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LED ZEPPELIN III, TRACK 2

29 Lug

Ecco, uno è al lavoro, è molto indaffarato, i giorni prima della chiusura estiva sono intensi, è molto concentrato, vuole fare le cose per bene, è contento di essere così produttivo ma…sente che comunque manca qualcosa…certo manca il fatto di essere nei camerini del Madison Square Garden in attesa di iniziare un concerto del world tour della sua band, ma non solo quello…manca qualcos’altro e allora il fato, il caso, il blues recapitano tre sms nel giro di poco:

Paolino L.Ciao Tim. Domani parto e torno a ferragosto. Al rientro se ci sei ti vengo a trovare. Facciamo due tisane (a proposito…mai più senza!) e mi fai provare la tua pedaliera, eh?In bocca al lupo per Zocca.

Picca “Finito il primo volume delle vacanze You Never Give Me Your Money – The Beatles After The Break Up. Bellissimo. Straziante. Tra quelli che ho letto io è il migliore sui baronetti. Adesso attacco Mansion On The Hill – Dylan, Young, Geffen, Springsteen And The Head-On Collision Of Rock And Commerce

Polbi “In macchina da solo col primo ZZTop a palla. Un caldo che solo al sud e la Sicilia davanti. E il naufragar m’è dolce in questo mare…”

E allora uno pensa agli amici e all’amicizia. E si sente meglio.

(old friends: da sx a dx Tim, Picca, Liso)

Sarajevo, Brian e “Evil Wind” della Bad Company

24 Lug

Venerdì 22 luglio ore 20,30/21 ho appuntamento con Picca e Liso in Piazza Mazzini a Modena. Esco dall’ufficio alle 20, ho molto fare, non riesco a passare per casa e mi dirigo direttamente in città. Passo per la Pomposa dove, come dice Picca, ci sono “i forzati da aperitivo”… la movida modenese  sta prendendo forma anche questo venerdì.

Arrivo a Mazzini Square, lo vedo, è seduto su una panchina nel centro della piazza. Mi seggo accanto a lui. Abbiamo abbastanza confidenza per non dover fare necessariamente i salti di gioia ogni volta che ci vediamo. Passano un paio di ragazzi giovani, ci guardano, mi chiedo cosa vedano. Alla loro età, cosa avrei pensato io di due uomini adulti dallo sguardo un  po’ vago, seduti su di una panchina in Piazza Mazzini a Modena verso le 20,45 di un venerdì sera d’estate? Meglio non pensarci.

(Modena, Piazza Mazzini)

Paolino lo vediamo a bordo piazza a parlare con qualcuno, lo andiamo a raccattare e ci infiliamo nella prima pizzeria a tiro con veranda sulla piazza stessa. Dunque, fatemi fare due conti…per almeno due ore e 20 minuti non abbiamo smesso un solo momento di parlare di musica rock.

E’ così appagante parlare della cosa che ti interessa di più in assoluto nella vita senza la paura di annoiare nessuno… Delaney & Bonnie…Carl Radle, Bobby Whitlock e Jim Keltner, ma chi è oggi come oggi che parla di questi personaggi qui? Piatti per dischi, vinili, Eric Clapton, Rory Gallagher, Springsteen a Zurigo nel 1981, Heart, Bob Dylan, Little Feat e poi, naturalmente i LZ.  Come dico sempre sono io tra i miei amici l’esperto in materia, ma non sono io il primo a toccare l’argomento.

The Song Remains The Same & The Rain Song versione live 1973 come punto più alto del chitarrismo rock con Picca che per farti capire canta fraseggi strumentali della canzone della pioggia e aggiunge “C’è più chitarrismo in quesi due pezzi lì che in intere discografie di altri musicisti“. Liso (chitarrista lui stesso) – con lo sguardo incredulo e scuotendo la testa – dice ” io quando lo sento suonare TSRTS dal live mi chiedo sempre…ma come cazzo fa?” e poi aggiunge “io ascoltavo in continuazione l’assolo di No Quarter dal vivo, appena finiva  spostavo il braccio del piatto e riposizionavo la puntina sul punto di partenza”.

Poi, un commento en passant di Paolino “Ah, cosa darei per poter fare un reset e poter iniziare di nuovo ad ascoltare quei gran dischi per la prima volta…”, già, noi ormai i grandi dischi del rock li abbiamo già tutti, ne godiamo ancora ma a volte fa paura il fatto che oltre quelli non c’è più niente.

Decidiamo di fare un salto ai Giardini Ducali. Entriamo e la atmosfera è evidentemente deprimente: Claudio Lolli che sta terminando il suo spettacolo, poche luci…il tutto sembra dimesso.

Picca scuote la testa “Ve mo lè, a pèr d’èser a Saraievo” (Guarda mo’, sembra di essere a Saraievo). Ci si chiede se è possibile che le serate delle estati modenesi debbano essere queste. Oltre ad avere un disco primo in classifica, avere un programma tutto suo su Sky, essere uno speaker di Radio Capital, per me e Liso, Picca dovrebbe anche essere assessore alla cultura di Modena. Non glielo possiamo dire se no si incazza, ma almeno posso scriverlo qui sul blog, al riparo dai suoi occhi.

(Liso e Picca a Saraievo, l’altra sera – Foto di TT)

Due birre (per loro), una bottiglia d’acqua fuori frigo per me (maledizione anche qui non fanno tisane), argomenti di conversazione che puoi affrontare solo con gli amici veri e che toccano le corde Ernie Ball Super Slinky 009 delle nostre anime. Malgrado la atmosfera da Bosnia-Erzegovina durante l’assedio 1992/96 sarei stato a parlare fino al mattino, ma  l’indomani Brian si sarebbe messo sul balcone in attesa di vedere spuntare la Croma Blu  e non potevo farlo aspettare troppo.

