinyl-Box

Led Zeppelin ‘IV’

ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT+

ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTTT

 BONUS DISC – LZ FAN: TT

BONUS DISC – CASUAL FAN: T

PACKAGING: TTTTT

◊  ◊  ◊  ◊  ◊

Led Zeppelin ‘IV’
1. ‘Black Dog’
2. ‘Rock and Roll’
3. ‘The Battle of Evermore’
4. ‘Stairway to Heaven’
5. ‘Misty Mountain Hop’
6. ‘Four Sticks’
7. ‘Going to California’
8. ‘When the Levee Breaks’

Che dire di LED ZEPPELIN IV? E’ senza dubbio il disco Rock più venduto di tutti i tempi, se per Rock intendiamo la musica che amiamo e di cui parliamo qui sul blog, quella profonda aria sonora che ci spinge negli abissi un momento per poi catapultarci l’attimo dopo negli spazi siderali. Nell’agosto del 2011, l’amico Picca mi spedì un sms mentre, al mare, stava ascoltandoselo per la milionesima volta:

Sms di Picca:

“Ho riascoltato tutto LZ IV in cuffia. Incredibile come ci sia stata un’epoca in cui si vendevano milioni di copie di un lp con un blues in 5/8 (se non sbaglio), un duetto celtico, un rock and roll semi improvvisato, un poliritmo indianeggiante, una ballata chitarra e voce, un roccaccio quasi dissonante, un ipnosi blues circolare in slide e STAIRWAY TO HEAVEN. La gente non lo sapeva, ma era fighissima.”

(Per quei  tre o quattro che non hanno questo disco: blues in 5/8 (se non sbaglio) – BLACK DOG /un duetto celtico – THE BATTLE OF EVERMORE / un rock  and roll semi improvvisato –  ROCK AND ROLL, /un poliritmo indianeggiante – FOUR STICKS / una ballata chitarra e voce – GOING TO CA/un roccaccio quasi dissonante – MISTY MOUNTAIN HOP / un ipnosi blues circolare in slide –  WHEN THE LEVEE BREAKS).

Per anni i casual fan hanno ritenuto la side B l’aspetto negativo dell’album, ma a tanti anni di distanza sono proprio le stranezze del lato B a mantenere vivo, fresco ed eccitante il disco. Certo, LZ IV è l’album di quattro classicissimi dei LZ e dunque del Rock: il superbo hard rock inglese di BLACK DOG e ROCK AND ROLL, il dolcissimo momento acustico di GOING TO CALIFORNIA e “il pezzo” … STAIRWAY TO HEAVE,; ma poi emergono i ricami acustici dell’antica Britannia di THE BATTLE OF EVERMORE, le asprezze quasi disarmoniche del bell’hard rock di MISTY MOUNTAIN HOP, le suggestioni arabe-indiane-orientali di FOUR STICKS e il greve pulsare ostinato dell’heavy blues di WHEN THE LEVEE BREAKS.

LED ZEPPELIN IV è arrivato a vendere 23 milioni di copie negli USA, 2 ml in Canada, 1,8 ml in UK, 1 ml in Francia e così via. In ITALIA nel 1972 arrivo al 2° posto risultando il 17esimo album più venduto dell’anno.

Companion Audio Disc
1. ‘Black Dog’ (basic track with guitar overdubs)
2. ‘Rock and Roll’ (alternate mix)
3. ‘The Battle of Evermore’ (mandolin/guitar mix from Headley Grange)
4. ‘Stairway to Heaven’ (Sunset Sound mix)
5. ‘Misty Mountain Hop’ (alternate mix)
6. ‘Four Sticks’ (alternate mix)
7. ‘Going to California’ (mandolin/guitar mix)
8. ‘When the Levee Breaks’ (alternate UK mix)

Sembra quasi che questo materiale alternativo (o parte di esso) sia stato fatto oggi e che non siano quindi registrazioni originali dell’epoca, come se PAGE volesse giustificare la nuova rimasterizzazione del catalogo includendo un po’ di cose in più, ma senza svelare ciò che in realtà avvenne in studio in quegli anni.

BLACK DOG ha qualche vocalizzo in più alla fine e non ha l’assolo, sfido chiunque a trovare le differenze tra questa ROCK AND ROLL e quella originale; TBOE è il semplice mix di chitarra e mandolino, STAIRWAY ha qualche sfumatura diversa nel finale: il secondo riff di chitarra che è presente in tutti i giri della sezione hard rock del cantato e la chitarra che cesella la chiusura. Per MISTY MOUNTAIN e FOUR STICKS vale quanto detto per ROCK AND ROLL. WHEN THE LEVEE BREAKS ha il missaggio alternativo e, pur essendo una minuzia, è interessante. Potente, con gli equilibri diversi.
Led-Zeppelin-Led-Zeppelin-Houses-of-the-Holy-Super-Deluxe-Edition-CD-Vinyl-Box

‘Houses of the Holy’

ORIGINAL ALBUM – LZ FAN: TTTTT

ORIGINAL ALBUM – CASUAL FAN: TTTT

 BONUS DISC – LZ FAN: TT½

BONUS DISC – CASUAL FAN: TT

PACKAGING: TTTTT

 ◊  ◊  ◊  ◊  ◊

‘Houses of the Holy’
1. ‘The Song Remains the Same’
2. ‘The Rain Song’
3. ‘Over The Hills and Far Away’
4. ‘The Crunge’
5. ‘Dancing Days’
6. ‘D’yer Mak’er’
7. ‘No Quarter’
8. ‘The Ocean’

