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Dennis torna dalla Cina, Brian di nuovo in ufficio, il demone delle notti senza sonno pt2 , i rigurgiti degli anni settanta e l’hard rock che mi risolve le giornate.

8 Apr

Dennis, dopo 70 e passa giorni di lavoro nel sud della Cina, torna e  mercoledì mi passa a prendere in ufficio per una pizza da Rock a Stonecity. Mi racconta un po’ la vita made in China, non un granché. Rispondo ad una telefonata, vede il mio nuovo cellulino, lo prende in mano, lo valuta, mi scatta una foto…

(Tim’s in the office blues – foto di Dennis)

Ci ridiamo appuntamento per sabato a pranzo in un cinegiappo di Regium Lepidi, come non ne avesse abbastanza di cibi cinesi.

Notte quasi senza sonno quella tra mercole e giove, il demone mi si attorciglia addosso e non mi lascia respirare. Mi chiedo cosa sia questa ansia che mi prende alla notte prima di addormentarmi, sono un uomo di blues, lo so, eppure mi pare di stare un po’ meglio rispetto al recente passato, sono perfino ingrassato, io che sono l’uomo più magro che cammina all’ombra del blues. Alle 03,50 mi alzo, mi metto in cuffia, WHO ELSE di JEFF BECK, in sequenza BRUSH WITH THE BLUES, DECLAN e ANOTHER PLACE…

UN ALTRO POSTO di GOFFREDO CANALI mi quieta l’animo, mi rinfilo sotto alle coperte, non ricordo più nulla se non la sveglia alle 6,30. Oggi è giovedì e Brian verrà in ufficio con me. Già stanco mi metto in macchina, metto il pilota automatico, diretto a Mutina. Metto e tolgo cd nel car stereo: un bootleg dei TISHAMINGO. il doppio live dei BLACK COUNTRY COMMUNION, SCHENKER al Rockpalast nel 1981…non trovo pace, metto su Radio Capital. Preparo Brian e alle 8,15 siamo alla edicola lì vicino: mentre mi accingo a pagare LA REPUBBLICA e IL MANIFESTO mi viene alla mente la cronica mancanza di moneta negli anni settanta…usavamo gettoni telefonici, francobolli da 100 lire posti dentro piccoli contenitori tondi di plastica verde e i miniassegni…i miniassegni…che lavoro ragazzi…

(miniassegni)

Di nuovo in macchina Stonecity bound, Brian ascolta Luca Bottura che conduce LATERAL su RADIO CAPITAL  e dice “Vacca ec crunèsta!” riferito a Bottura, elogiando il buon eloquio del bolognese. Poco dopo: “Bello questo pezzo” (American Woman degli Guess Who). In ufficio Brian sfoglia Repubblica, cerca di frenare la sua sfrenata voglia di parlare, guarda fuori dalla finestra…

(Brian osserva il mondo dalla finestra – foto di TT)

Verso l’una ristorantino per due scaloppe al limone, verso le due a casa di Brian, verso le 15 riparto, mi fermo da due commercialisti e alle 16,30 riapprodo in ufficio, stremato.

Venerdì prepasquale in ufficio, c’è poco traffico, anche di telefonate. Lavoricchio, parlo con Lakèrlit, mi chiama Laròby…è in ufficio da sola, due chiacchiere, e ci salutiamo. Alle 18,15 decido che dobbiamo andarcene, Lakerlit prontamente risponde all’appello, la Sarwooda stranamente è già pronta, Johnluke si sta attardando su un progetto. Gli faccio due urla (bonarie s’intende) e alle 18,30 siamo fuori. Tre giorni a casa, speriamo di dormire un po’.

(JohnLuke & Tim in the office – foto di LK)

Mi metto in macchina, ripenso ad un sms di giovedì di Polbi “In viaggio verso Catanzaro con la speranza di sbloccare certe faccende, ascolto con inaspettata goduria una cassetta degli WHITESNAKE che mi hai registrato secoli fa…”, Polbi che si ascolta gli Whitesnake, questa sì che è una sorpresa. Di sicuro gli avrò fatto qualcosa periodo 1978/84. Fuori c’è uno di quei tardi pomeriggi con nuvole e sole, tempo perfetto per sparasi a canna gli WHITESNAKE, mentre mi godo per l’ennesima volte le campagne che sono casa mia…

(Le campagne che sono casa mia – foto di TT)

HIT AND RUN, LOVE AIN’T LO STRANGER, TOO MANY TEARS…canto a squarciagola…gli WHITESNAKE mi fanno bene all’animo…

There’ve been too many tears falling,
And there’ve been too many hearts
Breaking in two.
Remember what we had together,
Believing it would last forever.
So, tell me, baby,
Where did I go wrong

Arrivo nel posto in riva al mondo ancora in preda alle bluesy good vibrations del Serpente Bianco. Mi godo quello scampolo di sole che ancora resiste su Borgo Massenzio…

(late afternoon sunshine on domus saurea – foto di TT)

Sabato, alle 08,20 sono già da Brian. Lo comando a bacchetta: (dopo la doccia) “Dai Brian, lavarsi i denti…pulirsi le orecchie…mettersi la maglietta…la camicia…il maglioncino…” non gli do tregua, lui, da par suo, mi risponde con un “Va bene, Comandante”. Ninentylands: colazione e soliti nostri giri.

(Brian e Tim in Ninetylands – Foto di Lsm)

Verso mezzogiorno riporto Brian a casa. Si arrabbia un po’ perché non resto con lui o perché non viene con me, ormai succede spesso questo, anche il giovedì. Ti sembra di sbatterti abbastanza e perciò quando senti questi discorsi ti arrabbi un po’, ma fai buon viso a cattivo gioco, non è Brian a parlare, sono i vapori delle nebbie che deve attraversare. Lui si inquieta, ti dice cose poco simpatiche, tu cerchi di non reagire, ma non sempre ci riesci. Ti telefona dopo pochi minuti e rincara la dose. Ti si ingrigisce l’animo. Ma poi dopo un paio di ore, riemerge dalla foschia, ti chiama, ti chiede cento volte scusa e di dice almeno dieci volte che ti vuole bene. Che brutto lavoro la vecchiaia. Ritorno con ancora gli WHITESNAKE nelle orecchie:

All’una al cinegiappo con Dennis, il quale mi regala una maglietta e un cappellino dell’esercito cinese. Insieme ci guardiamo poi l’Inter, grande delusione, giochiamo maluccio, ma se non altro non perdiamo e segniamo due goal. Pessimi anche i risultati delle altre partite con la seconda squadra di Milano che perde in casa e la squadra dallo stadio di latta che ora è prima. Meglio non pensarci.

