RILETTURE: EMERSON LAKE & PALMER “Tarkus” (Island Records 1971) – TTTT

8 Ott

Riletture: un’umile rubrichetta per divertirci nel fare qualche considerazione con le orecchie di oggi su album che hanno fatto la nostra storia (nonché quella del rock). 

Del periodo magico degli ELP, quello relativo ai primi 5 indimenticabili anni dal 1970 al 1974, TARKUS fu l’album che arrivò da me per ultimo e che faticai molto ad amare. Riprendendo per un momento l’articolo LA PRIMA VOLTA: I LED ZEPPELIN che scrissi il 21 giugno scorso (vedi categoria LED ZEPPELIN), gli ELP mi conquistarono circa nello stesso periodo in cui mi rapirono i LED ZEPPELIN. Il mio amico Massimo, dopo THE SONG REMAINS THE SAME e qualche altro album del dirigibile, mise sul piatto BRAIN SALAD SURGERY, così fui catapultato in un altro mondo fantastico. Comprai il disco e solo nel tenerlo in mano mi venivano i brividi, la copertina apribile, l’artwork di Giger che mediante un gioco di fustelle si fondeva con i visi dei tre musicisti, quella musica così musica! Cristo, avevo 16/17 anni non potevo non impressionarmi e restarne marchiato a fuoco per l’eternità. Conoscevo già Emerson per via del singolo HONKY TONK TRAIN BLUES che amavo moltissimo, così mi lasciai avvolgere da quella suggestione sonora senza opporre resistenza. Dopo poco arrivò il primo album che trovai magnifico. Il mio amico Biccio prese TRILOGY, Pigi il triplo live WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW THAT NEVER ENDS, qualcun’altro PICTURES AT AN EXHIBITION. Non ricordo chi avesse TARKUS, fatto sta che Lencio un giorno me lo portò.

Oh, sembravo essere refrattario ad esso, non che non mi piacesse, ma non riusciva a penetrare. Dopo un paio di settimane Lencio mi chiese “Allora TARKUS?“, e io “Mi piace un pezzo” e lui, “Sarà mica ARE YOU READY EDDY?” e io “Sì”. In realtà mi piaceva anche JEREMY BENDER, ma il resto lo trovavo troppo impetuoso per poterlo attraversare. Con gli anni sono poi riuscito ad espugnarlo, tuttavia il mio approccio a TARKUS rimane per tanti discutibile. Sono famoso per aver detto più di una volta “Beh io a TARKUS preferisco LOVE BEACH”. Ormai mi conoscete, lo sapete che mi piace forzare un po’ la mano e lasciarmi andare ad esclamazioni sopra le righe, tra il serio e il faceto… ma se penso che una volta ho detto quella cosa per telefono anche con Beppe Riva, mi vengono le palpitazioni…chissà cosa avrà pensato il maestro.

Io avrò quindi sempre un approccio un po’ strampalato verso questo album, la storia dell’armadillo/tank saltato fuori da una eruzione vulcanica e sconfitto nello scontro finale dal Manticore, mostro mitologico greco, nel mio animo non ha lo stesso impatto degli altri album. Le mie considerazioni vanno prese dunque con le molle, certi episodi che per me sono riempitivi per altri possono essere gemme musicali. A tal proposito vi rimando all’articolo TRIBUTO AD ELP di BEPPE RIVA apparso sul blog il 7 luglio del 2011 (lo trovate nella categoria SPECIAL GUESTS).

L’album, con l’artwork  creato da William Neal, uscì il 14 giugno in Inghilterra dove arrivò al numero uno delle classifiche. Fu pubblicato in USA qualche settimana dopo e arrivò alla posizione 9, diventando disco d’oro in un batter d’occhio.

In classifica in Italia Tarkus arrivò al primo posto (al primo posto un album come Tarkus, ci rendiamo conto di che anni erano?) e risultò essere il 14esimo album più venduto del 1971.

TARKUS – TTTTT:

A) Eruption: un 5/4 schizoide con un riff e una prova d’insieme magnifica

B) Stone Of Years: si lascia alle spalle la frenesia e si adagia su una maestosa melodia in puro stile ELP cullata dal “vento del tempo”.

C) Iconoclast: un minuto spaventoso di furia iconoclasta, appunto.

D) Mass: altro riff che si  innesta sulla trama tessuta fino ad ora, l’intermezzo con l’organo cerca di spezzettare il ritmo; la chitarra elettrica si inserisce su un contesto di controllata confusione.

E) Manticore: altra sezione piuttosto complicata; botta e risposta tra il riff ed Emerson, che la mano sinistra tiene una figura musicale delle sue e con la destra emersoneggia alla grande.

D) The Batterfield: tutto si fa più epico…di nuovo la melodiosa voce di Lake attraversata da sfumature sinistre. La chitarra acustica accompagna una solista quasi psichedelica.

F) Acquatarkus: chiusura strumentale della suite riprendendo, per gli ultimi colpi d’ala, il riff iniziale.

JEREMY BENDER – TTTTT: quadretto simil western, di quelli emersoniani che tanto mi piacciono. Lo stacco di atmosfera con la suite di TARKUS è notevole…un po’ di leggerezza sopraffina dopo tempeste musicali violentissime.

BITCHES CRYSTAL – TTT: si ritorna sui territori consoni al mood principle di questo secondo album degli Elp. Riff strumemtali frenetici e costanti a cui risponde la voce di Lake. L’assolo di Emerson al piano è bellissimo.

