Intervista a Giovanni Maggiore (Giuvazza), guitar player extraordinaire

1 Dic

Con Giovanni Maggiore, Giuvazza insomma, sono in contatto da bel po’. La nostra comune ammirazione per JIMMY PAGE ci fece incontrare molti anni fa. Facebook poi ha reso la conoscenza reciproca più profonda e completa. Giuv, come lo chiamo io, è ormai un chitarrista professionista molto, molto bravo. Io, a dir la verità, diffido sempre un po’ dei chitarristi molto, molto bravi perché spesso questo significa che sono tecnicamente preparati e portati per la chitarra ma che non vedono oltre il loro orizzonte. Mi annoiano a morte questi chitarristi, sia che facciano metal, country, prog o blues (ecco, quelli del blues poi non li sopporto proprio). Sì, perché per me un chitarrista bravo è quello che il talento naturale e la tecnica li mette al completo servizio della musica, del pezzo, dell’arrangiamento, della composizione, della armonia, del “senso”, del “groove”, del sentimento, dell’originalità. Da questo punto di vista Giuv non mi delude mai, certi suo arrangiamenti di certi pezzi di Finardi ad esempio sono davvero fenomenali. L’idea di fare una chiacchierata con lui mi è venuta in modo molto naturale. Giuv si è prestato con entusiasmo e con passione e questo, per me, è fondamentale perché questo non è un blog musicale nel senso stretto del termine, di fare interviste dove non si dice nulla a noi non interessa, quel che ci piace è guardare certe prospettive da un punto di vista obliquo. Così uomini e donne di blues, vi prego, date il benvenuto ad un grande chitarrista, da Torino, il grande Giuvazza.

Qualche cenno biografico:

Giovanni Maggiore, in arte Giuvazza, è un produttore e chitarrista italiano.

Dal 2011 collabora con Eugenio Finardi con cui realizza due album, “Sessanta” (2012, Cramps/Edel) e “Fibrillante” (2014, Universal). In quest’ultimo album partecipa come autore, arrangiatore e produttore (insieme a Max Casacci/Subsonica), oltre che come chitarrista.

Parallelamente all’attività discografica e concertistica, lavora come compositore per la pubblicità (Intesa San Paolo, Lancia, Fiat). Ha lavorato per la Rai come chitarrista nel programma Trebisonda su Rai3 (2010) ed in qualità di consulente musicale per il programma School Rocks su Rai2 (2012).

Nel 2015/2016 prende parte al tour “Abbi Cura di Te” della cantautrice Levante con la quale collabora attualmente.

È socio fondatore, insieme a Marco Martinetto, della Pomeranz Music Publisher, societa’ che si occupa di Edizioni Musicali.

Ha collaborato/collabora con vari artisti tra cui: Eugenio Finardi, Levante, Manuel Agnelli, Vittorio Cosma, Paola Turci, Alberto Bianco, Franca Masu, Niccoló Fabi, Max Gazzè, Patrizio Fariselli, Fabio Treves, JT Vannelli, Max Casacci, Lucio Fabbri, Lucio Bardi, Mark Harris, Walter Calloni, Faso, Morgan, Alberto Fortis e Perturbazione.

Dal 2010 è endorser ufficiale di Gibson Italia.

Giuvazza-foto-di-Luciano-Onza

Giuvazza-foto-di-Luciano-Onza

Giuvazza, ci racconteresti qualcosa su di te, sulle tue esperienze professionali (visto che sei un chitarrista professionista) e se vuoi come essere umano? 

La musica per me è stata ed ancora unicamente una passione. A sette anni mi regalarono una tastiera “Farfisa Bravo” (che, di recente, ho riesumato), mio padre ha sempre suonato la chitarra e quando iniziai le scuole medie mi avvicinai anch’io alle sei corde grazie anche all’incontro con il mio professore di musica, Enzo Iacolino. La passione si è trasformata in lavoro molti anni dopo, nel 2010. Dopo studi artistici e una breve, ma intensa, carriera da art director in pubblicità, mi è stata data l’occasione di lavorare per sei mesi in un programma televisivo su Rai Tre.

