TITLE: LZ Riders In AZ – Community Center, Tucson, AZ – 28 giugno 1972
LABEL: Tarantura 121-1, 2, 3 / 2012
TYPE: audience
SOUND QUALITY: TTT1/2
PERFORMANCE: TTTT1/2
BAND MOOD: TTT1/2
Versione definitiva (almeno relativamente a quanto circola fino ad oggi) di Tuscon 1972. La fonte audience non è spettacolare, ma in ogni modo la Tarantura sembra sia riuscita a rintracciare le cassette originali della fonte conosciuta come “The Piano Guy”, quindi, seppur in mono, questa versione è la migliore ad oggi in circolazione. Il concerto è tratto dal tour americano del 1972, quello del live ufficiale HOW THE WEST WAS WON, sono dunque i LZ stellari dell’immaginario collettivo, una qualunque data del periodo 1969/1973 era molto spesso un concerto indimenticabile, e questo conferma la regola. Va detto che questa è roba solo per fan dei LZ in senso stretto, di più: solo per fan dei LZ in senso stretto che siano comunque interessati ai bootleg audience anche di non eccelsa qualità sonora. Ho provato un raffronto con la versione in mia possesso (La remastered edition di CRASHINGREVERLY della EVSD fatta da quel gruppo di fan conosciuti come !A Group / Personal Project), ma non noto granché di diverso. Ad ogni modo, ne ho voluto parlare per lasciar sfogorea quel matto di LZ fan che c’è dentro di me.
Nella notte passata se ne è andato LEVON HELM, batterista, fondatore e figura imprescindibile della BAND. Aveva 71, agli ultimi dei quali passati a combattere il cancro.
A lui, oggi rivolgiamo i nostri pensieri. Ciao, grande Levon.
Sto iniziando ad affezionarmi a questi cofanetti della serie THE UNIVERSAL MUSIC COLLECTION, per circa venti euro (adesso sono in promozione a 17,61) ti porti a casa 5 cd rimasterizzati degli artisti a cui sei interessato. Questo di Branduardi contiene i primi tre album di successo dell’artista e ai due relativi album in inglese. Forse si sarebbe potuto omettere questi ultimi due e sostituirli con ANGELO BRANDUARDI (1974) e LA LUNA (1975) per avere in un unico cofanetto tutti gli album originali degli anni settanta, ma alla fin fine va bene anche così.
Cantautore, chitarrista, violinista, la sua musica si rifà a quella medioevale o comunque alla musica italiana ed europea antica. Tre album molto belli, particolari, colti, godibili. Da avere.
Il nostro Polbi ci regala una sua riflessione, volutamente non troppo pesante, su quesiti esistenziali (:-)) che ogni tanto il Michigan boy si pone. Tra tanto parlare di HARD ROCK CLASSICO, ogni tanto un refolo di vento underground/alternativo non può che farci bene.
Carissimi, ormai da tempo questo Blog e’ diventato un universita’ dell’Hard Rock. I contributi in materia di Tim, Riva e Trombetti hanno spalancato orizzonti e dato nuovi colori ad una musica ormai anziana ma viva come non mai. E cosi mi sono (ci siamo) ritrovati a riascoltare band dimenticate o a scoprire cose che mai ci saremmo andati a cercare. Personalmente mi sono sorpreso ad apprezzare cose tipo i Whitesnake o il MSG che avevo sempre snobbato e sottovalutato, divertendomi un sacco. Per non parlare dei BOC, dei quali sono diventato un fan, mentre prima conoscevo giusto un paio di cose…Insomma, ad esplorare la musica con mente ed orecchie aperte ci si guadagna sempre!
