Credo sia ora che io affronti l’argomento bootleg dei LZ, per vari motivi:
Motivo A: è una delle poche cose di questo mondo su cui sono sufficientemente preparato.
Motivo B: la descrizione in alto a sinistra nella home page dice: LED ZEPPELIN, ROCK MUSIC, F.C. INTER, BLUES, e dei LZ mi sa che ne parlo poco.
Motivo C: mi piace da matti scrivere dei LZ.
Motivo D: la dimensione live creata dai LZ è senza dubbio uno dei punti più alti mai raggiunti dalla musica rock. Nessuno come loro forse ha dilatato la struttura rock, ingarbugliandola a volte, ma ancor più spesso arricchendola di contenuti, sensazioni, emozioni che stanno al centro dell’essere. Graffiti spirituali e fisici che ruotano intorno all’asse dei nostri animi.
Invece di iniziare dai classici, che so BLUEBERRY HILL 04/09/1970, SAN FRANCISCO APRILE 1969, LISTEN TO THIS EDDIE 21/06/1977, THREE DAYS AFTER 03/06/1973, parto dal tour più difficile, quello quasi inascoltabile, ma interessante se non altro dal punto di vista della scaletta, dell’approccio e del momento storico. Il tour dell’ultimo respiro dei LED ZEPPELIN.
TITLE: Led Zeppelin: “The European Championships” June 29th, 1980 The Hallenstadion Zurich, Switzerland
LABEL: Bluecongo Production
TYPE: matrix (soundboard + audience)
SOUND QUALITY: TTTTT-
PERFORMANCE: TTT1/2
BAND MOOD: TTTT
Aprile/Maggio/Giugno 1980: si ha notizia del tour europeo dei Led Zeppelin, inizialmente programmato per maggio ma poi posticipato di circa un mese. Carmine Vaccaro, local promoter modenese organizza un pullman dalla mia città. Sono ancora uno studente, frequento un istituto tecnico commerciale, gli studi che mi tocca affrontare mi annoiano a morte e non destano nessun interesse in me. Il mio cammino scolastico è faticoso, sono uno scapestrato, mi sento un ribelle, ma mi sento anche un po’ in colpa con i miei genitori ai quali non ho animo di chiedere le 50.000 lire per andare a vedere i miei adorati Led Zeppelin. Sarà per la prossima volta mi dico, immaginando che sarebbero tornati in zona nel 1981.
Picca, che avrei conosciuto qualche mese più tardi, e Menny , che avrei conosciuto qualche anno più tardi, erano su quel pullman. Menny, noto amante del rock della nostra zona e uno dei primi ad avere una lista bootleg già in quegli anni, attrezzatissimo, registrò il concerto. Qualche settimana più tardi quella registrazione arrivò a me tramite un amico di un amico. Ottima qualità audience, Menny sapeva il fatto suo. Aiutato forse dal fatto che le registrazioni audience nascondono un po’ le magagne, non mi accorsi dello stato in cui versava Jimmy Page. Certo, capivo che non erano più gli stessi Zeppelin, ma d’altra parte era il rock a non essere più lo stesso. Punk e New Wave avevano proiettato tutto verso un mondo cupo, rabbioso, dove pochi sapevano suonare, dove non potevi ascoltare vecchi gruppi senza essere tacciato di essere un retrogrado. Oltre a questo, c’erano i Police, Blondie, le prime increspature della NWOBHM e gli AC/DC.
Pochi anni dopo divenni molto, molto amico con Pop, fratello di Menny, e dunque iniziai a frequentare spesso casa loro. Parlando del concerto Menny mi disse una volta “Sai, ricordo che quando iniziarono STAIRWAY TO HEAVEN rimasi lì in piedi con una faccia inebetita, intontito dalla leggenda stessa”. Esco un attimo dal racconto per ricordare, commosso, Pop ( e Laura), che se ne andarono qualche anno più tardi.
