Archivio | luglio, 2012

An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè: ALLATTARE UN GATTINO

17 Lug

INTERNO NOTTE: ore 24, dopo aver cenato-guardato un film-sistemato le mie cose-suonato la chitarra do ancora un po’ di omogenizzato al gatto con l’intento di ritardare il più possibile la sveglia mattutina. Mi sdraio poi sul letto, pronto a sorbirmi per i prossimi 45 minuti la furia che quella specie di alien peloso e nero esibisce dopo il mini pasto di mezzanotte. Sì perché Palmir, dopo aver sonnecchiato per circa tre ore sul mio petto mentre io mi guardavo un film appunto o lo speciale calciomercato di Skysport24, a mezzanotte si desta, dell’elmo di Scipio si cinge la testa e inizia la sua personale battaglia contro il “ragno spaziale” e “l’ape assassina” (due giocattoli che la groupie gli ha comprato) e le mie mani.

Non riesco a leggere nemmeno due pagine dell’ultimo speciale di Dylan Dog, Palmir è indiavolato, salta sopra e sotto al letto, sgozza il ragno, squarta l’ape, azzanna le mie mani…è così pieno di vita che sembra indemoniato. Affonda quei suoi dentini bianchi nella carne, spalanca la bocca…piccolo e nero com’è sembra un pipistrello. Cerco di esorcizzarlo con la cover dell’album BLIZZARD OF OZZ di Ozzy, ma il diavolo della tasmania sembra infischiarsene. Poi, all’improvviso la sua energia finisce, si accascia letteralmente sul letto, fa un sospiro e si mette a dormire. Finalmente.

Spengo la lampada sul comodino. Appoggio la testa sul cuscino e mentre penso al JEFF BECK GROUP, sento il sonno arrivare, quieto, maestoso, salutare. L’ultimo pensiero (BECK OLA fu registrato in soli quattro giorni da una band dove nessuno era un songwriter…te lo dico che non è un granché) si stempera verso l’alba dei miei sogni (sognerò Keith Richard, giuro!), sto per abbandonarmi, che bello…quando ad un tratto sento una sciarpina di pelo avvolgermi il collo. Palmir è nel suo momento sentimentale, mi si attorciglia tutt’intorno, fa partite le sue fusa che sono una via di mezzo tra il rumore che fa un amplificatore quando ha il cono rotto e slabrato e una “sgadòra” . Non contento inizia a succhiarmi il collo alla ricerca dei capezzoli della sua mamma. Palmir non ha ancora capito che sono un maschio.

Accendo la lampada, mi tiro su, prendo il mini biberon e inizio ad allattarlo…è l’una meno dieci di notte e mi dico: non si mai visto Johnny Winter far quei lavori qui.

(Tim allatta Palmiro: foto di LST)

(Johnny Winter – the white god)

PS: la rubrica “An s’è mai vest Johnny Winter fer chi lavòr chè” è dedicata al mio amico Paolino Lisoni.

Classic Rock presents THE BLUES MAGAZINE (Blues Issue 1 Summer 2012)

16 Lug

Quelli di CLASSIC ROCK dopo aver cassato AOR, immagino per vendite insufficienti, ci riprovano con una nuova sfida, THE BLUES MAGAZINE. Dovrei essere contento della cosa visto che la parola blues compare di frequente nel mio lessico e nella mia vita, ma non so cosa pensarne.

Probabilmente è giusto il punto di vista dei Beppe Riva quando mi dice che tutto sommato è un bene che escano speciali di UNCUT sui LZ , numeri – seppur costosi – di PROG con gli ELP in copertina e via dicendo, sono io che forse ho un atteggiamento discutibile, il non essere mai contento è un problema personale e non dovrebbe condizionare sempre quello che scrivo.

Cerco dunque di essere credibile nel parlare di questa Blues Issue 1 Summer 2012, ma so già che non lo sarò. Buddy Guy è l’artista di copertina e già qui ci sono problemi perchè è un artista che non mi piace. Io penso che Guy sia come Ron Wood, una personcina sciocca, molto fortunata che si è trovata al posto giusto nel momento giusto. Chitarrista sopravvalutato che personalmente trovo quasi fastidioso e personaggio che nel corso degli anni è diventato la macchietta di se stesso.

Sfogliando poi il giornale mi viene il dubbio che poi alla fin fine a me il blues non piace, sì perché il CD allegato lo trovo noiosissimo, la maggior parte dei nomi trattati all’interno della rivista non mi interessa, mi soffermo con sufficienza su articoli (brevi) che parlano di nomi che una volta mi erano cari.

Forse però ha ragione Picca, tolta dal suo contesto storico e culturale, certa musica non riesce più a conservare il nucleo espressivo, essenziale ed umano. E’ un po’ così per tutto, anche per il blues. Come posso ascoltare Eric Bibb, Walter Trout, Warrem Haynes dopo aver ascoltato ROBERT JOHNSON, MUDDY WATERS, JOHN MAYALL e DUANE ALLMAN?