Ed e’ in questa direzione che volevo dare questa volta il mio piccolo contributo. Premettendo, a scanso di equivoci, che in campo Hard Rock non ho nemmeno un decimo della competenza della nostra citata trinita’, volevo tentare di proporre un percorso poco serio ed alternativo nelle zone meno Pop Rock del genere, quelle che tradizionalmente in questo Blog sono meno frequentate. Proviamo? Me la passate questa fesseria? Ok, andiamo…Tanto per capirci, seguiremo piu’ le sonorita’ alla Whole Lotta Love che alla Stairway… un po’ piu’ rumore e meno melodie…
Prima tappa del nostro percorso nell’Hard Rock rumoroso e underground, non puo’ che essere alla corte dei Blue Cheer. Chi siano ormai lo sanno proprio tutti, figuriamoci i lettori di questo Blog. Californiani amanti del blues, delle droghe (come tutti all’epoca) e della distorsione, hanno tirato fuori un paio di dischi assolutamente fantastici e, secondo me, fondamentali nei futuri sviluppi del genere. Datati ’67 e ’68 Vincebus Eruptum ed OutsideInside sono forse il primo vero approccio Hard nella storia della musica rock. Nessuno, che io sappia, aveva mai raggiunto questo livello di saturazione sonica partendo dal classico rock blues.La loro Summertime Blues, primo pezzo del primo album e’ il calcione d’inizio di decenni Hard & Heavy, il loro stile sara’ (ed e’ tutt’ora) fonte d’ispirazione per molti, moltissimi gruppi a venire.
(Blue Cheer)
Poco dopo le tempeste elettriche esploderanno ovunque fra America ed Europa, e in una citta’ in particolare prenderanno una piega alquanto singolare. Detroit Michigan, sara’ la culla di un tipo molto particolare di Hard Rock, spesso, a mio modesto parere, erroneamente confuso con il Punk. Le radici ancora una volta affondavano nel blues elettrico, ma cio’ che ne veniva fuori era un sound inedito, una specie di HR urbano, non ammaestrabile e selvaggio.
Amboy Dukes, Stooges e MC5 i protagonisti piu’ noti di questa razza endemica di rockers. La critica ufficiale dicevamo, li considerera’ quasi sempre come precursori del Punk, ma a me sembra un luogo comune riduttivo. Nei loro dischi suonano anche ballate, chitarre acustiche, percussioni, fiati, archi, cori, lunghi assoli e wah wah come se piovesse. Certo, i loro testi parlavano di vita vera vissuta, prendevano posizione e dicevano le cose chiare e senza compromessi, in modi molto lontani da una certa tradizione Hard fatta di imbarazzanti riciclaggi blues, elfi, streghe e folletti. Sicuramente Punk come attitudine, ma musicalmente un ala estrema dell’Hard, pur diversi fra di loro Raw Power, High Times e compagnia rimangono un esempio di liberta’ creativa ricca di colori e sfumature che lasciano il segno.
(Amboy Dukes)
E se Detroit alzava il volume a manetta, Londra non scherzava. Rispetto alle bands americane, da queste parti era spesso il lato oscuro a prendere il sopravvento: High Tide, Atomic Rooster e Leaf Hound, tanto per tirare qualche nome importante, portarono l’Hard verso un Dark Sound fatto di suggestioni esoteriche e atmosfere magiche, sviluppando ognuno uno stile originale, unico. Mentre le comuni Hippies di Hawkwind e Pink Faires si avventuravano nel cosmo inesplorato a bordo di astronavi elettriche anfetaminiche, gli UFO, prima dell’era Schenker, provavano anche loro a scandagliare le stelle con chitarre e batteria. Il risultato e’ spesso sorprendente, e forse un recupero dei primi dischi, specialmente del secondo, potrebbe valere veramente la pena se vi vien voglia di allontanarvi un po’ dallo stile classico della band.
Sempre made in England, Sensational Alex Harvey Band da’ il suo piccolo ma interessante contributo al suono Hard Rock con un paio di album degni di essere ricordati, una voce alla Bon Scott e il chitarrista con il trucco pre-Kiss! E sempre restando in zona trucco, facce dipinte e rossetti inglesila coppia Ziggy- Ronson porta le sonorita’ Hard in ambito Glam, cosi’ come l’Electric Warrior Bolan e i semi sconosciuti Hollywood Brats, band devastante truccatissima e proletaria, che aveva come fan numero uno il grande Keith Moon. Autori di un unico disco che mescola alla grande Glam, Hard & Rock and Roll in un certo modo anticipando quel bellissimo disastro americano chiamato New York Dolls, ma con meno fortuna e piu’ volume.
