RIVAL SONS al Corallo di Scandiano (RE) sabato 3 dicembre 2011

25 Ott

Il mio amico Frank R mi fa notare che i RIVAL SONS da Los Angeles, presunti alfieri del nuovo Hard Rock  Blues, saranno al Corallo di Scandiano (RE), sabato 3 dicembre.

Oh, mi sa che dobbiamo andarci.

CATTIVA COMPAGNIA Live In San Martino In Rio 1 ottobre 2011- nuovi video

25 Ott

IL 2012 di JOE WALSH

24 Ott

L’anno prossimo il grande JOE WALSH farà uscire un album solista intitolato ANALOG MAN e previsto per febbraio, festeggerà il 40esimo anniversario degli Eagles e probabilmente rimetterà in piedi la sua JAMES GANG per alcune date e forse per un nuovo album.

Mica male.

http://www.joewalsh.com/

CLASSIX N.32 novembre/dicembre 2011 – JIMMY PAGE –

24 Ott

CLASSIX con Jimmy Page in copertina è in stampa, come mi informa Gianni Della Cioppa (una delle menti della rivista). Tra un po’ sarà disponibile nelle edicole e bisognerà prenderlo.

Maggiori approfondimenti più avanti.

 

 

ADDIO SIC

23 Ott

Le moto mi interessavano a 16 anni, ma poi a furia di star con Lasàurit, il mondo delle moto da velocità  in questi ultimi anni è rientrato nella mia vita. Valentino Rossi è il mio preferito, ma subito dopo viene MARCO SIMONCELLI, il Sic. Grande motociclista, gran personaggio, gran emilianoromagnolo.

Il mese scorso avevo avuto la fortuna di vederlo correre a Misano.

Oggi stavamo guardando la gara di Sepang, il Sic cade, viene investito e muore. Aveva 24 anni.

Un profondo pensiero a lui quindi. Ciao Sic, non ti dimenticherò.

 

 

La gestione di un vecchio ovvero … BRIAN: his best volume 1

23 Ott

Quante gocce di rugiada intorno a me, 
cerco il sole ma non c’è… 
Dorme ancora la campagna, forse no, 
è sveglia, mi guarda, non so. “

Quando al sabato mattina esco di buon d’ora dalla casa del posto in riva al mondo mi vien sempre in mente IMPRESSIONI DI SETTEMBRE della Premiata, è stato così anche  ieri.

(mattina presto nel posto in riva al mondo – foto di TT)

Respiro la nebbia, penso a lei, e affronto l’attacco delle 4 belve a cui devo dare da mangiare.

(4 gatti affamati all’attacco – foto di TT)

Il viaggio in macchina da Borgo Massenzio a Mutina – attraversando campi sulla tangenzialina campagnola con il sole in fronte – mi serve per spazzare via gli ultimi rimasugli di sonno e per fare il sunto della settimana; il car stereo sputa THE ISLAND YEARS 1969-72 dei MOTT THE HOOPLE.

Ho accompagnato Brian ad un paio di visite: Psicogeriatria prima e controllo pacemaker poi. Entrambe sono andate bene, il piano terapeutico di Barbara dà qualche frutto e la pila del suo cuore funziona ancora. Brian è raggiante, come ogni vecchio ha paura della fine, ha sempre bisogno di essere rassicurato sul suo tempo a disposizione (“Brian, te scamparèe damànt to nòna, fin a nuvantasèe aan”, – Brian vivrai come tua nonna, fino a 96 anni), così quando gli faccio i complimenti lui mi risponde con un sorriso furbetto e con due occhi vispi.

