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Saturdì

23 Apr

Per chi non crede, gli auguri di pasqua possono diventare fastidiosi, a tal punto che diventa automatico ribellarsi a certe stupide regolette, come ad esempio quella di chiamare sabato il sabato.  La parola deriva dal latino sabbatum che a sua volta deriva dall’ebraico shabbat che significa “lo smettere (di lavorare)” e dunque “riposo”. Fosse un riposo nero anche anche, ma visto che non è così, oggi lo chiamo saturdì, libera traduzione di Saturni dies, giorno di saturno, come lo chiamavamo gli antichi romani prima dell’avvento del cristianesimo.

Verso le nove di mattina sono in giro in macchina sui viali a Modena che mi ascolto “Absolutely Live” di Rod Stewart, sono soprappensiero, dimentico di svoltare per una stradina per andare da Brian – mio padre – così son costretto a fare il giro per Largo Garibaldi. Son lì che mi appresto a ripartire quando la lucina di un semaforo da rossa diventa verde (come purtroppo sta facendo l’Emilia), quando vedo un santone su di una city bike. Guardo meglio, è March. Agisco svelto sul cellulino, lo chiamo e ci diamo appuntamento da lì a un minuto al Bar Piccolo Diana di via Ciro Menotti.

(March in versione Bicycle race – foto di TT)

Nel tempo in cui ci beviamo un caffè deca (per lui), al latte più svedese (per me) riusciamo a parlare di: quegli stronzi che gli hanno spaccato il finestrino per rubargli la autoradio incorporata nel cruscotto (preventivo della carrozzeria 2400 euro), i Baustelle, i Verdena, Brian e Arrigo, il ventennale dei Tacchini Selvaggi a cui prenderà parte e del fatto che le cose che fanno gli Afterhours sono più alternative rispetto ai pezzi che abbiamo scritto insieme io e lui.

Di nuovo in macchina mi dirigo verso la Crocetta, parcheggio, vedo Brian alla finestra, con la mano gli faccio  – con un po’ di ironia –  il segno del rock con le corna e il pollice disteso, lui risponde alzando l’indice al cielo…non so perché ma mi vengono in mente Eto’o e Michael De Barres dei Detective. Faccio vestire Brian con i vestiti che ha preparato mia sorella (evidentemente non si fida dei miei gusti) e lo porto a Nonantola. Solita tappa in centro e in un paio di caffè. Al Minibar, il solito Angelo mi accoglie con il solito “Ciao Tirelli”. Son lì che mi bevo un bicchier d’acqua  mentre sfoglio la Gazza (inutile che cerchi di far finta di non interessarmi più al campionato) e vedo Brian che si beve il suo Crodino tenendo una mano appoggiata ad una spalla di una elegante signora, anziana, ma più giovane di lui. Intervengo, non voglio che la sua logorrea porti allo sfinimento ignari avventori; vengo a sapere che si conoscono  di vista, la signora è così gentile che mi dice di non preoccuparmi e mi chiede se sono il nipote di Brian. Beh, non male.

Benché mi fossi ripromesso il contrario, alle 15 sono davanti a Sky per seguire INTER – LAZIO. Poco dopo l’inizio Julio Cesar si fa espellere buttando giù un giocatore in area. Rigore, uno a zero per loro. Una leggera cupezza piomba su di me, ma sento dentro che vinceremo e che anche alla Lazio verrà espulso un giocatore. Tutto questo accade. In 10 contro 11 giochiamo da dio e segniamo due goal. Ad un certo punto mi unisco ai tifosi allo stadio che fanno la panolada, mi alzo in piedi e agito uno straccio bianco anche io, contro l’arbitraggio a nostro modo di vedere a senso unico.  Quando tutto sembra mettersi male e l’Inter inizia a giocare, a rimontare e a far palpitare il mio cuore nerazzurro, il mio lirismo tocca i livelli massimi e mi porta a recitare le epiche gesta dei miei eroi. Ad ogni modo, Yuto Nagatomo miglior terzino sinistro di tutti i tempi.