E visto che ci siamo, che dire delle bambole newyorchesi? Su di loro si e’ detto e scritto tutto e il contrario di tutto, a dimostrazione dell’importanza che la gang ha avuto nei futuri sviluppi del rock. Erano punk, hard o solo r’n’r’? E Johnny Thunder il guitar hero perdente? Io mi pongo queste domande, mentre mia nipote di quattro anni li elegge suo gruppo preferito, insieme alle tarantelle siciliane, senza tante seghe mentali!
Dalle parti di Londra, un attimo prima che il punk arrivi a scombinare le carte in tavola, il trio Motorhead anticipava, e in un certo senso gia’ superava, l’imminente ondata metal. Non li amate molto in questo Blog, i gusti son gusti per carita’, ma e’ innegabile l’enorme influenza che esercitarono in ambito Hard & Heavy.
Ma un altra grande forza spiegava allora le sue ali, veniva dalla lontana Australia e no, non sto parlando degli AC/DC ma dei molto meno noti, ma altrettanto fenomenali, Radio Birdman. Ancora una volta ci troviamo davanti a una band che cammina in equilibrio fra i generi, e di questo riesce a farne un punto di forza. Guidati dal micidiale Deniz Tek, tirano fuori, specie sul primo disco, un Hard di grande impatto e poca (ma essenziale) melodia. Come purtroppo spesso accade, vennero pressoche’ ignorati in vita, per essere poi un culto anni dopo.
(Radio Birdman)
Cosi come accadde ai Sonic Rendezvous Band: incisero un solo 45, praticamente si esibirono live solo in Michigan, ma oggi nutrono estimatori in tutto il mondo, grazie ad un ottima serie di bootleg relativi a show e registrazioni in studio mai pubblicate. Io fra i tanti, non riesco a credere che uno dei piu’ grandi gruppi di Hard r’n’r’ di sempre, per quanto apprezzato sia rimasto una faccenda per pochi iniziati. Ma come e’ possibile che non siano famosissimi, che non piacciano a tutti??? Mah, misteri della musica, destini strani…
Non mi viene in mente molto degli anni ’80 in ambito Hard “non convenzionale” se non l’esplosione, alla fine del triste decennio, dei Jane’s Addiction. Due album, due capolavori, una piccola rivoluzione. E in contemporanea i Living Colour, guidati da Vernon Reid sono forse l’unico gruppo black che mi venga in mente in ambito Hard, unici anche e sporattutto da un punto di vista prettamente musicale, i LC camminavano sempre attraverso i confini dei vari stili, precursori del crossover che attraversera’ tutta la musica degli anni ’90. Raffinati, intelligenti e consapevoli del mondo in cui viviamo, ebbero un breve momento di celebrita’, andando addirittura in tour con gli Stones, ma non duro’, il mercato si e’ velocemente stancato di loro. Ma loro non si sono certo stancati di fare musica, sia come Living Colour che nei tanti progetti paralleli messi in piedi negli anni.
Poi arrivarono gli anni novanta e un appassionato di musica con gusti simili ai miei poteva tirare un sospiro di sollievo. Tante cose interessanti succedevano e in tanti ambiti differenti contemporaneamente. Nel settore Hard arrivarono i venti del deserto con l’onda Stoner guidata dai Kyuss. Tante bands, alcune ancora oggi attive ed interessanti come i Nebula, altre col tempo sepolte dalla sabbia del deserto che le aveva generate. Come tutti sanno, la fiaccola fu raccolta dai Queens of the Stone Age che con Songs for the Deaf realizzarono forse l’ultimo capolavoro di Hard rock originale, ormai piu’ di dieci anni fa.
Da allora un po’ di cose son successe, specialmente in ambito esoterico/dark, che oggi si chiama Doom, Sleep ed Electric Wizard su tutti, la Scandinavia si e’ scoperta patria di un rinascimento neohard, senz’altro sincero ma non direi cosi’ originale e creativo. Dal Canada sono arrivati i Black Mountain, che pur amando certe sonorita’ anni ’70, riescono a renderle proprie e rielaborarle con gusto e inventiva. E con loro arrivo alla fine di questa piccolissima e parziale passeggiata fra alcuni dei suoni e dei gruppi che piu’ amo, e che io penso come facenti parte della famiglia Hard, magari figli (e in un paio di casi anche zii) un po’ devianti, indisciplinati e mattacchioni, ma che ci vuoi fare, alcuni nascono cosi!
