NEWS: LED ZEPPELIN IV Torna in classifica

22 Nov

LED ZEPPELIN IV

In occasione del 40esimo anniversario dell’uscita (8 novembre), il quarto dei Led Zeppelin è tornato in classifica al 166esimo posto della classifica di BILLBOARD. Mica male.

(Los Angeles Sunset BLVD novembre 1971)

Il Governo Monti, i BLACK SABBATH di “Master Of Reality” e la nebbia emiliana

20 Nov

L’ossessione da japanese pressing e japanese remaster persiste, sembra proprio che io non possa ascoltare altro. Mi è sufficiente vedere un “obi” (quella fascetta con le scritte giapponesi) che divento matto. Questa dolce movimento compulsivo mi permette di riascoltare dischi che avevo dimenticati. Venerdì sera: è il momento di MASTER OF REALITY dei BLACK SABBATH, disco che non ho mai considerato più di tanto.

Sono le 19 passate, esco dall’ufficio. A Stonecity notte fredda ma tersa, pochi km in direzione Herberia e mi infilo in un tunnel di nebbia profonda. In quella atmosfera ovattata e sospesa i BLACK SABBATH sono una colonna sonora ideale, almeno per questo venerdì. SWEET LEAF…CHILDREN OF THE GRAVE…il potente metallo nero del gruppo è quello che ci vuole in questa serata. Certo, a volte sorrido per certe ritmiche rozze ed elementari, per certe soluzioni musicali gnocche, ma stasera i BLACK SABABTH fanno per me. Arrivo nel posto in riva al mondo e la nebbia è fitta fitta. Scendo dalla macchina, lascio la radio accesa e mi addentro a piedi nella campagna scura…la sensazione è notevole…parte SOLITUDE e ho i brividi.

Il buio è opprimente, qualche strisciolina di paura mi scivola dall’animo, respiro quella nebbia nera, guardo davanti a me  senza vedere nulla, la campagna è muta. Mi verrebbe da inginocchiarmi, prendere una chitarra e iniziare a cantare  I went down to the crossroad fell down on my knees  I went down to the crossroad fell down on my knees  Asked the (dark) lord above “Have mercy now save poor Tim if you please” . Evito di farlo, domani devo vedere Brian, non ho tempo stasera di fare un patto col diavolo.

Sabato mattina ore 8: in cortile brina e freddo.

(Brina a Borgo Massenzio – foto di TT)

In direzione Brian, penso al governo Monti. Prima che gli fosse dato ufficialmente l’incarico ne parlavo con due amici, anche loro titolari di piccole aziende, a proposito della situazione generale. Non feci in tempo a dire ” magari adesso con Monti riusciamo a risollevarci un po’ ” che R iniziò a vomitarmi addosso tutta la sua sfiducia nei politici “tanto sono tutti uguali”. B appena accennai al nome Monti cominciò a parlare di “logge giudaiche”. Una volta ricevuto l’incarico, noto che su facebook un amico (amico di facebook, non ci siamo mai incontrati) pubblica una bandiera dell’Europa con le stelle a forma di svastica. D’accordo che Monti ha messo d’accordo più meno tutti in parlamento, ma mi sembra che sia anche di moda non accodarsi alla generale atmosfera positiva. Mi chiedo cosa ci si aspettasse. Siamo sull’orlo del baratro come mai nella nostra storia e adesso facciamo i fighini e snobbiamo anche Monti? A meno che non vogliamo cambiare e rinnegare il sistema occidentale (e a me andrebbe benissimo), mi sembra il minimo non dico sostenere ma non ostacolare Monti. Ma ci ricordiamo di chi avevamo prima? Abbiamo già scordato che fino a due settimane fa abbiamo avuto il governo peggiore che mai sia apparso in Europa dal dopoguerra a questa parte?  Io ho ritrovato un po’ di fiducia nell’Italia, nel giro di una settimana siamo passati da un governo guidato da un piazzista irresponsabile e volgare, e composto da guitti da baraccone, incapaci e mignotte ad un governo solenne, sobrio, ligio e grigio, guidato da un rigoroso economista e da tecnici (che dovrebbero essere) competenti. Certo non è un guevarista, ma l’Italia non è mica un paese di sinistra. Qui abbiamo il Vaticano,la borghesia populista e becera e un passato fatto da cinquantanni di governi democristiani. Ci aspettavamo che al posto di Monti in un paese mai così diviso tra destra e sinistra, il presidente di un governo di emergenza  nazionale sostenuto da quasi tutte le parti politiche fosse di sinistra? Per il momento va bene così. Aspettiamo un po’ e poi magari torneremo a sperare che l’alba un giorno o l’altro ci porti il sol dell’avvenire.