All’epoca  lavoravo in un agenzia pubblicitaria, ero stato assunto a tempo indeterminato da appena un mese e ricordo come fosse ieri il panico di trovarmi davanti ad una scelta epocale sul da farsi: “Certezza e stabilità” o “salto nel buio”? Scelsi la seconda e devo dire che fu la scelta giusta perché da quel momento il karma (o chi per lui) ha fatto si che la mia vita prendesse strade impensabili fino a pochi mesi prima.

Giuvazza, non è una domanda originale, ma come è lavorare per grossi nomi della musica? Da fuori noi immaginiamo chissà che, probabilmente non è tutto rose e fiori…

Gli artisti sono estremamente creativi, anche nell’umore! Quello che però forse a volte la gente non immagina è che dietro alla notorietà, c’è, quasi sempre, un grande lavoro. Molti degli artisti con cui ho avuto la fortuna di lavorare mi hanno insegnato la necessità di mettersi alla prova quotidianamente. Quando sei in pista, ad alto livello, da tanti anni è perché sei un grande professionista.

Anche tu come molti di noi sei un musicologo, ti piace la musica buona, hai buon gusto…è stato difficile fare della musica il tuo lavoro e vivere sulla tua pelle certe dinamiche che magari non sono il massimo per il fine supremo, l’arte musicale?

Ho una visione molto ampia del bello e molto drastica del brutto, quindi per me gli aspetti meno nobili, nella musica, esistono esattamente come in ogni altro lavoro. Il segreto sta nel ricordarsi cosa ci fa star bene: quando sei un tournée il vero lavoro consiste nei viaggi, nelle infinite ore d’attesa, nei mal di schiena da troppe ore in furgone. Quando invece sali sul palco tutto cambia, tutta quell’attesa sparisce e finalmente inizi a respirare.

Probabilmente è una domanda che ti avranno già fatto, ma tra tutti i musicisti con cui hai avuto a che fare ce ne è stato qualcuno che, guardandolo negli occhi, ti sei detto “qui dietro c’è una gran persona”? Hai qualche storiella gustosa che ti va di raccontare?

Sono stato fortunato perché in questi anni ho incontrato tante persone straordinarie. Tra queste non posso non mettere in pole position Eugenio Finardi che per me è un amico e un mentore. Con lui ho avuto la possibilità di vedere posti incredibili, imparando tanto su questo lavoro e su cosa voglia dire diventare adulto. Eugenio ha una sensibilità straordinaria che chiunque può percepire dalle sue canzoni ma ha anche la capacità di essere consigliere, insegnante e allievo, perché, nonostante i suoi 64 anni, ha ancora tanta voglia di imparare. Non conosco una persona più rock di lui.

Finardi & Giuvazza 2015

Finardi & Giuvazza 2015

Vista la tua esperienza, ci dai un commento sullo stato del Rock in Italia, e sulla musica in generale?

Credo francamente che parlare di Rock in Italia sia molto difficile. Personalmente, reputo molto più rock and roll un mandolino elettrico in un ampli o una zampogna con un pedale Whammy, piuttosto che un classico power trio in pelle nera, stracolma di cliché. Lo stesso discorso vale per il blues. In Italia abbiamo un nostro blues che è tutta la tradizione popolare italiana e, fortunatamente, negli ultimi anni ci sono stati artisti che hanno incominciato a valorizzarla nuovamente. Comunque per risponderti… faccio fatica a trovare un rock in Italia che non sia estremamente derivativo, scopiazzato o autoreferenziale.

Finardi & Giuvazza

Finardi & Giuvazza

 

DAZED AND CONFUSED jam session

Film: i tuoi 5 preferiti.

Scrooged (SOS FANTASMI, con Bill Murray)

FF SS, ovvero che mi hai portato a fare sopra posillipo se non mi vuoi più bene? Di R.Arbore.

