WALKING INTO CHICAGO

9 Apr

Storie on the road: Demolition Doll Rods, Chicago e Cynthia Plaster Caster

di Polbi

(Margaret dei Demolition Doll Rods)

Carissimo, questa volta vorrei raccontarti una storia successa durante il mio primo tour negli Stati Uniti con i Demolition Doll Rods. Era dicembre, faceva un freddo disumano, la nostra prima tappa era Chicago, quindi solo cinque ore da casa nostra, Detroit.

Viaggiavamo nel nostro Van, un furgone attrezzato anche per dormirci, e le strade si riempivano di neve. Ricordo una piacevole coincidenza, guidavo io e appena in vista dello skyline di Chicago, alla radio trasmettevano Kashmir. Pensai fosse di buon auspicio, e mi sembrava sorprendente come fosse facile sentire gli Zeps alla radio in America. Ora, dopo anni che vado da quelle parti regolarmente, mi sono abituato: ogni stazione radio che trasmette rock vive con una dieta fissa fatta di Zeps, Eagles, Tom Petty, Lynyrd Skynyrd, e altre sette/otto band fondamentalmente. Poi, alle volte, capita anche di sentire l’inatteso, la sorpresa, ma e’ raro…e non dico oscure band di nicchia, per carità, ma nemmeno Lou Reed o Dylan…Va be’, non divaghiamo.

Il concerto si teneva in uno dei tanti locali che in ogni città e paese d’America hanno un programma di musica rock underground. Ho visto di tutto in posti del genere, dalle peggio cose (poche devo dire) a concerti di tutto rispetto, con gruppi bravi e entusiasmo a mille. Come e’ immaginabile, questo circuito musicale indipendente, non muove grandi cifre. La maggior parte dei musicisti ha un altro lavoro, ma ho anche conosciuto molti che stando spesso in tour, fra concerti e vendita di dischi e magliette, riescono a campare di musica e nemmeno troppo male. Quella sera la band presentava una nuova giovane batterista ed era anche la prima tappa del tour, c’era quindi un po’ di nervosismo nell’aria. Andò molto bene. Una bella scarica di adrenalina r’n’r’, punk blues e garage, di quelle che poi ti fischiano le orecchie e non riesci più a farne a meno. Ricordo anche che rimasi sorpreso quando un po’ di persone mi dissero che avrebbero seguito il tour nei giorni successivi, in ogni modo compatibile con i loro impegni…e parliamo di centinaia di chilometri nel midwest in inverno. Che bella la forza della passione, e che bello sapere che ci sono cuori rock che battono ancora, e forte, anche lontano dalle riviste patinate e dalle mega produzioni. O forse, oggi più che mai, è proprio in giri come questi che trovi gente così motivata e fuori di testa. Insomma, persone con le quali noi ci sentiamo in sintonia facilmente.

(Chicago con la neve)

