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The PICCAGLIA: gettin’ ready for a night out

17 Mag

Chiamo il saloon per prenotare un tavolo per sette, mi risponde Alexander Farmsteads: “Oh Timothy“. “Ciao Xander, siamo in sette c’è anche Suto Sutovich, stasera.” “Suto, quant’è che non lo vedo…c’è anche la Piccaglia?

La “Piccaglia”… mi scatta subito l’associazione con la copertina di DESPERADO degli Eagles e con la locandina del film I CAVALIERI DALLE LUNGHE OMBRE…

nella foto LA PICCAGLIA: (da sinistra a destra) Marchy Mountains, Suto Sutovich (aka John Charles Treehair), Mad Mix (aka Miximilian Cross), Pycca The Kid (aka Steven Crosby Pikes ), JPC (aka John Paul Cloaks), Riff Betts (aka Robert Anthony Lily),  Steven Timothy Tyrrell.

Quasi quasi metto insieme una rock band e la chiamo LA PICCAGLIA, senza Mr Pikes ovviamente, lui adesso si è dato al rock anni ottanta e io i cd dei Simple Minds li metto sotto ai tavoli quando una gamba traballa…

LA PICCAGLIA, Rock And Roll Outlaws Rock Band…in scaletta:

GOODMORNING – BlackFoot

RATTLESNAKE ROCK AND ROLLER – Blackfoot

DESPERADO – Eagles

DOOLIN DALTON – Eagles

CAN’T YOU SEE – Marshall Tucker Band

FREEBORN MAN – The Outlaws

BOUNTY HUNTER – Molly Hatchet

I KNOW A LITTLE – Lynyrd

ANNIE NEW ORLEANS – Elf

DARLENE – Led Zeppelin

BOOGIE MAMA – Led Zeppelin

SOUTH BOUND SAUREZ – Led Zeppelin

THE STEALER – Free

TRAVELLIN’ MAN – Free

BAD COMPANY – Bad Company

MOVIN’ ON – Bad Company

OLD MEXICO – Bad Company

CROSS COUNTRY BOY – Bad Company

ROSALIE/COWGIRL SONG – Thin Lizzy

AGAINST THE WIND – BOB SEGER

ONLY THE GOOD DIE YOUNG – Billy Joel

Bis:

DIAMANTE NEL DESERTO di Stefano Piccagliani versione southern rock.

Qualcuno ci sta?


WHEN IN ROME

9 Mag

( Roma dal Gianicolo – Foto di Lasàurit)

Qualche giorno a Roma, grazie a Polbi. Andare, arrivare e partire dalla capitale del mondo (secondo il poeta latino Marco Anneo Lucano e secondo l’uomo di blues emiliano Nonantolaslim) è sempre un movimento d’animo. Questa città tocca le mie (sei e dodici) corde, mi entra dentro, mi avvolge, mi seduce, mi incatena affinché possa liberarmi lo spirito, mi svuota e mi riempie, mi adagia in un tiepido specchio d’acqua e bagnandomi sulla fronte ridà un senso alla mia condizione di essere umano. Beh, insomma, avete capito, Roma mi piace. Da matti.

La stanza degli ospiti di Polbi, ha le tende giallorosse…posso capire.

La prima sera. Una veloce pizza a Trastevere e poi di corsa a salutare un amico di Polbi che in questo momento sta facendo il tour manager dei FLESHTONES, i vecchi marpioni americani del garage rock, per il loro tour Europeo di 15 date. Concerto al Traffic Club all’estrema periferia della città. All’ingresso tre pass per noi … Polbi è uno che non scherza. Ci sono un paio di gruppi di supporto niente male, stesse genere. Mi metto a sedere. Lì con me c’è un ragazzo giovane, in sovrappeso, vestito di nero, con i pantaloni corti appena sotto al ginocchio e un giacchino scuro legato intorno alla vita. Se ne sta lì, come me, ad osservare i frequentatori del locale, tutti piuttosto giovani, molti in coppia… una buona fauna rock. Il ragazzo mi sembra triste, solo e rassegnato …  mi dispiaccio per lui. Entrano i Fleshtones, portando con spensierata ironia i loro 62 anni, e il ragazzo triste e in sovrappeso si alza, si avvicina al palco e e si va ad annullare tra i 100 spettatori circa. Buon concerto dei Fleshtones, non esattamente my cup of tea, ma il senso e l’energia del rock a roll sono lì.