THE ONLY WAY (HYMM) – TTTTT: incastonato sulla TOCCATA E FUGA IN FA MAGGIORE BWN 540 di JOHANN SEBASTIAN BACH, è un momento imponente e sublime. Ancora sfumature sinistre nella bella voce di Lake. Testo dalla ironia tenebrosa su tematiche anche religiose.

INFINITE SPACE – TTT: è uno strumentale modesto, sembra un riempitivo con improvvisazioni su un giro un po’ monotono. Certo però che quando Emerson suona il pianoforte partono comunque vibrazioni profonde.

A TIME AND A SPACE – TTT: altro brano non particolarmente interessante pur mantenendosi in linea con il tenore e lo spessore dell’album.

ARE YOU READY EDDY – TTT½: momento ludico dedicato all’ingegnere del suono EDDIE OFFORD. Stravagante rock and roll pianistico che ho sempre trovato gustoso.

TARKUS quindi per me è l’album più ostico e difficile degli ELP. Ne riconosco la grandezza, lo spessore, ma fatica ad arrivare completamente alla mia anima. La groupie e Paolino Lisoni stravedono per quest’album, Picca non è mai riuscito ad arrivare alla fine, altri non ne parlano…è in ogni modo un album complesso, ricco, pulsante, concepito nel cuore del periodo più straordinario per la musica del genere umano, da tre giovani ragazzi inglesi in un momento di estasi creativa.

(Greg Lake 1971)

TARKUS secondo PAOLO BARONE – BBB½

Devo dire che quando Tim mi ha prospettato la rilettura di Tarkus me la sono vista brutta. Non amo EL&P, e quando tantissimi anni fa un mio amico mi diede una copia di Tarkus, lo ascoltai un paio di volte, mi sembro’ un sommo rompimento di palle e non l’ho piu’ sentito. Ora,d opo  migliaia di giorni e dischi, riprovo ad avvicinare il dinosauro del rock, uno dei lavori piu’ maltrattati dalla critica nella storia della musica contemporanea, curioso di vedere che effetto che fa’…

Bene, pur non rientrando nella top ten estiva dei miei ascolti, Tarkus non e’ male. Anzi. Diciamola tutta: nel momento giusto e’ un bel disco! Veramente, non sto scherzando… Specialmente la prima parte, quella dedicata a Tarkus in persona, e’ un bel pezzo di progressive tastieristico. La band ha un suo perche’, una sua forza e originalita’. E poi la voce di Lake, quella sì che fa la differenza. L’indimenticabile cantante dei primi Crimson riesce a portarti lontano, con quella voce unica, una delle piu’ belle del progressive, se non la piu’ bella. Certo, alle volte la compagnia di Emerson e Palmer e’…come dire…un po’ strabordante…Ma fa parte del gioco, ci sta, e’ nella natura del trio e della sua musica. il buon Greg suona anche qualche nota di elettrica floydeggiante niente male. Nel corso della prima parte del disco, in alcuni punti sembra quasi di ascoltare gli Area dei primi tempi. I quali continuano a citare John Cage, ma secondo me non ce la contano giusta, e si sparavano EL&P in dosi da cavallo. Insomma, la sezione “Tarkus”, quando uno si trova nel mood tastiere prog, e’ molto interessante ed intensa.

La seconda parte meno. Jeremy Bender a dir poco non lascia il segno, mentre The Only Way mi risulta praticamente inascoltabile, la voce regge sempre ma l’organo di Emerson stile chiesa…Francamente siamo al limite del cattivo gusto. Are you ready Eddy puo’ essere simpatica se avete voglia di r’n’r’ suonato da un gruppo prog inglese (cosi poi vi vorrete ascoltare anche un pezzo prog fatto da una band rockabilly di Memphis) altrimenti si puo’ tranquillamente saltare. Da non perdere invece Bitches Crystal e A Time and A Place, pezzi aggressivi e tirati come non mi ricordavo. In ultimo, Infinite Space, un momento ricco di feeling e classe, un piacere ascoltarlo.

Rimane da parte mia una difficolta’ di fondo ad apprezzare i barocchismi nello stile di EL&P. Non solo per quanto prodotto dal buon vecchio Emerson con le sue infinite tastiere, ma anche  il modo di suonare la batteria di Palmer mi sembra spesso eccessivo e gratuito. A conti fatti pero’, queste sono le cose e i numeri che piu’ piacciono agli appassionati della band, o almeno credo… E poi questi ragazzi, perche’ dei ragazzi erano all’epoca del disco, nel bene e nel male avevano creato un genere, dono dato a pochi dal dio del tuono e del r’n’r’. Certo, con questi suoni poi loro ed altri hanno a volte pasticciato, e il passo fra un buon avventuroso prog e il Rondo’ Veneziano puo’ essere breve…

Da non fan, continuo a preferire il primo album e certe cose di Trilogy, ma il povero Tarkus, pur con i suoi alti e bassi, invecchia con dignita’. E chi lo avrebbe mai detto. (PB2012)

(Carl Palmer 1971)

TARKUS secondo BEPPE RIVA – RRRRR

E’ difficile immaginare cosa potesse significare l’uscita di un album particolarmente importante all’inizio degli anni ’70, quando si assisteva anche in Italia ad un vero e proprio boom della cosiddetta “musica underground”, che coinvolgeva un pubblico di differenti fasce d’età.

Dopo il fenomenale debutto di ELP che aveva dimostrato come il primo supergruppo degli anni ’70 fosse assolutamente tale, all’avvento di “Tarkus” si parlò di “attesa parossistica per questa uscita discografica bramata da tempo” (Ciao 2001), e da molti appassionati fu vissuta realmente come tale.