Sono Pazzo Di Iris Blond

Lost In Translation

L’Albero Degli Zoccoli

Musica: 5 artisti o gruppi che ti piacciono da morire….

Air

St Vincent

Fleetwood MaC

The Beatles

The Who

Musica: 5 album senza i quali non potresti vivere?

Tusk , 1979 – Fleetwood Mac

Moon Safari,  1998 – Air

Quadrophenia, The Who

Forever Changes – Love

Led Zeppelin III

Per Giovanni Maggiore chi sono i Led Zeppelin?

Un alchimia selvaggia di talento, intelligenza e curiosità.

I tre album preferiti dei Led Zeppelin?

IV, Houses of the Holy, In through the out door

Le cinque canzoni preferite dei Led Zeppelin?

The rain song

Fool in the rain

Wearing and tearing

In the light

Bron-yr-aur stomp

I tre bootleg preferiti dei Led Zeppelin?

In passato ho divorato tanti bootlegs di cui però ho poi scordato i nomi. Però resto un grande fan della loro fase creativa: le session di Bron-yr-aur, quelle di Kashmir/swan song, ten years gone ecc ecc.

Giuvazza Teatro Del Verme - Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Giuvazza Teatro Del Verme – Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Come sanno tutti i fan un po’ illuminati, Jimmy Page è stato Jimmy Page fino al luglio del 1973. Dopo come musicista si è spento per colpa dell’edonismo e di alcune sostanze. Ascoltare certe registrazioni live bootleg ad esempio del 1977/79 o 1980, dove Page è solo un pallido ricordo di ciò che era, che effetto ti fa?

Mi fa molta tenerezza. Ascoltare certe cose di quei periodi ti fa capire come la fragilità umana possa impossessarsi di te e del tuo talento.

Quali sono i tre assoli di Page che preferisci?

Since I’ve been loving you

I’m gonna crawl

Good times bad times

Oltre a Page, ci citeresti altri quattro chitarristi a te cari?

Ali Farka Tourè

St. Vincent

Lindsey Buckingham

Pete Townshend

Un libro che hai divorato. 

Alta fedeltà di Nick Horby

Qualche pulsione per il calcio?

Mah, poca roba…Da sempre simpatizzante del Toro. L’unico anno che mi interessai di più al calcio, la squadra retrocesse!

Il tuo pezzo rock preferito?

Don’t stop believin dei Journey! Non è il miglior pezzo rock di sempre, ma è uno dei pochi che quando inizia mi fa sobbalzare!

Il tuo pezzo easy listening preferito (scusa ma non riesco a scrivere Pop, sono cresciuto musicalmente negli anni 70 e la musica Pop era altra cosa rispetto a ciò che si intende oggi). ..

Ce ne sono tantissimi, ma così a caldo ti direi “Walk a thin line” dei Fleetwood Mac.

Ci snoccioli qualche nome di artisti o gruppi italiani che ami particolarmente?

Amo molto Lucio Battisti, addentrarsi nei suoi album ti fa scoprire che, prima ancora che un cantante, era davvero uno straordinario musicista e produttore. Proprio ieri sera  ho “fatto suonare” nel giradischi Il nostro caro angelo, un album del 1973 dalla potenza e innovazione straordinaria. Non a caso il disco successivo fu Anima Latina, il suo primo tentativo di essere totalmente libero dagli schemi e dalle aspettative.

Qualche anno fa invece, in un periodo personale molto critico mi sono imbattuto nella musica di Umberto Tozzi: lui, insieme a Giancarlo Bigazzi, ha scritto alcune delle più efficaci parole riguardo ad argomenti quali amore, malinconia, uova e guerrieri di carta igienica.

Giuvazza - foto Raffaella Vismara

Giuvazza – foto Raffaella Vismara

Con mia grande sorpresa iniziale mi sono ritrovato ad essere un grande fan dei testi di Vasco Brondi (le luci della centrale elettrica) perché credo sia uno dei pochi che stia tentando di raccontare questi “anni zero” uscendo dal seminario del cantautorato classico. Infatti non è un bravo cantante, ma uno straordinario narratore di immagini quotidiane.

