Tag Archives: Tim Tirelli Blues

Prospettiva Gramsci

2 Set

Mutina, un giorno qualunque di fine estate. Un bar in una zona obliqua della città, Viale Gramsci. Sul tavolino, al fresco della veranda esterna avvolta nell’ombra prodotta dalle frasche degli alberi, una Brùton bianca.

Guardo il viale nella sua interezza, ne giudico la prospettiva …

vViale Gramsci - Modena

Viale Gramsci – Modena

e chissà perché mi viene in mente il “corso della Neva” di Leningrado, la strada principale di quella città.

Leningrado, Prospettiva Nevski

Rifletto su alcune cose su cui mi è caduto l’occhio negli ultimi giorni:

IL GIORNALISMO MUSICALE OGGI vs ANGIE/SILVER TRAIN by Nick Kent:

Rispunta un trafiletto dal passato tratto da una pagina del 1973 del New Musical Express, rivista britannica, relativo alla recensione molto tranchant di quello che allora era il nuovo singolo dei Rolling Stones. Mi stupisco della cazzimma di Nick Kent e mi dico che era bello quando i giornalisti osavano e non avevano paura di “ritorsioni” da parte dei gruppi.

Qui sul blog abbiamo discusso più volte su Lester Bangs e se fossero opportuni certi suoi giudizi, articoli e recensioni, e sì, lo abbiamo in parte criticato, ma sono sicuro che fosse preferibile quel tipo di giornalismo a quello odierno. Già, oggi il giornalismo musicale (soprattutto italiano) è diventato agiografico. In primis il giornalismo hard & heavy che è ormai privo di qualsivoglia forma critica, ogni disco è un capolavoro, ogni gruppo ha motivo di essere considerato leggendario. Non che gli altri generi abbiano scriba più illuminati. Su due degli ultimi numeri di UNCUT e MOJO (riviste musicali del Regno Unito) la stragrande maggioranza delle recensioni riporta votazioni alte: 4 stelle su 5, o voti che stanno tra l’8 e il 9 su 10. Nell’ultimo MOJO nessuna recensione ha meno di 3 stelle su 5. Su UNCUT nell’ultimo mese c’è una sola insufficienza. Tutti prendono minimo 7, moltissimi 8 e ci saranno 100 recensioni. Ma come capperi è possibile? 

BLOG/ARAMIS: “Complimenti per il blog, lascia perdere però la sequel di …. rodrigo… si intitolava cosi’ ?” 

Mi arriva questo whatsapp a proposito di (almeno credo) “Le Avventure di Aramis Reinhardt”, il tentativo di romanzo che sto pubblicando a episodi su questo blog. Certo, questo spazio è pubblico, chiunque può leggere e dire la sua delle sciocchezzuole che scrivo, ma è anche uno spazio gratuito e, dico io, se uno non è interessato a certe cose può non leggerle e andare oltre, soprattutto se è qualcuno che frequenta il TTB già da tanto tempo e dunque sa quanto importante sia per me pubblicare i miei scritti. Anche perché ho altri lettori che hanno apprezzato.

Una nuova lettrice ad esempio mi scrive:

Buongiorno. Ho letto tutti e 4 i capitoli…. si leggono molto bene…. sono scritti molto bene…. il IV è quello che ho preferito perché si capiscono meglio certe dinamiche, in alcuni degli altri tre è come se tu sapessi già (ovvio che sì) da dove vengono i personaggi e cosa han fatto e cosa faranno nell’economia del tutto (nel piano dell’opera che tu conosci e noi no) e noi dovessimo invece attendere degli spin off, dei capitoli monografici su ognuno di loro che ce ne diano una caratterizzazione più marcata per farci capire – sul serio – con chi interagisce il protagonista, quasi a farceli vedere non solo con i suoi occhi ma con occhi fintamente oggettivi dall’alto…ma onestamente, magari su certi caratteri non ci tornerai affatto: tu solo sai quale è la modalità! Il IV capitolo l’ho trovato completo, interessante, coinvolgente….”

Un altro lettore aggiunge: “coinvolgente, mi è piaciuto anche per i tecnicismi sulla strumentazione e la filosofia dell’atteggiamento rock”

Dunque Le Avventure di Aramis Reinhardt qualcuno le trova se non altro degne di essere lette, quindi continuerò a pubblicarle, a meno che non vi sia una sollevazione popolare nella comunità del blog contro il povero Aramis, nel qual caso chiuderò questo spazio una volta per tutte.