Poi però c’è un lungo articolo su ETTA JAMES scritto da David Ritz (mica uno qualunque) e finalmente mi appassiono. Etta è la mia cantate nera preferita di sempre e l’articolo – per una volta – è fatto come si deve.

Grazie a questo scritto mi riconcilio con la rivista.

Il blues delle ultime  decadi non fa per me, è pieno di chitarristi preparati e bravi, a volte anche dotati dal punto di vista emozionale, ma che non riescono a dare una scossa ad una musica ingabbiata nella sequenza I IV V. Nessuno che riesca o che tenti una deviazione, un fiotto di pazzia all’interno di una formuletta che nel 2012 rischia di diventare musica per supermarket.

Basti guardare i festival CROSSROADS organizzati da Clapton… che il diavolo mi salvi da quel blues.

Va beh, resto in attesa dei prossimi numeri…vediamo un po’ che strada prende questa rivista. Nell’attesa ricordiamo cos’è il blues in compagnia di Son House…

HEART “Strange Euphoria” (Sony 2012 – box set) – TTTTT

13 Lug

Le sorelle Wilson, ah che meraviglia. Sono più di trentanni che sono innamorato di loro, prima Ann e adesso Nancy. Che brave rockettare, che brave compositrici, che belle rockstar, che superfighe. Il loro amore per il rock e per i LED ZEPPELIN in particolare  è così puro che non puoi non trovarle deliziose. Qui le influenze sono sincere, testimoni di una passione vera  così, pur guardando di traverso i varii Led Clones apparsi nel corso degli anni,  gli HEART sono al centro del mio, ehm,  cuore. E poi Ann Wilson è l miglior vocalist bianca di sempre, Nancy è una chitarrista bravissima, e la band (quella degli anni settanta) aveva il suo bel senso rock.

Rigirando il box set (dal prezzo abbordabile) per la prima volta ho pensato che fosse una cosa per fan, per gente insomma che come me e il maestro Riva ha già tutti gli album ufficiali del gruppo, ma poi ascoltandolo ho capito che va davvero bene per tutti, perché anche le versioni “demo” di certe cose note sono bellissime, alcune regalano brividi forse maggiori rispetto alle versioni definitive poi pubblicate.

Il disc one è un discone, e inizia con la prima registrazione in assoluto di ANN, siamo nel 1969 e il brano non è davvero niente male. Flauto e atmosfere misteriose. Il resto rappresenta gli HEART degli anni settanta, atmosfere deliziose, rock vero, bel songwiting. DREAMBOAT ANNIE, BARACCUDA, DOGS & BUTTERFLY…

Il secondo CD rappresenta il passaggio tra il primo periodo d’oro e il successo glamour degli anni ottanta. Magari il gruppo esagerò un po’, andò sopra le righe, ma alcuni di quei pezzi mainstream sono tuttora godibilissimi. EVEN IT UP, NEVER (qui con John Paul Jones al mandolino), ALONE, THESE DREAMS…

L’ultimo disco è dedicato alle cose più recenti e al progetto alternativo di Ann e Nancy, i LOVEMONGERS. Non è noiosetto come temevo, è gradevole, raffinato, piacevole.

Il DVD contiene lo spettacolo registrato nel feb-marzo del 1976 dal gruppo negli studi della KWSU-TV. Registrazione già disponibile sul DVD ufficiale VIDEO ANTHOLOGY. Niente di nuovo quindi (per un Heart fan), ma il video in questione rimane incantevole perché cattura la band nella formazione definitiva sotto i primi raggi del sole del successo. Professionalità e candore, originalità e devozione (Roger Fisher con l’archetto di violino), carattere e tenerezza. Che grandi gli HEART.

Bel cofanetto dunque, 3CD, 1DVD, Booklet, Confezione cartonata formato 20×20, 35 euro (su amazon.it) spesi bene. Sia chiaro, non è un greatest hits, ne mancano davvero tanti di successi, ma un compendio di ampio respiro del gruppo in questione. Ann, Nancy: I love you.

PROG n.27: ELP cover (Future Media With Passion giugno 2012) – TTT

12 Lug

Ne parlavo giusto ieri con Paolino Lisoni, vale la pena spendere 13,90 euro per una rivista musicale solo perché ha 5/6 pagine dedicate agli dei del progressive? Sì perché uno dopo l’iniziale entusiasmo, dopo l’ubriacatura di felicità della durata di 10 secondi dovuta al fatto di vedere quel logo così caro in copertina, riflette su questa cosa.

