Le reunion sono una delle cose inevitabili della vita, se sei una delle poche rockstar che non ha bisogno di soldi alla reunion pensi comunque perché hai di nuovo voglia di essere adulato e di richiamare folle oceaniche, se sei una delle molte rockstar che, nonostante i dischi primi in classifica negli anni settanta, ha bisogno di soldi, rispolverare il vecchio magico brand ti assicura un riscontro dignitoso. Poco importa se alla chitarra hai un altro al posto dell’originale guitar god, o se ti ritrovi insieme al tuo chitarrista storico e tre sconosciuti a suonare sulle rive del Po in un contesto quasi paesano. Sei poi hai pochissimi soldi la reunion, fosse anche con un solo membro originale, è essenziale per il tuo mantenimento. I LZ sono uno dei quattro cinque gruppi che non han bisogno di soldi, il brand vale moltissimo (e un po’ come quello APPLE per la tecnologia, genera frenesia), le uscite sono centellinate e quasi sempre soggette ad un quality control quasi ossessivo (il che a volte si trasforma in una cosa negativa). Se esce un nuovo live ufficiale degli YES vende 20.000 copie, se ne esce uno dei LZ vende 1.000.000 di copie… una discreta differenza.
Nel 2007 hanno fatto questa reunion per beneficenza a favore dell’AHMET ERTEGUN EDUCATION FUND, così, per celebrare il loro mentore nonché creatore della più bella etichetta discografica di tutti i tempi (la ATLANTIC ), hanno deciso di rimettersi insieme per una sera insieme al figlio del loro batterista scomparso per un ultimo ruggito (arrugginito) nel tentativo di far scordare le tre tristissime reunion passate (LIVE AID 85 / ATLANTIC 40TH ANNIVERSARY / ROCK AND ROLL HALL OF FAME 1995). Record di richieste per i biglietti, evento mediatico planetario, etc etc… quello che il nome LED ZEPPELIN può scatenare insomma. Naturalmente il tutto è stato filmato e nonostante abbiano impiegato cinque anni per decidersi, ecco che oggi esce il film e tra un mese il Bluray o DVD + CD. Fare uscire qualcosa di ufficiale dei LZ attuali incentrato su una sola data, da una band sciolta dal 1980 con un chitarrista che ha smesso di essere tale nell’estate del 1973, è un atto coraggioso, perché il paragone col passato sarà impietoso e soprattutto perché Jimmy Page farà la solita figura, diciamo così, non del tutto convincente. Ma le pressioni devo essere state forti, il giro di soldi che può nascere da una cosa del genere è evidentemente troppo grosso per essere snobbato.
Il martedì sera entro in clima CELEBRATION DAY, a cena nel posto in riva al mondo ho il mio amico RISE e la sua compagna MARIE, due finlandesi amanti dell’Italia. Quasi ogni anno si fanno una settimanina da noi, e quasi ogni anno si fermano a MUTINA o a REGIUM LEPIDI per vedermi e cenare insieme. RISE ovviamente l’ho conosciuto grazie ai miei giri zeppelin. Parliamo di tutto e quindi anche di LZ davanti ad una cenetta niente male cortesy of the groupie: tris di primi (cappelleti in brodo, tortelloni di zucca, tortelloni verdi), sfogliate di manzo con salsina di rucola e sedano, torta “sbrisolona”, sangiovese della gran riserva del Marchese (il mio amico Ludo), birra artigianale (già… il mio finnish friend beve contemporaneamente vino e birra). Verso le due li riaccompagno all’hotel St. Lorenz (il nome è tutto un programma e non posso non pensare al mio fratellino guitar god di Litte Vineyard). Mentre torno e attraverso la Regium Lepidi deserta mi ascolto NO QUARTER, al momento dell’assolo di Jimbo sono nelle campagne nere… oscurità, civette, gufi, ombre di animali selvatici, fronde di alberi che sembrano ghermire la blues mobile… mi infilo nella stradina lunga e tortuosa, scendo per aprire il garage… latrati di cani lontani, chiudo la macchina e corro verso la scala. Mi chiudo la porta alle spalle, sono di nuovo al sicuro nella domus saurea.
