Archivio | luglio, 2012

INTERVALLO: rockstar con il padre – Jimmy Page

31 Lug

(Jimmy Page and his father – Knebworth agosto 1979)

CATTIVA COMPAGNIA Live in Guiglia blues

30 Lug

Ho già scritto che facendo pochi concerti ognuno di questi diventa un piccolo evento, e devo dire che la cosa ha un suo fascino. Per qualche giorno pre e post show hai in mente quella cosa lì.

Nella settimana piuttosto incasinata cerchi di organizzare tutto per avere un po’ di tempo la sera per ripassare le tue parti, al sabato mattina sei da Brian e mentre lo lavi ripassi mentalmente gli accordi -che non ricordi mai- che fanno da base all’assolo di MORE THAN FEELING. Poi, visto che non lo porti più a Ninentyland, mentre sei lì con lui a prendere un caffè da Chen il cinese al bar del Newtower focalizzi la tua linea dell’assolo armonizzato in CAN’T FIND MY WAY HOME. Entri poi al Conad del Newtower e mentre fai la spesa per Brian gli lasci spingere il carrello così che si senta importante…oltre a recitare a te stesso la frase ormai preferita di molti avventori del blog (“An s’è mai vest Johnny Winter fer la spesa al Conad dal Torrenova”) ripassi ad occhi chiusi l’assolo di THE OCEAN, hai visto mai che ci chiedano un secondo bis e ti tocchi farla.

Di nuovo chez Brian, gli prepari il pranzo e mentre gli scaldi uno di quei piatti già pronti ti chiedi se ha un senso presentare tre dei tuoi pezzi in italiano in mezzo alla classic hard rock bonanza che di solito portate in concerto. Lasci il tuo vecchio e scappi a far la spesa alla Coop a Regium Lepidi. Esci dal portone del palazzo di Brian e ti fermano due persone: una ragazza giovane e una specie di nerd un po’ fricchettone.  Tiri fuori dalla borsa il ritratto di ALEISTER CROWLEY pensando siano due testimoni di geova e ma poi ti accorgi che son due che stanno facendo una sottoscrizione per LOTTA COMUNISTA, una giornale leninista. Do 5 euro, la ragazza mi passa la ricevuta e un copia del giornale. Mentre salgo in macchina mi dico ““An s’è mai vest John Miles fer una sotoscrisìon per la stampa leninista” .

(Brian – foto di TT)

Alla Coop faccio altra spesa per Brian così per tutta la settimana è a posto, poi mentre sto valutando se comprare un paio di piantine da piantare nelle fioriere del posto in riva al mondo mi dico “An s’è mai vest Mick Ralphs cumprèr dal piantèini ala Coop” . Fai la spesa col salvatempo, leggendo con una pistola laser tutti gli articoli e riponendoli già nelle borse. Naturalmente arrivi alle casse apposite e che carrello il computer decide di controllare? Quello di Tim Tirelli, of course.

Pranzo, una doccia, il tempo di caricare e si parte. Arrivi a Guiglia, scarichi, monti, inizi il soundcheck che si interrompe dopo 45 secondi: sono le 19 inizia la messa non bisogna disturbare, diobono.

(Il palco di Guiglia – Particolare – foto di TT)

(The Guiglia stage – foto di TT)

(CC pre soundcheck – da sx a dx Pol Saurit Tim Lorenz Lele – foto di Lafede)

La festa ha sempre il solito sapore,  il gusto di campane, non è neanche male…piadina prosciutto e mozzarella, patatine fritte, una weiss. Caffè una taverna più  in giù. Per Lorenz anche un McCallan. Nei “camerini” a cambiarci. C’è anche Andrea di Marco di Zelig; noi entriamo in scena dopo di lui.

