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INTER A STRAMACCIONI: finalmente qualcuno che ci fa palpitare il cuore.

26 Mar

Finalmente un “grazie e mai più a riverderci” a quell’allenatore in confusione che è stato Ranieri. Nessuno pretendeva di cavare fuori una buona annata da una stagione balorda come questa, ma lo sputtanamento degli ultimi due mesi non può che essere colpa sua. Tutte le mosse sbagliate, le solite dichiarazioni ottimiste a fine partite perse, cambi che nemmeno mia nonna avrebbe sbagliato con tale precisione. Se penso ai due fatti domenica sera, esplodo di rabbia. Giù OBI e POLI, i due che giocavano meglio, i due più giovani. Il primo tempo passato a prendere a pallonate quella squadretta irritante nel suo stadio di latta, il secondo a fare la solita figura da fessi. Vai vai, Claudio, e non tornare più. E ora STRAMACCIONI, mossa azzardata, squadra in mano ad uno della classe 1976, chissà cosa succederà? Lo bruceremo? Faremo giocare in prima squadra per qualche quarto d’ora alcuni dei giovani che sotto la sua guida hanno appena vinto la Champions delle Primavere? Bruceremo anche loro?

Non m’importa, quello che voglio è non annoiarmi e che il cuore torni a palpitare per l’Inter. Non ne potevo più della depressa rassegnazione di cui ero prigioniero negli ultimi mesi. Ritorna nei miei pensieri la folle idea di una REMUNTADA, che non avverrà mai, ma che fa tanto, tanto, tanto bene all’anima. Macchè Benitez/Malitez, Leonardo son tardo, Gasperina Gasperini, macchè CR70 …avanti con STRAMACCIONI, vivere o morire, vincere o perdere… non m’importa, ma fatemi palpitare il cuore.

Viva Moratti, Viva Stramaccioni, Viva Josè Mourinho, Viva Joel Obi, Viva il sol dll’avvenire, viva la libertà.

I N T E R  O   M U E R T E.

Amala, cazzo, pazza Inter amala!

PS: meglio tacere del bilioso, invidioso, tedioso commento di Massimo Mauro di poco fa su Sky. Guitto da baraccone al soldo della famiglia ovini e caprini. Che un asteroide gli caschi in testa prima o poi.

PS2: Josè ti amo.

Un po’ di luce su COVERDALE-PAGE (grazie ad una intervista di qualche mese fa a DC)

26 Mar

Scopro solo oggi questa intervista a DAVID COVERDALE, dove il “biondo” di Saltburn-by-the Sea si sofferma un bel po’ sull’argomento COVERDALE-PAGE.

E’ la sua versione dei fatti, certo, ma viene finalmente fatta luce su un sacco di cosette, in primis il mancato tour vero e proprio del gruppo grazie al manager assai discutibile di Page. Interessante anche capire come MTV interveniva sulla realizzazione dei video. Spero sia anche per voi una lettura interessante.

http://www.jammagazineonline.com/mf2011 … snake.aspx

La PICCA’s GUIDE alle grandi canzoni in ordine sparso: KASHMIR – Led Zeppelin 1975

26 Mar

(LZ Knebwort 11-8-79 durante Kashmir)

Vabbè Stairway. Vabbè Whole Lotta Love. Vabbè Since I’ve Been Loving You. Ma Kashmir è pura enfasi, pura potenza applicata al rock, in qualche modo è la Nona dei Led Zep. Su un giro di chitarra in accordatura DADGAD, che già aveva pavimentato il sentiero tra il folk anglo-scoto-irlandese e l’esotismo medio orientale con le musiche dell’ Incredible String Band, di Bert Jansch e Davy Graham, Planty, Pagey, Jonesy & Bonzo costruiscono una cattedrale rocciosa ed eccitante, un trance circolare mastodontico, immane e cadenzato come un brontosauro in marcia. E’ la colonna sonora della discesa degli Dei dell’Olimpo sulla terra, l’ incombente fanfara che annuncia gli eroi del Walhalla, il solenne seppur controllato omaggio in musica ad archetipi antichissimi e fascinosamente spaventosi, un Martello Degli Dei sinfonico al cui confronto Wagner sembra Sergio Endrigo.

