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Riflessioni su Vasco a Modena Park 2017

5 Lug

Nelle ultime due/tre settimane per un modenese rimanere immune dalla febbre del sabato sera vascorossiano è stato praticamente impossibile. Non si riusciva a parlare d’altro, un po’ per l’evento in sé (davvero fantasmagorico) e un po’ per la cappa di panico che stava scendendo sulla città. Ho cercato di rimanere razionale e fedele alla mia idea, che fosse cioè una grande festa per Modena e per la regione. Sì perché in Emilia Romagna noi di solito siamo così, aperti agli altri, ben disposti se c’è da far baracca (da far festa insomma) e al contempo capaci di organizzarci al meglio. Avevamo un gran bisogno di un concerto del genere perché a Modena da 4/5 lustri non è che sia siano visti poi tutti ‘sti grandi nomi. Fino agli anni novanta sono approdati qui (soprattutto grazie alle Feste Dell’Unità) gruppi e artisti di elevatissima caratura internazionale, che so PINK FLOYD, GUNS N’ ROSES, BOWIE, DYLAN, il MONSTER OF ROCK, e decine di altri, poi il lento declino.

Mi stupivo infatti sentire certa gente lamentarsi per il concerto dopo averla ascoltata imprecare perché siamo una realtà di provincia dove non viene mai nessuno e non succede mai niente. Buffi poi quelli che si chiedevano il perché organizzare un concerto del genere a MODENA, rimanevo basito…ma come, Vasco è di Modena, ha iniziato qui a farsi conoscere, non è naturale che festeggi i suoi 40 anni di carriera nella sua città anche pensando a quel “abito fuori Modena Modena Paaaaark…”? Tutti a criticare l’amministrazione, mi dicevano che concedere uno spazio per un numero di spettatori maggiore al numero degli abitanti era da pazzi. Cercavo di non rispondere di petto, pur tenendo il punto, perché la vita è già piuttosto dura e non vale la pena ingrigirsi l’animo con queste ulteriori sterili polemiche. Ribattevo solo che pochi anni fa per due volte LIGABUE aveva riempito con circa 160.000 persone il Campovolo di Reggio Emilia e che non era successo nulla di terribile. “Sì, ma il Campovolo è un’altra cosa” rispondevano subito. Io non capivo, perché è vero che il Campo Volo (il piccolo aeroporto di Reggio) è un po’ più decentrato rispetto al centro città e confina con frazioni di campagna ma rimane comunque a poche centinaia di metri dalla stazione ferroviaria che a sua volte è vicina al centro, senza calcolare che il numero degli abitanti e il numero di spettatori era più o meno lo stesso.

Ma qui sembrava che tutto stesse per precipitare. Negozi e fabbriche che ipotizzavano chiusure il giovedì e il venerdì prima del concerto, i residenti in zona Parco Ferrari  preoccupati e il resto della città, attonito e sgomento, rassegnato in attesa dell’arrivo degli unni.

Su facebook leggo oggi una breve riflessione della mia amica Jaded baby (La Giorgia insomma):

Cosa ci ha insegnato questo Modena Park?
Che chi non sa fare luce, è pregato di non fare ombra! 

Un saluto agli indignati, ai catastrofisti, agli esperti di sicurezza, ai laureati all’università della vita, ai cagacazzo, a Giovanardi, ai musicisti pippologi e a tutti quelli che hanno remato contro a questo evento.

A parte Bonolis, è stato perfetto 

Schietta, precisa e al punto, non c’è che dire.

Giorgia ha ragione, i disfattisti dovrebbero farsi da parte e non mettere i bastoni tra le ruote e soprattutto evitare, una volte che tutto si è svolto alla perfezione, di salire sul carro dei vincitori.

Quelli che sanno tutto loro dovrebbero per una volta farsi un esame di coscienza e tapparsi la bocca.