Incorniciata dall’iconica copertina di William Neal, la musica raccontava la violenta storia di Tarkus, sorta di mostro dell’inquinamento atomico che fondeva il corpo di un gigantesco armadillo su un carro armato; la sua nascita avviene attraverso un’eruzione vulcanica (“Eruption”), e la musica assurge a concetti di eccentrica epicità, ostentando scansioni ritmiche complesse e sonorità innovative, dal formidabile impatto dinamico; quelle stesse che inizialmente avevano suscitato il disappunto di Lake, anima melodica del trio, che rischiò lo split dopo un solo album! Recuperato alla causa e gratificato dal ruolo di produttore, il grande Gregorio si riscatta con il suo inconfondibile retaggio crimsoniano in “Stones Of Years”, ma subito dopo, nelle vittoriose battaglie di Tarkus con altre bizzarre creature, “Iconoclast” e “Mass”, metà animali e metà macchine, Emerson torna a dominare lo scenario musicale estraendo dal moog effetti rivoluzionari e provocando dissonanze che servono a ricostruire i toni feroci dello scontro fra gli immaginari titani di questa saga. Ma se le stregonerie di Keith Emerson alle tastiere, ed i livelli di eccellenza raggiunti da Greg Lake come bassista e cantante sono da tempo affermati, “Tarkus” è l’album della definitiva consacrazione per ‘ideale “collante” fra i due: Carl Palmer, batterista dal disegno ritmico turbinoso quanto poliedrico, un’autentica forza della natura.

Il pezzo di maggior effetto della suite, “Battlefield”, è firmato da Lake, che sfodera anche una turgida chitarra alla Eric Clapton nell’eroico commento sonoro della sfida finale di Tarkus con la Manticora, un mostro della mitologia greca che provocherà la morte del protagonista: la carcassa di Tarkus finisce nella corrente di un fiume, scivolando nell’acqua che è invece origine della vita. L’epitaffio è scritto dalla marcia solenne di “Aquatarkus”, ma se l’armadillo corazzato perisce, i venti minuti di musica a lui dedicati rappresentano un trionfo, ruggente sinfonia densa di clangori metallici e risoluzioni epiche!

A mio avviso nessun altro lavoro “sulla lunga distanza” saprà eguagliarla, nemmeno esercizi magistrali di Genesis, Yes, Pink Floyd e King Crimson.

Dopo un pezzo così impegnativo, che occupa l’intera prima facciata del disco, la leggendaria Trilogia privilegia un repertorio accessibile sul retro, assumendo a sua volta un atteggiamento più scanzonato e divertente. Fa eccezione “The Only Way”, dove Keith suona l’organo a canne citando la Toccata in F e Preludio VI di J.S. Bach, maestoso tributo alla musica colta, e Greg canta con la sua intonazione da perfetto “ragazzo del coro”; invece “Jeremy Bender” è un accattivante brano da saloon del West, scandito dal piano in stile honky tonk. Dopo la sperimentazione elettronica di “Tarkus”, il tastierista sovrano del rock ritorna spesso al pianoforte, conducendo l’incisivo crescendo di “Bitches Crystal” e le variazioni sul tema di “Infinite Space”. L’organo Hammond si impone invece nell’heavy-prog di “A Time And A Place”, che è classico stile ELP concentrato in tre minuti. Infine, “Are You Ready Eddy” è puro rock’n’roll dedicato al loro celebre tecnico del suono, Eddy Offord. Quella che superficialmente può esser considerata la facciata “leggera” a completamento di “Tarkus”, è in realtà la dimostrazione del formidabile talento del trio inglese nel suonare ogni genere di musica con classe inarrivabile, estendendo gli orizzonti della fusione fra rock, musica classica e jazz, già collaudata dai Nice, veri e propri precursori del progressive.

L’impatto di “Tarkus” fu enorme per influenza esercitata e successo conseguito (al n.1 in UK, rock polls dominati), e resta un album EPOCALE, che nulla ha perso del suo carisma. (BR 2012)

(Keith Enerson 1971)

TARKUS secondo GIANCARLO TROMBETTI – TTTTT

Tarkus…i tre senza chitarra elettrica.. elemento essenziale per un giovinotto dai gusti in formazione…M ricordo benissimo che fui affascinato dalla copertina, prima di ogni cosa, anche se l’esordio lo avevo già consumato su di un giradischi che avrebbe fatto inorridire chiunque già ai tempi. Ma non c’era altro a disposizione e dovevi adattarti. Il primo, piccolo, vero impianto venne decisamente dopo. Ricordo anche che lessi qualcosa circa la storia di un mostro poco definito ma chiamato Manticore, ma gli diedi poco seguito: la critica dell’epoca era agli esordi…e guardate cosa ha prodotto oggi come ultima generazione… Ma il disco…difficile, elaboratissimo, pieno di tempi, cambiamenti di suono, grondante perle nascoste ogni ciuffo di solchi. In tre parole: splendido, unico, affascinante. Difficile avere musica così bella e solare oggi, impossibile sperare che anche chi ha prodotto quella riesca a tornare a quei livelli. Per uno strano allineamento dei pianeti, il periodo che va dalla seconda metà dei sessanta verso la fine dei settanta, escudendo una folta manciata di eroi che hanno saputo andar oltre, ha donato ai secoli a seguire le melodie e le composizioni più geniali, creative ed irripetibiili di sempre. Dopo sarà necessario avvinghiarsi ai ricordi e alla fantasia personale per ricreare, per concedere noi ad altri quel credito che in quel periodo i musicisti si prendevano da soli. Si legge spesso nelle memorie di artisti sulla settantina che in quegli anni potevi comprare decine di album alla settimana ed erano tutti bellissimi. E’ tragicamente vero. Oggi, per ritrovare 40 minuti di sogno come quelli che ci ha regalato Tarkus, è necessario riempirsi di scatolette di plastica da 80 minuti, per non arrivare neppure agli stinchi di quelle emozioni. Tarkus è stato un macigno nello stagno e le sue onde rimbalzano ancora oggi. Chi non l’ha capito, amato, assimilato e l’ascolta ancora oggi con rispetto trovandoci ogni volta qualcosa di nuovo, non ha capito…”the famous fucking idea” di dove stiano i bandoli di questa musica. Tanto per citare Zappa. (GCT – 2012)