(An afternoon in Psicogeriatria: Brian e la figlia di Brian – foto di TT)

(A morning in Cardiologia: Brian at the  Pacemaker check – Foto di TT)

Arrivo da Brian alla Littlecross, mi vede dalla finestra, si affaccia, lo saluto e lui alza entrambe le mani. E’ un sabato speciale, lo vedo subito, l’umore è ottimo, facciamo finta di battibeccarci prendendoci in giro, ma il mood è ottimo. Bagno, capelli, jeans nuovi, camicia nuova e Brian è pronto per il suo svago settimanale. Sulla strada per Ninentylands Brian sofferma i sui commenti – come sempre – sui campi arati o coltivati, sulle piante, sulle case. Una vecchia casa di campagna è disabitata e lui ridacchiando “Tim, angh’è gnanc na galèina” (Non c’è neanche una gallina). Parliamo di politica, siamo più o meno nella stessa area ma lui vira decisamente al centro mentre io mantengo posizioni più estreme. Ci punzecchiamo.Mi dice che il suo sogno era andare in America ( I Kennedy per lui sono un mito) e io gli dico “Dai Brian, vieni con me, invece che in America andiamo nella grande Madre Russia, nell’Unione Sovietica, dove il socialismo reale ha forgiato una società dove l’uguaglianza tra gli uomini è reale, appunto…”, lui si volta, mi guarda e fa “T’eg vèe po’ te!” (Ci vai poi te).

Parliamo del più e del meno e ad un certo punto mi dice “Te piaci alle donne!”, e io “Magari Brian, ma come ti vengono certe idee?“. Secondo lui alcune delle bariste  (prima una meridionale, ora una cinese) del bar vicino a casa sua che ogni tanto frequentiamo sono affascinate dal sottoscritto solo perché – non sapranno più di cosa parlargli – ogni tanto gli chiedono “come sta suo figlio?“. Ma poi capisco, è un indiretto complimento a se stesso:il figlio di un padre così figo e geniale non può che essere ben considerato e corteggiato.

Al K2 caffè macchiati d’ordinanza, cannolo e krafen, quattro chiacchiere coi suoi amici Peter e Mario.

Peter legge la lunga intervista a Snejider che c’è sulla Gazza, Mario con  ironia dice “Laselel ster c’al gà da lèzer Snaider” (lasciatelo stare che ha da leggere Snejider).

(Tres Hombres al K2: Peter, Brian e Mario – foto di TT)

Un veloce passaggio nella casa dove abitavo prima a prendere qualche altro LP e un po’ di altre mie cose. Mi capita in mano un maglione che mia mamma mi aveva fatto a mano tanti tanti tanti anni fa…che pazienza che doveva avere, e quanto amore per quel suo figlio capellone e rocchettaro…

(“Vecchio maglione, quanto tempo è passato…” Il maglione di Mara – foto di TT)

Brian ha già parlato in centro, al K2 e lì giù con Vasco, ma la prima cosa che mi dice quando rimontiamo in macchina è “Ci fermiamo anche all’altro bar, vero?”

Al Mini Bar, Angelo (di fede bianconera) fa il simpaticone “Ciao Tirelli, vuoi provare per tuo padre un nuovo aperitivo catanese che mi è appena arrivato?” … Brian n0n coglie, ma io capisco subito che allude alla sconfitta dell’Inter col Catania di sabato scorso. “Angelo, fer menga al fùrob. At voi bèen damant un fradel mo ed balòn t’en capès gninto” (Non fare il furbo, ti voglio bene come un fratello ma di calcio non capisci niente). Ritroviamo Mario anche lui lì per l’aperitivo.

Bella mattina, quando Brian è così in forma non è poi così pesante gestirlo. Scende dalla macchina, sorride, è contento, è carico e declama “Ciao Tim, grazie grazie grazie…non ti sbigottir che vincerai la prova! A sintòm stàsira per al superenalòt”.

