MARILLION! MARILLION! di Paolo Barone

21 Apr

Polbi mi manda questa sua riflessione; la pubblico volentieri perché, come spesso capita con lui, contiene ragionamenti mica da ridere. Li ricordo anche io quei primissimi anni ottanta, quando ad un certo punto arrivarono i MARILLION. Ebbero da subito un seguito rilevante anche qui in Italia. Nel 1983/84 a Milano nacque PAPERLATE, una fanzine sul progressive da cui poco dopo prese  vita REAL TO READ, uno spin off dedicato interamente ai MARILLION. Io rimasi colpito dalla cosa: che in piena era new wave/post punk nascesse una pubblicazione – seppur amatoriale – dedicata al progressive era una faccenda sorprendente! Rimasi poi disorientato nel vedere la veloce ascesa dei MARILLION. Guardavo le loro foto live con FISH che replicava pari pari il visual dei GENESIS 1972/73 e mi chiedevo come fosse possibile che il gruppo fosse preso sul serio. Eppure, passati i pruriti Gabrieliani, FISH  e il gruppo riuscirono a ritagliarsi uno spazio più personale, tanto che – sebbene con un front man diverso – i ragazzi sono in giro ancora oggi. Vi lascio allo scritto di Polbi.

Nei primi anni ’80, in piena new wave, arrivarono i Marillion.

Marillion 1982

Marillion 1982

marillion misplaced childhood

Ricordo che restammo tutti sorpresi dallo stile di questa band. Non suonavano cover in senso stretto, ma riproponevano il sound dei Genesis era Gabriel al cento per cento. Questa cosa, all’epoca inaudita, infastidi’ diverse persone, me incluso, ma al tempo stesso riusci’ a trovare un buon seguito di pubblico fra i giovani nostalgici del prog, che con i suoni a loro contemporanei si sentivano proprio a disagio. Anche in ambito piu’ “underground” arrivava in quel periodo la riscoperta dello stile garage psichedelico anni ’60, con tanto di vestiti vecchio stile (ancora non si usava la parola vintage) e tutto quanto. Faceva un certo effetto vedere ragazzi con la cresta, metallari borchiati, darkettoni con il rossetto nero e… tipi vestiti come Syd Barrett ai tempi dell’UFO!

A me invece, questa cosa di suonare ispirandosi in maniera cosi totale, spudorata, all’opera di altre band mi sembrava un tradimento dello spirito del rock.

Marillion - Live - Bournemouth - 27.03.1983

Marillion – Live – Bournemouth – 27.03.1983

Pensavo, pensavamo, che la nostra musica fosse qualcosa sempre in divenire, da creare e scoprire ogni giorno, in maniera avventurosa ed imprevedibile. Certo, anche a me la New Wave imperante non mi entusiasmava piu’ di tanto, e stesso dicasi per il Metal o il Punk Hard Core. Anzi, la maggior parte del tempo la passavo fra i vinili degli anni ’70, non avendo ancora maturato una sensibilita’ di ascolto che mi permettesse di apprezzare le produzioni dei sessanta o il blues e il rock and roll delle radici. Al tempo stesso pero’, mi accorgevo che una generazione di musicisti rock stava cercando di trovare nuove strade, spesso in maniera coraggiosa, un po’ pasticciona, ma estremamente personale. Cure, Tuxedo Moon, Wall of Voodoo, Soft Cell, i primi Metallica, persino gli allora non famosi U2, i Black Flag, il tenebroso Metal europeo…C’era un gran fermento in quegli anni.

Cosa c’entrava risuonare la musica dei Genesis e dei Pretty Things?!? Che senso aveva?!? Poi, un po’ alla volta, iniziarono a fiorire le reunion. Non ne sono sicuro, la memoria potrebbe ingannarmi, ma la prima che ricordo fu quella dei Deep Purple. Tornarono insieme con la formazione dei tempi d’oro, sfornando un buon disco e un tour molto seguito. Da quel momento in poi, il rock del passato ha iniziato a viaggiare in una corsia parallela al presente, sia con le riunioni di band storiche piu’ o meno importanti, che con la riedizione di vecchi dischi in nuovi formati. Questa cosa alle volte  ha preso delle pieghe inaspettate e divertenti: abbiamo scoperto gemme sonore sepolte negli archivi, qualcuno si e’ visto finalmente riconoscere il giusto posto nella storia del rock, e ci siamo anche goduti qualche bel ritorno di musicisti un po’ in la’ con gli anni ma in splendida forma.