Mattina… prima di uscire inizio a familiarizzare con i rituali di Cook, il carlino di Polbi. Cook, che io chiamo Buck e lo pronuncio come book, è un cane che ha sofferto parecchio prima di incontrare Polbi e M, risente quindi ancora di vecchie ferite dello spirito, è un po’ matto, ma irresistibile.

(nella foto il vecchio Buck, cioè Cook il cui vero nome in realtà è Benny…insomma il cane di Polbi e M)

Mentre sono in macchina con Polbi direzione Anfiteatro Flavio (sì, va bene, sono snob, è così che chiamo il Colosseo), mi rendo conto che, come intuito ieri sera, dovrò abituarmi alla “guida creativa” del mio amico (e dei Romani in generale) (“Polbi, ehm, ma questo è un senso vietato”, “A Tim, de là ce devo pur arriva’ “). Colonna sonora dei viaggi in macchina il terzo dei VELVET UNDERGROUND (in audiocassetta).

(Tim & Polbi all’Anfiteatro Flavio – foto by Lasàurit)

Vittoriano, Pantheon e Piazza Navona; qui un veloce pranzetto Da Ciro. Accanto a noi due ragazze olandesi che, dopo aver mangiato due piatti di lasagne, chiedono due cappuccini. Mah.

A Campo de’ Fiori per un pensiero a Giordano Bruno. Lasàurit fa un azzardato paragone iconografico fra lui e l’Eremita del IV dei LED ZEPPELIN.

(nella foto: Giordano Bruno, uno di noi)

Fontana di Trevi, Quirinale, Montecitorio e – terrore e raccapriccio – la Cripta Dei Cappuccini.

Da Wikipedia:

L’attrattiva principale della chiesa è sicuramente la cripta-ossario decorata con le ossa di circa 4000 frati cappuccini, raccolti tra il 1528 ed il 1870 dal vecchio cimitero dell’ordine dei Cappuccini, che si trovava nella chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale. La cripta è divisa in cinque piccole cappelle dove si trovano anche alcuni corpi interi di alcuni frati mummificati con indosso le vesti tipiche dei frati Cappuccini. All’ingresso della cripta sta scritto su una targa:

« Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete. »

La scelta di decorare la cripta con le ossa, che potrebbe apparire lugubre e macabra, è in realtà un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima, e in quanto tale una volta che essa l’ha abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo.

(nella foto: la cripta dei cappuccini)

Piazza di Spagna e quindi Piazza Del Popolo nella chiesa di S.Maria Del Popolo, per dare una occhiata ancora una volta a due capolavori di Caravaggio, di quelli che ti fan girare la testa. Mentre li guardo mi sento schiacciato dinnanzi al grandezza dell’artista. Metropolitana per riavvicinarci a casa di Polbi. Usciti a Laurentina incontro un uomo di età non esattamente definibile …40/50… un po’ in carne, capelli corti, viso tondo e paffuto, occhiali, completo grigio con camicia e cravatta, borsa marrone, gira con le spalle un po’ ricurve verso il basso, sembra piegato dalla vita, mi guarda negli occhi e va verso la metro. Aveva uno sguardo di uno che è rassegnato ad essere sottomesso alle asperità.

Colonna sonora a casa di Polbi prima di cena: AMON DULL, ASH RAH TEMPEL, NEU!, COSMIC JOKERS. Polbi teme mie reazioni inconsulte, ma il Krautrock invece di frantumarmi i cabasisi come teme il mio amico, inizia ad affascinarmi. Mi preoccupo: guardo in modo lascivo le versioni digipack dei CD in possesso di Polbi … penso all’ordine che farò in giugno ad Amazon.

(Neu e Comsic Jokers: Krautrock)

Ottima cena in centro, poi Isola Tiberina, Teatro Marcello e Campidoglio.

(Lasàurit contempla il Teatro Marcello)

Di nuovo mattina. Colazione e bisognini di Buck-Cook-Benny.