(“Tra un manifesto e lo specchio” – foto di TT)

(Pre show daze: Lorenz, Pol & Tim nei camerini – foto di LST)

Saliamo sul palco, imbracciamo gli strumenti, Lorenz inizia il riff di HELLO THERE, si parte. Per i primi quattro pezzi sul palco non si capisce nulla, un cespuglio di suono indistinto corre sul palco sospinto da un vento maligno. D’accordo non aver fatto un soundcheck adeguato, ma il service è uno di quelli seri, le spie ci sono…ma come dice Picca “secondo me sul palco non si sente un cazzo neanche se hai la produzione Pulse dei Floyd… è un mistero eterno e inestricabile”. Archivio la faccenda sotto la voce “E’ così che vanno le cose”, paturnie da musicisti, mai un volta che tu sia contento, che non debba giustificarti per certe sbavature ed errori. Ma tra i fumi, i faretti, i nostri tre pezzi, l’assolo armonizzato fatto con Lorenz di CAN’T GET ENOUGH per un momento ti è sembrato di essere al tuo posto, là al Public Auditorium di Cleveland.

Un bis (WHOLE LOTTA LOVE che fa sempre la sua figura), chiacchiere con gli amici che ti son venuti a vedere, smonti la tua strumentazioni e la carichi sulla blues mobile, mentre ti infili in tasca 80 euro. Fai un paio di conti, tolto il carburante quanto ti rimane? 60 euro? 62? Per un impegno complessivo di 10 ore. Uhm.

Ma non vuoi fare la vittima, non lo fai per questo…lo fai per questo preciso momento: perché dalla collina sei appena atterrato in pianura, stai lasciando gli svincoli di LittleVineyard, sono le 2,30 di notte o di mattina, la groupie dorme, nel lettore gira HONKY CHÂTEAU  di ELTON JOHN in versione Original Master Recording, i semafori lampeggiano, nessun per strada, le insegne luminose ammiccano, la notte è serena e calda, sei con te stesso e provi quell’inspiegabile blues che domini con fredda determinazione  ma che ti dipinge quell’espressione sentimentale sulla faccia… quel velo di tenerezza che ti fa sentire uomo di blues, quel feeling che pur nella sua malinconia ti prova che sei vivo. Poi parte ROCKET MAN e ti sciogli dentro a brividi che solo quelli come te sanno provare, ti commuovi pure forse, perché ti senti un po’ così anche tu, solo lì nello spazio ad osservare senza capire, che poi è il destino della condizione umana.

….And I think it’s gonna be a long, long time
Touch down brings me round again to find
I’m not the man they think I am at home, oh no no no
I’m a rocket man, rocket man, burning out his fuse up here alone….

Arrivi infine alla domus saurea, ti infili i guantini, scarichi la macchina, chiudi il garage, ti fai una doccia e ti metti a letto. Leggi l’ultimo numero del fumetto JULIA, fai stancare Palmiro fino a che non si accascia su di te, pensi a domani…l’ennesima domenica da Brian, ma scacci il pensiero, stanotte hai suonato rock and rock e lascia che sia. Sono le 4, spengni la lampada sul comodino…New York goodnight.

CATTIVA COMPAGNIA live at the Saint Louis Fair, GUIGLIA (Modena) sabato 28 luglio 2012 ore 22.

26 Lug

(Lorenz, the man himself – Live 2012 – foto courtesy of Silvia B.)

JULIA says goodbye, il primo “titulo” grazie al TROFEO TIM & i BIG ONES live in Borgo Massenzio

24 Lug

Sabato mattina ho salutato Julia, le nostre vite personali ci portano su continenti diversi. E’ sempre difficile per me staccarmi dalle persone con cui ho avuto un rapporto profondo, subito dopo l’addio mi gira la testa e qualche minuto più in là precipito giù per il dirupo della nostalgia. Ho conosciuto Julia un luglio di 5 anni fa e facendo un conto di queste stagioni passate mi accorgo di aver attraversato bayou paludosi e pieni di insidie. Sono inciampato da qualche parte e poi sono ripartito da zero, ho salutato  la stella del mattino, ho incontrato quella che sa pescare un uomo caduto nel mare, e ho tirato avanti nascondendomi durante il temporale per poi rialzare la testa e bestemmiare quando tornava il sole…

Divento sentimentale quando è l’ora degli addii, così cerco di non incontrare nessuno. Me ne cammino tra le vie meno battute di Mutina, mi fermo a bere un caffè da solo (perché povero me stamattina non ho nemmeno un amico qualunque con cui berlo), corretto (col Southern Comfort naturalmente) anche se sono solo le nove. Guardo la gente, controllo che non sia già uscito il nuovo numero di CLASSIC ROCK, mi metto sotto la Ghirlandina e la guardo in tutta la sua bellezza. Guardo il cielo, respiro, cerco di cogliere la modenesità che mi sembra stia sparendo. Abbasso la testa sotto il peso di blues grevi e solenni, ma devo andare da Brian, la devo smettere con le mie malinconie. Mi volto un’ ultima volta, addio Julia.