Accantono i pensieri politici, la blues mobile avanza tra la nebbia e i colori tipici dell’Emilia di questo periodo.

(Misty road in Stiolo – foto di TT)

Con Brian normale amministrazione, un sabato senza sussulti particolari.

(Brian e Tim in Nintyland)

Me ne torno ascoltando BLONDES HAVE MORE FUN di ROD STEWART…il drumming di CARMINE APPICE in DIRTY WEEKEND mi fa sempre andare in combustione.

Cinegiappo e poi spesa alla Coop. Finalmente a casa. Do una occhiata ad una scatola di maglioni che ho recuperato stamattina da Lasìmo…maglioni fatti o ricamati da mia madre tanti tanti tanti anni fa. Strofino con tenerezza quella lana e ripenso ancora una volta alla sua pazienza…

(fatto da BB ricamato da Mara – foto di TT)

(Fatto e ricamato da Mara Imovilli – foto di TT)

(Fatto e ricamato da Mara Imovilli – foto di TT)

Alle 18 Inter-Cagliari. 2 a 1. Niente di spettacolare, ma ero in astinenza da Inter…quasi tre settimane senza tra sosta per la nazionale e rinvio causa maltempo.

Domenica mattina: ancora nebbia e freddo. Colazione con ABBEY ROAD dei BEATLES.

Finisco una canzoncina che mi è arrivata ieri all’improvviso e che forse intitolerò NEVE CADRA’. Per il resto veleggio tra le correnti calde della stufa a pellet.

NEWS: Radio Capital Tivù / Rolling Stones “Brussels Affair” / Black Sabbath Reunion

18 Nov

RADIO CAPITAL TiVù

Sono un ascoltatore e un estimatore di Radio Capital, son quindi molto felice che sul canale 158 del digitale terrestre sia apparsa Radio Capital Tivù, un canale musicale. Sembra che i videoclipsiano stati rimasterizzati e quindi la qualità visiva e sonora dovrebbe essere migliore di ciò che si vede in tele di questi tempi. Spero che presto arrivi anche sulla piattaforma satellitare SKY.

Bellissimo il fatto che si chiami Tivù, con la u alla fine…all’italiana. Non ne posso più sentir dire emmtivì, rocktivì, e tivì simili.

ROLLING STONES

I Rolling hanno aperto ufficialmente un archivio online dove è possibile comprare foto e bootleg ufficiali  http://stonesarchive.com/. Il primo ad essere pubblicato è il leggendario BRUSSELS AFFAIR del 1973, il miglior live del gruppo mai apparso su questa terra (e uno dei migliori live della musica rock in generale) precedetemente disponibile solo in versione bootleg non ufficiale. Purtroppo per ora è possibile il download della versione mp3 (e questo blog odia gli mp3…noi siamo i templari del lossless). Speriamo prima o poi esca la versione WAV/FLAC lossless.

BLACK SABBATH

L’altro giorno a Hollywood conferenza stampa dei BS per annunciare la loro reunion a cui seguirà album e tour. Vedremo.

CARTA CARBONE: Ricky Nelson, i Blues MaGoos e i Deep Purple

18 Nov

RICKY NELSON’s version of “Summertime” 1962

THE BLUES MAGOOS “We  Ain’t Got Nothing Yet” 1966

DEEP PURPLE “Black Night” 1970

 

 

 

Intervallo: ZOSO PATCH

17 Nov

 

VINYL RIP MANIA di Picca

16 Nov

(Modena)

Domenica mattina, barba fatta, caffè preso, ascella deodorata, mi avventuro in un giro a piedi nel centro di Modena con le cuffiette dell’IPod inserite nelle orecchie. Modalità shuffle (pezzi a caso scelti dall’ aggeggio). La novità epocale consiste nel dettaglio che nell’HD portatile ho solo ‘vinyl rips’ ovvero brani scaricati delinquentemente dal web tratti da vinile digitalizzato, insomma un cazzone di Pittsburgh si mette lì e trasforma un lp magari giappo di stampa superba in un file lossess. Lo so che è mania da rincoglioniti (sia la mia che quella del tizio di Pittsburgh) ma i tempi sono questi.

