When the blues is in league with the freeway

7 Lug

Il mio blues è certo in corrispondenza con le (blue) highway, che poi sono quelle strade secondarie che di frequente batto, quei sentieri d’asfalto che inducono al consueto immaginario del nido di stelle ma che poi ti accompagnano nei soliti posti, negli angoli abituali del mio presente e del mio passato. Perché continuo imperterrito a sbattere il grugno contro il nido di stelle quando so benissimo che non esiste il nulla cosmico onnipotente solo lo sa, questa irrequietezza di cui tanto discuto qui sul blog prima o poi mi condurrà allo sfinimento … sempre che questo sentimento non sia al contrario il fuoco che mi tiene in piedi.

Già, il Blues in senso lato e dunque non solo musicale, questo sostantivo che carico di significati forse solo miei ma che finisce per coinvolgere, financo irretire, gli sventurati e le sventurate che mi stanno intorno. Questo fatto mi colpisce sempre, il modo in cui il Blues – nella forma dell’uomo che sono – ha una valenza anche per persone apparentemente avulse dal concetto (ma proprio per questo evidentemente persone di blues loro stesse). Questo attaccarsi a me, questo riconoscermi un ruolo nelle loro vite, questo affetto che provano nei miei confronti; sempre complicato scrivere di questo argomento perché poi sembra autoreferenzialità quando invece quello di cui intendo approfondire è l’interesse che le persone hanno per me in quanto portatore di Blues, quasi io fossi un testimone del blues che alla domenica mattina bussa alle porte alla gente per diffondere il verbo e la musica di un’astrazione nata più meno 125 anni in Mississippi.

Ne parlavo ieri sera con i ragazzi durante il primo Sinodo estivo, solito copione: ritrovo nella pizzeria di via Gramsci a Regium Lepidi e resto della serata passata al fresco della campagna qui nel bersò della Domus Saurea. Entriamo nel locale in cui sono di casa, ci accoglie Judith la direttrice, mentre ci accompagna al tavolo nell’ampia veranda si accorge della mia presenza Antonio – altro pilastro del locale – che esclama “eccola qui la luce dei miei occhi”. Fa lo spiritoso ovviamente ma che un giovane, bensì senior, addetto di sala con cui ho un certa confidenza (che però lui maneggia sempre con estrema delicatezza e riverenza) abbia trovato un appiglio in un cliente di un (in)certa età quale sono mi fa ogni volta pensare al blues. Succede una cosa similare anche sul lavoro: invio una email ai colleghi per spiegare che una certa mansione verrà d’ora in poi seguita da due nuove colleghe ma che io continuerò ad essere comunque il riferimento per tutti in caso di necessità. Ebbene, alcuni giovani compagni di lavoro rispondono all’email usando più o meno le stesse parole: “tu per noi rimarrai un riferimento, sì, ma di vita”! Oltre al piacere personale della cosa, rifletto sulla motivazione che ha spinto giovani leoni – con doti attitudinali relative alla attività umana lavorativa che oggi nel mondo è forse la più ricercata – a fare arrivare a me, e quindi al sentimento blues universale di cui sopra, tale messaggio. Il blues  insomma non smette mai di stupirmi, questa rete di rapporti tessuti da scimmie evolute ed illuminate per far fronte alla condizione umana, ovvero il trovarsi su di una roccia sospesa nel buco del culo dell’Universo a contemplare le profondità cosmiche, mi meraviglia ogni volta.

STRALCI

_Sul treno, di ritorno verso Regium Lepidi. Il regionale delle 18 arriva da Ancona ed è sempre pieno: manovali nordafricani, giovani donne in carriera che lavorano in banca, giovani donne che solfeggiano, uomini di blues. Trovo posto vicino ad una ragazza intenta ad ascoltare musica, dagli auricolari fuoriesce un brusio a tratti famigliare, sbircio e sullo schermo del suo cellulare intravedo la copertina di Mothership. Avessi trent’anni di meno potrei invitarla a bere un gin tonic insieme.

_nella pausa pranzo, in centro a Mutina, attraverso la via Emilia e prendo via Berengario da Carpi (chirurgo Modenese del 1500). Perso nei miei pensieri sento che qualcuno si rivolge a me con aria cordiale “Giovanotto, non avrebbe qualche moneta?”. Mi volto, mi si para davanti Donald Sutherland, capelli e barba bianca, all’apparenza in forma, probabilmente ha alcuni anni più di me (ma potrei sbagliarmi). Lo squadro, cerco nel portafogli due monete e gliele allungo, aggiungendo una raccomandazione “cerchi di star bene mi raccomando”.

_sceso dal treno a Regium Lepidi, cammino spedito verso Piazzale Europa, faccio per uscire dal sottopasso e una donna di etnia incerta (Rom? Gitana? Nordafricana?) cercando di rimediare due spicci mi dice “Dio ti benedica”. Non faccio in tempo a riflettere sulla cosa che irrompe ITTOD che prontamente risponde “dio non esiste” e di buon passo procede verso la sua destinazione.

_in macchina con mia sorella, il car stereo rimanda il contenuto della chiavetta “Musica Italiana” in modalità casuale. Ad un certo punto arriva una delle mie canzoni in versioni live, Elisa non la conosce, ascolta la prima parte più meditativa e calma poi, una volta entrata la chitarra elettrica esclama “Ecco qui che saltano fuori i Led Zeppelin, anzi Paul Kossoff!”. Paul Kossoff, ah!

_ FILM: BLACKkKLANSMAN – 2018 – Spike Lee – TTTT 
Tratto da una storia vera, questo film è da vedere. Segnalo nella colonna sonora Lucky Man degli ELP.

_FILM: Riposare In Pace – Argentina 2024 – TTT½
Film di tutto rispetto. Ora su Netflix 

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Nuova interpretazione del classico cupo blues dei Led Zeppelin (e di Memphis Minnie and Kansas Joe McCoy 1929) When The Levee Breaks da parte di Rober Plant e Alison Krauss

_Nuove foto del Dark Lord a Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

 

Jimmy Page Salt Lake City 26 maggio 1973 – Photo Charles Todd

_(Little) Rock And Roll Band

Dopo tanti, tanti, tanti anni mi ritrovo in una sala prove di Mutina insieme ai giannizzeri con cui suonai dal 1994 al 2006. March alla voce, Mixi alla batteria, io alla chitarra e il pontefice del Blues John Paul Cappi al basso. I nostri pezzi e alcune cover selezionate, tanto per non morire.

March, Mixi, Tim, Jay – maggio 2024

Sotto Tiro (Tirelli – Siae 1995):

SCHOOL OF ROCK episodio IX – Premiata Forneria Marconi

Tengo la nona School Of Rock nella azienda per cui lavoro, un’oretta passata dopo l’orario di lavoro a parlare ed ascoltare i grandi gruppi della musica insieme ai colleghi più volenterosi e curiosi. E’ da poco passato il solstizio estivo, la Sala Blues (la sala riunioni informale con tanto di impianto stereo) accoglie i colleghi carbonari che preferiscono imboccare le strade dei sogni legati all’aria sonora (in questo caso quella della PFM) piuttosto che godersi, che so, l’ennesimo aperitivo in compagnia nell’heart of the city. Sono meno spumeggiante del solito e la “lezioncina” è (nelle parole di Marzia) più “riflessiva, profonda, emozionante”. La mattina dopo in treno mi chiedo se valga ancora la pena farle, in quel preciso istante mi arriva il whatsapp del mio collega ed amico Chris C. “Le tue lezioni aprono sempre nuovi mondi di emozioni. Grazie.”. Beh, non c’è bisogno di chiedersi altro.