L’articolo sugli ELP non è male, se non ho inteso male contiene nuove interviste a Emerson e Palmer, quattro foto che non sono sempre le solite e un buon visual. Prog, che non compravo da un po’, ha rinfrescato la grafica, adesso mi sembra più elegante e anche la carta su cui è stampato è migliorata. Riflettendo sulle parole di Emerson, mi chiedo se non fossero arrivati quel cazzo di punk e di new wave come si sarebbe comportato il rock. Oh sì, fa figo dire che ci voleva quella ventata d’aria fresca, che l’impeto ribelle del rock tornò grazie al punk …beh, io c’ero, ascoltavo anche  quelle cose, ma ricordo anche un mood cupo, il ritorno al bianco e nero dopo tre lustri di musica a colori, musicisti pessimi, musica pessima, album pessimi. Ma vaffanculo il punk e la new wave, vaffanculo l’intellettualizzazione di un movimento senza contenuti e essenzialmente di destra (tranne pochissimi nomi). Ma sì vaffanculo,.. LOVE BEACH degli Elp è  meglio di qualsiasi  merda dei Generation X di Billy Idol.

Essendo un “passatista” (definizione di Picca) il resto della rivista non è che mi faccia poi impazzire, il nuovo prog  non mi smuove, potrò eventualmente dare una occhiata agli altri articoli sulle vecchie glorie come Saga, Asia, Tangerine Dream.

Le recensioni senza “le stelle” mi infastidiscono un po’, in un’epoca dove tutto è velocissimo, dove il tempo non è mai abbastanza, non posso impelagarmi a leggere recensioni in inglese di band che non conosco nemmeno tanto, che magari parlano di album mediocri. Un primo filtro ci deve essere, altrimenti va a finire che non ne leggo nemmeno una.

E poi, scusate,…un punto che ribadirò anche in futuro, vogliamo ritornare a pubblicare le interviste con le domande in grassetto e le risposte in caratteri normali? E’ deprecabile il fatto che ci vede costretti a leggere considerazioni magari mediocri per scovare quelle tre o quattro cose che l’artista di cui si parla ha detto.

Il CD allegato contiene solo un pezzo che mi piace: SECRET GARDEN di CHRIS FRY: un incantevole quadretto acustico arricchito da una sorta di orchestrazione finale. I brani rimanenti sono in massima parte masturbazioni strumentali  a volte al confine col progressive metal, e quindi con gli odiosi doppi pedali della batteria e chitarre dalla distorsione pulita e levigata che che vanno avanti e indietro senza costruire granché.

13,90 euro …davvero troppo.

Ad ogni modo, sempre e comunque: ELP O MUERTE!

 

L’estate degli UOMINI IN BRAGHE CORTE E SANDALI

11 Lug

Ecco, io con l’estate ho questo problema: non mi piace vedere gli uomini in braghe corte, peggio ancora se con sandali, ciabatte o comunque con miserabili mise. Certo fa caldo, ma un minimo di rispetto per se stessi, per gli altri, per l’umanità intera dovrebbe essere obbligatorio. E proprio noi italiani, che dovremmo essere  portatori di eleganza, stile, arte, ci conciamo come dei tedeschi qualunque stile lidi ferraresi anni settanta.

Certo, mi  si obbietterà, tu dici così perché magro come sei, con quelle due gambe da grillo, in pantaloni corti non stai bene…sì è vero, ma va al di là di questa cosa. Non mi piacciono nemmeno gli uomini che possono permetterselo grazie al loro fisico, con magari il calzino in tinta e – per dirla alla Picca – col colletto della polo tirato su. Io a casa in campagna ci sto con i pantaloni corti e le infradito, ma non mi permetto nemmeno di andare a Borgo Massenzio senza i pantaloni lunghi. Ma siamo matti? An s’è mai vèst Johnny Winter andèr in gir vistii acsè!

Non si può andare in giro come un LEOPOLD qualunque…

(Leopold in Svizzera con Claude Nobs qualche anno fa)

Capisco che se si è a casa propria o al mare i pantaloni corti e le infradito siano pratici…

(Freddie versione relax)

ma per tutto il resto, per un uomo di blues come me non sono ammissibili. Sembra che nessuno la pensi come me, tranne il mio facebook friend Stef Imperiale, che rabbrividisce e si offende quanto me quando vede come sono conciati certi uomini in estate.

Una volta un mio conoscente si è presentato al mio cospetto con: scarpa rossoblu, calzino corto nero, braghetta corta verdone, camicia celeste burocrate…dopo mi son dovuto sdraiare cinque minuti per riprendermi.

Recentemente mi son recato a fare l’esame del sangue e dal gommista e appena fatto sono scappato in preda al terrore….ma si può andare in giro così? Con i sandali e le calze corte?

Non parliamo poi di quelli che vanno in giro coi pinocchietti….ahhhhhhhh!