Arriva il mercoledì, qualche vibrazione negativa per beghe personali, qualche defezione (Paolino Lisoni è bloccato al lavoro, Riff per motivi più seri), ma è ora di mettersi in moto, oggi è il giorno della festa…

Ci presentiamo al cinema UCI (Koochie) di Regium Lepidi puntualissimi. Siamo in preda ad una strana frenesia, siamo io, la bassista preferita, Picca, Sutus e Lorenz. Mi precipito alla cassa con in mano la prenotazione, c’è una discreta fila. Il tabellone della sala 2 dice: Film LED ZEPPELIN, posti disponibili 0 (zero). Uh. Mentre aspetto il mio turno sento che il tipo che ho davanti dice qualcosa a proposito di “una faccia blues” mi guarda e mi fa “ciao sono Lorenzo Stefani”. Cazzo, Lorenzo, uno dei più fedeli e affettuosi followers del blog. Ci abbracciamo e iniziamo a parlare. Abbiamo un sacco di cose da dirci, come se fossimo due buoni amici che non si vedono da un po’. Lorenzo è di Mutina, ma è venuto a Regium per vedere il film insieme a noi, ha prenotato anche il posto vicino al mio. Il tutto tenendomi all’oscuro.
In preda a quella frenesia di cui dicevo prima entriamo nella sala e con nostra grande sorpresa notiamo che è vuota. Già, siamo un anticipo di almeno mezzora (un’ora dall’effettivo inizio del film). La groupie ci scatta una foto nella sala vuota.

(da sx: Suto, Picca, Lorenz, Tim, Lorenzo Stevens)
Pian piano la sala si riempie, qualche posto rimane vuoto, evidentemente qualcuno ha prenotato e poi si è trovato impossibilitato a venire. Entrano ragazzini con le magliette dei LZ… mi rivedo ai tempi di THE SONG REMAINS THE SAME. Ah. Suto con orgoglio mostra la sua. Mezzora di trailer di film dell’orrore, con Picca che inizia a cagarsi addosso e poi, ringraziando satana, finalmente il film.
Avevo già visto il DVD bootleg, avevo ascoltato il CD bootleg, non è che mi aspettassi poi chissà che, ma i commenti entusiastici degli ultimi giorni da parte di fan illuminati mi avevano fatto titubare, vuoi vedere, mi dicevo, che mi sono sbagliato e che Page ha suonato bene?
Purtroppo non è così, Page è il solito Page degli ultimi 40 anni. Questa volta non fa figuracce, ma non brilla nemmeno. Ha avuto tutto il tempo per prepararsi, ha persino finto di essersi rotto un dito per far posticipare il tutto, ma non è riuscito a portare a casa un risultato convincente. Assoli corti, poco fluidi, in alcuni casi brutti, un suono di chitarra a volte davvero lofi, nonostante quel popò di produzione che aveva alle spalle. Certo, ogni tanto ha dato la zampata del vecchio leone, ma non è stato sufficiente. Ai miei occhi – dal punto di vista di Page – era meglio non fare uscire questo film.
Plant mi ha colpito invece positivamente, me lo ricordavo svogliato e poco presente nel bootleg, invece è parso sufficientemente dentro alla cosa, non canta più come un tempo, le tonalità di molti pezzi sono state abbassate (anche di un tono), ma la sua performance è stata buona.
Jones è risultato essere il solito gran professionista, eccellente al basso, bravo alla tastiere (e contemporaneamente alla pedaliera basso). Jason Bonham è stato una sorpresa, meno legnoso di come me lo ricordavo, quasi sempre puntuale e prontissimo sulle figure ritmiche del padre. Fa forse un po’ troppe cose, a volte bisognerebbe saper essere essenziali, ma non dimentichiamoci che era una data unica, molti occhi erano puntati su di lui… in quelle occasioni si tende a strafare.
I primi due pezzi sono un po’ imbarazzanti, i ragazzi sono freddi, un po’ imballati, con BLACK DOG (con headbaging in sala due file sotto di noi) iniziano a smollarsi. JONES col basso fretless in IN MY TIME OF DYING è una novità piacevole.

(Jones, Plant and Page)
FOR YOUR LIFE si conferma come uno dei pezzi venuti meglio, mai fatta dal vivo ai tempi degli Zep originali qui prende la vibrazione giusta e va come un treno. TRAMPLED UNDERFOOT molto buona, NO QUARTER quasi. SIBLY piuttosto fiacca con PAGE sottotono. DAZED ha qualche edit imbarazzante, ma l’intermezzo con PLANT che risponde a PAGE con l’archetto di violino è suggestivo (“Sembra di essere sulla barca di Caronte mentre attraversa lo Stige” dirà la groupie). STAIRWAY tutto sommato non male, in TSRTS PAGE butta la mano, non si capisce bene cosa faccia negli assoli ma non sfigura troppo. Buona MISTY MOUNTAIN HOP e buonissima KASHMIR. Quest’ultima è il miglior pezzo dell’intero concerto. Chitarristicamente parlando è il brano più semplice suonato stasera, in accordatura aperta e senza assoli, ma il superbo incedere viene interpretato a meraviglia. Maestosi i Led in questo frangente. Le ultimi frasi dell’assolo di WLL sono bruttine e in ROCK AND ROLL PAGE riesce persino a perdersi nel riff.