In macchina TARKUS, l’album degli ELP che mi piace meno ma che sto cercando di riconsiderare. Sto persino pensando di comprare un box set di cui non sapevo nulla e che ho scovato su Internet. (Beppe Riva: nel lontanissimo caso tu stia leggendo queste righe miserelle, illuminami a proposito se sai qualocosa. Thanks)

Dopo pranzo una salto a Bath, da mio cugino Alexemme per riallacciare i rapporti e rivivere per una mezzora i posti dove – alla domenica –  ho passato l’infanzia.

Dal car stereo MESCALERO degli ZZTOP.

I colori dell’autunno nelle nostre semplici campagne emiliane sono davvero belli.

(Autunno a Bagno – foto di TT).

Settimana passata musicalmente prigioniero di un “buraccione”  – come dice RIFF – JOHN MILES, colui che alla fin fine è forse il mio eroe a cui vorrei più assomigliare: cantante incredibile, chitarrista sopraffino e gran pianista.

MILLE SCUSE di Giancarlo Trombetti (a proposito di Mike Nesmith’s THE ANGELS)

21 Ott

MILLE SCUSE

Ai lettori e amici di Tim devo mille scuse, sperando che le accettino. I miei ricordi sugli inesistenti The Angels band del 1966 sono del tutto inventati. La ragione di una falsa recensione esistono, però, dal mio punto di vista. Io non credo che saranno in molti a risentirsi – o almeno lo spero – perché ai miei occhi l’intera storia era piena di indizi al punto che io stesso pensavo che nessuno, ma proprio nessuno, ci sarebbe mai cascato. Potere delle cazzate che vengono scritte! E comunque ho creduto che esistesse un buon motivo per tentare l’avventura….

La prima lezione che dovrebbe essere assimilata da questa sòla che vi ho tirato è semplice : non fidatevi mai di nessuno, specialmente se chi scrive è un sedicente giornalista impreziosito da una pseudo fama rubacchiata con metodi discutibili ed in tempi lontani.  La seconda lezione è forse ancor più semplice : non fidatevi del web. Perché io immagino che alcuni siano andati immediatamente a ricercarsi scampoli di informazioni che non avrebbero certo mai potuto trovare quando, in fondo, la verità stava sotto il loro naso.  Il fatto che internet non riportasse a una traccia non doveva farvi pensare che nulla esistesse, ma semplicemente – come troppo spesso accade – che nessuno avesse ancora deciso di inserire un’informazione in rete. Perché le cose non esistono solo perché te le racconta Google.

La terza lezione è di provare a leggere dietro alle parole quando sorgono dei dubbi. E, come detto, dal mio punto di vista di indizi ce n’erano anche fin troppi! Proviamo a elencarli : il primo, il più clamoroso sta nel nome di Greil Marcus. Marcus è uno scrittore che moltissimi anni addietro recensì un disco inesistente proprio su Rolling Stone. Il disco si sarebbe chiamato “The masked marauders” e dentro quell’album sarebbero comparsi Bob Dylan, Mick Jagger, John Lennon e Paul McCartney. Qualcuno aggiunse anche Frank Zappa, ma questa informazione non venne mai scritta dal Marcus. Con un po’ di pazienza tutte le informazioni su quel disco – che venne poi realmente pubblicato dalla Columbia nella seconda metà del 1969, che io possiedo e di cui, volendo, potrei stavolta sul serio farvi una copia! – le potrete trovare sul web. La leggenda intorno a quel disco cadde a breve ma a distanza di decenni ci sarebbero indizi che riporterebbero a Zappa, dato che sul disco compare una “I can’t get no nookie” che avrebbe attinenze con la sua lunga suite di Nanook l’esquimese che non doveva…”mangiare la neve gialla” (Don’t eat the yellow snow), ossia dove i cani avevano pisciato…ma temo che siano tutte balle pure queste.

