PERDERE JEFF BECK

17 Gen

Polbi Cell.: Non sono un fan in senso stretto e lo sai. Ma uno come Beck anche solo vederlo in foto e sapere cosa e come ha rappresentato per e il nostro mondo rock, ti fa sentire meglio. Una perdita pesante ben oltre il suo essere un chitarrista straordinario
Tim Tirelli: Sì come Keith Richards. Era uno dei nostri delinquenti del rock and roll.
Polbi Cell.: Esattamente
Tim Tirelli: Come faremo senza non so.

Polbi Cell.: Smarriti. Ecco come faremo… smarriti, sempre più smarriti

◊ ◊ ◊

Ho lasciato passare qualche giorno per provare ad essere più lucido, dato che la sua scomparsa ha avuto un forte effetto su di me, ed inoltre per affrancarmi dalla valanga di commenti sui social, magari tutti in buona fede, ma spesso troppo enfatici, melensi e senza un vero costrutto.

Perdere Jeff Beck non è per niente facile per uomini come noi, come mi ha scritto Polbi su whatsapp, sapere che certe figure Rock ci sono, esistono, rende la nostra vita meno dura. E più sicura.

Perdere uno così, dopo che per 9 lustri ha fatto parte della mia vita, è durissima. Dispiace per lui, per la musica Rock e per noi. Per molto tempo ho pensato che quando se ne va ad esempio un musicista o un attore o qualcuno del genere che abbiamo amato occorresse  – in caso si voglia tributare un omaggio – parlare di chi è scomparso, evitando la autoreferenzialità di chi scrive. Oggi sono meno rigido e tendo a pensare che parlare di ciò che ha significato uno come Jeff Beck ad esempio nella nostra vita sia un grande omaggio alla sua figura … insomma è come dirgli: guarda Jeff quanto hai contribuito alla mia crescita musicale, spirituale e universale.

In questi giorni sul web si leggono anche tante castronerie e inesattezze riguardo Jeff e il suo rapporto con Jimmy Page (figura  prediletta a molti lettori di questo blog). Un mio cugino mi ha persino segnalato un articolo dove si diceva che Beck ha insegnato il mestiere a Page. Ci sarebbe da ridere se non fosse un momento così triste. Parliamo di Page non per vezzo ma per i  mille collegamenti tra i due. Dal momento in cui la sorella di Jeff accompagnò suo fratello minore a casa di Jimmy con lo scopo di fargli conoscere un altro “tipo strano ossessionato dalla chitarra” che frequentava la sua stessa scuola, Page e Beck si legarono l’uno all’altro per la vita. Uno dei miei contatti mi ha confermato come Jimmy sia ovviamente distrutto dalla dipartita di Jeff, lo immagino, perdere un amico così stretto, per di più chitarrista supremo e leggendario, per il Dark Lord deve essere durissima. Credo che si aggiunga anche lo smarrimento dovuto alla caducità della vita, per Jimmy fresco 79enne riflettere su di essa deve essere automatico.

