La fine del Corallo, groupie nude che mimano i LZ a Earls Court 1975, i dubbi sulla musica che ascolto and other assorted blues songs

29 Gen

Venerdì sera decidiamo di andare al Corallo a vedere i Rockets. Ora, il gruppo francese ha sempre fatto cagare, ma qualche pezzo fa parte della mia adolescenza (ON THE ROAD AGAIN, APACHE, GALACTICA) e in questo venerdì di fine gennaio non sembra una cattiva idea. Sono con la groupie e con Lele. Ci fermiamo a mangiare la pizza al Rock Village, che è lì poco distante, locale che, a dispetto del nome, tiene in sottofondo una muzak che è squallida dance senza arte nè parte. Mentre mangiamo ad alta voce mi chiedo “ma suoneranno dal vivo o in playback?”. Che sciocco sono stato a non pensarci prima e a non dare un’occhiata in internet.

Alle 23 siamo davanti alla biglietteria del Corallo. Con noi solo qualche altra decina di avventori. Strano, i parcheggi intorno al locale sono pieni. Entriamo e scopriamo che non si può andare nella sala-pista principale, ma solo al piano superiore, perché c’è gente che sta cenando? Gente che sta cenando? Sulla pista del Corallo? Ben presto elaboriamo il tutto: il Corallo ha cambiato strategia, ormai è uno di quei posti per quel pubblico medio di (s)fighetti di età variabile tra i 35/60 che vogliono cenare e poi ballare al ritmo dei classici della discomusic. Prosecco dentro a secchi pieno di ghiaccio, donne che in alcuni casi sono vestite come o si atteggiano a Milf e Cougar. Siamo sbigottiti; tutto lecito per carità, ma non al Corallo, nel “nostro” Corallo, locale che dal 1983 è sinonimo di Rock club, di discoteca Rock, teatro di esibizioni live di gruppi leggendari (versione 2.0) e delle band più rinomate del territorio. Al venerdì sera ormai al Corallo è così, e in fin dei conti dal punto di vista del ritorno economico i gestori hanno ragione, i tavoli imbanditi per la cena sono tanti, la pista da ballo è piena…ma…

La nuova fase del Corallo - 23-1-2015

La nuova fase del Corallo – 23-1-2015

Oltre al nuovo pubblico del Corallo ci siamo anche noi, più o meno 40/50 persone venute per il concerto, gente che seguiva i Rockets tra la fine dei settanta e gli inizi degli ottanta, rockettari, metallari, uomini e donne di blues, gente insomma che è curiosa di vedere una band del passato dedita al disco-space-Rock alle prese con un concerto dal vivo. Le nostre aspettative finiscono presto nella toilette. Sul palco qualche tastiera, niente amplificatori, niente batteria. Alle 00,30 ancora nessun segno dei Rockets. La gente balla nella pista e noi ci annoiamo. Lele decide di andarsene. Io e la groupie, stoici, rimaniamo. All’una, dopo due ore d’attesa, quattro sconosciuti con i capelli e vestiti da motociclisti cosparsi di una patina grigiastra salgono sul palco. Parte la musica; il gruppo mima mosse su tastiere e chitarra, il cantante canta in inglese e incita in italiano. I due pezzi che aprono la serata sono inascoltabili.

Il terzo pezzo è ON THE ROAD again versione dance, ed ecco che entra l’unico vero (?) Rocket rimasto. Lo guardo un po’, lo compatisco… svendersi così … girasse con una band vera e propria anche anche, ma con quattro marionette presumibilmente italiane e con questo tipo di serate non c’è d’andarne fieri. Oh sì, i soldi prima di tutto, certo, però che schifo. E in febbraio arriva ALAN SORRENTI, sempre di venerdì. Mah. Prendo la groupie e scappo dal Corallo.