Tutto sommato fa piacere sentire qualche cik e ciak mentre va la canzone e il suono è, nonostante l’appiattimento inevitabile della digitalizzazione, più corposo, o almeno mi sembra, tanto ormai tra remasters, black triangles, SHM, vinile a 180 grammi, dolby 5.1, surround, prime edizioni e immersion editions non ci capisco più uno stracazzo e la mia capacità di scindere tra realtà e percezione della stessa è ormai fritta.
Ry Cooder, Little Feat, uno Zep, un paio di Cream (in vinile seppur farlocco i Cream ci guadagnano un tot) si alternano con piacevolezza.
(Little Feat)
(Cream)
In attesa del vinile blue ray (prima o poi arriverà, state certi).
Picca 2011 (c)

The dark night, il Nonantola state of mind e il chiedersi da dove viene tutto questo blues

15 Nov

Sera che scivola sul tardi, mi trovo quasi per caso a Nonantola. Nebbia e luci gialle dei lampioni. Atmosfera che ho saggiato migliaia di volte, ma stasera al primo sentore delle bollicine di nebbia che mi frizzano nel naso mi ritrovo impantanato in ricordi che mi tirano giù. Io e Biccio, diciamo ben più di 30 anni fa, in giro per il paese.  Sabato sera passato in un circolo culturale (gli anni settanta, cazzo…) a filosofeggiare sul niente, sbirciando dalla finestra che di sbieco dà sul centro e immaginare che al di là della nebbia dove poggia l’Abbazia ci sia un porto e noi a nemmeno 17 anni già pieni di nostalgia. L’ultima fetta degli anni settanta, i nostri sogni di rock and roll, lo sceneggiato JAZZ BAND di Pupi Avati con la sigla di Henghel Gualdi, le prime ragazze e quell’impellente bisogno di blues. I nomi della nostra band erano  (in inglese) La Banda Del Salice Piangente o i Forestieri. C’era sempre quest’aria da epopea malinconica…

Lo risento mio, stasera, questo paese e ora che lo ho lasciato ripiombo in una malinconia cupa e  fredda. E’ un riflesso involontario ma questa notte scura mi tira giù verso l’abisso. E mi chiedo da dove viene tutto questo blues, dove si nasconde, dove sta…sono pelle e  ossa, sono magro come un uscio, dove lo tengo tutto questo blues? Perché sono malinconico? Perché starei ore a fissare la neve che cade? Perché le vigne d’autunno si attorcigliano al mio animo? Perché cavolo trovo così struggente la luna che trapela dalla foschia riflessa nei fossi?

Mi stringo nel giubbotto, sono ormai le 10 e mezza di sera. Do una occhiata alla torre dell’orologio, alla curva della provinciale che da piccolo mi sembrava enorme, ai posti dove da piccolissimo ho vissuto l’alluvione del novembre 1966. Ricordo l’alluvione…roba da matti…

Notte scura, notte nera e mi viene in mente il MUDDY WATERS di BLACK NIGHT…

In macchina il riscaldamento cerca di rabbonirmi l’animo, ma sono in modalità deep down in the blues e le tenebre hanno vita facile nella mia worried mind. Incrocio macchine i cui fari non riescono ad illuminare il mio umore cupo.

(fari nella notte – foto di NNT Slim)

Passo Modena, mi getto negli svincoli industriali di Campogalliano. Poco dopo mi inoltro in quella che da tre anni a questa parte chiamo la campagna nera. Sono in preda al blues, ho l’istinto di scappare, in un minuto pianifico la mia nuova vita ma mi accorgo subito che non posso mortificare così la mia intelligenza, so che non scapperò, so che non riuscirò a fare quello che voglio, ma le catene le sento tutte e mi danno un gran tormento. A Molino di Gazzata passo in mezzo ai due pioppeti e lo sento il diavolo, e mi sembra di vederlo… gigantesco, scuro in volto, con gli occhi rossi. Li sento lì dietro i cani dell’inferno sulle mie tracce…

In macchina c’è ROBERTO CIOTTI con SUPER GASOLINE BLUES del 1978.

Percorro strade che sanno di nebbia e di metallo, mi sembra persino che la blues mobile alzi il muso e vada a dissolversi in cometa.