(Braghe corte – varie foto di TT)

Eppure con gran raccapriccio e terrore vedo che tutte le estati gli uomini in braghe corte aumentano, questo mi fa capire che l’umanità non ha futuro, siamo condannati ad estinguerci.

L’ultimo di JOE WALSH, il far away blues e GET YOUR WINGS degli AEROSMITH.

9 Lug

Venerdì mattina, ore 9 ho appuntamento con un cliente insieme a Kerlo. Alle 8,30 sono  sulla statale Scandilius-Stonecity. Mi ascolto l’ultimo di JOE WALSH, “ANALOG MAN”. SPANISH DANCER è la prima a colpirmi, una melodia finalmente non banale e un break di chitarra dal minuto 1,25 al minuto 2,20 che mi piace un sacco. Ascoltato a volume alto mi risolve la giornata. Talk Box, bei licks, chitarra ritmica un po’ funk. Ecco, questo per me è il chitarrismo rock. Di questi tempi di stacchi del genere non se ne sentono più.

Verso le 10 l’incontro volge al termine, dalla saletta riunioni ci spostiamo nella showroom, Kerlo esprime il suo parere sulla impostazioni da dare alle pareti…io devo tenere a freno lo sguardo che tende a spostarsi sul dolce declivio delle prime colline reggiane lì fuori. Cerco di restare sul pezzo, di pensare all’incontro che avrò con Lakèrlit di lì a mezz’ora dove parleremo di “mood boards”, di concept creativi e di preventivi. Ma una volto usciti lo sguardo mi scappa là, lontano oltre le colline …

(Over the hills and far away – foto di TT)

Ci si mette poi JOE WALSH col pezzo FAMILY, niente di che, un po’ di retorica americana sul concetto di famiglia, un po’ di melodia legata ad un tempo lento…ma a me mette addosso il far away blues, uno di quelli in cui naufraghi nella nostalgia per viaggi, concerti, esperienze che non hai mai fatto…

Sabato e domenica con Brian. Parti ben disposto ma alla fine della due giorni sei irritabile e nervoso.

Andare a prenderlo e riportarlo significa attraversare più volte le campagne a suon di musica. La blues mobile avanza con  GET YOUR WINGS degli AEROSMITH a buon volume, la colonna sonora giusta per queste campagne irrigate dal sole di luglio…che gran disco. Gli AERO  ripresi tra la grezza spinta dell’ esordio e lo splendido rock maturo di TOYS IN THE ATTIC. Una sequenza fantastica di pezzi di rock genuino  quella che va da LORD OF THE THIGHS a S.O.S, passando per SPACED e la bellissima WOMAN OF THE WORLD. GET YOUR WINGS è l’album di SEASONS OF WITHER, uno dei caplavori di TYLER, ma in questa stagione sono i 4 pezzi citati che bisogna ascoltare…

(Campagne reggiane nei pressi di LittleInn – foto di TT)

La domenica  porto  Brian qui nel posto in riva al mondo, per fortuna c’è Palmiro a darmi un po’ il cambio.

(Il gatto Palmiro – foto di TT)

Per distrarlo lo accompagno a far due passi giù in campagna…

(Are you ready for the country? Brian e Tim – foto di LST)

Oh, sarà il caldo ma Brian con gli occhiali mi sembra Jimmy Poig…(cioè, Leopold).

(JP  – foto di Ross Halfin)

La bassista preferita è fuori a suonare con i WILD TURKEYS sia sabato sera che domenica sera, così mi guardo il film CAPITAN AMERICA su Sky, le prime immagini del ritiro dell’INTER su SkySport24 e poi mi viene un abbozzo di canzone che chiamo provvisoriamnete FUNK 2112; registro l’ossatura sul gighino (Olympus Linear PCM Recorder LS-S). All’una della notte tra domenica e lunedì sono ancora qui in attesa che la bassista preferita torni, con Palmiro appollaiato sulle spalle. Che cosa posso metter su? STANLEY TURRENTINE? JOE JACKSON? Nah, malgrado l’ora ho ancora troppo rock in circolo quindi il titolo manifesto del JOE PERRY PROJECT “ONCE A ROCKER ALWAYS A ROCKER”…già!

The Uncut Ultimate Music Guide LED ZEPPELIN Special Collectors’ edition (summer 2012) -TTT

6 Lug

Questi “special” li aspetto sempre con frenesia, passo più volte nelle edicole selezionate che trattano questi articoli (REGGIO CENTRO, MARANELLO, MODENA CENTRO) e quando li vedo nella sezione riviste musicali straniere mi viene il batticuore. Credo sia un riflesso incondizionato derivato dall’emozione che provavo quando, da ragazzino, trovavo un nuovo numero dei giornali musicali che leggevo con in copertina qualcuno dei miei gruppi musicali preferiti. Quella era la mia droga: un nuovo LP da comprare, una rivista con su i LZ, gli ELP; J.Winter etc etc… che sballo.