Di HOUSES OF THE HOLY abbiamo parlato dettagliatamente in un post dell’agosto del 2012, inutile ripeterci dunque. Qui il link per chi fosse interessato a rileggere le mie riflessioni:

RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT

Companion Audio Disc
1. ‘The Song Remains the Same’ (guitar overdub reference mix)
2. ‘The Rain Song’ (mix minus piano)
3. ‘Over The Hills and Far Away’ (guitar mix backing track)
4. ‘The Crunge’ (rough mix; keys up)
5. ‘Dancing Days’ (rough mix with vocal)
6. ‘No Quarter’ (rough mix with JPJ keyboard overdubs; no vocal)
7. ‘The Ocean’ (working mix)

Forse è TSRTS l’unica cosa di un certo interesse di queste due nuove uscite, la versione è quella senza la voce e con la chitarra solista che conduce le danze in tutte le parti del pezzo. THE RAIN SONG, THE CRUNGE, DANCING DAYS e THE OCEAN spostano di pochissimo gli accenti mentre OVER THE HILLS nel finale sfuma mentre il riff acustico iniziale torna (malamente) nel mix. NO QUARTER è un rough mix senza voce e assolo di chitarra, quello che colpisce è la batteria di BONHAM che qui sembra ancor più efficace.

LED ZEP IV & HOUSE OF THE HOLY deluxe edition

CONSIDERAZIONE FINALE:

Nulla di davvero interessante dunque nei companion disc, e per l’ennesima volta mi chiedo dove siano finiti quegli 11 inediti esistenti del periodo 1971/75. Mi chiedo anche a che pro mettere in piedi un trambusto del genere per una semplice nuova rimasterizzazione (pur molto buona) di dischi storici vista la pochezza del materiale bonus. Il fatto è che se JIMMY PAGE delude dei fan come Tim Tirelli e tanti altri come lui (non faccio nomi per non comprometterne eventuali buoni uffici, ma sono tutti nomi pesantissimi) la cosa (dal suo punto di vista) è preoccupante. Il problema è che PAGE sembra circondato solo da “yes men”: discografici, ingegneri del suono, giornalisti, amici, fan … tutti non riescono a dirgli le cose come stanno, tutti sono terrorizzati al solo pensiero di fare con lui anche una piccola considerazione che sia aderente alla realtà, perchè basta quello per essere tagliati fuori. Capisco che avere entrature con tipi come JIMMY PAGE possa essere elettrizzante, ma ogni tanto nella vita occorre avere onestà intellettuale.

In una recentissima intervista a PAGE qualcuno gli chiede delle bonus tracks:

Going through the bonus tracks…
They’re not “bonus tracks!” The idea of the companion volumes is to get away from the idea of “bonus tracks.” And to have something that is actually in the reflection of, or the shadow of, the original album. You get running orders that are very similar to the original album. So it’s nothing like a “bonus” thing at all. As far as something like “Stairway” goes, the whole perspective of the mix is quite different. It has an audio “3D” quality to it, which is quite different to the main version. There’s a version of “When the Levee Breaks,” which was mixed in London on the companion disc, and the harmonica is totally different from the version that was done at Sunset Sound, on the version that everyone knows. I’m really proud of that mix, because it’s so dense and it’s ominous and it’s cool.

Ecco, da qui si capisce che JIMMY PAGE ha perso la bussola, lui stesso dice che con i companion volumes l’idea era di allontanarsi dal concetto di bonus track e di avere qualcosa che fosse il riflesso dell’album originale. Vi sembra una mossa vincente? La quasi totalità dei LZ fan con un po’ di carattere è rimasta delusissima da questa campagna di ristampe, la grandissima maggioranza dei casual fan è assolutamente indifferente. Quello che vende (ma ancora per quanto) è il brand LED ZEPPELIN,e dunque PAGE è molto fortunato, non fosse così si dovrebbe porre qualche domanda e proporre qualcosa di sostanzioso quando ripubblica il catalogo. Non si risolverà mai nulla, JIMMY PAGE vive nella sua torre d’avorio circondato solo da servitù.

Io dovrò lottare fino alla fine per resistere al riflesso compulsivo ossessivo di comprare queste altre due super deluxe edition (al momento le ho solo scaricate), dovessi fallire qualcuno avrà misericordia di me, dopotutto sono un fan dei LZ fino al midollo, ma ripeto, che uno come me abbia questi sentimenti fortemente contrastanti è di per sé un segnale negativo per questa operazione.

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(broken) ENGLISH

Led Zeppelin ‘IV’

What about Led Zeppelin IV? It is ‘undoubtedly the best-selling hard rock of all time, if we considre rock the music we love and we are talking about here on the blog, that deep sonrous air that push us into the abyss for a moment then the next moment catapult us thru’ sidereal depths. In August 2011, the Pike boy sent me a text message while at sea, he was by listening for the millionth time the fourth of the LZ, he wrote:

“I have listened to LZ IV  with headphones. Amazing how there was a time when you were selling millions of copies of an LP with a blues in 5/8 (if not mistaken), a Celtic duet Cel, a semi-improvised rock and roll, a indian polyrhythm, a ballad with just guitar voice, an almost dissonant rocker, a circular slide blues hypnosis and STAIRWAY tO HEAVEN. People did not knew it, but it was so cool. “

(For those three or four that do not have this record: blues in 5/8 (if not mistaken) – BLACK DOG / a Celtic duet – THE BATTLE OF EVERMORE / a semi-improvised rock and roll – ROCK AND ROLL / a indian polyrhythm  – FOUR STICKS / a ballad  with just guitar and vocals – GOING TO CA / an almost dissonant rocker – MISTY MOUNTAIN HOP / a hypnosis blues circular slide – WHEN THE LEVEE BREAKS).