Jeff Beck c’è sempre stato per me, perlomeno sin da quando la musica rock mi irretì definitivamente, laggiù negli anni settanta. Se ti innamori dei Led Zeppelin, Jeff Beck viene perlomeno di conseguenza, e se sei chitarrista poi entra a far parte di te nonostante la sua discografica non sia esattamente facile. Sì, certo, TRUTH (1968) è un disco fondante per la musica Rock, ma già il secondo BECK OLA (1969) è sfilacciato (ed è comprensibile, una band costretta a sfornare un album in soli sei giorni senza poi che tra i membri ci fosse uno col chip del songwriting non può certo fare miracoli). ROUGH AND READY (1971) e JEFF BECK GROUP (1972) sono buoni album ma non è che contengano pezzi straordinariamente belli. Il periodo BECK BOGERT & APPICE (più o meno 1973/74) sulla carta doveva essere stimolante, ma il ritorno al Rock in senso stretto per provare ad emulare il successo dei LZ non si rivelò niente di maestoso benché i numeri siano stati ben più che positivi. Intendiamoci, le performance alla chitarra furono leggendarie ma mancavano i pezzi, al solito. Ecco, a mio modo di vedere fino al 1973/74 come chitarristi Page e Beck si equivalevano, poi Page decise di non applicarsi più a dovere e sdraiarsi sugli allori mentre Beck prese il volo e diventò uno dei massimi esponenti della chitarra Rock and beyond. Nella seconda metà dei settanta, affascinato dalla Mahavisnhu Orchestra, Jeff si diede al Jazz Rock, BLOW BY BLOW (1975) e WIRED (1976) sono album legati a quel genere, aggiungerei che anche THERE AND BACK del 1980 è degno di nota. Dopo il brutto disco del 1985 (che però aveva la meravigliosa cover di PEOPLE GET READY di Curtis Mayfield registrata insieme a Rod Stewart) arrivarono album  più consoni alla grandezza di un musicista come lui, GUITAR SHOP (1989), WHO ELSE (1999) e nel 2010 il superlativo EMOTION AND COMMOTION (2010) che sfiorò la Top Ten americana. Furono anche gli anni di album che il mio amico statunitense Pete E. – bass player extraordinaire – definirebbe super modern sounding stuff, materiale che non mi attrae particolarmente, ma il fatto è che al di là della discografica a tratti ostica e piena di momenti di musica strumentale poco adatta al grande pubblico, Jeff si è dimostrato un chitarrista e un musicista straordinario, cosmico, ineguagliabile, con ogni probabilità il miglior chitarrista solista dei nostri tempi.

Molti anni fa il giornalista musicale Giuseppe Barbieri su Chitarre scrisse (a proposito del fatto che Beck non fosse un natural born songwriter) che Jeff Beck compone musica con i suoi assoli. Se vogliamo ogni chitarrista che suona un buon assolo compone musica, ma in senso stretto Jeff Beck lo fa in maniera più ampia, il suo genio si materializza durante quegli assoli con cui da lustri affascina il mondo. Il suo controllo delle strumento è totale, dal vivo raggiunge risultati che credo nessun altro potrà mai raggiungere, la sua tecnica, il suo bending, il suo agire sulla leva del vibrato, il lavoro magnifico delle dita della sua mano destra, il suo tocco emozionante sono un qualcosa di divino … ecco sì, da quel punto di vista Jeff Beck è stata una divinità, definirlo eroe è troppo poco.

E poi, diciamocelo, tra l’altro Jeff Beck era un figo della madonna.

Qui sotto, in ordine più o meno cronologico alcuni dei suoi momenti leggendari:

Negli anni 10 degli anni duemila l’ho visto dal vivo due volte e in entrambi i casi la sua chitarra mi è arrivata nell’anima come una lancia, soprattutto la prima volta a Lucca nel luglio 2010 mi scombussolò moltissimo. Sarà che mi trovavo in Toscana, sarà che ero sotto al palco, ma verso la fine di NESSUN DORMA di Puccini mi commossi a tal punto che piansi. Che cavolo di emozioni che riusciva a liberare …

LUCCA SUMMER FESTIVAL 2010

https://fb.watch/i5meeQ49Ow/

Il mio amico Jon H., anch’egli statunitense, chitarrista professionista, recentemente ha scritto che: “Jeff Beck was the greatest lead guitarist of all time, the ultimate interpreter of melody with a fire and beauty never equaled.” … l’ultimo interprete della melodia con un fuoco e una bellezza mai eguagliati. Come dargli torto.

Caro Jeff, con te se ne va il sublime virtuosismo al completo servizio della musica, attività umana che pochissimi sono riusciti a centrare, se ne va una figura di lignaggio musicale universale, se ne va uno dei miei pochi veri riferimenti. Lo sai che non credo nell’aldilà, dunque non scriverò le solite scempiaggini circa le jam session che potrai fare con gli altri musicisti scomparsi che ritroverai lassù, auguro solo alla scintilla di materia che ancora ti rappresenta di volare in alto nell’universo di aria sonora che tu stesso hai contribuito a creare. Addio Jeff, addio. … there’s a train a-comin’, you don’t need no baggage, you just get on board