Domenica, mi sveglio e penso alla risurrezione…ha ragione Julia, la chiesa cattolica è una grande madre di cui sentiamo il peso, volenti o nolenti. Qualcuno mi prepara un caffè, io metto su i 10CC…

L’umore ha lo stesso colore del cielo di oggi: silver, blue and gold …

Risurrezione dunque eh? Mica quella di quell’ebreo di origine etiope che si sono inventati i cristiani, ma quelle più vicine a me, non sarebbe male….mia madre, John Bonham, Che Guevara, Robert Kennedy, Boz Burrell, Cozy Powell, Pop e Laura e qualche altro nome…fossero qui tra noi mi sentirei meno peggio…bah, pensieri sballati di una fottuta pasqua qualunque…adesso vado dalla Lucy a mangiare i cappelletti, poi metterò su la BAD COMPANY e i BLUEÖYSTER CULT e cercherò di evitare le ombre più scure del blues…da buon veterano delle guerre psichiche quale sono…in Eric Bloom I trust.

Io e i Led Zeppelin in un weekend qualunque (con Brian al cinegiappo e l’Inter che torna a vincere)

1 Apr

Un altro di quei sabati qualunque in cui vado da Brian e in giro per Mutina. Nella blues mobile stavolta metto i Led Zeppelin, il secondo volume dell’audio preso dal DIVUDI ufficiale del 2003, che un membro del club esoterico di cui faccio parte ha messo su CD…

Sembra strano, ma ogni volta è quasi una riscoperta. Decenni che li ascolto e che li amo e le sensazioni sono sempre fortissime. Parte SIBLY live 1973…come direbbe Picca va bene Stairway, va bene Whole Lotta Love, va bene Kashmir (che tra l’altro trovo noiosetta) ma SIBLY live 1973 è I LED ZEPPELIN. Quel blues inglese che del blues mantiene solo l’atmosfera e un paio di accordi in minore, per poi partire verso galassie sconosciute. Il piano con tanto di pedaliera basso di Jones che cerca di tenere tutto sotto controllo, la batteria di Bonham che viaggia nel perimetro estremo degli schemi del pezzo, la voce di Plant….quella matura del 1973, quella piena di pathos sensuale, quella che è la migliore di sempre per quanto riguarda il blues bianco. Poi la chitarra di Page, del Page dell’immaginario collettivo, del chitarrista visionario e così squisitamente rock che adoriamo senza riserve. Quelle note che solo lui riesce a scovare tra le battutissime scale del blues…SIBLY 1973, di sicuro il mio pezzo di musica preferita in assoluto…

Attraversare le campagne con questo furore spirituale e musicale è una cosa che mi tocca sempre moltissimo, quando poi il sole inizia a farsi meno timido e mentre batte sul mio viso partono GOING TO CALIFORNIA e THAT’S THE WAY da Earl’s Court 1975, beh non resta tanto da dire e da fare…ti fermi accanto ad un bosco, scendi, ti sdrai sull’erba ancora umida e ti metti ad ascoltare il respiro dell’universo…

Accudire Brian, lavarlo, stirarlo, prepararlo per il nostro solito sabato mattina a Ninentyland. Il vecchio gode di questi nostri viaggetti nella mia hometown e io, negli anni futuri, spero di ricordarli con la dovuta dolcezza. Oggi mi dice “Tu dovresti diventare l’autista di un grande della terra, così andresti a letto con le principesse (intende le donne di questi ipotetici grande della terra), e faresti anche un piacere ai mariti”. Chissà cosa passa per la maruga a Brian. Poco dopo in macchina, accendo Radio Capital, subito non capisce e poi esordisce con un “La musica vuol dire vita…”. Caro vecchio Brian.

(Tim e Brian controluce a Ninentyland – Foto di Lsi)

Un paio di orette più tardi gironzolo per Mutina, anch’essa bagnata dal sole, incontro Julia, chiacchierata più lunga e più bella del solito. Finisco per parlarle anche del demone delle notti senza sonno, povera Julia…che pazienza. Mi dice la sua e chiude con un “d’altra parte sei un uomo di blues, no?”

(Mutina – foto di TT)

Ritorno verso Borgo Massenzio a velocità sostenuta, voglio tenere a distanza la dispepsia che stamattina sembra volermi attaccare, e poi con IN MY TIME OF DYING e TRAMPLED UNDERFOOT non si può mica andare piano. Dalle 15 alle 18 mi inabisso in un sonno ristoratore, sonno di cui avevo davvero bisogno.

Domenica mattina, ancora l’ombra della dispepsia su di me sin dal risveglio, temo per il prosieguo della giornata, ma si rivelerà un falso allarme. Di nuovo a Mutina per prelevare Brian, anche oggi con me. Novità: decido di portarlo ad un nuovo ristorante cine-giappo di Regium Lepidi. Forse ho esagerato, Brian sembra un po’ confuso e frastornato, ma è bravo, si mangia gli spaghetti di riso diligentemente e arriva anche a dire “Quischè ièn bòun” (questi son buoni) riferendosi al sushi. Brian che si mangia il sushi insieme a me e alla groupie in un cinegiappo. Solo un anno fa mi sarebbe parsa pura fantascienza.

(Brian al cinegiappo – foto di TT)

Alla domus saurea ci mettiamo davanti a SKY per INTER-Genoa. Brian mi chiederà almeno venti volte contro chi stiamo giocando, ma cerca di seguire la partita con una certa dedizione. Certo che 9 goal finiscono per confondere anche me. 3 rigori per il Genoa, uno per noi, due espulsi (uno per squadra). Un goal segnato da un ritrovato Maurito Zarate, tripletta di Milito. Vinciamo 5 a 4, non mi sono annoiato, la squadra è parsa più motivata, in campo anche POLI, OBI e GUARIN. Niente male, Mister Stramaccioni.