PLAYLIST

FINALE

Per mantenermi “fit” nell’anima finisco per frequentare i soliti sospetti, gli Illuminati del Blues, i Ragazzi della Via Po e i miei colleghi amici,

Siuviu-Tim-Mar (Mutina estate 2024) autoscatto

 

Friends, da sx: Johnhnhy-Mar-Fran-Sonya-Tim (Mutina – estate 2024)

cercare pace nell’area benessere della Domus

Fenny – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

 

Bersò Blues – Domus estate 2024 foto Tim Tirelli.

contemplando i particolari della fetta d’Emilia in cui vivo

Vista dalla Domus – estate 2024 – foto TT

 

I Balloni – Domus, estate 2024 – foto Tim Trelli

circondato dalla colonia felina della Domus.

Honecker – estate 2024 – Foto Tim Tirelli

D’altra parte it’s just another (white) summer.

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)- TTT½

6 Lug

Il titolo originale di questo romanzo è The Revenant. A Novel Of Revenge, per quanto mi riguarda sarebbe stato più corretto che anche il titolo italiano si fosse attenuto a quel concetto, aver aggiunto infatti l’aggettivo “vero” mi fa un po’ storcere il naso. Sì perché questo è un romanzo di finzione, basato appunto su quel poco che si sa davvero circa la vita di Hugh Glass, ma ripeto molto di quello scritto è fiction. L’autore stesso a fine libro dedica 5 paginette ai fatti storici che hanno caratterizzato la storia di Glass, arrivando perfino a citare il libro di John Myers Myers The Saga Of Hugh Glass come resoconto storico più completo su Glass.

Michael Punke "Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta" (2002 - Einaudi 2024)-

Michael Punke “Revenant. La storia vera di Hugh Glass e della sua vendetta” (2002 – Einaudi 2024)-

Detto questo il romanzo è godibile, il soggetto (le gesta di un celeberrimo eroe della mitologia western) pieno di interesse, la scrittura fluida e scorrevole, tuttavia non era quello che cercavo.

The Avenging Fury of the Plains – John “liver eating” Johnston by Dennis John McLelland Ed.D (2021 second edition) – TTTT

23 Giu

Qui sul blog i riferimenti a John Johnston (o meglio al personaggio del film “Jeremiah Johnson” basato sulla sua vita) non mancano di certo, essendo il mio film preferito, interpretato dal mio attore preferito, che tratta di argomenti a me tanto cari.

Approfondire certi temi per il sottoscritto è indispensabile, soprattutto in questo periodo, visto che percepisco fortissimo lo Utah blues (il film Jeremiah Johnson fu girato da quelle parti) ovvero il sentimento che alberga nell’animo degli uomini delle donne di blues irrequieti/e, l’andare a disperdersi in cometa nel vasti territori inesplorati della nostra immaginazione.

Il libro di Dennis John McLelland fa dunque al caso mio sebbene sia una sorta di autoproduzione con tutte le controindicazioni del caso: grafica inesistente, impaginazione assai mediocre, refusi. Detto questo però bisogna dar merito a McLelland un vero e proprio man on a mission: fare i doverosi distinguo tra le leggende, i miti e le inesattezze nate intorno al nome di Johnston e i fatti di vita reale.

The Aveging Fury Of the plains - John liver eating Johynston by Dennis John McLelland Ed.D

Le prime novante pagine sono dedicate a confutare le false informazioni su Johnston contenute nel libro di Thorpe e Bunker “Crow killer: the saga of Liver Eating Johnson pubblicato per la prima volta nel 1959, libro che può essere considerato fiction storica vista la scarsa aderenza alla vera storia di Johnston, e che fu la base da cui Sydney Pollack e Robert Redford partirono nel creare il magnifico film del 1972 “Jeremiah Johnson” (in italiano “Corso Rosso non avrai il mio scalpo”). Da questo libro tra l’altro si evince che Pollack usò il nome Jeremiah Johnson proprio per non avere troppi vincoli con il personaggio reale. Mclelland ad ogni modo sembra esagerare nel tono usato nel contestare le false vicende (una su tutte: Johnston lottò soprattutto contro i Sioux e non con i Crow), sale infatti un certo fastidio creato dal suo approccio, al contempo rimane basilare il lavoro da lui svolto.

Da pagina 93 l’autore si concentra poi sulla vita reale di John Johnston, nato nel New Jersey nel 1831 col nome di William Garrison, costretto poi a cambiarlo dopo aver colpito un ufficiale nel periodo della giovinezza mentre era arruolato in marina. Johnston ebbe un vita spericolata, fuggito da un padre beone e violento, fu marinaio, scout per l’esercito, vicesceriffo, cercatore d’oro, trapper, mountain man, boscaiolo e uccisore di nativi americani. Uomo possente, forte e resistente morì a 69 anni nel 1900 pieno di acciacchi: reumatismi, scoliosi, problemi alla vista … d’altra parte una vita passata in territori selvaggi in quegli anni non poteva che finire in quel modo. Fu dapprima sepolto nella cittadina del Montana dove si era ritirato gli ultimi anni ma grazie ad iniziativa di alcuni studenti i suoi resti furono riesumati e sepolti in un posto più appropriato in Wyoming. Alla nuova sepoltura partecipò anche Robert Redford, in qualità di attore protagonista del film (più o meno) basato sulla vita di John Johnston

Cassa con i resti di John Johnston - 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Cassa con i resti di John Johnston – 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston - 1974 Cody, Wyoming 1974 - foto Dewy Vanderhoff

Robert Redford presenzia la risepoltura dei resti di John Johnston – 1974 Cody, Wyoming 1974 – foto Dewy Vanderhoff

Tomba di John Johnston - Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Tomba di John Johnston – Cody, Wyoming (Andrew Rossi, Cowbot State Daily)

Un libro (in inglese) quindi utile per chi volesse ampliare le sue conoscenze a proposito di Johnston e dei mountain men in generale.

◊ ◊ ◊

John Jeremiah Johnston sul blog:

In diversi articoli della categoria Tim’s Blues vi sono riferimenti, citazioni e foto di Jeremiah Johnson, i seguenti due sono i più specifici:

John “Mangiafegato (liver-eating)” Johnson

JEREMIAH JOHNSON (1972): film e colonna sonora – TTTTT

Valerio Evangelisti “Il Sol Dell’Avvenire – Volume 2 – Chi Ha Del Ferro Ha Del Pane” (Mondadori 2014-edizione 2016) – TTTTT

8 Giu

Nella descrizione e nel link al volume 1 proposti qui sotto vi è già illustrato il tenore di questo secondo episodio della trilogia de Il Sol Dell’Avvenire. Non aggiungo tanto altro, sottolineo solo che anche questo secondo volume chiarisce molto le idee circa il fermento di quegli anni (grosso modo i primi due decenni del secolo scorso) raccontando le peripezie dei personaggi (e dei loro discendenti) già presenti nella prima parte. Leggendo il libro – soprattutto nella parte finale – ci si spiega in modo netto come e perché il fascismo prese piede e da che guazzabuglio di idee e correnti politiche nacque.

