PETE TOWNSHEND “Who I Am” (Rizzoli 2013) – TTTTT+

24 Apr

Tra tutte le autobiografie di rockstar che ho letto questa è probabilmente la migliore. TOWNSHEND intraprende con molto coraggio un viaggio dentro alla sua anima nell’intento di dipanarne i lati oscuri, di esorcizzarne le paure e le angosce. Dal bambino lasciato nelle mani di una perfida nonna dove ha sfiorato abusi sessuali al giovane adolescente pieno di insicurezze, dalla meravigliosa rockstar degli anni settanta ai tempi degli WHO al tormentato artista solista dei decenni successivi.

Pete Twonshend WHO I AM

TONWSHEND è uno dei pochi grandi personaggi del Rock a capire appieno il valore sociale e culturale della musica Rock, a sostenerne l’integrità, ad elevarne i contenuti. La purezza della scrittura (seppur rabbiosa e oscura) di TOMMY, WHO’S NEXT e QUADROPHENIA lo indica chiaramente. Il songwriter degli WHO incarna alla perfezione la figura del chitarrista compositore dilaniato da un’anima tormentata e prigioniero della sua arte, del chitarrista al tempo stesso intellettuale e istintivo intrappolato sul confine tra tenebra e sole.

pETE tOWNSHEND

TOWNSHEND parla senza troppi giri di parole delle pulsione che lo hanno portato a toccare i territori della bisessualità, delle droghe e dell’alcol, del matrimonio e delle infedeltà, dell’essere iperattivo e schiavo del superlavoro. PETE si mette a nudo, con coraggio e con tanta umanità.

Pete Townshend 2

Indicativo poi capire come si rapportano personaggi del genere con il loro status, il loro sentirsi creativi sempre e comunque e riferirsi ad ognuno dei loro progetti con enfasi e ridondanza, anche a quelli che magari pubblicano solo perché si chiamano in un certo hanno modo e non per il valore della cosa in sé.

Da citare il continuo impegno nel sociale, il pensiero politico, l’umanità intrinseca in un tessuto spirituale molto complicato.

Leggere questa bella autobiografia è stata anche una occasione per riascoltare gli WHO. Il mio PETE TOWNSHEND è quello con la Gibson Les Paul e comunque quello  degli anni 1969/1978. Da TOMMY a WHO ARE YOU  dunque. Risentire in sequenza la loro discografia fine sessanta e anni settanta, mi ha fatto ricordare quanto io faccia fatica -negli ultimi anni – ad ascoltare KEITH MOON. Il drumming a tratti è esaltante, ma troppo, troppo, troppo spesso monocorde. MOON esegue la stessa figura in continuazione, non chiude mai sul charlie (l’hi hat insomma), non tiene quasi mai un tempo, è sempre lì che fa un casino d’inferno. Mi si potrà obbiettare che questo è il bello degli WHO, beh… forse… e comunque fino ad un certo punto. Essendo cresciuto con JOHN BONHAM o comunque con quei batteristi che usavano solo un tom e 2/3 timpani, non è facile per me ascoltare un pazzo che usava 7 tom e 7 timpani.

L’ edizione di cui parlo è quella italiana del 2013, dunque leggermente aggiornata rispetto alla prima del 2012. Bella confezione con foto (anche a colori) all’interno e copertina su carta soft-touch che dà quell’effetto di morbidezza al tocco.

 

PeteTownsendMT

Verso la fine TOWNSHEND scrive : ” E pur facendo parte della classe riocca e privilegiata, il mio cuore e le mie azioni sono ancora quelli di un socialista militante, pronto a stare dalla parte dei perdenti, degli sconfitti e farli divertire nei limiti delle mie possibilità.”

Che uomo di blues meraviglioso. WE LOVE YOU, PETE!

LE STORIE n.19 “Scacco Alla Regina” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,50) – TTTT

23 Apr

Il filone steampunk mi piace parecchio e questo SCACCO ALLA REGINA ne è un bell’esempio. Lettura piacevolissima.

 

BONELLI LE STORIE SCACCO ALLA REGINA

 

LE STORIE N.19 “Scacco Alla Regina”

Uscita:12/04/2014
Soggetto: Giovanni Di Gregorio
Sceneggiatura:Giovanni Di Gregorio
Disegni:Alessia Fattore e Maurizio Di Vincenzo
Copertina: Aldo Di Gennaro

Londra, 1851. L’impero britannico celebra la gloria del progresso tecnologico con la prima, imponente Esposizione Universale. Vero e proprio orgoglio della scienza inglese è Adam, il prodigioso “computer” alimentato dalla forza del vapore, che affronta il celebre scacchista Fiehedrssen in una partita destinata a fare la Storia… Ma, mentre i due giocatori muovono i loro pezzi, un assassino inafferrabile comincia a insanguinare le strade della città. Quale segreta relazione lega il match al suo progetto omicida?

