Archivio | Tim’s blues RSS feed for this section

TIM & ROBERT

31 Mag

Stavo pensando al fatto che oggi sarebbe stato il 63esimo compleanno di John Bonham, indimenticabile batterista dei Led Zeppelin, quando mi è tornato in mente che esattamente 21 anni fa ebbi un incontro ravvicinato con Robert Plant a Chioggia, durante la sua partecipazione al Festivalbar. Ero insieme al mio amico Frank di Piove di Sacco (c’era anche lui – a destra – nella foto che pubblico qui sotto (non trovo l’originale…Frank mi mandi il file?). Io e Frank che cerchiamo di entrare senza riuscirci nel backstage della manifestazione, io e Frank che grazie ai suoi contatti con i servizi segreti veniamo a sapere in che ristorante è, io e Frank che saliamo le scale del ristorante e ce lo troviamo lì a tavola con band, discografici e chissà chi. Robert che ci accoglie con una pazienza infinita, Robert che si mette a sfogliare OH JIMMY( la mia fanzine), Robert che ci tiene a parlare almeno mezzoretta, Robert che mi chiede se gli do la felpa che ho indosso (e io incredibilmente gli dico di no…era una hand made sweatshirt fatta dal mio amico Christian Peruzza di Parigi con tanto di copertina di Outrider e nome della fanzine incisi sopra)…insomma io e Frank lì insieme al cantante del gruppo che ha riempito di stelle i nostri sogni. Ah, che bei momenti.

PS: Frank non ti rin grazierò mai abbastanza.

PS: aggiornamento del 06/06/2011 – Frank mi ha inviato l’originale che pubblico qui sotto.

(nella foto: Frank Romagnosi, The Golden God, Tim Tirelli – Chioggia 31/05/1990)

 

IO, JAYPEE E LA CANZONE DI DAN HARTMAN

29 Mag

(nella foto: JPC & TT)

Pranzo domenicale a SANT’ILARIO  al Mezzaluna dove si mangia del buon pesce. Io, Jaypee e un paio di fighe (sì, okay, Lasàurit e Labètty).

Verso le 15,30 siamo di ritorno sulla via Emila. Stiamo ascoltando la mia compilation estiva (prossimamente su questo blog) in modalità random come è solito fare Jaypee. Dopo al massimo due secondi di EASY STREET Jaypee mi fa, ah, il pezzo di Dan Hartman. Edgar winter suona anche il sax sulla versione fatta da David Lee Roth nel suo EP CRAZY FROM THE EAT del 1985.

Dunque, conosco Livin’ Lovin’ Jaypee da 17 anni, so di che pasta è fatto e so che è un grande conoscitore della musica rock, ma sapermi dire lì su due piedi anche l’autore di questo bel brano tratto da SHOCK TREATMENT del 1974 dell’ EDGAR WINTER GROUP, non è mica roba da poco. Questa roba ce la si può aspettare da Picca o dal sottoscritto… ora anche da Jaypee, non so se essere contento o preoccupato.

(nella foto: Dan Hartman e Edgar Winter)

HERE COMES THE FLOOD (downtown in Modena saturday morning mix), LA VECCHIAIA E LE TELEFONATE DI DAN

28 Mag

(nella foto – la torta fatta preparare dal mio amico Roberto S. – foto di TT)

Pieno di sonno per ‘essere rincasato tardi stanotte grazie alla festa del trentennale del diploma fatta con i miei ex compagni e compagne del Barozzi, mi sveglio a fatica, inserisco il pilota automatico e inizio a vivere un altro dei miei  sabati. Mi chiedo subito se poi varrà la pena scriverne qui nel blog, d’accordo che è un diario personale ma non vorrei annoiare troppo con questi resoconti di cose non importanti, ma poi ripenso al fatto che la “saga di Brian” ormai ha i suoi fedeli seguaci tra i lettori. Sono le sette, mi stringo nella felpa mentre sono al volante della mia blues mobile heading Modena. La tangenzialina campagnola che costeggia la ferrovia, il sole in fronte e GEMS degli Aerosmith che pompa nel car stereo.

Arrivo in centro a Modena e mi viene in mente HERE COMES THE FLOOD di PETER GABRIEL: il pezzo centrale della via Emilia è allagato, deve esserci una grossa perdita, vigili, poliziotti e camioncini di tecnici specializzati sono già sul posto. Costeggio l’Emilia Street River e raggiungo l’edicola sotto la Ghirlandina. C’è ancora il CLASSIC ROCK con Roger Waters in copertina che ho già, quindi Gazza Dello Sport e La Repubblica grazie. Incontro Julia, quattro chiacchiere e mi avvio verso Brian.

(nelle due foto: l’Emilia Street River – foto di TT)

Come ogni sabato arrivo da Brian, la portinaia mi dice che lo ha visto andare via in macchina. Mi preoccupo, sono anni che tutti i sabati lui mi aspetta in casa per poi andare a fare i nostri giri. Gli telefono e capisco. Non ricordava che oggi fosse sabato ed era partito come fosse un venerdì qualunque a fare un po’ di spesa e a prendere un caffè nel solito bar. Oggi, il vecchio Brian è meno presente del solito. Cerco di non arrabbiarmi, ma lo esorto ad stare concentrato e lui un po’ se la prende “An sun menga fora ed testa come et pens te” (non sono mica fuori di testa come pensi te). Cerco di riportarlo sulla terra, ma non ricorda quando sono nato, quanti anni ho e nemmeno che 5 minuti prima aveva parlato al telefono con mia sorella. Rifletto sulla vecchiaia e se l’essere umano è programmato per raggiungere una certa età (Brian è a quota 81) e se questo prolungarsi della vita tipico di questi ultimi tempi sia alla fine una cosa positiva. Chissà cosa penserò quando avrò la sua età (se ci si arriverà e se si sarà in grado di pensare).