(nella foto: il miglior terzino sinistro di tutti i tempi)

(Il palazzo del capitano del popolo in centro a Reggio – foto di TT)

Finita la partita, in centro a Reggio alla LIBRERIA ALL’ARCO e nella fumetteria REGGIO COMICS, cena al ristorante cine-giappo e rientro a casa in tempo per il secondo tempo di BRESCIA – MILAN. Sono così carico che inizio a parlare di remuntada sul Milan. Il Brescia nel secondo tempo gioca in modo spettacolare, i rossoneri sembrano alle corde, ma in contropiede segnano e i miei folli propositi di remuntada svaniscono. Fa niente.


BELTWAY BLUES

14 Apr

Sms di Doc ore 22,52: “In effetti caro amico di matita, chitarra, droghe varie (si fa per dire ndtim) & rock and roll…cosa c’è di più intimamente e soffusamente blues delle tangenziali?”

Evidentemente deve aver letto la recensione del cd di Edgar Winter. Uhm, quasi quasi tiro fuori la macchina e vado a fare un giro sopra ai ponti di Mancasale County che son poi i bellissimi ponti di Calatrava qui a Reggio…piuttosto che stare a casa da solo in questa sera di pioggia ad ascoltarmi CULTOSAURUS ERECTUS dei Blue Oyster Cult…

Cosa pensa un uomo di blues mentre percorre a piedi C.so Vittorio Emanuele…

9 Apr

(Victor Emmanuel Avenue – photo by TT)

Già, cosa pensa un uomo di blues di una incerta età mentre percorre a piedi corso Vittorio Emanuele a Modena, in una caldo e assolato sabato mattina di aprile verso mezzogiorno?

Passando davanti all’entrata dei Giardini Pubblici immancabilmente pensa al pezzo MAGICO di Stefano Piccagliani tratto dall’album “Picca” del 1995, poi pensa che non sarebbe male se i genitori si potessero scegliere invece di doversi cuccare quelli che il caso si diverte a distribuire. Pensa che “la vita in fondo è semplice chi la complica siamo noi” come cantava Tommy Togni nel pezzo IL GIOCO della Cattiva Compagnia. Pensa al suo ideale di donna, al fatto che non potrà mai permettersi una Volvo V60 e a come ama questa città di provincia.

Passando sotto a quella che deve essere la mensa dell’Accademia, pensa alle interminabili file lunghe decine di metri fatte per assicurasi un pasto alla scuola allievi carabinieri di Torino, lui con gli anfibi neri, la mimetica verde e il basco blu. Incrociando la chiesa di piazzale  San Domenico pensa a come sia molto più bello il lato della stessa piuttosto che la scialba facciata. Pensa ad un messaggio ricevuto ieri sera, alle discese ardite e alle risalite. Vede i ragazzi usciti da scuola, con tutti quei visi asiatici, slavi e africani e pensa a come questa sia la primavera della società multirazziale, e che  l’estate è lì dietro l’angolo.

Pensa che il patto col diavolo non è servito a nulla, che lunedì tornerà in ufficio e che il fiero e potente hard rock che batte nel cuore si è sciolto in un leggero eppur greve blues, di quelli che ti fan trovare solo sassi sul sentiero. Pensa che si sente solo, che gli amici se non li chiama lui non si fanno sentire, e che non ha nemmeno un amico qualunque per bere un caffè. Pensa che nonostante tutto l’abbeverarsi nella fonte d’abisso ti regala una visuale mozzafiato, che preferisce le donne di 45 anni alle ragazzine tiratissime che vede per strada e che STRAIGHT SHOOTER della Bad Company è un gran cazzo di album.

(«Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro.» Friedrich Nietzsche)


(Bad Co “Straight Shooter” Swan Song 1975″ … a fucking great album)


Pensa a come sarebbe, ritornando verso Reggio, imboccare una di quelle stradine di campagna che sembrano perdersi nel nulla e portare in altri mondi …  lui, la sua macchina blu …  partire e andare e non tornare più.