(nella foto: Polbi in versione Walking The Dog/Bron-Y-Aur Stomp)

Nelle catacombe di San Sebastiano, sull’Appia Antica, ci tocca accodarci ad un gruppo numeroso di pellegrini. Inizialmente sbuffiamo, ma si rivelerà una fortuna. Le fotografie sono assolutamente proibite, noi rimaniamo alla fine del gruppo, ci facciamo distanziare un poco e scattiamo una foto nelle profondità più nere delle catacombe.  Siamo veri ribelli del rock and roll. Resisto all’istinto di infilarmi in qualche cunicolo laterale e perdermi in quel labirinto. Mi viene in mente un hit (che non è mai diventato un hit) che ho scritto con Carlo Alberto Togni in arte Tommy “DEDALO” (“…E’ un dedalo e da qui non si uscirà, nascondo i segreti tra le siepi ah, poi mi telefona Arianna che il filo mi fa, ma sono solo e soltanto il cuore mi guiderà…” ah, magico Tommy Togni, il cantante dei miei sogni…)

(Polbi&Tim: rock and roll rebels nelle catacombe – Foto by Lasàurit)

Siam lì sull’Appia Antica, due passi e siamo a Villa Massenzio. Storia, antiche mura, sole, l’aria tiepida di maggio, prati dall’erba alta … mi vien voglia di farmi una foto Knebworth-style:

(Polbi&Tim Knebworth Style – Foto by Lasàurit)

Proseguiamo verso la tomba di Cecilia Metella, ci intratteniano un po’ sulla pavimentazione originale dell’Appia Antica e poi ritorniamo verso Roma.

Palatino, casa di Augusto e Livia, Foro Romano e Vaticano. Con gli occhi ancora pieni delle bellezze di 2000 anni fa, San Pietro mi sembra meno interessante del solito.

Colonna sonora prima di cena a casa di Polbi: Firewood del 2005 degli svedesi WITCHCRAFT, heavy rock fine sessanta inizio settanta un po’ dark un po’ stoner.

Cena di nuovo ottima al Testaccio, Piramide e fermata d’obbligo davanti al portone della Villa del Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta, nel cui buco della serratura  è esattamente inquadrata la cupola di San Pietro. Uhm, Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta… se ci fosse Jaypee ci saremmo scambiati una occhiata che solo noi possiamo capire.

Domenica mattina … nel sole sonnecchia l’Eur ed in particolare la zona di Via dell’Oceano Atlantico. Scendiamo a fare colazione, sono quasi tre giorni che non controllo la posta, il blog, che non vedo la televisione, che non penso ai soliti “impicci” (come direbbe Polbi) ma mi sovviene che ieri sera c’era Roma-Milan e nessuno di noi conosce il risultato. Spero tanto in una vittoria della Roma, in fondo al mio cuore galleggia ancora la parola remuntada … usciamo dal bar, vedo un pezzo d’uomo indossare con il petto (e la pancia) in fuori la maglietta del Milan … ahi ahi, mi sa che han vinto lo scudetto.  L’uomo è raggiante, la moglie gli cammina dietro a qualche metro dicendo – in modo da farsi sentire dai passanti –  “che vergogna” e lui che le risponde ” E nun fa’ finta de non conoscermi…”. Polbi chiama Mino, suo padre, ed abbiamo la conferma: Roma-Milan 0 – 0, rossoneri campioni d’Italia. Lasàurit tenta di mostrare indifferenza, ma il ghigno che le scappa è inequivocabile.

Attraversiamo Roma, viali coi pini mediterranei, la dolcezza della domenica mattina, il sole, mi sento – se possibile – ancora di più dentro l’anima di Roma e con Roma dentro l’anima.

Terme di Caracalla. Ecco, qui non c’ero mai stato, mi aspettavo qualche muro e nient’altro, pago il biglietto e rimango basito. Non mi aspettavo niente del genere. L’imponenza, come dice Polbi, delle terme è incredibile. Sempre Polbi – colpito anche lui benché di Roma – riflette sul fatto che sembra una cosa fatta da extraterrestri. E’ così, non sembra possibile che esseri umani 2000 anni fa abbiamo messo in piedi una cosa del genere. Le Terme di Caracalla sono il Physical Graffiti di Roma.

(nella foto: le Terme di Caracalla)

Dunque vediamo un po’, 2000 anni a Roma si fecero queste terme, destinate al popolo… potevano ospitare 1500 persone. Tre vasche con diverse gradazioni d’acqua calidarium, tepidarium, frigidarium, una piscina all’aperto chiamata natatio. Spazi verdi, spazi per congressi e convegni, biblioteca di libri in latino, biblioteca di libri in greco. 2000 anni fa! A Roma. E le popolazioni del nord hanno ancora il coraggio di aprir bocca. Barbari! Roma caput mundi, ieri, ora e per sempre.

Tim & Plobi: I’m in love with my car (acalla) – Foto by Lasàurit.