Ninetylands (Nonantola), Mini Bar: due paste con la marmellata, due caffè macchiati e un crodino per Brian. Parlo, appoggiato al bancone, con Angelo il barman dei nuovi acquisti della sua squadra (Pirlo e Conte), lo vedo non proprio convintissimo. Parliamo d’altro, mi volto a controllare il mio vecchio e lui mi stringe l’occhio, chissà perché.  Brian quindi interviene nella discussione tirando in ballo il Milan ed Emilio (è così che chiama Berluskoni da qualche settimana a questa parte). Io glisso e gli faccio cambiare discorso.  Dopo poco al tavolino mi leggo la Gazza mentre sorseggio il caffè, Brian – rifacendosi al fatto che a casa lo avevo ripreso perché sembrava un po’ confuso – d’improvviso mi dice : “non tutti posso capire i grandi geni come me“. Recupero il mio vecchio ampli Marshall a casa di Lasìmo e poi riporto Brian a casa. Scende dalla macchina, controlla 5 volte se nella borsa ha le chiavi (le ha in mano), controlla ancora una volta e “Ciao Tim, grazie di tutto“. Sale i pochi gradini  che portano al cortile del suo condominio e senza voltarsi mi saluta con la mano. Con la sua camicia a quadretti azzurri e bianchi, i jeans e le scarpe Cult che gli ho preso sembra un giovane vecchio. Mi fa tenerezza.

(nella foto il grande Brian mentre pensa – foto di TT)

Di nuovo in macchia verso Regium Lepidi. Ora lo stereo passa il bootleg dei GENESIS LIVE IN RAINBOW THEATRE (Londra 3 gennaio 1977).  Verso mezzogiorno, come tutti i sabati mi chiama Dan, solito punto della situazione sui torrent di bootleg varii. Io credo che se qualcuno ci sentisse parlare faticherebbe a capire:

TIM ” Ma a quanto lo stai scaricando il bootleg dvd di Jeff Beck al Sun Fest di West Palm Beach del primo maggio di quest’anno su dimadozen?

DANF: “A quasi 500 k, va a buco” “

TIM “Dio canta che culo, io stamattina ero sui cento k. Hai visto gli screenshot? Bella qualità eh?”

DAN ” Figa che lavòr. Qualcuno ha postato anche la cover. Adesso ci sono 125 seeders e 31 leechers. Hai già ringraziato l’uploader?”

TIM “Hai visto che c’è una update version di Vuze?”

Seguono considerazioni sulla finale di Champions League di stasera, sulla finale di Coppa Italia di domani sera, sulla versione italiana appena pubblicata dalla Arcana del libro di Stephen Davis sul tour del 1975 dei Led Zeppelin  e del fatto che io ho l’originale in inglese regalatomi dal Riff, sul recente sceneggiato in due puntate passato da Sky tratto da MOBY DICK di Melville.

TIM: ” Va beh, adès a vag. Adìo pramsàn, fa a mot” (Va bene adesso vado. Ciao Parmigiano, Fai a modo)

DAN ” Ciao Lomaccio, ten dur. Ciao Tim0′.

Mi fermo a ridosso del centro a salutare l’alchemista Betty e a prendere accordi per domani (pranzo a Sant’ilario insieme a lei e all’amico Jaypee). Scambio di sms con Kerlo sul fatto che pur di prendersi qualche voto Berluskoni in piazza a Napoli ha dichiarato che non comprerà Hamsik dal Napoli (e che come già detto il governo non farà abbattere le case abusive).

Pranzo a casa della Lucia, che oggi in comune ha festeggiato insieme a Dante i 50 anni di matrimonio. Anche se è ormai estate, cappelletti in brodo e arrosto. To mo’.

Alle 15,30 ritorno alla domus saurea. Ore 15,31 crollo sul letto.

Mentre scrivevo questo post la colonna sonora era il remaster regalatomi da Picca di OGDEN’S NUT GONE FLAKE degli SMALL FACES. Molto bello.

Vado a vedermi la finale della Champions.

La “SAGA DI BRIAN” continua il prossimo sabato.

STREET SURVIVORS

18 Mag

(nella foto: Suto, Tim, Picca, Jay, March, Mixi)

(Esterno sera, pizzeria angolo tangenziale. Ieri)

March è già li fuori che si sta facendo un frizzantino e mangiando carote crude, da lì a poco arrivano Picca in bici, Mixi, Jay e Suto Sutovich. Riff ha dato forfait, è alle prese con l’USL e la rimozione dell’eternit dal tetto del suo capannone. Alexander Farmsteads ci fa qualche foto, ci allineiamo e Picca mi dice “Questa sa un po’ di Street Survivors” (alludendo alla cover dell’omonimo album dei LYNYRD SKYNYRD). Picca dalla sua sportina tira fuori un cd originale in edizione remaster per tutti, noi facciamo più o meno altrettanto con CD/DVD/BOOTLEG preparati per l’occasione. Ecco, questa è una cosa che mi piace molto: ogni volta abbiamo qualcosa (CD/DVD e libri musicali) per gli altri… bello questo scambio di pensieri, di piccoli doni…son quelle piccole cose che fanno bene al cuore.