Deep Purple 1984

Deep Purple 1984

Il rock contemporaneo pero’, ha iniziato una lenta ed inesorabile resa. Ancora nei novanta, spalancati dalla forza d’urto dei Nirvana e dei Jane’s Addiction, si e’ cercato, pubblico e musicisti, di esplorare strade nuove. Magari portandosi appresso le mappe della storia, ma solo come punto di partenza per entrare in territori alieni. Lo Stoner, il Punk Blues, Il Crossover sono solo alcuni dei tanti percorsi del rock in quegli anni. E poi? Poi, un passo alla volta…hanno vinto i Marillion. O almeno, a me sembra. Da un po’ di tempo a questa parte, le migliori cose che abbiamo ascoltato sono totalmente riprese dai suoni del passato. Tanto per dire, tutta la scena neo hard rock scandinava, il nuovo Soul o le band punk rock americane…tutte cose piacevoli per carita’,magari ci passo anche del tempo, mi compro i dischi, mi diverto, vado ai concerti, leggo gli articoli…ma una voce mi continua a sussurrare nelle orecchie “Marillion! Marillion!”…possibile che debba finire cosi?! Che non ci sia piu’ una musica che abbia voglia di stupire, di mettere in discussione le mie/nostre certezze, che sia una sfida, un gesto di rottura. Un taglio nella tela, uno scatto in avanti…possibile che noi pubblico e voi musicisti, insieme, non vogliamo piu’ rischiare?!? Cosa e’ successo in questi ultimi anni? Eppure vedo le sale prove, i concerti, i negozi di dischi, i social network, sono tutti pieni di ragazzi fra i venti e i trentacinque anni…Possibile che non gli venga voglia di creare il loro suono, il loro specifico ritmo generazionale?! Stiamo parlando di migliaia e migliaia di band sparse per il mondo… Giro, mi muovo, cerco come un ossesso su youtube, sulle riviste, nei club….niente, non riesco a trovare nulla di veramente valido che non suoni come una riedizione del passato! Forse e’ ora che mi rassegni e impari a godermi le giovani band, che suonano, anche in maniera molto coinvolgente, come un mix di Sabbath, Airplane e Free, senza dare troppo retta alla vocina che continua a ripetere…”Marillion! Marillion!”

Paolo Barone©2013

P.S. Queste riflessioni mi girano in mente ormai da un po’ di tempo, e so perfettamente di non essere il solo. Ultimamente pero’ una cosa mi ha stimolato ad andare un po’ piu’ a fondo in questo senso: ho ascoltato un intervista fatta agli Area dopo un loro concerto ai tempi di “Maledetti”. Il pubblico li aveva pesantemente contestati perche’ si aspettava Settembre Nero e tutte le altre canzoni, mentre loro si erano presentati sul palco con due jazzisti e si erano lasciati andare alle sperimentazioni piu’ estreme. Bene, intervistati appena scesi dal palco, gli Area dicevano che era ora che il pubblico mettesse in discussione il proprio modo di sentire la musica e i musicisti stessi. I fischi andavano bene, no problem, loro li avevano messi in conto, facevano parte del gioco, non per questo avrebbero cambiato direzione. Il tutto facendosi delle grandi risate.

19 Risposte to “MARILLION! MARILLION! di Paolo Barone”

  1. tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 21/04/2013 a 19:53 #

    …i giorni scorsi,credo su RaiStoria,davano una specie di documentario sul Titanic,e una passeggera di quei tempi disse una frase che mi ha colpito e credo possa essere accoppiata al tema in questione ;disse a proposito del Titanic :”non ci sarà mai più un’altra nave cosi,mai più”.Ecco ,ho paura che questo vale anche per questa musica che ascoltiamo ancora nonostante siano passati decenni…..spero di sbagliarmi,ma….

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  2. Massi 21/04/2013 a 19:58 #

    A me i Marillion piacevano!
    Chissà, è già stato scritto tutto? O forse non siamo pronti per nuove sonorità, o magari non ce ne frega niente. Per quello che mi riguarda, ogni tanto mi avvicino a cose nuove, mi entusiasmo anche e ti chiamo contento. Ma poi, poi …… Poi metto su Since I’ve been lovin you e tutto crolla!
    Forse viviamo il rock come un rifugio dove sappiamo bene cosa troviamo e ci culliamo nella rassicurante consapevolezza che tutto andrà come deve andare e che i nostri dischi non ci tradiranno mai.

