PESCATORE
Io, LaKérla & Picture It
12 AprSono molto sensibile ai complimenti che molti di voi mi fanno circa il blog, mi rende orgoglioso il fatto che lo sentiate anche vostro e che si stia formando una comunità intorno a questi miei post miserelli. Mi fa poi estremamente piacere che alcuni di voi sottolineino il fatto che “E poi le foto sono bellissime (Jaypee)”, “Sei proprio bravo a scegliere le foto (Roby Z)”, “Ma come si presenta bene (LK)”, insomma sono felice che il “visual” del sito sia di vostro gradimento. L’estetica è sempre stata importante per me, e che qualcuno si accorga del riguardo particolare che cerco di tenere per questo aspetto, mi rende felice.
(nella foto: non sapevo che cazzo metterci a testimonianza del bello o dell’estetica, così ci metto una bella figa come Peta Wilson)
Non che con un blog si possa far tanto, i titoli ad esempio non sono gestibili, le limitazioni grafiche sono parecchie e in più io non sono affatto un grafico, però ci tengo, nel mio piccolo, ad una certa eleganza, pulizia e al buon gusto.
Come dicevo, sono sempre stato attento a questo aspetto, ricordo da ragazzino le migliaia di volte in cui ho dovuto rifare una copertina di una audiocassetta perché le scritte mi erano venute male, perché il pennarello aveva sbavato sotto lo strisciare della mia mano destra o perché la scelta dei colori non mi convinceva. Quante ore spese nel ripreparare quei maledetti cartoncini.
(nella foto: audiocassetta del tempo che fu)
(nella foto: orrore e raccapriccio)
La mia voglia di estetica convincente però non sarebbe bastata se non fossi maturato grazie alla vicinanza di Mixi e soprattutto de LaKèrla. Non so per quale motivo io sia capitato nel mondo della grafica, fatto sta che ci sono e lavorare a stretto contatto con LaKérla per tutti questi anni ha affinato il mio senso estetico. Non sono uno da Mac, io lavoro su un PC e con un programma grafico che più che un vero software è uno scherzo: PICTURE IT (ora chiamato Digital Image). Dopo aver sfogato le mie voglie kitsch nelle primissime settimane, sono riuscito ad estirpare quasi tutti gli aspetti più brutti e a seguire in silenzio la grande lezione de LaKèrla, la virago della creatività e organizzazione grafica con cui mi confronto quotidianamente (suo tra l’altro è il logo della testata del blog). Ora, sia chiaro, io non so fare proprio un bel niente di grafica, mi limito ad aggiungere o creare qualche semplicissimo effetto per le immagini, ad assemblare a mo’ di mosaico qualche figura, ma anche la scelta delle foto stesse – se davvero non è malaccio – la devo a questa piacevole convivenza amical/lavorativa.
(Nella foto: Picture It – nella freddo update del 2006 chiamato Digital Image)
Grazie quindi a chi si prende la briga di notare questa cosetta e grazie a Lakèrla, figura per me ormai mitologica di donna eroica piena di virginali virtù grafiche, che inconsapevolmente e comunque pazientemente, mi indica la via. I Love You, Kerlit! (Buono SC, si fa per dire ).
BEPPE RIVA ON AIR
11 AprStasera lunedi 11 Aprile Beppe Riva sarà in diretta sulle frequenze di Radio Lombardia ospite di Marco Garavelli e Mox Cristadoro nel programma “Linea Rock” in onda dalle 20 alle 22. Ascoltabile in streaming su www.radiolombardia.it .
AGGIORNAMENTO POST TRASMISSIONE – ore 22
E’ stata una trasmissione davvero interessante e bella, sì perché per una sera è stato bello ascoltare in una radio di un certo livello ( mica una radio qualsiasi di periferia), rock e hard & heavy. Sentire parlare Beppe poi è sempre emozionante, ti rendi conto di quanto sia bravo, preparato e appassionato. I suoi aneddoti, i suoi ricordi, la sua prosa poetica, imperiosa, stellare! UFO, Black Sabbath, Blue Oyster Cult, Black Widow (!) e ARMAGEDDON (!!!). ..fantastico. E poi alla fine che fa Beppe, tra quei due o tre nomi che ringrazia c’è anche il mio. Cioè, Beppe Riva in una delle sue rarissime e preziosissime uscite radiofoniche si prende la briga di salutare Tim Tirelli. Ragazzi, quell’uomo è un mito, davvero!