Notizia musicale della serata: Picca dice che nel 1976 chiese a suo padre se poteva andare a vedere gli WINGS a Venezia in piazza San Marco. WINGS a Venezia. Mai saputo. Ricerca in rete e sì, Piazza San Marco 25 settembre 1976 concerto perl’Unesco, tre ore di spettacolo. Picca a ulteriore conferma mi invia questa foto:

Mi viene in mente che nel 1978 per la prima Festa Dell’Amicizia nazionale a Palmanova (Udine) si parlò di un concerto di PAUL MCCARTNEY.

Questo ci porta a parlare della seconda Festa Dell’Amicizia nazionale a Modena nel 1979 all’ex ippodromo, dove sia io che Picca vedemmo James Brown. Io in realtà mi vidi anche i ROCKETS, ALBERTO FORTIS (che cantava sulle basi), MATIA BAZAR e una signora cover band che faceva i successi del momento tra cui Sultans Of Swing dei DIRE STRAITS e Psycho Killer dei TALKING HEADS. Nel 1979 non c’era tanto in giro e la fame di musica live era tanta.

Chiedo a March di intercedere per me e far sì che Alexander Farmsteads tolga i primi LED ZEPPELIN e metta su – che so – i FLEETWOOD MAC (ma si può mangiare una pizza e chiacchierare in compagnia con in sottofondo a volume medio alto i primi Led Zeppelin (o gli ELP di Tarkus)? Lìsander, per le prossime volte suggerisco qualcosa di più adatto, che so i LITTLE FEAT, The Stranger di BILLY JOEL, un best di JOHN MILES, gli EAGLES, gli ABBA, CSN&Y,  insomma qualcosa di assennato che faccia stare in pace mentre si interagisce con gli amici.

Argomenti della serata: Suto che ha visto gli ELP a Bologna nel 1973 (e i Queen nel 1979) / Suto che – durante il suo recente viaggio in Nuova Zelanda –  per poco non rimaneva là a suonare in acustico CREEDENCE-NEIL YOUNG-LED ZEPPELIN nei matrimoni/Picca che a ventanni è riuscito a tornare da New York solo grazie a intercessione di un “Padrino” di seconda categoria / fighe, Elizabeth Jagger in primis / il musical Jesus Christ Superstar / Mixi’s tales a Las Vegas e Mosca /  il nuovo album di Vasco che secondo Mixi contiene Lie Down degli WHITESNAKE e secondo me The Passenger di IGGY POP/ la gradevolezza di Adelmo Fornaciari in arte ZUCCHERO/gli anni che passano / quelli che cercano di prolungare la loro adolescenza e ormai hanno 10 lustri di vita/March che è tutto fremito per la apparizione da special guest che farà per il ventennale dei TACCHINI SELVAGGI/la macchina fotografica dimenticata su un aereo durante il viaggio di ritorno da New Orleans di Mixi e Tim e la conseguente non prova tangibile che mi ero ribattezzato – nel nome del blues – nelle acque del MISSISSIPPI/Jaypee che ha avuto un forte movimento d’animo durante la visione del film AGORA’/la nuova chitarra acustica Gibson di Suto /il libro di Rigo/ blues della vita and other assorted love songs/il metodo compositivo di VASCO secondo Picca, un suo classico, ma ogni volta ridiamo più forte.

Verso la mezza stacchiamo.

Ritorno in macchina, Radio Capital Gold passa in sequenza HEARTBREAKER da Led Zep II e WHOLE LOTTA LOVE live da The Song Remains The Same per intero…mi par di tornare ragazzo quando, nelle sere di tarda primavera / estate, non facevamo altro che ascoltare il live dei Led allora uscito da poco.

Stanchezza, sonno, la campagna nera che sto attraversando, la luna che sembra nascondersi dietro le nuvole, i cani dell’inferno alle calcagna, lo scompiglio nell’anima…non mi addormenterò fino alle 3, ma nonostante tutto, che bello passare una serata out on the tiles con gli amici.


The PICCAGLIA: gettin’ ready for a night out

17 Mag

Chiamo il saloon per prenotare un tavolo per sette, mi risponde Alexander Farmsteads: “Oh Timothy“. “Ciao Xander, siamo in sette c’è anche Suto Sutovich, stasera.” “Suto, quant’è che non lo vedo…c’è anche la Piccaglia?

La “Piccaglia”… mi scatta subito l’associazione con la copertina di DESPERADO degli Eagles e con la locandina del film I CAVALIERI DALLE LUNGHE OMBRE…

nella foto LA PICCAGLIA: (da sinistra a destra) Marchy Mountains, Suto Sutovich (aka John Charles Treehair), Mad Mix (aka Miximilian Cross), Pycca The Kid (aka Steven Crosby Pikes ), JPC (aka John Paul Cloaks), Riff Betts (aka Robert Anthony Lily),  Steven Timothy Tyrrell.