(JP live 1977 durante Kashmir)

Il rock scopre suggestioni etniche inedite e l’india pop-misticheggiante e radical chic del Beatles a Risikesh lascerà per sempre il posto alla  possanza titanica per nulla consolatoria di questa musica fuori dal tempo. Dopo la conquista della vetta di Kashmir, per i LZ rimane possibile solo la discesa, che arrivò puntuale. Miracoloso e sottovalutato l’apporto di John Paul Jones alle tastiere: ascoltato attentamente in cuffia rimpiazza i Berliner e Von Karajan da solo.

(led Zep live 1975)

Parole e ricerca video di Stefano Piccagliani – (C) 2012

UFO “Seven Deadly” (SPV/Steamhammer 2012) TTT

25 Mar

Ascoltare gli UFO senza Schenker è sempre stato difficile per me, solo i dischi dei primi anni 80 con Paul Chapman riescono a convincermi in qualche modo. Atomic Tommy K e Lawrence Archer non sono mai riusciti a piacermi del tutto. Con Vinnie Moore è la stessa cosa. Sarà anche bravo ma scivola via senza particolari emozioni. Nessun assolo che colga nel segno, nessuna sequenza di note che dica qualcosa. Tuttavia il disco non è male, calcolando che è un album di una band che ormai ha già dato tutto. Hard rock di discreta fattura, suonato con convinzione e una certa eleganza.

Mi vien da paragonarlo all’ultimo VAN HALEN, anche lì come ho scritto non ci sono pezzoni, ma si sente che un album di una vecchia band che non faceva uscire qualcosa da molti anni, c’è quindi forse una scarica in più. Gli Ufo fanno ormai dischi con continuità, forse il tutto pesa un po’, ma son dischi che si fanno ascoltare.

Dopo tre brani hard rock arriva ANGEL STATION, la prima che cattura la mia attenzione. Dolcezza per niente mielosa, un po’ triste se mi si passa l’ossimoro, su un tempo medio.

Anche THE LAST STONE RIDER si distingue, mica male davvero. Con BURN YOUR HOUSE DOWN si cerca do modernizzare un po’ le formule, il risultato non mi fa impazzire ma apprezzo lo sforzo.

THE FEAR è una specie di swing bluesato, in alcuni punti mi sembra di sentirci How Many More Times dei LZ e Walking Into Clarksdale di Page and Plant, ma magari sono solo le mie orecchie troppo piene di piombo zeppelin.

Ci sono due Bonus Tracks, la prima è un giro simile a quello della canzone appena citata, la seconda è BAG O’ BLUES…piano e voce, un blues portentoso. Sentire il nostro Phil Mogg cimentarsi in un blues così tradizionale è uno spettacolo. Nient’altro che un blues, ma è il mio pezzo preferito dell’album.

(Paul Raymond – Rhythm Guitar, Keyboards/Phil Mogg – Vocals/Vinnie Moore – Lead Guitar/Andy Parker – Drums)

If you want blood you’ve got it …ovvero Brian fa l’esame del sangue.

23 Mar

Il figlio – se abita in un altra città – si sveglia alle 5,30 e venti munti dopo è già in macchina. Inserisce nel lettore BEHIND THE SUN di Eric Clapton, niente lavori pesanti stamattina.

Verso Campogallo incontra all’improvviso una cancellata di nebbia…

(Fog in campogallo – foto di TT)

Il figlio la attraversa, e pur restando sempre sulla stessa strada si trova in un’altra dimensione, quella dove vengono a galla comportamenti passati avuti con compagne e conoscenti, comportamenti di cui non si è per nulla orgogliosi, comportamenti che si vorrebbero cancellare, ma non essendo possibile si scuote la testa, si lancia una cosa che è un po’ grido un po’ sospiro e si cerca di andare avanti.

Il figlio si assicura che il padre faccia la pipì dentro alla fialetta-contenitore per l’esame delle urine. Il figlio si assicura che il padre si lavi per bene. In cortile il figlio nota ancora una volta come padre Brian sia amico di tutti i neri che abitano nei palazzi intorno al suo. Alle 06,45 i due sono davanti al laboratorio Test di Verdi Boulevard.Il figlio va a cercare un parcheggio e lo trova at god’s house, in Sabbatini street. Mentre torna, attraversando l’Emily Road constata quanto sia bello vedere il primo sole che tinge la Ghirlandina in lontananza…

(First rays of the rising sun over Mutina – foto di TT)

Il figlio, pur avendo avuto genitori e tutta la stirpe di Regium Lepidi, ama Mutina, la sua città. Il figlio si chiede se l’amare la propria città derivi dal fatto che di solito è il posto in cui ci si sa muovere, in cui ci si relaziona in modo naturale ed istintivo.