DUSTY HILLS / CHARLIE WATTS: il bassista degli ZZ TOP e il batterista dei ROLLING STONES se ne vanno, tra i tanti commenti scritti (per quanto mi riguarda a sproposito) me ne colpiscono alcuni, entrambi di persone a me care:

(Dusty) Uno dei più grandi musicisti, compositori e cantanti del rock, quando suonava era pesante e solido come un treno merci, la sua musica è stata molto importante per me, che brutta notizia. Onore a te Dusty.

(Charlie) Non ci sono parole per commentare la perdita di questo grande musicista, ha fatto la storia del rock e non solo, semplicemente immenso.

(Charlie) Ciao caro, sei stato uno dei migliori batteristi, e chi dice di no, non capisce un cazzo di rock.

Ora, io capisco l’enfasi del momento, so perfettamente che il Rock non è una scienza esatta e che dunque non è detto che i bravi musicisti sappiano suonare il Rock, ma (Dusty) “ Uno dei più grandi musicisti, compositori e cantanti del rock“? (Charlie) “uno dei migliori batteristi, e chi dice di no, non capisce un cazzo di rock” ?

Insomma che Charlie abbia fatto parte di una delle più grandi rock and roll band i tutti i tempi è vero, che col suo stile un po’ sghembo sia riuscito a trovare la sua dimensione è vero, che sia una figura storica a cui abbiamo voluto bene è vero … ma andrebbe aggiunto che, come altri musicisti che hanno fatto la storia del rock, sia stato anche un pochetto fortunato nel trovarsi nel posto giusto, al momento giusto, con le persone giuste (in questo caso Jagger e Richards). Che poi nel buraccione dei Rolling Stones il suo drumming abbia avuto un senso può anche essere vero.

Non so, forse sono io, forse davvero non so “un cazzo di rock“, ma mi sembra che si stia perdendo un poco la prospettiva.

THE PAPERBACK WRITERIl caso non esiste, ne sono convinta!” verga sula sua bacheca facebook una scrittrice che seguivo, e che ora non seguo più.

THE BEST GUITAR PLAYER OF THE LONG (AND NARROW) WINDING ROAD. L’altra sera, sintonizzati su Sky Arte, ennesimo documentario sui Queen, stavolta a proposito di A Night At The Opera. Guardiamo Brian che spiega la creazione del magnifico assolo di Good Company.

Ad un certo punto la pollastrella dichiara:

“Che bravo Brian May. Io voglio tanto bene a Brian May, è il mio secondo chitarrista preferito …anzi no, il terzo”

Sapendo chi è il primo (The Dark Lord) io le rispondo con una domanda di cui penso di sapere la risposta: “Chi è il secondo, Steve Howe?.”

No, il secondo sei tu.” mi dice con un tono poco scherzoso. Rimango di stucco. Ora, so perfettamente che è una boutade e che se proprio proprio … a lei piace il “senso” che a suo modo di vedere ho e le cose originali (nel senso di mie) che scrivo, ma quella donna è pazza.

WALKING THE DOG IN SHORTS

L’altro giorno, in macchina. Sono le otto del mattino, i gradi sono 17. Mentre percorro le mie solite country roads noto che una giovane donna in braghette corte e maglietta sta portando a passeggio il cagnolino. Ha quel tipo di shorts cortissimi dalla foggia leggermente anni settanta, giusti per coprire il pube e poco più e una maglietta anch’essa assolutamente minimal. Cosce e braccia completamente nude, seno pesante e labbra rosse. La donna, sui vent’anni, è in carne, potrei anche aggiungere piuttosto in carne, eppure porta in giro il suo essere donna e le sue abbondanze con una semplicità e noncuranza disarmante. Il che la fa apparire decisamente sexy.

Ha le cuffiette e mi interrogo circa il tipo di musica che predilige. Accosto, abbasso il finestrino:

“Mi scusi, non vorrei essere indiscreto, ma che musica sta ascoltando”

“Come? E perché le interessa? Comunque sto ascoltando su Spotify una playlist di rap italiano”.

“Ah, okay, Grazie. Era solo per curiosità”.

Riparto, non le degno nemmeno uno sguardo dal retrovisore, ora non mi appare più sexy.

◊ ◊ ◊

Dopo aver bevuto un’altra blanche, decido che quello che ho in testa è tutta spazzatura, così clicco il tasto destro del mouse virtuale del mio corpicino, seleziono Elimina e getto tutto nel cestino. 

