Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

TT BLOG: 606

23 Mag

Sapete che ogni tanto mi piace aggiornarvi sulla situazione del blog così oggi vi informo che due giorni fa, il 21 maggio, il blog ha toccato un nuovo record di presenze quotidiane: 606 (record precedente 548 del 28 Marzo). Così suddivise:

Italy FlagItaly 498
United States FlagUnited States 57
France FlagFrance 10
Brazil FlagBrazil 7
United Kingdom FlagUnited Kingdom 5
Peru FlagPeru 4
Japan FlagJapan 4
Switzerland FlagSwitzerland 4
Greece FlagGreece 4
Poland FlagPoland 2
Mexico FlagMexico 1

Io mi trastullo con queste statistiche, certo c’è un po’ di orgoglio, ma è soprattutto divertimento e sorpresa. Sì, perché come ho già scritto varie volte, per un blog di questo tipo è un risultato davvero niente male. Noi non parliamo di un argomento unico, non siamo famosi, e non facciamo nulla per agganciare quanta più gente possibile. Sì perché è facile fare grandi “ascolti” se pubblichi un titolo del tipo, che so “Governo Monti: ora basta con le tasse. Stiamo venendo a prendervi” oppure “Terremoto in Emilia: tutti i perché e i per come”, ancora “Vivere fino a 100 anni? Si può, ecco come”  “Esclusivo Jimmy Page è morto. Scoperto il sostituto: Leopold l’australiano”. Quel tipo di blog sta prendendo il posto di quelle email spazzatura che arrivavano tempo fa…vi ricordate quei file in power point con i gattini, con i cagnolini dalle espressioni tenere? Oppure quelli simil new age recitanti filosofie orientali per sciampiste raffiguranti giardini giapponesi, raggi del sole tra la neve, campi di fiori che terminavano con “Ora inoltra questo messaggio a 10 tuoi conoscenti e la tua vita sarà meravigliosa. Se non lo fai morirai.”

Noi no, noi ci occupiamo dei massimi sistemi.

Led Zeppelin, dibattiti pepati su sghembe teorie musicali, il culto di Josè Mourinho, il Culto dell’Östrica Blue, Riva & Trombetti, Picca e Polbi, i commenti di lettori fedelissimi, Jeremiah Johnson, l’illuminismo, le deluxe edition, le special edition, le paper sleeve edition, i digipack, i box set, gli ordini su Amazon, le fighe, ELP o muerte, le sgommate della groupie, Leopold, la saga di Brian, il cambio automatico, il Nonantola State Of Mind, i Firm, John Miles, i White Trash di Edgar Winter, il demone delle notte senza sonno, Lucifer Rising, il sol dell’avvenire, quel gran pezzo dell’Emilia, la congregazione e i confratelli, il Southern Comfort…e i blues. Blues in tutte le salse: blues impannati, blues alla fiamma, blues in brodo, blues in lattina, in bottiglia, in damigiana, blues alla parmigiana, all’ amatriciana, alla reggiana dagli occhi di ghiaccio, blues del natale, dell’estate, dell’avtunno, blues della dispepsia, blues surgelati, blues riscaldati, avanzi di blues, mestruazioni di blues, due fette di blues, caffè corretto col blues, una faccia da blues, una testa di blues, un figlio di blues, fuori frigo di blues, qualche battuta di blues, Honky Tonk Train Blues, vaffanculo te e il blues, sono un uomo di blues, fat ‘mo der in dal blues, ziocàn ‘mo che blues.

Grazie a tutti. Eye Thank Yew. Altri 60 lettori e siamo a posto.

Ci vediamo all’incrocio.

Tim

AMARA

23 Mag

Il 23 maggio di vent’anni fa alle alle 18 se ne andava GIOVANNI FALCONE. Nello stesso momento se ne andava anche MARIA IMOVILLI detta Mara, mia madre. Un blog personale serve anche a lenire – seppur col carattere stucchevole e retorico  di queste cose – certe malinconie che resistono al passare del tempo. Un minuto quindi per rivolgere un pensiero a Falcone e un minuto ancora speso nel tenero ricordo di Mara…When I find myself in times of trouble, Mother Mary comes to me speaking words of wisdom, let it be…

STORMY MONDAY: BLUES IN THE CELLAR

21 Mag

Lunedì mattina, alle 8 ho un appuntamento verso Modolena Parish, là nei city limits di Regium Lepidi. Piove forte, fa freddo, la tangenziale che già solitamente a quell’ora non è mai scorrevole è ferma per un incidente. Fermo in coda dentro alla blues mobile, ho l’animo ancora traballante grazie alle scosse telluriche dell’altra notte, il cielo grigio e pesante preme su di me, vedo il mondo e il futuro a tinte fosche, scendo nella mia personalissima cantina mentale e la trovo infestata dai blues. Odore di intonaco bagnato, di vecchi cavagni per l’uva, l’umidità mi entra dentro, mi duole tutto il corpo, cerco di sistemare vecchie casse, di fare un po’ d’ordine…ad ogni movimento i blues fuggono frettolosi verso altri angoli. La luce filtra appena tra le bottiglie di vino neroverdi piene di polvere. Tossisco, ho uno stordimento. Torno in superficie. Trovo un varco, mi ci ficco, esco dalla tangenziale.