(Electric Wizard)
Ma forse sono io che non ho capito niente, e queste sono cose che con l’Hard non hanno a che fare? Spesso nomino queste band con amici che ascoltano cose piu’ classiche e mi guardano strano, stessa identica cosa mi succede con quelli pu’ coinvolti nell’ underground…Mi chiedo, ma insomma che roba mi piace a me? Che musica e’, come si chiama?!?
Visto che Timmy ritarda nel segnalare l’ultimo live offerto in download (mp3 e FLAC) dalla premiata ditta Glimmer Twins, ecco che ci pensa un suo umile discepolo…
L.A. Friday è un concerto registrato nel 75 a (indovinate) Los Angeles durante il primo tour con Ronnie Wood alla chitarra.
E’ uno show (ma guarda un po’) bellissimo, con una scaletta micidiale e alcuni highlights irrinunciabili, tipo una Wild Horses debosciatissima, una Fingerprint File intrisa di umidumi funk, una Midnight Rambler in cui Keef smolla un paio di maroni da parrocchia e una Outta Space a cura di Billy Preston, tastierista ‘for hire’ della band, in cui le Pietre ci danno di blaxploitation manco fossero gli Isley Brothers.
Jagger è già nella versione ‘non vi faccio più capire ne’ un testo ne’ una melodia’: mastica sillabe, rumina parole, accellera strofe e in alcuni casi salta intere frasi in favore di urletti da animatore turistico…però come cazzo porta a casa il concerto Mick non l’ha mai portato a casa nessuno, non so se mi spiego. Il cantante più sottovalutato di tutti i tempi.
La sorpresa numero uno è Mr. Ronnie Wood: con ancora il fiato di Mick Taylor sul collo Woody suona come non ha mai più suonato in vita sua, anche il nostro caro leader Timmy sarà d’accordo.
E’ l’ultimo Stonestour con un sound legato al periodo aureo della band, quello che va da Beggar’s Banquet a Goat’s Head Soup, con suono Gibson sparato da un valvolare bello ciccioso e Charlie Watts che regge la baracca come il Cambiasso del triplete, prima che i ragazzi sentano aria di cambiamento e vadano a comprare gli ampli dei Talking Heads da Some Girls in poi.
Piacevolissima questa iniziativa di CasaRolling, concerti smollati in download gratuito che distruggono i live della discografia ufficiale. Rinuncio a qualsiasi Ya Ya’s in cambio di Brussels affair. Rinuncio a qualsiasi Still Life in cambio di Hamptom. Rinuncio a qualsiasi Love You Live in cambio di questo L.A. Friday.
Una della cose salienti di questi ultimi giorni della settimana è stata la scoperta su Youtube della alternate version di CHRISTIE, pezzo che appare nella colonna sonora del (pessimo) film di Michale Winner SCREAM FOR HELP del 1985. Colonna sonora a cura di John Paul Jones. Versione con la orchestra, mai sentita prima
E se questa è stata una delle cose salienti, la settimana deve essere stata davvero miserella. Da queste cose mi accorgo di essere davvero un fan – in senso stretto – dei Led Zeppelin. A chi altro potrebbe interessare una cosetta simile? Mah, povero Tim Tirelli.
In questi giorni ho provato a riavvicinarmi ai BLACK COUNTRY COMMUNION tramite il loro ultimo doppio album dal vivo. Niente da fare, proprio non mi piacciono. A parte il cantato di Glenn Hughes che proprio non mi va giù, pezzi mediocri e un manto di stanchezza sopra tutto. Jason Bonham poi mi sembra più legnoso del solito. Forse sarà perché mi sono guardato ultimamente qualche pezzo del bluray bootleg dei LZ a Knewborth 04-08-1978 e in certe inquadrature si vede bene il movimento del polso di John Bonham…che dinamica, che swing.