Feriae Timothei Blues

21 Ago

Feriae Augusti (riposo di Augusto) fu istituito dall’omonimo imperatore per dare un po’ di riposo alle genti dopo i lavori agricoli dei mesi precedenti e si andava ad aggiungere alle altre festività che gli antichi romani avevano già previsto nello stesso mese.

Gaius Iulius Caesar Augustus

Gaius Iulius Caesar Augustus

Feriae Timothei (il riposo di Tim) è stato istituito per dare un po’ di riposo a me stesso dopo gli sforzi immani compiuti nei mesi precedenti per contrastare i blues.

Tim - late seventies

Gaius Iulius Stephanus Timotheus – tardi anni settanta AC

Una settimana di ferie dunque, passata alla Domus Saurea nella vana speranza di trovare un po’ di pace tra l’inquietudine che da sempre pervade la mia anima. Sono riuscito nell’intento? Naturalmente no. D’altra parte sono uno che non è riuscito a realizzare nulla di ciò che aveva in mente. Già, in questa settimana di apparente riposo sono stato spesso preda del fastidio interiore, il culmine nella giornata di ieri dove pareva non vi fosse nessun angolo adatto a me in questo misero mondo. Giunti ad una incerta età si è portati a fare continuamente bilanci e in giornate come quella di ieri ad esempio vedo solo risultati insignificanti.

Che Timotheus – colui che onora (un) dio – faccia parte delle mie generalità è divertente e mette in evidenza la spiritosaggine del Caos Universale, lo stato di disordine che regola questa follia in cui siamo chiamati a vivere. Proprio così, pur governati da leggi deterministiche l’empirica casualità nell’evoluzione delle variabili dinamiche è sotto gli occhi di tutti (beh, di tutti di no, ma di chi perlomeno si pone qualche domanda che non sia “che cazzo mangiamo stasera?)

E allora per dare un senso al significato di Timotheus meglio che mi inventi un dio anche io:

The Dark Lord (Tokyo Train Station 1971)

The Dark Lord (Tokyo Train Station 1971)

Per sfuggire a quello stato di inadeguatezza spirituale passo un giorno a Little Houses (of the Holy), una frazione del mio paesello natale. Là vivono un paio di amici, Gio & Maura, sempre pronti ad ospitarmi nel momento del bisogno.

Sdraiato sull’erba all’ombra di un grosso acero contemplo il cielo …

Little Houses Place - agosto 2021 - foto TT

Little Houses Place – agosto 2021 – foto TT

Poi mi tuffo nel blu della piscina dei miei amici …

Little Houses Place - agosto 2021 - foto TT

Little Houses Place – agosto 2021 – foto TT

Nel chiosco da giardino che hanno trovo l’angolino di pace che tanto bramavo. Spuntino con pizzette, gnocco e salame, abbondantemente annaffiati con belgian blanche e Campari. Si comincia a ragionare.

Little Houses Place - agosto 2021 - foto TT

Little Houses Place – agosto 2021 – foto TT

La donna che ho accanto mi tiene d’occhio, scruta e sopporta le mie paturnie con una maturità e una concretezza che le invidio.

Motorcycle Mama - Little Houses Place - agosto 2021 - foto TT

Motorcycle Mama – Little Houses Place – agosto 2021 – foto TT

Little Houses Place - agosto 2021 - foto TT

Little Houses Place – agosto 2021 – foto TT

L’indomani faccio colazione nel bar della chiesa (altra incongruenza) con gli unici cugini – da parte di Mother Mary – che frequento e poi la sera sono fuori a cena con uno dei dirigenti dell’azienda in cui lavoro, uno degli uomini più incredibili che abbia mai conosciuto, una delle menti più luminose con cui mi sia mai intrattenuto. Mi sento lusingato che abbia voluto passare una serata di mezza estate con me. Tra l’altro mi porta in dono un volume del 1969 rarissimo – stampato in 100 copie – sui testi del Blues. Volume trovato in una libreria specializzata pazzesca di Boca Raton (Florida) arrivato a lui tramite un’ ulteriore libreria qualificatissima del Kent (UK).

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The Blues Line - book 1969

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Osservo la Stricchi che sonnecchia sul dondolo, ed invidio la sua condizione data più o meno esclusivamente da bisogno primari… mangiare, dormire, fare la cacca, rincorrere le lucertole, farsi accarezzare dal suo umano.