For years, casual fans have felt the side B as the negative factor of the album, but many years later it is the strangeness of the B-side to keep alive, fresh and exciting this disc. Sure, LZ IV is the album of four very classic pieces of LZ (and Rock music in general): the superb British hard rock of BLACK DOG and ROCK AND ROLL, the acoustic sweetest moment of  GOING TO CALIFORNIA and the “piece” itself … STAIRWAY TO HEAVEN ; but then it shows the acoustic embroidery of ancient Britain with THE BATTLE OF EVERMORE, the harshness of the almost discordant hard rock with MISTY MOUNTAIN HOP, Arab-Indian-eastern impressions with FOUR STICKS and the heavy beat stubborn of the heavy blues with WHEN THE LEVEE BREAKS.

LED ZEPPELIN IV has come to sell 23 million copies in the US, 2 ml in Canada, 1.8 ml in the UK, 1 ml in France and so on. In Italy it reached the 2nd place in the chart making it the 17th best selling album of 1972.

Led Zeppelin ‘IV’ COMPANION DISC

It almost seems that part of this bonus material has been made today and that it does not come from original recordings of the time, as if PAGE wanted to justify the new remastering of the LZ catalog including some little more things, but without revealing too much of what actually took place in the studio at the time.

BLACK DOG has some extra vocals onto the end and does not have the solo, I challenge anyone to find the differences between this and the original ROCK AND ROLL; TBOE is a simple mix of guitar and mandolin, STAIRWAY has some different shade in the final section: the guitar riff that is present in all the verses of the hard rock part of the song, and the guitar that chisels the ending. For MISTY MOUNTAIN and FOUR STICKS is valid what I wrote for ROCK AND ROLL. WHEN THE LEVEE BREAKS has the UK alternate mix and, though a trifle, it is interesting. Powerful, with different equilibrium.

‘Houses of the Holy’

We talked about HOTH in detail in a post in August of 2012, therefore, It’s unnecessary to repeat. Here is a link for those interested to read my thoughts:

RILETTURE: LED ZEPPELIN “Houses Of The Holy” (Atlantic 1973) – TTTTT

‘Houses of the Holy’ COMPANION DISC

Maybe TSRTS it’s the only thing of some interest to these two new releases, the version is the one without the voice and with the guitar that leads the dance in all parts of the piece. THE RAIN SONG, THE CRUNGE, DANCING DAYS and THE OCEAN move slightly the accents while OVER THE HILLS fades out while the acoustic initial riffs returns (poorly) in the mix. NO QUARTER is a rough mix without vocals and guitar solo, what is striking is that BONHAM here seems even more effective.

FINAL CONSIDERATION:

Nothing really interesting, therefore, in the companion discs, and once again I wonder where are those 11 inedits from the period 1971/75 . I also wonder if it is worth setting up such a fuss like this for just a new remastering (though very good) of the original albums given precisely the paucity of the bonus material. The fact is that if JIMMY PAGE is disappointing fans like Tim Tirelli and many others like him (I do not do names, it may deteriorate any good offices, but they are all very heavy names) the thing (from his point of view) is worrying. The problem is that it seems JIMMY PAGE is only surrounded by “yes men”: label people, sound engineers, journalists, friends, fans … all fail to tell it like it is, everyone is terrified to speak out, because if you do you are out of his inner circle. I understand that having good connection with guys like JIMMY PAGE can be exciting, but sometimes in life you must have intellectual honesty.

In a recent interview somebody asked PAGE about the bonus tracks:

Q: Going through the bonus tracks…
A: They’re not “bonus tracks!” The idea of the companion volumes is to get away from the idea of “bonus tracks.” And to have something that is actually in the reflection of, or the shadow of, the original album. You get running orders that are very similar to the original album. So it’s nothing like a “bonus” thing at all. As far as something like “Stairway” goes, the whole perspective of the mix is quite different. It has an audio “3D” quality to it, which is quite different to the main version. There’s a version of “When the Levee Breaks,” which was mixed in London on the companion disc, and the harmonica is totally different from the version that was done at Sunset Sound, on the version that everyone knows. I’m really proud of that mix, because it’s so dense and it’s ominous and it’s cool.

See, here we understood that JIMMY PAGE has lost the plot, he says that with the companion volumes, the idea was to move away from the concept of bonus tracks and have something that was a reflection of the original album. Sounds like a winning move? Almost all of the LZ fans with a little ‘character has been very disappointed by this campaign of reissues, the overwhelming majority of the casual fan is totally indifferent. What sells (but it will not last forever) is the brand “LED ZEPPELIN”, PAGE therefore is very lucky, it was not so questions must clearly be asked about and offer something substantial when republishing the catalog. You do not solve anything anyway, JIMMY PAGE lives in his ivory tower surrounded only by servants.

I’ll have to fight to the end to resist the obsessive-compulsive disorder to buy these two super deluxe editions  (I just downloaded them), if I fail someone will take pity on me, after all I’m a fan to the marrow, but then again, if one like me have such strongly contrasting feelings it is at least a negative signal for this operation.

PS: and yes, the new remaster of the original albums is pretty good.

 

LUCA MAGNOLI PSYCHEDELIC BAND “La Domenica”

14 Ott

Di Luca abbiamo parlato, in estate, del suo album “blues” https://timtirelli.com/2014/07/07/luca-magnoli-still-on-track-30-holding-2013-ttt%C2%BD/, ora invece guardiamo il nuovo video del suo progetto psichedelico: a me piace un sacco, ma proprio un sacco.