Flashes from the Archives of Oblivion: ALLMAN BROTHERS BAND “Live At The Atlanta International Pop Festival July 3-5 1970” (Epic Legacy 2003) JJJJ
10 AprSi è già scritto da più parti che questo nuovo live degli Allman è addirittura migliore di ‘At Fillmore East’, lo storico album live del 1971. Beh, andiamoci piano, ‘At Fillmore East’ rimane tuttora il miglior episodio live della band. Ciò non toglie che questa nuova uscita sia comunque un bel regalo per gli ammiratori del gruppo, pur non aggiungendo nulla a quanto già si conosceva. L’immacolata slide di Duan Allman, la garbata solista di Dickey Betts, la voce e l’organo di Gregg Allman e le sofisticate eppur leggere improvvisazioni di una magnifica band degli anni settanta. Il primo disco è dedicato all’impeccabile performance del 3 luglio 1970: ‘Statesboro Blues’, In Memory of E.Reed’,’Whippin’ Post’, ‘Mountain Jam’…i classici dei primi Allman ci sono tutti. Il secondo disco contiene la registrazione del concerto del 5 luglio, scaletta e brani dunque simili al primo concerto con in più la partecipazione di Johnny Winter in ‘Mountain Jam’.
Disco buono per i completisti del gruppo come il sottoscritto ma anche per chi voglia avvicinarsi agli Allman per la prima volta; per non dimenticare il grande blues dei fratelli Allman.
(Tim Tirelli 2003 – originariamente apparso su CLASSIX n.3)
Flashes from the Archives of Oblivion: ROBERT PLANT “Sixty Six To Timbuktu” (Mercury 2003) JJJ
10 AprIn anni in cui i “Greatest Hits” infestano, soffocano e snaturano il mercato dei cd, togliendo spesso anche ai più volenterosi la voglia di addentrarsi nelle più complicate trame degli album originali, anche la voce dei Led Zeppelin giunge a noi con un “Best Of”. Lo fa però con una logica differente e dignitosa. Questa è la prima raccolta di Plant in oltre 20 di carriera solista pre e post Zeppelin (come suggerisce il titolo dal 1966, anno del suo primo singolo, alla esibizione del “Festival In The Desert” a Timbuktu nel 2003), ed è stata curata totalmente dall’artista stesso. Il primo cd è il “best of” vero e proprio, sebbene la scelta delle canzoni lasci a desiderare: ben otto tracce su sedici sono tratte dagli ultimi due album di Robert (Fate Of Nations e Dreamland) mentre è stato del tutto ignorato il primo album. Certo, ci sono alcuni dei successi del biondo di Birmingham quali Tall Cool One, 29 Palms, Sea Of Love, I Believe, Big Log e Heaven Knows, ma dove diavolo sono i diamanti dei primi due album (ovvero gli episodi più riusciti dell’intera discografia di RP) Moonlight In Samosa, Like I’Ve Never Been Gone, Other Arms, In The Mood e Thru’ With The Two Step? In compenso è presente una mediocre outtake del periodo Now And Zen (Upside Down). Il secondo cd è invece una gioia, pieno com’è di inediti e rarità: una paio di singoli del ’66 e del ’67 (tra cui Our Song, versione inglese di La Musica E’ Finita portata al successo da Ornella Vanoni), un paio di episodi tratti dal demo del 1967 della Band Of Joy (con John Bonham alla batteria) e Operator del 1968 incisa insieme ad Alexis Corner. Road To The Sun è un discreto inedito uscito dalle session del secondo album Principle Of Moment (1983), Red For Danger un inedito elettronico del tutto trascurabile (1988). Non mancano alcune delle canzoni apparse nel corso degli anni in singoli varii e alcune riletture di piccoli classici tra cui la lucida gemma country If It’S Really Got To Be This way di Arthur Alexander e Let The Bolgie Woogie Roll presa dalla collaborazione con Jools Holland. Ancora un appunto: Far Post, apparsa some b side in un singolo del 1982 e nella colonna sonora del film White Night non doveva proprio mancare. In definitiva un best of curato e pensato nel modo giusto, peccato che, come detto, nel primo cd Robert si sia lasciato condizionare ancora una volta dalla sua mania di distaccarsi dalle fasi del suo passato che più sono vicine all’epoca Zeppelin. Peccato davvero, perché con qualche canzone in meno tratta da Dreamland (suo discutibile sebbene colto ultimo album) e l’inclusione di qualche episodio in più del periodo 1982/83, 66 To Timbuktu sarebbe stato un compendio perfetto del rock a tratti classico a tratti moderno dell’ex voce dei grandi Led Zeppelin.