Alle otto e un quarto entro nella sala d’aspetto. Dovrò attendere un’ora prima di farmi ricevere. Ho il cellulino scarico, non posso nemmeno dare una occhiata  al Billy’sZepPhreaksClub. Imbambolato incollo lo sguardo ai neon a scacchiera del controsoffitto. Rimango in quello stato catatonico un’ora, poi finalmente entro e dopo 5 minuti esco. Ascensore, portone, pioggia. Entro in un bar. Non ho ancora fatto colazione, incespico sulla parola Southern Comfort, così ripiego su un caffè macchiato e una pasta. Leggo la Gazza. Il Napoli ha battuto i gobbi rosastellati, L’Inter sta valutando chi prendere per la prossima stagione, Valentino Rossi è arrivato secondo (era ora). Saluto il barman baffuto, esco. Nel parcheggio del complesso in cui sono mi fermo un minuto sotto alla pioggia…chiedo al padre dei quattro venti che mi lavi via tutti quei blues.

Desiderio esaudito. D’un tratto mi sento più leggero. Monto sulla bluesmobile, coi vestiti inzuppati bagno i sedili, alzo il riscaldamento. Mi rigetto sulla tangenziale in direzione di Stonecity. Visto che sono molto influenzabile da ciò che scrive il “poeta dell’hard’n’heavy” (Beppe Riva, of course), tolgo dal lettore il bootleg degli Aero con Crepso e Dufay e inserisco ROCKS.

Salto indietro nel tempo, seconda metà anni settanta, scopro di Aerosmith con DRAW THE LINE e (soprattutto) LIVE BOOTLEG, pochi mesi dopo esce NIGHT IN THE RUTS album che amo da morire. Canto con Tyler e lo correggo

“Reggio Emilia blues
East side, West side lose
Throw me in the slam 
Catch me if you can”

Cambiare atteggiamento e umore nel breve volgere di un respiro di blues è forse da gente poco equilibrata, ma che me ne importa.

Mi arriva un smsdel mio amico Paolino Lisoni: !“Lunedì di merda dopo weekend tragico. Sono sul Brennero, piove e WHEN THE LEVEE BREAKS a canna è perfetta. Noi uomini di blues viviamo di poche cose ma fondamentali. Che ci salvano la vita. Il blog di Tim è una di queste. Buona giornata”.

Ecco, letto questo sms torna il sole seppur lì fuori continui la pouring rain. Leggo i commenti di Picca, Alex e Lorenzo al post BAD BLOG BLUES, sorrido … Un panino, una insalatina, cracker, yougurt, fragole. Adesso faccio un salto al bar e mi butto giù un Southern Comfort. Mancherebbe solo un ordine ad Amazon e poi sarei a posto (per oggi).

BAD BLOG BLUES

20 Mag

Leggendo i commenti che alcuni di voi scrivono in risposta a certi miei scritti, mi chiedo ormai da qualche mese se valga davvero la pena portare avanti iL blog come sto facendo io, se valga la pena non avere tanti filtri, mettere in chiaro oltre alle proprie opinioni anche certi pensieri un po’ sghembi che ogni tanto passano per la testa. So di non essere un tipo facile, né particolarmente simpatico, come ho già scritto sono un po’ cagacazzo e snob, non passo sopra alle cose e faccenduole di questo genere. Questione di carattere immagino. Questo atteggiamento vale un po’ su tutto, ma se per quanto riguarda certe cose come la politica so di aver ragione e di stare dalla parte giusta, per la musica le mie sono riflessioni, provocazioni, sentimenti, intuizioni che mi sgorgano dallo stomaco con cui interrogo prima di tutto me stesso. Credevo che avere un blog personale  significasse avere un blog sganciato da logiche di equilibrio, paraculismo, oggettività, professionalità. Mi accorgo invece che ciò non è possibile, che le tue idee pur personalissime e discutibilissime, toccano nel profondo gli altri, scandalizzando e rendendo meno credibile il tutto.

Negli ultimi giorni, tra messaggi vari e altri mezzi di comunicazione in parecchi mi hanno mostrato – amichevolmente – le loro perplessità sui miei giudizi frettolosi, esagerati, senza freni. Prendo ad esempio qualcosa arrivato tramite commento al blog (tralascio le altre forme di contatto forse più private e meno adatte ad essere portare ad esempio pubblicamente):

PICCA:…Tornando a Tim, mi verrebbe da consigliargli di non cadere nella trappola del doversi esprimere in pareri su artisti, musiche e momenti che non gli interessano minimamente (trappola nella quale cado assieme a lui troppo spesso).