Adesso questi special mi danno un brivido di pochi secondi, ma d’altronde …è passato tanto tempo da quando facevo il rock and roll… Li leggo sempre volentieri, Uncut, Mojo e Classic Rock sono sinonimo di garanzia, ma l’entusiasmo è un po’ sbiadito. I primi special, quelli di alcuni anni, o lustri fa, erano davvero interessanti e spesso pieni di notiziole nuove anche per me, ma questi ormai rimescolano sempre gli stessi ingredienti, seppur con savoir faire e dispendio di mezzi.

Questo di UNCUT contiene riletture degli album dei LZ e ripubblica interviste di difficile reperibilità degli anni sessanta e settanta. Niente male intendiamoci, ma un fan in senso stretto non è che può entusiasmarsi più di tanto.

Ci sono poi un po’ di peccatucci, alcuni veniaali e uno, almeno per me, mortale.

  • a pagina 6 JOHN ROBINSON disquisisce sul primissimo tour scandinavo, quello dei “New Yardbirds” (sebbene non ci sia evidenza che il gruppo abbia mai suonato con quel nome). Mettendo a confronto queste prime date del settembre del 1968 e quelle immediatamente successive di Londra in ottobre, si scalda facendo notare quanto il gruppo maturi , quanto fossero già versatili i LZ. Cita la registrazione del concerto dove Plant, Jones e Bonham suonarono YOU GOTTA MOVE senza Page (che stava cambiando una corda). Peccato che la registrazione con YOU GOTTA MOVE a tre sia relativa alla data del 14 marzo 1969 a STOCCOLMA e che non esistano(ad oggi) registrazioni live dei LZ di quei tour. La più vecchia è relativa a SPOKANE del 30 dicembre 1968. Prima di quella data non ci sono tracce live dei LZ. Questa era una figuraccia evitabile: non è molto complicato per un giornalista inglese verificare alcune cosette con ad esempio DAVE LEWIS, notissimo fan inglese autore di diversi libri e della fanzine TIGHT BUT LOOSE. Dopo tutto questo non è un articolino qualunque, ma un vero special sugli LZ, queste sbavature andavano evitate.
  • Le Bombay session avvennero nel marzo del 1972, quindi dopo e non prima il tour di Australia e Nuova Zelanda.
  • A pagina 54 la foto ritrae RP e ROY HARPER, non Richard Cole.
  • Pag 86: Le riprese contenute nel film TSRTS riguardanti Page in riva ad un laghetto sono state girate a PLUMPTON PLACE e non alla BOLESKINE HOUSE.
  • Pag 112: la I CAN’T QUIT YOU BABY di CODA non è registrata al soundcheck ma proviene dal concerto vero e proprio del 9 gennaio 1970 (sebbene anche su coda appaia quella curiosa indicazione).
  • Pag 82: la foto ritrae Page on stage nel tour del 1977 e non in quello del 1975.
  • Pag 77: l’intro di NODODY’S FALUT BUT MINE non è suonata con la slide.
Capisco che possano essere considerate sciocchezze, ma essendo uno “zeppelinologo” non posso non notarle.

SESSO, DROGA E ROCK AND ROLL di Paolo Barone

4 Lug

Io e Polbi ci confrontiamo da sempre – e quindi anche fuori blog- su temi che vertono sul rock and roll. Ci mandiamo sms, ci scriviamo email, ne discutiamo al telefono. Questa volta il Michigan boy mi ha mandato questa sua riflessione su SD&RNR…magari non è rifinita, né confezionata, ma quando scrive di queste cose il mio amico che vive nell’Urbe, nel cuore pulsante della culla della civiltà, mi emoziona sempre. Per questo, per sua gentile concessione, pubblico questi suoi pensieri in libertà con cui il nostro subacqueo preferito scandaglia fondali poco battuti…

La cosa che mi girava in testa era di parlare a mente aperta del legame fra sex drugs e rnr. Senza falsi moralismi, mi e’ sembrato evidente che la miglior musica rock si sia prodotta con il fondamentale supporto delle sostanze psicoattive e del sesso. Anzi, direi che sono stati pilastri fondanti della nostra musica, un po’ troppo spesso sottovalutati e genericamente condannati. E’ innegabile che la rockstar strafatta di eroina non sia un bell’esempio educativo, ma al tempo stesso gli album piu’ belli e importanti della storia senza droghe semplicemente non esisterebbero. Stesso dicasi per la voglia di sesso che da sempre pervade il rnr piu’ entusiasmante….

