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Il bello del blog

23 Mar

Ieri, verso le 19. Ho appena scaricato Brian a casa sua, dopo aver corso avanti e indietro con lui per buona parte del giorno. Sono stanco. Mi fermo nel parcheggio sotto casa sua prendere fiato. Ricevo un messaggio, lo leggo:

“Sala d’attesa di un cliente…pomeriggio di merda, anzi periodo di merda…leggo il tuo ultimo post (Brian e Jimmy page, ndtim) e mi commuovo. Io non sono così presente con i miei vecchi…e anche se non sono più tanto sul blog, seguo sempre… soprattutto i tuoi post blues. Tim Tirelli For Ever.”

“Tim Tirelli For Ever”.…uhm…va là che l’amicizia blues è un gran bel lenitivo. Viva il blog, viva il blues, viva il sol dell’avvenire.

 

BRIAN & JIMMY PAGE

22 Mar

Nella pausa pranzo corro da Brian per fargli un po’ di compagnia e per fargli da mangiare. Fare tutto di corsa non è il massimo ma a volte è una necessità. Ascolto distrattamente gli ALLMAN agli A&R Studios di NYC il 26/8/1971 mentre rollo sui 110 sulla bretella Stonecity-Mutina. Arrivo a casa sua e lo vedo confuso e giù di morale. Gli faccio fare la barba mentre io preparo due svizzere, l’insalata e altre cosette. Pranziamo, cerco di tirarlo su, sparecchio, lavo i piatti e lo porto al bar lì vicino per un caffè. Gli dico che devo scappare in ufficio e mi fa “posso venire con te?”.

Risalgo da lui di corsa per chiudere le finestre e per prendere la medicina delle 15. Sulla bretella all’altezza di Bazvéra, mi viene in mente che non ho preso la medicina. Che testa. Faccio finta di nulla, anche con me stesso. Se lo sa mia sorella mi ammazza. Lungo il tragitto Brian riprende quota, solo il pensiero di stare in compagnia ha un effetto stupefacente. In ufficio saluta tutti, poi mia assicuro che si segga a leggere Repubblica. Dopo un po’ si alza, sgirandola per il mio ufficio…

(Brian in ufficio a Stonecity – foto di TT)

Si ferma davanti a un quadro, vede un chitarrista ritratto in una posa fighissima mentre maneggia un archetto di violino, non legge il nome, mi fa:

“Cus chè chi el?” (Questo chi è)

E io “Jimmy Page”.

Gli si illumina il viso, il nome evidentemente gli riporta a galla ricordi, sorride contento e si lascia andare ad un “Gimmi Peig, mo dio te stradora!”.

Brian è sempre un gran Brian.

(L’immagine sacra nell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

Photographers, Brian, Nei Secoli Fedele e il demonio che si impossessa di me

17 Mar

Venerdì mattina, mi dirigo verso Scandillius. Insieme a Lakèrla ho due appuntamenti di lavoro con due fotografi per parlare di alcuni progetti di un cliente. Budget, mood degli ambienti da ricreare in studio o in 3D…quelle cose lì insomma. EMOTIONAL RESCUE dei Rolling mi tiene a galla mentre attraverso le campagne di Regium Lepidi diretto verso la collina.

INDIAN GIRL mi ha sempre preso molto…quelle atmosfere centroamericane, Mick che canta di CHE GUEVARA…

Mr. Gringo, my father he ain’t no Che Guevara 
And he’s fighting the war on the streets of Masaya 
Little Indian girl where is your father? 
Little Indian girl where is your momma? 
They’re fighting for Mr. Castro in the streets of Angola 

Arrivo nella parte nord di Scandillius, Kerlit mi sta aspettando, entriamo da AD. Un caffè, due chiacchiere sulle Seychelles e iniziamo a parlare di lavoro.

(Da AD  – foto di TT)

(Tim da AD – foto di LK)

A metà mattina ci spostiamo verso i piedi delle colline, da FR. Mentre Lakerlit si fa un caffè con R io gironzolo per lo studio…mi perdo nei miei pensieri…immagino cosa debba essere stato nel 1978 o 1979 ricreare in studio il bar della cover di IN THROUGH THE OUT DOOR…

(da FR – foto di TT)

(da FR – foto di TT)

Il meeting si sviluppa in un paio d’ore abbondanti di confronti e discussioni. Ci siamo io, la Kerlit, Raffa e Sonny. Mentre la Kerlit espone le sue riflessioni da art-director quale è, io mi riperdo nei miei pensieri per un momento…mi immagino ad un altro tavolo di lavoro, insieme alla redazione di un immaginaria rivista musicale tipo Classic Rock Magazine a discutere su chi mettere in copertina: gli UFO, i BLUE OYSTER CULT o andare sul sicuro con i LED ZEP o PINK FLOYD?…torno back on the ground…tocca a me intervenire e a cercare di riportare tutti dentro i binari di un budget ben preciso.

Verso l’una ritorno a Stonecity.

