Comprai il suo primo disco, quello del 1977, quasi in diretta e ricordo che mi piacque parecchio. La sua versione di ONE BOURBON, ONE SCOTCH, ONE BEER mi accompagnò lungo i sentieri della tarda adolescenza. Fiutai poi il fatto che quel tipo di musicista rimaneva un po’ troppo legato ai canoni di un genere che spesso risulta ripetitivo, così non ebbi mai un rapporto duraturo con questo bravo e onesto operaio del rock blues. Mi fa piacere constatare che che la carica è rimasta quasi inalterata, che la convinzione sembra quella di un tempo, ma mi chiedo a cosa servano album come questi. Capisco che un musicista di quel tipo, uno con la schiena dritta che non ha venduto mai però vagonate di dischi, debba pur continuare a vivere e quindi a suonare, ma io da ascoltatore devo riconoscere che mi annoio un pochetto nel sentire questo tipo di album.
GOING BACK è un po’ troppo simile a Tush degli ZZTOP, va bene che certi riff in un certo genere si rigenerano a vicenda ma qui mi sembra un po’ forzato. Solita apparizione di special guest (BUDDY GUY ad esempio) che non smuovono granché, solite cover che ormai sono improponibili (SPOONFUL, HELP ME, MAMA TALK TO YOUR DAUGHTER).
Stesso approccio del primo album, stesse metriche, stessi giri…si poteva fare di più. La armonica di CHARLES MUSSEòLWHITE scalda l’animo in un paio di pezzi ma…non è sufficiente …porca vacca, scrivere di questi album fa male, vorresti parlarne in maniere affettuosa ma non ci riesci. Mah.
Ho cercato questi album per anni e poi quasi d’improvviso ecco che la ALA BIANCA (etichetta di Modena) li ristampa in versione rimasterizzata in questo mini cofanetto da 24,90 euro.
Cabarettista, autore, cantante, medico…personaggio stralunato e obliquo. Le sue canzoni spesso mescolano arie nazional-popolari, con tematiche disperate e sprazzi di musica americana. Canzoni dell’assurdo sempre al contatto con la dura realtà. Impagabili certi suoi interventi recitativi tra un pezzo e l’altro.
QUELLI CHE (TTTT1/2) è l’album che più mi piace. Il pezzo che da il titolo all’album e IL BONZO sono due classici che fan parte di me e delle cose più curiose della musica italiana:
In SECONDO TE CHE GUSTO C’E’ (TTT) risaltano soprattutto la canzone omonima e SAXOPHONE.
FOTO RICORDO (TTTT) contiene una delle mie canzoni preferite di sempre: MARIO (di Donaggio / Franchi)…
01.Introduction By Nicky Horne 02.Rock And Roll 03.Sick Again 04.Over The Hills And Far Away 05.In My Time Of Dying 06.The Song Remains The Same 07.The Rain Song 08.Kashmir 09.No Quarter 10.Tangerine 11.Going To California 12.That’s The Way 13.Bron-Y-Aur Stomp 14.Trampled Underfoot 15.Moby Dick 16.Dazed And Confused (inc. Woodstock) 17.Stairway To Heaven 18.Whole Lotta Love (inc. The Crunge) 19.Black Dog
La qualità video non si discosta da quella dei migliori dvd bootleg della data in oggetto e incredibilmente per l’audio si è usato la versione mp3 192kbps.
Detto ciò, non è male avere tutto il concerto del 24/5/75 su un unico disco.
Due parole sui LZ di Earls Court del 1975. In origine i concerti dovevano solo essere tre (23/24/25 maggio) ma vista la richiesta furono aggiunte le date del 17 e del 18 maggio. Furono le prime date in Europa dei LZ a godere dell’uso degli schermi sopra al palco. E’ per questo che la band possiede le registrazioni (del 23, 24 e 25) audio-video in multitraccia (alcune apparse sul DVD ufficiale del 2003).
