PFM 1971-2006 35 ANNI DI ROCK IMMAGINIFICO di Donato Zoppo (2006 Editori Riuniti – 16 euro) – TTTT

31 Mag

Da quando Picca mi ha regalato il suo libro sul prog, seguo DONATO ZOPPO. Lo abbiamo anche intervistato se ricordate e le impressioni che tutti ne abbiamo avuto sono più che positive. Ecco quindi che sono andato alla ricerca del suo libro sulla PFM, gruppo che amo molto.

PFM 1971-2006

Quello che mi colpisce di Donato è la capacità di analisi e il saper contestualizzare il tutto nei periodi storici di riferimento con molta precisione. Questo senza nostalgie personali (come invece faccio io), essendo il nostro Donato nato nell’anno in cui usciva CHOCOLATE KINGS. Gli album del gruppo e le vicende a loro collegate sono dunque trattati in maniera dettagliata ed esauriente.  Sarebbe bello fossero disponibili dati, storielle e aneddoti sui tour del gruppo…l’elenco delle date, gli artisti a cui facevano da supporto, etc etc ma la PFM non è un gruppo come i LED ZEPPELIN, le info non sono tante, i bootleg pochi, pertanto non bisogna pretendere l’impossibile nemmeno da un attento giornalista musicale come Donato. In appendice 17 (!) pagine dedicata alla discografia, 12 (!) alla bibliografia e 3 alla sitografia. Donato non trascura nulla, per questo io lo amo! :-)

Donato Zoppo

Donato Zoppo

Naturalmente non è un amore incondizionato, su un paio di cosette ho da ridire:

A pag 125, descrivendo lo stato del prog a fine anni settanta scrive “pessimi gli ELp con LOVE BEACH”. Lo sapete, su questo argomento sono assai suscettibile. Prima o poi dovrò scrivere la mia ode a LOVE BEACH. Al di là della mia visione della cosa, non credo che LA SPIAGGIA DELL’AMORE sia un disco pessimo. Magari non è riuscito, non è a fuoco, a tratti è sfasato, ma si può definirlo pessimo? Io credo di no. Penso che sul giudizio influisca il nome dell’album e la foto di copertina. Ne riparleremo.

SUONARE SUONARE per me è uno dei grandi album della PFM e non “un disco che sconta incertezze e non può essere annoverato tra i capolavori del gruppo”

PHIL COLLINS non lo reputo uno showman (come invece fa Donato nel rapportarlo a FRANZ DI CIOCCIO), anzi penso che sul palco -nelle vesti di front man-  non ci sappia fare, a dispetto dei 200 milioni di dischi venduti (100 da solo e 100 con i Genesis). Certo è un gran cantante (e un gran batterista naturalmente), ma on stage non è che  abbia una verve particolare e che emani tutta questa simpatia.

Ultima cosa… la grafica della copertina: lofi! Foto del gruppo in giacca e maglioncino tipo amici che si ritrovano al matrimonio  di un parente , diciamo fine anni novanta inizio anni duemila,  al ristorante Cardinal di Bastiglia di Modena! Ma dai! Il sottotitolo del libro recita “35 anni di rock immaginifico”, e il rispettivo visual sarebbe quella foto? Ma chi è il genio che ha avuto questa pensata? Una foto della PFM scattata durante i tour americani, inglesi o giapponesi negli anni settanta no eh? Ma come si fa a snobbare le più elementari regole del marketing. Se non fosse stato per il nome dell’autore, col cazzo che compravo il libro, dal punto di vista visivo ha lo stesso appeal di un libro dedicato ai santini (quelle immaginette cartacee raffigurante l’icona di un Santo o di una Santa).

PFM LIve

Non voglio concludere il post con questo appunto negativo, preferisco far risaltare ancora una volta la buona prova di Donato e la musica meravigliosa della PFM (almeno quelle che va dal 1972 al 1982), un gruppo che insieme ai GENESIS (1970-78), agli YES (1971 – 1978) e ai miei adorati ELP (1970 – 1979), ha scritto le pagine più belle di quella musica che oggi chiamano rock progressivo.

FRANZ, FRANCO, FLAVIO, MAURO & LUCIO, GIORGIO & PATRICK, BERNARDO: WE SALUTE YOU!