(Back in Stonecity groove – foto di TT)

Sabato mattina ore 06,30. Suona la sveglia. Se voglio sbrigare le mie cose occorre che le faccia prima delle nove, se a quell’ora Brian non mi vede, il mondo rischia di cadere. Ho faticato a prender sonno, devo essere stato preda dei blues almeno fino alle 2. Mi alzo con gran fatica, ma sono un tipo con una certa di volontà, riesco nell’impresa. Fa freddo, il sole a Borgo Massenzio trapela tra gli alberi, salgo sulla blues mobile…

(Sole tra gli alberi nel posto in riva al mondo – foto di TT)

A Gavassae entro nella nebbia, ne uscirò soltanto a tarda mattina; mi metto sulla tangenzialina campagnola, inserisco nel lettore HEART OF A A WOMAN di ETTA JAMES, per il Misty Mutina Hop del sabato mattina.

Entro in Mutina con l’elegante ma sempre pericoloso blues moderno di Etta ancora nelle orecchie. Mi accorgo che è di nuovo tempo di MUTINA IN FLOWER. Tra poco una zona della città sarà piena di gente che zompetta intorno agli ambulanti floreali. Penso al fatto che le ultime sei edizioni di questa cosa mi hanno accompagnato attraverso cambiamenti radicali della mia vita …rabbrividisco ripensando a quello che ho passato…niente di che se messo nella prospettiva del mondo, uno spaventoso maremoto  se messo in relazione con la vita di un povero uomo di blues chiamato Nonantolaslim. Passo davanti all’ufficio di Julia, la saluto con la mano. Mi sembra bellissima stamattina.

(Allestimento deI BANCHI – foto di TT)

In un ufficio mezzo pubblico/mezzo privato assisto ad una scena…6 Sportelli… 3 vuoti, 3 occupati da impiegati. Sono le otto, ci sono 3 utenti, situazione calma, nessuna fretta, nessuna coda. Entra un moldava, attende 10/15 secondi, va dal custode e inizia ad urlare che adesso lei pretende che tutti i sei sportelli abbiano un impiegato. Il custode le spiega che questo succede verso le nove, quando inizia ad esserci un po’ di gente, non ha senso far stare i dipendenti con le mani in mano nell’ora in cui arriva un utente ogni tanto. Lei insiste, urla che in Moldavia le cose funzionano, non come qui,  e cose del genere. Scena surreale. Nel giro di venti secondi uno sportello si libera, la moldava può accomodarsi. L’impiegato le fa – in dialetto –  “ Io ho sposato una moldava, ma se fossi tu mia moglie ti avrei già ammazzata“. “E se non ti va bene torna in quel paese di merda da cui provieni” aggiungo io, sempre in dialetto. Sono incazzatissimo, mi guardo intorno pronto a ripeterlo a chiunque sputi nel piatto in cui mangia. Silenzio. Dieci secondi e il demonio lascia il mio corpo, espleto le formalità con la cortesia del cittadino emiliano modello, saluto e me vado.

Entro nell’edicola sotto la Ghirlandina e lo vedo: il nuovo CLASSIC ROCK MAGAZINE con VAN HALEN IN COPERTINA. Mi si risistema l’animo…

Da Brian nulla di particolare da segnalare, se non che sono assonnato e senza tanta energia. Lo avrò da me anche domani. Mi fa piacere, ma la gestione di un vecchio senza grosse possibilità economiche, non è un lavoro facile. A Ninentyland mi fermo nel posto dove mi arriva la posta…apro una grande busta e dentro ci ritrovo un attestato di fedeltà della benemerita. Il presidente nazionale della Associazione dei Carabinieri riconosce che io, ex carabiniere ausiliario, sono stato iscritto alla associazione dal 1983 al 2011…

Ritorno verso Regium Lepidi, appuntamento con la bassista preferita alla Coop per la solita spesa settimanale. Nel lettore ORIGINAL ALBUM CLASSICS di MUDDY WATERS…

Ripenso ad un commento di Polbi riguardo le collaborazione di JOHNNY WINTER a questi tre album …“meglio che Winter se fosse stato a casetta sua…” naturalmente non sono d’accordo col Michigan Boy. Prima di questo periodo Muddy Waters faceva dei dischi un po’ di merda, almeno con questa trilogia un po’ di energia e di successo sono arrivati, calcolando poi che Winter non si è mai messo in primo piano. Trilogia che ha permesso al secondo più grande bluesman di tutti i tempi di far uscire quello che è uno dei migliori dischi  live di blues nero…MUDDY MISSISSIPPI WATERS LIVE del 1979, sempre con Winter. Ma si sa, io reputo JOHNNY WINTER (1970/75) il secondo miglior chitarrista rock, e il mio fratellino di Detroit è convinto che Neil Young sull’elettrica sia un gigante della chitarra, non possiamo proprio arrivare ad una conclusione comune.

Arrivo a l’LittleInn sul confine tra le due province, svolto a sinistra, una branco di Biker con HarleyDavidson nere viene in senso contrario, abbasso il finestrino e urlo “Bikers di merda!“. Duecento metri dopo passo davanti ad una chiesetta campagnola a bordo fosso, quelle di due metri per uno, abbasso il finestrino e tiro uno zioboaia che gli uccelli sui fili della luce volano via. Il MICHAEL SCHENKER GROUP martella le mie tempie con ARMED AND READY…

Qualche altro centinaio di metri e sono davanti alla chiesa vera e propria di Stiolo, il demonio esce dal mio corpo. Arrivo alla Coop, faccio la spesa, sono gentile con la commessa. Alla domus saurea annaffio un fritto misto con una birra. Frutta e poi un Southern Comfort, as usual. Crollo sul divano mentre leggo il Manifesto. Riprendo conoscenza verso le 18. Tutto tace, mi tocco lo stomaco per vedere se c’è un piccolo Alien dentro di me. Scendo nel countryyard. La vista della campagna e il sole che tramonta mi fa venire in ente SUN DOWN dell’Edgar Winter Group. Penso alla partita dell’Inter di domani.

