Che cosa ci faccia PICCA in internet a scuriosare tra stanze da milioni di dollari è un mistero, ad ogni modo mi segnala la stanza musica in oggetto che un tizio sì è regalato. Picca nell’email (oltre al titolo del post) aggiunge “invidiosi eh?“. Beh, sì, solo che se la avessi io finirei per rifugiarmi lì dentro per non uscirne più. Mi verrebbe a trovare Jaypee e mi troverebbe imbalsamato davanti alla centralina comandi obnubilato e confuso, sommerso da CD in versione K2HD, da BLU SPEC DISC, da BLU RAY. Esalerei l’ultimo respiro davanti alla TV4K (ormai FULL HD e 3D sono il passato) mentre in cuffia mi ascolterei la versione AUDIO 9.1 di BRAIN SALAD SURGERY.


Il tizio con la cameretta per la musica da 8 milioni di dollari
6 GiuCamillo Prampolini diceva che “uniti siamo tutto, divisi siamo niente”. Già… viva l’Emilia, viva il sol dell’avvenire.
3 GiuEcco, questa è la mia regione. Senza tanti clamori, Saura e un paio di suoi colleghi si sono messi a raccogliere qualche soldo tra i dipendenti dell’IREN di Reggio Emilia. Sono arrivati a quasi 1000 euro. Hanno telefonato ai Comuni di Medolla, San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo e si sono fatti dire di quali generi alimentari e non avevano più bisogno. Sono andati a comprali, li hanno accatastati in garage…
(La roba accatastata – foto di TT)
Steve, il nipote di Saura, ha fatto lo stesso con i suoi amici e ha aggiunto altra roba. Sabato mattina con quattro o cinque macchine hanno caricato tutto e sono partiti per portare quei beni di prima necessità a destinazione…
(Foto di Steve…facciamo finta di non vedere la immaginetta di Padre Pio sulla macchina dei genitori di una sua amica)
Saura mi ha raccontato del disastro che tutti abbiamo visto in TV, della incredibile mobilitazione di solidarietà, dei magazzini pieni di aiuti, dei volontari… delle persone colpite duramente che vogliono risollevarsi in fretta e senza troppe balle…Steve fotografa due vigili del fuoco che stanno controllando i danni ad un tetto, uno di loro saluta…c’è da commuoversi…
(Firemen – Foto di Steve)
In queste ultime due settimane ho tolto il tappo alla retorica, portate pazienza, ma siamo stati colpiti nel profondo e ci sta. Questo di Saura e dei suoi amici è solo l’esempio a me più vicino, ma ce ne sono migliaia di simili. A Saura, Enrico, Nunzia, Gianni, Steve e Marialisa dunque tutta la mia stima e riconoscenza. Questa è la mia gente, questa è la mia Emilia. Camillo Prampolini diceva che “Uniti siamo tutto, divisi siamo niente”. Già. Viva l’Emilia, viva il sol dell’avvenire.
I 12 album che ascoltavamo negli anni 80
31 MagIn riferimento ai vostri commenti al post L’HIGHWAY BLUES e IL CHELSEA del 20 maggio scorso, inizio un nuovo thread dedicato ai 12 dischi che ascoltavamo negli anni ottanta…dischi appunto usciti in quei dieci anni.
Mi sembra una cosa divertente e interessante vedere un po’ come ci arrabattavamo in quel decennio piuttosto lofi. So che in tanti ascoltavamo anche canzoni singole, ma questo dopo tutto è un blog di un certo tipo e prendiamo in considerazione cose più impegnative come gli album nella loro interezza. Sono sicuro che indicherete con sincerità le vostre scelte, senza includere quelle che farebbero figo (usanza deplorevole di troppa gentaglia).
I vostri 12 album preferiti di quel decennio dunque, 12 come i semitoni della musica occidentale, come le stelle della bandiera europea, come i cavalieri della tavola rotonda, come le tavole del diritto romano…12 come le battute della nostra musica.