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BERNIE MARSDEN “Shine” (Mascot 2014) – TTTT

10 Ott

ITALIAN / ENGLISH

Album superbo questo, a tratti sorprendente. Non è il disco di un vecchio superstite della golden era del classic blues rock che si cimenta con i soliti giri, i soliti classici, il solito tributo alle canzoni che lo hanno formato, no, questo è un album di uno che cerca di restare nel presente pur lasciando trasparire candidamente le sue radici, di uno che fa un disco perché vuole venderlo, perché vuole che abbia un certo appeal anche al di fuori dello zoccolo duro dei suoi fan, perché vuole che questo abbia successo. BERNIE MARSDEN è stato il chitarrista che ha fatto da ponte tra i primi UFO e quelli di MICHAEL SHENKER, quello che ha caratterizzato gli WHITESNAKE dal 1978 al 1983, quello che ha scritto HERE I GO AGAIN . Dopo gli anni con COVERDALE, gli ALASKA e faccende da seconda/terza fascia. Trovarlo così in forma e determinato mi rende molto contento, MARSDEN è sempre stato uno a cui ho voluto bene, uno che ho sempre stimato come chitarrista: misurato, elegante, classy, bluesy. SHINE è dunque il suo nuovo album, vi partecipano tra gli altri DAVID COVERDALE e IAN PAICE.

Bernie Marsden Shine cd cover

LININ’ TRACK è un vecchio blues di dominio pubblico portato alla luce soprattutto da LEADBELLY (data di registrazione sconosciuta) e TAJ MAHAL (1970). Nel 1987 se ne impossessarono gli AEROSMITH che la trasformarono nell’irresistibile HANGMAN JURY. La versione di MARSDEN è riuscita, intro acustico e sviluppo sui binari (è il caso di dirlo) dell’hard rock blues. WEDDING TIME è un bel rock dal ritmo ostinato. WALK AWAY viaggia sui sentieri dell’AOR, momento gustoso e piacevole.

Bernie Marsden Shine cd cove

KINDA WISH SHE WOULD è un po’ simile a SHARP DRESSED MAN degli ZZTOP ma si inserisce bene nella trama del disco. LADYFRIEND è un blues malgrado l’apparenza meno canonico del solito. Un bel pianino, una bella armonica, bel fraseggio di chitarra. Certo, il fruscio dello strisciare del serpente bianco si sente. Insieme a DAVID COVERDALE, BERNIE ci ripropone TROUBLE, titletrack dell’album omonimo dei primi WHITESNAKE. Era un po’ che non sentivo DAVID cantare così bene. Drumming ostinatissimo (una sorta di WHEN THE LEVEE BREAKS senza tanti frills) e i due campioni a fare quello che sanno fare meglio: suonare del gran bel hard rock blues! Con WHO DO WE THINK WE ARE (di nuovo un teaser al mondo PURPLE) siamo sul territorio del Rock Melodico, bel pezzettino da ascoltare la domenica mattina. SHINE è un discreto heavy rock featuring JOE BONAMASSA (ospitata di cui avremmo fatto volentieri a meno).

DRAGONFLY è la cover riuscita del brano dei FLEETWOOD MAC periodo immediatamente successivo alla dipartita di PETER GREEN, pezzo scritto da Danny Kirwan nel 1970. Operazione riuscitissima, senso del pezzo catturato in pieno, rilettura su misura, tanta classe. NW8 chiude l’album adagiandosi su di una bella melodia costruita sulla chitarra acustica slide.

Ci sono anche momenti appannati: BAD BLOOD assomiglia troppo a LOVER MAN degli WHITESNAKE e il cantato di CHERRY LEE MEWIS è troppo enfatico (e noi non sopportiamo queste cose). YOU BETTER RUN è un po’ di maniera (ma le due chitarre soliste che suonano armonizzate l’una sull’altra ci rimandano a certi buoni momenti caratteristici di MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME sa troppo di HENDRIX, e nell’uso del wah wah e nell’andamento.

Bernie Marsden Shine cd cove

Rimane il fatto che nel complesso il lavoro è assai valido, uno dei pochi nuovi dischi che vale la pena avere. Questo è l’album che  avrebbe dovuto fare COVERDALE insieme ai suoi WHITESNAKE.

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 (broken) ENGLISH

This is a superb album, at times surprising. It is not  the new work of an old survivor of the golden era of classic blues who mess with the usual guitar lines, the usual classics, the usual tribute to the songs that have shaped him, no, this is an album of someone who tries to remain firmly in the present while candidly reveal his roots, one who wants (or at least try) to sell records, one who wants his new album to have a certain appeal beyond the hard core of his fans, one who wants this to be successful. BERNIE MARSDEN was the guitarist who has acted as a bridge between the first UFO and the MICHAEL SHENKER ones, a guitarist who has characterized the  1978/1983 WHITESNAKE, someone who (co)wrote HERE I GO AGAIN. After the years with COVERDALE, ALASKA and second / third divsion bands. It makes me happy to find BM so fit and determined, MARSDEN has always been one that I loved, one that I have always respected as a guitarist: measured, elegant, classy, bluesy. SHINE is thus his new album, featuring among others DAVID COVERDALE e IAN PAICE.

LININ’ TRACK is an old blues of public domain unearthed mostly by LEADBELLY (recording date unknown) and TAJ MAHAL (1970). In 1987 AEROSMITH took it and  transformed it in the  irresistible HANGMAN JURY. The version of MARSDEN is successful, acoustic intro and development on the track (it must be said) of the hard rock blues. WEDDING TIME is a nice rock with persistent rhythm. WALK AWAY travels on the paths of theAOR, a tasty and enjoyable moment.