(Goodbye yellow grey road – foto di TT)

Sistemo Brian e verso mezzogiorno mi dirigo alla Coop di Regium Lepidi per un’altro momento della serie an s’è mai vest Son House fer la spesa alla Coop…mi metto a tavola alle 15. Un paio d’ore a cercar di recuperare le forze da settimane spese sempre avanti e indietro, inutilmente…il gatto Palmiro non vuole mica dormire, lui vuole bruciare. La sera il trofeo TIM mi porta le prime gioie calcistiche della stagione: un goal alla J** su cappella di Lucio (che ridere ragazzi) e due golletti alla seconda squadra di Milano, quella che non vende i suoi gioielli.

Domenica da Brian, tutto il giorno, ma alla sera riesco a metterlo a letto in tempo per essere alla festa di Borgo Massenzio per le 22,15 a vedere i BIG ONES, la tribute band degli Aerosmith. Se non altro non hanno chiamato solo le ormai insopportabili tribute band  dei soliti 5 nomi: Liga, Vasco, Queen, U2 e Nomadi (zio can, la tribute band dei Nomadi…già facevano cagare gli originali, figuriamoci la tribute band!).

(Big Ones a Borgo Massenzio 22/07/2012 – foto di LST)

Son lì con Jaypee e le due groupie. Il primo colpo d’occhio è impressionante: Renzo D’Aprano – il cantante – visto da 5/10 metri di distanza sembra davvero quel gran figo di STEVE TYLER. Subito la band non mi prende tanto, ma verso la fine riesce a farmi ricredere. Grande versione di I DON’T WANT TO MISS A THING e grandissima versione di TOYS IN THE ATTIC (bis finale). E’ Renzo comunque quello che ti riporta al senso, al colore, alle sfumature degli Aerosmith. Davvero bravo, e che showman poi! Ottimo anche il tastierista. Il repertorio è uno di quelli da fighe, solo 4 pezzi pre 1987 (se ricordo bene), ma gli Aero li porto nel cuore e dunque mi va bene anche così. I BIG ONES nel corso della serata presentano anche tre loro pezzi. Sul loro sito avevo dato un’occhiata al loro video (Grido Al Mondo…o qualcosa di simile) e proprio non mi era piaciuto (il pezzo). Invece quei tre brani  proposti domenica sera mi hanno solleticato non poco, tanto da farmi ordinare il Cd su Amazon la notte stessa. D’ora in poi li tengo d’occhio i BIG ONES.

Le note di costume sono simili a quelle che scrissi l’anno scorso: molti uomini in braghe corte e ciabatte. Persino il bassista dei BIG ONES era sul palco con braghe corte sotto al ginocchio, calzino e canottiera! Mah, non credo ci sia più speranza. Parecchi giovani pronti ad applaudire la band, diverse proto-groupie vestite ad hoc, ragazze e ragazzine pronte a sbocciare, e i soliti tipi e tipe improbabili con indosso la maglia blaugrana di Piquè a ballare fuori tempo per tutto il concerto.

Dietro a Jay ad un certo punto compare una suora, la squadro: sembra sorpresa e terrorizzata dal concerto rock che si sta tenendo sui gradini della chiesa. Sta pregando, chiedendo scusa al suo signore, invocando pietà… Get a grip, sister.

 

(la suora terrorizzata dal rock – foto di TT)

(Tim & Jay al concerto dei Big Ones – foto di LST)

Saluto Jaypee e la sua groupie, e mi incammino con la mia lungo la buia stradina che porta nel posto in riva al mondo…campagna nera, oscurità, gli ululati dei cani del destino, sassi sul mio sentiero…sì, sono a casa.