E infatti eccolo là Brian verso le 9 del mattino sul terrazzo. Parcheggio, gli faccio il segno del rock e lui mi saluta. Bagno, iniezione, barba, somministrazione pillole e di nuovo in strada Ninetyland bound. Riesco a scaravoltargli l’umore, da depresso/ spaventato a euforico / spavaldo. Brian parla, saluta tutti, parla, cita Dante Alighieri, parla, mangia la pastina, parla, beve il caffè, parla, contempla il verde, parla, cita i Kennedy, parla, prega vostro signore, parla… io non ho mai visto una persona che parla tanto come mio padre. Questo suo bisogno di intrattenere rapporti con la gente chiacchierando andrebbe studiato. Io e mia sorella ancora ci stupiamo della cosa, ancora adesso dopo tutti questi anni.

(Let The Brian Do The Talking – Brian al K2, ieri – foto TT)

(The One and Only Brian – foto TT)

La sera di sabato la passo alla festa della birra di BigHouses (frazione di Luzzara), si dice che sia la festa della birra più grande d’Italia…in effetti è sconfinata. Sono venuto per lo spettacolo di Cornacchione, prima però ritorno bambino e mi prendo lo zucchero filato.

(Little Tim and the spun sugar at Casoni’s Beer Fest – foto by LS)

Io purtroppo ho la soglia del riso che è altissima, rido di gusto davvero raramente, ma Cornacchione in un paio di occasioni riesce nell’impresa. Lo vidi anche l’anno scorso,  è sempre divertente. Una oretta davvero godibile.

(Anthony Bigcrow at Casoni 23-7-2011 foto di TT)

Uno dei vantaggi di vivere in campagna nel posto in riva al mondo è la possibilità di alzarsi alla domenica mattina e mettere su DESOLATION ANGELS della Bad Company a volume alto. Il rock del mio gruppo preferito esce liquido dalle finestre e va ad innaffiare piante, prati e coltivazioni lì fuori…certo, è il venticello a farli muovere, ma sembra quasi che  i malghetti vadano a tempo.

Poi arriva EVIL WIND, che non è che sia poi il pezzo rock migliore del mondo ma ha un qualcosa che mi prende completamente. Tipico pezzo di Rodgers ma con un Mick Ralphs super. Quando poi arriva al minuto 3,03 mi viene la pelle d’oca, mi si rizzano i peli, la mia mente comincia a capire i misteri dell’universo, inizio a sentirmi leggero, galleggio e veleggio verso galassie inesplorate…credo che sia uno dei momenti più alti di MICK RALPHS come chitarrista. Questo è una di quelle canzoni rock per cui vale la pena vivere, almeno per me.

Alle 13 sono ancora qui che ascolto DESOLATION ANGELS…Lonely For Your Love (alias Can’t Get Enough pt 2), Oh Atlanta, Take The Time, Rhythm Machine…non riesco a staccarmi, ma devo: tra un minuto ristorante cinegiappo con Dennis e Labetty.

Bad Company miglior gruppo di tutti i tempi :-)

QUEENMANIA a Borgo Massenzio e il decadimento culturale della musica

18 Lug

Alla festa di Borgo Massenzio ieri sera c’erano i QUEENMANIA, tribute band dei Queen. Essendo ormai un abitante del borgo decido di andare. Il tragitto lo faccio a piedi, un chilometro immerso nella campagna senza una luce che faccia da guida, prendo con me la mia navigatrice preferita munita di torcia.

Il parcheggio intorno al sagrato della chiesa è pieno come non mai, macchine parcheggiate nei campi, lungo i canali…ci fossero i Pink Floyd capirei, ma i Queenmania? Vidi la band un paio di anni fa, non mi aspetto quindi granché, ma magari stasera riescono a sorprendermi, forse un paio di anni fa ero predisposto male. Missione fallita. I QUEENMANIA valgono ben poco. Il chitarrista è bravo, bel tocco,  benchè la presenza scenica lasci a desiderare, ma gli altri tre proprio non convincono. Il bassista è un professionista ma gli manca il senso, il batterista è innamorato di se stesso e anche lui usa il doppio pedale. Il doppio pedale con i Queen! E’ lo stesso discorso del post di ieri a proposito del decadimento musicale. Poi c’è il cantante, la star, il sosia (o presunto tale) di Freddie Mercury, quello che parla solo in inglese, che si mette le tutine, che durante I WANT TO BREAK FREE si veste come MrBulsara nel video omonimo e che ha una voce da papero. Ma può uno con una voce da papero cantare in una tribute band dei Queen? E’ sufficiente una lontana somiglianza per copiare le gesta del Great Pretender?

Certo che può, per carità, nessun giudizio snob…fossero una tribute locale senza troppe pretese di stardom, ma questa è una di quelle tribute band professioniste, che suona dappertutto, che si autocelebra, che a sentir loro hanno fatto 50 date in Europa e in Inghilterra. In questo caso bisogna saper cantare, bisogna calarsi nel mood di John Deacon e Roger Taylor, occorre avere un minimo di eleganza e dignità. Possiamo discutere sul senso delle tribute band, ma perlomeno se lo fate a questo livello fatelo bene. Non si può cantare Freddie Mercury in quel modo.