Nel mio caso è la frègola dell’ opinione a tutti costi (un male dei nostri tempi) che altro non è che una nevrosi data da bassa autostima e paura di non essere all’altezza (devo esprimermi su tutto altrimenti capiranno che non valgo una cazzo).
Ma Tim è very opinionated e penso che giocherà fino alla morte e a viso aperto con le sue analisi e i suoi giudizi su Soundgarden (Sabbath riscaldati, vero Tim?) Black Keys (vuoi mettere con Howlin’ Wolf, vero Tim?) o Jack White (erano meglio gli Stone The Crows, giusto Tim?) prima di rituffarsi completamente e inguaribilmente in un frammento di reperto di un polveroso bootleg audience registrato male dei New Yardbirds e ritrovarsi, felice, nel suo brodo.

(Howlin’ Wolf)

ALEX: Da “Genesista” a me piace , ma posso benissimo capire che uno trovi noioso e pretenzioso “The Lamb”. Invece faccio fatica a capire il preferire al “perfect pair” Perry & Whitford (uno dei più grandi e ignorati “ritmici” della storia) l’anonima coppia di mestieranti Dufay & Crespo (quest’ultimo cognome mi fa pensare con molto più entusiasmo all’omonimo centravanti argentino): da fan dei Fleetwood Mac sarebbe come dire preferire Burnette & Vito a Lindsey Buckingham, ma non discuto i gusti personali. Riconosco però che “Rock in a hard place” é un buon album, non inferiore alla loro media di quel periodo. E ti “perdono” perché sei uno dei pochi che come me pensa che “The song remains the same” sia quello che troppi sordi non vogliono sentire, ovvero un live della madonna.

(Jimmy Crespo)

(Rick Dufay)

BEPPE Argomento musica: Tim, so che ti fa piacere esser in sintonia con GC (Giancarlino!?!) Trombetti. In effetti, pur con differenti personalità, amate dar mazzate psicologiche a destra e sinistra, ed esser dissacratori. Passi che a te gli High Tide dicano poco, passi che Atomic Rooster ti dicano ancor di meno, e che per te Montrose fosse poco più di una pippa, ma…Crespo-Dufay meglio di Perry-Whitford? Sai che per un fan di rock americano è come se si venisse da te (o dai molti ultras Zeppeliniani di questo blog) sostenendo che Page faceva miglior figura con Coverdale alla voce che con Plant? Comunque, parafrasando le femministe che alludevano a qualcosa di (spesso) molto interessante, il “blog é tuo e lo gestisci tu”. Io mi ritiro in buon ordine, mi hai demolito l’ennesimo mito. Ma sei sicuro che condividevi qualcosa di ciò che scrivevo? Bye.

Opinioni senza dubbio condivisibili, PICCA, ALEX, BEPPE sono personcine mica da ridere, ed è proprio per questo che mi chiedo se davvero valga la pena continuare. Purtroppo io son fatto così, per certi aspetto a volte ho un atteggiamento simile a  Lester Young e Nick Kent ( facendo le debite proporzioni naturalmente) pur essendo per preferenze musicali molto diverso dai due scriba in questione. La differenza è che io non le scrivo in articoli musicali e su libri, ma le condivido semplicemente con una ristretta comunità di uomini e donne blues su di un personalissimo e umilissimo blog. Per la faccenda CRESPO/DUFAY, nel post mi chiedevo come mai mi piacessero più di, non scrivevo che che erano meglio dei due intoccabili a voi tanto cari. ATOMIC ROOSTER e HIGH TIDE li prendo per quel che sono, gruppi di seconda fascia. Ho i loro dischi, mi piacciono  ma li posiziono dove li ha posizionati la storia del rock. Mai detto che MONTROSE sia una pippa. E come potrei? Io poi che sono un chitarrista mediocre avvicinabile tutt’al più a MICK RALPHS… Dico però che il talento musicale non basta, che devi avere sufficiente testa, forza, coraggio e pazienza per portare avanti la tua visione. Una partecipazione illustre ad un disco di enorme successo (THEY ONLY COME OUT AT NIGHT) e un ottimo disco di esordio – seppur template per un certo rock americano –  (MONTROSE) non bastano per farlo diventare una figura di primissimo piano. Le sue altre cose, i suoi altri progetti sono ottime per i fan in senso stretto, come per me lo sono i FIRM ad esempio. A forza di chiedermelo, Beppe, mi stai convincendo che forse non abbiamo poi tante cose da condividere, ma il punto per me non è questo, il punto per me è stare insieme a gente illuminata, gente con cui ho comunque territori comuni da condividere, gente da cui posso imparare ad amare cose che altrimenti non mi arriverebbero (come è successo recentemente con i “tuoi” ANGEL e con il KRAUT ROCK “di” Polbi).

(Montrose)

Sono poi il primo ad ammettere che ogni tanto spingo sull’acceleratore, che tra il serio e il faceto mi piace dire che a LZ1 e TARKUS preferisco ITTOD e LOVE BEACH, capitoli importanti solo per la mia vita, ma è solo per stimolarmi il dibattito interno, per scacciare la noia, per vedere le cose da angolazioni diverse,che non sono necessariamente quelle giuste.