In un commento alla recensione del DVD Bootleg della durata di tre minuti del concerto in oggetto, pubblicata in ottobre del 2011, Picca scrisse le sue impressioni:
“Arrivato all ‘Hallenstadion scendo dal pullman e mangio un gigantesco wurstel color pene inserito in un ottimo panino, mentre attorno ci sono caroselli di ridicolissimi Hell’s Angels Switzerland sulle Harley rombanti. Entro nel velodromo e, con massimo orrore, mi viene preso tutto il biglietto dal cioccolataio all’entrata (si sospetta di riciclo di tagliandi). In breve, non avrò il ricordino/ticket. Conquisto facilmente un posto in piedi a una decina di metri dal palco grazie alla tranquillità diffusa del pubblico, che è quasi tutto tricolore e quando va all’estero si comporta per bene. Prima dello show dal P.A. viene sparato tutto Waiting For Columbus dei Little Feat, che io canticchio a memoria essendo uno dei miei albums preferiti. Ogni tanto qualcuno mi chiede di che disco si tratti e prende nota. Sono un PR sedicenne dei Little Feat. Quando escono gli Zeps è il tripudio, anche se i 4 non si danno assolutamente arie da rockstars, niente salamelecchi, niente enfasi, prendono gli strumenti pronti a partire con Plant che sorride e lancia saluti. Page è trasparente e notiamo che porta gli occhiali da vista (erano da sole ndTim). Partono con Train Kept…che io non riconosco perchè forse non l’avevo mai sentita prima (ho 16 anni, qualche lp a casa, zero bootlegs), Delusione cocente (avrei voluto RnR o Immigrant Song, lo so che dico cazzate ma avevo 16 anni ed ero lì inviato da una divinità cattiva al posto di Tim Tirelli). Segue Nobody’s Fault but Mine con JPP che ha un flangerazzo sulla chitarra che tramortisce i padiglioni auricolari, una roba piena di frequenze medio alte che picchiano in fronte. Delusione part. II (avrei preferito Heartbreaker o Black Dog). Terzo pezzo Black Dog (oplà). Presenta Page in un Londinese stretto incomprensibile (Page che parla al microfono?!?) smollando un paio di cazzate sui suoi occhiali che capisco addirittura io. Volume dal palco tremendo (ma non avevo molta esperienza di concerti quindi forse era un’ impressione). Da qui in poi i ricordi si incasinano, perché scesa l’adrenalina si è fissata meno roba. Ricordo l’attacco di Kashmir dopo White/BMS, e non ho ricordi di quell’orrendo casino che combinarono a metà di Kashmir stessa che ho poi sentito nei boots. Ricordo Achille’s come una cosa molto confusa, e ricordo Stairway con grande tenerezza per via degli accendini e del battito nel petto che saliva e cresceva in attesa dell’assolo. Sapevo che non avremmo avuto WLL perchè una settimana prima avevo letto sul Melody Maker comprato in stazione a Modena che non la suonavano quasi mai. Alla fine tutti fuori a smaltire il dirigibile (egil wurstel). Mi fermo davanti all’official merchandising ma le grafiche del periodo (In through the Out Door) non mi attirano, quindi niente maglia (una stupidaggine, a pensarci adesso). Io volevo una felpa con un Zoso grande come una casa, mica uno al bar con il cappello… Il concerto fu così così e l’unico che mi sembrava in salute era Bonzo. Pensa te…”
Lo stato della band in quell’inzio estate non è buono. Il momento di confusione del mondo musicale, l’album uscito un anno prima non certo memorabile (ma io lo amo molto) ma vendutissimo, Jones che porta le tastiere in primo piano, Page un po’ sfuocato sullo sfondo. Plant, ancora scottato dalla morte del figlio avvenuta tre anni prima e deciso a cambiare modo di relazionarsi con il suo stato di superstar, cerca di aiutare il gruppo a superare lo stato di confusione e ad allinearsi con l’umore di quegli anni. Via dalla scaletta i lunghi pezzi dalle interminabili improvvisazioni, via i vestiti da scena con draghi e segni zodiacali, dentro un approccio più immediato e un atteggiamento più down to earth. Jones e Bonham come sempre in forma, musicisti di altissimo livello che quasi mai perdono un colpo (sebbene Bonham fosse quello più prossimo a Page per quel che riguarda droghe e soprattutto alcol). Page è in uno dei punti più bassi della sua carriera: innamorato dell’eroina, svogliato nei confronti della chitarra, pallido ricordo del magnifico chitarrista che fu. Modo scolastico di suonare gli assoli, impreciso, senza dinamica…nell’analizzarlo col senno di poi si arriva ad un giudizio impietoso.