KINDA WISH SHE WOULD is a bit ‘like ZZTOP’S SHARP DRESSED MAN but it fits well into the fabric of the disc. Ladyfriend is a blues. despite the appearance, less canonical than usual. A nice little piano, a beautiful harmonica, lovely guitar licks. Sure, you hear the rustle of the whitesnake crawling. Along with DAVID COVERDALE, BERNIE  reproposes TROUBLE, the title track of early days WHITESNAKE album of the same name . It was a little  since I heard DAVID sings so well. There’s a obstinate drum thythm  (a la WHEN THE LEVEE BREAKS without frills) and the two champions do what they do best: playing beautiful hard rock blues! With WHO DO WE THINK WE ARE (again a teaser at the PURPLE legacy) we are on the territory of Melodic Rock, nice piece to listen to on a Sunday morning. SHINE is a decent heavy rock featuring Joe Bonamassa ( we would have done without him).

DRAGONFLY is the cover of a song by FLEETWOOD MAC, the tune come from the period immediately following the departure of PETER GREEN from the band, the piece was written by Danny Kirwan in 1970; it’s a very successful move, BERNIE captured the piece’s vibe in full, custom-cut re-reading, classy. NW8 closes the album reclining on a nice melody built on acoustic slide guitar.

There are also few dull moments on the album: BAD BLOOD sounds too much like WHITESNAKE’S LOVER MAN and the singing of CHERRY LEE MEWIS is too emphatic (and we do not bear these things). YOU BETTER RUN is taken for granted (but the two harmonized lead guitars bring us back to some characteristic  good moments of MARSDEN), HOXIE ROLLIN’ TIME is too much similar to HENDRIX, especially the swing and the use of the wah wah.

Anyway it remains a very good work, one of the few new records that are worth having. This is the album that COVERDALE is supposed to do with his WHITESNAKE, not the metal guitar shredding stuff he is treating us with.

 

PINO DANIELE “Nero A Metà” special extended edition (1980 – 2014 Universal) – TTTT½

9 Ott

Nella lista dei migliori cento album italiani redatta da Rollin Stone Italia, NERO A META’ di PINO DANIELE è al 17esimo posto. Per me rimane indiscutibilmente un album da top ten, ma d’altra parte non si può prendere sul serio una rivista che colloca PIGRO di GRAZIANI al 61esmo posto e STORIA DI UN MINUTO della PFM al 44esimo (entrambi da top ten se non da top five).

Comprai l’album in diretta, e fu una fortuna avere 19 anni mentre uscivano dischi come questo. Amavo già i LZ, gli ELP, SANTANA, I FREE, il blues nero ed ero anche legatissimo ai cantautori italiani. DE GREGORI, BENNATO, il primo VASCO, PIERO MARRAS. JE SO’ PAZZO di DANIELE veniva trasmesso spesso in radio e visto che il brano mi piaceva un sacco iniziai ad interessarmi a lui. Amavo anche LA BANDA DEL SOLE (album del 1978) di TONY ESPOSITO, altro link che mi rimandava a DANIELE.

Così un sabato mattina, faccio cabò (marino la scuola insomma), mi getto sulla Emily Road di Mutina, mi fermo da Mati, contemplo la vetrina e quando vedo NERO A META senza esitazione entro e me lo compro.

PINO DANIELE NAM 1980 extended    039

 

ORIGINAL ALBUM: TTTTT+

BONUS MATERIAL: TTT½

PACKAGING: TTTT

PINO DANIELE NAM 1980 extended    040

In Italia non si era mai (o quasi) sentito nulla del genere da un “cantautore”, Jazz-Rock, tradizione popolare, blues, canzone d’autore, il tutto suonato da dei musicisti straordinari (oltre a DANIELE, VITOLO, MARANGOLO, SENESE, DE RIENZO. MERCURIO, SPINA, DE FILIPPI,IERMANOTTI, CERCOLA). Certo magari Pino era un po’ affetto dalla ginovannellite, ma quel sound fatto di jazz-rock-blues mediterraneo stava formandosi attorno a NAPOLI già da po’, potremmo chiamarlo il NAPOLI GROOVE, e PINO riuscì a cristallizzarlo al momento giusto in maniera definitiva.

L’album è bellissimo, le canzoni ottime, DANIELE che non fagocita nulla con la sua chitarra ma anzi lascia ampio spazio ai bravi musicisti che suonano con lui. Ritmi irresistibili come I SAY I’ STO CCÀ e MUSICA MUSICA, quadretti color pastello di una bellezza disarmante come ALLERIA e QUANNO CHIOVE, veri e propri inni blues per il giovane Tim di allora come A ME ME PIACE ‘O BLUES e NUN ME SCOCCIÀ e viaggi in autostrada A TESTA IN GIU’.

Questo album meritava da tempo una extended edition, per poterne capire e carpirne la creazione, lo sviluppo, la messa in onda. Molto carina la versione demo di ALLERIA solo chitarra  e voce, sofferta VOGLIO DI PIÚ (demo) con voce non perfetta ma piena di pathos accompagnata dal piano, e anche il demo di NUN ME SCUCCIÁ  con un guitar solo forse più blues dell’originale.

FILE AUDIO – PINO DANIELE “Alleria” (demo)

FILE AUDIO – PINO DANIELE “Nun Me Scuccià” (demo)

Versione (molto) alternativa per PUOZZE PASSÁ NU GUAIO, un reggae italiano fine settanta-inizio ottanta, quei reggae un po’ forzati e quadrati con poca dinamica, ma tant’è … erano gli anni di REGGATTA DE BLANC, nessuno ne era immune. Più canonica ma riuscita la versione alternativa di E SO’ CUNTENTO ‘E STÁ. Molto interessante l’alternate take di SOTTO ‘O SOLE, lo spirito sudamericano è sempre lì ma il jazz-rock groove è più deciso.