Un nero fruga nel cassonetto della carta davanti al laboratorio. Più o meno dieci persone attendono che le porte vengano aperte. Arriva un vecchio con cappotto e cappello, ha in mano il Resto Del Carlino, è l’immagine di modenesi che ormai non ci son più.

Il padre, che fino a ieri era un po’ incazzato per l’esame in questione, stamattina è carico…è una novità rispetto ai giorni noiosetti che deve affrontare. Il figlio è gentile ed educato con la dottoressa. Il figlio segue il padre passo passo, lo aiuta, lo assiste…il figlio – che non ha né figli né nipoti – pensa a chi mai si occuperà di lui nel caso avesse la fortuna di arrivare all’età di padre Brian. Sarà un estraneo che lo guiderà attraverso le nebbie della vecchiaia? Sarà solo? Avrà ancora qualche groupie che si occuperà di lui? Dovrà mettere in atto il piano alla Thelma e Louise che, scherzando, ha ipotizzato insieme al Dickey Betts di Quariegh quando sarà ora e il declino ormai ingestibile? Pensieri torbidi. Meglio lasciarsi cullare dai dolci complimenti del vecchio: “Te t’è al miòr” “Sarai internazionale” “Te t’è un bel om” “Dio bon mo ste in gamba

Padre e figlio fanno colazione insieme al Bar Verdi. Il figlio da una occhiata alla Gazza…se non altro la primavera della sua squadra è in finale per la Next Generation Series (La Champions dei giovani).

Il figlio lascia un padre raggiante sotto casa, lo segue con lo sguardo sino al portone d’ingresso, poi parte per Stonecity. In macchina il figlio si sente i MOE.

Il bello del blog

23 Mar

Ieri, verso le 19. Ho appena scaricato Brian a casa sua, dopo aver corso avanti e indietro con lui per buona parte del giorno. Sono stanco. Mi fermo nel parcheggio sotto casa sua prendere fiato. Ricevo un messaggio, lo leggo:

“Sala d’attesa di un cliente…pomeriggio di merda, anzi periodo di merda…leggo il tuo ultimo post (Brian e Jimmy page, ndtim) e mi commuovo. Io non sono così presente con i miei vecchi…e anche se non sono più tanto sul blog, seguo sempre… soprattutto i tuoi post blues. Tim Tirelli For Ever.”

“Tim Tirelli For Ever”.…uhm…va là che l’amicizia blues è un gran bel lenitivo. Viva il blog, viva il blues, viva il sol dell’avvenire.

 

BRIAN & JIMMY PAGE

22 Mar

Nella pausa pranzo corro da Brian per fargli un po’ di compagnia e per fargli da mangiare. Fare tutto di corsa non è il massimo ma a volte è una necessità. Ascolto distrattamente gli ALLMAN agli A&R Studios di NYC il 26/8/1971 mentre rollo sui 110 sulla bretella Stonecity-Mutina. Arrivo a casa sua e lo vedo confuso e giù di morale. Gli faccio fare la barba mentre io preparo due svizzere, l’insalata e altre cosette. Pranziamo, cerco di tirarlo su, sparecchio, lavo i piatti e lo porto al bar lì vicino per un caffè. Gli dico che devo scappare in ufficio e mi fa “posso venire con te?”.

Risalgo da lui di corsa per chiudere le finestre e per prendere la medicina delle 15. Sulla bretella all’altezza di Bazvéra, mi viene in mente che non ho preso la medicina. Che testa. Faccio finta di nulla, anche con me stesso. Se lo sa mia sorella mi ammazza. Lungo il tragitto Brian riprende quota, solo il pensiero di stare in compagnia ha un effetto stupefacente. In ufficio saluta tutti, poi mia assicuro che si segga a leggere Repubblica. Dopo un po’ si alza, sgirandola per il mio ufficio…

(Brian in ufficio a Stonecity – foto di TT)

Si ferma davanti a un quadro, vede un chitarrista ritratto in una posa fighissima mentre maneggia un archetto di violino, non legge il nome, mi fa:

“Cus chè chi el?” (Questo chi è)

E io “Jimmy Page”.

Gli si illumina il viso, il nome evidentemente gli riporta a galla ricordi, sorride contento e si lascia andare ad un “Gimmi Peig, mo dio te stradora!”.

Brian è sempre un gran Brian.