Quasi quasi metto insieme una rock band e la chiamo LA PICCAGLIA, senza Mr Pikes ovviamente, lui adesso si è dato al rock anni ottanta e io i cd dei Simple Minds li metto sotto ai tavoli quando una gamba traballa…

LA PICCAGLIA, Rock And Roll Outlaws Rock Band…in scaletta:

GOODMORNING – BlackFoot

RATTLESNAKE ROCK AND ROLLER – Blackfoot

DESPERADO – Eagles

DOOLIN DALTON – Eagles

CAN’T YOU SEE – Marshall Tucker Band

FREEBORN MAN – The Outlaws

BOUNTY HUNTER – Molly Hatchet

I KNOW A LITTLE – Lynyrd

ANNIE NEW ORLEANS – Elf

DARLENE – Led Zeppelin

BOOGIE MAMA – Led Zeppelin

SOUTH BOUND SAUREZ – Led Zeppelin

THE STEALER – Free

TRAVELLIN’ MAN – Free

BAD COMPANY – Bad Company

MOVIN’ ON – Bad Company

OLD MEXICO – Bad Company

CROSS COUNTRY BOY – Bad Company

ROSALIE/COWGIRL SONG – Thin Lizzy

AGAINST THE WIND – BOB SEGER

ONLY THE GOOD DIE YOUNG – Billy Joel

Bis:

DIAMANTE NEL DESERTO di Stefano Piccagliani versione southern rock.

Qualcuno ci sta?


WHEN IN ROME

9 Mag

( Roma dal Gianicolo – Foto di Lasàurit)

Qualche giorno a Roma, grazie a Polbi. Andare, arrivare e partire dalla capitale del mondo (secondo il poeta latino Marco Anneo Lucano e secondo l’uomo di blues emiliano Nonantolaslim) è sempre un movimento d’animo. Questa città tocca le mie (sei e dodici) corde, mi entra dentro, mi avvolge, mi seduce, mi incatena affinché possa liberarmi lo spirito, mi svuota e mi riempie, mi adagia in un tiepido specchio d’acqua e bagnandomi sulla fronte ridà un senso alla mia condizione di essere umano. Beh, insomma, avete capito, Roma mi piace. Da matti.

La stanza degli ospiti di Polbi, ha le tende giallorosse…posso capire.

La prima sera. Una veloce pizza a Trastevere e poi di corsa a salutare un amico di Polbi che in questo momento sta facendo il tour manager dei FLESHTONES, i vecchi marpioni americani del garage rock, per il loro tour Europeo di 15 date. Concerto al Traffic Club all’estrema periferia della città. All’ingresso tre pass per noi … Polbi è uno che non scherza. Ci sono un paio di gruppi di supporto niente male, stesse genere. Mi metto a sedere. Lì con me c’è un ragazzo giovane, in sovrappeso, vestito di nero, con i pantaloni corti appena sotto al ginocchio e un giacchino scuro legato intorno alla vita. Se ne sta lì, come me, ad osservare i frequentatori del locale, tutti piuttosto giovani, molti in coppia… una buona fauna rock. Il ragazzo mi sembra triste, solo e rassegnato …  mi dispiaccio per lui. Entrano i Fleshtones, portando con spensierata ironia i loro 62 anni, e il ragazzo triste e in sovrappeso si alza, si avvicina al palco e e si va ad annullare tra i 100 spettatori circa. Buon concerto dei Fleshtones, non esattamente my cup of tea, ma il senso e l’energia del rock a roll sono lì.

Mattina… prima di uscire inizio a familiarizzare con i rituali di Cook, il carlino di Polbi. Cook, che io chiamo Buck e lo pronuncio come book, è un cane che ha sofferto parecchio prima di incontrare Polbi e M, risente quindi ancora di vecchie ferite dello spirito, è un po’ matto, ma irresistibile.

(nella foto il vecchio Buck, cioè Cook il cui vero nome in realtà è Benny…insomma il cane di Polbi e M)

Mentre sono in macchina con Polbi direzione Anfiteatro Flavio (sì, va bene, sono snob, è così che chiamo il Colosseo), mi rendo conto che, come intuito ieri sera, dovrò abituarmi alla “guida creativa” del mio amico (e dei Romani in generale) (“Polbi, ehm, ma questo è un senso vietato”, “A Tim, de là ce devo pur arriva’ “). Colonna sonora dei viaggi in macchina il terzo dei VELVET UNDERGROUND (in audiocassetta).

(Tim & Polbi all’Anfiteatro Flavio – foto by Lasàurit)

Vittoriano, Pantheon e Piazza Navona; qui un veloce pranzetto Da Ciro. Accanto a noi due ragazze olandesi che, dopo aver mangiato due piatti di lasagne, chiedono due cappuccini. Mah.

A Campo de’ Fiori per un pensiero a Giordano Bruno. Lasàurit fa un azzardato paragone iconografico fra lui e l’Eremita del IV dei LED ZEPPELIN.

(nella foto: Giordano Bruno, uno di noi)

Fontana di Trevi, Quirinale, Montecitorio e – terrore e raccapriccio – la Cripta Dei Cappuccini.

Da Wikipedia:

L’attrattiva principale della chiesa è sicuramente la cripta-ossario decorata con le ossa di circa 4000 frati cappuccini, raccolti tra il 1528 ed il 1870 dal vecchio cimitero dell’ordine dei Cappuccini, che si trovava nella chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale. La cripta è divisa in cinque piccole cappelle dove si trovano anche alcuni corpi interi di alcuni frati mummificati con indosso le vesti tipiche dei frati Cappuccini. All’ingresso della cripta sta scritto su una targa:

« Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete. »

La scelta di decorare la cripta con le ossa, che potrebbe apparire lugubre e macabra, è in realtà un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima, e in quanto tale una volta che essa l’ha abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo.