Brian, i confratelli del blues e il demone delle notti senza sonno

30 Mar

Notte tra lunedì e martedì: mi metto a letto, leggo qualche pagina di APATHY FOR THE DEVIL di Nick Kent e poi lo sento arrivare, come una marea nera e profonda che avvolge tutto. Un cupo battito d’ali, un ombra tenebrosa, una luce spenta che ti si pianta nel cervello…è lui, il demone della notte senza sonno. Nelle notti pesanti che descriviamo agli amici o ai colleghi il mattino seguente, quelle che “stanotte non ho chiuso occhio” si finisce comunque per dormire almeno due/tre ore, ma questa notte no, il demone è spietato, ogni volta che sto per cedere una botta di non so cosa mi risveglia con un sussulto. Non dormire nemmeno un minuto per una notte intera è terribile. Fino alle 2 ci provi, ci speri, ti alzi, bevi, torni a letto, ti alzi, vai al computer, ti corichi di nuovo. Alle 3,30 sei preda della disperazione, alle 4 hai un senso di oppressione che ti ottenebra, il cuore batte forte, l’ansia t’incolla e ti scolla, credi di vedere figure poco simpatiche, ogni rumore diventa un’eco spaventosa…ti sembra di scorgere Baldassare in persona, ti porta la mirra, simbolo di morte. Alle 4,15 ti incazzi, smadonni, ti alzi, ti metti in cuffia e fai partire THE E STREET SHUFFLE di BRUCE SPRINGSTEEN e vaffanculo Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.

Ore 7,45, in condizioni tutto sommato accettabili sei a Bazvèra per una visita di controllo. Mentre aspetti senti Brian, non è in bolla, avvisi in ufficio che arriverai più tardi. Un paio d’ore dal vecchio, lo rimodelli come fosse un pezzo di creta, colazione, un po’ di chiacchiere, pranzo. In ufficio annaspi ma tieni botta. Verso sera  arrivi al posto in riva al mondo. Ceni e riparti verso Mutina: stasera ti ritrovi con Mix, Jay e March a rinverdire certi anni passati, imbracciando una Les Paul…poco tight e molto loose, ma ci si diverte…AIN’T NO LOVE IN THE HEART OF THE CITY, FUOCO SULLA COLLINA e qualche “classico” courtesy of your truly. A mezzanotte sono più o meno a letto, fatico, temo il demone ma poi crollo.

Mercoledì ore 8: ricevo una telefonata e penso “Cazzo, non ho sentito la sveglia, è tardissimo”… nemmeno in tempo di finire il pensiero e svengo sul letto. Riaffioro alle 10,29. Alle 10 avevo un appuntamento in ufficio. Mi butto sotto la doccia. Sono uno straccio ma mi metto in macchina. In ufficio espleto i doveri primari. Alle 13,35 crollo sulla brandina nello sgabuzzino. Ritorno in me alle 17,45. Ringrazio il Dark Lord che mi ha fatto avere due soci comprensivi. Fino alle 20 cerco di sbrigare quanto più lavoro arretrato possibile. Esco e mi dirigo al Kata per un incontro in sordina con la Congregazione degli Illuminati del Blues. Non sono a posto, c’è qualcosa che mi opprime. In macchina mi sento una raccolta della PFM, al momento di DOLCISSIMA MARIA mi metto a piangere…

Serata strana questa con i confratelli, siamo solo in sei. Siamo stanchi, poco dinamici, abbiamo voglia di stare insieme ma portiamo a casa solo un pareggio…proprio come quello della squadra di Milano che è stata due volte in B, contro il Barcellona. Distribuisco le cosette che ho fatto per loro. Picca ad un certo punto esce e torna con un uovo di cioccolato dell’INTER. Un po’ di allegria, finalmente.

(Confratelli da sx a dx: Riff, Jay, March, Tim, Picca, Lorenz – foto del kata)

Alle 23,30 molliamo gli ormeggio e mestamente ognuno torna ai propri blues. Passo attraverso le campagne nere con HARLEQUIN.

Giovedi ore 6,30: sveglia, doccia e poi subito in macchina. Infilo nel lettore STAND IN THE FIRE  di WARREN ZEVON…rock contenutistico, rock bello, pieno, tondo, duro seppur sul confine del genere “Americana”

Ore 7,30: mi presento da Brian, passerà la mattina con me in ufficio. Ormai il vecchio me lo cucco anche nei giorni feriali.  Colazione, Repubblica (per lui), lavoro (per me).

(Brian in the office – foto di TT)

Ore 13,20 seduti da “Rock” a Stonecity a farci dei tortelloni burro e salvia. Io e Brian da “Rock” a pranzare insieme, chi lo avrebbe mai detto.

(Brian da “Rock” col suo prosecchino – foto di TT)

Accompagno il vecchio a casa, mi fermo dal commercialista e alle 16 sono di nuovo in ufficio a Stonecity. Distrutto. Cerco di tirarmi su con un bootleg dei BOC:

Verso sera ritorno, tra le campagne mentre il sole va giù  ascolto uno dei mie dischi  preferiti degli AEROSMITH: DONE WITH MIRRORS.

(le mie campagne – foto di TT)

Mi fermo 5 minuti in una strada bassa a contemplare le mie campagne, STEVEN TYLER canta la sua ode a SHEILA, lo sguardo saltella tra querce e peschi in fiore, i pensieri si fanno astratti e leggeri…vorrei tanto che il demone stasera non si facesse vivo…ma ora che guardo meglio mi accorgo che sono praticamente fermo ad un incrocio, non ho speranza…”Asked the (dark )lord above “Have mercy now save poor Tim if you please”

If you want blood you’ve got it …ovvero Brian fa l’esame del sangue.

23 Mar

Il figlio – se abita in un altra città – si sveglia alle 5,30 e venti munti dopo è già in macchina. Inserisce nel lettore BEHIND THE SUN di Eric Clapton, niente lavori pesanti stamattina.