(tipica mise degli anni ottanta – nella foto Rik Emmett dei Triumph)
Attendo le vostre liste, magari alla fine tiriamo le somme e vediamo un po’ come sarà la TOP 12 degli anni 80 del Blog. Vi invito a non segnalare troppi titoli dell’anno 1980, a non considerare album tipo CODA dei LZ (uscito nel 1982) come album degli anni ottanta. Naturalmente 12 non sono sufficienti, ce ne sarebbero diversi altri, ma di solito i primi che vengono in mente sono quelli che ascoltavamo davvero…
Comincio io con la mia:
- QUEEN – The Works
- WHITESNAKE – Slide It In
- THE FIRM – The Firm
- ROBERT PLANT – Pictures At Eleven
- BLACK SABBATH – Heaven And Hell
- VAN HALEN – Diver Down
- CHEAP TRICK – All Shook Up
- BILLY SQUIER – Don’t Say No
- AEROSMITH – Permanent Vacation
- DEF LEPPARD – Hysteria
- VASCO ROSSI – Vado Al Massimo
- DAVID LEE ROTH – Eat’em And Smile
TT BLOG: TERREMOTO MAGGIO 2012 – “Viva L’Emilia, L’Emilia che resiste…”
30 MagVenivo al lavoro stamattina, con l’anima in pena e ancora piena di sonno, e mi sono messo a piangere, da solo, in macchina, pensando alla mia terra così ferita. Sono predisposto al melodramma, sono un italiano dopo tutto, ma le mie erano lacrime sobrie, vere, sincere, scevre da qualsiasi suggestione retorica. Ho sempre saputo di essere legatissimo alla mia terra, quel lembo di piatta pianura che va da Bologna a Reggio Emilia (la provincia della mia stirpe), passando per Modena, la mia città. Sono sempre stato orgogliossissimo di essere emiliano-romagnolo, delle mie origini, dei vigneti di ancellotta che dal 1400 uniscono il territorio (e guarda un po’, il vitigno più significativo è chiamato “ancellotta di Massenzatico”…vedi un po’ dove sono andato a finire…nel cuore dell’essenza reggiana a due passi da dove i miei bis e trisnonni hanno dato origine a tutto il mio mondo), delle case del popolo, della laboriosità della mia gente legata e non contrapposta alla voglia di godersi la vita-
(Mazzenzatico – vigna – foto di TT)
Nonostante questa consapevolezza questo pianto puro, istintivo, di pancia, doloroso mi ha colpito. Io sono uno dei fortunati, per qualche manciata di chilometri il terremoto non ha influito materialmente sulla mia esistenza e su quella delle persone a me vicine, ma vivo con molta partecipazione le sventure, i drammi, i lutti delle genti dei posti colpiti a morte.
Per noi i disagi sono sciocchezze: Brian e mia sorella che dormono in macchina, Lasìmo e sua madre che fanno lo stesso, io che dormo un sonno leggerissimo e agitato, la groupie che malgrado il carattere da amazzone e virago si commuove e si smarrisce un momento, il concerto a Ravarino della Cattiva Compagnia annullato, sensazione di instabilità, giramenti di testa…ma per quelli più sfortunati è una vera catastrofe.
(provincia di Modena)
Conto sulla solidarietà emiliana (ed italiana), che in questi frangenti sembra passare sopra alle differenze che ci separano dagli altri, differenze amplificate in questi ultimi anni da una classe politica dissennata che ha prodotto un (ex) presidente del consiglio che nessun altro paese al mondo avrebbe messo a capo del governo, un guitto da baraccone che ha spaccato il paese in due alimentando odio e inciviltà. Ora è il momento di riscoprire la nostra vera innata essenza, di stringerci a corte, di tornare ad essere quel pezzetto di umanità straordinaria che siamo sempre stati.
Riporto qui sotto (e spero che LA REPUBBLICA non si incazzi se mai lo scoprisse) l’articolo apparso oggi sul quotidiano a noi caro scritto dal grande, grandissimo MICHELE SERRA. Luca Bottura ne ha anticipato qualche passo stamattina su Radio Capital, trovo che sia un articolo bellissimo, sobrio e struggente al tempo stesso. Un omaggio alla nostra Emilia, che amiamo così tanto.
I contadini e gli operai della mia terra ferita
MICHELE SERRA
La sola cosa buona dei terremoti è che ci costringono, sia pure brutalmente, a rivivere il vincolo profondo che abbiamo con il nostro paese, i suoi posti, la sua geografia, la sua storia, le
sue persone. Appena avvertita la scossa, se non si è tra gli sventurati che se la sono vista sbocciare proprio sotto i piedi, e capiamo di essere solo ai bordi di uno squasso tremendo e lontano, subito si cerca di sapere dov’è quel lontano.