9 Risposte to “PFM 1971-2006 35 ANNI DI ROCK IMMAGINIFICO di Donato Zoppo (2006 Editori Riuniti – 16 euro) – TTTT”

  1. Baccio 31/05/2013 a 10:33 #

    Oltre Love Beach degli ELP, altri dischi bistrattati e che invece a me piacciono sono Come taste the band (Deep Purple) e Born again (Black Sabbath che fecero nel 1983-84 un tour di cui colleziono tutte le registrazioni che trovo: chi altri può permettersi di finire un concerto con l’accoppiata killer Smoke on the water / Paranoid?)

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  2. lucatod 31/05/2013 a 11:41 #

    Sicuramente un proposta interessante , non sono un fan in senso stretto di questo straordinario gruppo nostrano , ma ci sono periodi nei quali li ascolto di continuo . Il periodo che preferisco è ovviamente quello dei ’70 , del successo internazionale e dei rapporti con gli ELP . E a proposito di questi ultimi , ho già espresso più volte il mio totale apprezzamento per LOVE BEACH , un disco che personalmente considero magari imperfetto ma che mi piace moltissimo . D’altro canto come scrive Baccio , pure io ho i miei dischi bistrattati dei quali colleziono anche eventuali bootlegs . IN THROUGH THE OUT DOOR è guarda caso il primo esempio (anche se le vendite mi darebbero ragione) , un album criticato da coloro che dai LED ZEPPELIN avrebbero preferito una discografia fatta solamente di ripescaggi blues LZ – LZ II e guai dico guai allontanarsi da quella strada per sperimentare e trovare nuove soluzioni .
    ANIMALS dei PINK FLOYD , considerato poco più che una raccolta di pezzi riciclati , e THE LONG RUN degli EAGLES che viene bollato come un lavoro mal riuscito , solo perché da sempre paragonato al suo predecessore . GOAT HEAD SOUP e IT’S ONLY ROCK ‘N ROLL degli STONES , ritenuti dei dischi stanchi anche se non ne ho mai capito il motivo .
    Mi fermo qua perché per alcuni titoli potrei essere preso a sassate …

    Riguardo Phil Collins la penso come Tim , presenza sul palco zero , magari carismatico e stacanovista ma per quanto mi riguarda , due ottimi esempi di show man sono Freddie Mercury e Mick Jagger .

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  3. Alexdoc 31/05/2013 a 12:26 #

    I Pfm sono la mia band preferita del Prog italiano, e una delle mie preferite tra quelle del Prog in assoluto. Anch’io oltre al ciclo d’oro dei ’70 ho sempre amato molto “Suonare suonare”, l’album della svolta pop (paragonabile a quella contemporanea di Genesis e Yes, ma per me riuscita meglio nel caso della band italiana), e addirittura il successivo “Come ti va in riva alla città”, essenziale, asciutto, a tratti anche hard. Poi col live “Performance” si chiude il periodo migliore del gruppo. L’anello debole della catena della Pfm è per me “Passpartù” del 1978, malriuscito ultimo tentativo di restare nell’ormai declinante Progressive, con testi surreali ad opera di Gianfranco Manfredi, disco dimenticabile ricordato oggi solo per la copertina di Andrea Pazienza. L’anno dopo entrarono in una pausa di riflessione superata nell’epocale tour con De Andrè, e poi con “Suonare suonare”, che fu una bella sterzata che li fece conoscere a un nuovo pubblico e aprire una nuova strada. Non esito quindi a definirlo uno degli album in senso stretto più importanti per la loro carriera, che senza di esso poteva finire in quel momento, immeritatamente.

    Spezzo una lancia a favore di Collins, in questo blog notoriamente poco amato: con quella faccia da amico dello zio, o da vicino di casa, non potendo contare su un physique du role da rockstar come certi nomi elencati sopra, sopperiva puntando col “fare il simpatico”, ma capisco benissimo che poteva suscitare effetti opposti, risultando a molti un campione di antipatia. Devo ammettere che senza il suo esempio di passare dalla batteria al microfono forse Di Cioccio non ci avrebbe mai pensato, non avendo mai cantato un pezzo nella Premiata prima del 1980. Ricordo in una lontana intervista Franz che disse di aver deciso seguendo il suo esempio “se c’è riuscito lui perchè non posso io?”, ma come personalità di frontman l’abruzzese trapiantato a Milano ne aveva più dell’inglese, che compensava con doti vocali indubbiamente superiori.