(uomo di blues)


E invece la macchina non riesce a scartare di lato, mantiene retta la via, costeggiando la ferrovia, i tulipani di C.so Vittorio Emanuele sono già un ricordo, tra poco sarà già ora di “Timothy, vieni, è pronto”, di controllare l’ora per veder quanto manca alla partita dell’Inter, e sdraiandosi sul divano “contemplerà  il soffitto tanto che fa se una volta in più ne uscirà sconfitto” come scrive Nonantolaslim nella sua canzone ED E’ UN ALTRO LUNEDI’.

…still walking in the shadow of the blues…

LA DROGA E’ FINALMENTE ARRIVATA

30 Mar

Il corriere (della droga) suona a metà mattina, Lakèrla scende, firma la ricevuta e risale.  Io sto facendo un lavoro di concetto (sto cercando di aggiustare la macchinetta del caffè…quei cazzo di bicchieri non voglio più scendere), Lakèrla entra nella stanza delle stampanti e del caffè ed esclama “Tirelli, è arrivata la tua dose trimestrale“. Io mi volto, la vedo con due pacchetti amazon.uk in mano, non capisco più niente …  al posto de Lakèrla vedo la madonna, vedo una luce intensa, sento il signore (delle tenebre) che mi chiama…Colui-che la-figlia-gli-scrive-“Brèv”-tramite-sms mi sorregge, mi porge un bicchiere d’acqua. Mi avvento sul cutter, apro i pacchetti e ho visioni celestiali, bacio le deluxe edition, abbraccio i cofanetti, mi tuffo sui cd … venite a me figli miei, non vi abbandonerò mai.

Scusate la prosa un po’ sconclusionata … sto dando i numeri, ma sono numeri bellissimi … viva i cd, viva il rock and roll, viva l’Inter, viva la rivoluzione, viva il sol dell’avvenire, viva Jimmy Poige…

May Jay May Jay

29 Mar

(Jaypee & Tim – immagine di repertorio)

When I find myself in times of trouble, mother Mary comes to me … beh visto che Mother Mary purtroppo non c’è più adesso è Jaypee che viene da me quando sono un po’ in trouble. Pizza da Rock oggi nella pausa. Io una “Giuditta” lui una delle sue solite pizze da uno che ascolta (anche) Kid Rock.  Quattro chiacchiere su certe fighe, su un nostro ex chitarrista slide (Athos can you hear me?), sul gatto Fidèl,  su Smokey Joe (Picca),  sul  guitar hero della nostra provincia (Lorenz), sulla fine che facciamo tutti noi musicisti rock che siamo riusciti a non fare i musicisti rock. La tipa ci chiede se prendiamo  qualcos’altro …fragole al limone per me e mascarpone per Jay….

Pomeriggio piuttosto pieno al lavoro, poi dentista, cena e ora sono qui ad ascoltare MAGGIE BELL, Doc non si ricorda se ha mai ascoltato quel pezzo dove c’è Page alla chitarra (gli scrivo – con affetto –  che può anche aver visto Page 20 volte ma che per certe cose rimane una spina).

Bootleg dei ROLLING “Sucking Don On Saturday Live”, il primo dei VIRGINIA WOLF, il White Album dei Beatles … e intanto si avvicina il derby…

(Io e Jaypee, insieme al Gattone e a Lele lì dietro)

UN GATTO DI NOME FIDEL

26 Mar

Il gatto Fidél entrò nella mia vita un caldo sabato di agosto di quasi 14 anni fa; non ero affatto un appassionato di gatti, non ne volevo uno, né tantomeno bianco eppure per una serie di circostanze quella bianca cotolettina di pelo di poco più di due mesi arrivò. Dopo le prime due ore di confusione, iniziò a prendere confidenza con il suo nuovo mondo, si tranquillizò, mangiò qualcosa, mi saltò sul petto e si addormentò. Fidél il gatto aveva scelto me come umano di riferimento. In quell’istante la mia vita cambiò.