E quanto è lontano, e chi sono, di quel lontano, gli abitanti sbalzati dalle loro vite. Si misurano mentalmente le pianure o le montagne che ci separano dal sisma. Prima ancora che computer e tivù comincino a sciorinare, in pochi minuti, le prime immagini, le macerie, i dettagli, i volti spaventati, la nostra memoria comincia a tracciare una mappa sfocata, eppure palpitante, di persone, di piazze, di strade, di case.
Una mappa che è al tempo stesso personale (ognuno ha la sua) e oggettiva, perché è dall’intreccio fitto delle relazioni, dei viaggi, delle piccole socialità che nasce l’immagine di un posto, di un popolo, di una società. Leggo sul video Cavezzo e subito rivedo un casolare illuminato in mezzo ai campi in una notte piena di lucciole, ci abitava e forse ci abita ancora un mio amico autotrasportatore, Maurizio, non lo sento da una vita, cerco il suo numero sul web, lo trovo, lo faccio ma un disco risponde che il numero è sconnesso.
A Finale Emilia viveva, e forse vive ancora, la Elia, la magnifica badante che accompagnò mia nonna alla sua fine. Era nata in montagna, nell’Appennino modenese, faceva la pastora e governava le pecore, scendere nella pianura ricca a fare l’infermiera era stato per lei, come per tanti italiani nella seconda metà del Novecento, l’addio alla povertà, l’approdo alla sicurezza: ma ancora raccontava con gli occhi lucidi di felicità di quando da ragazzina cavalcava a pelo, galoppando sui pascoli alti.
Molti degli odierni italiani di pianura hanno radici in montagna. L’Appennino ha scaricato a valle, lungo tutta l’Emilia, un popolo intero di operai e di impiegati. La sua popolazione, dal dopoguerra a oggi, è decimata: dove vivevano in cento oggi vivono in dieci, come nelle Alpi di Nuto Revelli. Andai a trovarla a Finale, tanti anni fa, per il funerale di suo figlio, era estate e l’afa stordiva. Le donne camminavano davanti e gli uomini dietro, si sa che i maschi hanno meno dimestichezza con la morte. Non c’erano ancora i navigatori e arrivai in ritardo, in quei posti è molto facile perdersi, le strade sono un reticolo che inganna, è un pezzo di pianura padana aperto, arioso, disseminato di paesi e cittadine, ma non ci sono città grandi a fare a punto di riferimento (anche questo, penso, ha contributo a limitare il numero delle vittime).
Se sei un forestiero e l’aria non è limpida, e non vedi l’Appennino che segna il Sud e — più lontano — le Alpi che indicano il Nord, ti disorienti, non sai più dove stai andando. Forse da nessun’altra parte la Pianura Padana appare altrettanto vasta e composita, non si è lontani da Modena, da Bologna, da Mantova, da Ferrara, ma neppure si è vicini. Anche per questo ogni paese ha forte identità: non è periferia di niente e di nessuno. Uno di Finale Emilia è proprio di Finale Emilia, uno di Crevalcore proprio di Crevalcore.
Crevalcore è bellissima, è uno di quei posti italiani dei quali non si parla mai, una delle tante pietre preziose che ignoriamo di possedere. Lastruttura è del tredicesimo secolo pianta quadrata, città fortificata. Ci andai molto tempo fa per un dibattito, cose di comunisti emiliani, ex braccianti e operai che ora facevano il deputato o il sindaco e discutevano di piani regolatori ma anche del raccolto di fagiolini, facce comunque contadine con la cravatta allentata, seguì vino rosso con grassa cucina modenese perché Crevalcore è ancora in provincia di Bologna, l’ultimo lembo a nord-ovest, ma è a un passo da Modena, e dunque tigelle con lardo e aglio.