Le riprese non sono eccezionali perché furono fatte a beneficio dello schermo gigante appunto e non con l’idea di farne poi un filmato, tuttavia sono godibili e vedere i LZ negli anni settanta è sempre uno spettacolo. Abbiamo già detto che i LZ, quelli dell’immaginario collettivo, finirono il 29/07/1973, l’ultima data del tour americano del 1973; da lì in poi, in versione live, si è avuta solo una pallida ombra sbiadita di ciò che furono, a volte imbarazzante. I 5 concerti inglesi del 1975 si mantengono ad un discreto livello, senza mai toccare i punti bassi della prima parte del tour americano (Page con l’anulare della mano sinistra rotto e in balia dell’eroina, Plant con una bronchite cronica che ha corrotto quasi tutte le date del tour).
D’altra parte però i 5 concerti inglesi non hanno un mood particolare, tutto sembra più spento e meno divertente. In America invece alcune date (una su tutte NEW YORK Nassau Coliseum del 12/02/1975) videro la band piuttosto carica, nonostante le pessime condizioni fisiche.
Delle prime tre date inglesi – parlando della disponibilità bootleg – esistono solo le tre registrazioni audio in versione audience, mentre delle ultime due esistono sia le due registrazioni audio in versione soundboard che i due filmati in versione pro-shoot (certo non nella versione cristallina che ha in mano Page). Gli spezzoni usati nel DVD ufficiale sono relativi solo alle date del 24 e del 25, perché nella data del 23 il microfono della gran cassa di Bonham non funzionò e nessuno se ne accorse se non a concerti finiti.
Gli screenshoot qui sotto posso darvi una idea della qualità (che non rimane la stessa durante tutta la durata del filmato).
Ripeto però che nonostante tutto, avere una data completa del 1975 /(due con quella del 25/5) dei LZ in versione video proshoot, è comunque una gran cosa…per chi ama la magnifica musica rock.
Glenn Cooper, quello de LA BIBLIOTECA DEI MORTI, IL LIBRO DELL ANIME e de LA MAPPA DEL DESTINO. Romanzo questo che segue lo stile dell’autore, quella archeologia intrisa di thriller che saltella tra passato e presente. La Roma del 1100, l’Inghilterra di Marlowe e Shakespeare, la Roma attuale… Cooper costruisce una storia tenebrosa, avvincente, spesa tra demonio e santità con colpi di scena riusciti. Il finale forse soffre un po’, troppi avvenimenti spalmati in un numero di pagine forse insufficienti, ma è comunque palpitante.
A me è proprio piaciuto.
Citazioni a casaccio:
“Dunque, prima di tutto la fede in Dio è una sciocchezza naturalmente…”
“Malachia regna ave o lemure”
“Quello che sto dicendo è che sono pericolosi: esseri del tutto incapaci di provare rimorsi o sensi di colpa. Hanno emozioni più superficiali. Si comportano in modo antisociale e sono spesso violenti. Capiscono la differenza tra giusto e sbagliato, ma non se ne curano. Esiste un nuovo campo della neuroscienza che mette in relazione specifiche anomalie genetiche dei neurotrasmettitori cerebrali, come la serotonina e la dopamina, con stati antisociali o psicopatici.”
A parte il fatto che uno si adegua e si sdraia sul divano della vita che gli è capitata, cosa si può fare per assaggiare le profondità siderali di cui il proprio animo è alla ricerca? Uno si ascolta SENTIERI NOTTURNI di Sergio Mancinelli su Radio Capital mentre rilegge in versione tutto colore il primo numero di ZAGOR, con i VAN DER GRAF GENERATOR seguiti dagli EMERSON LAKE AND PALMER che aprono il programma citato alle 24 di una sera come mille altre.