E’ così che Fidél iniziò a vivere con me, condividendo felicità, paturnie e blues. Mai avevo provato la struggente ebrezza di un rapporto stretto con un altro essere vivente che non fosse umano. Insieme abbiamo giocato, fatto a botte, dormito, mangiato, visto dvd dei Led Zeppelin, insomma … vissuto. E ascoltato musica. Sì, perché forse è vero che gli animali che vivono con noi finiscono per assomigliare ai loro umani o forse è che ci scelgono e capitano da noi proprio perché sono come noi, o meglio…noi siamo come loro. A Fidél infatti piaceva il rock (soprattuto hard e soprattuto inglese) degli anni settanta e il blues nero di Chicago; mentre gli altri gatti del quartiere scappavano non appena sentivano i lontananza il riff di WHOLE LOTTA LOVE, GOOD LOVIN’ GONE BAD,  LET IT ROLL degli UFO o di I CAN’T BE SATISFIED di McKinley Morganfield, lui se ne stava lì in divano con me nel mio studio davanti all’impianto, affascinato a quel che usciva dalle casse. Non gli dispiaceva il progressive, ELP soprattutto, ciò che non tollerava era la musica commerciale e il funky. Se per caso qualcosa del genere usciva dalla radio lui si alzava, si stirava, sbadigliava e se ne andava. Gatto dominante, gatto di blues, era spesso preda di angosce esistenziali e allora veniva da me e, dopo avermi graffiato o essersi strusciato, mi si sedeva accanto interrogandomi con quei suoi magnetici occhi gialli circa il senso della vita.

Fidél, da batuffolo di pelo bianco si trasformò in un elegante e potente gatto bianco, dai lineamenti belli e fieri. Sguardo spesso incazzato, di solito poco propenso a confidenze con estranei, ogni tanto decideva di fidarsi e saliva sulle gambe degli amici che avevo a cena, in particolare di Jaypee e Lakérla.  Lasìmo lo chiamava con vezzeggiativi quali Shiubushu, ma lui – da buon gatto rivoluzionario – preferiva essere chiamato Fidèl, al massimo Fiùfus.

Fidèl se ne è andato oggi, un sabato soleggiato e mite di primavera. Scrivere queste cose e il fatto che ora riposi sotto un bell’albero qui in campagna conta poco, ma serve a noi umani a rendere meno incomprensibile e doloroso il distacco, ecco il perché di questo piccolo tributo al gatto Fidèl.

Ciao Fiùfus, amico mio.

DROGA

24 Mar

La notte scorsa ho faticato molto a prendere sonno, sentivo che qualche cosa non andava, la testa che girava, il cuore che batteva, mi sarò alzato dieci volte a bere e altrettante per andare in bagno, mi sarò bevuto almeno cinque tisane: rilassante, digestiva, della sera, del mattino, del pomeriggio… insomma tutto quello che c’era in casa. Ho preso sonno poco prima dell’alba e alle sette ero già in piedi.  Stamattina ho preso la decisione: ho fatto un ordine su Amazon.uk! Certo, non sarebbe il momento …  la crisi, il frigo da pagare, il dentista, la guerra, le borse, il castamasso della Cesira… ma io l’ho fatto, ero in astinenza da tre mesi, non ne potevo più.

Delivery Estimate: 11 April 2011 – 22 April 2011
Tales from Topographic Oceans: Remastered & Expanded 

Quasi tutta roba che avevo già, ma in edizioni minori o non originali … non potevo mica stare senza questi upgrade, eh?

 

Sull’aria di L’arca Di Noè di Scarpulèn (è così che mio padre chiamava Sergio Endrigo):

partirà
il pacchetto partirà
quando arriverà
questo non si sa
sarà come l’Arca di Noè
i cd il gatto io e te


(anche la luna mi sembra un cd…)

SALTA

19 Mar

CLASSIC ROCK, i VAN HALEN e PALERMO- MILAN

E’ stata un mattina impegnativa, come d’altronde quasi tutte le mattine dei miei sabati.