(Crevalcore in questi giorni)
Non riesco a ritrovare, di quei posti, un solo ricordo che non sia amichevole, socievole, conviviale. Non è vero che è la natura contadina, ci sono anche contadini diffidenti e depressi. È piuttosto l’equilibrio fortunato, e raro, tra benessere individuale e vincoli sociali, sono paesi di volontari di ambulanza e di guidatori di fuoriserie, di bagordi in discoteca e di assistenza agli anziani. La parola “lavoro”, da quelle parti, è diventata una specie di unità di misura generale: li avrete sentiti anche voi, gli anziani, dire ai microfoni dei tigì “mai visto un lavoro del genere”, il lavoro cattivo del terremoto. Come fosse animato da uno scientifico malanimo c ontro il luogo, ha colpito soprattutto i capannoni industriali, le chiese e i municipi. E quei portici, quei fantastici luoghi di mezzo tra aperto e chiuso, con le botteghe e i caffé, che sfregio vederli offesi, ingombri di macerie e sporchi di polvere. Sono stati colpiti, come in un bombardamento scellerato, tutti i luoghi dell’identità e della socialità. La fabbrica e la piazza, che nell’Emilia rossa sono quanto resta (molto) di un modello economico che ha prodotto meno danni che altrove. Vorticoso come in tutto il Nord, con qualche offesa all’ambiente come in tutto il Nord, con qualche malessere (le droghe, lo smarrimento, la noia) come in tutto il Nord, ma con un sua solidità, un suo equilibrio, una ripartizione intelligente tra industria e agricoltura, tra acciaio e campi.
A proposito, chissà se ha subito danni lo splendido museo Maserati che uno dei fratelli Panini ha eretto a Modena all’interno della sua azienda agricola. Lamiere lucenti in mezzo alle forme di parmigiano biologico (come quelle che la televisione mostra collassate, e sono un muro portante anche loro) e l’odore del letame che lega tutto, fa nascere tutto. I muggiti delle mucche, in mancanza di meglio, per simulare il rombo del motore.
Per quanto il terremoto abbia fatto “un lavoro mai visto”, il lavoro di quei padani di buon umore (quelli di cattivo umore, si è poi visto, sono stati una novità perdente) rimetterà le cose a posto, prima o poi. Quando tutto sarà finito, i morti sepolti, i muri riparati, e i visitatori non saranno più di intralcio ai soccorsi, andate a Crevalcore, e ditemi se non è bella.
(Michele Serra – LA REPUBBLICA di oggi 30 maggio 2012)
TT BLOG – Terremoto In Emilia update
29 MagSiamo di nuovo qui a commentare un terremoto, a distanza di pochi giorni dall’altro. Ringrazio quanti hanno telefonato e scritto per avere notizie.
Tutto più o mene bene nei territori che il blog è solito battere, quindi Reggio, Modena, Nonantola Sassuolo. Non ho sentito la scossa delle 9 perché ero in macchina, ma alle 13 meno 5 ero a Modena al primo piano e quei 30 secondi sono stati spaventosi. Ero con altre persone e facevo quello che manteneva il controllo, ma la lunghezza della forte scossa mi ha fatto temere il peggio…e non è una frase fatta. Pochi minuti dopo sull’asfalto di un parcheggio siamo ritornati a ballare e vedere le automobili parcheggiate dondolare non è stato piacevole.
Cavezzo (Modena) 29 maggio 2012
Poco dopo ho viaggiato tra Modena e Nonantola. Nessun danno evidente (anche se Repubblica parlava di un morto proprio nel mio paese natale), ma la situazione di gran disagio era evidente: fabbriche chiuse, molti camper nei parcheggi e a bordo strada, moltissima gente nei parchi e per le strade, a Nonantola gente che improvvisava il pranzo su tavolini volanti in strada.
Mirandola (Modena) 29 maggio 2012
Brian tutto sommato regge. Un po’ spaventato ma anche eccitato da tutto quel trambusto.
Il resto lo sapete, morti e crolli, SKY TG 24 sta coprendo la cosa con collegamenti non stop.
I nostri pensieri vanno alle genti di Cavezzo, San Felice, Mirandola e zone vicine… paesi che hanno avuto la sfortuna di esseri venti km più a nord. Per circa 500 anni la pianura padana è stata terra esente da forti eventi sismici…dal 20 maggio non è più così, dovremo farcene una ragione.
Cavezzo (Modena) 29 maggio 2012
L’Emilia è ferita nel profondo, se potete date una mano. In qualsiasi modo.
UPDATES:
ore 20:30 – altra scossa.
ore 20:59 – altra scossa.
IL BLOG sbarca in CINA
28 MagIl mio amico DENNIS (vero nome Mauro) è da un po’ che ha iniziato a lavorare in Cina per una ditta di Modena. E’ uno di quei tecnici specializzati che supervisiona squadre di cinesi alle prese con macchinari fantascientifici. Io suoi colleghi lo stanno a sentire insomma.