Strichetto - Agosto 2021 Domus Saurea - Foto TT

Strichetto – Agosto 2021 Domus Saurea – Foto TT

Strichetto - Agosto 2021 Domus Saurea - Foto TT

Strichetto – Agosto 2021 Domus Saurea – Foto TT

Ma il blues spinge, la giornata di ieri la passo in uno stato di prostrazione assoluta, the day of my discontent non mi lascia respiro. Verso sera sono pronto a lasciare tutto, a partire per altre città, ad iniziare una nuova vita. Arrivo persino a vestirmi di tutto punto, con tanto di camicia fru fru, gilet e le immancabili scarpe Adidas. Con uno sforzo smisurato mi obbligo a svestirmi e a non far cazzate. Finisco per vagare in braghette corte ed in infradito tra le campagne nel buio della notte.

Night view from Domus Saurea - agosto 2021 - foto TT

Night view from Domus Saurea – agosto 2021 – foto TT

Arriva la giornata di oggi, il sabato prima del ritorno in ufficio. Colazione, spesa alla Coop, e il pensiero rivolto a stasera, la prima partita dell’Inter della nuova stagione, cena con mia sorella e un paio di cugini (stavolta dalla parte del vecchio Brian).

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Cerco di intrattenermi con i soliti vecchi dischi …

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Niente, quel senso di oppressione spirituale rimane, ma poi  in un fiotto di razionalità data dal rigore scientifico che mi sono imposto riesco improvvisamente a pormi le domande retoriche che finiscono per placare l’inquietudine e l’accidia. Sì perché, davvero sarebbe stato così importante se fossi riuscito a vivere delle mie canzoni e dei miei scritti? Se avessi messo insieme una famiglia tradizionale? Se avessi contribuito al bene comune impegnandomi in politica? Se avessi avuto una casa di mia proprietà magari con 5 biolche di terra su cui coltivare la vite? Perché in quest’ultimo caso poi mi sarei scontrato col transitorio concetto di proprietà privata: da chi avrei acquistato la casa e il terreno, da un altro essere umano? Aspetta un momento, avrei acquistato una fetta di questo pianeta da un essere umano? Ma che senso avrebbe avuto, a che titolo me la avrebbe venduta? Se per assurdo esistesse un creatore, un dio (sì lo so è un paradosso, non c’è nessun essere invisibile lassù … sorry baby) allora sì che potrei andare da lui con un po’ di euro e dire:

“buongiorno dio della Terra, mi darebbe 5 biolche di terreno in provincia di Reggio Emilia?”

“Ecco qui signor Tirelli, sono 5 biolche un po’ abbondanti, che faccio lascio?”

Così, ripreso il controllo di me stesso, rimesso la mente in carreggiata e dunque ritornando a formulare l’unica verità possibile ovvero che la vita non ha alcun senso, mi dico che dopotutto è sufficiente ascoltare le perdute sedute di registrazione avvenute nel 1973 negli Studi Tridente di Londinium dell’Orchestra Del Grande Vishnu. Come dico sempre, immaginare – grazie a quei flussi di aria sonora – di viaggiare nelle profondità cosmiche è uno dei piaceri che può placare il senso di vuoto che dà  questa effimera esistenza.

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La domanda “ma sei un musicista?” and other assorted blues songs (Lukaku, Valentino, Keith e questo cavolo di porca vita)

8 Ago

Non riesco nemmeno a terminare la prima call del mattino (non ci credo che pure sono finito nel buraccione delle call)  che il fornitore con cui ho appuntamento si presenta. Dopo i primi convenevoli passiamo al tu, ma la cosa rimane giustamente un minimo formale, ho parecchie faccende da sbrigare e non vorrei dilungarmi. In modo schietto gli spiego meglio il perché del nostro incontro e le nostre esigenze. Lo accompagno in un veloce giro esplorativo dell’azienda, gli chiedo consigli, pareri, punti di vista. Terminato il giro gli offro un caffè nell’ampia e ultramoderna cucina aziendale.

“Però!” mi dice. The Kitchen fa sempre un certo effetto.

Sorseggia il caffè e poi mi chiede di botto: “ma … sei un musicista?”.

La domanda mi sorprende. Sono vestito in modo più sobrio del solito, non ho una delle mie solite (e famose qui in azienda) camicie fru fru (come direbbe la pollastrella), certo una camicia color violetto con pallini bianchi non è roba da commercialisti, saranno i capelli un po’ lunghi o forse quello che frega è il foulard. Già, questo accessorio che ormai fa parte di me da quando avevo vent’anni, vezzo acuitosi avendo come riferimento il Dark Lord, anch’egli gran appassionato di questi fazzoletti, di seta o d’altro tessuto, da collo (per uomo o per donna).

E dire che ho usato la mia personalità ufficiale (Stefano, yes I am) ed evitato qualsiasi argomento esterno al lavoro. 