VINYL BLUES

23 Lug

Ultimamente mi ero fissato troppo con i CD, così ho dovuto farmi arrivare un po’ di vinile…quei buoni vecchi long playing che mi fanno ancora girare la testa. Sì sì, c’è la crisi, il dentista da pagare, la batteria della blues mobile da cambiare, lo spread , il rischio default, la spending review…ma vaffanculo, mangerò grazie all’orto della groupie, non uscirò a cena per tre mesi, ma questi 173 euro di LP mi risollevano il morale…e il demonio sa quanto ne abbiamo bisogno di questi tempi.

(Ultimi arrivi in vinile – foto di TT)

Intervallo: ROCKSTAR AL MARE

22 Lug

 

(David Lee Roth)

CATTIVA COMPAGNIA: prossimi concerti

19 Lug

(CATTIVA COMPAGNIA: Tim & Saura live 2012 – Foto courtesy of  Silvia B.)

Prossime date:

GUIGLIA (Modena) – Saint Louis Fair (Festa di San Luigi) sabato 28 luglio 2012 ore 22.

ZOCCA (Modena) – Liberty Fest (Festa della Libertà) sabato 04 agosto 2012 ore 22,15 sull’Hard Stage.

L’angolo della posta: RESETTARE IL CERVELLO PER RIGODERCI IL VERO ROCK

19 Lug

Scrive Paolino Lisoni: “Siamo fottuti Tim… questi i miei pensieri odierni dopo tanta stanchezza accumulata in questa giornata ed in tutta la prima parte di un anno solare più pesante del solito.
Ero in macchina e metto TRILOGY dall’inizio, ……quasi sempre mi pento di queste scelte ma mi è tornato in mente un sogno ricorrente di cui forse ti ho già parlato.
Ciascuno di noi (siamo in tanti ma comunque “eletti”) ha consolidato nella propria mente 20/50/100 canzoni della vita; quelle che la vita te l’hanno cambiata, quelle che ti hanno fatto piangere o ti hanno fatto stare molto bene (non troppo però, nel mio concetto di musica il divertimento non è previsto: ……siamo uomini di blues del resto….) comunque ognuno ha le proprie……ENDLESS ENIGMA appunto, LIKE A ROLLING STONE, STAIRWAY etc… ETC e sono indiscutibili.

Vorrei che il più grande genio di questo pianeta si inventasse un marchingegno capace di formattare parzialmente il mio cervello ed eliminare questi capolavori sentiti milioni di volte per poterli riascoltarle tutti come se fosse la prima volta!!!!

Ormai mi sono dimenticato le emozioni di quando misi sul piatto “quei” dischi. Siamo fottuti caro Tim perché “quei” dischi li abbiamo già ascoltati.
Sono molto grave??? Elp me!”

Rispone l’esperto: “Caro amico, capisco cosa intendi, e lo capisce chiunque amante della musica rock nato ai nostri tempi. Se ripenso a quando ho avuto per le mani la prima volta BRAIN SALAD SURGERY inizio a tremare, solo la copertina mi faceva accapponare la pelle, e quella musica, quella misteriosa e incredibile aria sonora che usciva da quei solchi. L’artwork degli LP telo rigiravi tra le mani per weekend interi. Purtroppo non riusciremo più a ritrovare quella scintilla di vita, di “cosmic energy”, di indescrivibile godimento che sentimmo le prime volte che mettemmo su quei dischi. Infatti tutta questa frenesia a comprare le deluxe edition, i box set, le Legacy Edition, le versioni giapponesi (K2HS, SHM, BLUDISC, etc etc) cos’è se non l’illusione di ritrovare quei sentimenti, quella speranza di riscoprire da capo PHOTOS OF GHOSTS, LZIV, DEJA VU, REBEL, TRILOGY, STILL ALIVE AND WELL, TRESPASS, AT FILLMORE WEST? Se non altro però quelle sensazione le abbiamo vissute, e per questo devo, voglio, essere felice.

PS: Se trovi lo scienziato che ti resetta il cervello, fammi un fischio. Magari gli passo un paio di centoni di euro e gli chiedo di resettarti la passione calcistica…IO ti starò accanto così appena ti risvegli vedrai il sottoscritto con indosso la maglietta black’n’blues e l’imprinting farà il resto. Paolino Lisoni interista…dio che bello,”

Sinodo d’estate della Congregazione degli Illuminati del Blues: Festa dell’Unità di Gavassa 14 luglio 2012

18 Lug

Come l’anno scorso il sinodo estivo si tiene alla festa dell’Unità di Gavassae, in una sorta di cortile interno tra qualche edificio in una frazione di Regium Lepidi…location blues perfetta.