A parte il remaster di AMERICAN FOOL di John Cougar, buona parte della seconda parte della settimana è passata ascoltando il nuovo cofanettino degli UFO che recensirò a breve.
Questo in macchina, perché alla domus saurea son giorni che non si ascolta altro che gli YES. La bassista preferita sta leggendo la biografia del gruppo e le è di nuovo scoppiato il buraccione. Ci batibecchiamo un po’ perché per lei adesso c’è solo Rick Wakeman, ma si sa, nella casa dove vivo io si può venerare un solo tastierista…KEITH EMERSON, e chi altri. (Mentre ne scrivevo il nome mi sono alzato in piedi, come siamo soliti fare io, Paolino Lisoni e Picca).
Venerdì sera arrivo nel posto in riva al mondo e vedo un fuggi fuggi di lepri e di fagiani…la groupie stava ascoltandosi STARSHIP TROUPER a volume 10. Tra gli UFO a volume 21 nel mio car stereo e gli Yes a canna nell’impianto Hifi mi chiedo cosa possano pensare i vicini delle case lì intorno.
Domenica mattina mi reco dal vecchio Brian. Prima di partire mi accorgo che il computer ha dei problemi fastidiosi. Chiamo Lasàurit che inizia a guardarci. Per un’oretta ci lavora sopra, disinstalla e installa software, cerca in internet la soluzioni, la lascio che è a testa bassa sul mio PC. Preparo il pranzo per me e per Brian. Oltre alle due immancabili svizzere con insalata decido di scaldargli anche due tortelloni, quelli in versione preconfezionata. Mi accorgo di non sapere come fare. Nel forno forse? Chiamo mia sorella. Ah, già, in un tegamino 5 minuti sul fuoco. Se sono rimbambito!
Nel tardo pomeriggio riparto, sotto un acquazzone che per qualche minuto si trasforma in grandine. Phil Mogg e Paul Chapman mi sferragliano nelle orecchie.
(Pouring rain in Mutina – foto di TT)
Brian mi chiama per assicurarsi che sia arrivato e prima di salutarmi mi dice “Lo sai eh Tim che ti voglio tanto bene? Ciao piròn”. Mi fa ancora un po’ effetto tutto questo affetto, questa piega che sta prendendo il nostro rapporto. Brian si affida sempre di più a me. Entro in casa e Lasàurit è ancora sul computer, dopo circa un’ora volta il palmo della mano destra verso l’alto, piega l’indice ripetutamente per farmi intendere di andare da lei: ha risolto tutto. E’ un piccolo genio. Inizio a chiamarla Margherita Hacker.
Due chiacchiere telefoniche con Polbino a proposito del blog e del ritorno negli States che farà a fine settimana. Happy trails, Michigan boy.
Su Sky danno IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE, tratto dal primo romanzo di Sepulveda, me lo guardo con piacere.
Mezzanotte passata, mi ascolto il STEVE HOWE SOLO da SYMPHONIC LIVE e vado a dormire (demone delle notti senza sonno permettendo). New York, goodnight.
E’ dal film CALENDAR GIRLS del 2003 che ho preso ad interessarmi a Helen Mirren, attrice nata a Londra 66 anni fa di origine russa (vero nome Helen Lydia Mironoff…il padre era un diplomatico russo in esilio).
Mi piace come donna, come attrice, come persona. Julia dice che io tendo ad idealizzare le donne, è vero, ma idealizzo le donne che vale la pena idealizzare (illuminate, intellettualmente pronte, con un passato, esteticamente con un loro perché…magari interiste, di sinistra e donne di blues e di rock, ma non necessariamente).
Stamattina leggevo su RCLUB di Repubblica una sua intervista…ecco qualche stralcio:
“…C’è la tendenza a credere che dopo una certa età il sesso diventi un accessorio superfluo, soprattutto per le donne. E’ una balla. Non credo nei matrimoni che si trasformano in rapporti fraterni. Il sesso è un elemento indispensabile per la coppia. A tutte le età.”