LUKAS “Deathropolis” (Bonelli – aprile 2014 – Euro 3,30) – TTTT

22 Apr

Nuovo mensile della Bonelli. Di solito il genere in questione non mi prende…ridestati, zombie, splatter, atmosfere gotiche non fanno per me, ma questo primo numero di LUKAS mi è piaciuto. L’inizio è promettente, vediamo come sarà il prosieguo. La serie, mi par di capire, durerà 24 mesi.

lukas-1-Bonelli

 

LUKAS ” Deathropolis” n.1 – aprile 2014

Uscita:marzo 2014

Soggetto: Michele Medda

Sceneggiatura: Michele Medda

Disegni di: Michele Benevento

Copertina: Michele Benevento / Lorenzo De Felici

Ritorna dalla tomba, senza un nome e senza memoria: chi è il misterioso Ridestato che si aggira per le strade della metropoli?

Tra le strade di una grande città, segretamente in mano alla setta dei Ridestati – persone tornate dalla morte, affamate di carne umana –, c’è un Ridestato diverso da tutti gli altri. È uscito dalla tomba senza un nome, e si fa chiamare Lukas.

Lukas avverte qualcosa di simile all’empatia, perché dalla tenebra che avvolge il suo passato affiorano ricordi della sua vera vita. E prova disgusto all’idea di cibarsi di carne umana. È un cane sciolto che vuole vivere fuori dal branco, e per di più s’illude di condurre una vita normale. Ha conosciuto una ragazza che più normale non si può: Bianca lavora in un’agenzia di pubblicità, è separata e ha due figli adolescenti, Brian eJessica. 

Lukas fantastica di lasciare la città in compagnia di Bianca, e di ricominciare un’ennesima vita. Il suo è un sogno di normalità, di una comune quotidianità trascorsa alla luce del sole.

Ma se potesse ricordare interamente il suo passato, Lukas non cercherebbe la luce. Al contrario, tornerebbe a nascondersi, se conoscesse la ragione della feroce caccia che Wilda Belsen – spietata leader dei Ridestati – ha scatenato contro di lui…

Lukas dovrà lottare, dunque, per difendere il suo sogno. E per la vita delle persone a lui care…

INTERVALLO: Ivan Graziani “Pasqua” 1981

20 Apr

 

ivan_graziani_-_seni_e_coseni_-_front

Mi accorgo adesso che è già Pasqua sarà che piove dentro ai raggi del sole

e forse che ho mangiato troppo e non voglio più cioccolata.

E mentre si ride forte il resto della gente si abbuffa e arriva il conto che quasi fu una truffa

 e usciamo fuori dalla trattoria mentre un pazzo sta parlando alle mosche

nella mia anima c’è un cane enorme che sbadiglia e muove piano la coda

lasciatemi solo, voi non mi chiedete non so dove andrò ma questa Pasqua non la scorderò.

 

 Che farò, che farò alle tre del pomeriggio e poi, e poi è Pasqua che farò, che farò alle tre del pomeriggio e poi…

 

E attraversato tutto il ponte a piedi mentre il pazzo mi corre vicino

 mi urla forte che ero anch’io un artista che per la fame poi, ha perso la vista.

“Cinquemila lire, sussurra ti faccio andare con mia sorella non è un gran ché è vero ma ho soltanto quella”

E poi mi tira forte per la giacca urlando “Questa terra è tutta da bruciare”

 Urla e si aggrappa forte ad un lampione e poi mi chiede se ho da fumare.

Ma vattene scemo, vai e vai ad impiccarti dove vuoi che me ne torno per i fatti miei.

 

Che farò, che farò alle sei del pomeriggio e poi e poi è ancora giorno che farò, che farò alle sei del pomeriggio e poi…

 

E son tornato sotto casa tua anche se non è più come allora

e il tempo è stato un giustiziere per i miei e per i tuoi anni.

Ma si scoglie con il sole la neve io non ricordo più le tue parole tornassi indietro almeno proverei

 le tue collane di girasole quanto amore, quanto, quanto amore

una sigaretta illuminava le tue labbra poi fra le mie tu giocavi col fumo.

 Ma non mi dire no stasera almeno tu non mi dire no che questa Pasqua non la scorderò che questa Pasqua non la scorderò… che questa Pasqua non la scorderò.