Ore 06,30 sveglia

Ore 06,45 doccia

Ore 07,00 colazione

Ore 07,15 in macchina (Greatest Hits n.1 dei Queen,…non faccio altro che ascoltarmi i Queen in questo periodo)

Ore 08,00 appuntamento a Modena con Julia per parlare di un certo progetto.

Ore 08,50 nell’edicola sotto la Ghirlandina: La Repubblica, l’Informazione con allegata La Stampa e il nuovo numero di CLASSIC ROCK MAGAZINE con Van Halen in Copertina. Guardo meglio la busta cartonata che contiene la rivista:è leggermente strappata nella pattella che la richiude. Che faccio, lo prendo o non lo prendo? Se lo prendo poi me ne pento, non mi toccherà mica poi comprarne un altro solo per quella sciocchezza? Allora? Penso e ripenso freneticamente nel mio cervellino…non ho tempo, oggi sono di corsa…non lo prendo, anzi sì lo prendo…troppo bello un numero di Classic Rock con i Van Halen.

Ore 09,15 da Brian. Aiuto l’ottantunenne a farsi la doccia e a vestirsi. Lo guardo controllare per la sedicesima volta se ha preso le chiavi, il cellulino e le giocatine da fare al superenalotto. Sbuffo, lo butto in ascensore. Come tutti i sabati, lo porto a Nonantola a fare colazione.

Ore 10,00 Entro al Minibar “Ciao Tirelli” mi fa Angelo il barista e mi allunga due cornetti alla crema mentre prepara due caffè. Una letta alla Gazza e intanto Brian parla fitto fitto con un suo amico di cui non ricorda più niente, nemmeno il nome. Mah.

Ore 10,30 Farmacia: cinque ricette. Brian mi aspetta in macchina.

Ore 10,45 Cup: prendo il numero 121, stanno servendo l’87. Guardo l’ora, alle 12,00 devo essere dal veterinario a Campogallo con Fidel. Rifiato un minuto, mi metto il numerino in tasca e corro a prendere Fidel.

Ore 11,00 a casa di Fidel. Brian mi aspetta in macchina leggendo il giornale davanti al cup, ed esce a fare due chiacchiere con Vasco (entrambi i giovanotti sono del ’29) davanti a casa Fidel.

Ore 11,17: di nuovo al Cup, stanno servendo il numero 112. Mi seggo nell’unico posto, molta gente è in piedi dietro ai seggiolini.

Ore 11,19 mi alzo per far sedere una signora un po’ in là con gli anni (“Mo che brev zuvnòtt”).

Ore 11,45 tocca a me, prenoto 7 (sette) esami per me e per Brian.

Ore 12,00 lascio il vecchio davanti a casa sua a Modena.

Ore 12,17 sono da veterinario. Iniezione a Fidel.

Ore 13,30 sono davanti ad un buon piatto di gnocchetti.

Passo il pomeriggio combinando poco. Apro il cartonato di CLASSIC ROCK, estraggo la rivista e NOOOOOO! E’ PIEGATA ANCHE LA COVER DEL GIORNALE. Mi stramaledico. Sapevo che non dovevo comprarlo.Tengo la rivista tra le mani con compassione e disperazione. Sfoglio il giornale e mi cade l’occhio sulla recensione dei due album dei RAINBOW appena usciti in Deluxe Edition che son già nel mio carrello Amazon…Peter Makowsky – mica uno scriba qualunque – non ne parla bene! Dai pur, cosa altro mi deve capitare?

La sera arriva e mi porta in regalo uno di quei blues feroci che ti prendono la gola. Arriva dall’ altra stanza un brusio lontano… sky col posticipo. Non mi interessa, mi metto in camera, una lampada accesa e mi leggo l’articolo su 1984 dei Van Halen.