Verso Campogallo incontra all’improvviso una cancellata di nebbia…

(Fog in campogallo – foto di TT)

Il figlio la attraversa, e pur restando sempre sulla stessa strada si trova in un’altra dimensione, quella dove vengono a galla comportamenti passati avuti con compagne e conoscenti, comportamenti di cui non si è per nulla orgogliosi, comportamenti che si vorrebbero cancellare, ma non essendo possibile si scuote la testa, si lancia una cosa che è un po’ grido un po’ sospiro e si cerca di andare avanti.

Il figlio si assicura che il padre faccia la pipì dentro alla fialetta-contenitore per l’esame delle urine. Il figlio si assicura che il padre si lavi per bene. In cortile il figlio nota ancora una volta come padre Brian sia amico di tutti i neri che abitano nei palazzi intorno al suo. Alle 06,45 i due sono davanti al laboratorio Test di Verdi Boulevard.Il figlio va a cercare un parcheggio e lo trova at god’s house, in Sabbatini street. Mentre torna, attraversando l’Emily Road constata quanto sia bello vedere il primo sole che tinge la Ghirlandina in lontananza…

(First rays of the rising sun over Mutina – foto di TT)

Il figlio, pur avendo avuto genitori e tutta la stirpe di Regium Lepidi, ama Mutina, la sua città. Il figlio si chiede se l’amare la propria città derivi dal fatto che di solito è il posto in cui ci si sa muovere, in cui ci si relaziona in modo naturale ed istintivo.

Un nero fruga nel cassonetto della carta davanti al laboratorio. Più o meno dieci persone attendono che le porte vengano aperte. Arriva un vecchio con cappotto e cappello, ha in mano il Resto Del Carlino, è l’immagine di modenesi che ormai non ci son più.

Il padre, che fino a ieri era un po’ incazzato per l’esame in questione, stamattina è carico…è una novità rispetto ai giorni noiosetti che deve affrontare. Il figlio è gentile ed educato con la dottoressa. Il figlio segue il padre passo passo, lo aiuta, lo assiste…il figlio – che non ha né figli né nipoti – pensa a chi mai si occuperà di lui nel caso avesse la fortuna di arrivare all’età di padre Brian. Sarà un estraneo che lo guiderà attraverso le nebbie della vecchiaia? Sarà solo? Avrà ancora qualche groupie che si occuperà di lui? Dovrà mettere in atto il piano alla Thelma e Louise che, scherzando, ha ipotizzato insieme al Dickey Betts di Quariegh quando sarà ora e il declino ormai ingestibile? Pensieri torbidi. Meglio lasciarsi cullare dai dolci complimenti del vecchio: “Te t’è al miòr” “Sarai internazionale” “Te t’è un bel om” “Dio bon mo ste in gamba

Padre e figlio fanno colazione insieme al Bar Verdi. Il figlio da una occhiata alla Gazza…se non altro la primavera della sua squadra è in finale per la Next Generation Series (La Champions dei giovani).

Il figlio lascia un padre raggiante sotto casa, lo segue con lo sguardo sino al portone d’ingresso, poi parte per Stonecity. In macchina il figlio si sente i MOE.

Il bello del blog

23 Mar

Ieri, verso le 19. Ho appena scaricato Brian a casa sua, dopo aver corso avanti e indietro con lui per buona parte del giorno. Sono stanco. Mi fermo nel parcheggio sotto casa sua prendere fiato. Ricevo un messaggio, lo leggo:

“Sala d’attesa di un cliente…pomeriggio di merda, anzi periodo di merda…leggo il tuo ultimo post (Brian e Jimmy page, ndtim) e mi commuovo. Io non sono così presente con i miei vecchi…e anche se non sono più tanto sul blog, seguo sempre… soprattutto i tuoi post blues. Tim Tirelli For Ever.”

“Tim Tirelli For Ever”.…uhm…va là che l’amicizia blues è un gran bel lenitivo. Viva il blog, viva il blues, viva il sol dell’avvenire.

 

BRIAN & JIMMY PAGE

22 Mar

Nella pausa pranzo corro da Brian per fargli un po’ di compagnia e per fargli da mangiare. Fare tutto di corsa non è il massimo ma a volte è una necessità. Ascolto distrattamente gli ALLMAN agli A&R Studios di NYC il 26/8/1971 mentre rollo sui 110 sulla bretella Stonecity-Mutina. Arrivo a casa sua e lo vedo confuso e giù di morale. Gli faccio fare la barba mentre io preparo due svizzere, l’insalata e altre cosette. Pranziamo, cerco di tirarlo su, sparecchio, lavo i piatti e lo porto al bar lì vicino per un caffè. Gli dico che devo scappare in ufficio e mi fa “posso venire con te?”.

Risalgo da lui di corsa per chiudere le finestre e per prendere la medicina delle 15. Sulla bretella all’altezza di Bazvéra, mi viene in mente che non ho preso la medicina. Che testa. Faccio finta di nulla, anche con me stesso. Se lo sa mia sorella mi ammazza. Lungo il tragitto Brian riprende quota, solo il pensiero di stare in compagnia ha un effetto stupefacente. In ufficio saluta tutti, poi mia assicuro che si segga a leggere Repubblica. Dopo un po’ si alza, sgirandola per il mio ufficio…

(Brian in ufficio a Stonecity – foto di TT)

Si ferma davanti a un quadro, vede un chitarrista ritratto in una posa fighissima mentre maneggia un archetto di violino, non legge il nome, mi fa:

“Cus chè chi el?” (Questo chi è)

E io “Jimmy Page”.

Gli si illumina il viso, il nome evidentemente gli riporta a galla ricordi, sorride contento e si lascia andare ad un “Gimmi Peig, mo dio te stradora!”.

Brian è sempre un gran Brian.

(L’immagine sacra nell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

Photographers, Brian, Nei Secoli Fedele e il demonio che si impossessa di me

17 Mar

Venerdì mattina, mi dirigo verso Scandillius. Insieme a Lakèrla ho due appuntamenti di lavoro con due fotografi per parlare di alcuni progetti di un cliente. Budget, mood degli ambienti da ricreare in studio o in 3D…quelle cose lì insomma. EMOTIONAL RESCUE dei Rolling mi tiene a galla mentre attraverso le campagne di Regium Lepidi diretto verso la collina.