Fine mattinata al Gianicolo: famigliole, burattini, vista di Roma mozzafiato, memoriale del Risorgimento, Giuseppe e Anita Garibaldi. Uno spettacolo.

(Gianicolo: Anita Garibaldi, una di noi – Foto by Lasàurit)

(Gianicolo: Joseph Gary Baldi, uno di noi – Foto by Lasàurit)

Lasciare la culla dell’umanità, Polbi,  Buck-Cook-Benny e puntare di controvoglia il muso della Croma blu verso il grande raccordo anulare non è cosa semplice, ma si deve tornare alla vita di tutti i giorni. Mi sento l’anima in pena, io –  emiliano doc –  mi ritengo romano, mi sento schiavo di Roma, voglio prendere la residenza qui. Ah. Ad ogni modo…Arrivederci Roma, good-bye good-bye au revoir…

PS: Polbi, we love you.


IL SABATO, UN VECCHIO CHE CONTROLLA LA POSTA E I BLUE OYSTER CULT DI “SOME ENCHANTED EVENINGS” (… e la solita meravigliosa pazza Inter)

30 Apr

La vicinanza spirituale ed epistolare con Beppe Riva (il maestro) sortisce effetti a volte imprevedibili: son settimane che  non ascolto altro che i BLUE OYSTER CULT (e i BLACK WIDOW). A furia di discuterne con lui, ho finalmente riscoperto in modo definitivo e profondo il gruppo di New York City.

Li seguo dalle fine degli anni settanta, ricordo quando uscì il celeberrimo live di cui parlo in questa nota e  CULTOSAURUS ERECTUS, comprai qualche LP, ma non approfondii mai più di tanto. Cinque anni fa comprai la LEGACY EDITION di SOME ENCHANTED EVENINGS ma solo oggi me la godo in tutto il suo splendore.

(nella foto la Legacy Edition di SOME ENCHANTED EVENINGS dei BLUE OYSTER CULT)

Nella tarda mattinata di oggi – mentre vagavo in macchina per le mie solite strade a causa dei miei soliti impegni del sabato – non sono riuscito a non spingere il dischetto live in questione dentro al lettore cd della macchina. Son lì che  rocco e che rollo che è un piacere con R.U. READY TO ROCK e ETI pensando che quello che sto ascoltando è uno dei più grandi dischi live di hard rock mai usciti quando, sulla strada per BAGNOLO (sto andando a far la spesa alla COOP), incrocio lo sguardo di un vecchio che dall’interno del giardino della sua casa, sta controllando se nella cassetta della posta c’è qualcosa. Capelli bianchi, baffi bianchi, cappello tipo coppola in testa, una certa paura e timore nello sguardo portati con dignità. Osservo per quei pochi secondi in cui la macchina gli sfreccia davanti un uomo avanti con gli anni alle prese con i piccoli gesti quotidiani.

(nella foto il ritratto del  vecchio che controllava la posta)

Mi chiedo se alla sua età – sempre che ci si arrivi – io sarò lì a controllare la cassetta per vedere se è arrivato il pacchetto di AMAZON UK. Chissà che supporti ci saranno allora. Con questo pensiero e con il rock magnifico del gruppo di ERIC BLOOM e BUCK DHARMA, mi infilo solo soletto alla Coop.

(nella foto la Coop di Bagnolo In Piano)

E’ circa mezzogiorno, c’è una discreta confusione ma vado spedito con il mio carrello, un quarto d’ora e sono alla cassa. Chiedo con la commessa se la mia tessera COOP ESTENSE vale anche lì (COOP NORD – EST), le mi spiega un paio di cose, le do la mia tessera, nel cercarla mi cadono parecchie cose che ho dentro al portafoglio, dietro c’è la fila, faccio un po’ la figura da inetto, ma mantengo un certo bon ton e il buon umore, arrivo persino a dire con la commessa “Porti pazienza, ma sono un uomo di blues, e d’altra parte non s’è mai visito Eric Bloom andare a fare la spesa alla Coop!”. “Chi?” mi fa lei? “Eric Bloom il cantante e chitarrista ritmico dei Blue Oyster Cult”. La sua faccia assume una espressione preoccupata. “E’ un gruppo di hard rock degli anni settanta di New York” le faccio, “Aaah” mi fa lei.

Rientro a casa. Bistecca, Corona gelata (nonostante la dispepsia una volta alla settimana me la concedo), pinzimonio, macedonia e mirtilli. Verso le due crollo sul divano. Mi alzo verso le cinque e mezza.