(Sundown in Borgo Massenzio – foto di TT)

Storie dalle campagne topografiche

10 Mar

A parte il fatto che uno si adegua e si sdraia sul divano della vita che gli è capitata, cosa si può fare per assaggiare le profondità siderali di cui il proprio animo è alla ricerca? Uno si ascolta SENTIERI NOTTURNI di Sergio Mancinelli su Radio Capital mentre rilegge in versione tutto colore il primo numero di ZAGOR, con  i VAN DER GRAF GENERATOR seguiti dagli EMERSON LAKE AND PALMER che aprono il programma citato alle 24 di una sera come mille altre.

Oppure uno si mette in macchina di prima mattina per andare al lavoro se è un venerdì come mille altri e infila nel lettore TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES. Doppio album con solo 4 lunghi pezzi che uscì gennaio del 1974… la versione che uno possiede è naturalmente quella digipack rimasterizzata con un paio di bonus track. Sollecitata da tanta quantità di bella musica la mente inizia a lasciarsi trasportare da pensieri che in un primo momento toccano le tematiche essenziali della propria sopravvivenza (“ma chi cazzo sarà il prossimo allenatore dell’Inter?“), ma che poi decollano inabissandosi nello spazio profondo.

Dovrò fare per il resto della vita il tragitto Borgo Massenzio – Stonecity?

Cosa c’era prima del bing bang? Il nulla? E il nulla come si è creato?

E’ proprio impossibile dare una risposta a queste domande? La nostra intelligenza forse non è sviluppata abbastanza per capire queste cose e arrivare dunque alla soluzione? Dobbiamo diventare più intelligenti…come fare? Fino a che i piccoli esseri umani usciranno dal corpo degli esseri umani femminili non ci saranno tante speranze, magari un giorno quando le gravidanze si porteranno a termine fuori dal grembo materno, la testa avrà la possibilità di espandersi e con essa il cervello…forse allora faremo il salto di qualità per quanto riguarda l’intelligenza.

Ecco cosa succede ad ascoltarsi TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES di prima mattina in macchina mentre attraversi le campagne.

Tra un pensiero e l’altro ti annienti nella musica, mentre il pilota automatico che hai nel cervello ti guida fino a destinazione. La musica ti solleva e ti sembra quasi di essere ROBIN DELLE STELLE che a bordo del suo veliero sonda le profondità celesti…

Al momento le tue galassie sono campagne delimitate da vie dai nomi strani  tipo “Via Della Gattalupa” e dalle storie rimandate dagli accenti del posto.

L’altra mattina assisto ad  uno scambio di battute tra due uomini, vicini di capannone; uno chiede all’altro (probabilmente lattoniere o roba simile che stava scendendo dal tetto del suo fabbricato da una lunga lunga scala) se ha poi dato una occhiata anche al tetto del suo edificio, l’altro risponde che vuol guardarci bene e che appena ha un momento farà il lavoro. Ecco la sceneggiatura, in reggiano stretto:

VAIFRO (uomo vecchio dalla età indefinita che ha passato la attività ai figli ma che ancora da una mano): “Oh Giangio, alòra, et guardè anc da me c’al lavor là?”

GIANGIO (artigiano lattoniere di quella indefinibile età tra i 50 e i 60) “No Vaifro, angl’hò mia fàta, sta tranquèl che quand ag’ho un minut ag vag”.

VAIFRO “T’è urènd, da quand te sbagliè al cinghiel te ne piò quel”.

GIANGIO “Va là, Vaifro, va a fèr un gir te e al cinghièl”

“Sei orrendo da quando hai sbagliato a sparare al cinghiale”… ma c’è ancora gente che spara ai cinghiali?

Sabato mattina, vuoi scrollarti di dosso questo freddo siderale assoluto, sulle rive dei fossi c’è ancora un po’ di brina, ma il sole splende la primavera che sta arrivando, hai bisogno di rimetterti in moto così mentre lasci il posto in riva al mondo ti fermi sul ponte di casa, dai una occhiata ai posti che  – tra qualche giorno – sono casa tua da ormai tre anni:

(Sul ponte del posto in riva al mondo – foto di TT)

Infilo nel lettore il primo BELLISSIMO disco dei LONE STAR nella recente versione rimasterizzata ed arricchita della Rock Candy:

Quello che oggi viene chiamato CLASSIC ROCK e che allora era magnifico hard rock di stampo inglese pompa nel mio corpo, vorrei spingere sull’acceleratore ma la lunga e tortuosa stradina del posto in riva al mondo non lo consente se hai davanti un trattore…

(Difficile seguire il tempo di DIXIE LEE se hai davanti un trattore nella stradina lunga e tortuosa – foto di TT)

Brian accusa i colpi di una mattina un po’ confusa, devo dirgli e spiegargli tutto, è spaventato da qualsiasi cosa il vecchio. Lo rassicuro con una pazienza e una affettuosa determinazione che a volte mi sorprendo di avere. Non vorrebbe far nulla ma “si fida di me e farà quel che dico”. Espletate le solite formalità, Brian – pulito e fresco come un bocciolo di rosa – si risolleva pronto ad affrontare il suo svago settimanale.