La domanda che mi faccio già da un un po’ quindi è se vale la pena portare avanti il blog, e portarlo avanti in questo modo, andando ogni tanto sopra le righe, esprimermi (ignorando il consiglio di Picca) su artisti che non mi interessano minimamente (GRAND FUNK? Son d’accordo con Page, sono solo volume.  REM? D’accordo con me stesso, fanno cagare.)?

Parlare ed esprimermi su band che ascolto ed amo, dicendo pane al pane e vino al vino di ciò che mi consiglia il mio cuoricino (BLACK SABBATH? D’accordo con John Paul Jones. L’assunto che vuole CHARLIE WATTS essere un gran batterista? Non diciamo cazzate. I PINK FLOYD di Barrett?Yawn…)?

Sia chiaro, non cerco mica comprensione, non è vittimismo, non ce l’ho con Picca, Alex, Beppe o chicchessia …è solo che anche in questo momento uso il blog nell’unico modo che so … a metà tra la necessità di battere sentieri dove in pochi si avventurano e una seduta di piscoterapia con cui provare a fare ordine tra pensieri di pancia, di testa, di blues.

L’HIGHWAY BLUES e il CHELSEA che vince la Champions

20 Mag

Seconda parte della settimana rotolata verso un black mood fastidioso (soprattutto per gli altri), amplificato dall’ascolto di THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY dei Genesis, disco, diciamocelo, noiosetto e pretenzioso.

Sabato mattina, diretto da Brian as usual. Mi ascolto SECONDS OUT sempre dei Genesis:

A Campogallo passo sul ponte  dell’autostrada, quella che conduce alle porte del cosmo che stanno su in Germania. Viene voglia di entrarci, di perdersi tra quelle corsie nel tiepido sole del mattino, raggiungere mete, far  scartare di lato la tua vita, trovare significati che si rincorrono dall’età in cui si è diventati uomini di blues (in pratica da quel freddo solstizio d’inverno di secoli fa…).

Invece prosegui, arrivi a Mutina. Alla LittleCross vedi un vecchio arabo che mendica al semaforo del grosso incrocio. Sono le 09,09, sono in ritardo di 9 minuti. Sento squillare per la seconda volta il telefono, è Brian che mi cerca, la suoneria collegata al suo numero non lascia dubbi…

Solite faccende a Ninetyland, un gruppo di turisti veneti davanti alla’Abbazia di Thelema, la colazione al K2, una salto da Lasìmo e Brian che mi diletta coi suoi interventi:

Te t’è come un fiòl per me!” (Tu sei come un figlio per me)….vorrei anche vedere.

“Te piaci alle donne, cadono ai tuoi piedi” …Fosse davvero così sarei tutte le domeniche allao stadio accanto a Bedi Moratti.

T’è propria un Tim” (Sei proprio un Tim)…???

Mi propina poi la sua poca simpatia per i tedeschi “Ierèn gnu chè a cumandèr, lor e i fasèsta, c’ag vegna un azidènt” (Erano venbuti a comandare, loro e i fascisti, che gli venga un accidente). Sintomatica questa la metamorfosi. Negli anni sessanta e settanta per lavoro finiva spesso ai lidi ferraresi, così volle imparare un po’ di tedesco per poter comunicare con i turisti tedeschi. Al mare in vacanza metteva insieme compagnie di decine di persone italiane e tedesche e alla sera si facevano feste leggendarie sulla spiaggia con lui come mattatore. Adesso con la malattia che lo imprigiona nelle nebbie e nei pantani, dalla pancia salgono i sentimenti più istintivi e dunque la poca simpatia per quell’esercito che per alcuni anni della sua adolescenza gli peggiorarono la vita.

Verso le 13 ritorno. Basta progressive, provo a vedere se l’hard rock che piace a me mi colora di tinte meno scure il morale, AEROSMITH dunque, un bootleg del 1982 a Chicago, con Jimmy Crespo e Rick Dufay alle chitarre:

Non so perchè ma ho sempre preferito Crespo e Dufay a Perry e Whitford. Boh, misteri.

Serata di Champions league. Non amo particolarmente nè gli inglesi nè i tedeschi, ma tengo per il Chelsea, senza tentennamenti. E il Chelsea vince, un po’ inaspettatamente…questo è davvero il bello del calcio.

Sospiro un po’ pensando che due anni fa a quest’ora ero a girare per Reggio con Dennis e col bandierone nerazzurro, mi asciugo gli occhi pensando a Josè…mi ricompongo e inizio a bisticciare con la groupie, poco convinta che STRAMACCIONI sia il secondo miglior allenatore del mondo. Ma tiene il Milan, che ne può sapere. Intanto prego il padre dei quattro venti che arrivi presto il due agosto…preliminari di Europa League. Non vedo l’ora. (sì, cioè…insomma…)

My Brian Hurts

18 Mag

La gestione del vecchio Brian si fa sempre più impegnativa, sabato mattina, domenica, giovedì a pranzo, qualche altro giorno quà e là…rimpallo come una pallina del biliardino tra Regium Lepidi, StoneCity e Mutina. Faccio la doccia a Brian, gli lavo i capelli, lo porto in giro, gli faccio da mangiare, gli lavo i piatti…mi scopro badante e mi sorprendo a far cose che mai avrei pensato di dover fare.