(I Queenmania a Borgo Massenzio ieri sera – foto di TT)

Il pubblico naturalmente era tutto per loro, applausi convinti, qualche urlo, mani che battono il tempo, verso la fine addirittura una ventina e più di persone sotto il palco (d’altra parte da un pubblico maschile che veste al 95% improbabili braghe corte con infradito, ciabatte o sandali che vuoi aspettarti?) Nessuno che si sia posto il problema circa la proposta musicale, la qualità…l’appiattimento dei gusti del pubblico ormai è senza speranza. Liga che fa 120.000 persone al Campovolo (Liga, mica il farewell tour dei Rolling Stones), i Negramaro che riempiono San Siro, band dignitose ma il cui giusto posto sarebbe un palasport che richiamano folle oceaniche senza che la proposta musicale sia all’altezza … cosa sta succedendo? Sono io che mi sto trasformando in un vecchio incazzato col mondo o c’è qualcosa che non va?

Il ritorno: è mezzanotte passata, nel cielo nuvoloso ci sono ampi squarci di sereno che lanciano le stelle in primo piano. La stretta e tortusoa countrylane è preda delle tenebre e fa un po’ paura. Lì accanto cicale e grilli fanno un gran casino, si sente persino qualche rana  superstite della strage che stanno facendo quei maledetti gamberi americani d’acqua dolce, quelli che ormai regnano incontrastati nei nostri fossi. Penso a come si doveva sentire Robert Johnson 80/90 anni fa nel girovagare tra campagne ancor più nere. Il senso blues è altissimo e il mio animo si perde spaurito tra quella emozioni.

Tutto mi sembra spaventoso, la mia worried mind mi fa scivolare la prosa, incespico in frasi tipo “il grembo caldo della notte mi confonde i pensieri”, ” gli artigli delle tenebre ghermiscono il mio corpo”…ah, come vorrei essere un uomo normale… Save me, save me, save me I can’t face this life alone Save me, save me, save me…I’m naked and I’m far from home…

I Jethro Tull a Boretto, Liga al Campovolo (black mood for a day) e le seppioline della Patty

17 Lug

Venerdì sera al LIDO PO di Boretto a vedere i JETHRO TULL. La location è di tutto rispetto, molto blues, ma indicativa del livello in cui si sono cacciati oggi i Jethro Tull, ovvero Ian Anderson, Martin Barre e altri tre tizi di cui nessuno sa nulla. Sono lì con Suto Sutovich detto anche Sutus, il chitarrista dei Tacchini Selvaggi,la bassista degli stessi, Lasàurit, Mimmo e Lapatty. Ci godiamo per un momento il lento scivolare dell’ Old Man River: il tramonto, le barche ormeggiate, quel sapore da Mississippi o come dice Suto da Mississippo.

(Sutus & Tim down by the river – Boretto 15/7/2011 – Foto by LS)

(Old man River – Boretto 15/7/2011 – Foto by TT)

Entriamo e ci mettiamo a sedere…meno male alla nostra età i concerti in piedi sono ormai insopportabili. Suto mi racconta di quando vide i Jethro nel 1973 e sempre nello stesso anno gli EMERSON LAKE AND PALMER e altri gruppi storici…io sospiro…gli ELP nel 1973, sigh.

(Il misero palchetto dei Jethro a Boretto – Foto by TT)

Sentire Giovanni D’Andrea – IAN ANDERSON – suonare il flauto e la chitarra acustica è sempre una emozione, così come immergersi in quella manciata di canzoni con cui siamo cresciuti (THICK AS A BRICK su tutte); Martin Barre dal canto suo è ancora un signor chitarrista. Detto questo occorre aggiungere che Anderson fatica a reggere con la voce, il tastierista ha dei suoni orrendi  da band sfigata e che il batterista rovina tutto con il doppio pedale. Doppio pedale nei Jethro Tull, ma siamo impazziti? Sta andando tutto in malora. Questo è un segno evidente dei decadimento culturale della musica. ‘Sti cazzi di doppi pedali, di influenze nefaste di band insopportabili come i DREAM THEATER, di spettacolarizzazione di virtuosismi inutili e dannosi.

Ci sono anche un paio di astronauti, un italiano e una americana che ha duettato dallo spazio col flauto con Anderson. Fanno naturalmente BOUREE’ e tutto decade ulteriormente in un teatrino di dubbio gusto. Mentre i Jethro portano avanti il loro spettacolo mi accorgo che non ho provato un brivido (a parte per THICK AS A BRICK), che me ne sto fermo come una statua di marmo, che non reagisco. In un paio di momenti mi appisolo anche, in altri scambio sms col mio amico chitarrista Paolino Lisoni e con mia sorella Lalalli. Magari il gruppo è ancora dignitoso (ma siamo al limite) …di certo è noiosetto.

Dietro di me ci sono un paio di “esperti”, quelli che perché hanno qualche sballatissima nozione rock si sentono in dovere di pontificare…li sento dire: “spettacolari“…”ma ci sono ancora gli Whitesnake?” “Certo, pensa che mio figlio quando si è sposato ha voluto che suonassero in chiesa IS THIS LOVE mentre entrava la sposa…sai quel pezzo lento che fa.…(starnazza come una gallina mentre tenta di replicare la melodia di Coverdale)“…”Sì, io so tutto, mi tengo aggiornato con Metal Hammer”, “..sì, la Fender è un’altra cosa“, “Ritchie Blackmore ha un carattere impossibile“…” Eh, I Led Zeppelin“…tendo l’orecchio …per fortuna non aggiungono altro. “(rivolto al concerto dei Jethro) Entusiasmante.” Penso a Picca, ah se solo fosse qui con me, basterebbe lo scambio di uno sguardo per quietare il mio animo. Guardo la gente intorno, non aspettava altro che il riff di AQUALUNG. Non importa come sia messa la band, se la proposta musicale sia valida o no, chi c’è in formazione, l’importante è il rff di ACQUALUNG e fare una foto col telefonino. Mi sento incompreso. Per fortuna ho accanto a me Lasàurit e Suto Sutovich e poco più in là MENNY, che incontro oggi per caso proprio qui, oggi che per entrambi è un anniversario molto doloroso…e così idealmente faccio un brindisi agli amici assenti.