Ninetyland è ancora un po’ assonnata e infreddolita ma il sole batte sulla torre dell’orologio, tra poco il centro si farà più tiepido e accogliente…

(Saturday morning in Ninentyland – foto di TT)

Colazione al K2, Brian sorride contento di essere tra i suoi due vecchi amici, Mario si è scordato di mettere l’apparecchio che l’aiuta con l’udito e fatica un po’ a star dietro ad i discorsi di Brian e Peter saltella tra la lettura degli articoli della Gazza sul’Inter e le sue ormai leggendarie discussioni politiche. Fatica un po’ il vecchio democristiano che è in lui a star dentro al recinto del PD, ma se non altro non tenta di saltare lo steccato.

Un salto in farmacia per prenotare gli esami del sangue per Brian…non vorrebbe farli, scalpita un po’, morde il freno, ma poi si rassegna…povero Brian che tenerezza.

Lo porto al Minibar, solita pizzetta, solite spremute, i mille saluti che riceve dai suoi amici lo ringalluzziscono. Non ne riconosce uno ma dissimula alla grande.

Tornando, sulla Ninentyland road, sondo un po’ la sua memoria:

(Ninentyland road – foto di TT)

“Brian, come si chiamava la tua maestra delle elementari che ti bacchettava sulle dita se non rendevi il giusto onore a quella merda di Mussolini?”

E lui pronto e sul pezzo: ” La Sgarbi! C’la fasèsta!”

Nel parcheggio sotto casa gli scatto una foto, lui sta al gioco perché pensa che sia per il mio “giornale” ( Blog e internet sono un po’ ardui da comprendere per lui), magari è anche così, ma credo che forse un giorno mi farà piacere rivedere queste istantanee del mio vecchio.

(Il vecchio Brian in posa – foto di TT)

Ci accingiamo ad andare in casa, mi guarda e mi dice: “Tim, te tee un bel òm” (Tim tu sei un bell’uomo). Oggettivamente questa è una cosa non vera, ma rido e rifletto sul fatto che forse è solo perché sono più giovane di lui, o forse perché, vivappage, sono ingrassato qualche chilo e  mi vede meno emaciato. Oppure, più probabile, sono un bell’uomo perché lui è mio padre. Diavolo d’un Brian.

(Brian e Tim – autoscatto)

Rimango un po’ con lui, accendiamo la tele su Rai 1 (l’unico canale che Brian ormai guarda)…c’è Claudio Lippi che traffica ai fornelli. Mi accorgo che sono secoli ormai che non so più niente della Rai e dei canali in chiaro su quella stronzata malfunzionante che è il digitale terrestre. Malgrado la crisi abbia picchiato duro e continui a farlo sono fiero della mia determinazione nel mantenere l’abbonamento a Sky. Sono in arretrato col sonno, mi appoggio a lui scivolando un po’ sul divano. Mi mette un braccio sulla spalla. Che tenero quadretto. Sono felice, sto risolvendo il rapporto con mio padre pur senza un confronto cosciente. Verso le 12,30 lo lascio nelle mani di mia sorella. Mi guarda con un sorriso malinconicamente felice mentre lo saluto. Mi da un bacio… “Ciao Tim, grazie di tutto”. “Ciao vecchio Brian, hold on and believe”.

Ritorno nelle campagne, ritorno ai LONE STAR.

Appuntamento con la groupie alla Coop. Arrivo prima io, mi metto a leggere le note di copertine del booklet del CD….poi sento un rombo, come se Emerson Fittipaldi stesse sfrecciando col suo bolide nel parcheggio della Coop…rumore di curva presa velocemente ben controllata in controsterzo…DON’T BREAK MY HEART AGAIN degli WHITESNAKE a canna che fuoriesce dall’abitacolo…è arrivata la groupie.

(Lasàurit arriva nel parcheggio della Coop)

Svegliarsi la domenica mattina con OH I WEPT dei Free.

4 Mar

Ti svegli e la prima cosa che fai – senza riflettere – è scegliere dallo scaffale il cofanetto SONGS OF YESTERDAY dei FREE, andare davanti allo stereo, inserire il disco 2, programmare in sequenza certi brani e lasciar partire la musica…

Che emozione, che belle sensazioni ritornare sulla terra dopo un sonno ristoratore con  OH I WEPT dei Free.

And let the sun come melt my pain 
Come tomorrow I’ll be far away 
In the sunshine of another day.


Inizi la domenica mattina con il piede giusto e rimani ancora una volta incantato dal senso che aveva questa band di 19/20enni. La memoria fa ripartire una scena degli anni settanta, Biccio che arriva a casa mia con un registratore che girava più lento del normale e una cassetta appena ricevuta da un suo cugino più grande: conteneva l’album FIRE AND WATER dei FREE. Dal primo momento io e lui siamo impazziti per lo straordinario e sofferto blues rock di FRASER, KIRKE, KOSSOFF e RODGERS. MR BIG e DON’T SAY YOU LOVE si installarono all’istante nel nostre giovani anime…ritorno on the ground e preparo la colazione mentre parte REMEMBER…Tommy diventava matto per questo pezzo e andava avanti all’infinito cantando “Do you remeba’…”

Do you remember
Every morning
We would dress
And we’d be still yawning,
In the street
Where people meet
We would wander around
In the northen heat.