Quel che rimane dei Rockets - foto Saura Terenziani

Quel che rimane dei Rockets – foto Saura Terenziani

Sabato mattina. La sveglia suona alle 07,30. Mentre spigozzo un po’, sento che la groupie si sveglia e mi chiede “Senti, ma secondo te, che versione di STAIRWAY devo fare con le tastiere?”. So che a lei piace quella di EARL’S COURT 25 maggio 1975 contenuta nel DVD ufficiale dei LZ, ha sempre fatto quella quando suonavamo con il tributo otto anni fa, ma io dico la mia “io farei quella di NY 1973, quella di THE SONG REMAINS THE SAME e fosse per me fare anche SIBLY versione live 1973, ma è molto diversa da quella in studio, arrangiamenti di chitarra e piano completamente differenti, impiegherei molto ad impararla, ammesso e non concesso che io sia capace di suonare a quel livello…”. “Mettila su” mi fa la groupie. Vado nello studiolo e mentre infilo il dischetto mi interrogo sui discorsi che faccio con la mia groupie di sabato mattina; invece di “Senti andiamo a vedere se troviamo quelle Adidas in saldo oggi?”, “Vai a farti una pulizia del viso più tardi?”, “Stasera andiamo a cena con la Genny e  Andrea il vecchio cuore rossonero?”, siamo lì a disquisire su che versione di certi pezzi dei LZ dobbiamo fare col gruppo. Ci ascoltiamo tutta SIBLY live 73 (che è probabilmente il mio pezzo preferito in assoluto di musica contemporanea e che comunque per me rappresenta i LZ come nessuna altra cosa), poi STH, sempre da THE SONG REMAINS THE SAME. Entrambi rimaniamo storditi per l’ennesima volta dalla grandezza del gruppo. Quante volte ho ascoltato il live TSRTS, centomila? Eppure eccomi lì ad emozionarmi a tal punto che mi scappa la pipì. Vado in bagno, mi lavo e quindi in camera a preparami per andare da Brian. Lei si infila in bagno, non prima di aver messo su STH da EARLS COURT 75.

Io sono pronto, sto per uscire, il pezzo è giunto alla fine della prima parte di arpeggio, dove PAGE cambia manico ed inizia la sezione “AND IT MAKES ME WONDER”; la groupie esce nuda e coi calzettoni dal bagno e si mette a mimare il tutto, prende perfettamente il SOL introduttivo e mentre lo fa incrocia la gamba destra dietro alla sinistra, in puro stile PAGE. Poi segue diligentemente gli accordi del ponte LA-, RE-, LA-, MI- RE, DO sghiribizzo. Io solo sbalordito. In perfetto sincrono poi mima l’entrata di batteria, alternandosi alle tastiere. Giunto il pezzo al punto della “fanfara”, poco prima del guitar solo, alza la doppio manico immaginaria e schitarra sul re, sempre nuda, con i calzettoni colorati ai piedi. Segue in tutto e per tutto il fraseggio di PAGE; il punto in cui sto per perdere i sensi dallo stupore è quando la vedo ricordarsi di quei licks dove PAGE scivola sul manico alcune volte (minuto 2:28 e 2:32 dello spezzone qui sotto) …

Mentre esco mi dico “an s’è mai vest Johnny Winter con ‘na groupie cla fa chi lavòr che“…oh forse sì?

Air_Guitar_Orihime_by_raevene

Per qualche giorno ho avuto il SAUB Blues. Ora che Brian è ospite fisso in struttura devo fare il cambio del medico. Arrivo al SAUB, Poliambutario del Policlinico di Mutina, un giovedì pom verso le 15,30. Mi dico, vado al pomeriggio che forse c’è meno gente. Prendo il biglietto, sono il 236, stanno servendo il numero 146. davanti agli sportelli SAUB decine e decine di immigrati, soprattutto nordafricani. Sono basito. Mi soffermo qualche secondo a pensare. E’ chiaro che devo tornare, ma come è possibile ci siano file così lunghe? Ora, è un po’ che sto cambiando modo di pensare, tutta questa immigrazione selvaggia mi dà da fare, hai voglia ad essere progressista, solidale e illuminato …io non ci riesco quasi più, perché la stragrande maggioranza di chi arriva è musulmano praticante e fervente, e di religione in Italia ne abbiamo già abbastanza.