INDIAN GIRL mi ha sempre preso molto…quelle atmosfere centroamericane, Mick che canta di CHE GUEVARA…

Mr. Gringo, my father he ain’t no Che Guevara 
And he’s fighting the war on the streets of Masaya 
Little Indian girl where is your father? 
Little Indian girl where is your momma? 
They’re fighting for Mr. Castro in the streets of Angola 

Arrivo nella parte nord di Scandillius, Kerlit mi sta aspettando, entriamo da AD. Un caffè, due chiacchiere sulle Seychelles e iniziamo a parlare di lavoro.

(Da AD  – foto di TT)

(Tim da AD – foto di LK)

A metà mattina ci spostiamo verso i piedi delle colline, da FR. Mentre Lakerlit si fa un caffè con R io gironzolo per lo studio…mi perdo nei miei pensieri…immagino cosa debba essere stato nel 1978 o 1979 ricreare in studio il bar della cover di IN THROUGH THE OUT DOOR…

(da FR – foto di TT)

(da FR – foto di TT)

Il meeting si sviluppa in un paio d’ore abbondanti di confronti e discussioni. Ci siamo io, la Kerlit, Raffa e Sonny. Mentre la Kerlit espone le sue riflessioni da art-director quale è, io mi riperdo nei miei pensieri per un momento…mi immagino ad un altro tavolo di lavoro, insieme alla redazione di un immaginaria rivista musicale tipo Classic Rock Magazine a discutere su chi mettere in copertina: gli UFO, i BLUE OYSTER CULT o andare sul sicuro con i LED ZEP o PINK FLOYD?…torno back on the ground…tocca a me intervenire e a cercare di riportare tutti dentro i binari di un budget ben preciso.

Verso l’una ritorno a Stonecity.

(Back in Stonecity groove – foto di TT)

Sabato mattina ore 06,30. Suona la sveglia. Se voglio sbrigare le mie cose occorre che le faccia prima delle nove, se a quell’ora Brian non mi vede, il mondo rischia di cadere. Ho faticato a prender sonno, devo essere stato preda dei blues almeno fino alle 2. Mi alzo con gran fatica, ma sono un tipo con una certa di volontà, riesco nell’impresa. Fa freddo, il sole a Borgo Massenzio trapela tra gli alberi, salgo sulla blues mobile…

(Sole tra gli alberi nel posto in riva al mondo – foto di TT)

A Gavassae entro nella nebbia, ne uscirò soltanto a tarda mattina; mi metto sulla tangenzialina campagnola, inserisco nel lettore HEART OF A A WOMAN di ETTA JAMES, per il Misty Mutina Hop del sabato mattina.

Entro in Mutina con l’elegante ma sempre pericoloso blues moderno di Etta ancora nelle orecchie. Mi accorgo che è di nuovo tempo di MUTINA IN FLOWER. Tra poco una zona della città sarà piena di gente che zompetta intorno agli ambulanti floreali. Penso al fatto che le ultime sei edizioni di questa cosa mi hanno accompagnato attraverso cambiamenti radicali della mia vita …rabbrividisco ripensando a quello che ho passato…niente di che se messo nella prospettiva del mondo, uno spaventoso maremoto  se messo in relazione con la vita di un povero uomo di blues chiamato Nonantolaslim. Passo davanti all’ufficio di Julia, la saluto con la mano. Mi sembra bellissima stamattina.

(Allestimento deI BANCHI – foto di TT)

In un ufficio mezzo pubblico/mezzo privato assisto ad una scena…6 Sportelli… 3 vuoti, 3 occupati da impiegati. Sono le otto, ci sono 3 utenti, situazione calma, nessuna fretta, nessuna coda. Entra un moldava, attende 10/15 secondi, va dal custode e inizia ad urlare che adesso lei pretende che tutti i sei sportelli abbiano un impiegato. Il custode le spiega che questo succede verso le nove, quando inizia ad esserci un po’ di gente, non ha senso far stare i dipendenti con le mani in mano nell’ora in cui arriva un utente ogni tanto. Lei insiste, urla che in Moldavia le cose funzionano, non come qui,  e cose del genere. Scena surreale. Nel giro di venti secondi uno sportello si libera, la moldava può accomodarsi. L’impiegato le fa – in dialetto –  “ Io ho sposato una moldava, ma se fossi tu mia moglie ti avrei già ammazzata“. “E se non ti va bene torna in quel paese di merda da cui provieni” aggiungo io, sempre in dialetto. Sono incazzatissimo, mi guardo intorno pronto a ripeterlo a chiunque sputi nel piatto in cui mangia. Silenzio. Dieci secondi e il demonio lascia il mio corpo, espleto le formalità con la cortesia del cittadino emiliano modello, saluto e me vado.

Entro nell’edicola sotto la Ghirlandina e lo vedo: il nuovo CLASSIC ROCK MAGAZINE con VAN HALEN IN COPERTINA. Mi si risistema l’animo…

Da Brian nulla di particolare da segnalare, se non che sono assonnato e senza tanta energia. Lo avrò da me anche domani. Mi fa piacere, ma la gestione di un vecchio senza grosse possibilità economiche, non è un lavoro facile. A Ninentyland mi fermo nel posto dove mi arriva la posta…apro una grande busta e dentro ci ritrovo un attestato di fedeltà della benemerita. Il presidente nazionale della Associazione dei Carabinieri riconosce che io, ex carabiniere ausiliario, sono stato iscritto alla associazione dal 1983 al 2011…

Ritorno verso Regium Lepidi, appuntamento con la bassista preferita alla Coop per la solita spesa settimanale. Nel lettore ORIGINAL ALBUM CLASSICS di MUDDY WATERS…

Ripenso ad un commento di Polbi riguardo le collaborazione di JOHNNY WINTER a questi tre album …“meglio che Winter se fosse stato a casetta sua…” naturalmente non sono d’accordo col Michigan Boy. Prima di questo periodo Muddy Waters faceva dei dischi un po’ di merda, almeno con questa trilogia un po’ di energia e di successo sono arrivati, calcolando poi che Winter non si è mai messo in primo piano. Trilogia che ha permesso al secondo più grande bluesman di tutti i tempi di far uscire quello che è uno dei migliori dischi  live di blues nero…MUDDY MISSISSIPPI WATERS LIVE del 1979, sempre con Winter. Ma si sa, io reputo JOHNNY WINTER (1970/75) il secondo miglior chitarrista rock, e il mio fratellino di Detroit è convinto che Neil Young sull’elettrica sia un gigante della chitarra, non possiamo proprio arrivare ad una conclusione comune.

