Il rincasar nella bassóra incontrando JOHNNY LA ROSA (mentre ti ascolti MASON RUFFNER)

26 Giu

Uno come me il venerdì torna dal lavoro negli ultimi riflessi del pomeriggio, medita sulle proprie incapacità di dare ulteriori  sterzate decisive alla propria vita e osserva i campi di frumento, hanno il color dell’oro come recitavano i testi delle elementari. Perso tra le solite sinergie di maledetti e malinconici diavoletti azzurri, uno come me  poi appoggia lo sguardo alle vigne, che hanno sempre il potere di lenire i blues. Uno come me mentre torna in quelle condizioni si ascolta MASON RUFFNER…

Uno come me segue il chitarrista di Ft. Worth dall’inizio della sua carriera discografica, quando esce il suo primo album per la CBS nel 1985 dopo alcuni anni di successo regionale a New Orleans, città in cui si trasferisce alla fine dei settanta. Il primo disco è prodotto da Rick Derringer, poteva sfuggirmi?

Uno come me ha una fissassione con l’Old Absinthe Bar , al 240 di Bourbon Street a New Orleans, fissazione che esiste dal 1979, da quando cioè i LZ hanno cercato di ricrearlo in studio per la copertina di ITTOD,  che oltre ad essere il mio soprannome (“Oh, v’è chi ghè! Stèt ben Ittod?”) è la sigla di un album che come si sa, uno come me ama moltissimo. Picca ha ragione, non c’entra nulla con i LZ, né di visual né di musica, ma uno come me ha una fascinazione ancestrale per certe sfumature sonore e visive  di New Orleans e non ne può fare a meno. Uno come me poi c’è andato a New Orleans, insieme a Mixi, e mettere il naso dentro al vecchio bar dell’assenzio ha risolto un po’ di cose. RUFFNER col bar in questione è legato da un cordone ombelicale che non si mai spezzato, bar ripreso anche nel video di GYPSY BLOOD, dal suo secondo album..

 Uno come me poi imbocca la stradina lunga e tortuosa che porta nel posto in riva al mondo e se incrocia una macchina che arriva in senso contrario alla prima piazzola campagnola si mette di lato per far posto. Il pick up bianco arriva, il guidatore ringrazia la cortesia con un gesto di mano e si  ferma alla Ronzoni’s farm. Uno come me fa per ripartire, ma con la coda dell’occhio deve essersi accorto che su quel piccolo pick up bianco siede la leggenda del blues emiliano, Johnny La Rosa.

“Johnny!”

“Ehi Tim…”

Johnny di giorno fa il dugarolo, tiene a bada un pezzetto della Parmigiana Moglia proprio a cavallo di Borgo Massenzio, per chi non ha familiarità con questi termini, qui una veloce spiegazione tratta da internet:

DUGAROLO: vocabolo che deriva dal latino ducarius, cioè conduttore, e sta ad indicare una figura ora scomparsa: quella del dipendente comunale incaricato di regolare l’apertura delle chiaviche per dare acqua ai contadini, di controllare le licenze comprovanti i diritti di ognuno, di vigilare in primavera che i contadini eseguissero i lavori di manutenzione a loro assegnati e di impedire che si appropriassero di quantità d’acqua superiori a quanto concesso.

La Bonifica Parmigiana Moglia Secchia, consorzio interprovinciale costituito con le province di Reggio Emilia, Modena e Mantova (nella facciata principale del palazzo sono presenti gli stemmi delle tre province fondatrici del Consorzio) con sede a Reggio Emilia in Corso G. Garibaldi, nel palazzo a fianco della Basilica della Madonna della Ghiara, è il primo esempio in Italia di bonifica idraulica e agraria totale. Non a caso finiti i lavori Natale Prampolini, l’ingegnere che progettò questo enorme complesso di canali e idrovore, venne chiamato a bonificare l’Agro pontino. La bonifica Parmigiana Moglia e le strutture da essa lasciate (linee elettriche e telefoniche, ferrovie, strade ecc) furono il trampolino di lancio per la bassa reggiano-modenese, fino a fare diventare questi luoghi alcune delle zone tuttora più innovative e progredite d’Europa.

Di notte però Johnny si lascia trasportare dalla sua anima e in prossimità di qualche incrocio, sotto vecchie travi di osterie polverose, manda verso gli abissi siderali il suo lamento blues…

Alcune sere poi con la sua band riesce ad avere quel minimo di spazio che gli spetterebbe…

Con Johnny uno come me si aggiorna sulle rispettive attività musicali, constata che la cultura del concerto rock locale sta svanendo e che le nuove generazioni non paiono interessate alla cosa. Qualche sospiro, un abbraccio blues e bye bye Johnny.

Mentre percorre l’ultimo tratto di strada uno come me pensa che se Johnny fosse nato a New Orlenas avrebbe perlomeno raggiunto lo stesso status di Mason Ruffner…una paio di album con una major, qualche altro con una piccola label, uno zoccolo duro di fan che gli permettono di vivere di blues. Qui invece nella parte reggiana della Louisiana, le cose sono molto più difficili e sono pochi i fortunati che riescono a capire il bel linguaggio blues di Monsieur La Rosa.

Uno come me poi la sera se ne scende in campagna, guarda le stelle, e mentre aspetta il Lucifer rising intravede un uomo di colore col cappello in testa ed un bel vestito suonare in riva a un fosso…

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