 

INTERVALLO: CHEAP TRICK “Mandocello” (1977)

18 Apr

 

Cheap Trick - Cheap Trick - Front

Gibson mandocello

Gibson mandocello

 

I can hear you laughing
You’re a million miles away or you’re here
I will never leave you
But I’m a million miles away and I’m near

I’m the thoughts you’re thinking
But you’re a lifetime away from your home or you’re here
I, I can see you crying
You’re a million miles away or you’re here

Look at me like I look at you
Think of me like I think of you
Speak to me like I spoke to you
Dream of me, how I dream of you

I can hear you thinking
You’re a million thoughts away
I’m the dreams you’re dreaming
I’m a million dreams away or I’m near

We can go down slowly like the rain
I could leave and be with you again, oh
I could be your lover, let’s pretend, oh

Songwriters
RICK NIELSEN

Published by
Lyrics © Sony/ATV Music Publishing LLC

million miles away

ANN & NANCY WILSON “Kicking & Dreaming – A Story Of HEART, Soul, and Rock & Roll (HarperCollins2013) – TTTTT

16 Apr

Ennesima bella biografia (in inglese) relativa ad artisti Rock. Sembra proprio che le rockstar abbiano capito che mettersi a nudo è l’unico modo per attrarre  lettori e appassionati…e per elaborare certi fatti. Una sorta di psicoterapia, insomma. Pure qui non ci sono riferimenti precisi circa dati tecnici, tour, date, concerti, ma il punto di vista onesto di chi stava sul palco, di chi attraversava quegli anni vestito da stella del rock è molto, molto interessante. ANN & NANCY WILSON - KICKING & DREAMING 019 CHARLES R. CROSS ha costruito bene l’impianto del libro, che è basato sulle testimonianze delle due sorelle WILSON e di alcuni comprimari. L’ingenuità dei primi anni, le situazioni blues dei primi concerti, gli imbarazzi sessuali, il gioco delle coppie all’interno della band, la cocaina, l’alcool, gli orizzonti perduti, le vessazioni maschiliste, c’è di tutto dentro al libro.

HEART anni 70

HEART anni 70

ANN e NANCY vanno proprio nel profondo, parlano del loro problema con l’infertilità, ANN parla di come era dura a scuola essere grassa e balbuziente (sono magro, ma ne so qualcosa, baby), e si sofferma spesso sul problema del peso che la tormenta ancora oggi. Tutto molto umano e profondo. Senza girarci troppo intorno dico che anche questo è un gran bel libro, libro che, se non avete grossi problemi con l’inglese, non dovete perdere.

HEART dal vivo nel 1977 - Photo M. Ochs-getty images

HEART dal vivo nel 1977 – Photo M. Ochs-getty images

PS: certo, ogni tanto i LED ZEPPELIN fanno capolino.

HEART LA 1979

HEART LA 1979

CLAYTORIDE “For His Wine & Chamber” (LSD 2013) – TTT½

15 Apr

CLAYTORIDE (pronunciate a piacere), gruppo di Thiene (Vicenza). Nel 2012 pubblicano l’ep Age Of Innocence, l’anno successivo questo FOR HIS WINE CHAMBER. L’album contiene solo 7 pezzi e già questa è una cosa di per sé positiva. Solo perché i cd possono avere una “capienza” molto ampia, non è detto che si debba riempirli di musica fino all’orlo. Rimango dell’idea che un album debba avere dai 7 agli 11 pezzi e andare dai 30 ai 40 minuti. I riempitivi meglio che i musicisti li tengano nei cassetti.

Altro aspetto positivo è il metodo di registrazione  scelto: analogico (presso lo studioProsdocimi). Mica male per un band giovane scegliere una strada del genere. Il disco è poi stato prodotto da Mike3rd ed è stato  masterizzato dal produttore californiano Ronan Chris Murphy. Questo sta a significare che il progetto è di una certa importanza, e che va al di là della solita autoproduzione o poco più.

CLAYTORIDE fOR hIS wINE aND cHAMBER

La cartella stampa che accompagna il cd sottolinea più volte che il gruppo propone un graffiante rock contemporaneo che ingloba influenze classicamente hard, post-grunge, alternative e neopsichedeliche.

Cosa significhi esattamente rock contemporaneo io non lo so, mi par di capire che la band rifiuti paragoni con musica del passato e gli stereotipi della musica Rock. Leggo in rete una loro intervista dove dichiarano:

“Siamo 5 amici che ascoltano musica spesso totalmente diversa tra loro: ci sono sicuramente musicisti o band che preferiamo o che ci emozionano maggiormente, ma noi vogliamo fare il nostro sound; non siamo mai riusciti a paragonarci o ispirarci a nessuno, lo consideriamo semplicemente come un “paletto” che impedisce ad un artista di essere totalmente spontaneo e fedele a sé stesso. Sennò che gusto ci sarebbe?”

Approfondendo un po’, vedo che in rete appaiono diverse cose su FOR HIS WINE & CHAMBER, ma tutte riportano le stesse cose contenuta nella cartella stampa. Siamo proprio alla frutta. Nessuno che si esponga, che abbia voglia di ascoltare davvero i dischi e che abbia il coraggio di riportare le proprie impressioni, giuste o sbagliate che siano.