Arrivo, mi sembra che la riva del posto in riva a l mondo stia franando, ma sarà solo un’impressione. Mi gira la testa, mi sento instabile e pallido…avrei bisogno di un Southern Comfort, ma domani dovrò di nuovo fare la fila per tre, risponder sempre di sì e comportarmi da persona civile e così opto per un infuso caldo.

Sono a casa solo, vado davanti allo stereo, oramai è mezzanotte…metto su BECAUSE dei BEATLES, TEN YEARS GONE dei LED ZEPPELIN e TIME di JOHN MILES… così, tanto per mettermi a piangere.

Sotto alle coperte. Canticchio … Because the sky is blue, it makes me cry because the sky is blue…

ANNO NUOVO, MORTE NUOVA di Giancarlo Trombetti (ovvero la fine del CD e gli scenari possibili)

14 Nov

Non è vero che Feisbuk non serve a niente. Ogni tanto c’è l’amico che ti segnala un articolo o una notizia che a te era sfuggita e che proprio ti fa piacere leggere. Marco mi segnala un articolo che compare, ripreso, sul Rockol.it diretto dal mio amico Zanetti : “Major pronte ad abbandonare il Cd nel 2012”. Leggo avido le prime righe: secondo un magazine di rete, Side Line, le rimanenti quattro (…o tre? mah?) Grandi Etichette, starebbero per accordarsi sull’interruzione della produzione del compact disc entro il 2012. Nessuna delle etichette coinvolte smentisce, cosa che farebbe pensare a una solida base di realtà nell’affermazione. “Il piano “segreto” dell’industria discografica prevedrebbe la sostituzione pressoché totale e in tempi brevi dei cd con la musica in streaming e in download distribuita attraverso piattaforme come Spotify e iTunes.” continua il pezzo…

stupisco: meraviglioso….vado avanti: “La produzione di supporti “fisici” resterebbe conseguentemente confinata alle costose edizioni limitate e di lusso destinate al pubblico dei fan e dei collezionisti e che in effetti proliferano già sul mercato o ai packaging speciali di dischi nuovi come il recentissimo “Lulu” di Lou Reed e Metallica”.

Geniale, creativo, spettacolare! Resto di sasso. Non avevo mai assistito a un suicidio in diretta e vederne uno per la prima volta con il sangue che ti schizza addosso fa sempre un certo effetto. Mi godo il momento, un po’ come i fan dello splatter vedono e rivedono al rallentatore la testa del protagonista che esplode nel corso del cineforum organizzato a casa dell’amico di turno. E concludo: ma certo, quando uno è una capra priva di qualsiasi riflesso che non sia quello condizionato, quando si è di fronte all’assoluta mancanza di conoscenza del mercato, quando si è giunti al posto che si occupa solo per una concatenazione di eventi, spararsi nelle palle perché stamani al capanno non passano tordi mi pare la soluzione più logica. Ed il fucile va pur sempre scaricato, no?

Un momento. Un paio di respiri profondi e riflettete con calma. Perché il massacro prossimo venturo cui state assistendo non è cosa che non vi tocchi; forse lo credete con un po’ di ingenuità, ma così non è. Tentiamo di riassumere brevemente: il passaggio dal vinile a 45 giri a quello a 33 molto più remunerativo e importante non avvenne per una precisa previsione del mercato. Fu un passaggio dettato dalla scoperta del mercato stesso che ciò che stava sottoterra era diventato di uso comune e che il mainstream, la cresta dell’onda, era diventata l’onda stessa. Con il 33 giri, per vent’anni esatti, la discografia riuscì ad incassare l’incassabile, spesso per caso, molto più spesso per fortuna cieca che viene comunemente definita come “culo mostruoso”. Le storie sul rifiuto dei più grandi artisti da parte di direttori artistici rincoglioniti sono note a tutti.