Oppure uno si mette in macchina di prima mattina per andare al lavoro se è un venerdì come mille altri e infila nel lettore TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES. Doppio album con solo 4 lunghi pezzi che uscì gennaio del 1974… la versione che uno possiede è naturalmente quella digipack rimasterizzata con un paio di bonus track. Sollecitata da tanta quantità di bella musica la mente inizia a lasciarsi trasportare da pensieri che in un primo momento toccano le tematiche essenziali della propria sopravvivenza (“ma chi cazzo sarà il prossimo allenatore dell’Inter?“), ma che poi decollano inabissandosi nello spazio profondo.
Dovrò fare per il resto della vita il tragitto Borgo Massenzio – Stonecity?
Cosa c’era prima del bing bang? Il nulla? E il nulla come si è creato?
E’ proprio impossibile dare una risposta a queste domande? La nostra intelligenza forse non è sviluppata abbastanza per capire queste cose e arrivare dunque alla soluzione? Dobbiamo diventare più intelligenti…come fare? Fino a che i piccoli esseri umani usciranno dal corpo degli esseri umani femminili non ci saranno tante speranze, magari un giorno quando le gravidanze si porteranno a termine fuori dal grembo materno, la testa avrà la possibilità di espandersi e con essa il cervello…forse allora faremo il salto di qualità per quanto riguarda l’intelligenza.
Ecco cosa succede ad ascoltarsi TALES FROM TOPOGRAPHIC OCEANS degli YES di prima mattina in macchina mentre attraversi le campagne.
Tra un pensiero e l’altro ti annienti nella musica, mentre il pilota automatico che hai nel cervello ti guida fino a destinazione. La musica ti solleva e ti sembra quasi di essere ROBIN DELLE STELLE che a bordo del suo veliero sonda le profondità celesti…
Al momento le tue galassie sono campagne delimitate da vie dai nomi strani tipo “Via Della Gattalupa” e dalle storie rimandate dagli accenti del posto.
L’altra mattina assisto ad uno scambio di battute tra due uomini, vicini di capannone; uno chiede all’altro (probabilmente lattoniere o roba simile che stava scendendo dal tetto del suo fabbricato da una lunga lunga scala) se ha poi dato una occhiata anche al tetto del suo edificio, l’altro risponde che vuol guardarci bene e che appena ha un momento farà il lavoro. Ecco la sceneggiatura, in reggiano stretto:
VAIFRO (uomo vecchio dalla età indefinita che ha passato la attività ai figli ma che ancora da una mano): “Oh Giangio, alòra, et guardè anc da me c’al lavor là?”
GIANGIO (artigiano lattoniere di quella indefinibile età tra i 50 e i 60) “No Vaifro, angl’hò mia fàta, sta tranquèl che quand ag’ho un minut ag vag”.
VAIFRO “T’è urènd, da quand te sbagliè al cinghiel te ne piò quel”.
GIANGIO “Va là, Vaifro, va a fèr un gir te e al cinghièl”
“Sei orrendo da quando hai sbagliato a sparare al cinghiale”… ma c’è ancora gente che spara ai cinghiali?
Sabato mattina, vuoi scrollarti di dosso questo freddo siderale assoluto, sulle rive dei fossi c’è ancora un po’ di brina, ma il sole splende la primavera che sta arrivando, hai bisogno di rimetterti in moto così mentre lasci il posto in riva al mondo ti fermi sul ponte di casa, dai una occhiata ai posti che – tra qualche giorno – sono casa tua da ormai tre anni:
(Sul ponte del posto in riva al mondo – foto di TT)
Infilo nel lettore il primo BELLISSIMO disco dei LONE STAR nella recente versione rimasterizzata ed arricchita della Rock Candy:
Quello che oggi viene chiamato CLASSIC ROCK e che allora era magnifico hard rock di stampo inglese pompa nel mio corpo, vorrei spingere sull’acceleratore ma la lunga e tortuosa stradina del posto in riva al mondo non lo consente se hai davanti un trattore…
(Difficile seguire il tempo di DIXIE LEE se hai davanti un trattore nella stradina lunga e tortuosa – foto di TT)
Brian accusa i colpi di una mattina un po’ confusa, devo dirgli e spiegargli tutto, è spaventato da qualsiasi cosa il vecchio. Lo rassicuro con una pazienza e una affettuosa determinazione che a volte mi sorprendo di avere. Non vorrebbe far nulla ma “si fida di me e farà quel che dico”. Espletate le solite formalità, Brian – pulito e fresco come un bocciolo di rosa – si risolleva pronto ad affrontare il suo svago settimanale.