Oh dio sole, ringrazio il mio dna per aver fatto sì che diventassi un amante della musica rock, che potessi godere di queste commozioni, di queste impressioni, percezioni, sbalordimenti, turbamenti che la buona musica rock restituisce.

Mentre aspetto che si scaldi l’acqua per il Thè, mi rigiro nelle mani il cofanetto in questione, cofanetto ufficiale messo insieme da DAVID CLAYTON, un mio amico, colui che gestisce la fanzine FREE APRRECIATION SOCIETY, amico che non sento più da una vita ma che seguo passo passo visto che la casa discografica dei FREE argutamente si affida a lui per le consulenze e ricerche riguardanti il materiale d’archivio. Strano cofanetto questo, quando uscì non conteneva nulla di ciò che fosse già stato pubblicato. 5 CD di alternate takes, inediti e previously unreleased tracks. Una cosa da fan in senso strettissimo. Che coraggio che ebbe la ISLAND RECORDS. Giù il cappello.

Faccio colazione mentre la mia selezione personalizzata dal CD 2 continua con ON MY WAY, SUNNY DAY e LOVE YOU SO…

(Colazione alla domus saurea – foto di TT)

Alrigh baby, ho fatto il pieno di energia: fette biscottate, marmellata, spremuta, frutta e musica dei Free…sono pronto per andare da Brian…non prima di un buon caffè corretto col southern comfort e poco importa se sono solo le nove, sono un uomo di blues carico di rock… non vorrai mica farmi bere un cappuccino eh?

 (Coffe & Southern Comfort at the place on the banks of the world – foto di TT)

Il perfetto disco del sole, la nostra bella “pipouna” e il senso delle piccole cose che ci concediamo nella vita

3 Mar

Stamattina il sole è una sfera perfetta, si ha una bella sensazione nel guardarlo. Guido early in the morning attraverso i soliti posti ma non riesco a togliere lo sguardo dal sole; in un paio di occasioni mi fermo, accosto, scendo e ammiro una delle incredibili geometrie dell’universo.

(Morning sun in the Gavassae outskirts – foto di TT)

Penso a come l’origine di tutti gli dei che si sono inventati gli uomini e di tutte le religioni, sebbene con nomi diversi, parlino di questa stella medio piccola composta da idrogeno ed elio. Stamattina sei bellissimo vecchio mio e io mi inginocchio davanti a te, allungo il braccio, ti prendo e ti infilo nella bocca come fossi un’ostia.

(Morning Sun at the Magpie Mill poplar grove – foto di TT)

Col sole in corpo mi sento meglio, lo stomaco al caldo, mi sento a mio agio nella giacca blu e con la sciarpa avvolta al collo. In macchina sento NERO A META’ di Pino Daniele, uno degli album più belli della musica italiana….“a me mi piace il blues e devo cantare per tutto il giorno, perché mi brucia la fronte e in qulache modo mi devo sfogare…”

Ricordi di me 19nne mentre acquisto il disco in centro a Modena, ricordi del concerto relativo al tour di questo album tenuto alla festa dell’Unità del quartiere Crocetta a Modena…Pino Daniele nel suo momento migliore, con la sua band più grande al Festival dell’Unità della Crocetta, mah…che tempi che erano e che pezzi che c’erano in giro…

Parcheggio al Novi Sad, prima di scendere do una occhiata per caso alla macchina che ho affianco: sul cruscotto una statuina di padre pio e un rosario appeso allo specchietto…

(padre pio in the car – foto di TT)

Scendo, chiudo la macchina, tiro una madonna.

Modena al mattino è bellissima… la gente che si reca al lavoro, studenti di tutte le razze che vanno a scuola – qualcuno di questi vuol fare il fenomeno è indossa solo una maglietta di cotone a maniche corte e i pantaloni corti – gente che fa colazione nei bar, gli ambulanti che iniziano a montare le loro bancarelle, il respiro fresco e pieno di vita della città che si mette in moto…dio, come amo la mia terra.

(Downtown in Modena – foto di TT) 

Passo per l’edicola sotto la Ghirlandina per vedere se è arrivato il nuovo CLASSIC ROCK con i VAN HALEN in copertina, ancora non c’è così LA REPUBBLICA e IL MANIFESTO, please.

(La Ghirlandeina – foto di TT)

Faccio i miei giri, mi gusto la città, penso di qui e penso di là. Vedo una insegna e penso al quel mio amico che suona la chitarra da dio…

(il mio amico che suona la chitarra da dio – foto di TT)

In via Del Taglio incontro Julia, ci sediamo in un caffè, le racconto delle piccole cose che mi concedo, qualche dolcetto a fine pasto, qualche piccolo ordine di Cd su Amazon UK o su Feltrinelli.it. Quelle piccole cose che mi fanno andare avanti, che mi addolciscono lo stomaco e lo spirito…

Lei mi sorride, “concedersi queste piccole cose, consapevoli di farlo, è un segno molto positivo e di equilibrio mentale” mi dice. Julia è sempre sul pezzo. E’ una gran fortuna averla conosciuta. La saluto, sbrigo le ultime cose e mi dirigo da Brian.