Così venne la fine degli ottanta, quando la guerra del “supporto magico” intrapresa tra l’olandese Philips e la giapponese Sonyallo scopo di moltiplicare percentuali attive diminuendo contemporaneamente costi e giacenze condusse all’invenzione del compact disc. Il tempo di strappare dalla bocca degli acquirenti/dipendenti il vinile fornendogli il solo cd come tramite e lasciar digerire loro un raddoppio dei costi a fronte di un dimezzamento, o quasi, delle spese e qualcuno scoprì la rete. Econ essa la necessità, oltre che il piacere, di condividere, scambiare e passare file da un capo all’altro del mondo civilizzato in un batter d’occhio. La valanga prese dimensioni incontenibili con la diffusione di quell’infernale aggeggio per imberbi creato dal genio di Jobs: l’ iPod. Da quel momento la musica, la sua fruizione, la diffusione e, conseguentemente, la vendita non furono più le stesse. E il sistema, inteso come mercato se ne andò bellamente a meretrici; lo abbiamo detto più volte e diamolo pure come fatto acquisito. Il fatto che al fiuto e all’orecchio, alla creatività e all’istinto si fosse sostituita una macchina da guerra in grado di gestire i mercati ma non di crearne di nuovi fece il resto.

In sostanza, da quel calcio negli organi riproduttori, il music business non si riprese più. Sì, qualcuno si mise a far causa alla casalinga di Seattle piuttosto che al ragazzino di Boston, chiedendo qualche centinaio di milioni di dollari di danni, giusto per far ridere il lettore del quotidiano di turno, ma nella pratica i discografici si misero serenamente a sedere sull’altro lato della strada a osservare la propria azienda che bruciava. Lasciando che negli ultimi vent’anni crescessero nuove generazioni totalmente prive dell’istinto e della volontà di acquisto; per i ragazzi di oggi la musica è una “cosa” che si trova sul web e che si ascolta dopo averla scaricata gratuitamente. Una strana evoluzione del concetto dei settanta “la musica è nostra e non paghiamo!”. Questo fino ad oggi. Perché oggi, nella tragicomica vicenda arriva il colpo di teatro, l’essenza del genio, l’intervento del deus ex machina che tutto risolve. Il mercato è a pezzi? Il cd è durato poco o nulla, certo meno del previsto? La possibilità di riprodurselo all’infinito con una lira a casa propria ha ucciso la diffusione del supporto ufficiale? Il web ha fagocitato qualità ed ha inibito le facoltà intellettive di chi sarebbe pagato per trovare soluzioni? Bene! E loro con una rete che distribuisce e accoglie come un’immensa ameba in perenne espansione qualsiasi espressione musicale che fanno? Decidono di tagliare fino in fondo la voce costi! Se non produrremo più cd non spenderemo più inutilmente un penny per stamparli, distribuirli e vederli invenduti. La soluzione? Ma esattamente quella che ha ucciso la musica stessa: il download a pagamento. Incredibile, stupefacente. In particolare nel primo corollario di quella legge che decreta la morte della musica commerciabile: però il cd esisterà sempre nelle edizioni speciali, costosissime e vendute a un pubblico ben individuato. E nel mondo, i restanti coraggiosissimi rivenditori ancora in attività, che si barcamenano tra edizioni da duecento euro e ristampe a 9,90, terminate le scorte, ripuliranno le vetrine, licenzieranno i dipendenti e attenderanno tranquillamente che le quattro (o tre?) majors forniscano loro qualche edizione speciale a qualche centinaio di euro o dollari per il loro pubblico speciale.

Praticamente delle gioiellerie. A meno che Amazon non si prenda la responsabilità di gestire tutto il mercato.

E mentre i ragazzini continueranno a scambiarsi file compressi buoni solo per le loro scatoline di fiammiferi, progressivamente la musica che ci circonda – nei centri commerciali, nei negozi, negli altoparlanti sparsi ovunque intorno alle nostre vite – diventerà dapprima sempre più banale per trasformarsi in sempre più rara e massificata; inutile.  Il blues suonato con le gocce di sudore che cadono sulle sei corde, il jazz che trascina e avvolge, il rock che ti fa saltare e aumentare il battito, il country che profuma di erba e fieno perderanno il loro stimolo vitale per sopravvivere solo nell’esibizione dal vivo, nel luogo dove tutto diverrà conosciuto e noto senza promozione, senza mercato, su passaparola, esattamente come il mainstream del 1969 rappresentò quella cresta dell’onda che spostò il baricentro dal 45 giri al 33 sulla base dell’ignoto che diventava noto, comune a tutti. Ed andrà a finire, così, che forse tra vent’anni rinascerà una nuova classe di discografici che capirà come si gestisce un’Arte e la si vende senza banalizzarla, senza ucciderla.