Due gli inediti, nemmeno due minuti per TIRA ‘A CARRETTA, un momento in minore vicino alla tradizione napoletana, e poco più di 50 secondi per lo strumentale HOTEL REGINA, un fiotto creativo acustico dimenticato dietro casa.

Non ci saranno cose sorprendenti in questo materiale bonus, ma perlomeno in alcuni episodi la differenza con l’originale è notevole e si sono lasciate intatte esecuzioni forse non perfette ma molto utili per comprendere il percorso del progetto. Mi sarebbe piaciuto che queste cose in più fossero finite su un cd a parte, ma capisco che in quel caso i costi sarebbero lievitati

Più che buona la confezione digipack a tre ante e il booklet interno, il tutto simile a certe ristampe d’oltremanica o d’oltre atlantico. Il remaster in sè non mi convince troppo, mi sembra piuttosto pompato e che dunque tolga respiro alla musica, ma sono contento di questo acquisto (per uan volta su FELTRINELLI e non si Amazon), certo è la quarta versione che ho di questo album (dopo LP, primo cd e primo remaster in cd), ma l’occasione era troppo ghiotta.

 

RY COODER “Soundtracks” (2014 – Warner) – TTT¾

8 Ott

ITALIAN / ENGLISH

RY COODER SOUNDTRACKS  036

The Long Riders (1980) – TTTTT

Paris, Texas (1985) – TTTT

Alamo Bay (1985) – TTT½

Crossroads (1986) – TTTTT

Blue City (1986) – TTT

Johnny Handsome (1989) – TTT

Trespass (1993) – TTT

Cofanetto di sette cd al prezzo di 22,90 euro trasporto compreso (da amazon UK), mica male per chi è interessato alle colonne sonore di RY COODER.  Immagino che i sette titoli scelti (ce ne sarebbero circa altri dieci oltre alle collaborazioni varie) siano quelli che la Warner reputi al momento più appetibili, più commerciali, ma magari presto vedremo pubblicato un secondo volume.

THE LONG RIDERS e CROSSROADS non dovrebbero mancare nella discoteca di un lettore di questo blog, sono album molto belli che delineano in modo perfetto i contorni del nostro essere. THE LONG RIDERS poi è anche uno dei “nostri” film. Lo è anche CROSSROADS, la storia perlomeno, lo sviluppo del film è un po’ all’acqua di rose invece.

PARIS, TEXAS fu uno dei film culto della mia generazione, se eri un tipo un po’ “impegnato” non potevi non andare a vederlo. L’inquietudine dovuta alla difficoltà di trovare un equilibrio all’interno di una dolorosa storia d’amore viene amplificata seppur smussata dalla eterna chitarra slide di RY COODER.

  • RY COODER SOUNDTRACKS  035

Anche ALAMO BAY contiene qualche momento davvero grazioso …

Le ultime tre non mi paiono particolari, lo spirito degli anni ottanta è troppo presente e riascoltarle oggi risulta difficile, ma essendoci RY COODER raggiungono comunque la sufficienza.

PS: speravo che fosse l’occasione per pubblicare la colonna sonora di SOUTHERN COMFORT, il film che tanto amiamo, visto all’epoca non uscì l’album ufficiale, invece nulla. Recentemente sono state pubblicate le tre tracce di RC nella raccolta (2 cd) dedicata alle sue original soundtrack. Che peccato si sia persa questa occasione, che peccato! Così, a chiusura di questa misera recensione ripropongo i tre pezzi di SOUTHERN COMFORT, raccolti in un unico clip che il vostro Noantolaslim ha caricato su Youtube qualche mesetto fa.

(broken) ENGLISH

This is a box set of seven cds at the price of EUR 22.90 including shipping (from Amazon UK), not bad for those who are interested in the soundtracks of Ry Cooder. I imagine that the seven titles chosen (there would be about ten more and in addition other various collaborations) are those that Warner considers more palatable, more commercial, but maybe soon we will see published a second volume.
THE LONG RIDERS and CROSSROADS should be in the record library of every reader of this blog, they are very beautiful albums that outline perfectly the contours of our being. THE LONG RIDERS then it is also one of “our” movie. It is also CROSSROADS, the story at least, the development of the film is a bit  novelettish.

PARIS, TEXAS was one of the cult movies of my generation, if you were a bit like a ‘”committed”person  you could not miss it. The anxiety caused by the difficulty of finding a balance within a painful love story is amplified albeit blunt by the eternal slide guitar of Ry Cooder.

Also ALAMO BAY contains some really lovely moments

The last three ones are not special, the spirit of the eighties is too present and it’s difficult to enjoy them today, but since there is Ry Cooder still they reach sufficiency.

PS: I was hoping this was an opportunity to publish the soundtrack of SOUTHERN COMFORT, the film that we love so much, because at the time they did not printed the official album. Recently  they released three tracks from it  in the RC collection (2 cd) dedicated to his original soundtrack. What a pity theyhave missed this opportunity, what a pity! So, at the end of this miserable review I will reclaim the three pieces of SOUTHERN COMFORT collected into a single clip that yours truly,  Noantolaslim indeed,  uploaded on Youtube a few months ago.