Ma questa cosa è capitata e capita piuttosto spesso, gente sconosciuta che non sa nulla di me che mi chiede se sono un musicista (e adesso mi torna in mente che mio zio Onillo – fratello di Mother Mary – mi chiamava poeta).

Io credo sia la mia faccia blues, ma ad ogni modo fa ovviamente piacere pensare che la gente mi veda così, sebbene i musicisti siano troppo sopravvalutati, e poi io non so nemmeno se lo sono, ma meglio non stare troppo a sottilizzare e sorridere di questa misera aurea che sembro avere.

LUKAKU ADDIO

Io questa cosa non riesco a mandarla giù. Stavo iniziando a riprendermi dall’abbandono di Conte e dalla vendita di Hakimi (e da quello successo al Principe di Danimarca), leggevo di possibili buoni acquisti (Nandex e Dumfries) e quindi obtorto collo mi ero già messo in riga per il prossimo campionato, ma questa notizia come si fa a digerirla?

Come faccio a mantenere l’abbonamento a DAZN (per la Serie A) e a SKY (per la Champions) se l’Inter si ridimensiona così, se Suning conferma la debacle che tutti temevano ma che non ci saremmo mai aspettati? C’è chi ci consiglia di essere realisti, che la situazione è cambiata, che la crisi del calcio è profonda, che dobbiamo adeguarci … beh, io non ci riesco, dopo essere tornati nel posto che ci spetta un downgrade del genere non è accettabile, Suning non può continuare a comportarsi così, non mi farebbe piacere finire in mano ad un fondo americano, a sauditi o realtà del genere ma la proprietà deve vendere senza pretendere cifre che oggi non sono ipotizzabili. Come dice il mio amico Francesco Losurdo “noi siamo pronti ad invadere Pechino”. Cazzo!

Ma come potrò fare senza Big Rom, senza il mio Lukakone, senza quest’uomo che pareva cervello e anima ed essere ultra felice di essere diventato Re di Milano. Perché il tifoso dell’Inter deve essere condannato a sofferenze e drammi esistenziali simili?

Oggi sulla Gazza Andrea di Caro conclude il suo pezzo così:

L’Inter che sta passando velocemente dalla gloria al ridimensionamento, non è solo di chi l’ha comprata e di chi la gestisce. Ma un patrimonio del calcio italiano e dei suoi tifosi. Non va mai dimenticato.

Già, non va dimenticato, quindi mi si permetta perlomeno di chiudermi nella mia cameretta a piangere.

Tu quoque, Romelu, fili mi!

 

SUL VALE DEL TRAMONTO

Valentino Rossi annuncia il ritiro alla fine di questo Motomondiale, ed è giusto così; forse avrebbe potuto farlo prima, ma per fuoriclasse del genere non sono decisioni facili né uscite agevoli. Il mio interesse per le moto (da Cross) svanì intorno ai 16 anni, quando il Rock irruppe definitivamente nella mia vita, ma ho seguito Vale per tutta la sua carriera e avendo poi incontrato la pollastrella (fan scatenata di The Doctor) l’interesse per Rossi si è fatto più intenso. E’ stato il più grande, no doubt about it, quindi nel mio piccolo, su questo blog miserello, gli rendo onore.

WE SALUTE YOU VALENTINO!

KEITH RICHARDS BLUES

Scambio di messaggio whattsapp di un sabato mattina qualunque:

[08:34, 7/8/2021] Polbi Cell: Stones in tour senza Charlie Watss ….mah. Toglietemi anche le minime certezze che mi restano, ecco.
[11:09, 7/8/2021] Tim Tirelli: Io e Picca abbiamo fatto la stessa considerazione… poi avessero scelto che so Mick Fkeetwood , Aynsley Dunbar o simili, no, Steve Jordan … ma porca zozza…
[11:47, 7/8/2021] Polbi Cell: Scelta di Keith ne sono sicuro
[11:48, 7/8/2021] Tim Tirelli: Infatti Keith di musica non capisce un cazzo
[12:22, 7/8/2021] Polbi Cell: You made my day! 😂😂😂😂😂😂😂✊✊✊✊✊
[12:29, 7/8/2021] Tim Tirelli: It’s true. Cosa ascolta Keith? Oscuro blues rurale, gli AC/DC meno mainstream, gruppi sconosciuti di reggae giamaicano … di musica (blues a parte) non sa nulla. Poi chissenefrega, lo adoro, però è la verità.
[12:30, 7/8/2021] Polbi Cell: Pezzo sul blog subito