Ninetyland è ancora un po’ assonnata e infreddolita ma il sole batte sulla torre dell’orologio, tra poco il centro si farà più tiepido e accogliente…
(Saturday morning in Ninentyland – foto di TT)
Colazione al K2, Brian sorride contento di essere tra i suoi due vecchi amici, Mario si è scordato di mettere l’apparecchio che l’aiuta con l’udito e fatica un po’ a star dietro ad i discorsi di Brian e Peter saltella tra la lettura degli articoli della Gazza sul’Inter e le sue ormai leggendarie discussioni politiche. Fatica un po’ il vecchio democristiano che è in lui a star dentro al recinto del PD, ma se non altro non tenta di saltare lo steccato.
Un salto in farmacia per prenotare gli esami del sangue per Brian…non vorrebbe farli, scalpita un po’, morde il freno, ma poi si rassegna…povero Brian che tenerezza.
Lo porto al Minibar, solita pizzetta, solite spremute, i mille saluti che riceve dai suoi amici lo ringalluzziscono. Non ne riconosce uno ma dissimula alla grande.
Tornando, sulla Ninentyland road, sondo un po’ la sua memoria:
(Ninentyland road – foto di TT)
“Brian, come si chiamava la tua maestra delle elementari che ti bacchettava sulle dita se non rendevi il giusto onore a quella merda di Mussolini?”
E lui pronto e sul pezzo: ” La Sgarbi! C’la fasèsta!”
Nel parcheggio sotto casa gli scatto una foto, lui sta al gioco perché pensa che sia per il mio “giornale” ( Blog e internet sono un po’ ardui da comprendere per lui), magari è anche così, ma credo che forse un giorno mi farà piacere rivedere queste istantanee del mio vecchio.
(Il vecchio Brian in posa – foto di TT)
Ci accingiamo ad andare in casa, mi guarda e mi dice: “Tim, te tee un bel òm” (Tim tu sei un bell’uomo). Oggettivamente questa è una cosa non vera, ma rido e rifletto sul fatto che forse è solo perché sono più giovane di lui, o forse perché, vivappage, sono ingrassato qualche chilo e mi vede meno emaciato. Oppure, più probabile, sono un bell’uomo perché lui è mio padre. Diavolo d’un Brian.
(Brian e Tim – autoscatto)
Rimango un po’ con lui, accendiamo la tele su Rai 1 (l’unico canale che Brian ormai guarda)…c’è Claudio Lippi che traffica ai fornelli. Mi accorgo che sono secoli ormai che non so più niente della Rai e dei canali in chiaro su quella stronzata malfunzionante che è il digitale terrestre. Malgrado la crisi abbia picchiato duro e continui a farlo sono fiero della mia determinazione nel mantenere l’abbonamento a Sky. Sono in arretrato col sonno, mi appoggio a lui scivolando un po’ sul divano. Mi mette un braccio sulla spalla. Che tenero quadretto. Sono felice, sto risolvendo il rapporto con mio padre pur senza un confronto cosciente. Verso le 12,30 lo lascio nelle mani di mia sorella. Mi guarda con un sorriso malinconicamente felice mentre lo saluto. Mi da un bacio… “Ciao Tim, grazie di tutto”. “Ciao vecchio Brian, hold on and believe”.
Ritorno nelle campagne, ritorno ai LONE STAR.
Appuntamento con la groupie alla Coop. Arrivo prima io, mi metto a leggere le note di copertine del booklet del CD….poi sento un rombo, come se Emerson Fittipaldi stesse sfrecciando col suo bolide nel parcheggio della Coop…rumore di curva presa velocemente ben controllata in controsterzo…DON’T BREAK MY HEART AGAIN degli WHITESNAKE a canna che fuoriesce dall’abitacolo…è arrivata la groupie.
