RAINBOW “Long Live Rock And Roll” (Polydor 1978 – Deluxe Edition 2CD 2012) TTTT

11 Gen

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RAINBOW “Long Live Rock And Roll” (Polydor 1978  -Deluxe Edition 2012)

CD1 -Long Live Rock And Roll (original album) – TTTT

CD2 – Bonus tracks – TTT

CONFEZIONE: TTT½

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LLRNR fu il primo disco dei RAINBOW che acquistai, album a cui rimango legato a tutt’oggi. Nemmeno vent’anni e mi arriva in mano questo hard rock elegante, epico, impeccabile… BLACKMORE, POWELL, DIO: c’era poco di meglio allora nel campo dell’heavy rock. Anche un amante del rock duro più stradaiolo e bluesy come me finiva per lasciarsi irretire da questa potentissima macchina che roccava e rollava ai cento all’ora. LADY OF THE LAKE, LA CONNECTIONS, GATES OF BABYLON, KILL THE KING, SENSITIVE TO LIGHT, RAINBOW EYES…ah.

Oltre all’album originale rimasterizzato per l’occasione, questa deluxe edition contiene un secondo cd con alcune bonus tracks. Le prime otto si riferiscono ai missaggi provvisori e contengono quindi tracce di tastiere e basso diverse dagli originali; ci sono poi un paio di spezzoni tratti dalle prove che fece la band agli studi di Shepperton e infine la testimonianza della loro partecipazione al DON KIRSHNER’SROCK CONCERT del 1978. La qualità audio di questi due ultimi “capitoli” non è perfetta.

10 Risposte to “RAINBOW “Long Live Rock And Roll” (Polydor 1978 – Deluxe Edition 2CD 2012) TTTT”

  1. Lorenzo Stefani 12/01/2013 a 11:22 #

    Grande LLRNR! Alcune canzoni non erano neppure particolarmente epiche, anche se non ne ho mai letto i testi (la stessa LLRNR e LA Connection suonano abbastanza stradaiole). Il mio primo disco dei Rainbow fu invece Raising, che mi è sempre parso superiore a LLRNR. Comunque Dio cantava a livelli stratosferici, i successivi singer (Turner, Bonnet) non mi hanno mai convinto. E Cozy era una una forza della natura, sarebbe andato bene al posto di Bonzo negli Zep, se avessero avuto voglia di continuare. Ma Blackmore, con quel suo suono aggressivo e pulito al tempo stesso era ed è un fenomeno, con un marchio di fabbrica assolutamente distinguibile e originale (l’Arturo Benedetti Michelangeli della Stratocaster). Secoli fa lessi in un’intervista a Blackmore che lui non voleva sentire paragoni con Page ma che comunque rispettava molto il Dark Lord per via dell’originalità di certe soluzioni, come le “scale” usate in Kashmir (che infatti i DP hanno cercato di imitare in Perfect Strangers). Lunga vita alla musica dei Rainbow! Devono aver fatto anche un album nel 1993 con un altro cantante, ho sentito qualcosa su YouTube ma mi è sembrato un po’ tronfio (stile Malmsteen). Ciao!

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  2. LucaT. 12/01/2013 a 14:09 #

    Bellissimo album , anche se dei Rainbow preferisco il primo e Raising .

    Io posseggo ancora un intervista simile : Blackmore non voleva essere paragonato a
    Page , sminuendo notevolmente il chitarrista del Dirigibile dichiarando cose del tipo “il suo fraseggio sgangherato” e riservandogli il merito di essere “perlomeno un inventore di validi riffs” . Infatti veniva citata Kashmir “recentemente” presa in prestito per realizzare il pezzo Perfect Strangers . Queste menate poi me le sono sentite dire mille volte dai detrattori di DARK LORD , ma non ci ho mai badato , anche perché trovo il paragone quanto mai inappropriato . Non c’entrano un ca++o !