Arrivo a l’LittleInn sul confine tra le due province, svolto a sinistra, una branco di Biker con HarleyDavidson nere viene in senso contrario, abbasso il finestrino e urlo “Bikers di merda!“. Duecento metri dopo passo davanti ad una chiesetta campagnola a bordo fosso, quelle di due metri per uno, abbasso il finestrino e tiro uno zioboaia che gli uccelli sui fili della luce volano via. Il MICHAEL SCHENKER GROUP martella le mie tempie con ARMED AND READY…

Qualche altro centinaio di metri e sono davanti alla chiesa vera e propria di Stiolo, il demonio esce dal mio corpo. Arrivo alla Coop, faccio la spesa, sono gentile con la commessa. Alla domus saurea annaffio un fritto misto con una birra. Frutta e poi un Southern Comfort, as usual. Crollo sul divano mentre leggo il Manifesto. Riprendo conoscenza verso le 18. Tutto tace, mi tocco lo stomaco per vedere se c’è un piccolo Alien dentro di me. Scendo nel countryyard. La vista della campagna e il sole che tramonta mi fa venire in ente SUN DOWN dell’Edgar Winter Group. Penso alla partita dell’Inter di domani.

(Sundown in Borgo Massenzio – foto di TT)

Storie dalle campagne topografiche

10 Mar

A parte il fatto che uno si adegua e si sdraia sul divano della vita che gli è capitata, cosa si può fare per assaggiare le profondità siderali di cui il proprio animo è alla ricerca? Uno si ascolta SENTIERI NOTTURNI di Sergio Mancinelli su Radio Capital mentre rilegge in versione tutto colore il primo numero di ZAGOR, con  i VAN DER GRAF GENERATOR seguiti dagli EMERSON LAKE AND PALMER che aprono il programma citato alle 24 di una sera come mille altre.

Oppure uno si mette in macchina di prima mattina per andare al lavoro se è un venerdì come mille altri e infila nel lettore TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES. Doppio album con solo 4 lunghi pezzi che uscì gennaio del 1974… la versione che uno possiede è naturalmente quella digipack rimasterizzata con un paio di bonus track. Sollecitata da tanta quantità di bella musica la mente inizia a lasciarsi trasportare da pensieri che in un primo momento toccano le tematiche essenziali della propria sopravvivenza (“ma chi cazzo sarà il prossimo allenatore dell’Inter?“), ma che poi decollano inabissandosi nello spazio profondo.

Dovrò fare per il resto della vita il tragitto Borgo Massenzio – Stonecity?

Cosa c’era prima del bing bang? Il nulla? E il nulla come si è creato?

E’ proprio impossibile dare una risposta a queste domande? La nostra intelligenza forse non è sviluppata abbastanza per capire queste cose e arrivare dunque alla soluzione? Dobbiamo diventare più intelligenti…come fare? Fino a che i piccoli esseri umani usciranno dal corpo degli esseri umani femminili non ci saranno tante speranze, magari un giorno quando le gravidanze si porteranno a termine fuori dal grembo materno, la testa avrà la possibilità di espandersi e con essa il cervello…forse allora faremo il salto di qualità per quanto riguarda l’intelligenza.

Ecco cosa succede ad ascoltarsi TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES di prima mattina in macchina mentre attraversi le campagne.

Tra un pensiero e l’altro ti annienti nella musica, mentre il pilota automatico che hai nel cervello ti guida fino a destinazione. La musica ti solleva e ti sembra quasi di essere ROBIN DELLE STELLE che a bordo del suo veliero sonda le profondità celesti…

Al momento le tue galassie sono campagne delimitate da vie dai nomi strani  tipo “Via Della Gattalupa” e dalle storie rimandate dagli accenti del posto.

L’altra mattina assisto ad  uno scambio di battute tra due uomini, vicini di capannone; uno chiede all’altro (probabilmente lattoniere o roba simile che stava scendendo dal tetto del suo fabbricato da una lunga lunga scala) se ha poi dato una occhiata anche al tetto del suo edificio, l’altro risponde che vuol guardarci bene e che appena ha un momento farà il lavoro. Ecco la sceneggiatura, in reggiano stretto:

VAIFRO (uomo vecchio dalla età indefinita che ha passato la attività ai figli ma che ancora da una mano): “Oh Giangio, alòra, et guardè anc da me c’al lavor là?”

GIANGIO (artigiano lattoniere di quella indefinibile età tra i 50 e i 60) “No Vaifro, angl’hò mia fàta, sta tranquèl che quand ag’ho un minut ag vag”.

VAIFRO “T’è urènd, da quand te sbagliè al cinghiel te ne piò quel”.

GIANGIO “Va là, Vaifro, va a fèr un gir te e al cinghièl”

“Sei orrendo da quando hai sbagliato a sparare al cinghiale”… ma c’è ancora gente che spara ai cinghiali?

Sabato mattina, vuoi scrollarti di dosso questo freddo siderale assoluto, sulle rive dei fossi c’è ancora un po’ di brina, ma il sole splende la primavera che sta arrivando, hai bisogno di rimetterti in moto così mentre lasci il posto in riva al mondo ti fermi sul ponte di casa, dai una occhiata ai posti che  – tra qualche giorno – sono casa tua da ormai tre anni:

(Sul ponte del posto in riva al mondo – foto di TT)

Infilo nel lettore il primo BELLISSIMO disco dei LONE STAR nella recente versione rimasterizzata ed arricchita della Rock Candy:

Quello che oggi viene chiamato CLASSIC ROCK e che allora era magnifico hard rock di stampo inglese pompa nel mio corpo, vorrei spingere sull’acceleratore ma la lunga e tortuosa stradina del posto in riva al mondo non lo consente se hai davanti un trattore…

(Difficile seguire il tempo di DIXIE LEE se hai davanti un trattore nella stradina lunga e tortuosa – foto di TT)

Brian accusa i colpi di una mattina un po’ confusa, devo dirgli e spiegargli tutto, è spaventato da qualsiasi cosa il vecchio. Lo rassicuro con una pazienza e una affettuosa determinazione che a volte mi sorprendo di avere. Non vorrebbe far nulla ma “si fida di me e farà quel che dico”. Espletate le solite formalità, Brian – pulito e fresco come un bocciolo di rosa – si risolleva pronto ad affrontare il suo svago settimanale.