(RP a Zurigo 1980)
Zurigo tuttavia rimane probabilmente la data più riuscita di tutto il tour e questo bootleg che mescola le due fonti (il soundboard secco e un’audience grassa e tonica) rende l’ascolto possibile. In alcuni momenti sembra addirittura che il gruppo non fosse niente male.
I soliti due o tre colpi sul rullante di Bonham (sempre uguali nel corso degli anni), qualche strambo fraseggio di Page e si parte con l’intro a wah wah di TRAIN KEPT A ROLLIN’. L’Alembic di Jones da un tocco metallico ad una performance rabbiosa e piena di spirito. Benino Page negli assoli, anche se più che il grande chitarrista rock adorato da milioni di fan sembra di ascoltare Tim Tirelli al tempo degli Zeppelin Express. Il pezzo si collega con NOBODY’S FAULT BUT MINE da cui viene tagliata l’introduzione voce/chitarra. Di nuovo grande impeto, il gruppo sembra più tight che loose. Il suono, il cantato, le atmosfere…i LZ sembrano al passo coi tempi. L’assolo di chitarra è un po’ strambo e impreciso ma ci puo’ stare.
(LZ a Zurigo 1980)
Page (per la prima volta nella storia dei LZ) si avvicina al microfono, saluta il pubblico e introduce il prossimo pezzo (come dice Picca, con un spiccato accento londinese…quello che trasforma Jimmy Page in Jimmy Poige, per intenderci):
Good evening. I said, good evening! Yeah, right, right, right, right, right. Well you might have noticed, I just took me glasses off so I can see the guitar a bit better and see you a bit better, too. Yeah, right, right. Ok, we got an old one. I hope you can remember it ‘cuz it’s quite an old one. It’s called ‘Black Dog.’
Qualche secondo dedicata all’intro di OUT ON THE TILES e il celebre riff di BLACK DOG riempie l’Hallenstadion. L’hard rock blues dei LZ si fa rauco e spietato. Gruppo ancora concentrato. Il pubblico risponde in massa al giochino Ah Ah – Ah Ah. Assolo di chitarra accettabile e buon finale stile 1973.
Robert Plant “Well! Uh, guten tag, I mean, uh, good evening. Everybody ok? Sorry about the, uh, small delay, unforseen things. Very nice to be back in Switzerland again. Uh, been quite a long time I think since Montreux. Anybody remember Montreux? Showing your age, kids. Well since we hit the road last time we managed to make, create and put out an album complete with artwork called In Through the Out Door. This is, uh, one track from it. It’s called ‘In The Evening.’
Introduzione impreziosita da tocchi di batteria sintetizzata, arie misteriose ….parte durissima IN THE EVENING con Jones contemporaneamente alle tastiere e alla pedaliera basso. Page sembra riprendere quota (con la Fender Stratocaster Blu Lake Placid) durante l’assolo. Nuovo disegno di Jones nella la parte lenta. A sentirli così sembrano quasi un macchina ben oliata i LZ. Assolo finale col wah wah. Bislacche geometrie musicali courtesy of Pagey. Esibizione decisa e buona. Il pubblico gradisce un sacco.
Plant prova a ringraziare le migliaia di italiani presenti con un paio di “Grazies” che fanno partire il coro di “Italia, Italia, Italia…”
RP: ” Grazies. Grazies. Ah, good evening, good e, uh, buenas(era), uh. Uh, yes, yes. We want to teach you one thing. Take your right hand, and put it in the air, right hand. Right hand, you fool. Cup the hand like that. Take it to your nose, and go. And then, Eye thank yew. After three. One, two, three. Eye thank yew. Good evening. This is a slow one. It’s got nothing to do with being silly. It’s called ‘The Rain Song.’”