MUTINA BLUES

Nel caldo scriteriato dei primi giorni di agosto cammino per Mutina e l’occhio mi cade sempre su edifici, architetture, e dettagli blues. A volte mi sembra di essere continuamente alla ricerca di luoghi in stato di squallido abbandono …

“Mutina blues” agosto 2021 – foto TT

ESTATE – pubblicità & progresso

PALMIRO got the blues

Quando gli prende il blues finisce per andare a nascondersi nel contenitore dei miei foulard …

Palmiro e miei foulard – Domus Saurea – Luglio 2021 – foto TT

OUTRO

L’estate è in fase post sbocciatura, i petali iniziano a cadere, i vecchi iniziano a dire che dopo ferragosto il tempo comincerà a cambiare ma questa pseudo saggezza dell’Emilia che fu non ha tanto senso al tempo dei cambiamenti climatici. Vedremo un po’ quello che ci riserverà il nulla cosmico onnipotente, nel frattempo noi proveremo a gestire questa porca vita cercando modi per arrivare in altri universi.

 

Februare blues

21 Feb

E’ ormai giunta l’ultima decade del mese, fino a qualche giorno fa c’era un freddo becco, come diciamo qui in Emilia, la settimana scorsa  è caduta persino la neve, ma ora le temperature verso mezzogiorno si fanno più miti, il Generale Inverno sembra ormai ritirarsi dietro la collina dove ci sta la notte crucca e assassina, possiamo pensare di riporre i maglioni più pesanti, indossare i nostri cappottini, mettere il naso fuori la porta e cercare di catturare i primi segnali di primavera. Con la nuova stagione dietro l’angolo cercheremo di scrollarci di dosso il Delta Blues anni venti e trenta del secolo scorso che ci ha tenuto compagnia durante l’inverno, l’Hard Rock, il Jazz Rock e il Rock in generale sapranno richiamarci alla vita e iniziare così la nuova stagione concretamente.

Febbraio proviene dal latino februare, purificar, espiare o rimediare agli errori, nel calendario romano infatti questo era il periodo dei rituali della purificazione, in onore della dea Romana Febris e del dio etrusco Februus, in origine derivato dal sabino februm ovvero purificazione, appunto.

Cerco dunque di purificarmi, di mondare i miei blues, immergendo la mano nell’acquasantiera della Domus Saurea, invocando colui che fa scivolarello su ringhiere di scale rinascimentali,

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e richiamando col theremin i flussi cosmici provenienti dalle profondità dell’animo umano

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in modo da far uscire i vecchi blues dalla maruga ed essere vestito di nuova energia in vista, come detto, della springtime of my loving, the second season I am to know

DOWNTOWN TALES

Congiuntivo blues

In pausa pranzo in giro per Mutina. Mi dirigo verso Altero per il paio di (squisite) pizzette calde settimanali.

Passo sostenuto, scarponcini adidas blu, pantaloni rocciatore di velluto blu, maglione blu, calze blu, maglietta blu, boxer blu, giaccone Superdry blu, zainetto blu (già, ho finito per portare lo zainetto anche io …an s’è mai vest Johnny Winter con lo zainetto), come sempre  I’m walking in the shadow of the blue.

Son lì che zampetto in piazza Mazzini, circumnavigando la sinagoga quando – proveniente dalla direzione opposta – incontro una donna su 35/40 anni, parla al telefono, anch’ella come se stesse varando il piano quinquennale dell’ex Unione Sovietica. Una frase mi arriva all’orecchio: “ … allora quante vuoi che ne prendo?”.

Mi viene un mancamento, mi piego su me stesso pronto a precipitare sul marciapiede, ma mi riprendo in fretta, le corro dietro e sto per dirle: “signorina, signorina, mi scusi, ma in questo caso è necessario usare il congiuntivo, deve dire quante vuoi che ne prenda, dio bonino …” ma poi desisto, Francesco Sabatini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca, nel libro Lezioni di italiano dice che forse “non è il caso di farne un dramma”, gli psicodrammi della lingua italiana parlata sono quattro e tra questi ovviamente c’è il congiuntivo, casi che infiammano gli animi e che a molti tolgono il sonno, ma invitando però a una “minore schizzinosità”.

Sarà, ma io so che nel mio intimo stanotte non riuscirò a prendere sonno e che se fosse per me quella gente andrebbe portata nei campi di rieducazione.