Ninetyland è ancora un po’ assonnata e infreddolita ma il sole batte sulla torre dell’orologio, tra poco il centro si farà più tiepido e accogliente…

(Saturday morning in Ninentyland – foto di TT)

Colazione al K2, Brian sorride contento di essere tra i suoi due vecchi amici, Mario si è scordato di mettere l’apparecchio che l’aiuta con l’udito e fatica un po’ a star dietro ad i discorsi di Brian e Peter saltella tra la lettura degli articoli della Gazza sul’Inter e le sue ormai leggendarie discussioni politiche. Fatica un po’ il vecchio democristiano che è in lui a star dentro al recinto del PD, ma se non altro non tenta di saltare lo steccato.

Un salto in farmacia per prenotare gli esami del sangue per Brian…non vorrebbe farli, scalpita un po’, morde il freno, ma poi si rassegna…povero Brian che tenerezza.

Lo porto al Minibar, solita pizzetta, solite spremute, i mille saluti che riceve dai suoi amici lo ringalluzziscono. Non ne riconosce uno ma dissimula alla grande.

Tornando, sulla Ninentyland road, sondo un po’ la sua memoria:

(Ninentyland road – foto di TT)

“Brian, come si chiamava la tua maestra delle elementari che ti bacchettava sulle dita se non rendevi il giusto onore a quella merda di Mussolini?”

E lui pronto e sul pezzo: ” La Sgarbi! C’la fasèsta!”

Nel parcheggio sotto casa gli scatto una foto, lui sta al gioco perché pensa che sia per il mio “giornale” ( Blog e internet sono un po’ ardui da comprendere per lui), magari è anche così, ma credo che forse un giorno mi farà piacere rivedere queste istantanee del mio vecchio.

(Il vecchio Brian in posa – foto di TT)

Ci accingiamo ad andare in casa, mi guarda e mi dice: “Tim, te tee un bel òm” (Tim tu sei un bell’uomo). Oggettivamente questa è una cosa non vera, ma rido e rifletto sul fatto che forse è solo perché sono più giovane di lui, o forse perché, vivappage, sono ingrassato qualche chilo e  mi vede meno emaciato. Oppure, più probabile, sono un bell’uomo perché lui è mio padre. Diavolo d’un Brian.

(Brian e Tim – autoscatto)

Rimango un po’ con lui, accendiamo la tele su Rai 1 (l’unico canale che Brian ormai guarda)…c’è Claudio Lippi che traffica ai fornelli. Mi accorgo che sono secoli ormai che non so più niente della Rai e dei canali in chiaro su quella stronzata malfunzionante che è il digitale terrestre. Malgrado la crisi abbia picchiato duro e continui a farlo sono fiero della mia determinazione nel mantenere l’abbonamento a Sky. Sono in arretrato col sonno, mi appoggio a lui scivolando un po’ sul divano. Mi mette un braccio sulla spalla. Che tenero quadretto. Sono felice, sto risolvendo il rapporto con mio padre pur senza un confronto cosciente. Verso le 12,30 lo lascio nelle mani di mia sorella. Mi guarda con un sorriso malinconicamente felice mentre lo saluto. Mi da un bacio… “Ciao Tim, grazie di tutto”. “Ciao vecchio Brian, hold on and believe”.

Ritorno nelle campagne, ritorno ai LONE STAR.

Appuntamento con la groupie alla Coop. Arrivo prima io, mi metto a leggere le note di copertine del booklet del CD….poi sento un rombo, come se Emerson Fittipaldi stesse sfrecciando col suo bolide nel parcheggio della Coop…rumore di curva presa velocemente ben controllata in controsterzo…DON’T BREAK MY HEART AGAIN degli WHITESNAKE a canna che fuoriesce dall’abitacolo…è arrivata la groupie.

(Lasàurit arriva nel parcheggio della Coop)

Svegliarsi la domenica mattina con OH I WEPT dei Free.

4 Mar

Ti svegli e la prima cosa che fai – senza riflettere – è scegliere dallo scaffale il cofanetto SONGS OF YESTERDAY dei FREE, andare davanti allo stereo, inserire il disco 2, programmare in sequenza certi brani e lasciar partire la musica…

Che emozione, che belle sensazioni ritornare sulla terra dopo un sonno ristoratore con  OH I WEPT dei Free.

And let the sun come melt my pain 
Come tomorrow I’ll be far away 
In the sunshine of another day.


Inizi la domenica mattina con il piede giusto e rimani ancora una volta incantato dal senso che aveva questa band di 19/20enni. La memoria fa ripartire una scena degli anni settanta, Biccio che arriva a casa mia con un registratore che girava più lento del normale e una cassetta appena ricevuta da un suo cugino più grande: conteneva l’album FIRE AND WATER dei FREE. Dal primo momento io e lui siamo impazziti per lo straordinario e sofferto blues rock di FRASER, KIRKE, KOSSOFF e RODGERS. MR BIG e DON’T SAY YOU LOVE si installarono all’istante nel nostre giovani anime…ritorno on the ground e preparo la colazione mentre parte REMEMBER…Tommy diventava matto per questo pezzo e andava avanti all’infinito cantando “Do you remeba’…”

Do you remember
Every morning
We would dress
And we’d be still yawning,
In the street
Where people meet
We would wander around
In the northen heat.

Oh dio sole, ringrazio il mio dna per aver fatto sì che diventassi un amante della musica rock, che potessi godere di queste commozioni, di queste impressioni, percezioni, sbalordimenti, turbamenti che la buona musica rock restituisce.