(JP a Zurigo 1980)
Page inizia i graziosi fraseggi di RAIN SONG e il pubblico si lascia andare in un applauso di gratitudine. Pur con i toni meno poetici del 1980, RAIN SONG risalta e risulta invariabilmente come una delle più dolci cose mai scritte in ambito rock. Le tastiere moderne di Jones fanno un po’ rimpiangere il caro vecchio e caldo suono del mellotron, ma l’effetto è comunque coinvolgente. Entra Bonham e con un fine lavoro di batteria ricama i contorni di quelle melodie così pure.
I primi cinque pezzi passano dunque veloci e ben diretti, non saranno più gli Zep dell’immaginario collettivo, ma in questa prima parte del concerto di Zurigo appaiono se non altro uniti e determinati.
RP: “Alright! Grazies, danke, merci bien. Thank you very much. Well that was one from a while back. This is one that relates to, uh. No, close. It relates to the rigors of relationships in Texas. Hard time in Texas. It’s called ‘Hot Dog’. Eye thank yew.”
Con HOT DOG, il gruppo inizia a sfaldarsi. Dal punto di vista esecutivo questo brano sciocchino e spensierato è difficile sia per Page che per Jones. John Paul deve mantenersi in pieno controllo per suonare un complicato giro honky tonk mentre con la pedaliera tiene un giro di basso impegnativo. Il riff di chitarra non è per nulla semplice e l’assolo (quello su disco) è di elevata difficoltà. Dal vivo Page non la ha mai suonata bene, sostituendo le parti più veloci e obbligate dell’assolo con note tirate allo spasimo con il B-Bender (meccanismo montato sulla sua Fender Telecaste che mediante un movimento del manico tira la corda del SI).
Dopo HOT DOG la registrazione sfuma e allo stesso modo rientra con ALL MY LOVE (niente Plantation dunque). Il pubblico applaude mentre di Jones introduce la canzone. Jones ancora impegnatissimo nel suonare le tastiere e contemporaneamente la pedaliera basso. A volte con questa suona dei giri cosi articolati che mi chiedo che razza di controllo debba avere negli arti. Jimmy pasticcia con l’assolo che è semplice e composto da poche note. Mah. La registrazione sfuma dopo il finale e riprende con RP che dice: “It’s called, it’s called ‘Trampled Underfoot.'”
(LZ a Zurigo 1980)
TRAMPLED UNDERFOOT, col suo incedere funk e cattivo intontisce il pubblico con la sua atmosfera monocorde. Buona prova anche questa. Page sempre un po’ in bilico nell’assolo, ma le cose che suona e che “dice” non sono affatto male.
RP: “Grazies. Danke shun. Thank you very much, ta. Ooh.”
SINCE I’VE BEEN LOVING YOU. Sesto pezzo consecutivo con Jones alle tastiere. Il piano ha sostituito l’organo dei primi anni e il piano effettato del secondo periodo. Il pezzo è un mezzo disastro. Page è fuori. Sfasato, confuso e impreciso. L’idea di allungare l’assolo di un ulteriore giro (come già avvenuto nei 4 concerti del 1979) con un Page in queste condizioni non è stata una gran idea.
RP: “Jimmy Page, guitar. Jimmy Page.”
JP:”Thanks very much.
RP:This is more like the European championships than a gig. Alright?!
Dal pubblico richieste di “Moby Dick!”
In ACHILLES LAST STAND in bella evidenza il basso di Jones. Pezzo di ardite architetture ritmiche e chitarristiche, da suonarsi con la band al top. Non esiste infatti una sola buona versione live (1977/1980). Lo sferragliare del basso Alembic di Jones cerca di evitare che Page finisca del tutto nell’abisso in cui sembra cacciarsi ad ogni fraseggio.