Ora, c’è una bella differenza tra islamico ed islamista, ma c’è anche una bella differenza tra democrazia e teocrazia. E poi in Italia siamo già in 60 milioni, non siamo già strettini così? Sì perché poi mi tocca venire al Saub due o tre volte per cambiare medico, e certo è un disagio da nulla in confronto a ciò che hanno dovuto passare questi poveretti, ma dentro di me rimangono pulsioni razionali di ragionamenti difficili da accettare. Poi mi pento e mi dolgo dei mei pensieri … se fossi nato in un paese come i loro, dove magari non c’è stabilità e i problemi sono enormi, non partirei anche io per l’Italia? Io però sarei un Tim Tirelli africano, ateo e con il blues nell’animo, il Tim Tirelli italiano non dovrebbe temere nulla, al massimo potrei inscenare una protesta per far ridiventare il CORALLO un Rock club. Con questi ingarbugliamenti in testa, a testa bassa, lascio questa massa di disperati col foglietto in mano ad aspettare il loro turno.

Ritorno dopo qualche giorno, sono il numero 176, stanno servendo il 161, va un po’ meglio. Tra i quindici in attesa sono l’unico modenese insieme ad un signora di una certa età. Aiuto una africana che non ha capito che è il suo turno e che ora è aggredita dall’operatrice Saub; un nordafricano va in suo soccorso, l’operatrice si mostra sgarbata, il nordafricano indica me facendole capire che sono testimone del disguido, mi alzo faccio per andare a redimere la questione, tutto si risolve.  Scambio due battute con Mustafà (“Ci vuol pazienza” gli dico, e lui “Eh già”). Tocca a me. Sbrigo la pratica. Me ne vado, ma dovrò tornare per la faccenda pannoloni. Vita blues.

Stamattina mi alzo e mentre mi preparo sento per Radio Capital che a Reggio Emilia c’è stata una retata ad opera dei Carabinieri, diversi arresti di imprenditori ed esponenti della politica locale, fanno il nome di GIUSEPPE PAGLIANI. Apro il sito della GAZZETTA DI REGGIO e leggo:

RETATA A REGGIO EMILIA  L’operazione dei carabinieri del comando di Reggio Emilia si è concentrata soprattutto nelle province di Reggio Emilia e Modena. Arresti e perquisizioni in corso dalle 3 di questa mattina a Reggio Emilia città, Bibbiano, Montecchio, Brescello, Gualtieri, Reggiolo. Nel Reggiano sarebbero decine gli indagati e diversi gli arresti di imprenditori e anche esponenti della politica locale. Molti sono nomi di imprenditori cutresi, già noti per vicende legate alle mafie in Emilia. Ma l’arresto eccellente è quello di Giuseppe Pagliani, consigliere comunale e provinciale di Forza Italia a Reggio Emilia. Per lui l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’avvocato reggiano, noto esponente da anni sulla cresta dell’onda della politica in provincia, è stato portato via da casa sua, a Arceto, verso le 7 di questa mattina. (Dalla Gazzetta di Reggio del 28/01/2015)

Pagliani è il figlio di quello che comprava le vacche da mio nonno, nome quindi a me noto ma non certo simpatico. Giuseppe è uno che va a fare i pellegrinaggi a Predappio sulla tomba di mussolini e che il 25 aprile invece di commemorare la liberazione, se ne va sugli appennini insieme a qualche suo adepto a ricordare i caduti fascisti. Il personaggino è quello dunque, ma non sono felice del suo arresto, insomma… se son vere le accuse ben gli sta naturalmente, ma il segnale per la città in cui vivo e a cui è legata tutta la mia stirpe non è certo lusinghiero. Ancora una volta il giro cutrese fa sprofondare la città verso sinergie del malaffare che non ci appartenevano. E penso ai miei amici del sud che a volte fanno sberleffi a noi del nord, deridendoci per quanto sono brutti certi nostri paesaggi, certe nostre particolarità, la nostra industrializzazione.