Conosco Beppe Riva più o meno da 24 anni, durante questo lungo periodo siamo più o meno sempre stati in contatto, bontà sua. Abbiamo quindi parlato spesso di musica rock e della nostra amata squadra del cuore. Parlando di musica rock con lui si è toccato più volte l’argomento ANGEL visto che – come già detto – Beppe è un estimatore del gruppo in questione, argomento che mi sono sempre ripromesso di approfondire. Finalmente mi sono deciso. Mi ero sempre fermato ai primi due album pensando fossero i migliori o quelli essenziali; non avendo ricevuto particolari stimoli dalla loro musica finivo sempre per accantonarli ripromettendomi appunto di inoltrami meglio nel loro mondo. Sì, perché i gusti sono gusti, certo, ma mi dicevo, se Beppe ama così tanto gli ANGEL, voglio capire meglio.
Ecco che allora mi sono procurato la loro discografia degli anni settanta. I primi due dischi mi sono apparsi migliori di come me li ricordavo, ma il terzo e il quarto (WHITE HOT e SINFUL) sono stati una rivelazione.
Gran bel rock potente, arioso, su tematiche semplici e non cervellotiche. Rock godibile, fruibile nelle calde sere d’estate quando si cerca la leggerezza del rock pesante o quando ci prendono quelle voglie di pomp rock che servono a spazzar via per un momento i nostri blues.
Tutto qui, questo non è un articolo sugli ANGEL, nemmeno una recensione, ma solo un momento per riconsiderare questa band che non avevo mai soppesato con attenzione. Heavy Rock e Progressive di stampo americano che non mi dispiace proprio per nulla.
Non è roba per gente, come il nostro Polbi, che di solito evita il mainstream, per tutti gli altri invece potrebbe essere una bella (ri) scoperta.
(Ripropongo la caricatura di Beppe Riva apparsi tanti anni fa su Metal Shock)
24,90 euro per i 5 dischi più riusciti di Franco Battiato in versione rimasterizzata. Plaudo a questa iniziativa dell’Emi. Confezione e grafica essenziale ma comunque pratica e godibile, un mini box set di tutto rispetto e ….FINALMENTE I TITOLI NET RETRO COPERTINA DEI SINGOLI CD SONO LEGGIBILI!!!
Battiato…musicista, autore, cantante, sperimentatore di una musica un po’ eterea, gradevolmente commerciale, costruita su influenze italiche, arabe, orientali , con accenti provenienti dagli Urali e con tematiche stravaganti che spesso fanno il controcanto a cose americane. Spesso le cose di Battiato contengono parti di chitarra non comuni; l’approccio è rock, ma i giri sono spesso particolari, viziosi, quelli ti innervosiscono positivamente.
L’ERA DEL CINGHIALE BIANCO (1979) – TTTT apre la fase di successo dei FB. Bellissimo il pezzo omonimo, con gli altri sei pezzi ad aprire la pista dello stile Battiato, con la batteria suonata al minimo, senza orpelli.
PATRIOTS (1979) – TTTTT anch’esso di sette pezzi (caratteristica degli album 1979/82) è forse l’album più bello: UP PATRIOTS TO ARMS, VENEZIA-ISTNBUL e la magnifica PROSPETTIVA NEVSKI. Testi intelligenti, a volte intelligentemente sciocchi, che ti toccano in modo diverso rispetto al solito. Album di buon successo. Io lo datavo 1980, ma le note di copertina dicono 1979.
LA VOCE DEL PADRONE (1981) – TTTTT contiene 4 successi (forse 5) incredibili: SUMMER ON A SOLITARY BEACH, BANDIERA BIANCA, CUCCURUCCU, CENTRO DI GRAVITA’ PERMANENTE (e forse appunto anche SENTIMENTO NUEVO). L’album ebbe un successo inimmaginabile: più di un milione di copie vendute… per un mercato come l’Italia risultato incredibile.