Sabato mattina: benché gli avessi chiesto di evitare, Brian mi sveglia con una delle sue telefonate all’alba. In settimana abbiamo avuto la conferma che la sua maruga perde qualche colpo, quindi a maggior ragione cerco di non alterarmi. Alle 8,30 sono da lui, solite incombenze e alle 10 siamo a Ninetyland. Gestirlo diventa sempre più problematico e pensando al futuro … lo vedo solo a tinte fosche. Al K2 incontriamo la Rina, un ex collega di mia madre, anche lei in là con gli anni. La Rina è sola e mi chiedo chi si occuperà di lei quando non sarà più autosufficiente. Le offro un caffè.

Fermata come di consueto al Minibar, i fedeli avventori del sabato sono più carichi del solito…entriamo e riceviamo un’ovazione simile a quella che Liga riceverà questa sera appena salirà sul palco al Campovolo. Brian è in solluchero (con una c sola!).

(Minibar crew)

(Brian e il crodino del sabato al Minibar)

Ritorno verso la black (and blue) country, ma prima devo fermarmi a Reggio da Labetty di Jay…come se fosse facile arrivarci, oggi c’è il concerto di Liga al Campovolo. Strade chiuse, vigili e organizzatori ovunque, per arrivare al Mirabello mi fanno passare per Parma, cazzo! Beh, non proprio per Parma ma faccio un giro della madonna. Inizio ad incazzarmi. Cerco di ritornare, evito la strada che faccio di solito e che costeggia il Campovolo, ne cerco un altra. Arrivo alla deviazione e c’è un blocco, parlo con un vecchio addetto all’organizzazione che mi dice “possono passare solo i residenti” e io gli ripsondo “appunto sto a Borgo Massenzio“, “ah, bene passi pure” “grazie” a questo punto il vigile che era lì e che ha assistito alla scena mette un transenna, non mi fa passare e mi guarda con la faccia di chi ha un minimo di potere e lo mostra amplificandone i toni…. mi monta un nervoso che so solo io…ho due opzioni: spingere sull’ acceleratore e arrotare lo stronzo o andarmene e cercare un’altra strada. Rimango quindici secondi a pensare e poi opto per la seconda, ma sono incazzatissimo, vaffanculo vigile reggiano di merda e vaffanculo concerto al Campovolo.

Per tornare devo passare per Springfield, in mezzo alla campagna e spero che questa mi calmi un po’, ma è inutile sono In For The Kill. Tolgo il CD3 del cofanetto di Rod Stewart che sto ascoltando e infilo nel lettore BRITISH STEEL dei Judas Priest.

There I was completely wasting, out of work and down 
all inside it’s so frustrating as I drift from town to town 
feel as though nobody cares if I live or die 
so I might as well begin to put some action in my life 

Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 

Sono incazzato con tutti, spero di non incrociare preti, esponenti del PDL, dj, tifosi con la maglietta del colore sbagliato. Quando passo davanti alle chiese bestemmio, mentre incrocio le madonnine erette ai crocicchi di campagna urlo “666 the number of the beast”. Non posso continuare così…mi fermo. Tolgo i Judas, metto SIMON & GARFUNKEL, guardo la campagna e cerco di tornare in me.

(Looking at the country – Springfield- foto di TT)

Arrivo a casa ma sono ancoro scosso, faccio per salire le scale ma dalle finestre del pianoterra escono strane melodie: Leo sta ascoltando dei canti sovietici…mi rilasso.

Alle 17,55 ricevo un sms di Jaypee:

“Non riesco ad andare da Betty, tutte le strade interrotte, hanno persino parcheggiato a Borgo Massenzio per Liga. A morte il rock italiano, viva la Cattiva.”

Lo chiamo, è alterato anche lui, è un’ora che gira per Reggio cercando di raggiungere la sua meta. Gli parlo di Peter Andersen, di Davide Cocconcelli degli Smokers  e di Gregg Allman…Jaypee si placa.

Mi getto sul divano, penso alle seppioline che mangerò stasera dalla Patty e mi placo anch’io.

(le seppioline della Patty)

LORENZ AL RISTORANTE CINEGIAPPO

11 Lug

Son qui che rido con me stesso … sto facendo le mie cose qui in ufficio, sono in modalità silente, un po’ bluesy, non so nemmeno perché, il ventilatore che mi fa compagnia, il rotolo della calcolatrice che svolazza, 100 pennarelli sparsi sulla scrivania …e mi scappa da ridere.

Penso a Lorenz …  ieri a pranzo al ristorante cinegiappo, uno di quei ristoranti a buffet, ti alzi dal tavolo vai verso i banconi e ti prendi quel che vuoi.

Sono lì con i miei spaghetti di riso ai gamberetti, alla mia sinistra Jaypee, alla destra Lorenz, davanti le tre madonne. Lorenz si alza per andare al banco e scegliere chissà quale leccornìa asiatica, noi continuiamo a mangiare e a parlare.

Lorenz sta via più del dovuto. Ritorna ed esclama un po’ contrariato, ” Oh ma com’è? Ero lì che mi stavo mettendo del sushi nel piatto, e uno che era lì vicino attacca discorso e si mette a discutere. Oh, zio can, ma ti sembro uno che ha voglia di parlare?”.