Leggo anche che DELLA VALLE sta per scendere in politica, il nome della sua organizzazione o partito sembra sia NOI ITALIANI. A me DELLA VALLE non dispiace affatto, in tutti questi anni è stato l’unico imprenditore che ha avuto il coraggio e la forza di parlare in modo chiaro e netto. Non so cosa proporrà, non credo lo voterò mai, ma di sicuro lo starò a sentire. Qui sento parlare di SQUINZI, sento dire che ha ragione quando critica e dice quello che dice, ma io mi chiedo, ma dove cazzo era SQUINZI durante il ventennio del cavaliere nero? Quasi quattro lustri di inettitudine governativa, di scardinamento di quel poco di senso di comunità che ancora c’era in questo paese, di sfascio generalizzato della morale e del senso civico. SQUINZI è meglio che faccia il presidente del SASSUOLO e basta. E’ comunque curioso che in Italia imprenditori si mettano in politica, non riusciamo ad esprimere personalità adeguate che provengano dalla base, dalla scuola della passione politica.

In Grecia ha vinto TSIPRAS. Vedremo un po’ se un sistema alternativo sia possibile, se il capitalismo selvaggio di questi ultimi decenni potrà avere qualche trasformazione, se riuscirà a diventare qualcosa di più umano salvando così il pianeta e l’umanità dalla catastrofe.

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La smetto con questi pensieri e mi concentro sulla musica. Sto ascoltando da qualche giorno il disco di JIM STEINMAN che tempo fa mi regalò il Pike boy. Il contenuto di questo suo album solista è simile ovviamente alla saga di BAT OUT OF HELL, saga da lui stesso ideata e composta.

E’ una sorta di BORN TO RUN pieno di steroidi, ma mi piace e mi chiedo cosa potrebbe pensare Polbi se sapesse che in questa mattina sto ascoltando JIM STEINMAN. Sorrido, credo che il Michigan boy ormai non si sorprenda più di nulla, dopo che ha visto moltissimi musicisti del giro garage/punk di Detroit andare pazzi per la BAD COMPANY. Mi viene in mente POP, il mio amico, adorava JIM STEINMAN. Spazzo via la tristezza dovuta agli amici assenti, mi ricompongo, sto entrando a Stonecity, un’altra giornata di lavoro mi spetta. Let’s work.

Entering Stonecity - foto TT

Entering Stonecity – foto TT

Giovedì 29 gennaio. Ore 4,30: Palmiro è irrequieto, mi sale sul petto è inizia a fare la pastella. Mi sveglio. Non riesco più ad addormentarmi, troppi pensieri per la testa. Mi alzo, un caffè, qualche biscotto, un arancio. Sento addosso i primi sintomi di quella che potrebbe essere un’influenza. Tiro una madonna, domenica dovrei andare a vedere l’Inter e proprio non vorrei perdere l’occasione. Guardo fuori dalla finestra, tutto buio e freddo, d’altra parte sono i giorni della merla.

 giorni_merla4Mi metto in cuffia, SANTANA…SONG OF THE WIND… mi accovaccio sul divanetto mentre parto per le profondità siderali.

8 Risposte to “La fine del Corallo, groupie nude che mimano i LZ a Earls Court 1975, i dubbi sulla musica che ascolto and other assorted blues songs”

  1. Gianni Della Cioppa 29/01/2015 a 08:39 #

    Lucido, ironico, sempre in forma il Tim!!! Comunque condivido il tuo rammarico per il Corallo. Tanti locali rock si sono adattati a ristoranti/sale da ballo per milf/arrapati. Purtroppo!!

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  2. mikebravo 29/01/2015 a 11:16 #

    Chissa’ se anche Scarlett il sabato mattina regala belle sorprese a Jimmy ?

    Scarlett esce dal bagno mimando un assolo infuocato di jimmy.
    Anche lei é nuda.
    Jimmy sonnecchia nel letto.
    Lei lo provoca . JIMMY, NEL PROSSIMO DISCO VOGLIO L’ASSOLO
    PIU’ BELLO !!!!!!
    Jimmy si stropiccia gli occhi e risponde mezzo addormentato :
    LO SAI CHE STO LAVORANDO SULL’ ADAGIETTO DELLA QUINTA
    SINFONIA DI MALHER!!
    Jimmy !!!!!! Da quando Robert ti ha paragonato a Malher, ti sei fissato!!!
    E poi lo sai che l’adagietto l’ha gia’ fatto Jeff Beck!!!
    E poi, amore, ti devi dare una mossa , altroche’ adagietto…..
    MA SCARLETT!!!! VUOI CHE MI DIA ALLO SPEED METAL?
    HO UNA CERTA ETA’ …..L’ADAGIETTO VA MEGLIO…
    E POI CHI TI HA DETTO DI JEFF?
    NON E’ CHE TI STA RONZANDO INTORNO ?
    jimmy, lo sai che mo solo te, ma devi darti una mossa ……
    i fans ti aspettano………
    Ho letto su un blog italiano che ti hanno dato per morto e sostituito
    da sosia.
    NON DARE RETTA A QUELLO CHE SCRIVE LA STAMPA!!!
    Jimmy guarda Scarlett nuda e le sorride :
    IL MIO PROSSIMO ALBUM SARA’ TRIPLO, ANZI QUADRUPLO!!!!
    Scarlett salta sul letto e lo abbraccia.
    JIMMY, L’AFFARE SI FA GROSSO!!!!!!
    Lo puoi ben dire, baby.