Alle sei sono davanti a SKY a guardarmi CESENA – INTER. Dennis non mi ha chiamato, avrà da fare o non si vorrà prendere la surnaccia (il raffreddore) che gira per casa. Il primo tempo è piuttosto deprimente. Giochiamo male e il Cesena attacca come un ossesso. Sono Emiliano-Romagnolo e ho dunque in simpatia la squadra di Ficcadenti, ma sentire il pubblico cantare in coro cose scurrili verso la mia squadra solo perché è un avversaria e addirittura arrivare ad intonare “siete come la Juve, come la Juve” mi butta in un pessimo stato d’animo. Inizio ad avere sentimenti non proprio eleganti nei confronti della squadra del Cesena, sentimenti che non metterò per iscritto. Il Cesena segna in fuorigioco e il goal viene convalidato (…chi è come la Juve?).

Il  secondo tempo ci vede più reattivi ma il gioco è sterile. Finalmente esce Pandev ed entra Pazzini, mi dico “vuoi vedere che adesso fa due goal lui?” . Si vede che è in palla, ci prova un paio di volte ma la rete del Cesena non si gonfia. A cinque minuti dalla fine sono in uno stato di grande sofferenza. Spengo la TV e vengo qui al computer a scrivere questo post. Non voglio più saper nulla di calcio.  Inizio a scrivere il post. Dopo pochissimi minuti mi arriva un sms, è di Doc e dice “C’è solo l’Inter…”. Incredulo mi fiondo sul sito della Gazza che recita “Sì, l’Inter è proprio pazza – Il Milan deve rinviare la festa”. Ho il cuore rigonfio di felicità, mi precipito davanti a Sky e guardo le due prodezze di Giampaolo Pazzini, autore di due goal M E R A V I G L I O S I! Salto per casa facendo il suo gesto (indice e medio della mano destra a formare una vu davanti agli occhi).

(nella foto – dopo i due goal di oggi –  Giampaolo Pazzini, miglior attaccante del mondo)

Sono carico come uno schioppo. Torno (follemente) a pensare alla remuntada sul Milan!


Saturdì

23 Apr

Per chi non crede, gli auguri di pasqua possono diventare fastidiosi, a tal punto che diventa automatico ribellarsi a certe stupide regolette, come ad esempio quella di chiamare sabato il sabato.  La parola deriva dal latino sabbatum che a sua volta deriva dall’ebraico shabbat che significa “lo smettere (di lavorare)” e dunque “riposo”. Fosse un riposo nero anche anche, ma visto che non è così, oggi lo chiamo saturdì, libera traduzione di Saturni dies, giorno di saturno, come lo chiamavamo gli antichi romani prima dell’avvento del cristianesimo.

Verso le nove di mattina sono in giro in macchina sui viali a Modena che mi ascolto “Absolutely Live” di Rod Stewart, sono soprappensiero, dimentico di svoltare per una stradina per andare da Brian – mio padre – così son costretto a fare il giro per Largo Garibaldi. Son lì che mi appresto a ripartire quando la lucina di un semaforo da rossa diventa verde (come purtroppo sta facendo l’Emilia), quando vedo un santone su di una city bike. Guardo meglio, è March. Agisco svelto sul cellulino, lo chiamo e ci diamo appuntamento da lì a un minuto al Bar Piccolo Diana di via Ciro Menotti.

(March in versione Bicycle race – foto di TT)

Nel tempo in cui ci beviamo un caffè deca (per lui), al latte più svedese (per me) riusciamo a parlare di: quegli stronzi che gli hanno spaccato il finestrino per rubargli la autoradio incorporata nel cruscotto (preventivo della carrozzeria 2400 euro), i Baustelle, i Verdena, Brian e Arrigo, il ventennale dei Tacchini Selvaggi a cui prenderà parte e del fatto che le cose che fanno gli Afterhours sono più alternative rispetto ai pezzi che abbiamo scritto insieme io e lui.