1. Good Times Bad Times
2. Ramble On
3. Black Dog
4. In My Time Of Dying
5. For Your Life
6. Trampled Under Foot
7. Nobody’s Fault But Mine
8. No Quarter
9. Since I’ve Been Loving You
10. Dazed And Confused
11. Stairway To Heaven
12. The Song Remains The Same
13. Misty Mountain Hop
14. Kashmir
15. Whole Lotta Love
16. Rock And Roll

(Page alla premiere di Tokyo)
Il film in sé, come è girato intendo, ci ha un po’ deluso, troppi cambi di inquadrature, ed è incentrato esclusivamente su quello accaduto on stage. Nessun diversivo che dia un po’ di respiro alla cosa, che so un PAGE che arriva in macchina, un PLANT che si sistema la camicia mentre guarda un vecchio disco di blues, un porta di un camerino che si chiude… Poi quello che veniva trasmesso sul grande schermo dietro al palco non mi ha mai convinto.
Usciamo senza dire tanto, ci fermiamo ad un ristorante messicano… Lorenz è il più deluso, è chiaro che vede tutto da un punta di vista chitarristico, il suo voto è 2 MM su cinque, Lorenzo Stevens invece è il più entusiasta per lui le stelle sono 4 SSSS. Suto non si è divertito, tre CCC. Picca elabora un voto diviso in tre parti: PP per il film, PPPP per la performance, PPPPP per l’operazione. La groupie è d’accordo con lui. Le mie stelle sono 3.
E’ stata tutto sommato una serata molto piacevole passata con gli amici a vedere la nostra rock band preferita, seppure in versione terza età.
Prima di salutarmi Lorenzo Stevens mi dice che ha un pensiero per me: 1 cd digipack e un minicofanetto. La prima volta che ci vediamo e si premura di regalarmi qualcosa, come siam soliti fare nella Congregazione del Blues, e pure in confezione digipack. Sono stupito dal senso di fratellanza blues che questo blog riesce ad esprimere.
Ritorno a casa, sono un po’ interdetto, il film non è male, ma vedere per l’ennesima volta un PAGE pallidissima copia di quel che era nel 1973 mi mette tristezza. Faccio il collegamento con un’altra reunion simile, quella del 2010 degli ELP, una data unica con relativo filmato ufficiale, Emerson che pasticcia sulla tastiera, qualche base in aiuto e la forma fisica di Lake fuori controllo. Mica facile conciliare il rock con i segni del tempo che passa.
Considerazioni a tiepido dopo il Celebration Day – di Picca
PERCHE’ MI PIACCIONO I LED ZEPPELIN:
1-perché io volevo diventare un chitarrista come Jimmy Page e invece è Jimmy Page che è diventato un chitarrista come me.
2-perché non li ho mai visti ad una sfilata di Armani o Versace.
3-perché suonano come si suona in sala prove. Non sono mai diventati completamente competenti. Gli idraulici o i chirurghi devono essere competenti.
4-perché non hanno mai avuto coriste nere, sezione fiati, robe pre-registrate o percussionisti napoletani (si lo so…ma Page & Plant è un’ altra storia).
5-perché nella loro musica c’è qualcosa di incompleto, di imprendibile, di lasciato al caso, di dilettantesco. Alcuni la chiamano ARTE.
6-perché il diavolo è quello che ha le canzoni migliori.
7-perché nessun loro brano ha mai pubblicizzato la Levi’s .
8-perché ascoltarli prevede uno sforzo, fisico e intellettuale.
9-perché il prossimo anno saranno 40 anni dall’ultimo assolo ben fatto di Jimmy (auguri!).
10-perché abbiamo sempre pensato che fossero dei virtuosi e invece probabilmente fanno parte della categoria dei ‘beautiful cazzons’ che buttano lì note alla ricerca dell’ estasi (mentre tutti i loro epigoni sono ossessionati a indovinare stacchi, sciorinare diteggiature e ad andare a tempo perdendo di vista Sua Maestà il Feeling), così come Bob Dylan, Miles Davis, John Lee Hooker, gli Who, Howlin’ Wolf, Neil Young, gli Stones, Lou Reed…
11- perché piacciono a Tim Tirelli e Tim Tirelli piace a me.
12- perché se Ludwig Van avesse sentito Kashmir si sarebbe abbonato a Tight But Loose.
13- perché, quando ne ha voglia, Jimmy Page è l’uomo più figo del globo.
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