ROCK AND ROLL ANIMALS: Mike Nesmith’s THE ANGELS di Giancarlo Trombetti

18 Ott

Non amo ritrovarmi con gli amici quando il fulcro della serata è la gara alla scoperta della tomba del Milite Ignoto del Rock.  Mi spiego, da molto tempo ho preso le distanze dalla classica domanda: ”Ma tu li hai mai sentiti i…”? Segue nome di gruppo ignoto anche alla mamma del cantante, che non ha mai pubblicato un disco e che se lo ha fatto è stato in duecento copie per un’etichetta fallita da almeno quarant’anni e che un mese dopo la pubblicazione del disco, avendo necessità di rientrare delle spese, ha ritirato le copie dal mercato andandole a rivendere a peso di vinile. Ma una copia resta sempre in circolazione…e quella copia sta nella teca del tuo interlocutore occasionale. Sempre pronto a decantartene le lodi e le prerogative quasi sempre uniche e rare.  Già, perché in genere i veri amici non si mettono mai in competizione ed anzi, se possono, evitano la circonlocuzione odiata e al massimo entrano in argomento con discrezione. Perché la gara a chi conosce più gruppi sconosciuti a me è sempre stata sulle scatole. Eppure c’è chi pare vivere a quel solo scopo.

Chi salta scuola o lavoro, dimentica moglie e figliolanza per non perdersi una convention allo scopo di acquistare dischi tanto ignoti quanto inutili che va a ricercare con un paio di “bibbie” del settore sotto braccio e che compra a qualsiasi prezzo solo se non trova alcun riferimento all’interno di quei libri. Perché se si tratta di album recensiti o mentovati da un periodico di fama o, peggio ancora, da un tuo presunto “collega” allora proprio non val la pena di spendere il tuo denaro… Perché lo scopo è gustare l’attimo di indecisione nel tuo futuro interlocutore, il momento di smarrimento, la risposta a voce dubitativa che giunge sottovoce: “…ma sono mica quelli che…” cui rispondere con ghigno sarcastico: “No! Sono quelli capitanati da...” seguono nomi ignoti, che preludono a pezzi ignoti, con precisi riferimenti a gruppi noti. Tutti sempre nati in seguito alla formazione di quell’imperdibile gioiello del rock tanto brillante quanto sfortunato perché nessuno lo conosce o lo ha mai ascoltato. E’ la rivincita di quelli che ti schifano perché nomini sempre i medesimi gruppi, perché continui ad eccitarti ascoltando sempre le stesse canzoni, perché sei ancora convinto che al millesimo ascolto attento, una nuova nota di colore, un’emozione inattesa possano emergere.

E’ per questo che odio profondamente dare amicizia su quella minchia di feisbuk a tipi che al primo contatto iniziano a chiederti se hai i dischi di Tizio e Caio, se ti piace Sempronio e ti cliccano “mi piace” ogni volta che ti capita di mettere un qualcosa di vagamente poco comune sulla tua bacheca. Ecco perché provo a capire in anticipo come certe serate si svolgeranno quando tra i partecipanti compaiono tizi mai visti ma riconoscibilissimi dall’occhio assatanato; ecco perché mi sfogo con i miei pallini solo quando sono in compagnia fidata. Perché io odio la competizione che, al contrario, tanto adorano alcuni noti, o sedicenti tali, artigiani della tastiera. Ma per una volta vorrei venir meno a questo mio patto di sangue con me stesso e parlare per la prima volta di un gruppo che so per certo noto a pochissimi – anzi meno! – perché a volte la sfortuna esiste davvero, perché pur di fronte a opere geniali il fato si adopera per cancellare qualsiasi traccia e  perché in realtà queste perle – seppur in misura infinitesimale – esistono davvero nell’Universo.