Va beh, lasciamo stare e veniamo al disco.

Non è musica che io ascolterei abitualmente, quindi corro il rischio di influenzare il giudizio con la mancata scintilla tra la musica dei CLAYTORIDE e la mia anima, ma come ho scritto nell’introduzione della recensione ai SYNDONE, non è male ogni tanto uscire da propri territori, confrontarsi con sapori diversi da quelli che a cui si è abituati. I musicisti odiano il momento in cui chi parla dei loro pezzi tira in ballo nomi di altri artisti che vengono alla mente, è così anche per me, nel mio piccolo, ma già dalle prime note di IGNORANCE mi è istintivo pensare ai CURE. Quel procedere in modo un po’ sbilenco ma in perfetto controllo, quelle atmosfere un apaticamente sofferte, quella lucida depressione british fine settanta/inizi ottanta, per me sono inequivocabili.

Lo dico come constatazione, senza accento critico, anche perché il brano mi piace.

In generale devo dire che pur cercando diversificazioni ritmiche, l’approccio alla scrittura dei brani rimane troppo simile, così gli stessi finiscono per assomigliarsi. E’ un peccato perché il gruppo potrebbe avere cose da dire. OCEAN’S RETURN ad esempio lascia trasparire un certo potenziale.
A mio avviso il gruppo dovrebbe provare ad uscire dalla formula “intro con trame di chitarre/sviluppo ritmico/cantato strascicato”, ma alla fine che ne posso sapere io, sono solo un classic rocker con un sacco di blues.

INTERVALLO – coppietta backstage al Monsters Of Rock 1990, Donington Park, UK

14 Apr

 

Patricia Ecker, Jimmy Page, James Patrick Pafe jr (con bambinaia)

Patricia Ecker & Jimmy Page

INTERVALLO – Mason Ruffner “Lady Moon” (1985)

13 Apr

 

Mason Ruffner first album 1985

LADY MOON
Well, it’s late December but I feel like it’s the middle of June
Well, it’s late December but I feel like it’s the middle of JuneMy poor heart is pumpin’ I just seen Lady Moon
A woman’s just like a cat,
She knows how to shine like gold
A woman’s just like a cat,
She knows how to shine like gold
She’s got that look in her eye
She’s got the moon in her soul
She wears dark sunglasses
She wears a black leather glove
She wears dark sunglasses
She wears a black leather glove
She don’t never take off those dark sunglasses
Not even when she’s makin’love
I thought I could handle women
But she hit like a harpoon,
I thought I could handle women
But she hit like a harpoon,
She stole my heart and popped it like a balloon

Lady Moon, Lady Moon
Why don’t ya come back soon
Lady Moon, Lady Moon
Why don’t ya cone back soon
I’m crazy, crazy ‘bout Lady Moon

She said she’s from the North Pole,
But I believe she’s from New Orleans
She said she’s from the North Pole,
But I believe she’s from New Orleans
She keeps me stiff as a board
And she keeps my pockets clean
She don’t look like no witch but,
She knows how to hypnotize
If they gave awards for being messed up
I could win 1st prize
I’m sitnn’ here waitin’, waitin’
For the moon to rise

(Repeat Chorus)

Jimmy Page & Mason Ruffner 1985

Jimmy Page & Mason Ruffner 1985

OH JIMMY – The Jimmy Page Fanzine n.6 – october 1986

11 Apr

Ottobre 1986, capitolo 6. Introduzione surreale dedicata ad uno dei miei autori preferiti, ITALO SVEVO, bianca di copertina courtesy opf DOM GIARDINI, in volta invece un disegno di FREDA HYATT, una fan inglese con cui ero in contatto a quei tempi. Di nuovo riflessioni sulla possibile reunion dei LZ (oggi sappiamo che nell’ottobre del 1986 era tutto morto da tempo), traduzione della intervista a PAGE apparsa nel luglio di quell’anno su GUITAR WORLD, articolo su PAUL RODGERS scritto da DAVID CLAYTON, responsabile della fanzine FREE APPRECIATION SOCIETY. Solita paginetta dedicata ai nuovi bootleg; alle prese con con le rehearsals del 1980, cado nell’errore di credere alle voci che circolavano allora, ovvero che si tratti di registrazioni fatte il 24 settembre 1980, giorno di ritrovo dei quattro zeppelin per la preparazione del tour americano di quell’anno (purtroppo mai avveratosi); come sappiamo (oggi) in realtà sono registrazioni di prove fatte dal gruppo nel maggio 1980 per il tour europeo di giugno/luglio. Recensioni extra LZ& Related nell’ultima pagina, troppo avaro il numero di i lughe per DAVID LEE ROTH e QUEEN, ad entrambi i dischi ne andava data almeno una in più.

OH JIMMY N6

 

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OH JIMMY N6