(L’immagine sacra nell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

MICHAEL SCHENKER GROUP “The Chrysalis Years 1980-1984″ (Chrysalis EMI 2012) – TTTT

20 Mar

Continuo a gradire queste iniziative della Chrysalis: in questo caso per 12 sterline ti porti a casa un mini box set di 5 Cd con tutto quello che devi avere del MICHAEL SCHENKER GROUP. Peccato solo che la confezione non sia digipack. Picca probabilmente descriverebbe la musica del MSG “roba da Rockpalast inizio anni ottanta”, intendendo  un hard rock un po’ tout court, dai suoni un po’ così, suonato da gente con i pantacollant, bandane e polsini. Ridacchio sempre quando lo sento fare questo accostamento. Erano anni bui quelli come sappiamo, il Rockpalast era una trasmissione live tedesca da cui passavano molti artisti e gruppi rock, con presentatori con i baffi biondi, giacca, jeans e scarpe da ginnastica.

E’ così che affettuosamente (seppur ironicamente) descriviamo quell’hard rock un po’ di plastica peggiorato dalla famosa mancanza di gusto dei popoli teutonici. Forse un po’ di tutto questo c’è, ma io amo molto quello che Schenker ha fatto nei suoi dieci anni d’oro che vanno dal 1974 al 1984, e sono pronto a difenderlo ad oltranza, anche alla faccia di quegli snob che deridono il genere e l’artista in questione. Quelli che pensano che il rock che ascoltano loro sia superiore e non così kitsch, quelli che poi hanno fatto dischi, che per dirla come un mio caro amico “fan tirare un canchero” e che a confronto il MSG sembra i LITTLE FEAT del secondo disco.

Riascoltandomi tutto il cofanetto, mi sono di nuovo reso conto che chitarrista della madonna sia stato Schenker in quegli anni. Gran gusto, bella grinta, dinamiche eleganti e assoli davvero strabilianti. MICHAEL SCHENKER GROUP (TTTT) uscì nel 1980 e si piazzò al n.8 della classifica inglese grazie al buon hard rock di ARMED AND READY, VICTIM OF ILLUSION, CRY FOR THE NATION e INTO THE ARENA.

Con MSG (TTTT) del 1981 entrano nel gruppo COZY POWELL e PAUL RAYMOND. Alla voce sempre GARY BARDEN, un tipico cantante inglese  – zona Kent  – di hard rock di seconda, forse terza fascia. Non fu e non è un cantante dotatissimo, ma era ed è un buon diavolo e seppe sempre fare la sua parte dignitosamente (eccetto quello che riguarda il look del 1984), per di più era balbuziente e questo me lo rende simpatico. READY TO ROCK, ATTACK OF THE MAD AXEMAN, ON AND ON, LET SLEEPING DOG LIE, BUT I WANT MORE, NEVER TRUST A STRANGER…il secondo album è pieno di classici dell’MSG che portano il disco al n.14 della classifica UK. Nel 1982 esce il doppio live ONE NIGHT AT BUDOKAN (TTTT): trionfo! Un doppio disco di hard rock  che nel 1982 arriva nella Top Five inglese!

Il mio preferito è però ASSAULT ATTACK  (TTTTT)  del 1982 con GRAHAM BONNET alla voce. Peccato che nel frattempo Powell se ne fosse scappato negli Whitesnake, poi rimpiazzato da Ted McKenna. ASSAULT ATTACK, ROCK YOU TO THE GROUND, DANCER, SAMURAI, DESERT SONG…anche l’immancabile strumentale ULCER…tutto gran hard rock europeo. Questo fu l’album col quale puntare sul mercato americano (grazie anche al cantante più bravo). Peccato che Bonnet se ne andò dopo il primo show, uno di quei low-key warm up gig che permettono alle band di vedere se tutto funziona, poco prima di suonare al Reading Festival come headliner.

BUILT TO DESTROY (TTT) e il live ROCK WILL NEVER DIE (TT1/2) fecero capire che il MSG sstava appassendo.

Questa confezione contiene l’inedito LIVE AT THE MANCHESTER APOLLO 1980 e alcune altre cosette mai apparse su CD.

Anche questo consigliatissimo.

INTERVALLO: Brown Sugar

19 Mar

(Claudia Lennear, the original Brown Sugar)

INTERVALLO: Jimi Hendrix maltratta gli ampli

18 Mar

(Foto inviata da Lorenz)