(nella foto: la cripta dei cappuccini)

Piazza di Spagna e quindi Piazza Del Popolo nella chiesa di S.Maria Del Popolo, per dare una occhiata ancora una volta a due capolavori di Caravaggio, di quelli che ti fan girare la testa. Mentre li guardo mi sento schiacciato dinnanzi al grandezza dell’artista. Metropolitana per riavvicinarci a casa di Polbi. Usciti a Laurentina incontro un uomo di età non esattamente definibile …40/50… un po’ in carne, capelli corti, viso tondo e paffuto, occhiali, completo grigio con camicia e cravatta, borsa marrone, gira con le spalle un po’ ricurve verso il basso, sembra piegato dalla vita, mi guarda negli occhi e va verso la metro. Aveva uno sguardo di uno che è rassegnato ad essere sottomesso alle asperità.

Colonna sonora a casa di Polbi prima di cena: AMON DULL, ASH RAH TEMPEL, NEU!, COSMIC JOKERS. Polbi teme mie reazioni inconsulte, ma il Krautrock invece di frantumarmi i cabasisi come teme il mio amico, inizia ad affascinarmi. Mi preoccupo: guardo in modo lascivo le versioni digipack dei CD in possesso di Polbi … penso all’ordine che farò in giugno ad Amazon.

(Neu e Comsic Jokers: Krautrock)

Ottima cena in centro, poi Isola Tiberina, Teatro Marcello e Campidoglio.

(Lasàurit contempla il Teatro Marcello)

Di nuovo mattina. Colazione e bisognini di Buck-Cook-Benny.

(nella foto: Polbi in versione Walking The Dog/Bron-Y-Aur Stomp)

Nelle catacombe di San Sebastiano, sull’Appia Antica, ci tocca accodarci ad un gruppo numeroso di pellegrini. Inizialmente sbuffiamo, ma si rivelerà una fortuna. Le fotografie sono assolutamente proibite, noi rimaniamo alla fine del gruppo, ci facciamo distanziare un poco e scattiamo una foto nelle profondità più nere delle catacombe.  Siamo veri ribelli del rock and roll. Resisto all’istinto di infilarmi in qualche cunicolo laterale e perdermi in quel labirinto. Mi viene in mente un hit (che non è mai diventato un hit) che ho scritto con Carlo Alberto Togni in arte Tommy “DEDALO” (“…E’ un dedalo e da qui non si uscirà, nascondo i segreti tra le siepi ah, poi mi telefona Arianna che il filo mi fa, ma sono solo e soltanto il cuore mi guiderà…” ah, magico Tommy Togni, il cantante dei miei sogni…)

(Polbi&Tim: rock and roll rebels nelle catacombe – Foto by Lasàurit)

Siam lì sull’Appia Antica, due passi e siamo a Villa Massenzio. Storia, antiche mura, sole, l’aria tiepida di maggio, prati dall’erba alta … mi vien voglia di farmi una foto Knebworth-style:

(Polbi&Tim Knebworth Style – Foto by Lasàurit)

Proseguiamo verso la tomba di Cecilia Metella, ci intratteniano un po’ sulla pavimentazione originale dell’Appia Antica e poi ritorniamo verso Roma.

Palatino, casa di Augusto e Livia, Foro Romano e Vaticano. Con gli occhi ancora pieni delle bellezze di 2000 anni fa, San Pietro mi sembra meno interessante del solito.

Colonna sonora prima di cena a casa di Polbi: Firewood del 2005 degli svedesi WITCHCRAFT, heavy rock fine sessanta inizio settanta un po’ dark un po’ stoner.

Cena di nuovo ottima al Testaccio, Piramide e fermata d’obbligo davanti al portone della Villa del Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta, nel cui buco della serratura  è esattamente inquadrata la cupola di San Pietro. Uhm, Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta… se ci fosse Jaypee ci saremmo scambiati una occhiata che solo noi possiamo capire.

Domenica mattina … nel sole sonnecchia l’Eur ed in particolare la zona di Via dell’Oceano Atlantico. Scendiamo a fare colazione, sono quasi tre giorni che non controllo la posta, il blog, che non vedo la televisione, che non penso ai soliti “impicci” (come direbbe Polbi) ma mi sovviene che ieri sera c’era Roma-Milan e nessuno di noi conosce il risultato. Spero tanto in una vittoria della Roma, in fondo al mio cuore galleggia ancora la parola remuntada … usciamo dal bar, vedo un pezzo d’uomo indossare con il petto (e la pancia) in fuori la maglietta del Milan … ahi ahi, mi sa che han vinto lo scudetto.  L’uomo è raggiante, la moglie gli cammina dietro a qualche metro dicendo – in modo da farsi sentire dai passanti –  “che vergogna” e lui che le risponde ” E nun fa’ finta de non conoscermi…”. Polbi chiama Mino, suo padre, ed abbiamo la conferma: Roma-Milan 0 – 0, rossoneri campioni d’Italia. Lasàurit tenta di mostrare indifferenza, ma il ghigno che le scappa è inequivocabile.

Attraversiamo Roma, viali coi pini mediterranei, la dolcezza della domenica mattina, il sole, mi sento – se possibile – ancora di più dentro l’anima di Roma e con Roma dentro l’anima.

