LA’, DOVE S’INCAZZANO LE AQUILE

25 Mar

DON FELDER ” HEAVEN & HELL – My Life In The Eagle 1974-2001″ ( paperback edition 2009) – JJJJJ

Io gli Eagles li amo. Non m’importa un cazzo se sono mainstream, se rappresentano una America opulenta, ricca e senza scrupoli, e Don Henley è uno dei miei eroi. Bernie Leadon è un chitarrista che stimo da matti, Felder e Walsh mi piacciono tanto, come mi piacciono gli album DESPERADO, ON THE BORDER, HOTEL CALIFORNIA e THE LONG RUN. Negli anni settanta qualcuno regalò DESPERADO a mia sorella, e ci misi poco a fregarglielo ogni volta che potevo e immergermi in quell’immaginario da banditi western. Sempre in quegli anni tornavo da scuola, pranzavo e prima di non mettermi a studiare, entravo in camera sua, mi sdraiavo sul letto, le fregavo la cassetta di ON THE BORDER e la facevo girare sul suo sfigatissimo mangianastri. Dio canta, mi vengono i brividi se ci penso. Certo, ero più ingenuo, ma mi sembrava musica bellissima (e comunque lo era!). Titubante andai a vederli al forum di Assago di Milano un paio di anni fa, mi parevano diventati troppo pulitini, ma mi piacquero un casino. Insomma, tanto per capirci, io sono un fan degli Eagles. Detto questo non mi meraviglio dei resoconti di Felder, certo… nella nostra immacolata concezione i gruppi rock erano un insieme di esseri umani che suonavano buona musica in giro per il mondo, uniti da amicizia, amore per la musica e brotherhood; quando si diventa grandi si scopre però che non è quasi mai stato così. Peccato, ma il risultato di tanto cinismo, rapporti durissimi e scazzi a go-go, spesso è fenomenale. I tanti bei dischi rock sono lì a testimoniarlo. Lascio la parola a STEFANINO PICCAGLIANI, che come sempre in modo lucido e con prosa sopraffina, ci racconta uno spaccato gustoso di rock californiano.

(nella foto da sx a dx: Meisner, Frey, Henley, Felder, Walsh)

Macchina del tempo-rock: siamo nel 1973. Don Felder è un bravissimo chitarrista local hero di Gainsville, Florida, cresciuto nel culto di Duane Allman, che si guadagna da vivere dando lezioni di sei corde ai monelli del posto.

Tra i suoi allievi spicca anche un ragazzino scarsissimo di nome Tommy Petty. Da teenager Don ha militato per breve tempo nei Continentals assieme a Steve Stills, il quale poi è finito a L.A. e ha formato i Buffalo Springfield, poi CS&N, poi CSN&Y eccetera.

Don sa che L.A. è il ‘posto’ dove succedono le cose per i musicisti, ma non ha la stoffa dell’arrampicatore sociale. Uno dei suoi migliori amici è Bernie Leadon, uno degli Eagles, i quali hanno registrato un esordio di successo per poi realizzare un secondo disco Desperado che è andato malino e sono in una fase di stallo creativo, della serie ‘se sbagliamo il terzo disco siamo fuori’.

A questo punto le Aquile pescano l’asso di Denari (con briscola denari) e producono una pensata che li salva dall’ oblio: meno country rock, urbanizziamoci, il tempo dei banjos sta finendo, più pop e soul e meno cowboys. Per il nuovo lp On The Border servirebbe una chitarra slide, e Leadon organizza un paio di sessions con il vecchio amico Felder, che sta accompagnando Crosby & Nash.

Nel giro di sei mesi Don Felder diventa il quinto Eagle e incredibilmente viene subito inserito in quella che chiameremo Azienda-Eagles con un quinto di oneri e onori, alla pari degli altri.

Un bel colpo di culo, penserete voi. Fino a un certo punto, risponderebbe Don. Perché tra le pagine della sua bella autobiografia HEAVEN AND HELL si dipana un racconto a tratti terrificante di una band neurotica e sadica come poche, dove parole come amicizia, lealtà, rispetto non trovano posto, tutti occupati da altre parole come infamia, truffa, maldicenza.