Finito il concerto e la sua onda di energia, mi rendo conto che abbiamo un problemino. Nevica, sono le due di notte e non abbiamo un posto dove andare a dormire! Nel mio inglese all’epoca ancora incerto chiedo lumi…non nascondendo una certa preoccupazione. Margaret mi spiega che in America non e’ come da noi in Europa che oltre a pagarti la serata ti danno anche albergo e mangiare. No, da quelle parti qualcuno a volte ti ospita oppure, come scoprirò nei mesi a venire, incominci a metterti in viaggio per la tappa successiva. Distante anche molte miglia, si guida e si dorme a turno. Ma per quella sera ci dovevamo fermare a Chicago, avevamo il giorno seguente libero e lo show successivo a Minneapolis, non lontano. E allora, che si fa??? Albergo a spese nostre o cosa, che mi sto congelando in questo cazzo di van, furgone, chiamalo come ti pare ma sempre freddo ammazzato e’… iniziavo a preoccuparmi sul serio ma Margaret ha un idea. Possiamo chiamare Cynthia Plaster Caster, se non e’ fuori città sicuramente ci farà stare da lei, no problem. Cynthia la mitica groupie che prendeva il calco al pisello delle rockstar?!?! Non ci potevo credere. Se voi leggete questo blog, ci sono ottime possibilità che sappiate benissimo di chi sto parlando. Una piccola leggenda nel mondo della musica rock anni ’60/’70…anzi, nemmeno tanto piccola, considerato quanto si sia parlato di lei e delle Plaster Caster di Chicago. Collettivo di groupies del midwest, che oltre a seguire, amare, supportare, ispirare, aiutare, sfamare, incoraggiare, e…si, anche a volte scopare  le band di passaggio, aveva avuto l’idea di prendere il calco del pene e realizzare così una nuova, surreale, forma artistica. E, tanto per dire, oggi sono citate in più di un libro d’arte contemporanea. Sono state raccontate al cinema, un film su tutti il bellissimo Almost Famous di Cameron Crowe. Omaggiate di una canzone dai Kiss. Coccolate per anni da Zappa. Prese a calci in culo dagli Stones. Buttate in piscina dai Led Zeppelin. Adorate da Eric Burdon, Bowie, Dead Kennedys, Animals… Ma soprattutto Cynthia Plaster Caster e le sue compari saranno ricordate per aver fatto i calchi di tutta la Jimi Hendrix Experience con i quali ebbero una lunga relazione fatta di amore ed amicizia, fino alla fine di ognuno di loro.

(Cynthia negli anni settanta)

Io le ho sempre sinceramente ammirate le Plaster Caster. Per tanti motivi che non saprei ben definire, ma credo che in qualche modo dietro la loro idea ci sia stata tanta sostanza culturale, in un certo senso più che in mille libri sacri del rock. Liberazione sessuale, rottura delle convenzioni sociali, femminismo, provocazione. Una collezione di peni, raccolta sul campo da un gruppo di ragazzine: fa saltare sulla sedia oggi una cosa del genere, figuriamoci quaranta anni fa. E anche dissacrazione e sberleffo, in fin dei conti una rockstar ridotta ad un…cazzo di gesso. Non mi sorprende che Stones e Zeppelin, le abbiano paurosamente tenute a distanza! Dalle ciocche dei capelli dei Beatles a questo e’ un bel salto mortale, simbolico e non.

(Hendrix’s pride and joy)

Insomma, con tutti questi pensieri in mente, mi ritrovo in pochi minuti davanti a Cynthia sua maesta’ Plaster Caster di Chicago in persona. Da regina delle groupies quale e’ stata e sempre sarà, per lei e’ del tutto normale ospitare le band che passano da Chicago e hanno bisogno di una casa e, con quel freddo disumano, un po’ di calore! La trovammo alla fine di un party, in casa di alcuni ragazzi. Una ragazza sessantenne o giù di lì, molto carina e gentilissima, capace di farti sentire a tuo agio in un attimo, come se fosse una vecchia conoscenza. Guidammo nella città imbiancata e poi a piedi verso il suo appartamento. Ho il ricordo di noi quattro che la seguiamo in fila indiana nel silenzio delle prime ore del mattino, i nostri passi attutiti dalla neve alta, le case con architetture inizio novecento e le luci dei lampioni. E poi casa sua. Che dire, ogni appassionato di musica potrebbe stare ore, giorni, a guardarsi intorno. Posters originali, fotografie, dischi, lettere, libri…e ovunque firme e dediche di tutto il mondo rock. Dico proprio tutto il firmamento del rock, perchè lei non fa distinzioni fra la grande star e una band underground, se gli piacciono per lei sono pari, vivono sullo stesso piano. Mi colpirono particolarmente un poster di Berlin con una lunga dedica di Lou Reed e una lettera di Zappa che, chissà’ perche,’ teneva esposta in cucina. Ma l’attenzione non poteva che andare in un altra direzione. Decine di calchi, decine di peni di gesso di ogni forma e dimensione. Una collezione fantastica, dalle mitiche band degli anni ’60 ad oggi.