(The Monkees)

 Fate attenzione perché queste sono forse le uniche informazioni che mai potrete reperire su questo rarissimo parto di genio…

La storia ha il suo inizio agli albori del 1966 quando Mike Nesmith era già noto per essere parte del quartetto dei Monkees; un oggetto musicalmente inesistente e messo in piedi quasi esclusivamente per dar vita a un serial televisivo statunitense; mi ricordo che, da ragazzino, qualche imprevedibile programmatore Rai ne doveva aver acquisito i diritti turbato dal successo nel paese d’origine, perché ho ancora ottima memoria delle puntate trasmesse alla metà del pomeriggio di due o tre vite fa. Ma quel che conta qui è che Nesmith aveva talento e ben prima dei Monkees, nel 1963 a Beatles quasi esordienti, aveva già tentato la scalata alla gloria senza successo. Questo prima di diventare famosissimo, ricco e attore, compositore, musicista, scrittore, uomo d’affari e autore di successi per Linda Rondstadt nonché produttore del film Repo Man. Con i primi soldi imbottati dalla serie televisiva, Mike tentò di riprendere un suo antico progetto risalente addirittura a tre anni prima: chiamato originariamente The Nesmiths, il gruppo venne re-intitolato The Angels, cosa che procurò anni luce dopo problemi ai più noti Angel perché ufficialmente il nome non venne mai dismesso. Gli Angeli erano un indescrivibile gruppo che fondeva la psichedelica dei primi Warlocks con il suono acido e blues dei Quicksilver, unito all’istinto melodico e jazzistico degli Allman di Live at Fillmore East. E non era un caso. Alle chitarre Mike aveva messo insieme i due leader dei rispettivi gruppi, John Cipollina e Duane Allman ancora non coinvolto con gli Hourglass insieme al fratello Gregg. Nesmith ne era l’eccellente cantante insieme – da non credere! – al Paul Kantner ancora indeciso se restare con Angel o scegliere i Jefferson Airplane, come poi fece da lì a pochissimo.

Ma il suono non era quello tipico della fresca era pre-Woodstock ma un aggressivo, potentissimo rock blues, psichedelico, rugginoso, violento, più simile agli attuali Gov’t Mule che ai Cream di Clapton che parevano scolarette a confronto; più tagliente dei Blue Cheer, più creativo degli Amboy Dukes, più d’impatto del gruppo che avrebbe sconvolto il rock da lì a breve, gli Zeppelin.  La leggenda narra che Page, difatti, in tour – o in studio non lo si è mai capito – venne in contatto con gli Angels finendo coinvolto in una session, registrata e che compare nel disco, che ebbe su di lui tale influenza da indurlo a re-inquadrare gli Yardbirds prima e mettere in piedi gli Zeppelin poi, proprio ricalcando quel gruppo. Page non venne citato sulla copertina per ragioni contrattuali emerse in seguito a quella registrazione che nessuno volle cancellare. Un disco tanto bello, innovativo, fresco e splendidamente composto che avrebbe dovuto fare faville, esplodere facendo dei componenti i primi miti da tramandare insieme a Beatles e Stones. Un disco che davvero precorreva i tempi a venire. Il resto era, da lì a breve, ancora da inventare.  Due lunghe suite da citare su tutto: “Evidence” quella che poi sarebbe divenuta la famosa “In memory of Elizabeth reed” e “Soul trains” in cui non è possibile non riconoscere la “Dazed and confused” di Plant/Page in embrione.  Ma il diavolo fa le pentole e non i coperchi…Nesmith, il giorno stesso dell’uscita del disco, venne denunciato e immediatamente perseguito dalla Screen Gems che non gli promise soltanto ma immediatamente bloccò qualsiasi suo emolumento dovutogli per la serie televisiva The Monkees, chiedendogli una penale così elevata che avrebbe potuto assommare a quanto egli avrebbe guadagnato con i cinque anni con i Monkees. Il problema erano, ovviamente, i legami legali che impedivano a Nesmith qualsiasi mossa non approvata dalla Screen Gems; e The Angels, così lontani dall’immagine che si voleva dare di lui, evidentemente lo erano.

The Monkees mostrava un quartetto pulito e divertente alle prese con situazioni da scuola media, costruito sull’immagine iniziale dei Beatles di Help!  The Angels evidenziava una natura “nera” e contenuti ambigui con riferimenti espliciti a sesso e droghe, con Nesmith che indossava una parrucca lunghissima esattamente come le prime band psichedeliche tanto odiate dal pubblico dei Monkees.