(Greil Marcus)

 Altro indizio stava nell’impossibilità fisica di mettere insieme in quegli anni Duane Allman che abitava a Macon, in Georgia, con John Cipollina e Paul Kanter che se ne stavano a San Francisco; un po’ lontano… Mentre il riferimento a Laurel Canyon era per Zappa, la cui casa è a Laurel Canyon e che con gli indizi  e con i falsi (il suo disco di “Cruising with Ruben and the Jets” che originariamente si pensò fosse un disco di doo-wap) ha sempre avuto simpatia…forse qualcuno ricorderà la sua abitudine di dare una “parola segreta” ad ogni serata che sarebbe servita per le modifiche di testi e tempi o della storia del Sofà narrata da Mark Volman dove veniva data una serie di indizi per capire cosa lui fosse in verità: a maroonish sofà suspended in the mist of the great emptiness when a light shined down from heaven….  :)

(Laurel Canyon)

Perché tutto questo? La lunga introduzione a quel pezzo avrebbe dovuto insinuarvi il dubbio. Io effettivamente non ho mai sopportato – ed ancor meno sopporto oggigiorno – quella tendenza tutta nostra ma non di tutti, a Dio piacendo!, di porsi sistematicamente in competizione sfidandosi l’un l’altro alla conoscenza di gruppi non minori bensì ignoti. E’ una attitudine tutta nostrale, penso, e sfrontatamente esposta in ogni recensione (chiamiamola così), in ogni ricordo di musica prodotta decenni or sono. Se devo dare un’origine a tutto questo, la darei all’epoca di quel foglio chiamato Metal Shock, dove la maggioranza dei collaboratori, spinti da un istinto di competizione con i nomi un po’ più noti, chiedeva o direttamente inviava pareri/recensioni su dischi sempre più sconosciuti, evitando accuratamente di volersi occupare dei…soliti nomi noti. Cosa che veniva fatta solo su esplicita richiesta redazionale.

Non vorrei dar la colpa a qualcuno in particolare per aver dato il via a questa mefistofelica abitudine ma certo è che la ritrovo appieno nei commenti che mi ritrovo su Feisbuk o nelle pagine di certi miei amici di web. Oggi, nel 2011, dire che “Dazed and confused” è una gran bella cosa è banale e scontato; è necessario possedere e conoscere i Barlafus, eccellente progr-southern band del nord del Canada.

Oggi comprarsi il box di “Dark Side of the Moon” è accondiscendere alla volontà delle infami majors. Ricercare a una convention di dischi usati il primo album dei Bazza è ficooo…un po’ come dice Bart Simpson. E cazzi tuoi se non li possiedi e non li conosci.

Prima di chiedervi nuovamente scusa ed un perdono che spero di meritare, vi racconterò una breve ma vera storiella redazionale…a Roma, alla metà degli ottanta, avevo ottimi colleghi che insieme a me portavano regolarmente a termine i dodici (dodici!) periodici che quell’editore infame ci faceva preparare; tra questi c’erano, ovviamente MS e Flash. Ricordo in particolare alcuni di loro, come Ermanno Labianca, Patrizio Nissirio, Guido Bellachioma, Roberto Paggio, Peter Sarram che oltre che bravi erano anche amici…con loro, le otto/dieci ore giornaliere se ne andavano via spesso ridendo… E la tendenza dei “miei” collaboratori di MS di scendere sempre più nell’ignoto venne un giorno identificata con un nome immaginario di una band immaginaria : The Schiekel-Grueber Happy Band, autori di un album tanto bello quanto poco diffuso “Peppermint Caterpillar of the Boot’s Hills”. Ecco, da quel giorno, tra noi, quando arrivava una recensione ignota, ci divertivamo a raccontarci degli Schiekel-Grueber, gruppo del mitico chitarrista italo-americano Mike Ciuccelebocce…. si lo so: sono belinate, ma noi ci divertivamo e servivano ad allentare la tensione.