All’ingresso rimiriamo i poster delle band che suoneranno alla festa…rimaniamo sempre basiti dalla grafica e dal visual di questi manifesti:

Incontriamo poi Odoardo Dall’Aglio, 84enne che qui a Gavassae è un piccola celebrità per aver recitato la parte di “Oreste” (la scena dello sfratto) nel capolavoro di Bertolucci “Novecento”. Oreste si rivela personaggio incredibile, mi abbraccia e mi bacia e più tardi con la groupie (che conosceva già naturalmente) dice “T’è propià catè un bel ragàs. Breva”. A parte mia madre e un paio di groupie nessuno mi ha mai dato del “bel ragàs“.

(I confratelli del blues: in piedi da sx a dx Riff, March, Liso, Jaypee, Tim, “Oreste”, Picca. Accosciati la groupie Betty e Sutus – foto di LST)

La cena è a base di pesce, qui alla festa ci sanno fare come ci sappiamo fare io e Riff che sapientemente ordiniamo la zuppetta di pesce, una vera delizia. Fritto misto, vinello bianco e quell’atmosfera da Emilia vera, sanguigna, ruspante…quella dei tempi andati…

I cavalieri della tavola (vicino alla) rotonda (di Gavassa) – foto di TT

Riff si intrattiene un po’ con Oreste, ci spostiamo alla baracchina del caffè, ci sentiamo una mazurka o due, di nascosto dalle groupie ammiriamo qualche figa niente male che inaspettatamente è lì alla festa e poi ci incamminiamo verso le macchine: un paio di chilometri nella campagna nera e arriviamo nel posto in riva al mondo.

(Oreste e Riff – foto di TT)

(la festa dell’unità di Gavassa 2012)

Alla domus saurea inizia il sinodo vero e proprio: indossiamo i mantelli, i cappucci e iniziamo il lento salmodiare…

Magister Timotheus:

She flies through the night on silver wings
With a smile, no obligation
She says, “Walk with me, I’ll take you down
Through the storm to your destination”

She says, “Hold me now, I’ll take you there
To the dawning of a new creation”

I confratelli:

Midnight moonlight lady
Bird on the wing, she is flying to greet me
Bird on the wing, she is flying to me

Finiti i vespri satanici, con una fetta di cocomero davanti, una porzione di gelato a portata di mano e il nettare degli Dei (Southern Comfort) nei bicchieri possiamo iniziare il dibattito.

Lindsfarne (uno di quei gruppi di cui sentiamo parlare da 35 anni ma che nessunon ha mai ascoltato), i viaggi di Picca negli Stati Uniti, il mettere a paragone fenomeni accaduti altrove con la nostra realtà (in pratica il grunge è la musica di quartieri come i Torrazzi), l’impossibilità di ascoltare musiche che non siano quelle originali nate in un contesto ben preciso. Momento di smarrimento e di raccapriccio quando tocco l’argomento Keith Moon: io sono d’accordo con Townsend: Moon non è valutabile come batterista e musicista, in senso stretto. Ha funzionato con gli Who,  ma io credo che gli Who avrebbero funzionato anche con un batterista più ortodosso (che so, Ian Paice, Roger Taylor dei Queen). Per me ascoltare Moon adesso è quasi impossibile, se sento TOMMY arrivo al massimo al terzo pezzo…Moon esegue sempre la stessa figura, non è capace di mantenere un tempo rock a lungo, le sue rullate sono tutte uguali …e poi usa 12 (dodici) tom, quando ai veri batteristi ne basta uno. Picca e Liso si innervosiscono, “Il rock non è musica fatta per la tecnica” urla Picca, “Lo dici a me? Credi che non lo sappia? Mi piacciono Mick Ralphs e Leopold!!!Ma non riesco a farmi piacere quei musicisti tipo Moon, Ron Wood e Charlie Watts”. Siamo faccia contro faccia, lo sguardo è truce ma Picca è più massiccio di me, seppur ingrassato non posso competere contro la forza del suo sapere rock , quindi chino il capo, mi inginocchio e chiedo scusa al PikeBoy.