Un romanzo insomma che racconta gli eventi storici e la vita di quegli anni (qui in Emilia Romagna), scritto e diretto in maniera esemplare dal grande Valerio Evangelisti. Da leggere.

valerio evangelisti sol dell'avvenire 2

Descrizione

In questo secondo, autonomo volume de “II Sole dell’Avvenire”, Evangelisti continua a seguire le vicende di alcune famiglie romagnole attraverso i grandi cambiamenti che investono l’Italia intera, in un arco temporale che va dal 1900 al 1925, dall’affermarsi del movimento operaio, cooperativo e socialista ai grandi scioperi generali, dalle imprese coloniali alla prima guerra mondiale e al “biennio rosso”, fino all’affermarsi della dittatura fascista. Come nel primo volume, testimoni di un periodo storico così drammatico sono personaggi inseriti in processi di cui intuiscono appena la portata. Eleuteria, fragile e incapace di ribellarsi alle avversità; Reglio, giovane ribelle involontario, che cerca di sottrarsi al servizio militare e alle compagnie di disciplina; Narda, che col suo spontaneo eroismo riscatterà l’onore di una famiglia che sembrava per sempre macchiata dalla vigliaccheria. Ciò è narrato attraverso piccoli episodi, ora tragici ora umoristici, che vedono in scena personaggi picareschi, litigiosi o astuti. Impegnati a cercare di sopravvivere in un mondo sempre più difficile, a contatto con le grandi figure del loro tempo. Ma sullo sfondo, o forse in primo piano, è il passaggio epocale dal mondo rurale all’agricoltura di tipo industriale, nonché l’opera lenta e paziente di edificazione di una società capace di volgere il cambiamento a favore dei più umili e sfruttati. Operazione fallita: il Sole dell’Avvenire sarà spento sul nascere. Ma non per sempre.

il sol dell’avvenire sul blog:

Valerio Evangelisti “Il Sol Dell’Avvenire – Volume 1 – vivere lavorando o morire combattendo” (Mondadori 2013) – TTTTT

 

 

BLACK CROWES, Milano 27-05-2024 – TTTT

4 Giu

Milano, Teatro Arcimboldi, lunedì 27 maggio 2024.  Sono venuto a vedere i Black Crowes insieme a Lollo e alla Lotty che ci raggiunge da Genova. I fratelli Robinson hanno il loro nuovo album da portare in giro ed è dunque cosa buona e giusta essere presenti all’evento. I BC sono uno di quei gruppi che qui sul blog si amano, punto; negli anni novanta le migliori chitarre Rock (per come lo si intende qui) erano le loro. Il sound, l’amalgama, le accordature aperte, la trama … una meraviglia.

Stasera il gruppo spalla è quello dei Jim Jones All Stars, garage rock and roll con sfumature blues e punk. Non sono impressionato ma lo ascolto volentieri, il battito e l’approccio primordiale del rock and roll servono sempre. Il pubblico va e viene, al momento il teatro è pieno per metà … incrocio e saluto Antonio “Rigo” Righetti, musicista di Modena della mia generazione che conosco piuttosto bene (a lungo bassista di Ligabue e amante di questo tipo di Rock).

Sgomberato il palco dalle loro cose, ci si prepara all’arrivo dei Black Crowes. Il Teatro ora è pieno, circa 2400 persone.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Dall’impianto esce It’s A Long Way To The Top degli AC/DC e la band entra in scena. Bedside Manners definisce l’inizio dello show, il gruppo rolla deciso sin dalle prime battute.

Chris Robinson invita tutti ad alzarsi: “questo è un cazzo di concerto Rock, forza in piedi”. Alla fine del primo pezzo continua nell’intento di smuovere la gente, se la prende con un poveretto sulla destra che rimane seduto, poi, se interpreto bene, anche con uno del servizio d’ordine che cerca di limitare l’uso dei cellulari. Non mi è piaciuta questa tirata, se fossi stato io a prenderci sotto avrei mandato Chris Robinson a farsi dare dove si nasano i meloni, come diciamo qui. Uno ad un concerto non è obbligato a fare quello che dice un cantante su di giri, uno può aver acquistato un biglietto per lo spettacolo proprio perché pensava di potere stare seduto, magari per problemi personali, magari perché non gli andava di ballare. Insomma, io fossi stato in lui avrei evitato, ma d’altra parte sappiamo cosa sono i cantanti.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Il palco ha un gusto retrò, sapori provenienti da vecchi circhi o da vecchi locali statunitensi, tutto molto carino; notevoli gli ampli di chitarra presenti sul palco, tra cui Marshall, Vox , Orange e Fender. Coriste, batteria e tastiere sulla pedana (assai) rialzata. Si rivede al basso Sven Pipen, all’altra sei corde il chitarrista argentino Nico Bereciartua.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

I brani del nuovo album non sono affatto male e dal vivo si difendono, chiaro che quando la band propone i classici, quelli che abbiamo tatuati sul l’animo, beh … il resto passa un po’ in secondo piano. Twice As Hard, Thorn in My Pride, Sting Me, Jealous Again, Remedy sono tra le più belle cose che si possano sentire oggi in un contesto live. She Talks to Angels poi ci trasporta tra le profondità cosmiche. L’acustica di Rich Robinson, le malinconie della melodia, la slide (suonata su una chitarra con lo stringbender), la band che con eleganza rende omaggio ad una grande, grande, canzone. Penso agli amici e conoscenti che vanno a vedere l’ennesimo concerto heavy metal e poi si perdono brani del genere, mah … per me sono questi i momenti che definiscono il vero senso del Rock.

Durante Goodbye Daughters Of The Revolution tracce chiare dei Rolling Stones e magari anche dei Faces o meglio Rod Stewart. Tra le cover, oltre alla classicissima Hard To Handle di Otis Redding, segnalo High School Confidential di Jerry Lee Lewis. 
L’impianto dell’Arcimboldi non è all’altezza … il suono pare confuso, poco chiaro, impastato … inaccettabile per un concerto di bella musica Rock in un teatro indoor. Rifletto poi sul fatto che i Black Crowes oggi non sono più una vero gruppo, ora si tratta di due fratelli che assumono chi gli pare e vanno in giro senza gli orpelli dei rapporti passati (mi riferisco al batterista Steve Gorman). Se non altro prendono a bordo gente capace e in linea con il Rock proposto … una volta dissolti i gruppi è difficile mantenere coerenza artistica ed onestà musicale, ma i Fratelli Robinson & Friends in qualche modo portano a casa il risultato.

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

Black Crowes, Teatro Arcimboldi, Milano 27/05/2024 foto Tim Tirelli

A fine concerto rimango a respirare le ultime vibrazioni Rock ancora nell’aria, il pubblico defluisce, mi incammino verso lo spazio esterno antistante al teatro dove Lollo e Lotty mi stanno aspettando. Nemmeno il tempo di uscire e…

“Tim!! Ciao Tim!!”

Guardo il giovane uomo che mi chiama. Sul momento penso a qualcuno che ho incontrato da qualche parte di cui non ricordo volto e nome.

“Ciao, scusa, tu sei …?”

“Non ci conosciamo, sono un lettore del tuo blog, Michele da Verona, non ho mai scritto, faccio parte della maggioranza silenziosa, volevo solo dirti di continuare a scrivere e di non fermarti, ti leggo sempre.”

Abbraccio questo caro amico sconosciuto, non so nulla di lui, eppure lo sento immediatamente vicino. Potenza del blog. Che i lettori del blog vadano ai concerti dei Black Crowes mi riempie il cuore.

E allora con l’animo pieno di Rock e di good vibrations via di nuovo verso sud est, verso quella parte di pianura al contempo placida e frenetica in cui sono nato e cresciuto. L’ora è tarda, il mood si fa riflessivo, cerco di non ascoltare le centurionate musicali che Lollo vuole farmi ascoltare, mi isolo in uno di miei momenti blues, in lontananza verso sud le luci sugli appennini brillano … ci scommetto che c’è oro in quelle colline.