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  3. Pigi 21/04/2013 a 21:00 #

    Anche io non mi capacito di come possa essere stato possibile che nascesse così tanta buona musica in così poco tempo e, se vogliamo, anche in così poco spazio (Inghilterra e Italia…USA?). Uno dei motivi potrebbe essere la funzione seminale dei Beatles, che hanno trasformato la musica contemporanea da intrattenimento a forma artistica di successo. Ma ovviamente non basta. Certo e’ che non si potra’ mai replicare quello che si e’ sentito negli anni settanta del secolo scorso (oggi, per dire, mi sono fatto un pezzo in autostrada da solo con gli immensi Emerson Lake & Palmer a tutto volume). Anche io ho sviluppato una discreta capacità di ascolto, adoro la classica (LVB su tutti), ma non riesco ad appassionarmi a nulla uscito dopo il 1979. Aspetto con ansia.

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  4. lucatod 21/04/2013 a 22:32 #

    Sono assolutamente d’accordo con questo punto di vista , purtroppo oggi la musica tende a guardare al passato , mentre nei tempi d’oro si guardava al futuro … e si vede ..
    E’ anche vero che da parte mia non è che ci sia tutto questo interesse verso musicisti emergenti e nuove tendenze musicali (che a me sanno sempre di già visto o sentito) .

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  5. tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 22/04/2013 a 06:52 #

    …xe come e chitare,riuscite a emozionarvi davanti a una Firebird X o al Kemper?

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  6. mauro bortolini 22/04/2013 a 08:10 #

    Credo fosse il 1990, l’estate del mondiale, a Genova.
    Mi ritrovo con famiglia al seguito sulla scalinata delle tre caravelle, un
    giardino bellissimo, e stanno montando un palco.
    Incuriosito mi avvicino e riconosco Fish che chiacchiera coi fans.
    Se non vado errato era gia’ solista e forse era il suo primo tour senza
    i marillion.
    Riguardo alle riflessioni di Paolo, ho smesso da tempo di cercare e di
    aspettarmi qualcosa di nuovo e travolgente.dalla musica.
    Nello stesso tempo, volgendomi indietro, ringrazio per tutto quello che
    il rock mi ha dato. Che non é poco.

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    • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 22/04/2013 a 10:39 #

      …sacrosanto,poi io che sono pigro ,di tutto il “rock” e affini ,finora ne avrò ascoltato una minima parte (probabilmente quella che mi interessa di più,non sono obbligato ad ascoltare tutto quello che è uscito).Forse è un po’ come la scultura o la pittura:mi emoziona una mostra dei quadri del Canaletto (vista a Treviso anni fa:Mai visto quadri cosi) che i tagli di Fontana o le opere di Cattelan .E’ solo per fare un esempio.Detto questo se viene fuori qualcosa di nuovo e naturalmente in grado di apprezzarlo…..ben venga

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  7. bodhran 22/04/2013 a 12:19 #

    Entro nella discussione un po’ “a gamba tesa”. Non riesco a mandar giù l’idea dell'”era meglio prima”, come a dire che quei musicisti fossero necessariamente “migliori” degli attuali. Trovo ovvio che ora si guardi di più al passato di quanto non si facesse a fine anni ’60, ma il rock nasceva in quel momento, e un “passato rock” semplicemente non esisteva.
    Non credo che il rock sia morto perchè sono arrivati musicisti “peggiori”, stiamo parlando di un genere tutto sommato sempice, sia come strutture che come armonie, e penso che, come è successo al blues e al jazz, in pochi anni si sia chiuso il cerchio delle possibilità, se teniamo fissi i paletti che lo hanno caratterizzato nella fase iniziale. Questo però non vuol dire che non si possano aggiungere belle canzoni alla storia del rock, o che contaminandosi con altri generi non si possa creare qualcosa di interessante, certo su una base oramai consolidata, certo non così dirompente come possono essere stati Revolver dei Beatles o i live di Hendrix; magari saranno più rari nel tempo, ma secondo me di bella musica fortunatamente se ne continuerà a produrre anche negli anni a venire.