Di nuovo in macchina mi dirigo verso la Crocetta, parcheggio, vedo Brian alla finestra, con la mano gli faccio  – con un po’ di ironia –  il segno del rock con le corna e il pollice disteso, lui risponde alzando l’indice al cielo…non so perché ma mi vengono in mente Eto’o e Michael De Barres dei Detective. Faccio vestire Brian con i vestiti che ha preparato mia sorella (evidentemente non si fida dei miei gusti) e lo porto a Nonantola. Solita tappa in centro e in un paio di caffè. Al Minibar, il solito Angelo mi accoglie con il solito “Ciao Tirelli”. Son lì che mi bevo un bicchier d’acqua  mentre sfoglio la Gazza (inutile che cerchi di far finta di non interessarmi più al campionato) e vedo Brian che si beve il suo Crodino tenendo una mano appoggiata ad una spalla di una elegante signora, anziana, ma più giovane di lui. Intervengo, non voglio che la sua logorrea porti allo sfinimento ignari avventori; vengo a sapere che si conoscono  di vista, la signora è così gentile che mi dice di non preoccuparmi e mi chiede se sono il nipote di Brian. Beh, non male.

Benché mi fossi ripromesso il contrario, alle 15 sono davanti a Sky per seguire INTER – LAZIO. Poco dopo l’inizio Julio Cesar si fa espellere buttando giù un giocatore in area. Rigore, uno a zero per loro. Una leggera cupezza piomba su di me, ma sento dentro che vinceremo e che anche alla Lazio verrà espulso un giocatore. Tutto questo accade. In 10 contro 11 giochiamo da dio e segniamo due goal. Ad un certo punto mi unisco ai tifosi allo stadio che fanno la panolada, mi alzo in piedi e agito uno straccio bianco anche io, contro l’arbitraggio a nostro modo di vedere a senso unico.  Quando tutto sembra mettersi male e l’Inter inizia a giocare, a rimontare e a far palpitare il mio cuore nerazzurro, il mio lirismo tocca i livelli massimi e mi porta a recitare le epiche gesta dei miei eroi. Ad ogni modo, Yuto Nagatomo miglior terzino sinistro di tutti i tempi.

(nella foto: il miglior terzino sinistro di tutti i tempi)

(Il palazzo del capitano del popolo in centro a Reggio – foto di TT)

Finita la partita, in centro a Reggio alla LIBRERIA ALL’ARCO e nella fumetteria REGGIO COMICS, cena al ristorante cine-giappo e rientro a casa in tempo per il secondo tempo di BRESCIA – MILAN. Sono così carico che inizio a parlare di remuntada sul Milan. Il Brescia nel secondo tempo gioca in modo spettacolare, i rossoneri sembrano alle corde, ma in contropiede segnano e i miei folli propositi di remuntada svaniscono. Fa niente.


BELTWAY BLUES

14 Apr

Sms di Doc ore 22,52: “In effetti caro amico di matita, chitarra, droghe varie (si fa per dire ndtim) & rock and roll…cosa c’è di più intimamente e soffusamente blues delle tangenziali?”

Evidentemente deve aver letto la recensione del cd di Edgar Winter. Uhm, quasi quasi tiro fuori la macchina e vado a fare un giro sopra ai ponti di Mancasale County che son poi i bellissimi ponti di Calatrava qui a Reggio…piuttosto che stare a casa da solo in questa sera di pioggia ad ascoltarmi CULTOSAURUS ERECTUS dei Blue Oyster Cult…

Cosa pensa un uomo di blues mentre percorre a piedi C.so Vittorio Emanuele…

9 Apr

(Victor Emmanuel Avenue – photo by TT)

Già, cosa pensa un uomo di blues di una incerta età mentre percorre a piedi corso Vittorio Emanuele a Modena, in una caldo e assolato sabato mattina di aprile verso mezzogiorno?

Passando davanti all’entrata dei Giardini Pubblici immancabilmente pensa al pezzo MAGICO di Stefano Piccagliani tratto dall’album “Picca” del 1995, poi pensa che non sarebbe male se i genitori si potessero scegliere invece di doversi cuccare quelli che il caso si diverte a distribuire. Pensa che “la vita in fondo è semplice chi la complica siamo noi” come cantava Tommy Togni nel pezzo IL GIOCO della Cattiva Compagnia. Pensa al suo ideale di donna, al fatto che non potrà mai permettersi una Volvo V60 e a come ama questa città di provincia.

Passando sotto a quella che deve essere la mensa dell’Accademia, pensa alle interminabili file lunghe decine di metri fatte per assicurasi un pasto alla scuola allievi carabinieri di Torino, lui con gli anfibi neri, la mimetica verde e il basco blu. Incrociando la chiesa di piazzale  San Domenico pensa a come sia molto più bello il lato della stessa piuttosto che la scialba facciata. Pensa ad un messaggio ricevuto ieri sera, alle discese ardite e alle risalite. Vede i ragazzi usciti da scuola, con tutti quei visi asiatici, slavi e africani e pensa a come questa sia la primavera della società multirazziale, e che  l’estate è lì dietro l’angolo.