Sinodi improvvisati

Uno degli aspetti positivi del lavorare a ridosso del centro di Mutina è avere un paio di confratelli a portata di mano, Lollo Stevens infatti abita poco distante e Pike qualche viale più in là, è quasi fisiologico dunque organizzare in pausa pranzo dei mini sinodi con i miei confratelli più prossimi. Questo venerdì si aggiunge anche il pontefice del blues, aka Livin’ Lovin’ Jaypee, che pur di stare con la confraternita di cui fa parte parte arriva dalla lontana Sulêra .

L’anfratto in cui è sito il ristorante è piuttosto inner city, ma la pizza è squisita, i locali molto spaziosi e la distanza di sicurezza garantita.

In attesa dell’arrivo di Pike e di Livin’ Lovin’ io e Lollo osserviamo un gothic dandy col ciuffo biondo platino sfrecciarci davanti a bordo di un monopattino elettrico un paio di volte, scuotiamo la testa, an s’è mai vest Frank Marino andèr su un monopattino.

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Una volta arrivati anche gli altri entriamo. Pike mi chiede come va col mio nuovo impiego e aggiunge “tra l’altro sei nella zona dell’ex Manifattura Tabacchi, complesso che fa molto zona industriale di Londra inizi secolo scorso…”, “Già, molto Battersea Power Station…” rispondo io.

Battersea, Power Station, London.

Manifattura Tabacchi – Mutina . foto TT

Manifattura Tabacchi – Mutina . foto TT

Poi torniamo ai nostri argomenti prediletti, poco più di un ora per spararci una pizza a La Smorfia 2 (la sorella de La Smorfia, rinomata pizzeria del centro di Nonatown) e per ubriacarci di nuovo di Rock e di Blues, così tanto per non morire (come canterebbe la Mannoia). Friends will be friends.

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PEOPLE

Redneck in Springfield.

L’altro ieri di prima mattina, diretto alla stazione Mediopadana. Esco da Borgo Massenzio, mi inoltro nella campagna desolata che porta a Springfield (Pratofontana, insomma).

Springfield – Regium Lepidi

Un paio di curve e dal parabrezza della Sigismonda inquadro un tipo che cammina a bordo strada (naturalmente sul lato errato). Sembra uscito da una porcilaia dell’Arkansas: salopette di jeans, camicia giallastra, fazzolettone al collo, stivali di gomma, stelo d’erba in bocca, baffi pronunciati e cappello di paglia simil cowboy. Lo guardo stupito temendo di essere preda di una delle mie solite allucinazioni temporali, quelle che mi catapultano spesso in Mississippi e talvolta in Louisiana e Arkansas appunto. Elijah Zachry, come lo ribattezzo all’istante, mi guarda fisso negli occhi, e in quei due secondi in cui incrociamo lo sguardo mi sfida dall’alto del suo redneckismo, ostenta infatti la sua mise da farmer statunitense, da orgoglioso membro di un mondo immaginario che si è creato in testa. Mi piacerebbe fermarmi e scattargli una foto, ma sono pavido, sotto quella salopette potrebbe avere un fucile e star andando ad un incontro segreto con altri proud boys come lui per pianificare un assalto a Montecitorio. Via via, meglio stare lontani da Springfield.

Old Man Peter.

Ieri mattina visita a Nonatown, essendo l’ultimo giorno in zona gialla – prima dell’ennesimo ritorno in zona arancione – mi regalo un colazione nel mio amato paese natale. Incontro amici, colori, sapori e profumi del mio passato. Come sempre due passi in via Maestra del Castello, in piazza Liberazione, in piazza Caduti Partigiani. Sbrigo le mie commissioni, mi godo il tepore di una giornata di quasi primavera e quindi torno nel piazzale dove ho parcheggiato la macchina. Dalla farmacia vedo uscire un vecchio, lo guardo al di sopra della mascherina, lui fa lo stesso, mi riconosce immediatamente e mi fa “Veh, Tirelli, ciao!”.

E’ Pirèn (Peter insomma, come l’ho sempre chiamato io) uno dei grandi amici di Brian. Lo guardo con ammirazione, 89 anni e in giro da solo per il paese, che spettacolo. Gli chiedo aggiornamenti sulla famiglia e su suo suo figlio (mio amico) e poi finiamo come sempre a parlare di politica essendo lui stato una figura di spicco in quel campo a Nonatown.