L’ARCA DI NOE’ (1982) TTT vede Battiato avventurarsi con più determinazione verso l’elettronica che in quegli anni raggiungeva il massimo livello (purtroppo). Certe cose sembrano provenire dritte dritte dalla new wave inglese del periodo. Come nell’album seguente, lo stile Battiato segna un po’ il passo, risulta meno spontaneo, sembra quasi che Battiato faccia Battiato. Album sempre dignitoso ma, a mio parere, inferiore ai tre precedenti.
ORIZZONTI PERDUTI (1983 ) TTT è un album per cui potrei usare gli stessi concetti espressi per L’ARCA DI NOE’. Elettronica marcata, echi che mi portano alla mente gli ULTRAVOX e canzoni meno incisive del solito. LA STAGIONE DELL’AMORE però fa sempre un certo effetto.
Se amate la musica italiana, specialmente se di qualità, questo box set non può mancare tra i vostri scaffali. Battiato era davvero originale, di spessore e molto interessante.
Un augurio blues alle donne frequentatrici del blog, le celebriamo ogni giorno dell’anno ma ci piace rimarcare questa bella ricorrenza, quindi eccovi questa mimosina virtuale.
Nell’occasione alleghiamo immagini di tre delle tante donne che amiamo:
(Rosa Luxemburg nel 1910)
(Haydée Tamara Bunke Bider, detta “Tania la Guerrigliera”)
Famoso presso i simple-minded perché suonava la chitarra coi denti, ascoltando certi brani si capisce che Hendrix in realtà suonava col pene, che a sentire le plaster-caster specializzate in calchi di membri delle rock stars aveva minimo minimo le dimensioni del suo Wah Wah .
Voodoo Chile (Slight Return) è pura autoaffermazione cazzuta e virile, una costruzione mitologica di un esasperato sè erotico sull’onda delle varie Mannish Boy e Hoochie Coochie Man di Muddy Waters, della serie (per citare Il Marchese del Grillo) ‘io sò io e voi nun siete ‘n cazzo’, che soltanto la condizione da wild man from Borneo del selvaggio ‘brother’ Jimi rende accettabile al prudente e già politicamente corretto mondo pop d’allora, che tra free love sbandierato e streams of consciouness vari faceva un po’ fatica a parlare di sesso.
Ascoltandola in cuffia a volume pernicioso si entra totalmente nella musica travolti e squassati dal bombardamento emotivo in atto, a meno che non si sia fan degli A-Ha, con la chitarra panpottata da un canale all’altro a sfuggire come un’anguilla insaponata. Hendrix richiede partecipazione e dedizione assolute, non è musica da mettere come sottofondo mentre si spolvera la libreria.
Parole, ricerca fotografica e video di Stefano Piccagliani – (C) 2012
Spesso si leggono commenti denigratori sulla più popolare rivista nostrana di “cultura pop” dei 70, Ciao 2001. Bisogna però riconoscere che nonostante atteggiamenti spocchiosi nei confronti dell’hard rock (e di alcuni miei gruppi preferiti) quel settimanale ha contribuito a render leggendaria una delle più originali e misteriose formazioni underground britanniche, gli High Tide.
Considerati all’epoca il gruppo più heavy del circuito londinese, non hanno mai goduto in patria di tanta venerazione, al punto che un articolo apparso qualche tempo fa su Record Collector, chiosava senza troppa enfasi: “per qualche ragione, gli High Tide erano veramente grandi in Italia”. Affermazione ripresa su “Galactic Ramble”, un testo sacro per i conoscitori del rock inglese degli anni ’60-’70.
In realtà non sono mai stati “very big in Italy”, ma pur sempre celebrati come creatori di un suono irripetibile, intricato amalgama di psichedelia, rock metallico e progressive a tinte oscure.