Pensa che il patto col diavolo non è servito a nulla, che lunedì tornerà in ufficio e che il fiero e potente hard rock che batte nel cuore si è sciolto in un leggero eppur greve blues, di quelli che ti fan trovare solo sassi sul sentiero. Pensa che si sente solo, che gli amici se non li chiama lui non si fanno sentire, e che non ha nemmeno un amico qualunque per bere un caffè. Pensa che nonostante tutto l’abbeverarsi nella fonte d’abisso ti regala una visuale mozzafiato, che preferisce le donne di 45 anni alle ragazzine tiratissime che vede per strada e che STRAIGHT SHOOTER della Bad Company è un gran cazzo di album.

(«Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro.» Friedrich Nietzsche)


(Bad Co “Straight Shooter” Swan Song 1975″ … a fucking great album)


Pensa a come sarebbe, ritornando verso Reggio, imboccare una di quelle stradine di campagna che sembrano perdersi nel nulla e portare in altri mondi …  lui, la sua macchina blu …  partire e andare e non tornare più.

(uomo di blues)


E invece la macchina non riesce a scartare di lato, mantiene retta la via, costeggiando la ferrovia, i tulipani di C.so Vittorio Emanuele sono già un ricordo, tra poco sarà già ora di “Timothy, vieni, è pronto”, di controllare l’ora per veder quanto manca alla partita dell’Inter, e sdraiandosi sul divano “contemplerà  il soffitto tanto che fa se una volta in più ne uscirà sconfitto” come scrive Nonantolaslim nella sua canzone ED E’ UN ALTRO LUNEDI’.

…still walking in the shadow of the blues…

LA DROGA E’ FINALMENTE ARRIVATA

30 Mar

Il corriere (della droga) suona a metà mattina, Lakèrla scende, firma la ricevuta e risale.  Io sto facendo un lavoro di concetto (sto cercando di aggiustare la macchinetta del caffè…quei cazzo di bicchieri non voglio più scendere), Lakèrla entra nella stanza delle stampanti e del caffè ed esclama “Tirelli, è arrivata la tua dose trimestrale“. Io mi volto, la vedo con due pacchetti amazon.uk in mano, non capisco più niente …  al posto de Lakèrla vedo la madonna, vedo una luce intensa, sento il signore (delle tenebre) che mi chiama…Colui-che la-figlia-gli-scrive-“Brèv”-tramite-sms mi sorregge, mi porge un bicchiere d’acqua. Mi avvento sul cutter, apro i pacchetti e ho visioni celestiali, bacio le deluxe edition, abbraccio i cofanetti, mi tuffo sui cd … venite a me figli miei, non vi abbandonerò mai.

Scusate la prosa un po’ sconclusionata … sto dando i numeri, ma sono numeri bellissimi … viva i cd, viva il rock and roll, viva l’Inter, viva la rivoluzione, viva il sol dell’avvenire, viva Jimmy Poige…

May Jay May Jay

29 Mar

(Jaypee & Tim – immagine di repertorio)

When I find myself in times of trouble, mother Mary comes to me … beh visto che Mother Mary purtroppo non c’è più adesso è Jaypee che viene da me quando sono un po’ in trouble. Pizza da Rock oggi nella pausa. Io una “Giuditta” lui una delle sue solite pizze da uno che ascolta (anche) Kid Rock.  Quattro chiacchiere su certe fighe, su un nostro ex chitarrista slide (Athos can you hear me?), sul gatto Fidèl,  su Smokey Joe (Picca),  sul  guitar hero della nostra provincia (Lorenz), sulla fine che facciamo tutti noi musicisti rock che siamo riusciti a non fare i musicisti rock. La tipa ci chiede se prendiamo  qualcos’altro …fragole al limone per me e mascarpone per Jay….

Pomeriggio piuttosto pieno al lavoro, poi dentista, cena e ora sono qui ad ascoltare MAGGIE BELL, Doc non si ricorda se ha mai ascoltato quel pezzo dove c’è Page alla chitarra (gli scrivo – con affetto –  che può anche aver visto Page 20 volte ma che per certe cose rimane una spina).