Mentre maledico i soldi che non ho per potermi permettere una badante vera e propria, mentre mastico a fatica i blues che nascono da questa situazione, mentre riscaldo in un tegamino le tagliatelle al ragù, mentre cuocio un paio di svizzere, mentre preparo il caffè e mentre sporco il lavandino e i fornelli come solo un uomo di blues può fare ripenso alle cose che ogni tanto sento dire a Brian, allora mi scappa un sorriso e adempio ai miei doveri da figlio con più piglio:

mentre gli ordino di vestirsi come voglio io e di mettersi quindi le calze fantasmino a cui non è abituato: “Andare senza calze è inumano“.

Mentre bisticciamo perché col caldo che fa potrebbe anche arrotolarsi le maniche della camicia: “Con le maniche della camicia non arrotolote e abbottonate fino in fondo è più scic

Mentre siamo a tavola e consumiamo il pranzo, con il tg di LA7 che commenta l’ennesima giornata nera delle borse “E con Milàn cum andòmmia, sommia a sero?” (E con la borsa di Milano come andiamo, siamo a zero?) (Lui che le borse non le ha mai sopportate).

Trafficando con la chiave mentre cerca di inserirla a fatica nella serratura “Dio scandiàn” (Dio Scandiano – imprecazione tipica di uan certa zona del reggiano…lui cattolico convinto).

Che ridere che mi fa il vecchio Brian.

LA PIACEVOLEZZA DELLE SERATE SOLITARIE NEL POSTO IN RIVA AL MONDO…(ascoltando i Genesis Live In Reggio Emilia 1973)

11 Mag

Ecco, uno passa una settimana un po’ così…spesa girando con un’ auto sostitutiva (Fiat Idea col cambio manuale). Uno poi pensa che il cambio automatico è una delle cose fondamentali della vita.  Più di una persona ha commentato che con quel tipo di cambio ci si annoia, che non c’è gusto, che ci si addormenta…uno capisce se si tratta della speed-queen, una che deve sentire il motore rombare ad ogni cambiamento di marcia, ma tutti gli altri? Non sanno quel che dicono.

Poi uno passa un martedì sotto i duri attacchi della dispepsia. Uno rimette quattro volte, una di queste mentre sta guidando ed è in tangenziale e non può fermarsi. Di solito quando capitano queste giornate, uno si rintana per 24 ore sul divano – senza toccare nè acqua nè cibo –  divorato da un senso di nausea nauseabondo e un mal di testa ai massimi livelli. Ma a uno può capitare di avere il martedì un incontro con un patronato per pratiche relative al vecchio Brian. Così uno – con sforzo immane – porta in porto la cosa e appena uscito dall’edificio rimette per la terza volta, assistito dalla solerte sorella. Uno poi si ferma a casa dal vecchio Brian, crolla sul divano fino a sera per poi, con molta sofferenza, ripartire, con la Fiat Idea tutta scassata, verso Borgo Massenzio. Uno poi arriva, non fa nemmeno in tempo ad aprire il portello del garage che rimette per la quarta ed ultima volta sotto gli occhi della gatta Raissa.

Uno passa un mercoledì al lavoro con ancora i postumi del dispepsia blues alle prese con faccende lavorative da sbrigare ad ogni modo.

Uno si accorge che arriva il giovedì, cerca di fare mente locale su quello che ha ascoltato nel corso della settimana nel lettore (lofi) della Fiat Idea e sul PC al lavoro…roba senza continuità…intuizioni rinfrescanti o schizofrenia?

BOB DYLAN con THE BAND…

Una compilation progressive della Rhino dove uno non può fare a meno di accorgersi che la canzone n.2 non è quella riportata sulla copertina ma un’altra (AND YOU AND I), mica un errore da poco, e dire che è un boxset della Rhino…

FIRST STEP dei FACES…

e il LIVE FROM LOS ANGELS del 1967 della BIG BAND di OLIVER NELSON…

Uno poi alla mezza di quel giovedì corre da Brian. Arriva alle 13 passate, apparecchia la tavola e prepara il pranzo per se stesso e per il vecchio: tagliatelle asciutte preconfezionate, le immancabili svizzere, una insalata, banane, yogurt magro, sughi d’uva (fatti in casa dalla Lucy) e per finire caffè, corretto per Brian. Uno poi saluta Brian, si ferma a Mutina dal commercialista e si rimette in tangenziale verso Stonecity. Gradi 28. Uno accende l’aria condizionata della Fiat Idea. Uno poi si ritroverà verso sera col mal di gola e col torcicollo. Finalmente verso sera uno riceve la telefonata della autofficina, i pezzi sono arrivati, finalmente la blues mobile è pronta. Così, uno arriva finalmente nel posto in riva al mondo. Ma è uno di quei giovedì che la bassista preferita ha le prove con i Wild Turkeys. Così uno cena in fretta e verso le 21 si ritrova solo.