Scaletta:

Bedside Manners
Dirty Cold Sun
Twice as Hard
Gone
Goodbye Daughters of the Revolution
Sister Luck
Cross Your Fingers
High School Confidential
Thorn in My Pride
Wanting and Waiting
Hard to Handle
She Talks to Angels
Follow the Moon
Sting Me
Jealous Again
Remedy

Bis:
God’s Got It

AC/DC, Arena RCF, Reggio Emilia, 25-05-2024 TTTT

31 Mag

Mesi fa l’umana con cui vivo mi convince a comprare i biglietti per gli AC/DC in occasione del loro ritorno in Italia, per di più nella nostra città, in pratica dietro casa. A conti fatti spendiamo (tra costo ticket, prevendita e non precisate tasse) 170 e passa euro a biglietto … una follia mi dico. Il fatto è che del concerto di Imola del 2015 ricordiamo poco, eravamo lontani dal palco in un posto (l’autodromo appunto) che mal si presta ad un evento del genere, così volevamo riuscire a vederli in maniera consona, ecco il perché di due biglietti Zona Rossa, quella più vicina al palco. In fondo gli AC/DC ci piacciono, personalmente non faccio parte dell’esercito che li venera, tuttavia amo molto qualche loro album (e ovviamente con Back In Black – che ho vissuto in diretta da adolescente – ho un rapporto carnale) e apprezzo il loro approccio, sì perché mettono in scena quello che sono senza tiramenti: working class australiana di provenienza scozzese (e per quanto riguarda Brian Johnson della Britannia zona Newcastle) che parla alla pancia delle persone ma con un linguaggio che pesca nelle paludi del blues più genuino.

Passano i mesi ed eccoci a sabato scorso, giorno del concerto. Da qualche anno abbiamo in città una delle più belle e funzionali arene outdoor d’Italia, ne siamo orgogliosi e questa è l’occasione per godercela appieno. Parcheggiamo a Gavassa e poi a piedi fino al Campo Volo, alle 17 siamo all’entrata dell’Arena, un po’ di attesa per capire a che punto è Doc, che viene da Milano per veder Angus, poi decidiamo di entrare. Un saluto e un abbraccio a Marzia R e Giorgio (abbiamo colori di fasce differenti) e alle 17:30 siamo nella Red Zone, nemmeno troppo lontani dal palco.

AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT

Un’oretta di bivacco per riprendere le forze prima della tempesta di watt che ci attende, un paio di panini, una birra e verso le 19 su in piedi. E’ il momento del gruppo spalla, i Pretty Reckless; trattasi di gruppo statunitense di heavy rock odierno, messo in piedi da una ex modella. Personalmente penso non siano niente di che, gamma espressiva limitata, tutti i pezzi (forse tranne uno) molto simili, nessun guizzo particolare. 

Alla 20 i tecnici salgono sul palco, tolgono gli strumenti dei Pretty Reckless, levano i teli, svelano la strumentazione del gruppo australiano e procedono ad un minimo di soundcheck. Do uno sguardo d’insieme al palco: è uno spettacolo.

AC/CD – Reggio Emilia – Red Zone – foto TT

Il sistema audio utilizzato unisce quello degli AC/DC a quello proprio della Arena RCF e sembra davvero potente. Mi soffermo sulla grafica che appare sui grandi maxischermi,

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

poi sulla campana dell’inferno … rifletto sui 100.000 biglietti venduti, di cui sembra 6.500 all’estero e 8.000 nella sola Reggio Emilia.

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

20:45 inizia lo show.

Siamo a 15/20 metri dal palco, la visuale è buona è il suono notevole: potente, chiaro, rotondo. La prima impressione è che Brian, 76 anni, con la voce sia messo meglio del previsto e, se si può dire, che Angus appaia un pochino arrugginito, forse i 69 anni si fanno sentire e inoltre questa è solo la seconda data del tour.

Si procede con Demon Fire (da Power Up), Shot Down in Flames e Thunderstruck il cui inizio è un pochino sfasato, ma sia chiaro, Angus per tutto il concerto terrà il punto suonando sempre con l’attacco giusto e – inutile dirlo – con molto gusto. E’ solo che gli anni passano e il tempo lascia il segno, la scioltezza a tratti sgocciola e le sbavature diventano inevitabili, ma anche questo è Rock (se comunque si resta su questo alto livello), mostrarsi umani ma con la giusta cazzimma, e Angus, lasciatemelo dire, di cazzimma ne ha da vendere.

Segue il pezzo il cui titolo mi fa sempre ridere.

Alla chitarra ritmica Stevie Young, nipote di Angus, fa il suo lavoro; Chris Chaney il polistrumentista statunitense (chitarra/basso/batteria) rimane su linee di basso molto basilari, il suo lavoro non sembra granché ma visto il suo palmares (Shakira, Beth Hart, Adam Lambert, Alanis Morissette, Avril Lavigne, Bryan Adams, Sara Bareilles, Gavin Degraw, Meat Loaf, Jane’s Addiction) deve essere comunque un bravo musicista. Matt Laug è un battersita Rock americano molto quotato, qui lo conosciamo per il suo lavoro con Vasco Rossi, con gli AC/DC si limita alla ritmica essenziale del gruppo ma è chiaro che dentro dì sé avrebbe numeri da sfoggiare mica da ridere.

Guardare i video caricati su youtube, ascoltarli dal computer o dal cellulare non rende giustizia al sound del gruppo, sound che ripeto è potente, grandioso, forte e tutto questo senza assordare. Produzione di altissimo livello. Brava RCF Arena, bravi AC/DC, è così che si deve presentare il Rock.

Shot in the Dark (da Power Up), Stiff Upper Lip e poi Saura (l’umana che cito all’inizio) che parte a razzo verso le stelle non appena parte la sua preferita … 

Benché il tempo tenuto sia quello tipico degli AC/DC si intuisce che Laug sia un batterista molto talentuoso, proprio per come tiene il ritmo. Angus carico a mille e Brian MICIDIALE: a un76 enne che ancora canta i pezzi degli AC/DC andrebbe fatta una statua. Il gruppo continua con Sin City, Rock ‘n’ Roll Train, Dirty Deeds Done Dirt Cheap, High Voltage, Riff Raff prima di arrivare alla leggendaria You Shook Me All Night Long. Io prediligo gli AC/DC con Brian Johnson e lo capisco ogni volta dalle sensazioni che provo. Mi piacciono i pezzi con belle melodie, bei giri di chitarra e in generale il songwriting più attento. Ho stimato molto anche Bon Scott, ma i successi che si basano su boogie ordinari – seppur divertenti – tipo High Voltage e TNT non fanno per me. Ad esempio al loro posto avrei preferito Moneytalks e cose simili.

Ci immettiamo quindi sull’autostrada per l’inferno e Reggio Emilia, esplode.

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

AC/DC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Tim Tirelli

Brian poi comincia a raccontarci di una donna non esattamente carina e minuta. Ottimo qui Matt Laug alla batteria.

In Let There Be Rock Angus si produce nel classico e interminabile assolo; capisco la showmanship, ma la cosa si fa un pochino controproducente con Angus portato a ripetere fraseggi e trucchetti che sono luoghi comuni della chitarra rock e che forse sarebbe bene limitare. Immagino che i fan in senso stretto vivano questo momento come un’apoteosi dovuta, per quanto riguarda me registro il fatto che tutto si fa un pochetto esagerato: 20 minuti la durata totale del pezzo di cui 16 di assolo di chitarra suonato improvvisando sulla base di un solo accordo. Ma Angus è anche questo. He doesn’t give a fuck.