Il disco – un doppio con dieci pezzi ! – venne ritirato dalla circolazione in un nulla e l’unica cosa che non fu possibile impedire fu una recensione su Rolling Stone a firma di Greil Marcus che passò un mare di guai perché aveva ingenuamente ottenuto un demo che permise al suo giornale di uscire con una mezza pagina che avrebbe potuto cambiare il corso della storia del rock. La Screen Gems, facente parte della potentissima Columbia, facendo perno sulle pagine pubblicitarie che sarebbero venute a mancare al mensile, riuscì non solo a bloccarne la distribuzione, ma ad ottenerne una riedizione, cancellando dalla faccia della terra qualsiasi riferimento a quel progetto.

 

Quel che non fu possibile bloccare furono qualche centinaio di copie che, distribuite qua e là, non servirono a nessuno, dato che l’etichetta ne rinnegò la produzione e che Mike Nesmith era del tutto irriconoscibile nelle foto interne di copertina, così come gli altri, ancora non famosi, componenti del gruppo. Ora vi domando: quanti punti potrebbe valere, in un’ipotetica guerra alla ricerca del Milite Ignoto del Rock, la storia che vi ho raccontato oggi per la prima volta? E badate che solo alcuni speleologi del web potranno, forse – e dico forse – recuperare scampoli incompleti rispetto alle informazioni finali ma mai tutta la storia così come ve l’ho narrata. Storia che ho ricevuto tramandata per via orale e diretta solo perché un mio più anziano amico, tuttora residente a Laurel Canyon, Los Angeles, fu l’assistente ingegnere del suono di quel disco di cui, un Natale di oltre trent’anni or sono, come ricompensa di averlo aiutato a rappacificarsi con la attuale moglie, volle regalarmi racconto e inviarmi poi un pacchetto con copia di quel vinile al ritorno a casa…aggiungendo una frase di accompagnamento…”Tanto dirlo in giro non ti servirebbe mai a niente! Nulla e nessuno potrebbero mai confermarti anche parte di quelle vicende pena la fine di qualsiasi attività professionale sul suolo degli Stati Uniti!”. E forse il monito vale ancora oggi, dato che il silenzio su questa vicenda è assoluto ed io stesso avrei i miei dubbi se non fossi confortato da una testimonianza in vinile, su etichetta viola ed un anonimo fronte copertina non a caso analogo all’immagine dell’indimenticato Happy Trails e con interno pressoché identico all’esterno del Live at Fillmore East  che dorme tranquillo nel settore “americano” della mia discoteca. Un album davvero e purtroppo ignoto e a questo punto dimenticato persino dai protagonisti superstiti anche se certamente strozzato da decine di vincoli contrattuali incrociati e stretti negli anni successivi da quei ragazzi quel tempo liberi che divennero poi icone del rock, ma i cui indizi e citazioni paiono per loro volontà emergere nel tempo sparse un po’ ovunque anche se nessuno potrà mai avere il piacere di assaporarne il contenuto.

A meno che non venga a casa mia o faccia il più fortunato incontro della propria vita di collezionista.

PS : In caso qualcuno si fosse domandato il perché della mia citazione dei Gov’t Mule, aggiungerò che “Mule” altro non è che uno dei brani contenuti su “The Angels”…forse la verità sta iniziando a far capolino dopo quarantacinque anni…

Giancarlo Trombetti

 

 

CHUCK RUFF se ne va

17 Ott

Se ne è andato CHUCK RUFF, batterista dell’EDGAR WINTER GROUP di cui ricordiamo soprattutto THEY ONLY COME OUT AT NIGHT del 1973 e SHOCK TREATMENT del 1974.

Un pensiero quindi per lui da parte di tutto il blog.

http://en.wikipedia.org/wiki/Chuck_Ruff_(musician)

 

THIN LIZZY “Live In London 2011 – 22.01.2011 Hammersmith Apollo” (Instant Live Ufficiale) – Concert Live 2011 – 2cd – JJJ1/2

17 Ott

Era un po’ che mi chiedevo come fossero i THIN LIZZY di questi ultimi anni, ora che ho preso questo instant live mi son fatto un’idea: non sono male e li ascolto volentieri, almeno quelli di questa formazione.