Jeff beck old

Geoffrey Arnold Beck

24 June 1944 – 10 January 2023

10 Risposte a “PERDERE JEFF BECK”

  1. lucatod 17/01/2023 a 12:45 #

    Mi ritrovo perfettamente nel commento di Polbi . Non sono mai stato un fan in senso stretto di Jeff Beck ma la sua presenza nel mondo del Rock era rassicurante oltre che stimolante per il mio animo. In questi giorni ho rimesso su qualche cd tra i suoi più conosciuti e , sarà il periodo , mi sono quasi commosso. Rivederlo poi con Jimmy Page (al quale ormai mi approccio con amore e benevolenza e non più con quel senso critico .. seppur giusto) suonare Bolero e Immigrant Song , l’abbraccio finale tra i due mi ha scaldato il cuore. Riascoltare la sua cover di A Day In The Life (uno dei pezzi che prediligo del catalogo beatlesiano) ha confermato l’opinione piuttosto diffusa che Jeff Beck lasciava cantare la sua chitarra…

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  2. Luca 18/01/2023 a 07:46 #

    Hai detto tutto. Non manca proprio nulla. Il giorno dopo mia moglie mi ha detto che era morto anche Richards e non l ho presa bene nemmeno un pochino, mi ha guastato l’umore. Devo dirti che aspettavo un articolo di commiato per commuovermi un altra volta, assistendo al tramonto ineluttabile di un epoca meravigliosa. Ma ce la siamo goduta. Grazie Tim. Luca

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  3. Paolo Barone 18/01/2023 a 11:02 #

    Il fatto che su questo pianeta ci fosse Jeff Beck, di per se, ti faceva stare meglio.
    Siamo cresciuti leggendo e riflettendo sul concetto, Beck grandissimo chitarrista ma purtroppo incapace a stare in una band di livello….e quindi un enorme talento ma in parte inespresso per problemi caratteriali e la mancanza di brani originali….
    Eppure, senza canzoni e senza band che durassero più di un disco, tutto sommato un po’ ai margini della scena Rock rispetto ai suoi eterni paragoni Yardbirds Page & Clapton, la stella di Beck risplendeva ribelle.
    Beck, nel nostro immaginario, era quello che se ne fotteva di tutto e tutti e faceva come cazzo gli pare. Fuck it.
    Con quella faccia, quello stile fichissimo, quel talento immenso.
    Una vera icona Rock and Roll.
    Così vera che se ne fotteva anche di quello, per mettersi a fare dischi fusion, jazz rock e tutto quello che gli passava per la testa nel momento. Ma il suo talento e il suo carisma erano talmente grandi, che anche suonando roba che in mano ad altri sarebbe stata insostenibile, restavi a bocca aperta a sentire e guardare.
    Il mio personale ricordo live, è a Catania in un giardino comunale con Jennifer Batten più o meno fine anni novanta. E pur non essendo un fan in senso stretto (ma si può essere fan di Beck in senso stretto?) è un concerto che non dimenticherò mai.
    Ma il mio Jeff Beck, quello a cui rimarrò sempre legato, è quello degli Yardbirds.
    Il chitarrista pazzesco al servizio della più spericolata garage band, immortalato per sempre da Michelangelo Antonioni in BlowUp. Con il viso così particolare, pericoloso, che spacca tutto mentre gli altri continuano a suonare. Fuck it.
    Unico. Irripetibile. Grazie per sempre.

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  4. bodhran 20/01/2023 a 09:38 #

    Da qui in avanti saranno tempi duri, tutti questi pionieri iniziano ad avere una certa età e notizie del genere saranno sempre più frequenti (stamattina ho letto della morte di David Crosby). Di Jeff Beck mi ha sempre colpito l’abilità nel suonare anche andando avanti con l’età. Evidentemente fortunato con la salute delle mani non è di quelli che si son persi per strada per i tanti motivi che conosciamo, abusi, pigrizia, autocompiacimento. E a continuato a suonare davvero al servizio della musica, quel video che hai postato di Where Were You spiega molto meglio delle mie parole quello che intendo.

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  5. Paolo Barone 20/01/2023 a 13:00 #

    Arriva stamattina la brutta notizia di Crosby e in uno scambio di messaggi con Tim commentiamo….ne pubblico qui uno….