I musicisti pippologi, come li chiama la Giorgia, e gli amanti di musica che si ritiene superiore (aggiungo io), devono andare semplicemente a prenderla in quel posto. Che Vasco possa non piacere è sacrosanto, ognuno ha la propria sensibilità e se certe cose non arrivano o infastidiscono nessun problema, a patto che non si vengano a dare lezioni soprattutto poi, se a loro volta, questi sapientoni ascoltano artisti che non sono proprie eccellenze. Sì perché queste teste vuote gli rinfacciano mediocrità musicale e poi adorano musicisti (pseudo) rock che – come direbbe il mio amico Picca – è manovalanza, oppure gruppi che sono ben più kitsch e tout court di Vasco. E’ questo che non sopporto di questa gente, il non avere un minimo di obbiettività. Quello che piace a loro è musica di valore quello che non piace a loro musica senza importanza, sebbene le due cose spessissimo siano sullo stesso piano.

Io non sono andato al concerto, mi sono pentito di non aver fatto del pubblico di Vasco in quella magnifica serata, o forse dovrei chiamarlo “il popolo di Vasco” come viene rinominato in questi giorni di dibattiti, riflessioni, dove tutti diciamo la nostra. Parliamo de”Il popolo di Vasco” come una entità a se stante, come fossero “gli altri”, invece come hanno già detto in tanti, il popolo di Vasco siamo tutti noi. Da quelli che tirano bottigliette piene di piscia ai gruppi di supporto, a quelli che fanno del rispetto per gli altri una bandiera, da quelli che oltre ai cd di Vasco hanno al massimo comprato le compilation del Buddha bar a quelli come noi che LED ZEPPELIN, FREE, EMERSON LAKE AND PALMER, EDGAR WINTER’S WHITE TRASH etc etc. C’è di tutto dentro al “popolo di Vasco”, c’è l’umanità. E ad ogni modo l’altra sera al parco Ferrari il “popolo di Vasco” si è comportato benissimo.

(Poi magari un giorno parleremo del popolo dei ROLLING STONES, degli AC/DC e degli AEROSMITH, gli ultimi tre megaraduni a cui ho partecipato).

Per noi modenesi (in primis quelli della mia generazione) Vasco è sempre stato uno di famiglia. Già dal nome. Sì perché al di là di quel che dice wikipedia, Vasco proviene dal francese, dalla parola guascone , e infatti qui da noi “fare il Vasco” o “lui lì è un Vasco” significa essere un simpatico spaccone oppure essere un figo. Vasco era un nome non troppo comune ma tipico delle campagne intorno a Reggio e a Modena, d’altra parte qui abbiamo avuto per lunghi decenni – qualche secolo fa – la dominazione francese.

Sono (o perlomeno sono stato) un grande fan di Vasco Rossi quindi. Lo ascoltavo a Punto Radio prima che iniziasse a fare dischi, poi l’emozione di vedere un suo 45 giri (Jenny e Silvia) da Fangareggi a Modena e finalmente dal 1978 avere l”occasione di comprare ogni anno un suo LP.

Puntoradio – dal 1975

Pur avendo una predilezione per il rock, l’hard rock e il blues sono sempre stato attaccatissimo ai cantautori italiani …DE GREGORI, BENNATO, IVAN GRAZIANI sono nomi che ho inciso sull’animo. Fu dunque naturale amare anche un cantautore che proveniva oltre che dalla prima radio libera che ascoltavo con passione anche dalla mia provincia, lui da un paese in montagna (Zocca) io da uno di pianura (Nonantola).