(Cynthia)

Perché la missione continua, e ogni tanto un calco vale ancora la pena di farlo. Da qualche tempo poi, Cinthia sta immortalando in plaster caster anche le tette di qualche donna rocker,  fra cui anche Margaret, che mi aveva raccontato di questa cosa in maniera molto divertita. Infatti un po’ di calchi femminili sono appesi alla parete. La casa e’ piccola ma molto confortevole e in pochi minuti i divani si trasformano in letti, mentre fuori nevica ancora e la stanchezza del primo giorno di tour si fa sentire. Lei mi dice che spesso le capita di esporre la sua collezione in gallerie d’arte in giro per il mondo. Adora l’Italia e ha ricevuto molte richieste per tornare dalle nostre parti, ma per il momento preferisce fermarsi a Chicago, per lavorare ad un progetto editoriale. Vorrei chiederle mille cose, farmi raccontare tutto di questa sua vita così unica e speciale. Magari domani, quando saremo tutti più riposati…Mi addormento pensando a chi me lo doveva dire che un giorno sarei finito a casa di Cynthia Plaster Caster, con il calco delle tette di Margaret sul muro e quello di Hendrix nella stanza accanto.

(Paolo Barone – aprile 2011)

http://www.myspace.com/demolitiondollrods

http://www.cynthiaplastercaster.com/

INTERVALLO

8 Apr

CHICAGO DI NOTTE

State Street, Chicago 1949 – Original caption: Chicago’s theater district, lined with marquees, has been forbidden to show “vulgar” plays. But the strip-tease girls still flourish on West Madison. (Photos by Stanley Kubrick for Look magazine/Library of Congress)  – (Grazie a Roberta Z.)


(scusate, non ho resistito :-)

LaKèrla e gli incontri ravvicinati del terzo tipo

8 Apr

Arrivo prestino in ufficio, mi piace essere il primo, faccio le cose con calma, mi bevo un caffè, do un’occhiata alla posta elettronica e mi godo il sole che entra dalle ampie vetrate. Son lì che do un’occhiata alle carte sulla mia scrivania per organizzarmi e vedere cosa dovrò fare oggi, quando LaKèrla irrompe in ufficio e si precipita nella mia stanza:

Tyrrell, stanotte mi è capitata la cosa più incredibile della mia vita” esclama eccitata.  “Ho visto un UFO”. Segue un momento dedicato al raccapriccio, al terrore, all’incredulità.

“Ero sul divano che mi guardavo Sky, do un’occhiata alla finestra aperta che ho di fronte e ho visto passare una palla azzura con una coda infuocata…ho avuto modo di guardarla per alcuni secondi, sono sicura, non era un aereo era un Ufo. Sono stata sveglia fino alle 2 per cercare la notizia sui telegiornali, ma niente…quindi non era un asteroide, era un Ufo per davvero e non vogliono che la popolazione lo sappia” … mi racconta il tutto con fare logico ed analitico ma poi le scatta l’autosuggestione che rompe gli argini..

” Ci sono, gli alieni ci sono” cade in ginocchio e si mette a recitare il pezzo di Eugenio Finardi “Extratterreste portami via, voglio una stella che sia tutta mia”, la vedo presa da una visione mistica. Mi preoccupo, tra poco dovrà andare da un fotografo con un cliente.