Gli EAGLES sono una diarchia paranoica e dittatoriale, governata dalla premiata ditta Henley/Frey, il primo descritto come un intelligentissimo e coltissimo serpente a sonagli capace di ‘succhiare tutto il divertimento in una stanza semplicemente entrando’, il secondo come un bullo nevrotico di Detroit dalla sconfinata fame di dollari e femmine.

Il piano prevede l’apporto fondamentale del Richelieu del caso, il manager-squalo Irving Azoff, che per tenere insieme i due galletti nel pollaio manovra continuamente nell’ombra. Ogni altro membro del gruppo viene trattato da sottoposto (e qui il paradosso di prendere subito Felder in società per poi sodomizzarlo negli affari per un ventennio).

L’Azienda Eagles è l’emblema della fine definitiva dell’utopia musicale dei sixties; tutto è calcolato cinicamente, l’unico approdo esistenziale è il Conto Corrente, la benzina è data da montagne di coca sciacquata nel Brandy e pur di costruire un successo si calpesterebbe la propria madre morente.

Henley & Frey in fondo non si sopportano, ma si supportano a vicenda nella gestione del business, riconoscendosi fondamentali nelle funzionalità del progetto-eagles. Gli altri non rompano i coglioni, e chitarristi non improvvisino una nota dal vivo, eseguano gli ordini e via dalle balle.  Leadon se ne va. Arriva Joe Walsh, simpatico, eccessivo, ubriacone, demolitore di alberghi, con il quale Felder costruisce incredibilmente una coppia chitarristica priva di vicendevoli gelosie.

Poi un bel giorno Don ‘Fingers’ Felder (ogni eagle ha un nickname) butta giù una specie di flamenco-bolero con la sua chitarra, lo fa sentire ai due tiranni, i quali lo requisiscono per svilupparlo. Nasce Hotel California, la canzone del botto definitivo, delle cifre a nove zeri, dell’immortalità rock.

Gli Eagles sono la band più cool d’America, rappresentano perfettamente il sogno californiano di metà seventies, qualcuno dice che ‘sembrano cinque Gesù Cristi dopo una settimana a Beverly Hills’.

La Warner è entusiasta, i dollari sono pronti per una super-promozione del disco, e Felder è talmente candido che si oppone all’idea di ‘Sonic Bat’ Henley (pipistrello sonico, nickname derivante dall’ossessiva attenzione rivolta ai dettagli sonori del gruppo)  che Hotel California (da Felder firmato) debba essere il singolo dell’ album. Troppo lunga, troppo lungo l’intro, troppi assoli. Henley vince, e questo dà la misura di quanto la diarchia sia antipatica ma funzionale. Esce il disco: è il trionfo. Le Aquile se lo godono, ma fino a un certo punto. La gestione cinica e freddissima del business non prevede cameratismo o manifestazioni calorose di umanità. ‘Hey Fingers, fai l’ assolo e non rompere i coglioni’.

Gli Eagles tornano in sala per bissare HC, e la missione è troppo snervante. La coca, lo stress, le antipatie, gli scazzi, chiedono il triste tributo. Meisner non regge, lui ragazzo di montagna dal cuore semplice. Arriva Timmy Smith, colui che lo sostituì nei Poco e adesso lo sostituisce negli Eagles. Strano destino.

Esce The Long Run, ma gli Eagles non esistono più. La band si scioglie. Grazie e arrivederci. Passano gli anni e qualcuno fa uscire un tributo country-Nashville agli Eagles, con artisti vari impegnati in covers. Vende come il pane. E’ di nuovo Eagles-mania. Irving lo Squalo convince tutti a riunirsi. ‘Torneremo insieme quando ghiaccerà l’inferno’, aveva detto Henley dopo la rottura. ‘L’inferno è ghiacciato’ sarà lo slogan della reunion. Gli Eagles vengono inseriti nella RnR Hall Of Fame, e si presentano tutti e sette insieme, per la prima volta, a ritirare il premio. La mossa è orchestrata da Azoff, scorre pessimo sangue tra le Aquile di ieri e di oggi. Ci sono da sopportare di nuovo Henley & Frey, ma Fingers Felder è felice. I tempi sono cambiati, siamo nei nineties, e si respira aria nuova in cucina.