ACDC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Saura Terenziani.pg

ACDC, Reggio Emilia, 25-05-2024 foto Saura Terenziani.pg

Pochissimi minuti di break e poi i due bis finali. TNT e quindi il saluto di rito: For Those About To Rock, con tanto di cannoni e fuochi artificiali.

Saluto con un ultimo applauso il grande Brian, il magico Angus e gli altri ragazzi della band e dopo due ore e passa me ne vado compiaciuto e sazio di Rock viscerale, stasera gli AC/DC hanno dato una grande lezione di Rock e per qualche momento mi illudo che il Rock sia ancora vivo e vegeto, fino a quando non leggo il messaggio di un amico che mi informa che quattro giorni dopo sarà a Milano a vedere i Metallica: “mercoledi chiudo questo mini tour con i Metallica tickets VIP (su pedana dedicata con free drinks)”. Uhm, tickets vip, pedana dedicata, free drinks … ecco, lo so, è il mio solito pippone, ma se il Rock diventa una cosa per ricchi, se nelle prime file e negli spazi dedicati vanno manager, commercialisti, dirigenti, notai, avvocati e gente simile invece dei veri fans, qualche domandina sullo stato della Musica Rock dovremmo farcela, a meno che per Rock non si intenda semplice intrattenimento (e dunque ci si lasci guidare da logiche statunitensi) e si spogli la musica che amiamo (o meglio, che tanto abbiamo amato e per cui abbiamo lottato) dalle sfumature socio-culturali, umanistiche e contenutistiche.

Scaletta:

  1. If You Want Blood (You’ve Got It)
  2. Back in Black
  3. Demon Fire
  4. Shot Down in Flames
  5. Thunderstruck
  6. Have a Drink on Me
  7. Hells Bells
  8. Shot in the Dark
  9. Stiff Upper Lip
  10. Shoot to Thrill
  11. Sin City
  12. Rock ‘n’ Roll Train
  13. Dirty Deeds Done Dirt Cheap
  14. High Voltage
  15. Riff Raff
  16. You Shook Me All Night Long
  17. Highway to Hell
  18. Whole Lotta Rosie
  19. Let There Be Rock (include assolo di chitarra di Angus Young)
    Encore:
  20. T.N.T.
  21. For Those About to Rock (We Salute You)

‘Cause youth’s a mask but it don’t last, live it long and live it fast

25 Mag

Un martedì mattina qualunque, sul treno sulla linea Placentia-Bonomia. Nel carrozza in cui sono alcuni giovinastri parlano, non fanno troppo casino ma sono in parecchi e non riesco a pensare in pace. Niente di che, sono sicuro di aver fatto lo stesso quando era toccato a me avere la loro età. Tiro fuori i miei Buds2 Pro viola della Samsung, li infilo nelle orecchie e dal cellulino faccio partire il cofanetto di Rod Stewart 1975-78.

Tiro su il cappuccio della felpa nera a mo’ di filtro tra la mia maruga e il poggiatesta dello schienale, mi sistemo il giubbotto di pelle e “lascio che sia la musica a parlare”. Tralascio le sciocchezze piene di melassa tipo Tonight’s The Night (“C’mon, angel, my hearts on fire, don’t deny your man’s desire, 
you’d be a fool to stop this tide, spread your wings and let me come inside  … ti prego Rod!!!) e i rock and roll dozzinali e mi concentro sui pezzi di valore.

Poco prima di di entrare in stazione a Mutina, guardando dal finestrino, mi cade l’occhio su un uomo che cerca di darsi una sistemata dopo aver passato la notte all’addiaccio in un ricovero di fortuna. Un grande cartone, un paio di coperte e poco altro posizionati in uno spiazzo di cemento tra la ferrovia e un piccolo raccordo stradale, in via Ernesto Breda in zona Santuario Madonna Del Murazzo.

Riparo di fortuna – Mutina maggio 2023 – Foto Tim Tirelli

L’uomo si sistema la giacca, prova ad inventarsi un contegno, non riesco a capire se sia un italiano o uno straniero … il treno rallenta entrando in stazione mentre io penso a quest’uomo costretto da chissà quale caso della vita a dormire in una simile situazione. Non posso farmi carico di tutte le miserie che vedo, ma rimango colpito.

Scendo dal treno, procedo verso il centro storico, entro nel grande canalone pedonale della ex Manifattura Tabacchi, di nuovo trovo sulla prima panchina il vecchio signore che chiede l’elemosina. Solita mise dignitosa, la mascherina sul viso e quella faccia un po’ così di chi è rassegnato alle intemperie della vita. Qualcuno passa prima di me e gli lascia qualche monetina da 5 e 10 centesimi, io gli lascio un euro, il vecchio sottovoce mi dice un “grazie signore”. Mi va l’animo in pena.

Chi è fortunato (a volte financo bravo, ma la “teoria del caos” è troppo preponderante per metterla solo sul piano delle proprie capacità), chi è sfortunato come i due personaggi di oggi, in mezzo oceani di individui che cercano di restare a galla.

Ripenso a The Killing Of Georgie di Rod, alla storia vera che racconta, quella di un amico gay di Stewart che perde la vita in un episodio increscioso e sfortunato. Già, il povero Georgie che raccomandava agli altri “mai aspettare o esitare, buttati ragazzo, prima che sia troppo tardi, potresti non avere mai un’altra occasione, perché la giovinezza è una maschera, ma non dura, vivila a lungo e vivila in fretta” 

Anche i vecchi ragazzi come me dovrebbero far tesoro di questo consiglio, anche se la giovinezza è già passata fa niente, il destino … lo scopo, è il sole nascente che abbiamo davanti …

Company always on the run
Destiny is a rising sun

Bad company
And I can’t deny
Bad company
‘Til the day I die, oh
‘Til the day I die
‘Til the day I die

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK

_Robert Plant & The Wolverhampton Wanderers Football Club

Robert ha lavorato su un missaggio tra Kashmir e Whole Lotta Love per la sua squadra del cuore: sarà la musica che accompagnerà la squadra sul campo.

SERIE TV

_Thank You, Goodnight: The Bon Jovi Story – (USA 2024) TTT¾

Docuserie niente male. I Bon Jovi non sono esattamente i nostri preferiti, ma questo lavoro mi sembra ben fatto ed onesto.

PLAYLIST

CODA

Con quello che diceva il povero Georgie in mente cerco di mantenere in piedi la mia vita evitando di ripiegarmi su me stesso, vedendo gente, frequentando gli amici, tenendo una Gibson Les Paul o una Danelectro tra le braccia.

E’ così che cerco di fregare il Blues, nel specifico in queste sere particolari uscendo con i miei colleghi del cuore, quelli della business unit di cui faccio parte, quella ribattezzata The Blues Unit, così tra l’altro posso sfoggiare il fatto di avere intorno solo delle belle Pheeghe. A tal proposito registro che la Blues Unit dal 1° giugno cesserà di esistere, la azienda per cui lavoro verrà definitivamente incorporata in una enorme realtà internazionale. Sono un uomo sentimentale dunque questa faccenda mi tocca nel profondo, tagliare il cordone ombelicale con la nostra amata unit non è facile, organizziamo pertanto una “ultima cena” in un noto ristorante mutinense

Zelmira, Mutina

Durante il giorno ci scattiamo qualche foto insieme per cristallizzare su file digitali la coesione, l’affetto, l’amicizia che in questi ultimi 3 anni e mezzo hanno reso possibile un rapporto lavorativo speciale.