(Tim Tirelli 2003 – originariamente pubblicato su CLASSIX)
INTER – CHIEVO 2 – 0
9 AprDopo le purghe dell’ultima settimana, questa vittoria sarebbe come un brodino caldo ma viste le temperature estive di oggi, è come una buona caprese … fresca e appetitosa dopo giorni di riso in bianco scotto e patate lesse, e antipasto per portate ben più importanti che difficilmente qualcuno cucinerà per noi, ma che i nostri succhi gastrici non disperano di assalire.
Cosa pensa un uomo di blues mentre percorre a piedi C.so Vittorio Emanuele…
9 Apr(Victor Emmanuel Avenue – photo by TT)
Già, cosa pensa un uomo di blues di una incerta età mentre percorre a piedi corso Vittorio Emanuele a Modena, in una caldo e assolato sabato mattina di aprile verso mezzogiorno?
Passando davanti all’entrata dei Giardini Pubblici immancabilmente pensa al pezzo MAGICO di Stefano Piccagliani tratto dall’album “Picca” del 1995, poi pensa che non sarebbe male se i genitori si potessero scegliere invece di doversi cuccare quelli che il caso si diverte a distribuire. Pensa che “la vita in fondo è semplice chi la complica siamo noi” come cantava Tommy Togni nel pezzo IL GIOCO della Cattiva Compagnia. Pensa al suo ideale di donna, al fatto che non potrà mai permettersi una Volvo V60 e a come ama questa città di provincia.
Passando sotto a quella che deve essere la mensa dell’Accademia, pensa alle interminabili file lunghe decine di metri fatte per assicurasi un pasto alla scuola allievi carabinieri di Torino, lui con gli anfibi neri, la mimetica verde e il basco blu. Incrociando la chiesa di piazzale San Domenico pensa a come sia molto più bello il lato della stessa piuttosto che la scialba facciata. Pensa ad un messaggio ricevuto ieri sera, alle discese ardite e alle risalite. Vede i ragazzi usciti da scuola, con tutti quei visi asiatici, slavi e africani e pensa a come questa sia la primavera della società multirazziale, e che l’estate è lì dietro l’angolo.
Pensa che il patto col diavolo non è servito a nulla, che lunedì tornerà in ufficio e che il fiero e potente hard rock che batte nel cuore si è sciolto in un leggero eppur greve blues, di quelli che ti fan trovare solo sassi sul sentiero. Pensa che si sente solo, che gli amici se non li chiama lui non si fanno sentire, e che non ha nemmeno un amico qualunque per bere un caffè. Pensa che nonostante tutto l’abbeverarsi nella fonte d’abisso ti regala una visuale mozzafiato, che preferisce le donne di 45 anni alle ragazzine tiratissime che vede per strada e che STRAIGHT SHOOTER della Bad Company è un gran cazzo di album.
(«Quando guardi a lungo nell’abisso l’abisso ti guarda dentro.» Friedrich Nietzsche)
(Bad Co “Straight Shooter” Swan Song 1975″ … a fucking great album)
Pensa a come sarebbe, ritornando verso Reggio, imboccare una di quelle stradine di campagna che sembrano perdersi nel nulla e portare in altri mondi … lui, la sua macchina blu … partire e andare e non tornare più.
(uomo di blues)
E invece la macchina non riesce a scartare di lato, mantiene retta la via, costeggiando la ferrovia, i tulipani di C.so Vittorio Emanuele sono già un ricordo, tra poco sarà già ora di “Timothy, vieni, è pronto”, di controllare l’ora per veder quanto manca alla partita dell’Inter, e sdraiandosi sul divano “contemplerà il soffitto tanto che fa se una volta in più ne uscirà sconfitto” come scrive Nonantolaslim nella sua canzone ED E’ UN ALTRO LUNEDI’.
…still walking in the shadow of the blues…


















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