    Si. È qualcosa che ci da il senso della fine in un modo particolarmente amaro. Sono artisti, persone, che hanno contribuito molto a quello che siamo, a quello che avremmo voluto essere e a quello che non siamo. Nel bene e nel male. Non tutti lo possono capire fuori dalla comunità che in questa cultura si è formata e riconosciuta. Certo, restano i dischi, i ricordi dei concerti, le emozioni. Resta tutto. Ma ascoltare Deja vu sapendo che in California Croz sta facendo qualcosa, o sapere che quella voce è una registrazione di chi non è più su questo pianeta fa una differenza abissale. E le considerazioni che accompagnano queste perdite non sono per niente rassicuranti. Non hai il dolore lancinante di un lutto personale, diretto, ma invece la tristezza lucida di un cambiamento che non sappiamo come gestire. Smarriti.

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  6. Tiziano il V° cavagliere dell'apocalisse 22/01/2023 a 18:58 #

    sono d’accordo, Jeff era un gran figo ( anche nel nome) purtroppo, limite mio, non sono mai riuscito ad apprezzarlo più di tanto. Mi riconosco nelle parole di Bill Wyman quando invitò Jeff ( o viceversa) per suonare per un disco del suo gruppo e Bill disse :” …e niente, non se ne fece niente,Da quella chitarra usciva sempre e solo quel gnao-gnao…” .Leggo ora che Jeff era una persona mite, mah, ricordo tutti dicevano aveva un caratterino ( capace di lasciare impiantata una band in tour per andare per i fatti suoi). Addirittura , non so quanto sia vero, lessi che con Tal Wikenfield si comportava da “energumeno prepotente”. Wabbè, sono cose passate e senza importanza. Ho anche il cd “roger the engineer” comperato qualche anno fa, mah credo neanche all’epoca l’avrei apprezzato …o capito. All’epoca circolava tra noi poveri suburbia “for your love” mai capito se suonava lui o Clapton, cmq niente di che.Delusione totale anche al saremo di Paff-Bum. “Heart of soul” la ritengo come struttura una canzone perfetta. Tra il mucchio tiro fuori “Peoplr get ready”( anche il video) e “the pump”. Poi non so, a …anta anni girare con quei braccialotti sul braccio alla Conan il barbaro, maddai…Come detto da tanti, mancò sempre per un pelo il grande successo internazionale,mancava il songwriting e…Jeff mi manchi lo stesso, ah, l’intro di “Barabajagal” ,al tempo con Donovan, mi fa sempre impazzire…

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    • Giacobazzi 23/01/2023 a 17:03 #

      Non ho capito l’aneddoto con Wyman. Di che disco parliamo?

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      • Tiziano il V° cavagliere dell'apocalisse 24/01/2023 a 13:51 #

        …letto anni fa su rivista tipo Guitar Club. Wyman parlava di un suo disco con il suo gruppo, i Kings of Rithm. Divagando,ho visto ieri un video di quello credo sia il più appassionado di “Beckology” tal Carlo di Pinto. Ecco , ascoltando la sua interpretazione di “Caroline no” si evince ( io evinco) quale sia la peculiarità di Jeff. Far parlare la chitarra, il tocco, il controllo totale del suono. Però sono brani che non mi dicono niente.Limite mio eh, un pò un fauto papetti di lusso ( tiratemi le pietre). Preferisco il Becko nei live di tanti anni fa ( ce ne sono su YT) dove si scatena forse improvvisando nei bllues rock ( si dice cosi?)

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  7. Giacobazzi 24/01/2023 a 15:02 #

    Grazie Tiziano, esaustivo e velocissimo! The fastest gun in Pianiga

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    • tiziano 25/01/2023 a 06:40 #

      …not Pianiga, but Zianigo. Cmq, strafalcione: esattamente i “Bill Wyman’s Rhythm Kings” . Già che ci sono la butto li: il suo suono, quello delle varie ” nessun dorma”ecc… insomma quello mieloso , per me nasce addirittura con la tanto vituperata(ma a me piace) “Love is blue” di MikeMostiana memoria…

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