    Sul capitolo “album bistrattati di grandi band”, mi associo a tutti quelli indicati da Baccio e Luca (di molti abbiamo già ampiamente trattato in un post su un articolo di Rolling Stone sui “dischi da evitare”, spesso ingiustamente) aggiungendo personalmente “Tango in the night”, l’ultimo buon disco in studio dei miei amatissimi Fleetwood Mac versione “dream team Pop”.

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  4. timtirelli 31/05/2013 a 12:31 #

    RICEVO VIA EMAIL DA DONATO ZOPPO E VOLENTIERI PUBBLICO:
    ——————————————————————————————-
    Grande Tim!
    Grazie di cuore per quello che hai scritto,
    te ne sono molto grato.
    così come sarei molto grato se tu potessi pubblicare questa mail,
    non so se nei commenti o proprio in un post del blog,
    così alimentiamo una chiacchierata in merito.

    Il libro sulla PFM uscì nell’ottobre del 2006,
    sono passati quasi 7 anni da questa mia prima fatica editoriale,
    e come tutti i miei amici sanno – è una cosa che ripeto sempre… –
    se potessi riscriverlo ne sarei felicissimo.
    Ma ero giovincello e ancora infatuato della PFM,
    rispetto alla quale oggi ho un rapporto di amore più “meditato”,
    non focoso e passionale…
    Ci sono un po’ di giudizi sommari e altri invece fin troppo enfatici,
    oggi se potessi riscriverlo rivedrei molte cose,
    ferma restando l’intelaiatura del lavoro che in linea di massima credo funzioni ancora,
    come sottolinei anche tu.

    Inoltre oggi scrivere un libro su Franz e soci sarebbe più “facile” grazie alle fonti:
    come tu stesso noti, non è che ci siano tantissime informazioni a riguardo,
    e nel 2006 c’era ancora di meno…

    Come sai non sono un amante sfegatato di ELP,
    preferisco un altro tipo di progressive,
    quello creativo e magico alla King Crimson,
    quello smagliante alla Yes,
    oppure quello jazzofilo di Canterbury,
    e anche per questo ritenevo pessimo Love Beach.
    A riascoltarlo oggi, cosa che ho fatto guarda un po’ qualche settimana fa,
    tenderei a moderare il giudizio,
    che è affine al tuo:
    un disco non riuscito, probabilmente forzato e non sinceramente voluto.

    Suonare Suonare a mio avviso resta un disco indeciso e un po’ acerbo:
    alle spalle c’erano anni di ottimo art-rock ma anche un disco secondo me eccellente come Passpartù,
    al quale avrebbero dovuto fare riferimento in quella fase.
    Un disco che è molto in linea con gli arrangiamenti per De André,
    e che aveva quella verve jazz-acustica che invece Suonare Suonare,
    più pop-rock/cantautorale, rifiutava in blocco.
    Ovvio che grandi pezzi come Maestro della voce, la title-track e la divertente Volo a vela
    erano boccate d’aria in quel periodo triste per la musica nostrana.

    Le similitudini tra Franz e Collins secondo me c’erano:
    entrambi batteristi, entrambi motori dei rispettivi gruppi,
    Franz vocalmente non era all’altezza ma suppliva con grande brio
    (che ha ancora oggi, e conoscendolo di persona so che anche nel privato è di un entusiasmo contagioso),
    Phil splendida voce e grande entertainer.

    Copertina:
    triste, davvero triste,
    lo so bene…
    Sai bene che titolo e cover li decidono gli editori,
    soprattutto quando ci sono problemi di copyright sulle foto da usare…
    Se dovessi tirare fuori alcuni scatti che mi fece vedere l’editor,
    se non ricordo male courtesy by Sony Music,
    ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli…
    Quella lì – periodo Serendipity, se non vado errato quando fecero la conferenza stampa con la Nanda Pivano –
    era la migliore possibile…

    Tra l’altro Tim,
    entro la fine dell’anno uscirà il mio nuovo libro,
    su un gruppo che credo a te piaccia molto,
    anche perchè nel loro primo disco c’è una delle grandi voci rock
    che a te garba molto…
    non posso dire altro!

    Dz

    Suonare Suonare a mio avviso resta un disco un po’ acerbo e indeciso: all

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  5. timtirelli 31/05/2013 a 12:47 #

    Donato, mi fa piacere che la recensione ti sia tutto sommata piaciuta, ma non mi devi ringraziare, io scrivo quello che sento dentro, la bellezza di un blog come questo è che posso scrivere tutto senza tanti filtri, senza aver paura di piacere o meno all’artista di cui scrivo.