“...Esiste una sfera più complessa ed intrigante della seduzione esercitata da donne di grande carisma e personalità che vengono bollate come virago ma in realtà hanno molte più possibilità di gestire un rapporto a lungo termine con il proprio partner. Anche sessualmente. M i sono sposata dopo i cinquanta perché non ho mai creduto nel matrimonio come istituzione e perché non mi ha mai sfiorato l’idea che uomini e donne avessero un calo di desiderio nella terza età. Ci sono due cose che hanno ritardato la decisione: il fatto che non sono assolutamente religiosa e il fatto che non ho mai desiderato avere figli.”
“Non ho mai voluto essere una attrice inglese, e neanche una attrice americana. Io volevo a tutti i costi diventare una attrice italiana. Il mio idolo è Monica Vitti. Anna Magnani poi è diventata una sorta di divinità per me. E’ bella, è unica, è bravissima. E supersexy. Ecco, quello è il tipo di sensualità che volevo sprigionare nei miei film e nella vita …un fascino che non tramonta, che resiste anche quando sei una donna matura.Viviamo in una epoca in cui pubblicità e TV esaltano l’idea che solo giovani, belli e ricchi vivano storie d’amore e di sesso favolose ed esaltanti. E’ un sistema che rischia di creare una paralisi tra gli adolescenti, che alla fine finiscono sempre per voler somigliare a qualcun altro, e depressione tra gli anziani che si sentono tagliati fuori dalla sfera sentimentale e sessuale. Ma quanto era bello il bacio che Meryl Streep e suo marito si sono scambiati all’ultima notte degli Oscar? E non era certo un bacio tra fratelli.”
Romanzo/resoconto di un decennio della vita – passato negli anni settanta – di questo grande giornalista musicale inglese. Kent si fuse insieme alla grandezza e alle miserie di quel periodo. In giro tra Londra, New York, Detroit e Los Angeles, ci racconta il panorama e la fauna che incontrava. Storie di rockstar e di tossici senza speranza, tra suite di alberghi a cinque stelle e tuguri. Molti dei nomi trattati sono di quelli che ci interessano. Seguo Kent dagli anni settanta, grazie a quelle pochissime copie del NEW MUSICAL EXPRESS che riuscivo a reperire, dove lui, tra gli altri, scriveva dei LZ. Ho sempre ammirato il suo modo di scrivere, il suo coraggio, le sue prese di posizione. Alcune delle sue opinioni proprio non le condivido, come la sua ammirazione sconfinata per Iggy Pop e gli Stooges, personaggio e gruppo per me insignificanti dal punto di vista musicale, ma capisco ciò che intendeva (e con lui anche il nostro Polbi). Anche il suo ardore per il punk e la new wave mi lascia perplesso, ma Kent fece parte – per qualche tempo – dei Sex Pistols ed è comprensibile. Anche io vissi in diretta l’avvento di quella musica, certo non da Londra ma da un paese della provincia emiliana, ma benché giovanissimo capii ben presto che a parte un paio di nomi e poco più, si trattava di pessimi musicisti,di pessimi esseri umani e troppo spesso di ‘pessima musica. Tuttavia consiglio vivamente questo libro (e ringrazio pubblicamente Polbi che me lo ha regalato). L’edizione della Arcana è molto spartana.
Citazioni sparse:
” Fu lì, in quell’esatto momento, che sentii che io e il nuovo decennio eravamo fatti l’uno per laltro.”
“I Rolling Stones la fronte non l’avevano. Solo capelli, labbra turgide e un’insolenza collettiva senza limiti”
“I Grand Funk Railroad, un power trio superficiale e roboante che suonava stoner rock populista…i loro stramaledetti dischi nei primi anni settanta sembravano stazionare indefinitivamente ai gradini più alti delle top ten, inquinando le onde radio. Impossibile liberarsi di quel baccano da incapaci. Era peggio dell’Herpes.”
“Solo Ronnie Wood fu impressionato dallo spettacolito (Greg Allman ubriaco al piano a cantare qualche strascicato blues durante un party, ndtim). Seduto di fianco a me, era strabiliato e balbettava frasi incoerenti a proposito di quanto fossimo fortunati a essere in presenza di un personaggio così incredibilmente dotato. Fu in quel momento che realizzai che Ronnie Wood non era esattamente l’uomo più intelligente del mondo. Ma d’altra parte, non devi essere uno scienziato nucleare per fare il chitarrista rock di successo”.