Cerco di riportarla sulla terra canticchiando A iò vésst un marziàn di Andrea Mingardi:

A iò vésst un marziàn CORO: “Ban duv l’éra, ban duv l’éra?
(trai volt) L’é impusébbil, t’n’è vésst brisa ban!”
In mèz la campagna tais a San Zvan.
In mèz la campagna tais a San Zvan.
“It sicur, it sicur?”. Ma vaca, dla pòra am san pugè’l mur!
L’éra a tri méter o quàter dal fòs quand al ho vésst am san caghè adòs

(For non-emilian speaking people, insomma per i non emiliani, il concetto è ” ho visto un marziano… era a tre o quattro metri dal fosso quando l’ho visto mi son cagato addosso”)

Lakèrla mi guarda, si alza e va nella sua stanza, ma sulla faccia continua ad avere il sorriso di chi ha capito tutto, un misto di beatitudine e misticismo. Meglio accompagnarla dal fotografo, poi al ritorno ci fermiamo al pronto soccorso …

(nella foto: gli UFO)

WORK IN REGRESS – COSE DI LAVORO: by night

8 Apr

CLIENTE NEGRIERO: ” Il lavoro mi serve entro il giorno tot. Tassativo”

FORNITORE SCHIAVO MA AUDACE: ” Lo sai che non è possibile…”

CLIENTE NEGRIERO: “Non mi interessa, lavorerete di notte.”

Flashes from the Archives of Oblivion: ERIC CLAPTON “Money And Cigarettes” (Warner Bros. 1983) – JJJJ

7 Apr

ERIC CLAPTON, insieme a JEFF BECK, JIMI HENDRIX e JIMMY PAGE, uno dei quattro dell’Ave Maria: i quattro chitarristi più celebrati della storia del rock. Per carità, ce  ne sono diversi altri di spessore simile, ma questi sono stati probabilmente i primi e dunque i più leggendari.

MONEY AND CIGARETTES del 1983 è per chi scrive  l’ultimo buon album di Eric, dopo di questo solo episodi pop rock smaccatamente commerciale e simil blues adatto alle zie e non ai veri uomini di blues come noi.

Non che sia tutto da buttare quello dal 1985 in poi, ma dopo aver assaggiato il vero Lambrusco di Sorbara risulta più faticoso adattarsi ad un vinello qualsiasi prodotto in america.

MONEY AND CIGARETTES è dunque l’ultimo episodio rock di Clapton se per Rock intendiamo quello che intendiamo noi: musica vera, suonata con chitarre vere, strumenti veri, intenzioni vere e spirito libero. Lo spirito è un po’ scanzonato ma il suono è quello giusto, grazie alla produzione di TOM DOWD e all’aiuto di musicisti come RY COODER, DONALD DUNN e ALBERT LEE.

Un disco semplice, che rocca e rolla che è un piacere.

(note di nonantolaslim maggio 2008 – per C*L*MB*)

La mia compagna di banco era… STEVIE NICKS

7 Apr

By Picca

LE CANZONI DELLA NOSTRA VITA

7 Apr

WHITESNAKE

Walking In The Shadow Of The Blues

© 1979

Walking in the shadow of the blues
(Coverdale/Marsden)

I love the blues,
They tell my story,
If you don’t feel it you can never understand
So many times I thought about it
And now I know just what it means to be a man

Everyday I realize you can see it in my eyes
I never wait, or hesitate.
‘Cos I love the life I live,
I’m gonna live the life I choose,
You gotta understand
I’m walking in the shadow of the blues

All of my life I’ve had a strange reputation,
I’ve been the black sheep of the family all along
I never know if in my heart I’m really guilty
But, I’ve been accused of never knowing right from wrong

Everyday I realize you can see it in my eyes
I never wait, or hesitate.
‘Cos I love the life I live,
I’m gonna live the life I choose,
You gotta understand
I’m walking in the shadow of the blues

My father said you’re crazy,
He said what you gonna do?
I left with my guitar and said
I’ll leave it up to you

I’m gonna live the life I love
And live the life I choose,
And I’m walking in the shadow of the blues

I love the blues,
They tell my story,
If you don’t feel it I will tell you once again
All of my life I’ve been caught up in a crossfire,
‘Cos I’ve been branded with the devil mark of cain