MATT CONFUSION “”Satori, Take Me Away” (autoproduzione 2014) – TTT¾

7 Ott

Ci sono viandanti che capitano sulle rive del bayou del blog quasi per caso, viandanti che sono diventati tali dopo aver smesso le vesti di di frontman di gruppi di alternative Rock e aver deciso di intraprendere un viaggio all’interno delle profondità siderali del proprio animo, finendo inevitabilmente per arrivare alle terre del blues, viandanti che si fermano qui un momento, valutano le proprie discendenza cajun, e poi magari ripartono, con l’intenzione di tornare prima o poi tra le ferme acque di questo blog.

 River_Mist_

Credo che Matt sia uno di questi, mi è molto piaciuto l’approccio con cui è approdato sulle nostre rive e il payoff che descrive un po’ il tutto: “a lo-fi solo guy, playing songs in the night”. Io sono uno di quelli che quando legge l’etichetta “lo-fi” (low fidelity per i meno esperti, “bassa fedeltà” insomma, un tipo di produzione musicale miserella non solo per mancanza di risorse ma anche per scelta ponderata) storce il naso, per me esiste solo il termine lofi, che qui a Mutina significa scadente. Storco il naso anche quando sento parlare di Rock alternativo, di jazz e di grunge. Non sono come il Polbi boy che va matto anche per Sonic Youth e Nirvana, non sono come quelli che si fanno belli mettendosi in bocca la parola Jazz, a me semmai piace il Jazz Rock, il Rock deve sempre esserci.

Ma quel “playing songs in the night” mi accomuna d’istinto a Matt Confusion (will be my epitaph) e una volta ascoltato il disco, lo posso già chiamare fratello. Certo, non so che ne pensa politicamente, che squadra tiene, se sia un illuminato o no, ma tra le pieghe delle sue canzoni trovo me stesso, e questo, al momento, mi basta.

Le note della cartella stampa dicono che :
“Satori, Take Me Away” è un disco bluesy di 8 canzoni in 32 minuti. E’ stato registrato e mixato in casa nell’arco di 8 mesi, costruendolo piano, sovraincisione dopo sovraincisione, mix dopo mix, spesso utilizzando oggetti comuni come strumenti musicali. Non c’è nessun sample, è tutto suonato davvero e ripreso.
Il disco è stato pesantemente influenzato dal suono del primo blues elettrico di etichette come la Chess Records così come da altri album, per esempio “Either/Or” di Elliott Smith, “Ram” di Paul McCartney e dagli echi lo-fi delle produzioni dub degli anni 70.
Il tono e il sound delle canzoni spazia dal folk acustico e sognante di “The Hope Waltz” e “Call”, al blues più sanguigno di “I’m a mess”, “Slackers”, “Natural Thing”, fino al mood più notturno di “For Real” e “Birthday Party”. La canzone folk tradizionale (e di autore ignoto) “St. James Infirmary” fa la sua comparsa in una veste un po’ più rock del solito.

Parlando del suo disco, Matt ad un certo punto mi dice:

“Si chiama “Satori, Take Me Away” e spero che a un uomo di blues come te piacerà. Non è proprio tutto tutto blues, però ne ha sicuramente lo spirito”.

E meno male gli dico, fosse un disco di blues in senso stretto mi annoierebbe a morte, qui il blues ci piace in senso lato, il senso stretto andava bene per demoni neri potentissimi come ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, LEADBELLY e compagnia, oggi noi ragazzetti bianchi o che lo tingiamo con le sfumature della nostra anima o il blues non ha più senso di esistere.

Matt Confusion - Satori, Take Me Away - cover

Questo è un bel disco, potrei definirlo di blues pastello contemporaneo, obliquo e intenso come piace a noi. Prediligo i pezzi più riflessivi, più rarefatti, quelli melodicamente più curati come le bellissime THE HOPE WALTZ e CALL …

FILE AUDIO – MATT CONFUSION “The Hope Waltz”

FILE AUDIO – MATT CONFUSION “Call”

I’M A MESS ha l’inceder strumentale del talkin’ blues, SLACKERS è una sorta di STRAY CAT STRUT (quella di Setzer) stralunata e tenebrosa, il traditional ST.JAMES INFIRMARY è ritmato e malinconicamente spumeggiante, FOR REAL è uno slow blues doloroso e sofferto, NATURAL THING swinga piuttosto bene, BIRTHDAY PARTY chiude l’album alternando sfumature autunnali a fiotti ritmici improvvisi.

Matt Confusion - Satori, Take Me Away - back

Per niente male anche l’artwork della copertina, un visual di tutto rispetto seppur semplice; meglio queste cose che gli obbrobri grafici che si vedono sulle copertine di gente più affermata.

E’ stato dunque piacevole incontrare MATT, ascoltarne il battito, leggere tra i risvolti della sua anima, bersi un southern comfort all’ombra della sua musica.

L’album è scaricabile dalla pagina di Bandcamp http://mattconfusion.bandcamp.com

JOHNNY WINTER “Step Back” (Megaforce records 2014) – TTT½

5 Ott

ITALIAN/ENGLISH

Di solito questo tipo di album mi danno da fare, quasi sempre risultano essere esercizietti di vecchie rockstar che non san più cosa inventare. Johnny Winter però è uno dei nomi a me più cari, uno di quelli che mi hanno fatto diventare quel che sono, è in più Johnny Winter se ne è andato solo pochi mesi fa, lasciandomi – ancora oggi- in uno stato di prostrazione continua, ecco dunque che non ho esitato nemmeno un momento ad acquistare questa sua ultima fatica. Sapete però che nonostante tutto sono inflessibile anche con i miei idoli, che sono schietto e sincero fino all’autolesionismo, quindi non posso non notare alcune cose discutibili. La band che ha accompagnato Johnny in questi ultimi anni è fatta di musicisti di seconda fascia di provenienza hardrock, gente da Rockpalast, come diremmo io e Picca, gente che non ha esattamente il groove tenebroso e al contempo brioso del blues, quello vero.