23 Risposte to “RILETTURE: EMERSON LAKE & PALMER “Tarkus” (Island Records 1971) – TTTT”

  1. Luca82 08/10/2012 a 11:26 #

    Nel documentario Beyond the beginning , Greg Lake , rivela di essere stato prossimo ad abbandonare la band e tutt’ora di non essere affatto convinto di TARKUS . Personalmente preferisco il primo album che trovo più acerbo e interessante anche se la title track mi piace parecchio , in particolare The Battlefield , che se non sbaglio è stata tagliata durante il tour della reunion . Il resto dell’album mi ha deluso , la storia dell’armadillo non regge più di tanto , ma il pezzo omonimo è in assoluto uno dei pezzi più belli non solo del progressive .
    A questo punto sarebbe interessante anche una rilettura di WORKS sempre che tu non l’abbia già fatta … :-)

    A proposito di EL&P , sto riascoltando una retrospettiva su Greg Lake intitolata casualmente “From The Beginning” contenente pezzi da In The Court , le classiche ballate Lucky Man , Still .. C’est La Vie , mentre nel secondo CD (la vera sorpresa almeno per me) brani della sua carriera solista (oltre che pezzi a me già noti come Touch And Go EL&Powell e altri da Black Moon) come Slave To Love o It Hurts caratterizzati dalla sua inconfondibile vena melodica .

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  2. mauro bortolini 08/10/2012 a 15:05 #

    Per Barone ” se li avessi visti dal vivo il tuo giudizio sarebbe diverso”.
    Tarkus é un grande album.
    E’ interessante per me valutare il fatto che Emerson negli anni 70
    ha rifatto i Nice con due musicisti alla sua altezza.
    E i risultati si sono visti.
    Ma anche i Nice facevano grande musica dando nuova vita
    alla musica classica ed alcuni loro concerti sono ricordati da molti
    come tra i piu’ belli di Emerson.
    Keith anche coi Nice sperimento’ i tour con orchestra e fu con i Nice
    che inizio’ a stupire il pubbico pugnalando a morte la tastiera o
    pizzicando le corde del pianoforte.
    Elegy é un grandissimo album che regge il confronto con le
    opere migliori degli ELP.

    .
    i

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  3. Paolo Barone 08/10/2012 a 23:38 #

    Mi ero dimenticato la copertina interna! Tarkus muore…Poverino….E io che pensavo si trasformasse in un superpotente Tarkus acquatico…invece no, aime’.
    Che brutta fine, punto all’occhio dalla Manticora…
    Ciao Mauro, forse se li avessi visti all’epoca dal vivo avrei cambiato idea, forse no, chi lo sa. Non ho niente contro ELP, e questo come dicevo mi sembra anche un buon disco. Quel che di loro mi lascia perplesso, che non mi piace, e’ questa voglia di traghettare la classica nel rock. A me e’ sempre sembrata una caduta di gusto, una forzatura, come voler truccare le carte in cerca dell’effetto speciale…Non so bene come spiegare questa sensazione. Il Rock e’ fatto di contaminazioni, non si discute: con le musiche popolari, etniche, Jazz, avanguardie, elettroniche ecc…Eppure, per la mia personale sensibilità, quando si tenta il contatto con la classica si scivola nel novantanove per cento dei casi, in qualcosa di finto, di posticcio. Mi suona falso.
    Ma credimi non ho nessun preconcetto per ELP, anzi, li sto riascoltando spinto dall’eterna ricerca di musica che non conosco ( o che non conosco abbastanza ) e spesso mi piacciono. Che destino strano il loro, prima sono stati accolti come eroi del rock, poi sono stati presi per anni a calci in culo da (quasi) tutti, ora sono una band cult semi underground…Roba da matti, chissà loro come se la sono vissuta questa storia.
    Palmer so che gira nel circuito dei club proponendo cover della casa madre, ma senza tastiere(!) ma Emerson? Che fine ha fatto? E Lake? Non ho veramente idea…

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  4. mauro bortolini 09/10/2012 a 07:51 #

    Vederli dal vivo era un viaggio nel futuro.
    L’uso del sintetizzatore Moog da parte di Keith, lasciava l’ascoltatore
    affascinato e stordito.
    In alcuni momenti il muro del suono era incredibile.
    Passato e futuro mescolati in salsa di nice e king crimson.

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  5. Pol 10/10/2012 a 19:10 #

    Il mio album favorito degli EL&P è probabilmente Trilogy, mi pare il meglio dosato tra virtuosismi funambolici, romanticismo e facilità di ascolto. Tarkus, sebbene ascolti sempre e comunque volentieri, non finisce completamente neanche me. Non mancano, tuttavia, episodi che personalmente trovo sublimi,uno su tutti The Only Way: lo trovo toccante e sottilmente oscuro, col piano di Emerson che esegue dei magnifici contrappunti in scala discendente sulla voce stupenda di Lake. Non disdegno addirittura A time and a Space, un brano praticamente Hard con l’Hammond distorto ai massimi livelli!
    Il tutto, però, sembra piuttosto tirato via, probabilmente perchè non regge il confronto con l’imponente suite title-track.
    Ma noi gli Emerson, Lake & Palmer li amiamo anche così, coi loro errori e i loro eccessi…giusto?