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  8. Paolo Barone 23/04/2013 a 04:32 #

    Grazie tantissimo a tutti per i commenti!
    Si, forse e’ vero che il cerchio delle possibilità si e’ praticamente chiuso, almeno con il rock in senso stretto, quello chitarra basso batteria…Eppure io continuo a sperare e a cercare….Certo, la sensazione che ti da tornare a certi dischi, a certe sonorità, e’ un “tornare a casa” del quale a volte abbiamo veramente bisogno. Continuo a pensare pero’, che lo spirito del rock, o forse dell’arte in generale, sia qualcosa diverso da questo.
    Vorrei anche chiarire che non ho nulla contro i Marillion o, per dire, i Chesterfield Kings o tutte quelle band che portano e hanno portato avanti sonorità inventate da altri.
    Ultimamente ho preso i nuovi album di Uncle Acid and the Dead beats e Black Angels. Mi sono sembrati dei lavori interessanti, dei sinceri tentativi di creare sonorita’ nuove partendo da radici Hard e Psichedeliche. I secondi li ho anche visti live, qui a Detroit, un paio di giorni fa, in un concerto pienissimo con un light show originale e un forte entusiasmo del pubblico, in gran parte sotto i trent’anni. Magari verro’ smentito dai fatti, proprio all’indomani di questa mia riflessione sul Blog…Ne sarei felice!

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  9. mauro bortolini 24/04/2013 a 12:24 #

    Nella black music l’ultimo grande é stato PRINCE che non é piu’ un ragazzino.
    Nel blues l’ultimo grande é stato ROBERT CRAY ed anche lui ha la sua eta’.
    Nel rock l’ultimo grande é stato KURT COBAIN ?
    Nella chitarra il nuovo é JOE BONAMASSA ?
    Ditemelo un po’ voi………..

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    • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 25/04/2013 a 03:42 #

      …ne approfitto per chiedere a proposito di nuovi,o quasi nuovi,un parere su un tipo che alcuni definiscono genio,altri il contrario.Io per quel poco che ho ascoltato,non mi prende ; si tratta di Jack White .Devo dire che non ho una grande capacità di analisi .Devo ancora riavermi da quel KO che mi ha rifilato Tim Tirelli quando ho letto in un suo post che per lui Lake era l’ “anima ” dei Crimson.Ad un tratto mi è caduta la soppressa dagli occhi.Io che avevo sempre amato i Crimson ,i primi Crimson ,consideravo su tutti Fripp.Poi si è visto dove li ha portati.Lui diceva che non potevano continuare con quel tipo di musica dei primi album:ormai aveva già detto tutto.Sarebbe stato un ripetersi.E invece devo dar ragione a Tim.Con le sue melodie ,le sue ballate era lui “i Crimson”.Anche lui però doveva fare i conti con il Fripp di turno: il grande Keith Emerson. Attualmente,per chiudere,ho scoperto (riscoperto) dopo anni di oblio un pezzo meraviglioso : “The Sage” da “Pictures at an exibition.”Ci ho messo 3 gg.ad impararla,ma attualmente all’acustica è il mio “horse war”

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      • Paolo Barone 25/04/2013 a 16:43 #

        Per quello che il mio parere possa valere, direi che JW ha prodotto degli ottimi album come White Stripes, White Blood Cells su tutti, e una canzone che rimarrà come un classico del rock nei secoli dei secoli. Dopo, secondo me, non ha più fatto nulla di interessante. Non e’ poco, certamente non e’ un genio, ma e’ stato uno degli ultimi a dare un contributo originale di valore.
        Non dar retta a quel pazzo di Tim! I Crimson sono sempre stati un collettivo mutevole guidato da Fripp. Il buon Lake ha dato il suo contributo nei primi bellissimi dischi, ma poi i KC hanno continuato il loro viaggio sonoro con diverse formazioni e capolavori come Larks, Red o Discipline.