    Ritchie Blackmore è senza dubbio un genio , una leggenda vivente (anche se non sono un suo ammiratore accanito) ma cazzo che caratteraccio !!! Soprattutto con le band con le quali ha avuto a che fare (o meglio chi ha avuto a che fare con lui !!!) ; detto questo , i Deep Purple senza la sua chitarra a me non piacciono affatto (tanto meno senza Jon Lord) .

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  3. mauro bortolini 13/01/2013 a 18:59 #

    Tutto il rispetto per Blackmore come chitarrista e per i deep purple e per i raimbow….
    pero’ ho letto diverse interviste del nostro che parla di jimmy.
    In alcune denota un’invidia malcelata ( comune a musicisti come jack bruce,santana
    e tanti altri che hanno rosicato dell’incredibile successo del dirigibile ).
    In altre stabilisce un parallelo tra lui e page con inizi comuni come turnisti di studio, etc.
    E’ chiaro che i primi 2 album dei led zep stupirono non poco musicisti come iommi,
    blackmore e tanti altri.
    Con In rock blackmore si butto’ sulla scia tracciata da page con ottimi risultati.
    I deep purple sono stati un grande gruppo e blackmore un grande musicista anche se
    con un carattere orribile.
    Tutto questo, e ci tengo a ripeterlo, perché ho visto un concerto dei deep purple
    durante il quale il nostro non ha preso un assolo manco per sbaglio, tenendosi
    nascosto alla vista del pubblico.
    Che grandissima testa di c……………………………………………………………………

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  4. Lorenzo Stefani 13/01/2013 a 22:12 #

    Rettifico: “Rising” e non “Raising”. E poi l’ultimo album dei Rainbow è del 1995 (“Stranger in Us All”), e il cantante è Doogie White che effettivamente ha cantato e forse canta ancora con Malmsteen. Ciao

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  5. alexdoc 15/01/2013 a 18:00 #

    Non so se il migliore, ma questo è il mio album preferito dei Rainbow, purtroppo l’ultimo con Ronnie. Qui sono riusciti a bilanciare perfettamente epicità e blues, con pezzi come “L.A. Connection” che è per me monumentale, uno dei brani che mi dà più carica di tutta quanta la storia della musica, la prima volta che l’ho ascoltato mi ha quasi spazzato via per la perfetta fusione tra potenza e controllo. Se dovessi spiegare il significato di Hard Rock farei ascoltare questo brano. Per quanto riguarda il rapporto tra Richie e Jimmy, ricordo anch’io le poco benevole dichiarazioni del primo negli anni ’80, ma il tempo gli ha dato modo di ravvedersi, e nel 2002 a un’intervista rilasciata sul primo numero di Classix affermava: “Ho incontrato Pagey per la prima volta quando avevo solo 16 anni. Era già bravo allora, io lo vedevo come una specie di chitarrista tridimensionale, se posso usare queto termine, per merito della sua gamma di influenze davvero enorme. Aveva grandi idee, talento e personalità, ma a mio parere mancava un po’ di improvvisazione. Forse ciò era dovuto anche al fatto che Jimmy era assai immerso nelle produzioni, e al fatto che gli Zeppelin diventarono ben presto un affare di dimensioni colossali. Jeff Beck è invece all’opposto inventa sul momento, anche se non credo che sia un vero scrittore di canzoni. Un grandissimo chitarrista sicuramente, ma con della lacune a livello di songwriting”.

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  6. alexdoc 15/01/2013 a 18:22 #