(Cut street, Modena – foto di TT)

Brian mi aspetta vestito, si era confuso. Lo faccio spogliare, doccia, vestizione, barba e via verso uno dei nostri soliti sabati a Ninentyland. Le giocatine al superenalotto che ormai si scorda di controllare, le solite due colazioni al K2 e al Minibar. In macchina mentre parliamo mi dice “Gnanc stavolta a gh’era la nostra bèla pipouna…”. “Chi è che non c’era Brian?” E lui “La nostra bela pipouna”…intende la signora del bar che da due sabati non vediamo. Rido di gusto…La nostra bela pipouna”… Ah, Brian!

(Brian & Tim in Ninetyland – sullo sfondo la Abbazia di Thelema – autoscatto)

Do appuntamento a domani a Brian visto che lo porterò fuori a pranzo e riparto per Borgo Massenzio. Il sole splende, oggi la vita non fa così schifo e HELLUVA BAND degli ANGEL risuona a buon volume nella blues mobile. Quando ascolto gli ANGEL mi viene sempre in mente Beppe Riva, noto estimatore della band di Giuffria e Meadows. Lunedì pubblicherò qualcosa di suo sul blog, me ne compiaccio, mentre l’heavy rock a tinte progressive americano dell’ANGELO irrompe sulla campagna emiliana.

 Approdo nel posto in riva al mondo, la campagna appare meno smorta, la primavera sta arrivando…la aspetto, intanto è rientrata la groupie dal suo Poland Tour, meno male.

(la caricatura di Beppe Riva apparsa su Metal Shock di tanti, tanti anni fa a cui fa riferimento lo stesso Beppe in un commento qui sotto)

IL PROBLEMA DEI CD IN MACCHINA

1 Mar

Ecco, sembra un problema da poco, invece è una di quelle faccende che ti condizionano la vita. Chi come me ancora rifiuta di avere un lettore mp3 in macchina, deve cuccarsi il problema del CD.

Le ho provate tutte:

prendere quei raccoglitori a tante tasche, duplicarti i cd originali su cdr, inserire i cdr appunto nel raccoglitore a tasche. Risultato, 7 raccoglitori pieni zeppi (uno dei quali a tasche doppie), rottura della” tasca” in plastica della portiera del guidatore a causa del peso e delle dimensioni di questi raccoglitori (preventivo per sostituirla 500 euro…quindi rimango senza “tasca” ), raccoglitori posizionati nel bagagliaio dentro ad un cartone quindi di fruizione scomodissima. Adesso i raccoglitori giacciono tristi nel sottotetto.

Portarmi i cd originali in macchina, ma le custodie così si segnano e quando prendi una di quelle curve larghe, quelle che mentre le fai ti sembra di  accompagnare il movimento dell’asse terreste, i cd partono tutti insieme verso altre galassie e vanno ad infilarsi nello spazio tra il sedile del passeggero e la portiera (e tu ogni volta tiri una madonna.). Una volta vidi Lorenz con pile di cd in macchina (tipo 50 pezzi) tutti impilati ed incastrati tra i due seggiolini anteriori e gli amplificatori Marshall che il guitar god di Littlevineyard tiene costantemente in macchina. Poco dopo mi confidò che prese ad usare il mio metodo dei cdr nei raccoglitori…da allora non ho più avuto notizie. Mi chiedo come sia adesso la sua gestione dei cd in macchina. Perché anche lui è come me, deve avere un certo numero di album. Io ad esempio non mi muovo se non ho a portata di mano tutta (e dico tutta) la discografia dei LED ZEPPELIN, ELP, FREE, BAD COMPANY e JOHN MILES (e ultimamente anche quella dei  BLUE ÖYSTER CULT).

In questi ultimi tempi -se mi scarico qualcosa- ho preso l’abitudine di non usare più le classiche custodie rigide  ma bustine di plastica, così risparmio spazio, evito il rumore angosciante di custodie che girano per la macchina rompendosi e faccio il verso alle versioni giapponesi. Se compro qualcosa, è solitamente in versione digipack o mini box set. Così in macchina mi porto quella roba, 5/10 titoli alla volta , spesso con  mini cofanetti inclusi. Certo, nelle curve a grande rotazione, tutto vola di nuovo via, ma ancora per poco: ho deciso di procurarmi una rete e di ancorare i cd al sedile.

(cd nella blues mobile – foto di TT)

ALONE AT HOME con i BLUE ÖYSTER CULT

29 Feb

Settimana che passo a casa da solo; la groupie è partita per uno di quei viaggi della memoria organizzati da Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della societá contemporanea in Provincia di Reggio Emilia), qui a Regium Lepidi queste cose sono molto sentite (per fortuna). Cracovia, Auschwitz…scomoda la groupie. Sarei dovuto andare anche io ma complicanze nella gestione di Brian mi hanno frenato.

Così eccomi lì a remare da solo lungo il bayou del mio animo. Da vero uomo di blues mi preparo delle cenette alla “porca troia, mo’ sam faghìa da magnèr?”. Lunedì due svizzere con tre carote crude, ieri sera un panino col prosciutto e un thé coi pavesini, stasera un pezzo di pizza e gnocco. Che lavòr ragàs! Stasera poi verso le 21 verrà a fare un salto March, io avrò già mangiato, lui no così gli preparerò l’unica cosa in cui sono specializzato: due uova al tegamino. Devo dire che cenare da solo non è che sia proprio divertente, io seduto a  tavola come se fossi in prestito, la gatta Raissa che miagola qualche blues, l’eco di SkySport24 che mi arriva dalla sala (tengo monitorato il più possibile la situazione dell’Inter).