In Inghilterra, restano più quotati gruppi che li precedettero di poco, prettamente psichedelici, come gli Open Mind, Tomorrow, Kaleidoscope, Skip Bifferty, July, Blossom Toes etc., decisamente meno furiosi e più inclini verso la canzone pop.
Affascinato dagli High Tide, di cui conservavo gelosamente dal 1970 entrambi i rari LP, non mi sembrò vero poter scrivere di loro appena approdato su Rockerilla, nel ’79. Nonostante la redazione fosse proiettata nel vortice punk e new wave, mi diede l’opportunità (grazie a Beppe Badino, superesperto di rock inglese) di riesumare un gruppo di cui ormai non compariva più traccia su carta stampata.
Nonostante i limiti evidenti di informazione, quell’articolo ancora ben rappresenta le tumultuose emozioni che mi trasmetteva quella devastante ondata sonica… Non passò inosservato e quando migrai alla volta di Metal Shock nell’87, su Rockerilla scrissero: “ora, chi si occupava di Hard’n’Heavy è altrove, ma bisogna dargli merito di aver riscoperto gli High Tide…”.
Vi invito a considerare l’epoca in cui “L’Alta Marea” (lo scritto qui allegato) è stata elaborata: allora non c’era internet che consentiva l’accesso a qualsiasi tipo di approfondimento e la discografia, senz’altro incompleta, era stilata sulla base dei dischi che effettivamente possedevo (date uno sguardo alle edizioni citate).
Ad esempio, non è menzionata la militanza di Tony Hill nei Misunderstood, californiani trapiantati a Londra nel 1966 onde divulgare il loro credo psichedelico: per chi fosse interessato, un entusiastico articolo nell’ultimo Record Collector (febbr. 2012) è ampiamente esaustivo a riguardo.
Inoltre, a parte la grafica da “ciclostile studentesco” (sentenza di GC Trombetti, sempre caustico verso Rockerilla) l’immagine di Frankenstein che supplisce alla cronica irreperibilità di fotografie del quartetto, è sintomatica di un equivoco ricorrente. Fin dall’album d’esordio “Sea Shanties”, incorniciato da un’impressionante copertina di Paul Whitehead (lo stesso dei classici Genesis) il nome degli High Tide era associato alla corrente dark di Black Sabbath e Black Widow, seppur in un contesto non-satanico; si vagheggiava che gli “orrori marini” fossero il fucro della peculiare, mostruosa creatività di questo Leviatano del rock.
Invece i testi, svelati solo da ristampe giapponesi del 1993, erano di tutt’altra natura. Ma sappiamo che la vera arte, e tale era la musica del quartetto inglese, può trasfigurare anche la realtà. Dunque non era azzardato associare lo Tsunami musicale degli High Tide alle sensazioni generate da spaventosi segreti di insondabili fosse oceaniche. Comunque, scrissi quel pezzo a soli 23 anni.
Concludo consigliandovi a prescindere questa straordinaria formazione underground: a tutt’oggi le migliori riedizioni CD sono della Eclectic, 2006 (poi Esoteric, 2010), ufficiali e con inedite bonus tracks; per chi subisce il fascino del vinile, la rinomata Sundazed ha in catalogo la ristampa di “Sea Shanties” (che riproduce fedelmente l’originale gatefold sleeve), mentre Akarma ha riedito il secondo, omonimo “High Tide”.
I loro autori riuscivano a mettere in soggezione, persino a terrorizzare l’audience senza esser annunciati da rintocchi funebri di campane, erano fragorosi quanto i Blue Cheer ma suonando musica d’avanguardia; un loro minaccioso strumentale, “Death Warmed Up”, incrociava violenza espressiva e sperimentazione come non succederà più, perchè Tony Hill (chitarra) e Simon House (violino elettrico) restano fra i grandi solisti della mitologia rock, seppur tristemente sottovalutati.
Mai dimenticarli.
BEPPE RIVA
A: cliccando sul link qui sotto si apre il pdf, dove la lettura risulta facilitata dal carattere un po’ più grande.
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