Certo, è sempre il solito discorso: che senso hanno queste band leggendarie che vanno ancora in giro senza le figure principali che le hanno caratterizzate? Io ho pressoché smesso di farmi queste domande, fino a che questi gruppi propongono un qualcosa di valido in modo dignitoso. Ricky Warwick visivamente non riporta a nulla di Phil Lynott, e la voce – per questa situazione – è decisamente adatta. Vivian Campbell non scivola in virtuosismi inutili e ben si amalgama con Scott Gorham.

Nulla di particolare sia inteso, se non  un bel set di canzoni hard rock scritte da Lynott, eseguite con convinzione da una formazione che vede tra le sue fila Scott Gorham e Brian Downey.

Se venissero da queste parti io me li andrei a vedere.

CD 1
  1. Are You Ready
  2. Waiting For an Alibi
  3. Jailbreak
  4. Do Anything You Want To
  5. Dancing In The Moonlight
  6. Massacre
  7. Angel of Death
  8. Still In Love With You
  9. Whiskey In The Jar
  10. Emerald
CD 2
  1. Wild One
  2. Sha La La La
  3. Cowboy Song
  4. The Boys Are Back in Town
  5. Rosalie
  6. Bad Reputation
  7. Black Rose
  8. Black Rose (Reprise)

CARTA CARBONE: Zucchero e Joe Cocker

16 Ott

Questo classico del “preso a prestito” è suggerito da Jaypee.

JOE COCKER “Hitchcock Railway” 1969

JOE COCKER “Hitchcock Railway” LIVE IN DORTMUND 1992

ZUCCHERO “Per Colpa Di Chi” 1995

CENA DI CLASSE, LA RIGA DI BRIAN e LA TRISTEZZA DI CATANIA-INTER

15 Ott

Ieri sera seconda cena di classe dell’anno, dovevamo essere in 15 ci siamo trovati in nove per forfait dell’ultimo minuto. All’ultima fatta in maggio per il trentennale del diploma non c’eravamo nemmeno tutti, rifletto su questa cosa…ci si ritrova dopo trentanni, tra gente che è stata insieme un lustro e ha condiviso una esperienza importante di vita e alcuni non trovano il tempo…una sera in trentanni (sera tra l’altro organizzata con largo anticipo). Chi non ha voglia di uscire, chi deve andare alle prove del coro, chi ha un programma TV da guardare, chi ha il mal di pancia…mah. Ad ogni modo serata piacevole, in nove se non altro si chiacchiera più facilmente; alla fine teatrino finale molto divertente tra RoseDawn e il sottoscritto, lei a far la parte della donna un po’ sboccata ed emancipata ed io a far quello che si scandalizza nel sentire certe parolacce dette da una donna (ma in realtà è un po’ così, io tendo ad idealizzare le donne). Concludere la serata con risate serene e sincere è sempre bello.

(Quel che resta della 5 C – Foto TT)

Sveglia alle 06,30 per il solito sabato mattina pieno di impegni. Spendo 20 eurini in edicola: lo special di MARTIN MYSTERE, LA REPUBBLICA, IL MALE e la statuina di SAMUEL ETO’O. 9,90 li posso anche spendere l’immaginetta sacra del giocatore che mi ha fatto godere come pochi (e che adesso troneggia sul mio scaffale deluxe edition – commento de Lasàurit: ” Gli hanno anche fatto le orecchie a sventola“…io di rimando – sottovoce – “Te pensa al nasone del tuo amico slavosvedese e alle gambe storte di Zambrotta“).