(nella foto da sx a dx: Frey, Felder, Henley,Walsh, Schmit)

Dagli ottimi guadagni degli anni ’70 si passa ad incassi mostruosi, i prezzi dei biglietti dei concerti sono decuplicati, il rock è diventato roba da ricchi. Gli Eagles registrano Hell Freezes Over, un concerto per MTV nel quale Henley & Frey appaiono come gli unici protagonisti, con gli altri nelle vesti di gregari. Walsh e Timmy Schmith si accontentano, Felder un po’ meno. Si sente defraudato e preso per il culo. Segue tour mega redditizio. Dai Motel a tre stelle dei ’70 si passa all’ Hilton (con Azoff che prenota camere separate su piani differenti per evitare risse o scazzi tra gli aquilotti), 5 limousines a servizio 24h su 24, fisioterapisti per le lombaggini, nannies per i figli, Frey addirittura si porta in tour il maestro di tennis, cosa che fa impazzire Felder perchè il coach viene pagato dall’Azienda, quindi per un quinto anche da Fingers.

In un clima di antipatica tensione il tour va alla grande, e i tecnici per ammazzare il tempo cominciano a filmare tutte quelle fans sgallettate che ai concerti si piazzano in spalla ad un amico e slacciano la camicia per far vedere le tette. Ne nasce un interessante video amatoriale: ‘The Eagles: Their Greatest Tits’. Felder comincia a guardare bene dentro ai conti della band, scopre cose poco piacevoli, capisce di essere manovrato da anni, ma non vuole abbandonare la nave. Si sente un Eagle, ama il suo lavoro e rispetta enormemente il talento di Henley & Frey. Un giorno Fingers riceve una telefonata di Azoff: Hey Don, mi dispiace, ma sei fuori dal gruppo. Il suo mettere il becco negli affari dell’ Azienda – Eagles non ha pagato, Henley & Frey non l’hanno mandata giù. Chiede disperato supporto a Smith e Walsh ma non ne riceve. L’inrganaggio non prevede colpi di testa. Fingers è un ex. Cita tutti in tribunale, trova un accordo soddisfacente per la buonuscita e scrive un libro sulla sua storia, facendo incazzare all’inverosimile i due ‘Gods’, Henley & Frey.

Simpatico Fingers. Ottima lettura questo Heaven & Hell comprato su internet in paperback. Appena finito di leggerlo, scopro che è pubblicato gratis su Googledocs.La mia solita fortuna. Cercatelo, ne vale la pena.

(Words and Music: Stefanino Piccagliani – Marzo 2011)

Il mio compagno di banco era… Axl Rose

25 Mar

By Picca

Flashes from the Archives of Oblivion: WHITESNAKE “Trouble” 1978 – JJJ1/2

25 Mar

Dopo i tre anni passati con i DEEP PURPLE e un paio di album solisti, DAVID COVERDALE – cantante rock inglese – forma gli WHITESNAKE con i quali forgerà definitivamente la sua carriera musicale. Dal 1978 al 1984 il gruppo è portatore sano di Hard Rock Blues inglese, forse non molto originale ma di un certo effetto, mentre per gli anni successivi il SERPENTE BIANCO cade nella deriva heavy metal da MTV. Certo, l’album 1987 è carino e porta a David Coverdale quel successo americano inseguito per anni, ma il nuovo corso sfigura – almeno per il sottoscritto – dinnanzi alla ingenua ma pura anima rock dei primi lavori. Poche settimane fa il gruppo ha pubblicato un imbarazzante nuovo album – Good To Be Bad –  contenente il “già sentito” del “già sentito”; per lavarci le orecchie quindi possiamo riascoltare TROUBLE, il primo lavoro della band del 1978.

Le canzoni in esso contenute mitigheranno le delusioni e ci faranno riesplodere l’amore che fu per questa buona band inglese.

(note di Nonantolaslim giugno 08 – per C*L*MB*)

DROGA

24 Mar

La notte scorsa ho faticato molto a prendere sonno, sentivo che qualche cosa non andava, la testa che girava, il cuore che batteva, mi sarò alzato dieci volte a bere e altrettante per andare in bagno, mi sarò bevuto almeno cinque tisane: rilassante, digestiva, della sera, del mattino, del pomeriggio… insomma tutto quello che c’era in casa. Ho preso sonno poco prima dell’alba e alle sette ero già in piedi.  Stamattina ho preso la decisione: ho fatto un ordine su Amazon.uk! Certo, non sarebbe il momento …  la crisi, il frigo da pagare, il dentista, la guerra, le borse, il castamasso della Cesira… ma io l’ho fatto, ero in astinenza da tre mesi, non ne potevo più.