Devo dire che ho ricevuto diversi inviti  ma me la voglio sbrigare da solo. Troppo comodo trovare una calda cena fumante tutte le sere.

Da un paio di settimane sono prigioniero dei BLUE ÖYSTER CULT, non ascolto quasi altro. Evidentemente da ragazzo non li ho ascoltati a sufficienza e adesso devo fare il pieno. Album, bootleg, best of…macino tutto.

A volte mi impongo di staccare, stamattina alle 08,50 passo dal lettore a Radio Capital proprio quando Luca Bottura decide di trasmettere THE GIRL U WANT dei DEVO…

Anche in ufficio mi sforzo di non ascoltare l’hard rock di New York City, così viro su HOW YOU DARE dei 10CC (japan SHM-CD version of course)…

Scambio di sms con Polbi, ad un certo punto – parlando del bell’articolo sui Pink Floyd che ha fatto sul blog – mi fa: “Però un tuo contributo floydiano sarebbe graditissimo…” e io di rimando “Provo a pensarci, ma vado piano a farlo, sai come la penso, non vorrei scatenare polemiche infinite...” ” E scatena ste polemiche che ci divertimao un po‘.”.

Intendiamoci, i PF mi piacciono molto, però salto a piedi pari il primo periodo con Syd Barrett, a cui non riconosco la genialità che tutto il mondo gli riconosce. Cerco di non pensare alla cosa, ma so come son fatto, una volta che il seme è caduto nel mio cervellino, poco dopo anche se non voglio nascono intere foreste. Infatti il tutto mi porta ad eleborare le mie strambe teorie e preferenze non solo sui  PF, ma su mille altri nomi che non mi toccano, nomi che per milioni di persone (special guests del blog compresi) sono imprescindibili.

l miei pensieri si fanno affollati, difficile dirigere il traffico…e allora penso che invece di fare un semplice commento al post di Polbi sui PF, potrei iniziare un nuovo thread e magari intitolarlo “MA INSOMMA, MI PIACE IL ROCK SI’ O NO?”. Vorrei resistere, cercherò di andare da qualche sacerdote voodoo  per farmi togliere questa cosa, ma se vedrete quel titolo in uno dei prossimi post, abbiate pietà di me.

Brian & Stairway To Heaven in Milan-J**e: 2 – 0 (e inoltre… l’Inter, Pep, Mou e i Blue Öyster Cult)

26 Feb

Diretto a Mutina per il solito sabato mattina con Brian. In macchina ho da qualche giorno il mini cofanetto (quello del 2011) dei BLUE ÖYSTER CULT. Da un po’ di tempo a questa parte sono solito comprami su amazono questi mini cofanetti da 5 cd in modo da sostituire i Cd con le classiche custodie in mio possesso per risparmiare spazio. Mi son comprato anche una lente per decifrare i caratteri piccolissimi che contraddistinguono questi mini box set, questo è un problema non da poco, ma recuperare spazio e avere quanti più cd in versione digipack o cartonato per me è diventato una condizione essenziale.

Stamattina è il momento di THE REVOLUTION BY NIGHT del 1983:

I turn my hopes up to the sky 
I’d like to know before I die 
Memories will slowly fade 
I lift my eyes and say 
Come on, take me away

 In centro a Ninetyland constato ancora una volta quanto stia cambiano la nostra società. Sulle panchine dove fino a poco fa stavano a socializzare vecchi, pensionati o sfaccendati, adesso ci sono persone di colore o nordafricani. Mi lascio scappare un “Dio Pòver, a gh’è sol di nìgher” (Dio Povero, ci son sol dei negri), Brian si volta stizzito e mi riprende “ Oh, an dir menga chi lavor lè (oh non dire queste cose), sono brave persone come noi“. K2 e Minibar per la solita doppia colazione intervallata da un salto in farmacia. Brian ha un ascesso e devo prendergli degli antibiotici. Sono senza ricetta, non potrebbero darmeli, ma riesco nell’impresa trovando qualche scusa. Brian è lì con me e pensa che io sia in gamba solo perché son riuscito a farmi dare quei farmaci senza ricetta. “Te t’è propria super. A sun orgogliòs d’aver un fiòl come te. Brev Tim. T’è propria togo!” (Sei proprio super. Sono orgoglioso di avere un figlio come te. Bravo Tim. Sei un togo).

Rifletto spesso su questa cosa, agli occhi di un vecchio se sei un po’ sveltino e furbino nel fare questo tipo di cose (consegnare autocertificazioni agli sportelli dell’usl,trafficare con ricette, esami, referti medici, documenti bancari etc etc) diventi una sorta di piccolo supereroe. Perché sono socio di una piccola agenzia di comunicazione quando parla di me e del mio lavoro mi chiama “industriale” e dice che sono uno che deve dirigere, stessa cosa per mia sorella, l’ufficio dove lavora sta in piedi perché c’è lei. E’ commovente da un certo punto di vista la considerazione che ha per i suoi figli, ed è interessante vedere come  un vecchio amplifichi le virtù e il saperci fare delle persone che sono in piena attività lavorativa, mentre lui stesso ormai trovi difficoltoso affrontare qualsiasi cosa.

