Paul Gilbert uno di noi

15 Feb

Non so come mai ma PAUL GILBERT mi è sempre piaciuto. Il tipo di musica che ha prodotto durante la sua carriera non è esattamente la mia preferita, il tipo di musicista che è di solito è lontano dai miei canoni, fisicamente non mi sono mai rivisto in lui eppure c’è qualcosa che mi ha portato ad avere un occhio di riguardo per questo PIPPO disneyano dell’hard and heavy moderno. Non nego di aver amato un paio di album dei MR BIG, di aver giudicato interessanti un paio di suoi album solisti, ma di solito mi tengo alla larga da questi chitarristi virtuosi moderni (anche se ormai moderno PAUL non lo è forse più). Eppure in lui c’è qualcosa che mi ha attrae. Mi piace anche quello che pensa e dice (considerando il  mondo musicale di cui fa parte)…

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Tra la fine degli ottanta e i primissimi anni novanta certe cose dei MR BIG mi è piacquero davvero  parecchio…

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Ora leggo su CLASSIC ROCK MAGAZINE UK qualcosa sui cinque album che hanno formato il suo DNA musicale, tra questi LIVE (del 1978 con registrazioni live del 1977) di FRANK MARINO e THE SONG REMAINS THE SAME, il disco dal vivo dei Led Zeppelin del 1976 (relativo registrazioni dal vivo del 1973), senza scordare il primo dei VH.

http://classicrock.teamrock.com/features/2016-02-10/paul-gilbert-s-5-essential-guitar-albums

Ora, che gli piacessero i LZ non è una novità, ricordo la sua partecipazione al tour giapponese GUITAR WARS e ai suoi duetti con JOHN PAUL JONES…

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o il suo tributo ai LZ insieme a MIKE PORNOY…

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ma vedere che due (tre) album che lo hanno formato sono anche i miei è davvero piacevole. Ho molto goduto nel leggere quello che pensa di FRANK MARINO…

Frank Marino & Mahogany Rush – Live (1978)

(In a low, menacing voice) “’Ladies and Gentleman… Will you please welcome… Frank Marino… and MaHOOOOOOOgany Rush…’ BOOM!

“This album is another example of superior shred being produced before ‘shred’ was a musical term. Frank Marino plays blindingly fast guitar with a tone that sounds like it will form a new indestructible metal alloy – once it cools. Only it stays molten for the whole record.

“Frank is another victim of Hendrix-clone accusations. He does cover Purple Haze, and he also does Johnny B. Goode, which Hendrix covered, but to my ear, Frank’s playing and tones have a flavour and intensity that are unique to him.

“I still marvel at Frank’s jazz lines in I’m a King Bee. I’ve tried working on similar changes for years, and I still don’t get close to how good he sounds. Either Frank is really smart, or I’m really dumb. But let’s take me out of the equation – just listen to the record and dig it!”

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e di THE SONG REMAINS THE SAME…

Led Zeppelin – The Song Remains the Same (1976)

“Before there was guitar, there was air guitar, at least for me. I spent years in front of the mirror with my Sears ‘Deluxe’ stamped-aluminium, suction-cup, yarn-cabled toy guitar before I ever played a note on an actual instrument.

“My mom was cool enough to take me to see The Song Remains the Same at a midnight showing. I was surprised at how boring the jams were and how few of the songs I knew. But I bought the soundtrack album anyway, and it grew on me. And grew. And grew. Until I could follow every Jimmy Page riff, solo, violin-bow howl, Theremin scream, and wah-wah move… all performed while pouting, duck-walking and strutting around Madison Square Garden, with a Les Paul slung low and pants worn unusually high to maximise the effect – a trick I didn’t work out until years later and am still hesitant to imitate.

“The boredom was gone. This was the best air-guitar workout imaginable! Jimmy had one other trick up his sleeve that put him far beyond his Yardbirds alumni. That trick?… Forming a rock band with Robert Plant, John Paul Jones and John Bonham. It took decades for my body to feel old and tired enough where I could begin to appreciate the low-energy goodness of the Clapton records that came out around the same time, or the singerless guitar fusion of Jeff Beck. As Robert Plant scats in ‘Whole Lotta Love,’ “He’s got to Boogie! He’s got to Boogie! Boogie! Boo-boo boo-boo baa-baa baa-waa-waa… BOOGIE!’ Ahh, have mercy.”

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Paul Gilbert uno di noi.

 

2 Risposte to “Paul Gilbert uno di noi”

  1. MassimodaGenova 15/02/2016 a 20:58 #

    Ho assistito ad un suo clinic poco meno di un anno fa in un piccolo locale a cinque minuti a piedi da casa – ogni tanto, non doversi sorbire una trasferta per un concerto è una bella boccata d’aria.
    Ero piuttosto scettico visto che non suono la chitarra e avevo paura di annoiarmi, e quindi devo ammettere di esserci andato soltanto per gli autografi (invero molto ‘tirati’: per disposizione del manager, solo due a testa. Nello stesso posto, un paio di mesi prima, Don Airey dopo uno strepitoso concerto ti firmava anche la canottiera…).
    Dicevo ero un pò timoroso, invece mi sono ricreduto: un paio d’ore molto divertenti, tra aneddoti, spiegazioni all’acqua di rose tali che anche un profano poteva trovarci qualcosa di utile, molto humour e una summa della chitarra rock degli ultimi quattro decenni: da “Born to be wild”, a qualche pezzo del suo idolo Robin Trower (da lui però menzionato più volte come “Robert”), passando per “Red house”, con tanto di scherzoso rimbrotto dopo poche battute al locale bassista (“Playin’ the blues is harder than you might think!”) e “The lemon song”.
    Anche una “Couldn’t stand the weather” improvvisata dopo che qualcuno dal pubblico gli aveva chiesto “Scuttle buttin'”…
    Frase della serata: “Se volete imparare a suonare bene, imparate tutte le canzoni dei Beatles (durante la serata suonerà “While my guitar…” e “Eight days a week”): non due, non venti, TUTTE!”.

    Saluti a tutti!

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  2. mikebravo 16/02/2016 a 07:47 #

    Penso che momenti come quello che ha vissuto massimo, quando il
    personaggio rock è a portata di mano, per pochi intimi, siano i piu’
    belli, quelli che restano nella memoria.

    D’altro lato ai giorni nostri, per andare ad un concerto importante, il
    primo giorno di prevendita i biglietti sono stranamente esauriti.
    Vedi CURE, vedi BLACK SABBATH, vedi GILMOUR, vedi ADELE.

    Io ed un mio amico abbiamo trovato 2 tickets a modena da un
    ragazzo che ci ha raccontato di avere venduto a 500 euro
    poltronissime per GILMOUR a gente che sarebbe stata disposta
    a spendere molto di piu’ e che l’ha ringraziato anche.

    Insomma il primo giorno di prevendita i biglietti sono risucchiati
    e poi rivenduti a caro prezzo nei mesi a seguire.

    Non sono uno che va a vedere ADELE ma penso che le poltronissime
    si vendano dai mille euro in su’.

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