Delivery Estimate: 11 April 2011 – 22 April 2011
Tales from Topographic Oceans: Remastered & Expanded 

Quasi tutta roba che avevo già, ma in edizioni minori o non originali … non potevo mica stare senza questi upgrade, eh?

 

Sull’aria di L’arca Di Noè di Scarpulèn (è così che mio padre chiamava Sergio Endrigo):

partirà
il pacchetto partirà
quando arriverà
questo non si sa
sarà come l’Arca di Noè
i cd il gatto io e te


(anche la luna mi sembra un cd…)

Cruisin’ Down The Highway

24 Mar

Ricevo da Polbi questo sms: In autostrada per Scilla sentendo una cassetta dei Lynyrd. Ma vedi tu ‘sto blog…

PS: Polbi in macchina si sente ancora le cassette. Mitico!

Posti in cui siamo già stati: Interstate 5 freeway, Sylmar, California (that collapsed during the 1971 San Fernando earthquake).

24 Mar

By Picca.

Flashes from the Archives of Oblivion: EDOARDO BENNATO “Burattino Senza Fili” (1977) JJJJJ / “Sono Solo Canzonette” (1980)JJJJJ

24 Mar

Negli anni settanta, oltre ad ascoltare dischi di musica rock (spesso di artisti internazionali), era d’obbligo farsi ammaliare dai lavori dei cantautori italiani, cantanti che cantavano appunto le loro canzoni. Figure quasi sempre impegnate, alle prese con musiche piuttosto semplici accompagnate da testi profondi, graffianti, politici e sociali. Alcuni facevano il verso a Bob Dylan e a quel tipo di personaggi, altri viravano verso lidi più rock.

Qualche nome:FRANCESCO GUCCINI, FRANCESCO DE GREGORI, IVAN GRAZIANI, PIERO MARRAS, ANTONELLO VENDITTI, EUGENIO FINARDI, (persino il primo) VASCO ROSSI e appunto EDOARDO BENNATO.

Verso la fine del decennio in questione, BENNATO ebbe qualche anno di popolarità altissima (riempiva lo stadio di San Siro, all’epoca ancora senza il terzo anello) sostanzialmente grazie a due album davvero molto belli: BURATTINO SENZA FILI (1977) e SONO SOLO CANZONETTE (1980).

Due concept album basati rispettivamente su Pinocchio e Peter Pan; Bennato prende spunto da queste due favole per analizzare il tempo in cui vive, disegnando feroci e graffianti critiche.

Due album bellissimi, pieni di ottime canzoni, alcune a tinte rock.

L’ormai superclassico IL GATTO E LA VOLPE, il blues di TU GRILLO PARLANTE, il rock di IN PRIGIONE IN PRIGIONE, l’intima bellezza di E’ STATA TUA LA COLPA e LA FATA.

L’altro superclassico SONO SOLO CANZONETTE, il rock di IL ROCK DI CAPITAN UNCINO, l’irresistibile musical swing di DOPO IL LICEO CHE POTEVO FAR, la dolcezza incantata di L’ISOLA CHE NON C’E’ e NEL COVO DEI PIRATI.

Oggi album così belli ce li sogniamo.

(recensione di Nonantolaslim  – giugno 2008 per C*L*MB*)

Flashes from the Archives of Oblivion: BILLY SQUIER “Don’t Say No” (1981) JJJJJ

23 Mar

Billy Squier è un cantante/chitarrista/tastierista americano che grazie all’album DON’T SAY NO nel 1981 arrivò nella top 5 USA.

L’album avrebbe dovuto essere prodotto da BRIAN MAY, ma la chitarra dei QUEEN era molto presa in quel periodo e così passò l’incarico al fido Reinhold Mack, produttore di THE GAME.

L’album è un piccolo classico di rock e hard rock americano, beh…piccolo mica tanto visto che vendette più di 4 milioni di copie.