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  6. Beppe R 10/10/2012 a 20:59 #

    Seguendo regolarmente il TT Blog, ho avuto modo di conoscere ed apprezzare la cultura musicale di Paolo Barone, e capisco benissimo che non sia un estimatore degli ELP e che propenda per una tipica filosofia R&R alla “Roll Over Beethoven”, peraltro condivisa dalla maggioranza del popolo rock. Quindi, non voglio assolutamente esser polemico affermando che a mio avviso, gli esperimenti di fusione fra rock e classica sono stati fondamentali ed hanno spinto oltre i soliti confini la musica pop che diventava adulta; alla fine dei ’60, la tendenza al rock “sinfonico” ha contribuito moltissimo alla svolta verso il formato 33 giri annunciata (con “Sgt. Pepper”) addirittura dalla formazione che sui singoli ha costruito la sua irraggiungibile popolarità, The Beatles. Senza questa voglia di un nuovo sound “colto”, il prog-rock non sarebbe in gran parte esistito, ed in veste di autentici pionieri, i Nice di Keith Emerson hanno spezzato le barriere con adattamenti davvero rivoluzionari di Bach (“Brandeburger”) e Sibelius (“Karelia Suite”). Personalmente riascoltarli mi emoziona moltissimo, anche perchè profondamente impregnati di cultura musicale europea che gli americani – antesignani del blues – infatti non hanno. Penso che la musica classica sia estremamente radicata nella nostra sensibilità, e quindi di molti rockers del Vecchio Continente. Cattivo gusto? Brani fantastici come “Bourèe” dei Jethro Tull o “A Whiter Shade Of Pale” dei Procol Harum sono di derivazione Bachiana, e tornando agli ELP, l’ardito arrangiamento della monumentale “Pictures At An Exhibition” di Mussorgsky, miscelata con composizioni del trio, é opera di musicisti superiori. Gli ELP sono caduti per forti attriti fra personalità esuberanti ed il crollo finanziario dell’onerosissimo tour con l’orchestra ne ha minato l’unità, perchè quando usci “Works” in pieno boom punk, vendette comunque di più degli esordi di Clash e affini. Eppure tutti dicevano che ELP erano in crisi. Con maggior scaltrezza e opportunismo (come i Genesis manovrati da Collins) avrebbero prolungato la loro parabola di successo, ma questo era contrario al senso di sfida che li ha sempre caratterizzati. E la critica della new wave e post-wave continui pure a scrivere che sono dinosauri, e ad inginocchiarsi di fronte all’altare pagano dei Sex Pistols. Questi signori ad esempio hanno prodotto un solo vero album, il decantato “Never Mind The Bollocks”, un album costituito da tre (memorabili) singoli più riempitivi di dubbia qualità. Non sono un detrattore dell’originale punk, anzi ne possiedo molte rarità da collezione, ma quando si parla di musicisti rock di valore, è il caso di separare gli uomini dai ragazzi…Scusate la lungaggine!

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    • Lorenzo Stefani 10/10/2012 a 23:24 #

      Ben vengano queste lungaggini, grazie. Beppe! Personalmente, incuriosito dalle discussioni sul tema ELP (tutti in piedi, ELP o muerte ecc.) presenti in questo blog o comprato e sentito per la prima volta in vita mia Tarkus a fine luglio, il che la dice lunga sulla mia vicinanza a questo genere di musica. Devo dire che per il momento la grande suite iniziale mi lascia un po’ freddino, meglio (nel senso di molto meno datate, alle mie orecchie) le altre composizioni, piú immediate e meno pretenziose. Ma non è una musica che mi scalda il cuore, non c’é niente da fare. Approfitto per segnalare, sull’ultimo numero di Jam: intervista a Ritchie Blackmore perso nei suoi deliri rinascimentali e neo-padre per la seconda volta in pochi anni (nomi dei figli: Autumn e Rory Dartanyan – poveretti!) – an s’é mai vest the Man in Black che cambia i pannolini merdi -, intervista a Steve Harris sul suo progetto solista (“British Lion”, sentito un po’ su YouTube, mi pare insulso), Jeff Buckley, Pink Floyd, Frank Zappa, recensione “spaziale” (Massimiliano Spada) del secondo album dei Chris Robinson Brotherhood, review a 5 stelle per il dvd Muddy Waters & the Rolling Stones, “Checkerboard Lounge” – Live Chicago 1981, e altro. Ciao!

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      • alexdoc 11/10/2012 a 14:04 #

        Per quel che può valere il mio parere: ottimi i due dei CRB, “Magic door” e “Black moon ritual”, psichedelia riaggiornata al 2012. Alla larga dallo Steve Harris “solista” (in realtà il vecchio leone inglese suona il basso per pessimi brani scritti e suonati da 4 pischelli pivelli), molto meno che insulso. Da evitare anche per completisti Maideniani per non buttare soldi, più che altro era evitabile anche e soprattutto per lui.

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  7. Luca82 11/10/2012 a 00:08 #

    Tra l’altro il tour promozionale di Works lo conclusero senza l’orchestra , poi scazzarono malamente , gettando le responsabilità del disastro finanziario (2 milioni di dollari a detta di Lake sul documentario del 2004 Beyond The Beginning) su Keith ideatore del rischioso progetto . A me i dischi dei ’70 piacciono tutti chi più chi meno , ma El&Powell e la reunion di Black Moon e compagnia bella non mi garbano affatto (eccetto i pezzi di punta Black moon , Better Days e Affair Of The Heart) per non parlare della voce di Lake che secondo me ha perso qualcosa … anzi è proprio cambiata e mooolto anche !!!