Tra l’altro proprio a Nonantola Vasco si esibì più o meno 50 anni fa…

Vasco Rossi a Nonantola – anni sessanta

MA COSA VUOI CHE SIA UNA CANZONE con quegli arrangiamenti alla YES e GENESIS di Gaetano Curreri, NON SIAMO MICA GLI AMERICANI con quella sfilza di canzoni che mandavano in orbita un adolescente come me (FEGATO SPAPPOLATO, SBALLI RAVVICINATI, LA STREGA (scritta da Sergio Silvestri altro “cantautore” che poi avrei seguito), 15 ANNI FA e VA BEH (oltre a quella lì, ALBACHIARA). COLPA D’ALFREDO, SIAMO SOLO NOI e VADO AL MASSIMO poi saziarono le mie voglie rock, la chitarra di MAURIZIO SOLIERI diventò imprescindibile e il mio amore per VASCO immenso. Lo vidi per la prima volta nel marzo del 1981. Non ricordo se SIAMO SOLO NOI era già uscito o meno. VASCO (insieme al suo gruppo) era l’ospite d’onore a MODENA ROCK 1981, rassegna di gruppi locali che si teneva nella palestra (o era un semplice capannone?) di Modena Est. Col mio gruppo avevo suonato il sabato sera, Vasco era previsto per la domenica. Essendo un membro di uno dei gruppi coinvolti potevo muovermi come volevo. Entrai nei camerini e vidi Vasco insieme ai suoi musicisti. Aveva una bottiglia di Johnni Walker in mano e quello sguardo sempre un po’ perso ma al contempo determinato. Non mi scomposi più di tanto, all’epoca era piuttosto sicuro di me, così scambiai due parole con lui e con Solieri. Vidi il concerto a fianco del palco e fu bellissimo vederli in azione durante la loro fase Rock naif. Magari è dovuto anche alla suggestione data dalla mia giovane età, ma è a tutt’oggi uno dei concerti a cui sono più legato. Quando alla fine Massimino Riva gettò in aria la sua Fender Stratocaster e la fece cadere per terra, il rito del rock si compì.  Dopo il concerto fermammo Vasco all’uscita, eravamo forse in dieci, Vasco era noto a Modena ma non è che fosse già un cantante di successo, scherzammo un po’ con lui e poi lo vedemmo andare via sulla sua Porsche. Il compenso se non ricordo male fu di due milioni e mezzo di lire.

Ricordo che a militare (nel 1982) mi chiamavano Vasco, dovevo essere un fan piuttosto convinto. Il mio amore raggiunse l’apice in quell’anno, con l’album VADO AL MASSIMO, ma non voglio fare la parte di quello che ama solo i primi album e poi snobba il resto, quello che si allontana dall’artista una volta che questi diventa famoso. Io fui contento della popolarità di Vasco che dal 1984 in poi crebbe a dismisura, semplicemente le formule musicali non mi attiravano più come in passato. Rimanevo un fan, compravo i suoi album, mi illuminavo dinnanzi a certe sue nuove canzoni, ma tutto in maniera più riservata. Lo rividi in concerto un paio di volte nel 1983, nella discoteca di Soliera (MO) e al Picchio Rosso di Formigine (MO), poi ancora nel 1985 alla Festa Dell’Unità di Reggio Emilia e infine nel 1989 alla Festa dell’Unità di Modena.

Negli ultimi anni abbiamo parlato più volte su questo blog a proposito del gigantismo di cui soffre il rock e della gente che va ai concerti più per partecipare al rito, all’evento che per la musicain sì, e’ stato così anche in questo caso, ma l’aria di festa e l’incredibile risultato ottenuto compensano il tutto. Sì perché c’è stato anche chi irrideva i numeri e pensava ci fossero stati concerti simili con più spettatori, facendo parecchia confusione. A me queste cose sono sempre interessate e sapevo che – vado a memoria dunque potrebbe esserci qualche lieve imprecisione – il record per concerto a pagamento di un singolo artista era detenuto dagli A-HA con circa 200.000 spettatori, seguiti da TINA TURNER e PAUL McCARTNEY con più o meno 190.000 agli inizi negli anni duemila. LIGABUE col primo Campovolo (160.000) e U2 sempre al Campovolo (150.000 negli anni novanta) poco dietro. Più di 220.000 spettatori per VASCO ROSSI, un trionfo.

Vasco – Modena Park 2017

E’ stato un esperimento perfettamente riuscito, produzione, amministrazione comunale, forze dell’ordine, cittadinanza, etc etc tutti impeccabili. MODENA PARK 2017 sarà un evento da ricordare a lungo. A proposito, vale forse la pena rammentare che MODENA PARK è un canzone di IVAN GRAZIANI apparsa sull’album AGNESE DOLCE AGNESE del 1979, e che il parco a cui fanno riferimento sia Graziani che Rossi è il parco storico di Modena, la lunga striscia verde tra due viali che circumnavigano il centro della città. Il Parco Ferrari è tale dal 1991, prima di quella data fu – in tempi lontanissimi –  il piccolo l’aeroporto della città e quindi l’autodromo.

Credo non se ne possa più di sentir parlare dei benefici portati all’indotto, riporto solo questo piccolo ma sintomatico fatto: 1600 krapfen preparati dal mio amico Stef della Pasticceria Malaguti di Nonantola per il back stage.

Pasticceria Maluguti – 1600 bomboloni per il backstage del Modena Park – foto Stef Malaguti.