THE STROKE, IN THE DARK e MY KIND LOVER furono le artefici di tanto successo tra il pubblico americano (ma non solo).

All’epoca di SQUIER si parlava anche in Italia, magari in termini più underground, ma fatto sta che di estimatori ne aveva anche qui, il sottoscritto compreso. Non poteva essere altrimenti:

nelle interviste citava spesso le sue influenze, ovvero Paul Rodgers e i Led Zeppelin.

A me questo disco piace molto, va beh che la nostalgia per la propria gioventù rende tutto più romantico e dolce, ma obbiettivamente penso che questo album sia davvero carino.

(Recensione di Nonantolaslim luglio 2008 per C*L*MB*)


23 Mar

Ogni tanto, nel corso degli anni, qualcuno sparso per l’Italia riusciva a contattarmi e mi chiedeva “Senti, ma per avere il demo della CATTIVA come devo fare?”, qualche anno più tardi “devo assolutamente avere il il CD del tuo gruppo, ho letto di voi sul libro di Gianni Della Cioppa ITALIAN METAL LEGION”. Quando mi decisi a cercare il libro di Gianni, mi accorsi che era già fuori catalogo. Essendo stato ristampato di recente sono finaalmente  riuscito a recuperarne una copia (insieme a IL PUNTO G.D., sempre di Della Cioppa, di cui parleremo in futuro) e il trafiletto qui sopra si trova a pagina 318. Gianni è sempre stato tenero nei miei confronti quando si trattava delle nostre canzoni, credo che in qualche maniera colpissero davvero la sua sensibilità, al di là dell’amicizia che ci lega e della passioni smisurate che abbiamo per la musica rock e per l’Inter. Nel CD di cui si parla  non erano già più presenti TOMMY alla voce  e LUIGI MAMMI alle tastiere, i membri storici del gruppo rimasti eravamo io e MIXI CROCI alla batteria; completavano poi la formazione il grande FAUSTO SACCHI alla voce e il pontefice del blues JOHN PAUL CAPPI al basso. Magari i complimenti sono un po’ esagerati, ma quando scrive “una grande band di Hard Rock” mi  scalda davvero il cuore… il cantato in italiano, si sa, ti porta ad essere catalogato quasi sempre con la ormai insopportabile di etichetta di rock italiano.

Se siete interessati ai libri di Gianni, questo è il link al suo blog: http://ilpuntogd.blogspot.com/

YOUR PLAYLIST SERIE: Colonna sonora “random” di un pomeriggio lavorativo di fine marzo pieno di sole

23 Mar

Playlist by LaBassistaPreferita

The Rover – Led Zeppelin

Goodbye Stranger – Supertramp

Darlene – Led Zeppelin

Lily Of The Valley – Queen

The Wanton Song – Led Zeppelin

Rock It (prime jive) – Queen

Child Of Vision – Supertramp

Fear Of The Dark – Iron Maiden

For Your Life – Led Zeppelin

Good Old Fashioned Lover Boy – Queen

That’s The Way – Led Zeppelin

Child In Time – Deep Purple

Leaving Home Ain’t Easy – Queen

Bron-Yr-Aur – Led Zeppelin

Keep Passing The Open Windows – Queen

While My Guitar Gently Weeps – The Beatles

Jesus – Queen

The Show Must Go On – Queen

Is This The World We Created? – Queen

Downstream – Supertramp

Thank You – Led Zeppelin

Phoenix – The Cult

Bonzo’s Montreux – Led Zeppelin

Going To California – Led Zeppelin

Mississippi Queen – Mountain

Bring It On Home – Led Zeppelin

Welcome To The Jungle – Guns N’Roses

Fool In The Rain – Led Zeppelin

Dancer – Queen

I’m Going Slightly Mad – Queen

One Year Of Love – Queen

Friends – Jimmy Page & Robert Plant

Teo Torriatte (Let Us Cling Together) – Queen

Now I’m Here – Queen

All You Need Is Love – The Beatles

No Quarter – Jimmy Page & Robert Plant

Babe I’m Gonna Leave You – Led Zeppelin

Jealousy – Queen

Since I’ve Been Loving You – Jimmy Page & Robert Plant