Sonya & Tim – maggio 2024 – Foto Mar Likentin

Tim & Mar maggio 2024 – Foto Sonya Littlesaints

Franny & Tim – maggio 2024 – autoscatto

Per celebrare prepariamo un fascicoletto con una delle solite poesiole in rima del sottoscritto, le nostre foto e la locandina dell’ipotetico film (Blues Unit Goodbye) che in questi anni abbiamo vissuto mischiando le nostre vite. Ovvio che ci rivedremo ancora, ma il distacco formale, lo scioglimento di questo gruppo di lavoro è un colpo al cuore, uno struggente finale che sfuma verso un sole che tramonta. Siamo uomini e donne di blues dopotutto. La cena è gustosa (tortellini in brodo di cappone!), la compagnia fantastica e, malgrado la malinconia, le risate fragorose. Addio piccola Blues Unit, resterai per sempre nel mio cuore.

The Blues Unit: da sx Tim-Sonya-PL81-Fran-Mar – The Last Supper – Ristorante Zelmira – Mutina – may 2024 – autoscatto

A metterci il carico arriva inoltre questo venerdì in cui – insieme alla Mar – rivedo il mio ex collega Siuvio, (l’uomo di Belo Horizonte che vive in Romagna). Sono già passati quattro mesi da quando ha cambiato lavoro eppure continuiamo a sentirci quasi quotidianamente e a vederci ad ogni occasione utile … non si può certo dire che la nostra (ormai) ex azienda non sia stata una fucina di rapporti profondi e amicizie durature.

Mar-Siuviu-Tim – The Grimace, Mutina – maggio 2024 – autoscatto

E allora via così, lungo i sentieri del sentimento, perché dopotutto come diceva Verdone …

“E’ il bene che vince e il male che perde”

Blues Deluxe

8 Mag

Ma davvero è questo che vogliamo? Uomini che decidono leggi su questioni femminili? Persone di dubbia fama, di dubbio intelletto, di dubbi valori universali messi a governare nazioni, regioni, province, città? Super manager che si rivelano tutt’altro che super messi a capo di grandi aziende, corporate, multiutility? Davvero pensiamo che la società e il pianeta stesso riescano a sostenere tutto questo? Davvero diamo retta agli economisti? Sono su questo pianeta da decenni e mi pare che questi studiosi esperti di problemi economici abbiano combinato solo disastri. Sul serio vogliamo impostare la società sui dettami che pontefici, patriarchi, dalai lama, monaci e religiosi in genere impongono ai loro fedeli? Sul serio l’invio di armi è l’unica soluzione per fermare una guerra? Chiedo per un amico … perché io non ho risposte.

Veramente vogliamo passare buona parte del nostro tempo libero a sfogliare sugli smartphone video insignificanti di sconosciuti? E’ proprio necessario vivere la vita nelle realtà virtuali dei social? No perché, tra l’altro un recente studio ha dimostrato come nella popolazione giovane si stiano alzando le percentuali di malattie di solito accostabili a chi ha una certa età … sembra che il nostro corpo inizi ad invecchiare prima a causa dello stile di vita che da qualche lustro abbiamo fatto nostro.

Davvero chi ha doti attitudinali per attività e professioni umane più in voga al momento ha il sacrosanto diritto di pretendere stipendi molto più alti e bonus di ogni genere? Stipendi che poi le aziende devono  gestire e governare e che alla fine della filiera portano agli aumenti dei prezzi di cibo, merci e beni, innescando un meccanismo infernale da cui non si riesce più ad uscire … mega compensi (sovente immeritati) per una minoranza e stipendi basilari per la grande maggioranza mentre ogni costo schizza alle stelle. E’ questa l’equazione giusta? Chiedo per un amico …

(brusio, crepitii, voci sommesse …) “eccolo qui il pippone di Tirelli che con sacerdotale gravità e solennità declama i pensieri che gli si attorcigliano alla maruga, il solito e supponente approccio ieràtico …”

Chi ha parlato? Siete voi miei lettori adorati? O forse gli amici che ogni tanto chiamo a raccolta? Non sarete mica voi mie pheeghe predilette che tanto dite di venerare il Magister Tirelli? No? E allora chi caspita … ah, enigma risolto, è stato ITTOD (uno dei tre uomini che sono), deve essere riuscito a metter fuori la testa dalle segrete del mio animo in cui lo tengo prigioniero …

E allora lo ricaccio al suo posto e, come tutte le domeniche di questa stagione, al calar del sole scendo sui prati della Domus per ammirare ancora una volta le lunghe ombre del fine settimana che sta per terminare …

Domus Saurea may 2024 foto Tim T

i graffiti spirituali sono così diversi da quelli dei sabati mattina quando la pianura diventa un mare d’erba da navigare in tranquillità, quando il weekend appena iniziato sembra colmo di opportunità da cogliere.

sabato mattina alla Domus Saurea – maggio 2024 foto Tim T

Le lunghe ombre tuttavia ritornano implacabili a ricordarci che dobbiamo vivere nel blues e allora eccomi qui ad aspettare l’arrivo dei The Long Riders …

JOHNNY WINTER

Ho trovato una intervista a JW del marzo del 1976 mai pubblicata al tempo e inserita nel 2020 sul sito della rivista Goldmine. Per un fan trattasi di faccenda piuttosto succosa.

https://www.goldminemag.com/articles/vintage-johnny-winter-interview?fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAAR3g_sDqhSjV6ibX2jn6EQmTpZGk1Ee12rVsdggDFvcmsMtUAmK_Li4TdUw_aem_ARBuZKAeGjB_flD99fUFHPhnZQu9xzp9zRH9Cgm5g0KK-yw5ZjHLmJpcoW2Sk3S3tOMTic6ulgduWDjxsrDl6eaX

Che dire poi del video pubblicato un anno fa dei Johnny Winter And all’Atlanta International Pop Festival maggio 1970 e che io non avevo mai visto prima? Uno spettacolo. Avessi avuto l’occasione da ragazzino di vedere i JWA dal vivo credo sarei schizzato nella stratosfera. In questo particolare concerto, in via del tutto eccezionale, alla batteria vi era Edgar Winter, oltre ai soliti Randy Jo Hobbs al basso e Rick Derringer alla seconda chitarra.

https://www.youtube.com/watch?v=QqYNC_eCGtE

Johnny …ah.

Johnny Winter, 1970. (Photo by Norman Seeff)

SECONDA STELLA

E’ arrivata la stellina tanto attesa, dopo un campionato per lo più strabiliante. Squadra coesa, dirigenza esperta-scaltra e saggia, proprietà ancora viva, allenatore in stato di grazia e giocatori determinati-bravi-felici. In una stagione in cui (quasi) tutto è andato per il verso giusto e il football giocato è stato spesso una meraviglia resta il rammarico di essere usciti agli ottavi dalla Champions contro una squadra tignosa e poco altro … avremmo dovuto arrivare perlomeno alle semifinali visto l’allineamento dei pianeti. Distanze abissali ci separano dai diretti e storici concorrenti, li guardiamo da lassù, benché per un discreto tratto ci siano stati a ruota. Nell’Inter di quest’anno tuttavia tutto girava troppo bene per rischiare di non vincere il campionato. Già, tutto è bene quel che finisce bene, basta festeggiamenti però, chiudiamo in bellezza il campionato e prepariamoci per il prossimo.

Dopo il derby – Celebration Day – Aprile 2024 Tim & Mario

Sul ponte sventola bandiera nerazzurra – Domus Saurea – Foto Tim T

GATTI ALLA DOMUS

La Ragni sente la mancanza di sua madre Raissa, sembra spaesata, confusa, triste …certo, è ormai vecchia anch’essa, è arrivata a 16 anni (80 anni umani) e ha la stessa malattia che aveva sua madre, eppur son certo che è il sentirsi sola che la fa sbandare … prima Palmiro, ora Raissa … per la nostra colonia felina è un periodo difficile.