Terme di Caracalla. Ecco, qui non c’ero mai stato, mi aspettavo qualche muro e nient’altro, pago il biglietto e rimango basito. Non mi aspettavo niente del genere. L’imponenza, come dice Polbi, delle terme è incredibile. Sempre Polbi – colpito anche lui benché di Roma – riflette sul fatto che sembra una cosa fatta da extraterrestri. E’ così, non sembra possibile che esseri umani 2000 anni fa abbiamo messo in piedi una cosa del genere. Le Terme di Caracalla sono il Physical Graffiti di Roma.

(nella foto: le Terme di Caracalla)

Dunque vediamo un po’, 2000 anni a Roma si fecero queste terme, destinate al popolo… potevano ospitare 1500 persone. Tre vasche con diverse gradazioni d’acqua calidarium, tepidarium, frigidarium, una piscina all’aperto chiamata natatio. Spazi verdi, spazi per congressi e convegni, biblioteca di libri in latino, biblioteca di libri in greco. 2000 anni fa! A Roma. E le popolazioni del nord hanno ancora il coraggio di aprir bocca. Barbari! Roma caput mundi, ieri, ora e per sempre.

Tim & Plobi: I’m in love with my car (acalla) – Foto by Lasàurit.

Fine mattinata al Gianicolo: famigliole, burattini, vista di Roma mozzafiato, memoriale del Risorgimento, Giuseppe e Anita Garibaldi. Uno spettacolo.

(Gianicolo: Anita Garibaldi, una di noi – Foto by Lasàurit)

(Gianicolo: Joseph Gary Baldi, uno di noi – Foto by Lasàurit)

Lasciare la culla dell’umanità, Polbi,  Buck-Cook-Benny e puntare di controvoglia il muso della Croma blu verso il grande raccordo anulare non è cosa semplice, ma si deve tornare alla vita di tutti i giorni. Mi sento l’anima in pena, io –  emiliano doc –  mi ritengo romano, mi sento schiavo di Roma, voglio prendere la residenza qui. Ah. Ad ogni modo…Arrivederci Roma, good-bye good-bye au revoir…

PS: Polbi, we love you.


IL SABATO, UN VECCHIO CHE CONTROLLA LA POSTA E I BLUE OYSTER CULT DI “SOME ENCHANTED EVENINGS” (… e la solita meravigliosa pazza Inter)

30 Apr

La vicinanza spirituale ed epistolare con Beppe Riva (il maestro) sortisce effetti a volte imprevedibili: son settimane che  non ascolto altro che i BLUE OYSTER CULT (e i BLACK WIDOW). A furia di discuterne con lui, ho finalmente riscoperto in modo definitivo e profondo il gruppo di New York City.

Li seguo dalle fine degli anni settanta, ricordo quando uscì il celeberrimo live di cui parlo in questa nota e  CULTOSAURUS ERECTUS, comprai qualche LP, ma non approfondii mai più di tanto. Cinque anni fa comprai la LEGACY EDITION di SOME ENCHANTED EVENINGS ma solo oggi me la godo in tutto il suo splendore.

(nella foto la Legacy Edition di SOME ENCHANTED EVENINGS dei BLUE OYSTER CULT)

Nella tarda mattinata di oggi – mentre vagavo in macchina per le mie solite strade a causa dei miei soliti impegni del sabato – non sono riuscito a non spingere il dischetto live in questione dentro al lettore cd della macchina. Son lì che  rocco e che rollo che è un piacere con R.U. READY TO ROCK e ETI pensando che quello che sto ascoltando è uno dei più grandi dischi live di hard rock mai usciti quando, sulla strada per BAGNOLO (sto andando a far la spesa alla COOP), incrocio lo sguardo di un vecchio che dall’interno del giardino della sua casa, sta controllando se nella cassetta della posta c’è qualcosa. Capelli bianchi, baffi bianchi, cappello tipo coppola in testa, una certa paura e timore nello sguardo portati con dignità. Osservo per quei pochi secondi in cui la macchina gli sfreccia davanti un uomo avanti con gli anni alle prese con i piccoli gesti quotidiani.

(nella foto il ritratto del  vecchio che controllava la posta)

Mi chiedo se alla sua età – sempre che ci si arrivi – io sarò lì a controllare la cassetta per vedere se è arrivato il pacchetto di AMAZON UK. Chissà che supporti ci saranno allora. Con questo pensiero e con il rock magnifico del gruppo di ERIC BLOOM e BUCK DHARMA, mi infilo solo soletto alla Coop.

(nella foto la Coop di Bagnolo In Piano)

E’ circa mezzogiorno, c’è una discreta confusione ma vado spedito con il mio carrello, un quarto d’ora e sono alla cassa. Chiedo con la commessa se la mia tessera COOP ESTENSE vale anche lì (COOP NORD – EST), le mi spiega un paio di cose, le do la mia tessera, nel cercarla mi cadono parecchie cose che ho dentro al portafoglio, dietro c’è la fila, faccio un po’ la figura da inetto, ma mantengo un certo bon ton e il buon umore, arrivo persino a dire con la commessa “Porti pazienza, ma sono un uomo di blues, e d’altra parte non s’è mai visito Eric Bloom andare a fare la spesa alla Coop!”. “Chi?” mi fa lei? “Eric Bloom il cantante e chitarrista ritmico dei Blue Oyster Cult”. La sua faccia assume una espressione preoccupata. “E’ un gruppo di hard rock degli anni settanta di New York” le faccio, “Aaah” mi fa lei.