(Giancarlino Trombetti al Festival di Reading nel 1980)

Ecco, un giorno non mi stupirei se qualcuno di quegli speleologi a tempo perso se ne andasse in cerca di quel primo, imperdibile album degli Schiekel-Grueber …che si scrive con la dieresi sulla “u”…

Ciao, Giancarlo

CASSIDY n.18 “Nessun Futuro” (Bonelli – ottobre 2011)

20 Ott

Ultimo numero di Cassidy, serie creata da PASQUALE RUJU. Ex militare, rapinatore, fuorilegge duro ma con suo codice da gentiluomo, Cassidy non è certo un personaggio originale, ma è stato piacevole leggerlo in questi 18 mesi. Ambientato negli USA negli anni settanta, i riferimenti al decennio che più amiamo sono stati tanti e pieni di blues e di musica (soprattutto rock, LZ included). La saga si conclude in modo classico e spavaldo.

LILLE – INTER: 0 – 1…che fatica.

19 Ott

MARTEDI’ SERA, 18 ottobre 2011:

Alle 19 sono ancora lì che parlo con Barbara, la psicogeriatra di Brian. Parliamo di Reminyl, di piano terapeutico, del castamasso della Cesira e io penso all’incontro di Champions. Sono stanchissimo e devo fare tutto di corsa. In macchina sulla via del ritorno ascolto i VAN HALEN, ma la scossa non arriva. Cena veloce con una passata di asparagi e una svizzera. Alle 20,40 mi accascio sul divano.

Mario, cotto anche lui, alle 19,30 è al Grandemilia che si mangia al volo due pezzi di pizza. Compra due pastine, una buon brut e si lancia verso Borgo Massenzio. Alle 20,41 si accascia anche lui sul divano.

Dennis rinuncia all’ultimo minuto al calcetto, giorni pesi anche per lui, Franco gli dà qualche problema. Arriva come al solito in ritardo e anche lui sbuffa, è stanco.

Ore 20,50 siamo tutti e tre sul divano, davanti a Sky.

Primo tempo discreto, bel goal del Pazzo. L’Inter regge, ma conosciamo i nostri polli e sappiamo che con L’Inter di questi tempi il secondo tempo sarà durissimo.

Con un po’ di autoironia ci stupiamo che che dopo 5 minuti del secondo tempo loro non abbiano ancora segnato. Passano 40 minuti interminabili, ad ogni rilancio in avanti di Julio Cesar non riusciamo mai a conquistare la sfera, il Lille fa il possesso palla e sembra che ad ogni affondo possa pareggiare. Noi soffriamo, ci incartiamo su noi stessi, respingiamo di testa i cross avversari come se fossimo dentro alla nostra aerea a difendere. Tiriamo dei cancheri, diciamo parolacce, urliamo ai nostri giocatori “Vagli sotto, dio pòver!“, critichiamo i cambi di Massimo Ranieri, increduli osserviamo la nostra squadra e vediamo che è solo una whiter shade of pale di quella che era nemmeno due anni fa. Se Page vuole ad un certo punto Webb – l’abitro, fischia e spossati possiamo finalmente tirare il fiato. Guardiamo i goal di questo turno di Champions, felici che il CITY del Mancio ce la abbia fatta e che il Real di Mou abbia fatto un figurone. Sentiamo l’intervista a Ranieri e poi mestamente felici ci salutiamo. Che fatica che è veder l’Inter a volte.

(John Paul Crazyman dopo il goal al Lille)

(Dennis, Tim & Mario- foto di LS)

LED ZEPPELIN – Zurigo 29 giugno 1980 – DVD bootleg

19 Ott

Nemmeno tre minuti dei LZ a Zurigo nel 1980. Filmato audience sincronizzato da un fan, utilizzando come audio un matrix soundboard/audience. Qualità tutto sommato godibile.

Zurigo è probabilmente la data meno peggio del tour europeo del 1980. Dal punto di vista storico può essere interessante notare come i LZ si presentassero nel nuovo decennio, prima di schiantarsi al suolo il 25 settembre dello stesso anno. Per fan in senso stretto.