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  8. timtirelli 11/10/2012 a 00:10 #

    Come dice Lorenzo, ben vengano queste “lungaggini” Beppe! Io mi ci trovo in pieno. Naturalmente anche io non mi sorprendo che Polbi resti lontano dal mondo ELP e trovo che il suo punto di vista su Tarkus sia onesto, sincero, sereno.

    Riesco a capire il suo pensiero circa la pericolosità del connubio musica classica e rock, ma se il matrimonio non è combinato, se tra i due scoppia l’amore i risultati sono strabilianti. ELP su tutti, ma anche gli esempi citati da Beppe sono di livello eccelso. Aggiungerei i NEW TROLLS con CONCERTO GROSSO e CONCERTO GROSSO N.2.
    Credo anche io che sia stata una evoluzione naturale per musicisti europei e per il loro pubblico che dentro certe sonorità trovavano richiami ancestrali.

    A me sarebbe piaciuto che gli ELP avessero continuato e che fossero entrati negli anni ottanta magari anche con cose più sbarazzine …avrei goduto ugualmente. Avrei preferito che EMERSON e LAKE avessero avuto un veicolo importante e rodato nell’affrontare la nuova decade invece di perdersi in progetti poco a fuoco. Ah, se solo Ahmet Ertegun nel 1978 avesse concesso loro 6/9 mesi di riposo invece che costringerli in studio alle Bahamas in un momento in cui erano svuotati ed esausti (e se avesse evitato di farli fotografare sulla spiaggia dell’amore come fossero tre playboy qualunque vestiti come divetti da discoteca).

    La critica new wave e post new wave deve essenzialmente andare a farsi fottere, e lo dice uno che nel 1979 andava in giro con una spilla di JIMMY PAGE e una dei RAMONES sul giubbotto. Il Punk e la new wave hanno avuto il loro perché, ma le cose di vero valore che ci hanno lasciato sono pochissime. Non parliamo poi dei SEX PISTOLS, creati a tavolino, autori di soli tre pezzi (PRETTY VACANT / ANARCHY IN THE UK / GOD SAVE THE QUEEN). Dice bene Beppe: parlando di musicisti rock è il caso di separare gli uomini dai ragazzi (io avrei usato il termine mezzeseghe).

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    • Luca82 11/10/2012 a 00:20 #

      Carl palmer sulla cover di Love Beach “sembravamo i Bee Gees che dio li benedica” ah ah ah … effettivamente avrebbero potuto fare un album come DUKE ma avevano Carl Palmer e non la vecchia volpe Phil Collins , peccato perche’ gli ingredienti per fare del buon AOR da classifica anni ’80 secondo me c’erano tutti …

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  9. mauro bortolini 11/10/2012 a 08:49 #

    I grandi gruppi prima o poi si sciolgono, qualche volta si ricompongono
    ma difficilmente aggiungono qualcosa al meglio che hanno gia’ dato.
    Gli stessi Rolling Stones che fanno eccezione per la durata, dagli anni
    novanta non hanno combinato granché.
    Certo é bello rivedere ogni tanto sul palco qualche grande gruppo
    riunito per l’occasione, ma il prodotto in studio , quando esce, non
    é che una pallida ombra del passato.
    I Beatles hanno avuto la sorte di non riunirsi negli anni settanta
    e cosi’ non hanno intaccato una leggenda che dura nel tempo. .

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    • alexdoc 11/10/2012 a 14:16 #

      Come ho scritto da queste parti, la stessa cosa che vale per Led Zeppelin in confronto ai Deep Purple. E che é valsa per i Clash, di cui ho già parlato qualche post fa, in cui mi ero dimenticato un particolare: parlando di musicisti riciclati in generi differenti, dopo Bev Bevan degli ELO, dietro la batteria dei Black Sabbath nel tour di “The Eternal Idol” (1987) si sedette Terry Chimes, l’ex Clash che precedette Topper Headon per pochi mesi di quel 1977 e lo rimpiazzò poi nel tour di “Combat rock” (1982). Chiudo dicendo che in termini Prog non ho mai amato troppo gli EL&P (é per questo che finora non ho commentato) mentre le mie simpatie vanno ai Genesis. E non faccio parte della lista di fuggiaschi al nome di Phil Collins, che li ha resi un’altra band, un gradevole gruppo di Pop per adulti, con lo stesso nome. Degno di nota come i signori Rutherford e Banks, illustri eterni comprimari, siano stati ininfluenti al cambio di direzione musicale che avviene non tanto con la partenza di Peter, quanto con quella di Steve Hackett, col senno di poi molto più decisiva. In quel momento “the Singing Drummer” prese la guida della band e la trasformò in qualcos’altro, dall’omonimia solo casuale. Mi sono ampiamente espresso più volte anche sulla critica di derivazione punk e new wave, “intellighenzia” antagonista pronta troppo presto a diventare la Nuova Ortodossia, e non meno nostalgica di quella a cui erano tanto avversi.