Come direbbe Jaypee mentre imita Homer “Mitico!” :-)

THE SMOKERS, IL BLUES E IL TOUR DE FORCE DELL’AMICIZIA

11 Lug

Venerdì sera appuntamento con Lorenz e Jaype alle Notti Rosse a Villalunga di Casalgrande per il ritorno dei Rats; quel rock italiano non è esattamente il nostro genere preferito, ma Wilko e Lor (rispettivamente cantante-chitarrista e batterista del gruppo) li conosco da 3 decenni e non voglio mancare. Sono stato contento di vedere che anche dopo tutti questi anni la band ha un buon seguito che si ammassa sotto al palco e canta le canzoni. Prima di loro hanno suonato gli SMOKERS, gente del posto: Lorenz mi aveva già parlato del cantante ma non sapevo cosa aspettarmi. La locandina diceva “garage & sixties” e io pensavo “ah, un gruppo adatto a Polbi non a me” e invece mi son dovuto ricredere: la migliore band locale che io abbia visto negli ultimi anni. Il repertorio non supera il 1971, MC5, Neil Young, Creedence, FREE (Fire & Water e The Stealer) e la convinzione della band è commovente. Tutto gira intorno alla figura di DAVIDE COCCONCELLI , cantante e chitarrista ritmico. Daniele ricorda nelle sembianze il RORY GALLAGHER dei primissimi settanta e ha un voce che ti scuote e ti coinvolge sin da subito. Immaginate il PAUL RODGERS del 1969/70. Letteralmente FANTASTICO!

Sabato sera passato con i ragazzi che ogni tanto tornano in città, March non ce la fa e anche Liso da forfait all’ultimo ma gli irriducibili ci sono: yours truly, Sutus (come lo chiama Picca), Picca (appunto), Mixi, Jaypee e Dickey Betts…cioè, Riff. Fritto misto alla Festa Dell’Unità di Gavassa (frazione di Reggio), una di quelle feste dell’unità che tra un po’ scompariranno, fatte in una specie di grande cortile tra alcune case. Atmosfera da vecchia Emilia Romagna etichetta rossa.

(The boys are back in Gavassa)

Prendiamo il caffè alla baracchina del bar e per un momento contempliamo la situazione e riflettiamo sul fatto che la media dell’età  della gente è over 65. Finita questa generazione queste feste spariranno. Ognuno di noi immortala col telefonino la Festa di Gavassa.

(La festa di Gavassa)

(bands a Gavassa)

Verso le 22 ci spostiamo alla House Of Blues: un paio di tavoli, qualche sedia, la cuca (la cocomera), birre fredde, Southern Comfort  e fino alle 02 siamo ininterrottamente a parlare di musica rock. La serata caldissima, i campi di malghetti lì intorno (sì, lo so che li cito sempre), l’odore della campagna che suda e trasuda e Radio Capital che passa gli ZZTop ci portano ad inoltrarci in discussioni sul blues profondo, quello nero, quello che mica tutti saprebbero sostenere una conversazione a proposito.

La notte è nera e stellata, e noi ci appoggiamo sul suo ventre…notte che ci parla di blues e di rock dunque, con  accenti che arrivano fino a tematiche ancestrali e umanistiche. Guardo le facce di Suto, di Mixi, di Jaypee  e di Riff…tutti attenti alle teorie e riflessioni di Picca che sono sempre illuminanti. Lui non vuole che lo dica, ma io credo che Picca sia un genio. Io certi ragionamenti sul rock li ho sentiti solo da lui, ragionamenti che mi lasciano a volte a bocca aperta…e insomma, non è che io sia un rocker alle prime armi. Io dovrei filmarlo Picca mentre si lancia in congetture, storie, studi, ipotesi rock e poi mettere il video su youtube. Poi penso a noi, sei uomini maturi dell’Italia settentrionale (tra l’altro tutti interisti tranne Riff che tiene la Samp) che una sera d’estate in mezzo alla campagna dentro ad un pentacolo formato da ciotole di citronella anti zanzare accese, son lì che parlano seriamente di cose e di musiche successe nel sud degli Stati Uniti 80 anni fa nelle comunità nere. Che cosa potente il blues, che solido ponte temporale … capace di mettere in contatto vecchi ragazzini bianchi del nord italia con degli uomini spesso pericolosi che cantavano dei tizzoni ardenti di canzoni dalle parti di Helena o Rosedale. Ah.

Domenica a pranzo invece appuntamento al ristorante cinegiappo di Reggio con Jaypee, Lorenz, LS, LG e LB. La giornata è caldissima e soleggiata, il gatto Patuzzo è senza forze e comincio ad esserlo anche io. Tre uscite consecutive il venerdì, il sabato e la domenica si fanno sentire. Penso al fatto che sono appunto uscito tre volte con Jaypee questo weekend (e due con Lorenz), un bel tour de force dell’amicizia.

(Pato sfatto dal caldo)

(Tres Hombres: da sx a dx  Jay, Lorenz & Tim)

Gli occhi del demonio e il quadernino di Pol

9 Lug

L’altra sera arrivo nel posto in riva al mondo verso le 20, mi accorgo subito che c’è uno strano silenzio: la casa è deserta, la campagna lì intorno muta, i vicini sembrano spariti, guardo il cielo…mi viene in mente RUN WITH WOLF dei RAINBOW … There’s a hole in the sky something evil’s passing by …. sento che qualcosa o qualcuno mi sta guardando. Inizio ad avere i brividi, un alito di vento caldo mi avvolge i pensieri, scruto tutt’intorno ma non vedo nulla, eppure la sento, c’è una presenza…il maligno? Quasi quasi spero di sì, perché col diavolo ho un conto in sospeso. Mi faccio coraggio, ma vorrei tanto che Lorenz e Jaypee fossero qui. Continuo a sentire due occhi puntati su di me. Sono all’erta, i sensi sono un radar che scandaglia tutto, sento già un odore solfureo, mi dico di non impressionarmi se un essere col piede caprino mi si para davanti, vado in garage, prendo la DANELECTRO e vado incontro al mio destino. Avanzo con fare accorto verso la campagna, lo sguardo dell’essere misterioso mi trafigge, sono vicinissimo, ormai ci sono …  Robert Johnson dammi la forza …  mi inoltro nel campo dei malghetti e…oh, ah, è la gatta Raissa.