Torna la quiete e la serenità, ci scambiamo i doni (Riff mi regala l’ultimo JOE BONAMASSA in una splendida confezione deluxe e un digipack dei Beatles, Picca il libro sul Prog di Donato Zoppo, Liso un paio di DVD…tra cui il concerto dei QUEEN con Adam Lambert…Paolino ha il senso dell’umorismo).

Verso le due di notte la seduta è tolta, faccio strada ai confratelli sulla Carreggiata JOHN MILES, ci diamo appuntamento alla fine di agosto, e li guido all’imbocco secondario della stradina lunga e tortuosa.

I fari delle loro vetture tagliano la campagna nera e si allontanano come un amore perduto. Rimango lì giù in campagna da solo, guardo le stelle…la mente vola alle sere passate in campeggio con la parrocchia alle PIANE DI MOCOGNO nei fine sessanta, davanti ad un falò…”Quante stelle quante stelle, dimmi tu la mia qual’è. Non ambisco alla più bella, purché sia vicino a me.”
Precipito in un burrone di nostalgia, guardo il cosmo e mi interrogo sulle solite domande a cui non so dar risposte: “Da dove vengo? Chi sono? Dove sto andando? Chi prende quest’anno l’Inter? Perché mi piacciono i Firm? Dove cavolo è finito John Miles?”

Schiaccio l’interruttore, il cielo si spegne, è ora di andare a dormire.

My dreams is fading down the railway line
I’m just about a moonlight mile down the road…
…I’m riding down your moonlight mile

Let it go now, come on up babe
Yeah, let it go now
Yeah, flow now baby
Yeah move on now yeah

Yeah, I’m coming home
‘Cause, I’m just about a moonlight mile on down the road
Down the road, down the road…

Addio a Jon Lord

17 Lug

Ero al telefono con Polbi ieri sera sulla linea sospesa tra le due Reggio quando Saura viene a dirmi che è morto Jon Lord. Lo sapevamo che era ammalato da tempo, uno di quei mali che se ti prendono in certi posti proprio non hai scampo, ma quando un musicista che ti ha accompagnato tutta la vita se ne va è sempre un colpo al cuore.

Penso a Biccio, che per Lord aveva una passione grande quasi come quella che aveva per Tony Banks. Per qualche anno abbiamo abitato vicino, e dalla finestra della mia cameretta lo sentivo giù in garage darci dentro col suo organo insieme a suon fratello Màrcel alla batteria…WRING THAT NECK… il riff che lo faceva impazzire. E infatti oggi Biccio mi scrive:

“Carissimo Tim vorrei ricordare J. Lord, il grandissimo tastierista dei Deep Purple. Lo ringrazio perché grazie ai suoi virtuosismi  e al suo originalissimo modo di suonare, un misto di jazz,blues e rock, è stato per me fonte di ispirazione musicale. Riposa in pace Jon. Biccio”

Che figura quella di Jon Lord, pur nella sua riservatezza e col suo carattere scevro da qualsivoglia prurito da leader, è una icona del rock, e dal punto di visivo e dal punto di vista musicale. Quell’immagine col baffo, il capello lungo e gli aviator è ormai sinonimo di rock di gran classe…quell’intro a CHILD IN TIME su MADE IN JAPAN ormai fa parte della cultura dei nostri tempi.

E poi che uomo…tenere a galla i DEEP PURPLE per tutti gli anni settanta, sopportare le bizze di Blackmore, le forzature di Hughes, l’ego gigantesco di Coverdale. Ti ho molto ammirato per questo caro Jon e poi sappi che, oltre al tuo celebratissimo lavoro con i Deep Purple (di cui eri la colonna portante),  i tuoi anni con gli Whitesnake han fatto sì che una discreta pub rock band diventasse un gruppo rock come si deve. Sebbene in secondo piano, sappi che non sei mai passato inosservato e infatti, quando te ne sei andato gli Whitesnake hanno iniziato a non interessarmi più.

Immagino tu abbia avuto una buona vita, pertanto alzo il calice e brindo alla tua memoria. Addio Jon.