Everyday I realize you can see it in my eyes
I never wait, or hesitate.
‘Cos I love the life I live,
I’m gonna live the life I choose,
You gotta understand
I’m walking in the shadow of the blues,
I’m walking in the shadow of the blues

 

Camminando all’ombra del blues

Io amo i blues

raccontano la mia storia

se non li senti  tu non puoi capir

ci ho pensato su tante volte

e adesso so cosa vuol dir essere un uomo

 

Lo comprendo ogni giorno lo puoi vedere nei miei occhi

non aspetto e non esito

perché amo la vita che faccio

vivo la vita che ho scelto

devi capire

io cammino all’ombra del blues

 

Tutta la mia vita ho avuto una strana reputazione

sono sempre stato la pecora nera della famiglia

non ho mai saputo nel profondo se ho delle colpe

ma sono stato accusato di non saper distinguere il giusto dallo sbagliato

 

Lo comprendo ogni giorno lo puoi vedere nei miei occhi

non aspetto e non esito

perché amo la vita che faccio

vivo la vita che ho scelto

devi capire

io cammino all’ombra del blues

 

Mio padre mi ha dato del pazzo

mi chiese “che stai facendo?”

io me andai con la mia chitarra e dissi

lascio vivere questa vita a te

 

vivo la vita che ho scelto

devi capire

io cammino all’ombra del blues

 

Io amo i blues

raccontano la mia storia

se non li senti  te lo ripeto ancora una volta

tutta la mia vita sono stato sotto il fuoco incrociato

perchè sono stato marchiato con il demoniaco segno di Caino

 

Lo comprendo ogni giorno lo puoi vedere ne miei occhi

non aspetto e non esito

perché amo la vita che faccio

vivo la vita che ho scelto

devi capire

io cammino all’ombra del blues

(traduzione di Tim Tirelli – aprile 2011)

 

Considerazioni sui BLACK SABBATH

6 Apr

L’aneddoto che ha ricordato Lorenz pochi post fa su Tony Iommi e un paio di vostri commenti, mi ha portato a riflettere sui BLACK SABBATH, gruppo di cui ho quasi tutti gli album, spesso cd in deluxe edition, ma che non mi ha mai preso troppo. Come sempre cerco di distinguere tra “capitoli importanti della propria vita” e “capitoli importanti della storia del rock”, ma con i BS non riesco a trovare il giusto equilibrio.

Sono molto attento a quello che hanno detto Riva e Trombetti recentemente nelle loro interviste, loro c’erano mentre i BLACK SABBATH esplodevano e loro possono capire e testimoniare l’eventuale importanza di quel sound. Io sono entrato in contatto col gruppo di Birmingham nella seconda metà degli anni settanta, a  cose fatte insomma,  anzi nel periodo finale e più loffio dei Sabbath con Ozzy. Non ho colto dunque la oscura freschezza creativa che alcuni di voi pensano che il gruppo abbia portato.

A commento del post POLBI scrive:

Iommi e’ uno di quei pochissimi musicisti ad aver creato un sound. Generazioni di chitarristi hanno seguito la sua ombra. Un suono che a distanza di piu’ di 40(!) anni resta assolutamente attuale. Per non parlare delle canzoni dei Sabbath, bellissime e immortali, ma non solo, anche incredibilmente non datate. Un miracolo in nero.

Doc ammicca:

Assolutamente d’accordo…Amen.

Io mi chiedo, d’accordo sul sound, ma “canzoni bellissime e immortali“? Io a parte l’album PARANOID, il I° e HEAVEN AND HELL del periodo con Ronnie james Dio non sento tutta questa bellezza. Un pezzo non male qua e là, ma troppo poco per credere nel mito che hanno creato. A parte gli album citati, mi sembra che la gamma espressiva dei Sabbath sia davvero ristretta, il sound non certo terrificante (e non parlo del sound da Principi delle Tenebre ma della qualità del suono) e la sezione ritmica davvero mediocre. Inizialmente ho pensato che tendendo a paragonare qualsiasi sezione ritmica ai miei amati JONES e BONHAM (e LAKE e PALMER),  rischio di perdermi momenti comuque godibili… ma non è nemmeno questo il fatto: Kirke e Fraser dei FREE, Kirke e Burrell della BAD CO, Taylor e Deacon dei QUEEN, Carlos e Peterson dei CHEAP TRICK  ad esempio non sono musicisti starordinari, eppure le sezioni ritmiche da loro rappresentate mi coinvolgono completamente…