Rientro a casa. Bistecca, Corona gelata (nonostante la dispepsia una volta alla settimana me la concedo), pinzimonio, macedonia e mirtilli. Verso le due crollo sul divano. Mi alzo verso le cinque e mezza.

Alle sei sono davanti a SKY a guardarmi CESENA – INTER. Dennis non mi ha chiamato, avrà da fare o non si vorrà prendere la surnaccia (il raffreddore) che gira per casa. Il primo tempo è piuttosto deprimente. Giochiamo male e il Cesena attacca come un ossesso. Sono Emiliano-Romagnolo e ho dunque in simpatia la squadra di Ficcadenti, ma sentire il pubblico cantare in coro cose scurrili verso la mia squadra solo perché è un avversaria e addirittura arrivare ad intonare “siete come la Juve, come la Juve” mi butta in un pessimo stato d’animo. Inizio ad avere sentimenti non proprio eleganti nei confronti della squadra del Cesena, sentimenti che non metterò per iscritto. Il Cesena segna in fuorigioco e il goal viene convalidato (…chi è come la Juve?).

Il  secondo tempo ci vede più reattivi ma il gioco è sterile. Finalmente esce Pandev ed entra Pazzini, mi dico “vuoi vedere che adesso fa due goal lui?” . Si vede che è in palla, ci prova un paio di volte ma la rete del Cesena non si gonfia. A cinque minuti dalla fine sono in uno stato di grande sofferenza. Spengo la TV e vengo qui al computer a scrivere questo post. Non voglio più saper nulla di calcio.  Inizio a scrivere il post. Dopo pochissimi minuti mi arriva un sms, è di Doc e dice “C’è solo l’Inter…”. Incredulo mi fiondo sul sito della Gazza che recita “Sì, l’Inter è proprio pazza – Il Milan deve rinviare la festa”. Ho il cuore rigonfio di felicità, mi precipito davanti a Sky e guardo le due prodezze di Giampaolo Pazzini, autore di due goal M E R A V I G L I O S I! Salto per casa facendo il suo gesto (indice e medio della mano destra a formare una vu davanti agli occhi).

(nella foto – dopo i due goal di oggi –  Giampaolo Pazzini, miglior attaccante del mondo)

Sono carico come uno schioppo. Torno (follemente) a pensare alla remuntada sul Milan!


Saturdì

23 Apr

Per chi non crede, gli auguri di pasqua possono diventare fastidiosi, a tal punto che diventa automatico ribellarsi a certe stupide regolette, come ad esempio quella di chiamare sabato il sabato.  La parola deriva dal latino sabbatum che a sua volta deriva dall’ebraico shabbat che significa “lo smettere (di lavorare)” e dunque “riposo”. Fosse un riposo nero anche anche, ma visto che non è così, oggi lo chiamo saturdì, libera traduzione di Saturni dies, giorno di saturno, come lo chiamavamo gli antichi romani prima dell’avvento del cristianesimo.

Verso le nove di mattina sono in giro in macchina sui viali a Modena che mi ascolto “Absolutely Live” di Rod Stewart, sono soprappensiero, dimentico di svoltare per una stradina per andare da Brian – mio padre – così son costretto a fare il giro per Largo Garibaldi. Son lì che mi appresto a ripartire quando la lucina di un semaforo da rossa diventa verde (come purtroppo sta facendo l’Emilia), quando vedo un santone su di una city bike. Guardo meglio, è March. Agisco svelto sul cellulino, lo chiamo e ci diamo appuntamento da lì a un minuto al Bar Piccolo Diana di via Ciro Menotti.

(March in versione Bicycle race – foto di TT)

Nel tempo in cui ci beviamo un caffè deca (per lui), al latte più svedese (per me) riusciamo a parlare di: quegli stronzi che gli hanno spaccato il finestrino per rubargli la autoradio incorporata nel cruscotto (preventivo della carrozzeria 2400 euro), i Baustelle, i Verdena, Brian e Arrigo, il ventennale dei Tacchini Selvaggi a cui prenderà parte e del fatto che le cose che fanno gli Afterhours sono più alternative rispetto ai pezzi che abbiamo scritto insieme io e lui.

Di nuovo in macchina mi dirigo verso la Crocetta, parcheggio, vedo Brian alla finestra, con la mano gli faccio  – con un po’ di ironia –  il segno del rock con le corna e il pollice disteso, lui risponde alzando l’indice al cielo…non so perché ma mi vengono in mente Eto’o e Michael De Barres dei Detective. Faccio vestire Brian con i vestiti che ha preparato mia sorella (evidentemente non si fida dei miei gusti) e lo porto a Nonantola. Solita tappa in centro e in un paio di caffè. Al Minibar, il solito Angelo mi accoglie con il solito “Ciao Tirelli”. Son lì che mi bevo un bicchier d’acqua  mentre sfoglio la Gazza (inutile che cerchi di far finta di non interessarmi più al campionato) e vedo Brian che si beve il suo Crodino tenendo una mano appoggiata ad una spalla di una elegante signora, anziana, ma più giovane di lui. Intervengo, non voglio che la sua logorrea porti allo sfinimento ignari avventori; vengo a sapere che si conoscono  di vista, la signora è così gentile che mi dice di non preoccuparmi e mi chiede se sono il nipote di Brian. Beh, non male.