Sono a metà quando mi viene in mente che ne scrissi la recensione 27 anni fa non appena il disco uscì su un giornaletto undergrourd chiamato FRED. Vado in soffitta, devo ancora sistemare molte delle mie cose ma riesco a recuperarne una copia, ecco cosa scrivevo nel febbraio del 1984:

“Il disco si avvale di una bellissima copertina e di una moderna grafica interna, ma cosa più importante è che EVH si cimenta con decisione alle tastiere, con risultati felicissimi. Okay, metto sul piatto il vinile e subito vengo rapito da una atmosfera tipo “1999 Fuga da New York” con la tittle track suonata con soli sintetizzatori. L’effetto è grande. Segue JUMP, che sarà l’hit single a 45 giri. La scelta è perfetta: su un ritmo massiccio e malizioso la chitarra si innesta sopra ad un tappeto di tastiere suonate magnificamente, messe insieme da un senso armonico stupendo. Molti sconfesseranno questo pezzo rifugiandosi dietro alla scusa del “troppo commerciale”, ma la verità è che si stratta di un pezzo della madonna. PANAMA invece è un rock metallico ad ampio respiro, sottolineato da un ritornello che ti entra in testa fin dal primo ascolto…..TOP JIMMY è un rock and roll vanhalenizzato a puntino…DROP DEAD LEGS  è un eccitante tempo medio costruito sulla base della sensualità che solo il rock espande così bene…si evolve in uno spregiudicato heavy metal dove David Lee Roth grida di essere “caldo per la maestra”. Gran pezzo questo HOT FOR THE TEACHER…”

Beata ingenuità.

Ma a proposito cosa sta facendo il Milan?

Controllo il cellulino

sms di Dennis: Tremo

Vado di là, sono gli ultimi minuti e il palermo vince 1 a 0.

Ostento distacco, ma sento che mi palpita forte il cuore. Soffro durante gli ultimi attacchi del Milan, maledico il Palermo che sbaglia il facile 2 a 0, mi tengo stretto, mi tengo calmo, ma quando l’arbitro finalmente fischia mi libro nell’aria con un gran salto…

I get up, and nothing gets me down.
You got it tough. i’ve seen the toughest around.
And i know, baby, just how you feel.
You’ve got to roll with the punches to get to what’s real
Oh can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Might as well jump.
Go ahead, jump. jump !
Go ahead, jump.

Aaa-ohh hey you ! how said that ?
Baby how you been ?
You say you don’t know, you won’t know
Until we begin.
Well can’t you see me standing here,
I’ve got my back against the record machine
I ain’t the worst that you’ve seen.
Oh can’t you see what i mean ?

Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
Might as well jump. jump !
Go ahead, jump.
(guitar solo)
(keyboard solo)
Might as well jump. jump !


SALTA

Mi alzo, e niente mi butta già
Ce l’hai duro, ho visto il più duro della zona
E lo so, baby, come ti senti
devi lottare con I pugni per ottenere qualcosa di vero

Oh, non mi vedi in piedi qui davanti
Ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono il peggiore che hai visto
Oh, non vedi cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
può anche saltare
Vai avanti, salta. Salta
Vai avanti, salta

AAA-ohh Ehi tu ! Chi ha detto questo?
Baby com’eri?
Hai detto non lo sai, non vuoi saperlo
finché non iniziamo

Bene non mi vedi in piedi qui
ho la schiena contro la macchina registratrice
Non sono Il peggiore che hai visto
Non capisci cosa voglio dire?


può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta
può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

ASSOLO

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

può anche saltare. Salta!
Vai avanti, salta

(Nella Foto: il retro del cartonato di Classic Rock – evitiamo di mostrare lo strappo della pattella per non urtare la sensibilità dei lettori)

(Nella foto: la I di copertina con la piega… cazzo, lo so già… dovrò comprarne una altra copia…povero me.)

PS:

sms di Doc n.1: Serse Cosmi vicepresidente dell’Inter.

sms di Doc n.2: Akouah presidente del Ghana.

sms di Doc n.3: Miccoli uno di noi.

sms di Mario: Grazie Palermo.

sms di Picca: Siamo tutti palermitani.