Le partecipazioni di ospiti illustri poi non sono sempre gran cosa, Paul Nelson- chitarrista manager di JW- ha pasturato alla boia d’un giuda, attirando gente che non c’entra granché con la legacy del grande JOHNNY WINTER. Cosa ce ne facciamo di Ben Harper, Jason Ricci, Joe Bonamassa e dello stesso Paul Nelson? Il discorso è diverso per nomi come BILLY GIBBONS, LESLIE WEST e Dr JOHN, musicisti dalla connection innegabile col nostro Texas Hurricane. Per quant0 ami JOE PERRY e BRIAN SETZER già trovo più complicato inserirli nel contesto. Per ERIC CLAPTON, mi astengo dal giudizio, ormai ho davvero tanti, troppi problemi nel rapportarmi a lui. Storco la bocca anche riguardo la scelta dei brani scelti. Cosa c’entra UNCHAIN MY HEART? E’ stata scelta solo per poter far suonare i BLUES BROTHERS HORNS?

JOHNNY WINTER step back digipack cover  021

 

Fatte queste premesse, ciò che colpisce di STEP BACK è la determinazione di JOHNNY WINTER, sia nel cantato che nel chitarrismo, lo senti distintamente che pur a settant’anni rimane un badass, uno cazzuto, uno vero, la conferma di perché è JOHNNY WINTER: il suo attacco, la sua personalità sono innegabili. Il Texas tornado non avrà più la furia degli anni settanta, ma la sua credibilità rimane intatta. La slide di WHO DO YOU LOVE testimonia quanto appena detto. WHERE CAN YOU BE è il tripudio del suono texasnaccio del Rock Blues, courtesy of JOHNNY & BILLY GIBBONS. Ecco, poi arriva DEATH LETTER, solo WINTER con la steel guitar; qualche pasticcio, qualche sbavatura ma anche il vero ed unico senso del Blues!!!

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VIDEO CLIP di DEATH LETTER (anche se il titolo dice WHO DO YOU LOVE)

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JOHNNY comunque è sufficiente in forma dal punto di vista chitarristico, il suo assolo in LONG TALL SALLY (il primo, seguito immediatamente da quello di LESLIE WEST) ad esempio ce lo fa capire in modo chiaro. Chiude il disco il bel pianino di DR JOHN in BLUE MONDAY.

Il cd contiene anche un plettro, a me è toccata quello rosso. STEP BACK ha raggiunto la 17esima posizione nella US TOP 200.

Disco dignitoso dunque, che ci aiuta ad affrontare un lutto che ancora faatichiamo ad elaborare. Ci manchi, JOHNNY.

Johnny Winter Poster by Katerine Lam

Johnny Winter Poster by Katerine Lam

(broken) ENGLISH

Usually this type of album  give me bad feelings, they often  turn out to be old rockstars’ little exercices when they do not know what to invent. Johnny Winter, however, is one of the names most dear to me, one of those that made me become what I am, plus Johnny Winter passed away only few months ago, leaving me – even today- in a state of prostration , so I did not hesitate a moment to buy his latest effort. You know, however, that in spite of everything I am inflexible with my idols, that I am a straight shooter to self-harm, so I can not help but notice some questionable things. The band that accompanied Johnny in recent years is made of second division musicians coming probably from hardrock, people who is right for Rockpalast, as me and Picca would say , people who have not exactly the dark but still lively groove of the blues, the real one.

Involvements of distinguished guests then are not always much, guitarist Paul Nelson- manager of JW- did chum in a cheap way , attracting people that has nothing to do with the legacy of the great JOHNNY WINTER. What are doing here Ben Harper, Jason Ricci, Joe Bonamassa? Different feelings for names like BILLY GIBBONS, Dr JOHN  and LESLIE WEST, musicians from the undeniable connection with our Texas Hurricane. Even if I do love JOE PERRY and BRIAN SETZER I find it more complicated to place them in this context. Regarding the presence of ERIC CLAPTON, I refrain from judgment, nowadays I really have too many problems in approaching him. I pull a face also at the choice of the songs chosen. What does UNCHAIN MY HEART is doing here? Was it chosen just to let the BLUES BROTHERS HORNS play on the album?
Having said this, what is striking in STEP BACK  is JOHNNY WINTER’s resolution both in singing and in guitar playing, you can clearly hear that even at seventy he is still a badass, a real one, the meaning of why he is JOHNNY WINTER , his attack, his personality are undeniable. The Texas Tornado will not have the fury of the seventies, but its credibility remains intact. The slide of WHO DO YOU LOVE shows how just said. WHERE CAN YOU BE is the jubilation of  Texas big’n’terrific Rock Blues guitar sound, courtesy of JOHNNY & BILLY GIBBONS. Here, then comes DEATH LETTER, only WINTER with the steel guitar; some botch, some blur but also the original vibe of Blues !!!

JOHNNY however is sufficient in shape from the standpoint of the guitar, his solo in LONG TALL SALLY (the first, followed immediately by the LESLIE WEST one) for example makes us understand it clearly. The beautiful, gently piano of DR JOHN closes the album with BLUE MONDAY.

The CD also contains aguitar pick, I got the red one. STEP BACK reached the 17th position in the US TOP 200.

Decorous album then, it helps us to face e a loss that we still find hard to accept. We miss you, JOHNNY.