(la gatta Raissa)

Un’ora e mezzo più tardi arriva Pol, il cantante. Due chiacchiere tra amici, un ripasso dei pezzi dei BOSTON e due dritte su come scaricare torrent bootleg da Dimeadozen. Subito non ci faccio caso, ma Pol ha con sé un quadernino su cui prendere appunti. Il quadernino sembra provenire dagli anni ottanta, una copertina che non si riesce a descrivere, fogli a quadretti. Mi rendo conto che anche Pol è un uomo di blues.

(il quadernino di Pol)

Un paio di birre (per lui), due nozioni informatiche, CAN’T GET ENOUGH dall’ultimo bluray della BAD COMPANY, il divudì PHOENIX RISING dei Deep Purple mark IV con la discutibile performance di Tommy Bolin al Budokan di Tokyo, A MAN I’LL NEVER BE dei Boston chitarra e voce. Elaborazione di qualche blues doloroso, conferma del fatto che anche per lui QUEL CHE CANTAI è la mia TEN YEARS GONE, riflessioni sulle vibrazioni positive che la CATTIVA COMPAGNIA rinata sta dando a tutti quanti e, alla fine, malgrado il caldo, tisana della sera per entrambi da veri uomini di blues.

(Pol & Tim)

FOR THOSE ABOUT TO ROCK & MALGHETTI BLUES

3 Lug

Venerdì sera Lorenz è venuto qui alla House Of Blues, dopo la cena e una gradita telefonata di Beppe Riva (e scusate se è poco!) io e il guitar hero di Littlevineyard ci siamo messi  più o meno diligentemente a tirar giù ed arrangiare le parti di chitarra di MORE THAN A FEELING e A MAN I’LL NEVER BE dei Boston. Pol, il cantante della CATTIVA COMPAGNIA, vuole farli assolutamente quindi dobbiamo rimetterci al suo volere :-).

(Tim & Lorenz – hard rock blues brothers)

Lorenz stravede per TOM SCHOLTZ e anche io sono legato allo spilungone del  Massachusetts (ma in realtà è nato a Toledo, Ohio): i primi due album dei Boston usciti quando ero ragazzino hanno contribuito a formare il mio cuoricino rock. Nonostante questo, riprodurre in maniera convincente pezzi dei Boston – e questi due in particolare – non è per niente facile, vedremo in seguito se riusciremo nell’impresa. Tra un cosa e l’altra, un arpeggio, un assolo, un aneddoto sul tour del 1975 dei LZ, un Jim Bean, una tisana depurativa e Lorenz che mi fa provare un assolo su uno dei nostri pezzi e mi dice “Bello Tim, questo lo fai tu perché hai centrato il senso meglio di me” (ed è un po’ come se Beppe Riva e Giancarlo Trombetti mi dicessero rispettivamente: “Tim, gli articoli sugli ELP e su Frank Zappa li fai tu perché ti vengono meglio”), spengo la lucina sul comodino alle 02,30.

Sabato mattina la sveglia suona alle 06,30 ed inizia uno dei miei sabati piuttosto pieni con poche ore di sonno alle spalle. Termino le tribolazioni alle 18,30, mi metto sul divano e invece di dormire un po’ mi sparo il nuovissimo bluray LIVE AT WEMBLEY (aprile 2010) della (o dei, come direbbbe Polbi) BAD COMPANY. Son lì che mi godo il ritorno in Inghilterra della mia band preferita in assoluto (beh,…una delle tre) e mi viene in mente che stasera Lorenz suona in provincia di Verona con gli Ecromad (Ac/Dc tribute band) … pazza idea…

Porto con me la mia navigatrice preferita (Lasàurit) e alle 20,30 entro in macchina. Passiamo l’autostrada del Brennero al tempo di DOWN TO EARTH dei Rainbow e NURSERY CRYME dei GENESIS. Alle 21,40 siamo ad Arbizzano, frazione di Negrar a nord di Verona. Lorenz non se l’ aspetta, lo vedo lì al tavolo con gli altri membri della band, si gira, mi vede, corre ad abbracciarmi e dichiara ai suoi amici con fare solenne “ragazzi, questo è il mio fratellone”. Andiamo al bar, ho bisogno di un caffè, Lasaurit prende un succo alla pera e Lorenz un whiskino. Nei 40 minuti che separano dall’inizio del concerto parliamo di rock naturalmente, non ne abbiamo mai abbastanza.

L’OFFICINA DEGLI ANGELI è un Live Music Bar piuttosto grande con un ampio cortile in una zona industriale, i ragazzi suonano all’aperto … ci sono 18 gradi, fa un freddo porco lì fuori, ma con un paio di thè caldi e lo spettacolo degli ECROMAD riusciamo a scaldarci. Il cantante del gruppo sembra un vero PROBLEM CHILD, e si immedesima perfettamente nella parte … più Bon Scott che Brian Johnson. Il gruppo più che proporre i successi della band australiana (che comunque ci sono), si appoggia ai pezzi meno scontati dei primi album…e per un momento mi immagino gli AC/DC nei bar australiani nel 1974. Il senso sembra quello. Bravi ragazzi. Vedere Lorenz suonare è sempre una emozione: quei suoi assoli, le sue mosse, la chitarra suonata coi denti, quell’innato senso rock, come si veste… … che spetàcol! Durante SHOOT TO THRILL lego alla sedia Lasàurit, notoriamente incapace di trattenersi al suono di quel pezzo.