(Palermo – Milan: un cannolo siciliano, mizzica… – Courtesy by Picca)

MORNING SUN

6 Mar

Ho sempre avuto un posto speciale nel mio cuore per MORNING SUN della Bad Company dall’album Burnin’ Sly del 1977. Quella introduzione agreste con gli uccellini che cinguettano, le campane che risuonano lontano e l’incedere sempre un po’ misterioso dei pezzi di Paul Rodgers. Fu una delle cose a cui pensai la prima notte che passai a militare lontano da casa; ero arrivato alla caserma di Torino in una fredda e piovosa serata di fine marzo di tanti, troppi anni fa; dopo le prime formalità, ci assegnarono una camerata provvisoria, mi ritrovai così a dormire con gente sconosciuta che probabilmente non sarebbe finita nel mio stesso plotone e nella mia futura camerata. Fu una serata strana, un po’ confuso mi affacciavo sul lungo corridoio, uno di quelli con le mattonelle piccole di quel colore che non sai descrivere,  non capivo ancora bene dove fossi capitato. Mi ritrovai lì con in mano una di quelle coperte militari grigie con un ricamo spartano e dall’odore intenso di disinfettante. La notte, prima di addormentarmi, pensai a MORNING SUN,  alle mattina in settembre passate a casa dei nonni nelle campagne reggiane. Eravamo lì per la vendemmia, dormivamo nella camera più alta della casa, vicino al” tassello” (inteso come granaio…dal dialetto reggiano “tassèll”)… mi svegliavo, sentivo il suono familiare di mia nonna in cortile che appoggiava un secchio di metallo per terra, aprivo la finestra che dava sulla carreggiata (“scarsèda”  direbbe la signora Lucia) principale, il sole che entrava dalla finestra, la vigna gravida d’uva che aspettava di essere munta.

Stamattina c’è il sole e non posso fare altro che mettere su Burni’ Sky e, mentre parte Morning Sun,  guardare la campagna e la chiesetta lontana. La Bad Company, un altro pezzo importante del mio dna.

The Morning Sun Comes Thru My Window
All Night Long I Have Been Waiting
We Who Are Constantly Moving
Leaving Part Of Us Behind

She Moves Across The Room With Easy Grace
Mona Lisa Smiles Up On Her Face
I Who Am Completely Mesmerized
By The Sunlight In Her Eyes


GATTI

5 Mar

Stamattina ho portato il gatto Fidel dal veterinario e mi son sentito dire che non c’è più tanto da fare e che il tempo a disposizione sta per scadere.

Nel tornare in macchina ho pensato a tutte quelle  persone, conoscenti ed amici che non hanno mai vissuto con un gatto o un altro animaletto simile, quelli che non sanno proprio cosa voglia dire condividere la vita con un essere vivente che non sia un umano. Quelli che nel corso degli anni, quando si parlava del mio gatto, non hanno saputo dire altro che qualche battuta sul fatto che era bello in carne e come sarebbe buono fatto in salmì, o “ma non potete parlarne come fosse un figlio”.

Che ne sanno loro di quello che si instaura tra un gatto e il suo umano di riferimento? Che ne sanno di quello che si prova quando tu e il tuo gatto vi guardate dritto negli occhi per diversi minuti senza proferire parola o miagolio o di quando tu lo hai in braccio, siete davanti ad un specchio, lui ti guarda un momento volgendo la testa verso di te, e l’altro momento lo fa guardando la tua immagine nello specchio

Deve essere bello anche avere un cane, non so esattamente quello che si provi, ne ho avuto uno da ragazzino ma per poco tempo, ma ad ogni modo si sa, il cane “dà”, il gatto invece “è”, così quando è lui a venirti a cercare l’effetto è davvero cosmico. E’ difficile pensare che tra un po’ dovrò fare a meno di lui, così questa sera non posso fare altrimenti che avere un profondo e doloroso  white cat blues.