Benché mi fossi ripromesso il contrario, alle 15 sono davanti a Sky per seguire INTER – LAZIO. Poco dopo l’inizio Julio Cesar si fa espellere buttando giù un giocatore in area. Rigore, uno a zero per loro. Una leggera cupezza piomba su di me, ma sento dentro che vinceremo e che anche alla Lazio verrà espulso un giocatore. Tutto questo accade. In 10 contro 11 giochiamo da dio e segniamo due goal. Ad un certo punto mi unisco ai tifosi allo stadio che fanno la panolada, mi alzo in piedi e agito uno straccio bianco anche io, contro l’arbitraggio a nostro modo di vedere a senso unico.  Quando tutto sembra mettersi male e l’Inter inizia a giocare, a rimontare e a far palpitare il mio cuore nerazzurro, il mio lirismo tocca i livelli massimi e mi porta a recitare le epiche gesta dei miei eroi. Ad ogni modo, Yuto Nagatomo miglior terzino sinistro di tutti i tempi.

(nella foto: il miglior terzino sinistro di tutti i tempi)

(Il palazzo del capitano del popolo in centro a Reggio – foto di TT)

Finita la partita, in centro a Reggio alla LIBRERIA ALL’ARCO e nella fumetteria REGGIO COMICS, cena al ristorante cine-giappo e rientro a casa in tempo per il secondo tempo di BRESCIA – MILAN. Sono così carico che inizio a parlare di remuntada sul Milan. Il Brescia nel secondo tempo gioca in modo spettacolare, i rossoneri sembrano alle corde, ma in contropiede segnano e i miei folli propositi di remuntada svaniscono. Fa niente.


BELTWAY BLUES

14 Apr

Sms di Doc ore 22,52: “In effetti caro amico di matita, chitarra, droghe varie (si fa per dire ndtim) & rock and roll…cosa c’è di più intimamente e soffusamente blues delle tangenziali?”

Evidentemente deve aver letto la recensione del cd di Edgar Winter. Uhm, quasi quasi tiro fuori la macchina e vado a fare un giro sopra ai ponti di Mancasale County che son poi i bellissimi ponti di Calatrava qui a Reggio…piuttosto che stare a casa da solo in questa sera di pioggia ad ascoltarmi CULTOSAURUS ERECTUS dei Blue Oyster Cult…

Cosa pensa un uomo di blues mentre percorre a piedi C.so Vittorio Emanuele…

9 Apr

(Victor Emmanuel Avenue – photo by TT)

Già, cosa pensa un uomo di blues di una incerta età mentre percorre a piedi corso Vittorio Emanuele a Modena, in una caldo e assolato sabato mattina di aprile verso mezzogiorno?

Passando davanti all’entrata dei Giardini Pubblici immancabilmente pensa al pezzo MAGICO di Stefano Piccagliani tratto dall’album “Picca” del 1995, poi pensa che non sarebbe male se i genitori si potessero scegliere invece di doversi cuccare quelli che il caso si diverte a distribuire. Pensa che “la vita in fondo è semplice chi la complica siamo noi” come cantava Tommy Togni nel pezzo IL GIOCO della Cattiva Compagnia. Pensa al suo ideale di donna, al fatto che non potrà mai permettersi una Volvo V60 e a come ama questa città di provincia.

Passando sotto a quella che deve essere la mensa dell’Accademia, pensa alle interminabili file lunghe decine di metri fatte per assicurasi un pasto alla scuola allievi carabinieri di Torino, lui con gli anfibi neri, la mimetica verde e il basco blu. Incrociando la chiesa di piazzale  San Domenico pensa a come sia molto più bello il lato della stessa piuttosto che la scialba facciata. Pensa ad un messaggio ricevuto ieri sera, alle discese ardite e alle risalite. Vede i ragazzi usciti da scuola, con tutti quei visi asiatici, slavi e africani e pensa a come questa sia la primavera della società multirazziale, e che  l’estate è lì dietro l’angolo.

Pensa che il patto col diavolo non è servito a nulla, che lunedì tornerà in ufficio e che il fiero e potente hard rock che batte nel cuore si è sciolto in un leggero eppur greve blues, di quelli che ti fan trovare solo sassi sul sentiero. Pensa che si sente solo, che gli amici se non li chiama lui non si fanno sentire, e che non ha nemmeno un amico qualunque per bere un caffè. Pensa che nonostante tutto l’abbeverarsi nella fonte d’abisso ti regala una visuale mozzafiato, che preferisce le donne di 45 anni alle ragazzine tiratissime che vede per strada e che STRAIGHT SHOOTER della Bad Company è un gran cazzo di album.

(«Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro.» Friedrich Nietzsche)


(Bad Co “Straight Shooter” Swan Song 1975″ … a fucking great album)


Pensa a come sarebbe, ritornando verso Reggio, imboccare una di quelle stradine di campagna che sembrano perdersi nel nulla e portare in altri mondi …  lui, la sua macchina blu …  partire e andare e non tornare più.

(uomo di blues)


E invece la macchina non riesce a scartare di lato, mantiene retta la via, costeggiando la ferrovia, i tulipani di C.so Vittorio Emanuele sono già un ricordo, tra poco sarà già ora di “Timothy, vieni, è pronto”, di controllare l’ora per veder quanto manca alla partita dell’Inter, e sdraiandosi sul divano “contemplerà  il soffitto tanto che fa se una volta in più ne uscirà sconfitto” come scrive Nonantolaslim nella sua canzone ED E’ UN ALTRO LUNEDI’.

…still walking in the shadow of the blues…