“(A proposito dei Led Zeppelin) “A metà degli anni settanta l’America era diventata il loro regno personale. Nessun altro era remotamente paragonabile a loro in termini di popolarità. E a Los Angeles in particolare, la mania che li circondava era così diffusa e capricciosa da provocare piccoli terremoti ogni volta che suonavano da quelle parti. Gli Zeppelin e la loro musica avevano un strano effetto ultraterreno, laggiù, che bisognava osservare con i propri occhi per poterci credere. Gli indigeni impazzivano, solo al pensiero che la band fosse nelle vicinanze.”
“(Dichiarazione di Bowie) “Adorerei essere primo ministro, e sì, credo fortemente nel fascismo. L’unico modo per liberarci da questo liberalismo che ci opprime al momento è accelerare il passaggio verso una tirrania di destra, totalmente dittatoriale, e farlo il più in fretta possibile. La gente ha sempre risposto bene sotto ad un regime. Anche le rockstar sono fasciste. Adolf Hitler è stata una delle prime rockstar”.
“Nell’attesa il rock inglese era stato preso in ostaggio ancora una volta dalla brigata del testosterone: cantanti stretti in jeans strizza-coglioni con le voci stucchevoli che vomitavano a tutto spiano clichè blues, sempre impegnati a utilizzare la musica per berciare a proposito del loro machismo e delle loro qualità di amanti focosi. L’ex cantante dei Free – più tardi nuovamente una star con i Bad Company – era il più rappresentativo di questa cricca irsuta. La leggenda vuole che Rodgers fosse così virile che gli cresceva la barba durante i concerti. Una ben misera ricompensa per la mancanza di coraggio musicale che lui e quelli della sua schiatta avevano installato nel panorama rock di metà anni settanta. Lo potevo annuire dagli sguardi annoiati del loro pubblico londinese. Sembravano tutti stremati, come me.”
DVD incluso nel cofanetto ” BOX ‘O’ SNAKES – The Sunburst years 1978-82″, cofanetto appetibile ma troppo costoso per chi ha già tutto (in più versioni) del Serpente Bianco. Mi limito quindi a recensire solo il DVD (peccato non abbiano fatto il bluray), che risulta essere molto gustoso e gradevole. In quegli anni gli WHITESNAKE hanno dato il meglio di sé (in verità fino al 1984 con SLIDE IT IN) ed è dunque un vero piacere riscoprire questi video vintage e notare l’evoluzione della ciurma di Coverdale da band quasi pub rock a gruppo di Hard Rock (Blues) pronto a fare il gran salto. I quattro video promozionali del primo EP del 1978 (STEAL AWAY non è completa, è usata solo come sfondo per i titoli di coda) sono molto naif , ma man mano che passano gli anni il gruppo sembra sempre più a fuoco e coeso. Il promo video di LONG WAY FROM HOME non lo avevo mai visto, sarà forse per questo che è uno di quelli che mi ha divertito di più, con un Ian Paice annoiatissimo che si sforza di mimare il drumming registrato dal suo predecessore Dave Dowle.
Divertenti anche LIE DOWN e TROUBLE del 1978 al programma TV OLD GREY WHISTLE TEST e BLOODY MARY (1978) e HERE I GO AGAIN (1982) a Top Of The Pops. La qualità dei filmati in questione varia, in alcuni momenti non è buonissima (come ad esempio in DAY TRIPPER) ma rimane comunque sempre su livelli dignitosi.
Il filmato LIVE AT THE CAPITAL CENTRE, WASHINGTON 1980 viene definito come “Official Bootleg”, capirete quindi che la qualità non è perfetta. Meglio di ciò che temevo però: sembrano riprese ufficiali e proshoot venute male, poche telecamere, filmato che diventa indefinito quando le luci si abbassano. Documento storico però, I Whitesnake in una delle loro formazioni classiche in Usa nel 1980…oh, mica male.
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