(Gli Ecromad ieri sera ad Arbizzano – Lorenz è il secondo da sinistra)

(Lorenz forefront)

Il concerto finisce, dopo 15 secondi è di nuovo da noi. Parliamo del concerto per due minuti e poi di nuovo a discutere di Rock. Poco dopo ci rimettiamo in macchina e via di nuovo verso Reggio Emilia.

Sulla Brennero Highway Làsaurit si addormenta. Rimango solo con i miei pensieri. La Croma Blu è sui 130 km/h. Il termometro esterno segna 13 gradi, la notte è calma, non c’è traffico e le luci degli autogrill ogni tanto sfrecciano alla mia destra. Sono stanco ma sveglio. Mi interrogo sulla forza del rock, quella che malgrado le poche ore di sonno delle notti precedenti e del sabato piuttosto pieno mi spinge a fare 125 km (e altrettanti al ritorno) per andare in un posto in culo al mondo a vedere una tribute band degli AC/DC … sì, certo, ci suona Lorenz ma questa cosa va anche al di là. C’è un bisogno rock di fondo che mi scuote.

Riflettevo dunque sul fatto che – almeno per quanto riguarda me – è il rock che mi fa muovere e che più vado avanti con l’età e più ho bisogno di Hard Rock, mentre molti dei miei coetanei si avvicinano a cose più soft, più etniche, più world music, più jazz, più acustiche …insomma cose insopportabili.

Penso a Lorenz, cosa gli resterà del comunque magro compenso che ha ricevuto stanotte, dopo aver tolto la autostrada, la benzina, l’usura della macchina? Gli resteranno 25 euro?Ma come dice lui, “non lo faccio per questo, lo sai” già, è il brivido di una serata in cui ha suonato rock a tutto spiano che conta, e fa niente se è una tribute band. (Tra l’ altro, stasera – intendo domenica sera – Lorenz replica sempre in provincia di Verona con l’altra sua band, i PAWNDEG – che pronunciato all’emiliana significa “Topastro”-, in cui suona anche Jay Pee).

Il bip del telepass al casello di Campogallo,  altri venti minuti e parcheggio la macchina in garage. Leggo due pagine dell’ultimo Dylan Dog e spengo la luce. Sono le 3,30.

Alle nove mi sveglio, e invece di trovare me stesso in uno stato pietoso, sono piuttosto arzillo: ho il rock ancora in circolo. Faccio colazione, ascolto SANDY DENNY, scendo a dar da mangiare ai gatti e mi immergo ancora una volta nel senso blues che hanno i malghetti intorno a casa. Come ho già scritto, dalle mie parti per “malghetti” si intendono le coltivazioni di Mais.

(prugne e malghetti – foto TT)

Sono ormai nel loro splendore massimo: infinite e alte chiome verdi tutto intorno con le pannocchie ormai pronte.

(malghetti – foto TT)

(Fichi e malghetti – foto TT)

Ho un rapporto carnale con la mia terra, con l’Emilia Romagna, con Modena e Reggio in particolare, queste campagne piatte,  proletarie e imperfette, questi malghetti, questi campi di erba spagna, questi vigneti che come l’edera sono avvinghiati al mio animo mi pongono in uno stato di blues febbrile che mi porta spesso all’ autocombustione.

(Dai Patuzzo, tieni l’Inter!)

Scatto qualche foto, ringrazio Lasàurit che mi ha dato riparo in questo posto in riva al mondo, cerco di convincere il gatto Pato (ma come sapete io lo chiamo Patuzzo) – che è milanista coma la sua umana di riferimento – a tenere L’Inter e poi torno qui, nella stanza dello stereo, metto su il II dei BLACK COUNTRY COMMUNION e torno a veleggiare nel mare del rock. Cazzo, che bello!

For those about to rock …. I salute you. Fire!

AMAZZONE

29 Giu

(amazzone)

“guerriera ardita, che succinta, e ristretta in fregio d’oro, l’adusta mamma, ardente e furïosa tra mille e mille, ancor che donna e vergine, di qual sia cavalier non teme intoppo.”

(Virgilio – Eneide)

Stamattina ero in giro per Stonecity, cose di lavoro, e in macchina mi ascoltavo BROTHERS AND SISTERS degli Allman e per quanto mi entusiasmassi nel sentire per la milionesima volta RAMBLIN’ MAN e cercassi di immedesimarmi nel ritratto fatto da DICKEY BETTS, ricadevo nella realtà e quindi finivo nei COME AND GO BLUES di cui cantava poco dopo GREGG ALLMAN.

Cercavo sollievo in uno scambio di sms con Lorenz, ma anche lui era preda dei nostri soliti blues (in ufficio, pensando alla session della notte scorsa da lui fatta su nuovo pezzo su cui stiamo lavorando insieme …cioè lui si fa il culo a registrare tutto mentre io mi limito a spedirgli abbozzi di canzoni chitarra voce).

Torno in ufficio, ho un po’ di cose da sbrigare… Lakèrla indaffarata, gli altri chini sulle loro cose,  io che guardo fuori dalla finestra e sospiro.  Aggiorno i miei appunti relativi alle tecniche di stampa riguardanti la verniciatura (Drip Off UV: più costosa del Drip Off normale ma meno costosa della UV Serigrafica, rapporto qualità prezzo molto buono…insomma robe esoteriche). Ordino una nuova stampante al nostro fornitore di fiducia, prendo accordi con le nostre collaboratrici esterne per organizzare al meglio il periodo per noi più impegnativo …luglio, agosto, settembre (nero) …riguardo fuori dalla finestra, sospiro di nuovo…e poi lo vedo, un furgone bianco si ferma davanti all’ingresso, il corriere suona il campanello…vuoi vedere che…sììììì…è arrivato il pacchetto di AMAZON UK. Evvai, un po’ di sollievo in questa vita blues.