Lonely Ragni – may 2024 Foto Tim T

Honecker ha ormai 8 mesi, è un giovane maschio che cerca la sua strada, annusa l’aria, cerca di capire come comportarsi con i suoi due umani, va alla scoperta dei suoi territori ed è buffo sorprenderlo mentre è alle prese con la elaborazione ancora acerba dei suoi pensieri.

Honecker sotto sera – Aprile 2024 – Foto Tim T

Mi sbaglierò, ma a volte ho l’impressione che possa diventare anch’egli un gatto di blues …

Il giovane Honecker gatto di blues – foto Tim T

PLAYLIST

 

CODA

Guardo dal basso verso l’alto la Ghirlandina di Mutina,

La Ghirlandina – Foto Tim T aprile 2024

come ogni anno annuso l’inebriante profumo dei Lillà della Domus,

Lillà alla Domus – aprile 2024 – foto Tim T

e provo a preparami per la nuova stagione. Tra la pioggia, i cieli bassi e gli squarci di sole, di là dal fiume e tra gli alberi qualcosa si intravede. Che dice il barometro, tempo soleggiato o tempesta in arrivo?

Una gatta di nome Raissa

3 Mag

Raissa arrivò alla Domus Saurea nel 2007 insieme a sua sorella Wilma. Erano due focaccine di pelo di un paio di mesi, un amica di Saura viveva con una gatta che aveva da poco dato alla luce diversi cuccioli così due di questi arrivarono alla Domus.

Raissa 2007 – foto Saura T

Dapprima spaventate come ovvio che fosse, poi sempre più confidenti, fino a diventare le regine della Domus. Wilma purtroppo fu investita da un veicolo a motore e fu ritrovata in un fosso, mentre Raissa si trasformò ben presto in una giovane adulta piena di energia.

L’anno dopo diede alla luce lei stessa quattro cuccioli: Muffa (maschio), Patuzzo, Spaventina e Ragnatela (detta Ragni). Muffa sparì dopo un anno circa (viviamo in campagna e i pericoli per i gatti sono dietro l’angolo: cacciatori, volpi … financo lupi), Patuzzo se andò qualche anno fa ucciso da un canide (appunto), mentre Spavve e Ragni vivono ancora con noi. Raissa ad ogni modo divenne la matriarca della Domus, svezzò i suoi figli, accolse Palmiro come un figlio, fece lo stesso con le due randagie che finirono per accasarsi da noi, Stricchi e Minnie, e in pratica con tutti i vari gatti che ad anni alterni si accasavano per un po’ da noi.

dal basso: Palmiro, Raissa, Ragni, Spavve, Patuzzo – foto Tim T.

Gatti alla Domus – Ragni, Ozzy (forestiero), Raissa, Stricchi Domus ottobre 2020 – foto TT

Gatti alla Domus – Stricchi, Ragni, Raissa, Ozzy – Domus ottobre 2020 – foto TT

Raissa

Gatta tigrata tendente al rossiccio, Raissa si rivelò una cacciatrice formidabile (!), persino negli ultimi anni un po’ malaticci nulla le sfuggiva. Di carattere ribelle (non amava imposizioni) seppe comunque adattarsi alla vita insieme agli umani ed ad interagire con essi. Uno dei nostri tanti riti era questo: io mi inginocchiavo, lei si avvicinava, si metteva di spalle, si sdraiava in modo che io potessi accarezzarla molto velocemente sulla testa e sulla schiena ripetendo il mantra “ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona ciao Raissona….” e allora partivano fusa impetuose.

Raissa - Domus Saurea autunno 2021 - foto TT

Raissa – Domus Saurea autunno 2021 – foto TT

Giocherellona, seria, attenta, furtiva, matta … tutti aggettivi che le si addicevano

la gatta Raissa

Raissa – agosto 2011 – foto Tim Tirelli

ma anche molto, molto coraggiosa e “scomoda” come diciamo qui …era sempre la prima ad aiutare Palmiro a scacciare i gatti forestieri che non si sottomettevo al socialismo felino della Repubblica Democratica di Palmiria, il nome della colonia felina della Domus.

Raissa e Palmiro difendono i confini – Ottobre 2015 – foto TT

Torno a sottolineare il rapporto speciale che aveva con Palmiro e con le sue due figlie

Palmir e Raissa in soffitta, dicembre 2017 – foto Tim T

Ragni-Raissa-Spaventina – gatte sulla finestra – ottobre 2020 – foto TT

Quattro anni fa iniziò a soffrire di ipertiroidismo, il che significò darle mattina e sera (costose) medicine e di conseguenza impegnarsi in una gestione sempre più complicata. Non era facile portarla dal veterinario, dentro alla gabbietta non voleva stare e lottava ogni volta per la sua libertà, quando doveva restare ricoverata miagolava spesso con ritmo ostinato tanto che la nostra veterinaria Esmeralda la chiamava “la sirena”.

Raissa e Tim dal veterinario – aprile 2023 – foto Saura T.

Raissa se ne è andata stamattina (intendo giovedì 2 maggio), aveva 17 anni (circa 84 anni umani), da alcuni mesi si era scoperto che aveva anche un tumore; la abbiamo accudita nel migliore modo possibile ma dimagriva, nelle ultime settimane era pelle e ossa, ma non desisteva, voleva uscire, mangiava poco ma spessissimo. Vederla deperire piano piano non è stato facile, ma è il ciclo della vita, si è consumata un po’ alla volta, facendo comunque fino all’ultimo giorno (letteralmente) la sua vita. Non la pesavo nemmeno più, non volevo rattristarmi più del dovuto, aveva gli occhi infossati, il suo sguardo sembrava dire “ma Tyrrell, cosa mi sta accadendo?”. Eppure veniva sul divano con noi, ci veniva a cercare, faceva le fusa. In fondo è stata fortunata, una bella e lunga vita passata in campagna, con parecchi altri felini intorno, due umani decenti che sono stati con lei fino all’ultimo respiro.

Facile suggestionarsi ora e pensare che sia in pace ed insieme al suo e al nostro amatissimo, amatissimo, Palmiro, siamo umani, nel momento del dolore ci consoliamo con questi stratagemmi …

Palmiro & Raissa Foto TT

ma essendo l’uomo di blues che sono so che non è roba per me, so che non c’è nessun aldilà, nessun ponte, ma solo la vita, o meglio, il grande mistero della vita, che viene e che va. Avendo perso nemmeno 5 mesi fa Palmiro, questo nuovo addio ci riempie di dolore … un altro membro della nostra famiglia che se ne va, sì perché eravamo e siamo una famiglia, mammiferi di specie diverse che vivono insieme … un nucleo famigliare, un legame di affetti, una concatenazione di aiuti reciproci.

Addio Ràis, so che sei stata felice qui, hai fatto il tuo percorso per intero, hai avuto e dato tanto … so che ci hai voluto bene, almeno quanto te ne abbiamo voluto noi; anche tu riposerai sotto ai frassini della Domus, in quei prati che tanto cari ti furono. Addio piccolina, ci mancherai.

Raissa – Domus Saurea tardo ottobre 2022 – foto TT

NOTIZIE DAL MONDO DEL ROCK: Led Zep, Ufo, Dickey Betts, Robert Plant, Slash, Liam Gallagher & John Squire

27 Apr

Un veloce post sulle ultime notizie riguardanti i nomi del Rock cari a questo blog e al suo seguito:

_Led Zeppelin

Sono stati pubblicati su youtube tre nuovi filmati amatoriali mai usciti prima. Cleveland 1975, Knebworth 1979 (prima data), Atlanta 1977 (Bonham stupendo in NFBM dal minuto 2:08 al 2:28).