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      • timtirelli 25/04/2013 a 17:36 #

        Beh, posso accodarmi anche io allora. Non dar retta a quel matto di Polbi, Tiziano, i KC senza Greg Lake non sono altro che una discreta band alle prese con ricerche musicali piuttosto noiose. Jack White è una mezza sega di chitarrista-compositore assunto al ruolo di guru del nuovo rock grazie a quei critici che amano quel tipo di sferragliamento che passa sotto il nome di garage(bues)rock, genere che non è nemmeno musica, ma è solo un insieme di banali esperimenti sonori fatti con chitarre elettriche. Lui e i KC(post-Lake) sono due dei nomi più sopravvalutati della musica rock. JW ci sta alla perfezione nel documentario IT MIGHT GET LOUD, documentario su tre musicisti ridicoli: lui, l’altro chitarrista irlandese che senza la pedaliera non avrebbe suonato nemmeno nei club della mia zona e quel signore divorato dall’accidia musicale che un tempo potrà anche essere stato un fenomeno, ma che considerarlo oggi chitarrista è un insulto a chi sa suonare davvero una sei corde. La società occidentale è in evidente declino, si vede anche da questo.

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  10. Baccio 24/04/2013 a 18:23 #

    Io la faccio mooolto semplice: sto ascoltando proprio adesso il doppio CD live dei Marillion Eary Stages: The Highlights e lo trovo magnifico!
    Ascoltate Market Square Heores registrata a St. Andrews nel 1988 e poi mi dite. Tutto qui, mi piacciono un sacco e non ho bisogno di analizzarne le ragioni.
    Pensare che li vidi nel 1987 o 88 a Livorno e mi lasciarono indifferente

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  11. Paolo Barone 25/04/2013 a 19:19 #

    Visto?! Che ti dicevo io…Tim e’ totalmente fuori di testa!
    MA, e’ l’unico critico/scrittore di musica che riesce a farmi sorridere anche in questo momento, che qui a Detroit (che gia’ di per se’ ad essere qui non c’e’ un cazzo da ridere) piove e nevica e fa un freddo assurdo. POI posso pure non essere d’accordo con le sue sparate, ma, insieme a Lester Bangs e’ il più punk degli scrittori rock che io abbia mai letto. Giuro! E certe volte lo scavalca a sinistra al povero LB, altroché…! Numero Uno.

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    • tiziano's ( the best guitar in Zianigo) 25/04/2013 a 19:46 #

      …..a Detroit ,chissà che bello.Io ho fatto fatica la scorsa settimana a muovermi da Zaianigo a Vicenza per il VicenzaGuitarFestival…..comunque all’epoca io ho consumato per esempio Lizard ,definito da Fripp (al quale assomigliavo un po’,portavo anch’io la barbettina ai lati delle guance e i capelli crespi)”Kilometri più avanti” rispetto ai primi due album.Fino a Starless & Bible Black sono stati interessanti.Mi emoziona ancora “the nigth watch”,chissà cosa voleva dire una frase del testo “…e lezioni di chitarra per la moglie….”poi con l’avvento di Adrian Belew non li ho più seguiti,troppo allucinanti….ma Fripp è un genio senza se e senza ma,se poi non piace pazienza….non è mai banale.Punto

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  12. lucatod 25/04/2013 a 22:55 #

    Sono d’accordo con il punto di vista di Tim su JW e i suoi illustri colleghi del film It Might Get Loud..
    Riguardo i KC , il primo LP lo ritengo un capolavoro insuperabile nella loro discografia , nonostante questo l’album che preferisco in assoluto è RED , non sarà perfetto ma a me ha sempre trasmesso tanto (in particolare Starless) . Con Belew apprezzo i pezzi più orecchiabili dei tre album degli anni ottanta , ma un album intero lo ascolto molto di rado .
    Forse la critica musicale tende ad esaltare questi dischi un pochino più del dovuto , al contrario ho letto recensioni crudeli verso buona parte della discografia degli EL&P . Questo onestamente non lo riesco proprio a capire , che hanno di sbagliato album come TRILOGY o TARKUS ?Ad esempio cosa rende MADE IN JAPAN un capolavoro (e certamente lo è) e THE SONG REMAINS THE SAME o WELCOME BACK MY FRIENDS TO THE SHOW … album mediocri o megalomani ?

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  13. mauro bortolini 26/04/2013 a 12:06 #

    Durissimo l’intervento di Tim.
    L’attesa di musica nuova di page ricorda quel libro , il deserto dei tartari,
    dove una guarnigione invecchia in attesa dell’invasione nemica che non
    arriva mai.
    Ma, se non erro, nell’omonimo film, nel finale un polverone si solleva
    all’orizzonte…….o no ?

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