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  10. Paolo Barone 11/10/2012 a 16:25 #

    ” I vattelappesca sono talmente carichi di energia r’n’r’ da far sembrare i Sex Pistols la cover band di ELP…”
    Per anni abbiamo letto frasi del genere nelle riviste rock di ogni tipo e paese, capisco che per i fan della band deve essere stata una sensazione frustrante, ingiusta, che ha magari lasciato un po’ di amaro in bocca. Si cadeva allora in un colossale equivoco nel quale temo si possa ricadere ancora oggi. Al di la’ dei sacrosanti e indiscutibili gusti musicali, i Sex Pistols hanno cambiato il corso della musica rock, incidendo profondamente nella cultura (moda, musica, media ecc…) del secolo scorso. Piaccia o no, mi sembra indiscutibile. ELP hanno creato un percorso originale nel panorama Prog, producendo una musica molto interessante (per qualcuno fantastica) nei primi anni 70 e ora apprezzata da un pubblico di nicchia. Sono band assolutamente imparagonabili, negli anni ’90 ci siamo finalmente sbarazzati da queste divisioni pseudo calcistiche e abbiamo scoperto che non c’e’ nulla di male ad apprezzare le melodie di Lake e i graffi di Rotten….O no?! Dai ragazzi che oggi come oggi, con le vacche magre che passano, la critica new wave di una volta ha ripescato e sdoganato un po’ tutto, altro che punks contro dinosauri! Nel 2012 andare ad un concerto punk rock con la maglietta di ELP, dei Kiss o dei Queen, i jeans stretti e le All Star ai piedi e’ una cosa molto cool, da veri fichetti.

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  11. Giancarlo T. 11/10/2012 a 19:00 #

    Mah…devo dire di essere un po’ sorpreso a leggere piccole polemiche sulla portata reale di ELP o di confronti odiosi e irrilevanti tra gruppi progressivi e gruppi punk…un po’ come assimilare la cioccolata della Cadbury’s ai biscottini dei discount…io non me la prenderei mai a sentirmi sciupare il ricordo della manticore e sentirmi dir bene, al contrario, dei Sex Pistols (…a proposito: c’è qualcuno, oltre al sottoscritto, che li ha visti e sentiti suonare dal vivo? :) ). Forse sarà perché sono decenni che sento (s)parlare di Frankie da chi non lo ha mai ascoltato o possiede un disco o due e sono temprato a qualsiasi amena affermazione. Credo che lo scopo di Tim sia quello di farci parlare, ricordare, riscaldare i cuori al pensiero di antichi amori. Non credo che a lui né ad altri possa interessare o servire suscitare ruggini spesso basate sul sentito dire. Sarò anche un anziano con l’udito sciupato dai volumi alti del sottopalco, ma ritengo che chi abbia avuto la fortuna di aver visto ELP suonare negli anni in cui meritavano d’essere visti e amati non possa che averne ancora gli occhi umidi al ricordo. Cosa che, perdonatemi, ma non mi accadrà mai ricordano la trentina o più di gruppazzi punk che mi sorbii in epoche in cui la gioventù ti spingeva a sperare in nuove, inesistenti, vie da percorrere. Peace and love … e compratevi The Roxy Tapes quando mai Gail Zappa deciderà di pubblicarlo. Credo che per un musicista (ce ne dovrebbero essere diversi qui) sarebbe un’esperienza unica. Formativa.

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  12. Paolo Barone 11/10/2012 a 19:22 #

    Giancarlo, Beppe, Tim e tutti gli altri compagni del rock & roll:
    Non ho alcuna vena polemica per carità’! pensavo solo di fare due chiacchiere su comuni passioni viste da punti di vista differenti. Io, in netta minoranza in questo Blog, cercavo solo di animare la discussione e l’approfondimento, portando il mio contributo di non fan di certe sonorità. Non avevo nemmeno tirato in ballo Pistols & co. mi ero solo lasciato andare a qualche personale riflessione. Ben vengano i ricordi, le celebrazioni e i vecchi amori, ma dopotutto anche qualche sereno confronto può essere interessante. O almeno credo…

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  13. timtirelli 11/10/2012 a 20:36 #

    Infatti Polbi ti assicuro che non c’è nessun problema. Tu sei uno di noi, racconti sempre cose interessanti, scrivi bene e hai le tue idee. Come gusti sei più vicino a Lester Bangs e Nick Kent mentre io ad esempio (benché, bontà tua, una volta mi paragonasti per atteggiamenti al grande Lester) sono più vicino alla ortodossia del rock classico, ma è meglio così, la discussione si fa più ariosa e frizzante.

    Tu sei sempre molto pacato ed equilibrato seppur passionale, sono io che a volte ho rigurgiti da cui non mi sono mai liberato. Come ho già scritto forse troppe volte, da diciottenne/ventenne ho sofferto la derisione di certi movimenti e critica new wave e punk. Io non capivo perché non potevo ascoltare i DEVO e i VAN HALEN, gli ELP e i DAMNED. E certi articoli e recensioni a quell’età rimangono dentro e non te li scrolli più. Ricordo ancora un imbecille che su POPSTER O ROCKSTAR nel 79 cassava i Van Halen gruppo secondo lui per chi non si era accorto dei tempi moderni. Non sono scemo, capisco cosa volesse dire, ma porca di quella zozza, un paio di album dei VH sono e saranno per sempre incastonati nella storia del rock, Edward Van Halen è uno dei 20 musicisti più importanti di tutta la storia del rock e uno li stronca nel loro momento migliore solo perché van di moda Siouxsie and the banshees (tra l’altro visti dal vivo a Modena nel 1981)?

    E le montagne di merda che sono state scritte contro gli ELP?No, io non dimentico, come non dimentico i sorrisini di compatimento che ricevevi se saltava fuori che amavi l’hard rock.