_Ufo

Phil Mogg dei nostri amati UFO ha annunciato durante l’intervista con Ultimate Classic Rock fatta per promuovere la ristampa rimasterizzata del 2024 dell’album del 1977 degli UFO “Lights Out”, che gli UFO hanno terminato la loro corsa: “penso che sia giunto a una conclusione. Abbiamo fatto l’ultimo tour nel Regno Unito nel 2019, poco prima del COVID. Quindi quella è stata più o meno la fine e il momento era giusto”.

_Addio a Dickey Betts ((December 12, 1943 – April 18, 2024)

Un altro duro colpo per chi ha amato il Rock, quello vero: se ne è andato Dickey Betts, membro fondatore della Allman Brothers Band. Certo, Gregg e Duane, ma Dickey è stato elemento determinante.

Il manager e la famiglia di Betts hanno diramato il seguente comunicato:

“È con profonda tristezza e pesantezza nel cuore che la famiglia Betts annuncia la scomparsa di Forrest Richard ‘Dickey’ Betts (12 dicembre 1943 – 18 aprile 2024) all’età di 80 anni. Il leggendario artista, cantautore, bandleader e patriarca della famiglia era nella sua casa di Osprey, in Florida, circondato dalla sua famiglia. Dickey era straordinario e la sua perdita sarà avvertita in tutto il mondo. In questo momento difficile, la famiglia chiede preghiere e rispetto per la loro privacy nei prossimi giorni. Maggiori informazioni saranno disponibili al momento opportuno.”

Le cause della morte sono state il cancro e la malattia polmonare ostruttiva cronica.

Impossibile dimenticare come il suo chitarrismo sia stato basilare per il sound del gruppo, quell’elegante miscuglio di rock, blues, country, swing e jazz non lo si scorderà tanto facilmente. “In Memory of Elizabeth Reed”, “Ramblin’ Man”, “Jessica”, “Blue Sky” … canzoni da brividi. Da non sottovalutare poi i suoi primi due dischi da solista “Highway Call” (1974) e “Dickey Betts & Great Southern” (1977).

Dickey non era un tipetto facile, di fatto un solitario, un vero Ramblin’ Man. 80 anni non sono male per uno che ha vissuto una vita on the road piena di inevitabili eccessi.

Piccola nota: si dice che Cameron Crowe si sia ispirato alla figura di Dickey Betts (se non altro dal punto di vista estetico) per il personaggio di Russell nel film (a noi caro) Almost Famous.

Addio, Dickey, anche quaggiù in Emilia, nella vecchia Europa, ti abbiamo amato. Addio rambler, ci mancherai.

Lord, I was born a ramblin’ manTryin’ to make a livin’ and doin’ the best I canAnd when it’s time for leavin’I hope you’ll understandThat I was born a ramblin’ man
Lord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ manLord, I was born a ramblin’ man

_Robert Plant

Sembra che Robert Plant stia lavorando ad una nuova versione di un pezzo (o di più pezzi) dei Led Zeppelin. Queste operazioni mi terrorizzano, il più delle volte sono inutili e senza senso. Che ne farà RP? Depotenzierà come al solito il ruolo della chitarra e quindi di Page? Vedremo.

Quel che si sa è che negli ultimi giorni è stato al Magic Garden Recording Studio di Wolverhampton, dove ha lavorato su una canzone dei Led Zeppelin. Questo è quanto afferma la cantante, compositrice, giornalista e scrittrice italo-australiana Antonella Gambotto-Burke che vive nel Kent. Queste le sue parole:

“Anche se il progetto è attualmente top secret, riguarda una canzone dei Led Zeppelin. Trascorrere del tempo con Robert è stato un vero privilegio. La cosa che più mi ha sorpreso è stata l’intensa magia che porta con sé. Riempie letteralmente la stanza. Spiritualmente parlando è un gigante e la musica, ovviamente, è intoccabile. Sto ancora volando!”

Il progetto sembra avere a che fare con l’etichetta Wolves Records, etichetta discografica lanciata nel 2021 dal Wolverhampton Wanderers, club di cui Plant è vicepresidente dal 2009.

La seduta si è svolta sotto l’egida del produttore Gavin Monaghan e l’ingegnere Lian Radburn che su instagram ha scritto: “Un onore assoluto lavorare su versioni rivisitate delle classiche canzoni dei Led Zeppelin con Robert Plant per i Wolves al Magic Garden Recording Studio”.

Non sono esattamente un fan del Slash solista, ma qualche giorno fa al Forum di Assago ha proposto una Rocket Man (Elton John) mica da ridere. Mettersi alla Pedal Steel significa aver coraggio, quindi bravo Slash; che dire poi di Myles Kennedy? L’ha cantata da dio… nessuna enfasi, nessun atteggiamento da cantante heavy rock, soltanto pathos e doti canore naturali. Giù il cappello.

https://www.youtube.com/watch?v=NKigmsrvWyU

_Liam Gallagher John Squire (2024 Warner Records) – TTT¾

Questi due bei tipetti un paio di mesi fa hanno fatto uscire un album insieme, pur non avendo particolari affetti per il Brit-pop e per gli anni novanta in genere, ho trovato l’album carino e degno di nota. Certo, il background sonoro è quello di Oasis e Stone Roses, ma il fatto che Squire avesse già le canzoni pronte e  il progetto chiaro nella testa e che Gallagher abbia di fatto aggiunto il suo tocco e la sua personalità è stato determinante per far uscire un album con notevoli risvolti di Rock classico (Squire è da sempre fan di Hendrix e di Page). Tra l’altro l’album è volato subito al primo posto delle classifica del Regno Unito.

Raise Your Hands funziona immediatamente …riflessi beatlesiani, chitarre ben presenti

Mars to Liverpool è forse la mia preferita, ancora i quattro di Liverpool in sottofondo ma canzone comunque autonoma e riuscita.

C’è anche del blues in questo disco, I’m a Wheel parte infatti con una formula blues piuttosto canonica per poi trasformarsi in qualcosa d’altro, e qui sta la grandezza del pezzo: blues mischiato ad altro. Da seguire gli interventi di chitarra.

Love You Forever è smaccatamente hendrixiana (Foxy Lady), ma anche qui i due sanno portare il brano fuori dalle paludi del plagio, sebbene nel finale il nero di Seattle torni fuori prepotentemente (Voodoo Chile).

Make It Up As You Go Along è un altro bel pezzobene sia Liam che John.

You’re Not the Only On è Rock And Roll dei Led Zeppelin (versione da studio) nelle parti non cantate. Vale il discorso fatto per Love You Forever.

Non ci sono canzoni brutte, anche le ultime due funzionano e si fanno ascoltare con piacere.

Copertina orrenda, sembra la pubblicità di prodotti per la casa su un volantino del Sigma.

John Squire come chitarrista non ha le doti attitudinale e il talento dei due suoi eroi, tuttavia riesce (ormai da 35 anni) con intelligenza a costruirsi uno stile e una reputazione mica da ridere, e insieme a Liam Gallagher sa produrre ancora qualcosa di buono. Complimenti.

  1. Raise Your Hands – 4:20
  2. Mars to Liverpool – 3:41
  3. One Day at a Time – 3:43
  4. I’m a Wheel – 3:46
  5. Just Another Rainbow – 5:37
  6. Love You Forever – 3:35
  7. Make It Up As You Go Along – 2:11
  8. You’re Not the Only One – 3:56
  9. I’m So Bored – 4:46
  10. Mother Nature’s Song – 4:07