    Invece quel mattacchione di Ian Gillan nel 2009 offre un altro punto di vista altrettanto se non più interessante e ribalta la prospettiva. Interpellato a proposito dei tanti musicisti accusati, a torto o ragione, di essere cloni di Blackmore, non solo musicalmente, ma anche nel look, disse: “Ah, certo. Tutti i musicisti di successo passano attraverso quella fase! Anch’io nei primi anni ero definito un clone di Elvis! Trovo sia ingiusto nei confronti di Janick Gers (ex chitarrista dei White Spirit e dei Gillan nei primi ’80, poi dal 1990 con gli Iron Maiden, ndr) (…) Recentemente ho rivisto un vecchio video dei Purple e mi sembrava di vedere i Led Zeppelin! A mio giudizio Ritchie ha sempre voluto vestirsi come Jimmy Page!” Modestamente mi sento di sottoscrivere l’illustre parere di uno che lo conosce fin troppo bene, se sotto l’approccio sonoro si è sempre ispirato molto più a Hendrix, sotto quello visuale e di immagine, il “personaggio” di Blackmore era speculare a quello di Page: l’uomo in nero, distante e ombroso stregone. Entrambi erano “eroi della chitarra ieratici e scontrosi, ossessivamente impegnati a costruire le proprie cattedrali rock e quasi indifferenti all’adorazione del pubblico. Sono personaggi oscuri e inquietanti per antonomasia e la loro biografia personale, ampiamente divulgata dai giornali e dalle riviste del periodo, pullula di episodi che li vedono nei panni del “cattivo esempio”. Arroganti e geniali, il loro ruolo è quello delle divinità che di tanto in tanto si degnano di scendere sulla terra a dettare i comandamenti ai propri discepoli, sicuri della loro inarrivabile arte chitarristica. (…) Ma la maschera è quella di sfingi con la chitarra, demoni notturni che vestono spesso di nero e che avvolgono gli spettatori con i loro mortali legacci sonori”, parole intriganti di Maurizio De Paola dal libro “Smoke on the water”, che condivido insieme a un’altra osservazione. Va a merito assoluto di Blackmore l’essere sempre stato tra tutti i musicisti di Purple e Zep l’unico che con lucida visione e cognizione di causa si era reso conto di aver creato un nuovo genere musicale, e che non rifiutava e non si vergognava affatto di essere “chiuso” nel girone infernale seppur lucrosissimo del rock duro e pesante. Mentre tutti gli altri continuavano a ritenersi delle “normali” rock band continuatori della tradizione di Beatles e Stones, come se la cosa potesse sminuirli invece di esaltarne l’importanza storica. Soprattutto Ian Paice nei DP e Plant e Jones nei LZ hanno sempre respinto per forza la definizione di “padri dell’Hard & Heavy”, pur di fronte a uno scenario di migliaia di figli adoranti, ma non riconosciuti.

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  7. timtirelli 15/01/2013 a 20:19 #

    Grazie dei profondi commenti Alex. Interessante il punto in cui scrivi che BLACKMORE non ha mai avuto remore a “chiudersi” nel recinto heavy rock. Non sapevo che anche IAN PAICE, come JONES e PLANT, cercasse di distaccarsi dall’etichetta di padri dell’hard and heavy. Bello spunto per una riflessione…

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  8. mauro bortolini 29/01/2013 a 08:09 #

    Per approfondire la purple-galassia sto leggendo un bel libro che
    tratta la loro storia sino ai nostri giorni.
    Ricordo che comprai Machine head appena usci’ e l’ascoltai su un compatto
    giradischi-radio della synudine di mia madre.
    Il peso di lettura della puntina doveva essere sui 20 grammi…..
    Mi ha molto divertito l’autore del libro quando descrive la svolta musicale
    di Gillan con l’album Child in time.
    Cita la canzone finale dell’album Let it slide che tratta dell’eiaculazione precoce,
    la canzone dura pero’ quasi dodici minuti………………………………………….

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  9. picca 29/01/2013 a 09:40 #

    Comprerai deluxe edition e blue-ray, immersion boxes e remaster, andrai a caccia del vinile a 180 grammi, versioni Mobile Fidelity Sound Lab, Original Master Recordings, downloderai mp3 mastered for ITunes, lossless e HD tracks…ma non godrai mai più come hai goduto con quel Synudine.

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    • mauro bortolini 29/01/2013 a 14:14 #

      Sicuramente!!!!!!!
      L’ho conservato anche se rotto.
      Ho anche il registratore a nastro Geloso coi tasti di vario colore.
      Registravo gli LP in diretta col microfono cosi’ spesso si sentivano
      commenti ai brani o altri rumori dalla stanza.
      Ma non faceva cosi’ anche Jimmy?

      riempivamo i vuoti con il rombo di un aereo:::::

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