All’inizio era una faccenda piuttosto pericolosa, fatta di anfetamine, ormoni,giubotti di pelle e motori. La cosa succedeva negli Stati Uniti, noi in Europa uscivamo dalla seconda guerra mondiale e avevamo tutt’altre cose per la testa; loro invece erano al massimo del boom economico, piena occupazione e consumi in crescita stellare, all’epoca l’America era veramente l’America. Una nuova generazione ribelle e motorizzata attraversava la nazione al ritmo del rock and roll. Il sesso ne fu parte integrante da subito, nei gesti, nelle allusioni dei testi, nei balli, nei suoni, in tutto. Ci raccontano che nelle notti americane fatte di sedili ribaltati e rossetti sbaffati, la colonna sonora era il r’n’r’ che usciva come un fiume lascivo elettrico da mille autoradio, tutte sintonizzate sulla stessa onda d’urto. Questi ragazzi avevano fretta, andavano veloce, molto ma molto piu’ veloce della generazione dei loro genitori. Erano ragazze e ragazzi poco inclini a seguire la tradizione perbenista e puritana, anzi con il trio sesso, droga e rock and roll, facevano di tutto per mandarla a quel paese ‘sta benedetta tradizione. Ci provarono a fermarlo questo fiume in piena i censori di tutto le risme, provarono addirittura a mettere al bando un brano strumentale, Rumble, perche’ troppo pericoloso. Cercarono di rimettere le ragazze al loro posto, al sicuro in casa, e i ragazzi al lavorare, ma come sappiamo la cosa non ebbe un gran successo. La miccia era accesa e non era così che si sarebbe spenta.

Russ Mayer – Trailer Faster pussycat kill kill kill!!!

Poi, un po’ alla volta, l’Europa rispose al richiamo. E con molto entusiasmo bisogna dire.

Beatlestones vennero innalzati in cielo da un ciclone di mutandine, minigonne, alcolici e pillole. La cosa era andata proprio fuori controllo, anche se, in un certo senso, era diventata meno aggressiva…almeno così pareva. Poi un giorno arrivo’ su questo fiume in piena di ritmi frenetici, il fumo denso della marjiuana e il caleidoscopio lisergico dell’acido. E tutto definitivamente esplose. Liberazione sessuale, naturismo, crisi del rapporto coppia/famiglia, messa in discussione dei modelli socioeconomici…Suoni nuovi, musiche nuove, rock, pop, prog, hard, blues, folk, r’n’r’, psichedelia, soul, e ancora comuni, viaggi interiori ed intergalattici, corpi colorati, pop art… dio solo sa quante mille contaminazioni musicali, culturali, sessuali accompagnarono questa enorme espansione di coscienza di massa. Probabilmente l’ apice culturale e  creativo del secolo scorso e della musica che chiamiamo rock. Ispirata ed ispiratrice di tutto questo sconvolgimento, colonna sonora in presa diretta di una terra promessa quasi a portata di mano.

LZ TSRTS – Stones – A Day in the Life – Velvet Venus in Furs C’e’ l’imbarazzo della scelta…!

Ma le cose andarono un po’ alla volta in una direzione diversa e forse inattesa. Mentre il popolo del rock stava ancora beatamente “ Smoking my stuff and drinking all my wine…” perso in democratiche esplorazioni galatticosessuali di massa, le rockstar iniziavano lentamente ma inesorabilmente a chiudersi in esclusivi backstage party, fatti di modelle, champagne e cocaina. Molta cocaina. La quale, assunta in dosi da cavallo da persone poco piu’ che ventenni, adorate da tutti e con i conti in banca in vertiginosa ascesa…beh, diciamo che qualche problemino di ego ipertrofico lo pone. Per molti questo periodo apparentemente ancora creativo, diciamo grosso modo meta’ anni ’70, segna l’inizio della fine. Anzi, dicono sia proprio la fine e basta. La musica perde via via di mordente ed originalita’, il sesso diventa piu’ hard e meno libero, le droghe piu’ tristi e pesanti. Si affaccia anche l’eroina, oppiaceo infido e totalizzante, per un po’ consumata in coppia con l’eccitante cocaina, della quale diventa una sorta di lenitivo. Madame heroine pero’ ha degli effetti collaterali piuttosto seri. Spegne ogni desiderio, creativo, esistenziale e sessuale, diventando moglie amica e amante. E, a differenza di tutte le altre droghe sperimentate fin li’, l’eroina uccide. Qualcuno, anche famoso, c’era gia’ restato secco a fine anni ’60, ma dai ’70 in poi e’ un ecatombe.

Per un attimo, nel ’77, il r’n’r’ originale, quello diretto e senza fronzoli degli inizi, sembra tornare vestito da punk per riscattare la musica e restituirle il ruolo che le spetta. Dalle rolls royce alle periferie delle metropoli, dalle modelle stile vogue ai pornoshop.  Ma le cose si sono nel frattempo complicate non poco, nella societa’ occidentale e nel rock, e il percorso non sara’ cosi lineare. La carica erotica del punk e’ tutta femminile, sia nelle sue rappresentazioni tradizionali che nei momenti piu’ di rottura. E’ un momento breve, avra’ poi mille risvolti, ma di fatto il punk originale con i suoi rossetti e le calze a rete smagliate, con le chitarre distorte e la carica dissacrante, dura poco piu’ di un anno.  Gli anni ’80, con il loro carico di restaurazione sociale, AIDS, eroina diffusa, crack e MTV sono dietro l’angolo.