Vediamo un po’…è una di quelle sere che anche su SKY sembra non ci sia nulla…così un’oretta di chitarra, venti minuti di ginnastica, sistemazione degli archivi musicali e ascolto del bootleg dei GENESIS live in Reggio Emila il 20 gennaio del 1973. Oh Josè, la piacevolezza di questo tipo di serate nel posto in riva al mondo mi arriva all’improvviso così…io immerso nella campagna, solo, ad ascoltare ad un discreto volume i GENESIS dal vivo a pochi km da qui 39 anni fa, senza paura di disturbare nessuno…

…fare la doccia verso mezzanotte, girare in accappatoio accompagnando col corpo gli stacchi musicali di THE MUSICAL BOX, sistemare i cd che avevo lasciato sul lettore dello stereo, contare quanti bootleg dei Genesis ho…(16, uhm, mica male calcolando che mi interessano solo quelli fino al 1978 e che del tour di THE LAMB non voglio nulla)…è in semplici serate così che per qualche momento scordo le mille paturnie blues che sempre mi irretiscono l’animo…thank you, place on the edge of the world…

Play me my song.
Here it comes again.
Play me my song.
Here it comes again.

ESTRAZIONE DEI BLUES

4 Mag

Martedì sera CHANGELING film del 2008 di CLINT EASTWOOD, film che non avevo visto e che mi è piaciuto moltissimo. Sempre grande, Clint.

Mercoledì mattina appena messo in macchina urto contro il new jersey in uno dei rari momenti in cui in macchina vado un po’ forte…discendo un cavalcavia, imbocco una rotonda sfiorando il cordolo, mentre ne esco sfioro il new jersey come faccio tutte le mattine, ma questa volta non mi accorgo che uno dei blocchi sporge di due / tre centimetri e  gomma e cerchione entrano in contatto contro il duro cemento. Forte botta, discreta sbandata, madonna sparata nell’alto dei cieli. Il gommista mi cambia la gomma, me ne mette una di scarto e mi da appuntamento a venerdì per la nuova Michelin che ordinerà. Passo in officina, probabilmente cuscinetto andato e speriamo null’altro. Ci passerò il prossimo lunedì perché non hanno auto sostitutive. Un bel mercoledì da peoni. In macchina non riesco ad ascoltare nulla, sembra che niente mi attiri. Chiaro, visto che nella vita devono comunque capitarti dei fastidi, meglio che siano di questa portata…però che due palle…proprio in questo periodo di vacche magrissime (ma ‘sta crisi, finirà un giorno prima o poi? O per il resto della mia esistenza dovrò averci a che fare?).

Giovedì sera dal dentista estrazione di un dente. Erano lustri che non me ne toglievano uno. Me lo suddividono in tre parti, e lo estraggono in tre volte, mentre io mi tengo stretto alla poltrona su cui sono sdraiato. Non è una sensazione piacevole così tengo occupata la mente pensando a: l’Eremita col cappuccio bianco che fa volteggiare la spada colorata, Paul Rodgers così pieno di testosterone che gli cresce la barba nel breve volgere di un concerto, Peta Wilson che è sempre una gran figa, Diego Milito che vìola due volte la porta del Bayern nella finale di Madrid di due anni fa.

(Peta Wilson)

Mentre ritorno, mi ascolto gli ARMAGEDDON…

Al tepore delle melodie intorpidite di SILVER TIGHDROPE penso che non sarebbe male se fosse altrettanto fattibile estrarre i blues.Vai dal bluesista e gli dici:

“Dottore, ho l’Utah Blues che mi da da fare, me lo può estrarre?”

Lui ti sistema la tenaglia a ventosa sul costato, lì appena sotto la macchia del peccato originale, aziona il macchinario e dal tuo petto glabro (o villoso se ti chiami Paul Rodgers) viene risucchiato l’Utah Blues, oppure il blues del Madison Square Garden, oppure quello dell’Heartbreak Hotel…insomma quello che preferisci. Spendi 150 euro a colpo, ma ti sistemi per un po’.

Però, però il bluesista non esiste quindi meglio farci la mano ad avere i cani dell’inferno alle calcagna…

Con Picca a commentare i 5 video dei FIRM

28 Apr

Sulle ali del blues dell’extraterrestre, per una fortunata coincidenza (o meglio, per uno di quei segni blues che ci capitano ogni tanto nella vita) i pianeti si allineano e mi ritrovo in un cinegiappo a Regium Lepidi ieri sera in compagnia di Picca. Due uomini di blues che prelevano piatti dal buffett cine-asiatico-internazionale-emiliano confusi in mezzo a compagnia di ragazzine, di ragazzotte, di signorotte. Ripenso al fatto che con Picca ho un sacco di affinità elettive: la musica rock, l’Inter, l’illuminismo, l’aver suonato alla prima edizione di Modena Rock nel 1981, la chitarra, lo scrivere canzoni, l’appartenere alla stessa generazione, l’aver avuto a che fare nella maturità giovanile con album tipo CUT LOOSE di Paul Rodgers e il primo dei FIRM, l’aver battuto sentieri (con più o meno pietre su di essi) più o meno uguali.