La diretta della RAI è stata risibile. Bonolis è sembrato un pesce fuor d’acqua. Prima di tutto – secondo me – avrebbe dovuto dire che la RAI non aveva i diritti per mandare in onda il concerto nella sua interezza. Inutile prendersela con la tv di stato per questa faccenda, succede quasi sempre per eventi in diretta trasmessi via radio o tv, gli speaker devono parlare sopra ai pezzi, il concerto non può essere trasmesso senza interruzioni, altrimenti chiunque può registrarselo e magari fare copie pirata. La produzione deve riservarsi la possibilità di fare uscire divudi, bluray, cd audio. In secondo luogo avrebbero dovuto scegliere qualcuno che avesse maggiore familiarità col mondo di Vasco. Bonolis sembrava non avere confidenza con la storia del re di Zocca, ma il vero motivo per cui la diretta è stata un fallimento è dovuto alla regia. Comunicazioni approssimative, stacchi sempre fuori tempo, gestione dilettantesca. Non hanno nemmeno messo qualche microfono verso il pubblico, cosicché ogni volta che Vasco finiva una canzone calava un silenzio irreale. Sarebbe stato meglio far trasmettere il concerto a SKY in chiaro sul canale CIELO. Lo sfacelo della RAI è lento e inesorabile.

Quello che si è intravisto però è stato emozionante.

Vasco – Modena Park 2017

Vasco tutto solo che parte con COLPA D’ALFREDO, Vasco che cita gli ELP (come suo solito) con WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS, con tanto di traduzione in italiano. Il secondo chitarrista con la doppio manico rossa della Gibson, Curreri al piano che accenna a JENNY, SILVIA, LA NOSTRA RELAZIONE e quindi procede con ANIMA FRAGILE (come sempre brillante l’arrangiamento delle due chitarre),

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Stef Burns che sentirlo suonare è sempre una gioia, i bei giri di basso di Golinelli vestito come Keith Richards in chiara. Non si poteva non notare Clara Moroni, che noi ancora ricordiamo (e amiamo come) leader del suo gruppo CLARA & THE BLACK CARS. Bello rivedere sul palco Maurizio Solieri, il pezzo strumentale finale sembrava un omaggio a Jeff Beck. E poi Vasco. Bello constatare che ancora una volta a dispetto delle pressioni che deve sostenere per aver messo in piedi un lavoro del genere rimane un puro. Scafato, attento, furbo, determinato, accorto ma sempre un puro. E che voce che ha ancora! Immancabile alla fine il tributo a Massimini Riva.

Vasco – Modena Park 2017

Musicalmente la band di Vasco è pressoché impeccabile, musicisti validi e preparati, alcuni di scuola americana. I due chitarristi sono bravissimi (e non sto parlando solo di tecnica). Si passa dal pop levigato e mainstream, a certi pruriti d’elettronica, al metal moderno con facilità, affrontando anche il nocciolo della canzone d’autore con la giusta incisività.

Vasco – Modena Park 2017

Certo, alcuni aspetti li trovo ridondanti, la doppia cassa della batteria, arrangiamenti e atteggiamenti tout court e forse sopra le righe, gradirei insomma un bon ton musicale più presente, ma le mie sono congetture personali, io non sono nessuno, Vasco è Vasco, dunque ha ragione lui, e lo dico in tutta sincerità.

Vasco-ModenaPark-2017

Vasco – Modena Park 2017

I fuochi d’artificio finali sono stati altamente spettacolari , cornice perfetta per un palco da record. Mai visto nulla di simile

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Finita ALBACHIARA, dall’impianto DIE FOR METAL dei Manowar, pezzo ultra metal che deve molto a KASHMIR dei Led Zeppelin.

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In tanti hanno condiviso le foto pubblicate da Vasco sulla sua bacheca, ma vale la pena riproporle anche qui, perché sono spettacolari.

E’ stata una splendida serata, tutto ha girato per il verso giusto, ed io sono contento, per Vasco, per la mia città, per i fan che si sono riversati al Parco Ferrari, per tutti noi che in questi tempi cupi abbiamo bisogno di giornate di festa come questa. Bravo Vasco, sei sempre il numero 1.

Foto Milly Bar

Vasco – Modena Park 2017 – foto Millybar

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Intervallo: Counseling the blues

9 Apr

The Consueling Blues