Non so se vivrò abbastanza da vedere questa ulteriore fase del ricorso storico, ma una cosa per certa: ho abbastanza viveri nella mia discoteca per andare tranquillamente a letto strafregandomene del file scaricato da internet su un HD che potrò collegare al mio pc così come al mio televisore digitale e mentre navigherò utilizzandolo come browser in attesa del programma preferito, mi ascolterò….nulla. Non me ne frega proprio nulla. Finché potrò andare in camera mia, accendere il mio vecchio impianto, scegliere se ascoltare le AR o le JBL e metter su un vecchio disco del 1971, registrato in una sala da concerto che non esiste più, presentato da un promoter che è morto e la cui foto di copertina venne scattata contro il muro di un piccolo ristorante tenuto da una anziana nera chiamata Mama Louise che a quei ragazzi faceva credito finché non fossero stati in grado di pagarle i pranzi con il loro lavoro

….mi sono barricato, cancellate tutto quel che volete, datemi solo il tempo di metter da parte un paio di puntine di riserva per il mio braccetto e posso campare a lungo.  Cazzi vostri.

Giancarlo Trombetti 2011 (c)

MONDO MUSICA HOP (un salto al negozio di dischi di Veggia di Casalgrande) di Picca

13 Nov

Oggi puntatina a  Veggia di Casalgrande (RE) al negozio Mondo Musica di Mario Torelli (suo fratello è il Torelli dei Toro-Toro Taxi, band che forse conoscete). Da Reggio prendete la statale di Scandiano andate verso Sassuolo e a Veggia il negozio è in centro sulla sinistra; da Modena Tange fino a Sassuolo, poi a sinistra su per Scandiano, al bivio a sinistra, vi trovate sempre a sinistra le cascate del Panaro, poco dopo rotatoria, si va a destra e il negozio lo trovate a dxt.

Gli faccio pubblicità volentieri perchè Mario mi sta simpatico e ha una caratteristica: i dischi sono tutti in ottime condizioni (ha anche cd ma soprattutto vinile); le copertine magari no, ma il vinile è ottimo. Inoltre fa prezzi quasi fissi, tipo 20 euro per un lp a meno che non sia japan o robe strane, quindi non tira fuori un Who Magic Bus americano del ’67 e comincia a sborracchiare chiedendo mutui. Magari vi fa 30, ma senza rompere le palle. In negozio c’è un discreto merdaio, dischi ovunque, quindi ci sarà da sdraiarsi per scartabellare lps a livello del mare. Terminata l’esperienza avrete le mani nere di polvere, ma Marione vi offre un rubinetto per sciacquare in uno sgabuzzo anch’esso stipato di dischi. Non cercavo nulla di particolare ma alla fine ho speso dei soldi:

comprati Tom Petty & The Heartbreakers Pack Up The Plantation 2lp live (nuovo Made in Germany), un meraviglioso Lou Reed RnR Animal Printed in USA apribile (mai visto prima abituato com’ero al triste Best Buy RCA italico), un best degli Hollies printed in USA sigillato, So Far (stampa americana) di CSN&Y, un antologia con cover di Joni Mitchell che incredibilmente non avevo mai avuto e, per al goduria di Nonantoslim, Johnny Winter Still Alive And Well U.S.A. nuovo di pacca.
Ho lasciato là qualcosina ma tornerò presto. Se volete facciamo un pullman.
Appena rincasato ho preso del coglione dai familiari per essermi assentato un paio d’ore, ma ormai sono abituato. In casa prendo continuamente del coglione. Se lo sono davvero e lo sono sempre stato, gli amici avrebbero potuto farmelo presente già da anni.
Picca 2011 (C)

L’angolo della posta: Central Park, New York City – Parco Della Pace, Nonantola Centro

12 Nov

Scrive POLBI: “NYC, sabato mattina inondata dal sole. Colazione al bar, giornale italiano, Mojo pagato tre euro e poi da solo a Central Park. Due signore parlano di scarpe, in italiano con accento emiliano. Io guardo il cielo in cerca dei fantastici quattro. Amo questa città.”

Risponde L’espertoNNT, sabato mattina inondata dal sole. Colazione al bar (con Brian), la Gazzetta di Modena, guardo se è uscito Mojo a 11 euro, e poi con Brian un giro al Parco Della Pace. Due signore parlano di scarpe, in moldavo con accento Tiraspoliano. Io guardo il cielo in cerca di fagiani. Io mi adatto a questa città

PS dell’esperto: “Sigh.