Mentre aspetto che si scaldi l’acqua per il Thè, mi rigiro nelle mani il cofanetto in questione, cofanetto ufficiale messo insieme da DAVID CLAYTON, un mio amico, colui che gestisce la fanzine FREE APRRECIATION SOCIETY, amico che non sento più da una vita ma che seguo passo passo visto che la casa discografica dei FREE argutamente si affida a lui per le consulenze e ricerche riguardanti il materiale d’archivio. Strano cofanetto questo, quando uscì non conteneva nulla di ciò che fosse già stato pubblicato. 5 CD di alternate takes, inediti e previously unreleased tracks. Una cosa da fan in senso strettissimo. Che coraggio che ebbe la ISLAND RECORDS. Giù il cappello.

Faccio colazione mentre la mia selezione personalizzata dal CD 2 continua con ON MY WAY, SUNNY DAY e LOVE YOU SO…

(Colazione alla domus saurea – foto di TT)

Alrigh baby, ho fatto il pieno di energia: fette biscottate, marmellata, spremuta, frutta e musica dei Free…sono pronto per andare da Brian…non prima di un buon caffè corretto col southern comfort e poco importa se sono solo le nove, sono un uomo di blues carico di rock… non vorrai mica farmi bere un cappuccino eh?

 (Coffe & Southern Comfort at the place on the banks of the world – foto di TT)

Il perfetto disco del sole, la nostra bella “pipouna” e il senso delle piccole cose che ci concediamo nella vita

3 Mar

Stamattina il sole è una sfera perfetta, si ha una bella sensazione nel guardarlo. Guido early in the morning attraverso i soliti posti ma non riesco a togliere lo sguardo dal sole; in un paio di occasioni mi fermo, accosto, scendo e ammiro una delle incredibili geometrie dell’universo.

(Morning sun in the Gavassae outskirts – foto di TT)

Penso a come l’origine di tutti gli dei che si sono inventati gli uomini e di tutte le religioni, sebbene con nomi diversi, parlino di questa stella medio piccola composta da idrogeno ed elio. Stamattina sei bellissimo vecchio mio e io mi inginocchio davanti a te, allungo il braccio, ti prendo e ti infilo nella bocca come fossi un’ostia.

(Morning Sun at the Magpie Mill poplar grove – foto di TT)

Col sole in corpo mi sento meglio, lo stomaco al caldo, mi sento a mio agio nella giacca blu e con la sciarpa avvolta al collo. In macchina sento NERO A META’ di Pino Daniele, uno degli album più belli della musica italiana….“a me mi piace il blues e devo cantare per tutto il giorno, perché mi brucia la fronte e in qulache modo mi devo sfogare…”

Ricordi di me 19nne mentre acquisto il disco in centro a Modena, ricordi del concerto relativo al tour di questo album tenuto alla festa dell’Unità del quartiere Crocetta a Modena…Pino Daniele nel suo momento migliore, con la sua band più grande al Festival dell’Unità della Crocetta, mah…che tempi che erano e che pezzi che c’erano in giro…

Parcheggio al Novi Sad, prima di scendere do una occhiata per caso alla macchina che ho affianco: sul cruscotto una statuina di padre pio e un rosario appeso allo specchietto…

(padre pio in the car – foto di TT)

Scendo, chiudo la macchina, tiro una madonna.

Modena al mattino è bellissima… la gente che si reca al lavoro, studenti di tutte le razze che vanno a scuola – qualcuno di questi vuol fare il fenomeno è indossa solo una maglietta di cotone a maniche corte e i pantaloni corti – gente che fa colazione nei bar, gli ambulanti che iniziano a montare le loro bancarelle, il respiro fresco e pieno di vita della città che si mette in moto…dio, come amo la mia terra.

(Downtown in Modena – foto di TT) 

Passo per l’edicola sotto la Ghirlandina per vedere se è arrivato il nuovo CLASSIC ROCK con i VAN HALEN in copertina, ancora non c’è così LA REPUBBLICA e IL MANIFESTO, please.

(La Ghirlandeina – foto di TT)

Faccio i miei giri, mi gusto la città, penso di qui e penso di là. Vedo una insegna e penso al quel mio amico che suona la chitarra da dio…

(il mio amico che suona la chitarra da dio – foto di TT)

In via Del Taglio incontro Julia, ci sediamo in un caffè, le racconto delle piccole cose che mi concedo, qualche dolcetto a fine pasto, qualche piccolo ordine di Cd su Amazon UK o su Feltrinelli.it. Quelle piccole cose che mi fanno andare avanti, che mi addolciscono lo stomaco e lo spirito…

Lei mi sorride, “concedersi queste piccole cose, consapevoli di farlo, è un segno molto positivo e di equilibrio mentale” mi dice. Julia è sempre sul pezzo. E’ una gran fortuna averla conosciuta. La saluto, sbrigo le ultime cose e mi dirigo da Brian.

(Cut street, Modena – foto di TT)

Brian mi aspetta vestito, si era confuso. Lo faccio spogliare, doccia, vestizione, barba e via verso uno dei nostri soliti sabati a Ninentyland. Le giocatine al superenalotto che ormai si scorda di controllare, le solite due colazioni al K2 e al Minibar. In macchina mentre parliamo mi dice “Gnanc stavolta a gh’era la nostra bèla pipouna…”. “Chi è che non c’era Brian?” E lui “La nostra bela pipouna”…intende la signora del bar che da due sabati non vediamo. Rido di gusto…La nostra bela pipouna”… Ah, Brian!

(Brian & Tim in Ninetyland – sullo sfondo la Abbazia di Thelema – autoscatto)

Do appuntamento a domani a Brian visto che lo porterò fuori a pranzo e riparto per Borgo Massenzio. Il sole splende, oggi la vita non fa così schifo e HELLUVA BAND degli ANGEL risuona a buon volume nella blues mobile. Quando ascolto gli ANGEL mi viene sempre in mente Beppe Riva, noto estimatore della band di Giuffria e Meadows. Lunedì pubblicherò qualcosa di suo sul blog, me ne compiaccio, mentre l’heavy rock a tinte progressive americano dell’ANGELO irrompe sulla campagna emiliana.

 Approdo nel posto in riva al mondo, la campagna appare meno smorta, la primavera sta arrivando…la aspetto, intanto è rientrata la groupie dal suo Poland Tour, meno male.

(la caricatura di Beppe Riva apparsa su Metal Shock di tanti, tanti anni fa a cui fa riferimento lo stesso Beppe in un commento qui sotto)