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  3. lucatod 29/01/2015 a 12:18 #

    Puoi spiazzare tutti quanti con la versione di STH dal tour americano del 1977 . Compreso di assolo stop and go . Ovviamente scherzo , anche se la versione del 21/06 al Forum di L.A probabilmente è la mia preferita .
    Negli ultimi dieci anni , la maggior parte dei locali storici si è trasformata in pizzerie con karaoke . Purtroppo noi uomini (e donne) di blues siamo una schiacciante minoranza , di conseguenza il target al quale ora si rivolgono i gestori è cambiato … in peggio .

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  4. francesco boccia 29/01/2015 a 14:40 #

    La mia unica presenza al Corallo è stata la sera in cui si è esibita la migliore Zeppelin cover band del mondo. Il chitarrista se non ricordo male aveva T.T. come iniziali. Bellissima serata.

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  5. timtirelli 29/01/2015 a 14:58 #

    Ragazzi, ma qui MIKE BRAVO supera se stesso, ormai è pronto per Zelig.

    GIANNI: l’aria di smobilitazione è ormai chiara, temo sia la fine di un’epoca. Nostalgia, malinconia ma anche incazzatura…seppur siamo uomini di una incerta età, ci sentiamo pur sempre dei ventenni affamati di Hard Rock, dove cavolo andremo adesso il venerdì sera?

    LUCA: so chi cosa parli, ma per me la STAIRWAY di TSRTS rimane la versione definitiva. L’assolo poi mi pare il migliore in assoluto.

    FRANCESCO: dici davvero? Eri al Corallo nei primi anni duemila ad un concerto degli ZEPPELIN EXPRESS?

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    • lucatod 29/01/2015 a 15:39 #

      Tim , su quello non ci sono dubbi . Dovendo consigliare una versioni live di STH , sarebbe ovviamente quella da TSRTS , stessa cosa per SIBLY e No Quarter (dalla colonna sonora) , a mio parere superiori anche alla loro controparte in studio .
      Poi c’è quella parte di me che ama i LZ sporchi e cattivi del 77/80 ….

      Sul web ho visto questo bootleg della Tarantura , intitolato TOUR DE FORCE , contenente l’intero spettacolo del 28 luglio 1973 al MSG . la cover è simile a quella della colona sonora , con la tracklist che segue il vero ordine . Sai qualcosa a proposito della qualità audio?

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    • francesco boccia 29/01/2015 a 19:57 #

      Certo. Credo fosse il 2005 o 2006 (gennaio o febbraio, molto freddo). La prova: ricordo che quando avete presentato mistin mountain hope avete detto che era stata introdotta da poco nella set list. Bellissimo concerto. W gli Zeppelin express

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  6. bodhran 29/01/2015 a 15:52 #

    Io resto esterrefatto dalla notizia che i Rockets si esibiscano ancora,e ti ammiro per il coraggio di essere andato a “sentirli”. Io li ho apprezzati molto, ero un “fan”, tra i 7 e i 9 anni. Poi nel ’79 ho scoperto i Kiss e son passato al r’n’r, che però oramai è roba da vecchi; vuoi mettere la differenza tra ascoltare un gruppo che suona live e una serata di sano karaoke?
    Per le STH da ricordare, posso aggiungere quella al Paris Theatre del 71. Io, nella sua semplicità, la trovo meravigliosa.

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