Blondie – Patti Smith – Ramones specialmente il modo opposto di porre la sessualita’ femminile di Debbie H. e P.S.

Nel giro di un decennio si passa bruscamente dal massimo al minimo. L’aids, la mortifera eroina, e la videomusica assestano al rock un colpo quasi letale. Quasi, perche’ non tutto e’ perso e qualcuno continua a crederci.  Come sempre, il fuoco cova sotto la cenere, e un po’ alla volta, piano piano, le cose tornano ad essere con gli anni ’90, se non proprio elettrizzanti, almeno elettriche. Ma quella triade, quella miscela altamente esplosiva fatta di sex, drugs & rock and roll, non e’ piu’ tornata “veramente”, salvo che in pochi, estemporanei ed imprevedibili ambiti underground.

Ma ci pensi, Tim, cosa ne sarebbe stato di Beatles, Stones, LZ, Velvet, Dylan, Free, Elvis, Stooges, Bowie ecc…senza fica, alcool e sballi vari??? E che ci sarebbe rimasto??? Il prog???? Forse giusto quello, specialmente quello italiano che di sex & drugs mi sa che ne ha visto poco e niente.

Paolo Barone © 2012

L’ANGOLO DELLA POSTA: Prog con gli ELP (tutti in piedi!) che ancora non arriva e i QUEEN che fanno concerti a Kiev e a Mosca con quella nullità di Adam Lambert…il mondo fa schifo

3 Lug

Scrive Paolino Lisoni: “Cazzo, PROG con gli Elp (tutti in piedi) non è ancora uscito!!!”

Risponde l’esperto: “Porca di quella troia, come cazzo faremo? Ne ho bisogno! E intanto i QUEEN hanno fatto un concerto a Kiev con Adam Lambert (che fa cagare) e stasera replicano a Mosca. Che mondo di merda! Che qualcuno mi trasformi in un ETERNAUTA e mi faccia arrivare davanti al LOS ANGELES FORUM nel 1973. Porca madosca!”

PS: Vanno bene anche il BUDOKAN nel 1971 o il MUNICIPAL AUDITORIUM di NEW ORLEANS.

TOM PETTY& The Heartbreakers – Live in Lucca, Piazza Napoleone 29/06/2012 – di Stefano Piccagliani

3 Lug

Il 29 giugno Picca era a Lucca per vedere Tom Petty. Gli ho chiesto di farmi un resoconto del concerto…lo trovate qui sotto…aggiungo a mo’ di intro i gustosi sms che Stefanino mi ha inviato prima del concerto:

PICCA: ” Sono a Lucca a vedere Trombetti and the Hearbreakers. Non sopporto gli uomini di mezza età con magliette di gruppi che non sono quello previsto sul palco”

TIM: (Uhm, penso a me a Lucca un paio di anni fa a vedere JEFF BECK, indossavo una maglietta di JOHNNY WINTER) ” Allora non sopporti neanche me :-)”

PICCA: “ Era per segnalare la mia sclero. Intendo commercialisti con la maglia dei SKYNYRD. Età media 54. Panza ingobbita. Gente tirata su da Paolo Carù.”

TIM: ” Posso portare il tutto sul blog?”

PICCA: “Certo. In libreria a Lucca lo Stephen Davis LZ Live 75 in lingua originale. Sto leggendo il volume di Max Stefani. Bel volume. Scritto in modo…particolare…ma è il suo bello.”

PICCA: “ Mi aggiro a caccia di Vip. Tipo Aldo Pedron. Ci sono quasi solo americani.”

PICCA: “Apre tale Jonathan Wilson. Du maròn. Gente in prima fila che filma con l’ipad. Gli americani sono già tutti stonati o ubriachi.”

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Primo concerto in Italia per Tom Petty, arrivato nel Belpaese per promuovere il suo trentacinquennale passato artistico visto che non era mai venuto prima…