(il mio papa nero – foto di TT)

Incontro con Julia la quale dopo un oretta fitta di conversazione se ne esce con la frase secondo cui io respingo ciò che non è bello. Oh, mica una frasetta da niente. La lascio pensando allo cosa. Da Brian va in atto la riappacificazione, dopo una settimana in cui sie era impermalosito per certi miei toni un po’ accesi. Gli faccio il bagno, gli asciugo i capelli, gli preparo i vestiti, gli sistemo i conti e lo convinco ad uscire. Un ultimo controllo però ai capelli: Brian ha l’ossessione della riga dei capelli …deve essere perfetta.  Bagna il pettine, divide con precisione i capelli nel punto che predilige e i capelli, come le acque con Mosè (secondo quella frottola a cui credono i cattolici) si  dividono magicamente e si sistemano nel modo giusto: la riga di Brian anche questa volta è a posto.

In centro a Ninentylands Brian incontra come al solito diverse persone che gli fanno la festa e lui si pavoneggia come Rod Stewart ad un concerto dei Faces.  Incrociamo Lencio un mio amico d’infanzia e mio batterista dei tempi che furono con i MIDNIGHT RAMBLERS, va di fretta, è in bici, al volo ci tocchiamo le mani ed esclamiamo “John Bonham”!

Al K2 incontriamo Peter e Mario, amici ottuagenari di Brian. Caffè macchiato e cannolo.

(Brian, coffee at K2 – foto di TT)

Ripasso dove vivevo per continuare il mio ormai eterno trasloco, oggi è la volta dei miei LP degli STRAY CATS, UFO, VAN HALEN e WHITESNAKE. In mezzo c’è anche RIGHT BY YOU di Stephen Stills del 1984…uno dei dischi più brutti mai prodotti, in cui fa due o tre assoli anche Jimmy “Poige”. Io e Picca spesso ci chiediamo come è possibile che STILLS abbia fatto un disco così. Dio canta, gli anni ottanta sono stati un bel periodo di merda per la musica.  Brian è giù che chiacchiera con Vasco, l’altro giovanotto del 1929.

Al MiniBar come al solito entra come una star, stavolta sembra un divo del cinema, un giovane vecchio Marlon Brando da FRONTE DEL PORTO. “Tirelli cum andommìa?” “Alora Tirelli, sòmmia a post?” “Tirelli, ah i bèe temp dal curèri (Brian era una autista di corriere)“.

(Brian: crodino al MiniBar – Foto di TT)

Brian si è sistemato l’umore, mi sembra stabile e ben disposto. Verso mezzogiorno lo smollo alla LittleCross (il suo quartiere) e lui mi ringrazia tre volte per la bella mattina. “Son io che ringrazio te, vecchio Brian”.

Alle 13 alla Coop di Regium Lepidi, cibo per i gatti, un paio di jeans scontati per Brian, dopobarba per Brian, carne, frutta, caramelle, e naturalmente Tisana Digestiva Bonomelli in scatola bianca…alla sera è sempre i momento per HERB TEA FOR ONE.

Io amo la Coop, nella mia testa vive ancora la idea romantica e un po’ socialista della cooperativa, ma mentre son lì che sulla bilancina peso i mapo e attendo lo scontrino scuoto la testa e mi dico “An s’è mai vest Johnny Winter fèer la spesa alla Coop, dio pòver…

(Tim pesa i mapo alla Coop – foto di LS)

Ritorno nel posto in riva al mondo ascoltando la collection del 25 anniversario degli WHITESNAKE e mi ritrovo a cantare – commosso – WE WISH YOU WELL perso in un blues senza motivo, il blues deve essere qualcosa di organico per me.

Spazzo via la commozione con LIGHTS OUT degli UFO a volume a 21.

Nel pomeriggio dovrei fare altri giri ma dopo una tartara, rapanelli e due bicchieri di Gutturnio riesco solo a godermi 5 minuti di sole sulle scale lì fuori e poi addormentarmi sul letto.

Alle 18 Catania – Inter. Buon primo tempo, la squadra gioca benino e Cambiasso segna un gran bel goal. Nella ripresa di nuovo down in the hole. I siciliani pareggiano e poi vanno in vantaggio grazie ad un rigore inesistente: Castellazzi esce, non tocca il giocatore, questi però simula si lascia cadere e l’arbitro abbocca. Capita. L’Inter subìta l’ingiustizia però crolla, Massimo Ranieri fa entrare Alvarez e Zarate e mi si gela il sangue. Zarate anche anche, ma mettere su anche Alvarez, un altro giocatore umorale, mi sa folle.