Sono anche un grande fan dell’epoca Cramps. Ascolto sempre con entusiasmo e curiosità i racconti e le testimonianze di chi ha vissuto da protagonista quella realtà. Gli AREA restano forse la più grande band italiana di sempre!

Che giornali musicali leggi?

Oramai pochi, un tempo compravo Tutto, Rumore, Blow up e ogni tanto Rolling Stone.

Che quotidiani leggi?

Repubblica, La Stampa e Il Fatto quotidiano.

Qual è la prima cosa a cui “guardi” quando senti un pezzo musicale?

La melodia e la voce. Sono sempre in cerca di qualcosa di semplice e originale. Resto spesso a bocca asciutta.

Giuvazza - foto Raffaella Vismara

Giuvazza – foto Raffaella Vismara

Cosa fai adesso? Hai qualche progetto per il futuro?

Sto ultimando il mio primo disco “solista”, sarà un disco di canzoni scritte e cantate da me e registrate insieme ai musicisti con cui collaboro da anni insieme a Finardi: Claudio Arfinengo, Marco Lamagna e Marco Martinetto. Ci saranno anche degli ospiti “illustri” ma per ora non aggiungo altro. Questo disco nasce dall’urgenza di riassumere tutte le esperienze che ho vissuto in questi ultimi anni, sia umanamente che professionalmente. Per me rappresenta un giro di boa necessario per confrontarmi con tutte le prossime avventure.

Parallelamente a questo continuo il mio lavoro di produttore artistico/arrangiatore e nei prossimi mesi usciranno diversi lavori che portano il mio contributo, tra questi posso citarti due giovani cantautrici, Chiara Raggi, Maria Devigili e due gruppi Lou Tapage e Mazaratee.

Inoltre, da qualche mese, sto lavorando alla scrittura del nuovo disco di una celebre cantante rock cinese che si chiama Lou qi.

Nei mesi scorsi ho anche preso parte alle registrazioni del nuovo album di Levante (con cui lavoro in tour dal 2015) che vedrà la luce nei prossimi mesi.

Quale è la cosa che ti manca di più dell’epopea classica della musica rock (seconda metà sessanta/seconda metà settanta)?

Certamente la libertà creativa, sia degli artisti che delle case discografiche.

Sebbene non abbia vissuto lo stato generale di quegli anni, credo che la necessità primaria di volersi esprimere artisticamente per sopravvivere ad una “working class” desolante, sia un po’ il vero sentimento scomparso che non trovo più. In Italia è difficile raccontare l’attualità e il disagio senza passare per demagogici o politicizzati. Temo saremo salvati dal rap che invece non si pone vincoli di forma.

Giuvazza Teatro Del Verme - Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Giuvazza Teatro Del Verme – Finardi reunion nov 2016 Foto Raffaella Vismara.

Quando si tratta di concerti rock vissuti in prima persona, quali sono i ricordi a cui sei più legato?..

Ne ho diversi, nel 1998 vidi per la prima volta Page & Plant e passai tutta la settimana successiva senza un filo di voce.

Nel 2002 andai a Lucca per vedere David Bowie, lui iniziò il concerto piano/voce con Life on Mars. Piansi tantissimo.

Nel 2013 mi sono spinto fino a Zurigo per vedere il Fleetwood Mac: tre ore di concerto! Credo siano ancora una grandissima band live. Mick Fleetwood ha dietro di sè un altro batterista che doppia tutte le sue parti e Lindsey Buckingham è davvero un’artista dal talento inesauribile.

Sei affezionato al vinile? Riesci a sentire il fascino per i 33 giri? Riesci a provare qualcosa di simile anche per i CD, magari quelli in deluxe edition? 

Ho riscoperto da qualche anno il vinile, non solo come supporto audio ma anche come oggetto in sè. Amo aprire i cofanetti, respirarne l’odore e ammirare le grafiche grandi. In anni dove tutto deve essere piccolo e tascabile, amo le cose ingombranti!