Beh, ci fu quel delizioso mini set di 40 minuti nel lontano ’87 proprio qui a Modena prima che salisse sul palco un devastato e devastante Bob Dylan per il quale gli Heartbreakers funsero da backing band, ma non è la stessa cosa.
Lucca è organizzatissima per accogliere lo show, atmosfera rilassata, pubblico per la maggior parte di mezz’ età e panciuto infilato in magliette di Skynyrd, Black Crowes, Wilco e Springsteen, molti turisti americani, birrette a costo contenuto, ottimi negozietti di dischi del centro che sparano in vetrina vinile di Damn The Torpedoes o ristampe/box sets/rarità da baffo leccato. Invidia.
Temevo poca gente e invece la piazza è piena.
Musica diffusa dal P.A. prima dello show: mixtape con anticaglie Chess (Muddy/Wolf/Berry/SonnyBoy/Little Walter), Fab TBirds, Blasters, Lobos. A un certo punto mini-boato quando scatta For You Blue dell’ amicone George Harrison.
Alle 21’00 sale sul palco Jonathan Wilson, secondo i fin troppo entusistici Mojo e Uncut la ‘nuova speranza del sound di Laurel Canyon’, ovverosia un giovane emulo di CSN&Y, Jackson Browne, Warren Zevon…
 (Johnathan Wilson)
Look perfetto compresa la band,chitarre meravigliose (Jonathan, 1 disco all’attivo molto apprezzato ma venduto così così, ha una vera passione per le chitarre vintage. Gibsons acustiche degli anni ’30, Fender pre-CBS, Diavolettos pre-scoperta dell’elettricità, Firebirds pre-Neanderthal…ma chi cazzo le paga?! si domanda il sottoscritto).
Musica molto bassa-California, qualche psichedelicatezza, suoni naturali, voce noiosa e priva di guizzi, chitarrismo diligente.
Musica per farsi un cannone sulla veranda della casa di Venice con il golden retriever che dorme sotto la rocking chair.
Visto che io sto a Modena e non ho un cane e non mi faccio spinelli, non mi interessa.
Se questo è il nuovo sound di Laurel Canyon allora mi tengo il vecchio tutta la vita.
Alle 21’45 fine della boring new sensation, i roadies di Tom (età media 60) iniziano ad approntare il palco.
Alle 22 e qualcosina la band sale sul palco: poco sfoggio, zero sceneggiate, qualche saluto a fans speciali in prima fila che reggono o evidentemente sono andati a tediare i ragazzi in albergo per foto e autografi (già su E-Bay?).
One Two Three Four e si inizia: suono perfetto, sorrisi, rilassatezza.
Evitando di spappolare le balle dico solo che si vede lontano un miglio che Tom e la band si sono abbastanza rotti dei loro hits storici, che eseguono con precisione e diligenza, mentre si divertono come pazzi a suonare i brani bluesati dell’ultimo Mojo (che riascolterò con rinnovato interesse perché dal vivo funzionano molto bene) e soprattutto una fantastica cover di Oh Well di Peter Green, con Mike Campbell che con la Les Paul Standard assoleggia che è un piacere.

Inoltre non vedono l’ora di slabbrare all’inverosimile alcune loro canzoni lanciandosi in infinite menate chitarristiche che fanno la gioia sia dei fans più nostalgic/fricchettons sia di quelli che vogliono andare a farsi una birra.
Molto divertente e insieme toccante vedere M.Campbell e il tastierista Benmont Tench guardarsi e lanciarsi piccole provocazioni per tutto lo spettacolo, sottolineando assoli e svisate con faccette di soddisfazione o presaperilsedere manco fossero a un concertino alla High School.
20 canzoni per due ore di spettacolo.
Chitarre usate da TP per le 20 canzoni:
Fender Strato 1
Fender Strato 2
Fender Tele
Gibson Firebird
Gibson SG 1
Gibson SG 2
Rickembacker 6 corde
Rickembacker 12 corde
Gibson 335
Guild acustica
Chitarre usate da Mike Campbell
Gretsch White Falcon
Gretsch Country Gentleman (mi pare)
Coral sitar
Fender Strato
Fender Tele
Gibson Les Paul Standard (oh yeah, ndtim)
Rickembacker 6 corde
Gibson Firebird (oh yeah yeah, ndtim)
Setlist:
Listen to Her Heart
You Wreck Me
I Won’t Back Down
Here Comes My Girl
Handle with Care
Good Enough
Oh Well (Fleetwood Mac cover)
Something Big
Don’t Come Around Here No More
Free Fallin’
It’s Good To Be King
Carol
Learning to Fly
Yer So Bad
I Should Have Known It
Refugee
Runnin’ Down a Dream
Encore:
Mary Jane’s Last Dance
Two Men Talking
American Girl
Un biasimo a promoters vari e, magari, a Tom Petty stesso: debuttare in tour da headliner in Italia a 61 anni dopo 35 a fare dischi di notevole successo internazionale è una colpa che andrebbe lavata col sangue.
La band è apparsa sinceramente stupita dai vari ritornelli cantati in coro da migliaia di presenti, quasi non immaginassero di avere un minimo di popolarità in Italia.

Un po’ più di fiducia, eccheccazzo….

Stefano Piccagliani © 2012
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PS: la white falcon di M. Campbell in realtà dovrebbe essere una Duesenberg di cui non so un cappero….