Trovo molto appagante uscire con qualcuno con cui posso parlare di musica senza la paura di stancare o di apparire monotematico. E’ la cosa che più ci interessa. Dopo circa un’oretta di chiacchiere rock fitte fitte tra rane fritte, spaghetti di riso e sushi ci trasferiamo nel posto in riva al mondo. Arriviamo, la bassista preferita sta ripassando i pezzi della scaletta…TRAIN KEPT A-ROLLIN. Beviamo qualcosa, il discorso cade sulle vecchie glorie degli anni settanta alle prese con i video anni ottanta. Il loro approccio, il loro disperato inconscio tentativo di stare al passo coi tempi e con MTV. Iniziamo a ridere… il primo a prenderci sotto è Robert con il video di IN THE MOOD…ragazzi neri che ballando la breakdance, ROBBIE BLUNT in tuta, Robert con la maglietta senza maniche, Robert con in mano un limone…come direbbero Balbontin e Ceccon “quanto ridere”.

Il discorso scivola sui FIRM, sui loro cinque video…tre dei quali Picca non aveva mai visto.  Io naturalmente ho il DVD di FIVE FROM FIRM, la videocassetta ufficiale uscita negli USA negli anni ottanta. Un mio contatto americano ha riversato con cura la VHS su DVD.

Si ride di gusto nel vedere PAUL RODGERS vestito alla Spaundau Ballet nel video ALL THE KING’S HORSES con una pettinatura anni ottanta e sempre nello stesso video guardare i “modellini” usati dal regista per evocare un villaggio giapponese del passato. Ci immaginiamo un dirigente della Atlantic dire a Page di indossare la doppio manico nel girare il primissimo video della band, RADIOACTIVE. Ce li vediamo volentieri, un po’ perché ci riportano indietro di 25 e passa anni, un po’ perché Page era comunque figo, un po’ perché SATISFACTION GUARANTEED ci è sempre piaciuta molto e il relativo video anche. Picca si mette a cantarne il testo parola per parola…oh, credo sia l’unico italiano a saperlo (oltre a me).

Su youtube mancano i video ufficiali di TEAR DOWN THE WALL e LIVE IN PEACE, ma questi tre qui sotto possono bastare per rendere l’idea.

Finiamo poi per guardarci il DVD bootleg dell’ARMS a San Francisco il 2 dicembre del 1980. Picca è forse l’unico con cui posso farlo. Chiunque altro si scandalizzerebbe riguardo il bassissimo livello di performance chitarristica di Page, Picca no, lui conosce bene il personaggio, conosce la storia, ne approfitta anzi per studiare di nuovo la cosa. Ci divertiamo un mondo comunque nel contemplare la aristocrazia rock inglese degli anni settanta aggirarsi sperduta nei primi anni ottanta. La maglietta di Joe Cocker poi è il pezzo forte…attillata infilata dentro ai pantaloni, lo rende ancora più buffo.

Della data in questione, quella del 2, su youtube non sembra esserci altro:

Chiudiamo la serata dedicata ai video strambi, con HEALING HANDS di Andy Fraser, dove lo storico bassista dei miei adorati FREE mette a nudo la sua nuova identità gay davanti alla moglie e alle figlie. Video da due soldi, canzone bruttina, figura imbarazzante …lui palestrato, col trapianto in testa a rincorerrere disperatamente la giovinezza…

 E’ l’una e venti, un abbraccio e Picca si infila nella notte nera Mutina bound. Nell’autoradio JJ CALE.

PS: nel cercare su youtube le cose dei Firm mi imbatto in alcuni video che avevo dimenticato: quelli della tribute band dei FIRM, gruppo guidato da Jimmy Sakurai, quel matto e incredibile chitarrista giapponese che suona e impersonifica Jimmy Page soprattutto con i MR JIMMY. Un tribute band dei Firm…di gente matta ce n’è.

L’extraterrestre che mi porta via blues

27 Apr

La settimana comincia con TRESPASS, album di gran valore dei GENESIS. Mentre in macchina di prima mattina attraverso le campagne che mi portano a Scandillius per lavoro, mio chiedo se sia davvero WIND AND WUTHERING il mio album preferito dei GENESIS, perché ogni volta che sento TRESPASS mi meraviglio di quanto sia bello.

Come previsto, arriva il pacchetto da Amazon.it. La settimana comincia bene. Manca un cofanetto … arriverà nei prossimo giorni. Rispetto al passato ho cambiato metodo, invece che fare un ordine grosso ogni due o tre mesi, ne faccio diversi di modiche quantità…comunque sono sempre 86 euro. Dovrei contenermi  ma il fatto è che non posso farne a meno, mi sono essenziali per andare a vanti.