Ti senti più vicino alla scuola inglese o a quella americana, parlando naturalmente di musica rock?

Inglese, senza ombra di dubbio!

Qual è lo strumento musicale – chitarra esclusa –  che più ti affascina, e nel caso tu ne abbia uno, che marca e che modello?

Studio da qualche anno il Theremin (Moog Etherwave) con scarsissimi risultati.

Amo il Fender Rhodes e ho un debole per i vecchi Eco a Nastro (roland space ecco, bison, maestro echoplex)

Quali sono le chitarre che preferisci?

Gibson Les Paul gold top 52 , io suono una reissue di quel modello e non mi stancherò mai di ringraziare Gibson italia per avermi donato questo strumento!

Sempre parlando di Gibson, di recente mi sono infatuato per una Les Paul LPM vintage sunburst 2015, chitarra recente ma estremamente affascinante, è stato amore a prima a vista!

Amo molto la Fender Telecaster, in studio è la mia chitarra preferita!

Da poco ho riscoperto la Eko 100, chitarra semiacustica italiana che suonava mio padre in gioventù e che posseggo ancora. Sto per customizzarla, vorrei portarla sul palco con me!

Giuvazza - teatro dal verme - Finardi reunion nov 2016- foto Raffaella Vismara

Giuvazza – teatro dal verme – Finardi reunion nov 2016- foto Raffaella Vismara

Se ti trovassi all’incrocio, una calda sera d’estate verso mezzanotte, lo faresti il patto? Cosa chiederesti in cambio della tua anima?

Probabilmente chiederei di rivedere una persona che mi ha lasciato troppo presto, mio fratello Andrea.

Ci sono giornalisti musicali italiani che ammiri e stimi?

Al volo ti direi Enzo Gentile e Cecilia Ermini.

Che canzone o che brano ascolta Giovanni Maggiore nelle sere un cui si ritrova solo in casa?

The Book of Love dei Magnetic Fields, nella versione di Peter Gabriel.

Quando guardi l’infinito, di solito a cosa pensi?  

Quest’estate ero di passaggio vicino a Tropea, alloggiavo in un bed & breakfast con una vista meravigliosa sul mare. Ero stato un’oretta in spiaggia e dopo aver risalito una stradina non particolarmente comoda, mi sono fermato insieme alla mia fidanzata ad ammirare il tramonto. Una vista straordinaria, fino a quando non mi sono accorto che avevo perso le chiavi della stanza in spiaggia, tra i mille granelli di sabbia. Per risponderti, direi che a volte davanti all’infinito dovrei pensare di più.

Giuvazza

Giuvazza

Giuv, Dio esiste?

Ci sto ragionando… ti farò sapere!

Qual è il senso della vita?

Per me è non accontentarsi mai, accettare le proprie paure e accoglierle. La felicità passa da lì.

Nel congedarci da te vorremmo un tuo pensiero o una citazione che ti sta a cuore.

Un mio insegnante di scultura al liceo diceva sempre:” Il lavoro funziona quando ti proietta su quello successivo”. Aveva ragione.

Grazie Tim!

Giuvazza

Giuvazza

 

2 Risposte to “Intervista a Giovanni Maggiore (Giuvazza), guitar player extraordinaire”

  1. Lorenzo Stefani 02/12/2016 a 22:34 #

    Questa intervista mi è piaciuta particolarmente. Meritato anche questo indiretto tributo ad Eugenio Finardi che ho incontrato anni fa in un ristorante di Milano e del quale conservo l’autografo. “Fibrillante” è un disco notevole, anche se i testi di qualche canzone sono un po’ retorici (“Come Savonarola”, “Me ne vado”); l’ho preso appena uscito.

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  2. MaxFlowers 04/12/2016 a 14:07 #

    Grande Giuvazza!!! Grande musicista e amico di palco dei primi anni ’00.

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