    Lo so sembrano cazzate ma allora erano importanti. Nessuno paragone tra le grandi band e quelle punk, non c’è confronto…perché ricordiamoci che stiamo parlando di musica. D’accordo la portata sociale, intellettuale e pseudo culturale di certi gruppi, ma la musica bisogna anche saperla fare, sviluppare, armonizzare. Gli ELP possono anche non piacere, nessun problema, ma che non cerchino di farmi fesso. Io dunque non rinuncio alla discussione e alla polemica, a maggior ragione sul mio blog, perché ho un solo imperativo nella mia vita: ELP o muerte! :-)

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    • TARKUS 14/10/2015 a 18:14 #

      caro amico,hai perfettamente ragione,personalmente ti dico solo che grazie ad ELP mi sono concentrato a studiare edc ascoltare la CLASSICA.

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  14. Giancarlo T. 11/10/2012 a 20:51 #

    Oh…m’avrete mica preso sul serio, eh? Io inteLpretavo (…scusatemi ma proprio non ce la faccio a scrivere quel nome è un riflesso condizionato :) ) quel poco che mi pareva d’aver afferrato…tutto qua. Pace fatta ?
    Un nanetto su Siuoxsie. Londra, 1980, saletta ovattata di una etichetta (onestamente non ricordo quale) io e il mio sodale Luca siamo in attesa di Siouxsie con una mezza dozzina di altri se-dicenti giornalisti italiani. Noi due non parliamo per cui gli altri non sanno che siamo italiani. Inizia una discussione sulla corretta pronuncia del nome della se-dicente cantante. Esce fuori di tutto. No: di più. Vince un tipo che la sa lunga; lui scrive per Il Corriere. Entra la tipa e lui si alza, sorride, la …abbraccia ? Abbraccia? Poi le fa: Pliiiis Siuxsai ken ai sit hir nir iu? Lei sorride cortese e chiede al discografico lì vicino: “Da dove viene questo? Groenlandia?”.
    Io mi avvicino a Luca e lo prego di far tutto lui, foto e intervista, me ne voglio andare. Un po’ perché a lui la tizia piace e e me no, un po’ perché mi vergogno come un ladro d’essere anch’io nato in Groenlandia.

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  15. Beppe R 11/10/2012 a 21:30 #

    Paolo, anche il mio scopo era di far discutere, di confrontarsi, ho iniziato la mia personale crociata per gli ELP agli inizi di Rockerilla e puoi immaginare come mi sentissi in minoranza…Inoltre nemmeno volevo intervenire su Tarkus, perchè so bene che mi infervoro, ma Tim ci era rimasto un pò male, e siccome è un amico INTERISTA mi spiaceva. Però non venitemi a dire che ho paragonato gli ELP alle Pistole del Sex, li ho solo citati come “opposti estremismi”. Se esser rock è infiammare mode a base di spilloni e di T-shirts imbrattate vabbè…Ma per restare in tema di punk, ho sempre trovato molto più sinceri e trascinanti i Ramones o gli Heartbreakers
    di Johnny Thunders, e ho ammirato incondizionatamente i pionieri MC5, Stooges e New York Dolls. Nonostante non fossero propriamente dei discepoli di JS Bach.

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  16. Paolo Barone 11/10/2012 a 23:40 #

    Bene, sono contento di non essere stato frainteso nelle mie intenzioni.
    Rimane la mia curiosità di sapere come EL&P abbiano vissuto i vari cambiamenti e che fine abbiano fatto oggi. Sono sicuro che la loro storia, almeno dal punto di vista umano, deve essere molto interessante. Magari qualcuno di voi un giorno vorrà farsi carico del raccontarla sul Blog.

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  17. mauro bortolini 12/10/2012 a 08:22 #

    Negli anni 80 si riuniscono con Cozy Powell alla batteria essendo Palmer
    impegnato con gli Asia. Esce anche un bel disco.
    Dalle iniziali dei componenti si chiamano ancora ELP.
    Nei primi 90 si ritrovano nella formazione originale.
    Esce BLACK MOON ed un disco live.
    Emerson soffre di problemi ai tendini di una mano.
    Anche Palmer si é sottoposto ad intervento chirurgico per lo stesso problema.
    Quando li ho rivisti a Castiglione dello Stiviere erano in grande forma
    e gia’ reduci da operazioni, come raccontarono loro stessi alla fine
    dei rispettivi assoli.
    Palmer ha pertecipato a diverse reunion degli Asia.
    I problemi alla mano del pianista hanno ritardato una nuova reunion
    fino al 2010 quando é cominciata una tournée mondiale interrotta per
    una seria malattia di Emerson e relativo intervento chirurgico.

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  18. alexdoc 12/10/2012 a 16:24 #

    La cosa più bella di questo post, commenti annessi e connessi, é che alla fine condivido completamente l’ultimo intervento di Tim pur non amando particolarmente gli ELP. Degna conclusione del tutto mi sembrano queste foto ribattezzate “Two English Gentlemen meet in L.A.” http://www.keithemerson.com/Gallery/2006Appearances/200603-KEandJR.html con didascalia italiana “Alla faccia di Rolling Stone, Creem e stampa musicale accodatasi nei decenni, John Lydon e Keith Emerson si sono incontrati a Los Angeles ad una iniziativa musicoterapica, e si scambiano cortesie sui rispettivi siti web. Significativo il commento di John Lydon: Il divertimento più grande della serata è stato incontrare Keith Emerson, siamo andati davvero d’accordo! E’ sorprendente come l’industria musicale ci voglia nemici e non lo siamo.” Riporto poi a memoria un articolo che ho letto da qualche parte; pare che i due siano anche vicini di casa, ma mentre Emerson se ne sta in un’abitazione più che dignitosa ma non regale, da buon anarchico punk Johnny abita in villone con piscina. “Destrooooyyyy…” (si scherza, a marc mand…)

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