Deluxe edition, Special Edition, Legacy Edition, Box Set, Cofanetto, Remaster …. parole magiche.

COWBOYS A LEVIZZANO RANGONE

25 Giu

Ventennale dei Tacchini Selvaggi

Nell’ambito del FARM AID di Levizzano Rangone (MO), ieri sera – nel cortile del castello- festa grande per i TACCHINI SELVAGGI (gruppo country/southern rock). Sono amico con Suto (Giancarlo C. – uno dei due cantanti-chitarristi) da almeno 21 anni e da circa un lustro con gli altri due membri storici del gruppo (Mauro M. e Daniele M.), non potevo mancare quindi  anche perché è con loro che devo condividere la mia bassista preferita, Lasàurit. I ragazzi festeggiavano il ventennale del gruppo, la serata sarebbe stata piena di ospiti (tra cui March) e mi sarei visto con Lorenz e Jaypee. Gioco sempre a fare un po’ lo snob con i TACCHINI e con la loro iconografia fatta di bandiere sudiste, balle di paglia, cappelli da cowboy, stivaletti da cowboy, musica da cowboy. Uno cresciuto con PAUL RODGERS, JIMMY PAGE, gli EMERSON LAKE AND PALMER  e un certo modo di pensare europeo non è che si trovi proprio a suo agio tra quelle melodie e quelle tematiche, ma bere un goccio di Wild Turkey ogni tanto fa sempre bene.

(Il castello di Levizzano Rangone)

E’ venerdì sera, chiudo l’ufficio e da Stonecity mi dirigo verso Levizzano. Arrivarci è sempre un balsamo per l’anima…il dolce declivio delle colline, quei vigneti che ricamano il profilo delle stesse, il castello che ti appare all’improvviso sulla sinistra dall’altra parte della piccola valle mentre lo stereo della macchina passa SIMPLE MAN (non  quella LYNYRD bensì quella della BAD COMPANY). Non sono nemmeno le 20, i ragazzi sono ancora in braghe corte (braghe corte? Ma cazzo! an s’è mai vest Johnny Winter in breghi curti!), hanno da poco terminato il soundcheck. E’ già presente anche March, che cantò col gruppo per un certo periodo anni fa, sono qui anche per lui, è la sua rentrèe…non calca un palco da 5 anni e lo sento emotivamente coinvolto, con lui c’è Miss Rigby, la sua groupie.

(March e Miss Rigby – foto Lasàurit)

Arrivano anche Lorenz e Jaypee. Ordiniamo grigliata e patatine per tre. La atmosfera (e i tempi di attesa) sono quelli da allegra festa paesana. I Tacchini stanno mangiando le loro pizze, Daniele – il batterista – nella sua ci trova dentro un chiodo.

(The nail in Daniele’s pizza – foto by Lasàurit)

(Lorenz, Jaypee & Tim waiting for the grigliata – foto di Lasàurit – notare l’uomo dietro di noi che vuol entrare nella foto)

(Lorenz, Lasàurit, Jaypee – foto TT)

I tavoli su cui mangiamo sono posti su un cimitero sconsacrato. Fischietto il primo pezzo del primo dei BLACK SABBATH. La toilette è posta in una chiesa sconsacrata, mi sposto dove un tempo c’era l’altare, tiro una madonna e fischietto il pezzo n.4 del primo album dei BLACK SABBATH con Ronnie James Dio. La serata promette bene.

I TACCHINI salgono sul palco e iniziano il loro spettacolo. Sono un po’ tirati, probabilmente sentono l’emozione della serata particolare, ma pian piano si sciolgono e tornano a trottare di buon passo lungo i loro sentieri. Amici ed ex componenti del gruppo si alternano sul palco. Poco prima di metà concerto è la volta di March. Con lui i Tacchini propongono HOT DOG e DOWN BY THE SEASIDE, due degli episodi più country dei LED ZEPPELIN, e SIMPLE MAN dei LYNYRD SKYNYRD. Vedo March sul palco e riconosco il rock and roll singer che è stato al mio fianco per dodici anni.

(Tacchini Selvaggi a Levizzano – The current line up – foto TT)

(I Tacchini & guests: sudisti a Levizzano – foto di TT)

Accompagno Lorenz e Jaypee al pub giù in paese. Lorenz si beve un paio di MCCallan, io ne assaggio uno e poi mi sparo tre tisane al ribes rosso. C’è un sacco di gente, ma son tutti giovanissimi e giovanissime e bevono un bel po’. Ad un certo punto un paio di fighe vengono verso di noi, ma sono la Giorgia – compagna di Lorenz – e la sua amica. Volevo ben dire! Chi può mai essere – tra quelle giovinette – interessata a tre uomini di blues?

Torniamo al castello. I Tacchini chiuderanno col superclassico FREE BIRD ed è la volta di Lorenz, nostro guitar hero locale.

A fine concerto abbracci e pacche sulle spalle con Suto Mauro e Daniele. Con Lorenz e Jaypee  rimaniamo poi a parlare fino a notte inoltrata. Bella serata. Rimonto sulla Croma Blu, infilo Rory Gallagher NOTES FROM SAN FRANCISCO nelle lettore e torno verso la terra delle teste quadre.

Mi infilo nel letto verso le 3, leggo un po’ l’ultimo numero di LINUS, recito la preghierina a ROBERT JOHNSON e cado in sonno dal sapore Texano.

Sarà anche un caso, ma stasera, mi son guardato su Sky il film CRAZY HEART con JEFF BRIDGES. Ormai e mezzanotte, è ora di tornare sulle mie strade e così chiudo questo sabato di giugno ascoltando la 25 silver anniversary edition di CUT LOOSE di PAUL RODGERS.