RP “Ok folks. Ok folks? Eye thank yew. Right now it’s Jimmy Page, guitar.” Il pubblico parte col coro “Jimmy Jimmy Jimmy”
WHITE SUMMER (a cui viene attaccata BLACK MOUNTAIN SIDE) riesumata nel tour del 1977 non è male ma è lontana dalle versioni dei primi tour dove serviva a Page per inerpicarsi verso vette di personalissimo ingegno strumentale; le ultime battute servono come introduzione a KASHMIR (entrambi i pezzi sono suonati con la stessa accordatura aperta DADGAD). La KASHMIR di Zurigo è famosa per l’errore nella parte centrale. Dopo le due strofe iniziali complete di riff principale e riff discendente, dopo un giro di riff e un giro di riff discendenti invece di passare al ponte in LA Jimmy passa alla sezione successiva creando un minuto e mezzo di imbarazzanti tentativi di rientrare in carreggiata. Finalmente Bonham riporta ordine e riparte così dall’inizio tutta la parte centrale. Senza questo pasticcio sarebbe stata una buona versione.
RP: “John Bonham on drums. If anybody’s bootlegging that you’ll have to scratch that number ‘cuz it wasn’t completely correct. Never mind. We got through it. Heavens it’s warm. Alright? Ok? Eye thank yew.”
Il bootleg contiene anche la version di Kashmir corretta (chi ha messo insieme questo bootleg, mediante un edit, ha tagliato la parte con l’errore). La traccia 3 del CD2 contiene quindi le due KASHMIR una attaccata all’altra.
(LZ a Zurigo 1980)
Page indossa la doppio manico, il pubblico capisce e applaude. Parte STAIRWAY TO HEAVEN. Quando Plant inizia a cantare mi prende sempre un senso di commozione. Che pezzo leggendario. Jones al piano, Robert ispirato, Bonham sempre pronto. Una volta accettato il fatto che il Dark Lord non è quello di una volta, questa versione è godibile. Nelle sue stramberie, nelle sue insicurezze quel diavolo di un Page riesce ugualmente ad incollarti all’ascolto…se non altro per capire se deraglia del tutto o se resta sul sentiero. L’Hallenstadion comunque apprezza, applaude, batte i piedi.
RP: “Thank you. Thank you everybody from everywhere! It’s been a good hot one. Good night.”
Claude Nobes ripresenta il gruppo per il bis.
CLAUDE NOBS “Robert Plant! John Bonham! John Paul Jones! And Jimmy Page! Led Zeppelin!”
RP: “Claude Nobs! Good evening! Buenos dias. Alright?! Eye thank yew. Excellent. Excellent.”
In certi momenti nell’ascoltare ROCK AND ROLL sembra di sentire i DAMNED. Versione, dura, sporca, cattiva, punk, acida.
RP: “Alright?! Eh? It’s been a very nice evening in Zurich. Thank you for coming from Italy, and France, and Switzerland, and Germany and England, and America and, uh, Wolverhampton. See you soon. Bye.”
HEARTBREAKER segue e chiude il concerto. Anche qui piglio aggressivo e credibile. Nell’assolo senza accompagnamento Page avrebbe dovuto evitare di portarsi la chitarra sopra ala testa e fare il solito giochetto con quei trilli fatti solo con la sinistra. Già nel 1973 non riusciva mica tutte le sere, figuriamoci nel 1980. Prova comunque dignitosa comprensiva di quell’intermezzo di stralunato blues ritmato/honky tonk accompagnato dal battimani dei 20.000 presenti e da BOURREE. Nella parte accompagnata se la cava piuttosto bene nella sezione del botta e risposta tra licks e ritmiche con accordi. La cosa che sorprende è che pur con tutte le difficoltà esecutive, non rinuncia mai a percorrere strade diverse e a sperimentare diverse soluzioni.
RP: “Thank you for being great. Thank you! Eye thank yew! See you again one day. Thank you very much. Jimmy, Jonesy, Bonzo, and meself. Tada”
(LZ a Zurigo 1980)
Sono stato forse un po’ troppo crudo nel giudicare gli Zep di questo periodo, ma essendo un fan in senso stretto preferisco eccedere nel mantenermi il più obbiettivo possibile e valutare il tutto anche secondo le orecchie del casual fan. Credo che tuttavia un bootleg di questo periodo si possa avere per i motivi descritti all’inizio, e questo è senza dubbio il migliore (pur non avendo in scaletta WHOLE LOTTA LOVE).
© Tim Tirelli 2012















































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