Sia lunedì che martedì vado da Brian a fargli da mangiare. Prima di lasciarlo vuole darmi un bacio e mi dice che sono il suo mito. Non facile avere a che fare con tutto questo sentimentalismo. Evidentemente mi ammorbidisco anche io perché in macchina mentre torno in ufficio mi sento DRUPI…

Solo un momento di nostalgia, perché poi tolgo DRUPI e infilo nel lettore il bootleg dei VAN HALEN “ON FIRE IN FRESNO” del 1979.

La sera mi godo il CHELSEA che elimina il BARCELLONA nella prima semifinale di Champions League. Anche gli inglesi si ritrovano in 10 contro i campioni dell’anticalcio, proprio come l’Inter due anni fa. La squadra di Di Matteo resiste e alla fine porta addirittura a casa un 2 a 2, MERITATISSIMO.

25 Aprile passato in tranquillità. Un pensiero alla Resistenza, ai Partigiani, alla Liberazione, un crogiolarsi al sole nel posto in riva al mondo, guardare l’Inter che finalmente vince e convince, vedere il Milan che vince a fatica col Genoa. Alla sera  assisto un po’ stupefatto alla bella vittoria del Bayern sul Real di Mou nell’ultima semifinale di Champions League. A tal proposito un paio di amici mi inviano sms indicativi su quanto siamo ancora tutti legati a nostro signore Josè:

Mario C: “Sono teso come quando gioca L’Inter”

Picca “E’ giusto così. Se vuole la ciampionz torni ad Appiano”.

Bella giornata di calcio, per fortuna la groupie è comprensiva e non rompe il cazzo a riguardo.

Giovedì al lavoro è una giornata tranquilla, ho Brian in ufficio con me. Gira per l’ufficio, va in balcone, si sorprende anche delle cose più banali e spesso non riesce a trattenersi e parla, parla, parla. Cerco di lavorare, inserisco il risponditore automatico (“Sì, Brian, proprio così”), e mi faccio cullare dagli AGITATION FREE e dal loro sofisticato krautrock:

Venerdì mattina, esame del sangue in un laboratorio privato a Regium Lepidi. Ho sempre un sentimento strano quando giro da solo per Regium, città della mia stirpe che però io vivo da forestiero. Non so muovermi come vorrei…essendo nato a Ninetyland è Mutina che considero la mia città. E’ un pensiero sciocco, Mutina e Regium sono in pratica la stessa cosa, una sola città attraversata dal Secchia River, ma io coi pensieri sciocchi ci vado a nozze. Nel bar lì di fronte, un caffè macchiato, un krafen, una occhiata alla Gazza…resterà Stramaccioni? Esco e mi prende il blues dell’extraterrestre. Sto ascoltando FINARDI in questi giorni così alzo lo sguardo al di sopra dello skyscraper di Regium per vedere se arriva l’extraterrestre a portarmi via, su una stella che sia tutta mia. Il pensiero poi vola da Polbi, in questi giorni dovrebbe essere in giro tra Chicago e New York…magari lui sta cercando l’extraterrestre affinché lo porti via perché vuole tornare indietro a casa sua.

(Regium Skyscraper – foto di TT)

Sulla Emily Road in direzione Stonecity mi lascio suggestionare da questa cosa dell’extraterrestre, e mi chiedo se potevamo fare qualcosa in più per non finire a fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarci da persone civili. Questo al di là della faccenda del rock, perché sì ci sarebbe piaciuto, avremmo dovuto vivere di musica ma  forse bisognava rischiare di più per trovare una altra via. Ammesso e non concesso che fossimo musicisti, autori, figure degne di farcela (ma a vedere e sentire quanto c’è in giro direi proprio di sì), una volta che questo non si avvera, perché raccoglierci in posizione fetale nel grembo della grande madre del blues? Perché compiangerci, fare la parte degli incompresi, vestire i panni un po’ poetici del loser solitaro con il turbinio nell’anima? Non era meglio cambiare direzione? Perché insistere fino a sfiorire, per una cosa poi, il Rock, che forse non esiste nemmeno, una cosa che probabilmente è solo frutto della nostra fantasia?

Era possibile giocarci la vita in modo diverso? Toccare con mano i punti cardinali della nostra anima…Helena  (Arkansas), Heston (Inghilterra), le montagne dello Utah, Rosario (Argentina), Setùbal (Portogallo)? Era possibile evitare di guardare sempre gli stessi orizzonti, di avere la vita cadenzata da orari e impegni quotidiani? Era possibile trovare il passaggio a nord ovest che ci portasse nei sentieri poco battuti del nostro animo? E se fosse possibile, saremmo in grado di abbandonare le nostre sicurezze (l’abbonamento a Sky, gli ordini su Amazon, il trovarsi alle feste dell’Unità con i confratelli della Congregazione degli Iilluminati del Blues?).

E’ con questo traffico nel cuore che apro la porta dell’ufficio. Avrei bisogno di un Southern Comfort…o di sentire Picca…

(Viandante Sul Mare Di Nebbia – Friedrich)