Lo porto a casa, sto un po’ con lui a leggere i giornali e poi me ne vado, non prima di avergli dato un bacio. Questa cosa del bacio ormai si ripete inaspettatamente quasi ogni volta. Questi gesti affettuosi sono diventati una consuetudine solo in questi ultimi tempi, forse perché lo vedo e lo sento un po’ spaesato e perso… mi fa tenerezza il vecchio Brian.

Di nuovo in macchina, CULTÖSAURUS ERECTUS del 1980 nel lettore. Ricordo quando uscì, quella copertina che non poteva non essere notata, quell’hard rock “eccentrico” (come direbbe Beppe :-)), new yorkese, metallico, tenebroso, affascinante…

Appuntamento con la bassista preferita alla Coop, già ...il sabato la spesa, il giorno dopo (non vai) in chiesa e sei un po’ nervoso qualche cosa ci sarà...sono lì col carrello e mi parte il solito pensiero “An s’è mai vest Buck Dharma fer chi lavor chè” (non si è mai visto Buck Dharma fare queste cose)…

(Tim fa la spesa alla Coop – foto di LS)

Sera: mi preparo a guardare su SKY Milan-J**e. Nel prepartita SKY lancia un collage con il meglio degli incontri precedenti tra queste due squadre  titolando SCALA PER IL PARADISO, in sottofondo naturalmente STAIRWAY TO HEAVEN. Il mio cuore nerazzurro trova blasfemo che l’assolo di Jimmy Poige faccia da colonna sonora ad una selezione di goal fatti da calciatori vestiti di rossonero e di bianconero. La groupie invece è in estasi (“Tiiiiimmmm, senti!!!!!!!”): LZ e Milan, connubbio perfetto per lei.

Nel minuto di silenzio dedicato ai militari italiani recentemente scomparsi i tifosi della J**e trovano giusto gridare “Milan Milan vaffanculo”. Che correttezza, che stile…già, lo stile J**e.

La partita è gustosa, a tratti bella. La crisi dell’INTER e il mio poco amore (dolcissimo eufemismo) per la squadra di Torino, fan sì che parteggi per il Milan. Guarda come son ridotto, soffro anche a vedere questa partita. L’asteroide non è caduto su San Siro quindi mi scatta il tifo per il Milan. Ma come son messo? La squadra di Milano che è stata in B due volte gioca una bella partita e per un tre quarti di partita mette sotto la J**e. Va in goal con Nocerino e poco dopo con un colpo di testa di (udite udite) SULLEY MUNTARI. Buffon però respinge la palla, il guardalinee non segnala nulla, il goal per l’arbitro non c’è stato e la azione prosegue. Peccato che la palla fosse entrata circa un metro. Ci si chiede come possa un guardalinee posizionato benissimo a non vedere che la palla entra in rete in modo così netto. No, non ho nessun sospetto. La J**e di questi tempi non c’entra più con queste cose ma il coro dei milanisti (solo rubare, sapete solo rubare solo rubaaaaare) mi fa sorridere, che almeno paghino con un po’ di imbarazzo quello che hanno fatto nei 12 anni della gestione di Luciano Moggi.

Per me ha vinto il Milan 2 a 0, per la cronaca e il campionato la J**e ha segnato due volte, uno dei goal è stato ingiustamente annullato per fuorigioco inesistente e quindi trattasi di pareggio. Temo sia il suo anno, se la J**e non perde nemmeno contro questo Milan c’è poco da fare. Va beh, ho già parlato troppo di queste due squadre. Mi rimetto a pensare all’Inter, no non all’Inter di questa stagione, mi deprimerei oltremodo, ma alle suggestioni, vere o false che siano, che trapelano…Pep Guardiola (per la panchina del prossimo anno) su tutte.

PS: Mou non ti ho tradito, ma se tu non torni devo pur continuare a sognare con l’Inter, no?


TEMPESTA DI NEVE A STONECITY

20 Feb

Pioveva stamattina, poi ad un tratto hanno iniziato a cadere dei fiocchi, ma era neve pesante…pensavo tutto si sarebbe risolto in nulla. A metà mattina parto per Mutina, ho una visita all’Hesperia. Arrivo che nevica, dalla sala d’aspetto vedo che nevica, esco e scende pioggia mista a neve, c’è un po’ di ploccia ma niente di più. Mi sposto un km verso sud, sulla tangenziale che costeggia l’autostrada e nevica forte. Roba da matti mi dico. Sulla bretella Mutina-Stonecity la neve si fa fitta. Ozzy Osbourne canta la sua ode a MR CROWLEY.

(Mutina-Stonecuty freeway – foto di TT)

Arrivo a Stonecity e sembra di essere tornati sugli Urali in inverno. Ho lasciato James Petty Boulevard (insomma, Viale Giacomo Puccini) un paio d’ore fa in modalità “ormai tutto sta sistemandosi” e adesso la ritrovo in modalità “tempesta di neve”.

(Viale Puccini poco fa – foto di TT)

 

 (Snowy Windows – Foto di TT)

 Beh, visto che di neve non ne ho mai abbastanza, me la prendo tutta. La pausa pranzo è finita, riprendo a lavorare, dalla finestra la neve che scende e dalle casse del PC i VAN HALEN Live in Lousiville 2 giorni fa, prima data del tour. C’è di peggio.