Depresso vado su Facebook a vedere che dice SETTORE, trovo un suo post  che mi si addice e che dice “tristezza, per favore vai via”.

PS:

LINUS Ottobre 2011

14 Ott

Sempre interessante e divertente, soprattutto: PERLE AI PORCI, DILBERT, PEANUTS, SEXORAMA. Nella Rubrica LINUS MUSICA articolo di Riccardo Bertoncelli sull’ultimo di RY COODER. Solite belle rubriche poi su Teatro, Cinema, Letteratura, Fumetti. Euro 4,90.

 

 

 

 

L’angolo della posta DELUXE EDITION

14 Ott

Ieri in  tarda mattina ero nella sala d’aspetto del mio medico…aspettavo che Giangi (posso chiamarlo così, eravamo insieme alle elementari e medie) mi chiamasse nell’ambulatorio quando mi son messo ad ordinare l’archivio sms del cellulino. Tra sms di ieri  e di un anno fa o più mi son trovato a riflettere su questo sistema di comunicazione e di come certi messaggini andrebbero conservati per sempre. Pezzi di vita, di blues, di rapporti umani che magari oggi sembrano un po’ retorici, sopra le righe e poco stabili ma che rappresentano bene alcuni momenti delle nostre vite.

MERCOLEDI’ SERA – ALLE PROVE MENTRE CERCAVAMO DI REPLICARE IL FINALE DI TRAIN KEPT A-ROLLIN DA LIVE BOOTLEG DEGLI AEROSMITH:

Scrive Liso: “A me non basta facebook o il tuo fantastico blog per comunicare te!!! Cristo e … (segue madonna)!!! Scusa lo sfogo ma facciamo tutti una vita di merda. Cazzo Tim, dobbiamo vederci di più!!! Siamo in pochi ma abbiamo molto blues inside”

Riflette l’Esperto: ” Riporto l’sms alla mia bassista preferita, mi guarda e mi dice “Sono tutte tue creature!“. Poi penso a Polbi che una volta mi disse “Cristo Tim, tu hai un potere di penetrazione nella vita delle persone che è incredibile”. Mentre eseguo con la band quel finale – che significa molto per me e Lorenz in quanto cresciuti con LIVE BOOTLEG – penso a quanto voglio bene a Paolino Lisoni e ai miei amici blues.

IERI MATTINA MENTRE ATTENDEVO IN SALA D’ATTESA DEL MEDICO:

Scrive Polbi:In prima fila allo show di ieri sera di ALICE COOPER. Che notte folle di R’n’R. E pensare che su disco mi lascia indifferente, ma live è qualcosa da vedere, era da tempo che non mi divertivo così ad un concerto”

Riflette l’Esperto: ”Polbino continua a disorientarmi, nelle ultime 48 ore mi ha parlato di amori folli per GIRLSCHOOL e ALICE COOPER”

PRIMO AGOSTO DEL 2010

Scrive Picca: “Perchè non organizzi un blog rock serio, con tutte le tue amicizie? Ci passiamo l’estate”

Riflette l’Esperto: ”Ehm…”

VENTICINQUE AGOSTO DEL 2010

Scrive Picca:Ti ho dedicato MINUETTO (di Mia Martini pezzo che piace ad entramb, ndtim) stamattina. Visto che era in scaletta” (Picca è uno speaker di  Modena Radio City)”

Riflette l’Esperto: ”Ehm…I love you, man”

SEI SETTEMBRE DEL 2010 – DOPO AVERMI CHIESTO UN CHIARIMENTO SU UNA FACCENDA RIGUARDANTE I LED ZEPPELIN

Scrive Picca: “Grazie Maestro di vita!”

Riflette l’Esperto: ”Oh.”