    Io sono contento di averti conosciuto e di poter leggere le tue cose. Non sono tanti i giornalisti musicali che stimo, tu sei uno dei pochi.

    So perfettamente cosa intendi per “se potessi riscriverlo ne sarei felicissimo”, credo che sia naturale. Io nel 1987 scrissi e pubblicai con la GAMMALIBRI/KAOS EDIZIONI la biografia italiana di JIMMY PAGE, Se potessi riscriverlo lo farei per intero, non terrei probabilmente nemmeno una frasetta. :-) Sono anni che mi trastullo con l’idea di pubblicare in proprio un libro sui LED ZEPPELIN, chissà se riuscirò mai nell’impresa, ma in ogni modo sarebbe assai diverso dal libretto scritto 26 anni fa….

    Per le lieve differenze di vedute circa la PFM e COLLINS, nessun problema, giusto che ognuno abbia le sue.

    Il tuo prossimo libro entro fine anno? Che bello, non vedo l’ora. Un gruppo che a me piace e nel cui primo disco c’era un cantante che mi garba molto? Peccato tu non possa dir di più. Ad ogni modo, attendiamo con trepidazione.

    Grazie per il commento e grazie per continuare a seguire questo blog, la tua presenza ci onora. Come mi onora quello della comunità che si è riunita attorno a questo spazio web miserello. Mi basta leggere i commenti qui sopra, per sentirmi orgoglioso. lo so che lo ripeto sempre, ma le bluesheads che gironzolano qui intorno sono specialissime. Grazie a tutti.

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  6. mikebravo 31/05/2013 a 12:59 #

    Bello! Veramente bello! Grazie aTim ed a Donato!!!!!
    Il mio modesto parere: ho visto la PFM nel 1979 a Bologna con Fabrizio.
    Concerto indimenticabile.
    Ho visto la PFM nel 1981 al festival dell’unita’ di bologna : erano i tempi di Come
    ti va in riva alla citta’. Buon concerto. Grandi musicisti.
    Di Cioccio come cantante non é che mi piacesse tanto.
    Riguardo ELP: averli rivisti in concerto a distanza di 25 anni, mi ha ridato
    le stesse emozioni della prima volta.
    Musicisti immensi, incommensurabili.
    Love beach é stato composto quando ormai il trio era allo sbando.
    Nemmeno Emerson é tenero quando ne parla.
    Io la mia copia in vinile di stampa usa con inner sleeve e cut cover
    non l’ho mai data via…………..

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  7. Paolo Barone 31/05/2013 a 21:25 #

    Il tour De Andre – PFM e’ stato, per certi versi, il vertice assoluto della musica italiana.
    Era tanto che questa cosa mi girava per la testa, ora approfitto di questo momento sul blog per tirarla fuori.

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  8. Pol 01/06/2013 a 15:36 #

    Franz Di Cioccio non è un vero e proprio cantante, decente, sì, ma del tutto privo di pathos e di dinamica, il suo registro vocale è piuttosto “piatto”. Pessimo, tra l’altro, nei brani di De Andrè, che necessitano di un registro dolente, profondo e baritonale che gli fa difetto. Per quanto riguarda Phil Collins, beh, sarò un po’ di parte ma dissento sul fatto che non sia anche uno showman di tutto rispetto, certo non era il tipo che si travestiva come Peter Gabriel, ma aveva un modo suo, più piacione, da pub se vogliamo, di intrattenere il pubblico. Simpatico od antipatico che sia, ovvio, questo è soggettivo.

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  9. mauro bortolini 02/06/2013 a 18:22 #

    Quando al palamalaguti ho visto i genesis rimasti in due con un nuovo
    cantante sono stato costretto a rimpiangere Phil Collins mio malgrado……
    Ho visto Steve Hackett che é molto piu’ Genesis lui da solo che i Genesis
    rimasti in 3 o addirittura in 2……
    In effetti Fabrizio De Andre’ é un grandissimo della musica italiana, oramai
    giganteggia nel ricordo, nelle mostre, nei libri che vengono scritti su di lui.
    Persino i suoi dischi hanno raggiunto quotazioni astronomiche.
    Il suo ultimo vinile ,ANIME SALVE, usci’ in tiratura limitata.
    Una copia sigillata si puo’ vendere a diverse centinaia di euro.
    Di recente ho trovato NUVOLE BAROCCHE un’ antologia del primo periodo
    rara e ben quotata.

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