“Allora Peter, il governo Draghi?” gli faccio, lui mi risponde in dialetto stretto … “cosa vuoi che ti dica, si fa fatica a stare insieme a … e … , quello là fino a due giorni prima andava a dire peste e corna dell’Europa, adesso sembra ne sia diventato il primo cultore … mo’ che razza di politici … sai cosa ti dico, non ci sono più personaggi come De Gasperi e Moro …” mi parla come se fossi uno che la pensa esattamente come lui e come Brian, non ho cuore di spiegargli che in verità pendo decisamente verso altri colori e che sono refrattario ad ogni sfumatura religiosa, così sto al gioco e aggiungo “e Zaccagnini e Mino Martinazzoli”. Il suo viso si illumina, mi abbraccia virtualmente e mi saluta. Faccio lo stesso, con affetto e rimpianto … in lui ho rivisto Brian, sarebbe bello averlo ancora con me e portarlo a Nonatown a bere un caffè come facevamo qualche anno fa. Mi giro un’ultima volta e vedo Peter andare per i fatti suoi. Sorrido e gli mando un bacio, anche perché, dopotutto, mi sa che ha ragione.

Old Friend

Dopo quasi un decennio mi ritrovo con Dennis, un piacere immenso. Gli ultimi anni li ha passati per lavoro in giro per il mondo a supervisionare cantieri, per poi ritirarsi a fare l’eremita tra i picchi più solitari dell’appennino. Welcome back my friend to the blues that never ends.

Tim & Dennis – Regium Lepidi febbraio 2020 – foto Saura T.

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Nastassja Kinski a Borgo Massenzio

Sabato scorso, diretto alla Coop per la spesa settimanale. Il Burian soffia, l’aria è freddissima, la neve caduta nella notte è un velo di ghiaccio steso sulla campagna.

Neve alla Domus – febbraio 2020 – foto TT

Prima di imboccare la strada che ci porta in città mi fermo nel parcheggio della chiesa, devo gettare pile e farmaci scaduti negli appositi contenitori di raccolta posizionati lì vicino. Dal bar lì accanto esce una giovane donna, da lontano pare una tipa alla Nastassja Kinski, magari non lo è, ma se la tira come se lo fosse. E’ vestita in modo accurato: pantalone simil zuava, maglioncino lilla, cappottino appoggiato alle spalle come le dive di certi film anni cinquanta / sessanta. Esce con enfasi, si accende una sigaretta e spavalda si appresta a fare due passi nel piazzale; nemmeno il tempo di fare tre / quattro metri che si rifugia di nuovo sotto al piccolo portico nell’antro più riparato. Siamo a -4 gradi, il Burian sferza il viso senza pietà, c’è poco da fare le star. Ma ormai Nastassja ha fatto la sua entrata, non può certo tirarsi indietro e rientrare nel bar, il pubblico (quei due o tre disperati – sottoscritto compreso  – che stanno guardando il suo spettacolo non vanno delusi). Stoica rimane al vento col cappotto sulle spalle a fumare più in fretta possibile la sigaretta che si è accesa. Mi verrebbe da andarle incontro e dirle “Signorina, venga, entriamo, le offro una China calda”, ma quei tempi sono passati, la lascio lì fuori al freddo e al gelo come una povera fiammiferaia qualunque e me ne vado alla Coop.

Nastassja Kinski a Borgo Massenzio – febbraio 2020 – foto TT

CHARTS

Ehi, niente male vedere due album dei LZ nella Top 20 dei vinili più venduti oggi in Italia.

Italian Top 20 vinyl chart week jan 29 / feb 4 2021 LZ IV at n.11 and LZ I at number 20. (FIMI official charts)

GATTI ALLA DOMUS

Ancora oggi mi soffermo ad osservare le espressioni dei gatti che vivono con me alla Domus, a volte la Stricchi sembra essere cosciente del suo fascino e lo usa per farmi fare tutto quello che vuole… che smorfiosa.

Stricchi – Domus Saurea febbraio 2020

Palmir invece fa lo spiritoso, sulla sua pagina di facebook pubblica una sua foto con il seguente commento: “L’altra sera la squadra di Tyrrell non è riuscita a qualificarsi per la finale di Coppa Italia, stamattina Tyrrell ha una faccia tipo questa.”

Palmiro – Domus Saurea febbraio 2020

SUL PIATTO DELLA DOMUS

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OUTRO

E va bene dunque, finiamo pure di purificarci e prepariamoci alla primavera, ritiriamo fuori i buoni propositi, le Gibson dalle custodie, i dischi dallo scaffale. Lasciamo che i bei tempi scorrano, che la musica sia la nostra padrona, che Mister Tamburino suoni una canzone, che il treno continui a rollare tutta la notte.

Sono già stanco al solo pensiero. Che la forza sia con me.