 

VENTIDUE SETTEMBRE DEL 2010 – COSE DI LAVORO

Scrive Lakèrlit:Ma … (segue madonna)…le ho detto che saresti arrivato…non capiscono un cazzo”

Riflette l’Esperto: ”Uh, le lucidi analisi della mia amica…I love you Kèrlit ”

VENTITRE MARZO del 2011 – UN GATTO DI NOME FIDEL

Scrive Lasìmo: “Purtoppo non torna più il nostro Pùpus”

Riflette l’Esperto triste: ”Già… ”

CINQUE MAGGIO del 2011 – LA MATTINA DOPO AVER PASSATO LA SERATA IN SALA PROVE

Scrive Lorenz: Train Kept A-Ruuuleeeen!

Riflette l’Esperto: ”Oh yeah, man ”

VENTOTTO SETTEMBRE del 2011 – DOPO LA VITTORIA NEL FINALE PARTITA DELL’INTER IN CASA DEL CSKA MOSCA IN CHAMPIONS LEAGUE

Scrive Mario: “Ciao vecchio, stiamo tornando la vecchia Inter che ci fa soffrire e giore, che ci tiene incollati davanti alla TV fino al 95esimo. Che non è mai banale!Pensa fossimo tifosi del Barca…che noia (forse)”

Riflette l’Esperto: ”Inter come la nostra vita, sempre sul filo del blues. ”

DUE OTTOBRE del 2011 – DOPO IL CONCERTO DELLA CATTIVA A SAN MARTINO

Scrive Riff: “Ciao fratello, vorrei ringraziarti tanto e di cuore per la serata di ieri, per la gioia di rivederti sul palco a fare ciò che più ami e amiamo…per i cd e le custodie e per il bellissimo articolo sul blog sulle tue origini, Brian, l’uomo assurdo in braghe corte e la strafiga al bar. Grazie Tim, amico mio!”

Riflette l’Esperto: ”Quariegh…goodnight ”

(Tim & Riff backstage Festa dell’Unità Paganine MO 2003)

OTTO  OTTOBRE del 2011 – 

Scrive Frank R: “Finalmente sto ascoltando tutto KEYS TO ASCENSION degli YES che ho preso qualche mese fa dopo il tuo post nel blog…molto bello, me lo sto gustando ad alto volume. Grazie della dritta”

Riflette l’Esperto: ”  ONWARD throught the night…!”

Tardo 2008 – LEAVING HOME BLUES

Scrive Kerlo: “Forza Slimtim, dopo il peso della discesa, toccato il fondo si torna a salire e chissà che dietro l’angolo non ci sia una stairway to heaven…”

Riflette l’Esperto: ”  Poetic & friendly associate!”

SEDICI SETTEMBRE del 2009 – DOPO AVERGLI FATTO GLI AUGURI DI COMPLEANNO

Scrive Lele: “Grazie Tim, ti voglio bene.”

Riflette l’Esperto: ” Lele, la tigre della malesia :-)”

Bene, termina qui questa Edizione Deluxe un po’ sentimentale de L’Angolo Della Posta. Siamo qui quindi, con pregi e difetti, ma siamo qui…still alive and well.

INTERVALLO: Applausi a Long Beach

13 Ott

(Bonham, Page e Plant a Long Beach il 12 marzo 1975)

L’angolo della posta: TT BLOG BLUES

12 Ott

Scrive Polbi: “Non ho accesso internet da giorni, sono in preda al Blog Blues. Lunedì sarò a Detroit, martedì quindi Mac Store. per ora mi consolo con CARAVAN, NEIL YOUNG e un libro inchiesta sulla scomparsa di Moana Pozzi”

Risponde l’Esperto: ” Quando ti rubano il portatile, come capitato a te, ti senti come se la tua finestra sul mondo fosse sprangata. Ti auguro quindi di munirti il prima possibile di un nuovo laptop. Per tenerti occupato e con il morale sollevato ti consiglio STILL ALIVE AND WELL di JOHNNY WINTER, MISSISSIPPI LIVE di MUDDY WATERS e i nuovi numeri di IL MALE e LINUS. Hold on, mate.”

 

CARTA CARBONE: Led Zeppelin e Bobby Parker

12 Ott

BOBBY PARKER “Watch Your Step” 1961

LED ZEPPELIN “Moby Dick” 1969