Bootleg dei ROLLING “Sucking Don On Saturday Live”, il primo dei VIRGINIA WOLF, il White Album dei Beatles … e intanto si avvicina il derby…

(Io e Jaypee, insieme al Gattone e a Lele lì dietro)

UN GATTO DI NOME FIDEL

26 Mar

Il gatto Fidél entrò nella mia vita un caldo sabato di agosto di quasi 14 anni fa; non ero affatto un appassionato di gatti, non ne volevo uno, né tantomeno bianco eppure per una serie di circostanze quella bianca cotolettina di pelo di poco più di due mesi arrivò. Dopo le prime due ore di confusione, iniziò a prendere confidenza con il suo nuovo mondo, si tranquillizò, mangiò qualcosa, mi saltò sul petto e si addormentò. Fidél il gatto aveva scelto me come umano di riferimento. In quell’istante la mia vita cambiò.

E’ così che Fidél iniziò a vivere con me, condividendo felicità, paturnie e blues. Mai avevo provato la struggente ebrezza di un rapporto stretto con un altro essere vivente che non fosse umano. Insieme abbiamo giocato, fatto a botte, dormito, mangiato, visto dvd dei Led Zeppelin, insomma … vissuto. E ascoltato musica. Sì, perché forse è vero che gli animali che vivono con noi finiscono per assomigliare ai loro umani o forse è che ci scelgono e capitano da noi proprio perché sono come noi, o meglio…noi siamo come loro. A Fidél infatti piaceva il rock (soprattuto hard e soprattuto inglese) degli anni settanta e il blues nero di Chicago; mentre gli altri gatti del quartiere scappavano non appena sentivano i lontananza il riff di WHOLE LOTTA LOVE, GOOD LOVIN’ GONE BAD,  LET IT ROLL degli UFO o di I CAN’T BE SATISFIED di McKinley Morganfield, lui se ne stava lì in divano con me nel mio studio davanti all’impianto, affascinato a quel che usciva dalle casse. Non gli dispiaceva il progressive, ELP soprattutto, ciò che non tollerava era la musica commerciale e il funky. Se per caso qualcosa del genere usciva dalla radio lui si alzava, si stirava, sbadigliava e se ne andava. Gatto dominante, gatto di blues, era spesso preda di angosce esistenziali e allora veniva da me e, dopo avermi graffiato o essersi strusciato, mi si sedeva accanto interrogandomi con quei suoi magnetici occhi gialli circa il senso della vita.

Fidél, da batuffolo di pelo bianco si trasformò in un elegante e potente gatto bianco, dai lineamenti belli e fieri. Sguardo spesso incazzato, di solito poco propenso a confidenze con estranei, ogni tanto decideva di fidarsi e saliva sulle gambe degli amici che avevo a cena, in particolare di Jaypee e Lakérla.  Lasìmo lo chiamava con vezzeggiativi quali Shiubushu, ma lui – da buon gatto rivoluzionario – preferiva essere chiamato Fidèl, al massimo Fiùfus.

Fidèl se ne è andato oggi, un sabato soleggiato e mite di primavera. Scrivere queste cose e il fatto che ora riposi sotto un bell’albero qui in campagna conta poco, ma serve a noi umani a rendere meno incomprensibile e doloroso il distacco, ecco il perché di questo piccolo tributo al gatto Fidèl.

Ciao Fiùfus, amico mio.

DROGA

24 Mar

La notte scorsa ho faticato molto a prendere sonno, sentivo che qualche cosa non andava, la testa che girava, il cuore che batteva, mi sarò alzato dieci volte a bere e altrettante per andare in bagno, mi sarò bevuto almeno cinque tisane: rilassante, digestiva, della sera, del mattino, del pomeriggio… insomma tutto quello che c’era in casa. Ho preso sonno poco prima dell’alba e alle sette ero già in piedi.  Stamattina ho preso la decisione: ho fatto un ordine su Amazon.uk! Certo, non sarebbe il momento …  la crisi, il frigo da pagare, il dentista, la guerra, le borse, il castamasso della Cesira… ma io l’ho fatto, ero in astinenza da tre mesi, non ne potevo più.

Delivery Estimate: 11 April 2011 – 22 April 2011
Tales from Topographic Oceans: Remastered & Expanded 

Quasi tutta roba che avevo già, ma in edizioni minori o non originali … non potevo mica stare senza questi upgrade, eh?

 

Sull’aria di L’arca Di Noè di Scarpulèn (è così che mio padre chiamava Sergio Endrigo):

partirà
il pacchetto partirà
quando arriverà
questo non si sa
sarà come l’Arca di Noè
i cd il gatto io e te


(anche la luna mi sembra un cd…)