Le linee di basso di Butler mi fan scappare da ridere tanto elementari e scolastiche sono, e Ward spesso sembra che suoni su dei cartoni, il suono del gruppo mi sembra lontano anni luce da tutto quel parlare che si fa intorno ad esso, e il songwriting è qualitativamente mediocre.

Qualcuno mi spiega cos’è che non colgo? Giancarlo? Beppe? Polbi?  (a Doc non lo chiedo, è uno a cui piace l’ultimo degli Whitesnake, ed è solito seguire il tour dei mortalmente noiosi  Blackmore’s Night … :-)

Flashes from the Archives of Oblivion: PETER GABRIEL “Peter Gabriel I°” (Virgin 1977) – JJJJ1/2

6 Apr

Per quelli della mia generazione i GENESIS saranno sempre quelli con PETER GABRIEL, e PETER GABRIEL sarà sempre il cantante dei GENESIS; equazione questa all’apparenza banale ma se si pensa che i GENESIS più di successo sono quelli senza Peter Gabriel, e che Peter Gabriel dai più è conosciuto per quella manciata di singoli che entrarono in classifica negli anni ottanta e novanta, allora la mia riflessione è meno loffia di quel che sembra.

L’uscita di Gabriel dai Genesis nel1975 fu sensazionale per certi versi, ma fu anche inevitabile visto le pulsioni che spingevano il cantante verso altre forme di sperimentazione.

Ora è pensiero comune vedere Gabriel come un grande artista ed incensare i suoi lavori, ma nel 1977 e 1978, i suoi primi due album da solista ricevettero un sacco di critiche negative dalla stampa specializzata.

Ritengo che soprattutto riguardo il primo album la stampa esagerò davvero, perché trattasi di album bello ed avvincente, per chi scrive, il migliore di Gabriel.

Qualche eco lontano ricorda il progressive, ma questo è un album di rock che potremmo definire moderno (per i tempi di allora), album vivo, a tratti spiritoso (EXCUSE ME), aggressivo (MODERN LOVE) contenente la migliore canzone scritta dal Gabriel solista: SOLSBURY HILL.

(note di nonantolaslim maggio 2008 per C*L*MB*)


FEEDBACK – l’angolo della posta

6 Apr

FRATELLI DI (BLACK AND) BLUES

MARIO: ” Sai una cosa curiosa? Sono tanti anni che ci conosciamo ma ho imparato più cose di te in 15 giorni che curioso sul tuo sito che in tutto questo tempo. Tranne che sui Nerazzurri naturalmente; per conoscere il tuo stato d’animo mi è sufficiente guardare nello specchio. Prendi il Chino ad esempio nessun interista si ricorda più del suo passaggio, per noi invece (come ricordi nel tuo blog) è stato più importante dei vari Ronaldo, Bobone, Ibra ecc. lui è stato anche un esempio”

Risponde l’esperto: specchio specchio delle mie brame chie è il più blues del reame?

ANNI 80


DOC: (dopo Inter-Schalke 2 – 5) “Molto anni 80, direi, va beh, grande il goal di Deki che non si sa perchè è sempre fuori…mi sa che hai ragione su Leonardo … speriamo torni Mourinho

Risponde l’esperto: Per questo canto una canzone triste triste triste triste triste triste triste triste triste triste come me, e non c’è più nessuno che mi parli ancora un po’ di lui ancora un po’ di lui.