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Gelo in gennaio blues

26 Gen

“Il mese di Gennaio, Ianuarius, fu introdotto nel caledario romano da Numa Pompilio nel 713 a.C. Per i romani era il mese dedicato a Giano Bifronte, patrono dei momenti di passaggio, da cui deve il nome in quanto in latino Giano si diceva Ianus da cui Ianuarius. Dal 153 a.C fu stabilito che i Consoli entrassero in carica proprio il primo giorno di Ianuarius”

Gennaio freddo qui alla Domus, in certe mattine mi sembra di essere il Dottor Zivago nel ghiaccio degli Urali, la campagna emiliana sotto zero diventa tundra e il mio animo torna a vagare senza requie nel gelo che tutto irretisce.

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

Tra la nebbia cammino nei campi, ad ogni passo il cric croc dell’erba, 

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

l’aria freddissima entra nei polmoni,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

i pensieri sembrano cristallizzarsi,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

i blues per un istante ghiacciano e diventano nuvolette azzurre sospese a mezz’aria,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

il silenzio è tratti irreale, i rumori vanno a rintanarsi chissà dove,

Domus Saurea – gennaio 2021 – foto TT

le idee diventano ghiaccioli conficcate nella maruga,

Below zero mood at Domus Saurea, Tundra time is here again. – photo TT

ed è quello in momento per rientrare in casa, una bella tazza di caffè fumante, qualche biscotto, frutta rossa e per finire una China Martini calda, nella speranza che i blues più blu vengano congelati a data da destinarsi

 

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NEW JOB BLUES

Gennaio mi porta una nuova avventura lavorativa, la seconda nel giro di un anno e mezzo. Già, 18 mesi fa lasciai – causa visioni ormai inconciliabili –  la mia piccola azienda di Stonecity, approdai quindi su sponde che avevo già frequentato e amato in passato, sponde che causa pandemia ho dovuto abbandonare (con gran dispiacere di entrambe le parti) dopo quattordici mesi. Ed ora eccomi qui, uomo blues di una (in)certa età caduto in mare e ripescato da una intraprendente e cosmica giovane impresa, scelto per quello che sono al di là delle eventuali competenze professionali; è la prima volta che il blog, la musica Rock, la mia visione delle cose e il senso di Tim per il Blues giocano a mio favore, la prima volta che il link al blog e un video degli Equinox (inviati all’azienda – insieme al curriculum – da chi ha fatto da tramite) mi fanno guadagnare punti. La prima volta che durante i due video colloqui avuti mi è stato chiesto il titolo dell’ultimo libro letto e chi sono i 5 più importanti gruppi Rock della storia, la prima volta che – alla domanda “parlaci un po’ di te” – ho avuto la sfrontatezza e il coraggio di iniziare con “ beh, sono nato nel solstizio d’inverno di alcuni decenni fa in una vecchia stazione dei treni e questa coincidenza ha fatto di me l’uomo di blues che sono”, la prima volta che proprio questo è stato l’elemento vincente. Certo, avevo capito che i personaggi  e l’azienda che avevo davanti erano fuori dall’ordinario e quindi decidere di mettere in campo la Tirellitudine è stato piuttosto naturale, ma si trattava pur sempre di un amministratore delegato, di un presidente e di un responsabile HR …

Goin’ to work again – Magpie Mill Place – gennaio 2021 – foto TT

Ma il blues ha perché tutti suoi, così ora eccomi qui, in un’azienda giovane diretta verso l’iperspazio. Inutile dire che sono il più vecchio, spero non sia per questo che tutti sono così carini, gentili e pieni di premure verso di me, perché dopotutto rimango Tim Tirelli, The King Of The (Massenzatico) Blues, the one and only, baby, eccheccazzo!

Tim’s new job – autoscatto

DOWNTOWN BLUES

Vista la mia nuova avventura lavorativa, vivo adesso il centro di Mutina quotidianamente; in pausa pranzo mi faccio almeno mezz’ora di camminata a passo sostenuto per le vie dell’heart of the city. Riscopro odori, rumori e percorsi che avevo abbandonato dai tempi in cui mi vedevo con Julia. Scopro angoli dell’inner city con bar annesso frequentato da stranieri, piccole comunità che si esprimono in idiomi a me incomprensibili che formano un tessuto sociale arlecchino. Riscopro poi quanto io sia avulso da tanta gente con cui condivido la modenesità e perlomeno l’emilianità. Donne giovani e meno giovani che camminano sui marciapiedi del centro affiancate per due o per tre e che non accennano minimamente a spostarsi quando incrociano qualcuno che viene dalla direzione opposta. Donne vestite secondo la moda odierna che raramente appare vincente: jeans larghissimi, caviglia scoperta, sneakers, cappottazzi verdi. Purtroppo per loro a volte incontrano uomini di blues cagacazzo come me, uomini di blues che – restando correttamente sulla stessa linea di percorso e camminando da soli – non si spostano e contro cui quelle poverette finiscono poi per sbattere.

Oppure in fila davanti alla storica pizzeria da asporto di piazza Mazzini, ora gestita da asiatici. Si entra uno alla volta per pagare alla cassa. Davanti a me madre e figlia, diciamo 43 e 16 anni. Entrambe vestite secondo i dettami della moda di cui sopra e ipnotizzate dai cellulari, si parlano enfatizzando ogni sciocchezza come se si trattasse di piani quinquennali della ex Unione Sovietica. La cassa si libera, tocca a loro, ma non entrano, stanno lì a “pitugnare” (come diciamo noi a Regium Lepidi): “Di chi era il messaggio, di Giorgio?” “Sì, che sciocco” “Ma allora poi cosa facciamo stasera?”. Mi innervosisco, per fortuna si decidono ad entrare; “Allorwa – è un “allora” con molta enfasi – mi fai una marghe, una coi carciofini … Alessia, tu come le vuoi le pizzette, ai funghi? “ Alessia non risponde, sta chattando sul cellulare. Tre persone sospese ad aspettare che la principessa si degni di rispondere: il cassiere asiatico, la madre e l’uomo di blues di Villanona. Va mo là piròuna che s’te fos me fiòla per te la s’cambia!

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