Mi scrive un sms: “da oggi qui in Cina il tuo blog è il più seguito, sto facendo proselitismo. Che fatica però spiegare cos’è Lasàurit o il blues che abbiamo dentro. Non so quando torno ma vi penso sempre. Siamo perfetti, siamo leoni, viva Zanetti e Stramaccioni”.
Che ridere pensare a Dennis che cerca di spiegare ad ignari cinesi il blues e i pensieri sghembi che trattiamo sul blog. La cosa bella poi è che sono tutti interisti.
Cari amici della Repubblica Popolare Cinese, con viva e vibrante soddisfazione tramite Mauro apriamo da oggi un filo diretto con voi. Se anche voi avete il blues, questo è il posto adatto. Vi abbracciamo fraternamente. Viva l’Italia, Viva la Cina, Viva la libertà, viva l’Inter. Nín hǎo 您好.
Il problema facebook
17 MagIl problema facebook per me è questo: diverse persone che non conosci (o conosci poco) ti chiedono l’amicizia (senza mai specificare perché), tu gliela dai perché vuoi essere cortese e ben disposto, ma poi se per un valido motivo decidi di toglierle dalla tua lista di amici succede un finimondo e vieni criticato.
Dunque vediamo un po’, mi chiedono l’amicizia perché sono amiche di qualche mio amico, perché sanno chi sono dai tempi pre-facebook e nel nome del rock vogliono diventare mie amiche (le persone intendo non le fighe), perché portano lo stesso cognome, perché hai fatto un commento su un post di un tuo amico che loro trovano divertente, perché in qualche modo durante la vita vi siete sfiorati.
Poi ti capita di vedere i loro post, i loro commenti, le loro preferenze e capisci che in quanto ad affinità elettive siete distantissimi. Io, che non sono uno che passa sopra alle cose con facilità, le cancello dalla lista degli amici. Per questo vengo tacciato di non essere democratico, di non rispettare le idee altrui, etc etc.
No aspetta un attimo…vedo un tuo delirante post dove fai apologia del fascismo, quello di mussolini per intenderci, e io dovrei fare finta di niente? Già faccio tanto a non offenderti, a non commentare, il minimo che posso fare è cassarti dalla lista. Tu che fai? Mi scrivi un messaggio dove blateri di democrazia e di rispetto delle idee altrui e che evidentemente ti sei sbagliata a giudicarmi. Ragazzina, per me – e per la legge italiana – la apologia di fascismo è reato. Vai a fare in culo, te e mussolini.
Un altro fa un commento poco elegante sulla morte di Carlo Giuliani al G8 di Genova. E’ una cosa che mi tocca. Gli scrivo in modo pacato e diplomatico che non possiamo essere amici. Via, anche lì questione di democrazia, di non rispetto delle idee altrui…
Ancora, un amico pubblica un video da youtube intitolato IO ODIO L’INTER. Lo casso! Questi si interroga sul significato dell’amicizia e cose di questo genere…troppo profondo, se uno odia l’Inter su facebook non lo voglio tra le palle.
Io ho pubblicato note poco simpatiche sulla J**e, se uno J**entino vuole togliermi dai suoi amici, nessun problema, capisco benissimo, senza tante tragedie. Se uno è di destra e gli dà da fare che io sia dichiaratamente di sinistra, no problem, non me le prendo mica. Se i territori comuni non sono sufficienti a colmare il vuoto enorme che ci separa per quel che concerne la interpretazione della vita non facciamo tragedie, non ci frequentiamo su facebook (e magari nemmeno nella vita) e siamo a posto. Le amicizie (o presunte tali) non devono mica durare per forza tutta la vita.
Quindi, messaggio per: fascisti, fondamentalisti cristiani e religiosi in genere, berluskoniani, gobbi, milanisti, ascoltatori di musica di merda e di radio di merda, telespettatori di mediaset e di Rai1 e Rai2, amanti del grunge, amanti dei Rem dei Rush dei Nomadi, amanti del gioco del Barcellona, fan e lettori di Giancarlo Pansa, rompicoglioni in genere…non chiedetemi l’amicizia se poi ci rimanete male se ve la tolgo.
Bon, torno ad ascoltarmi THE DIVIDING LINE di ROBERT BERRY (solo un momento di spensieratezza prima di ributtarmi sui BLUE ÖYSTER CULT).
25 APRILE Blues
25 AprIeri sentivo per caso uno scambio di battute tra due uomini, uno di 42 anni e l’altro di 49:
42: (con tono scherzoso) “tu festeggi domani”?
49: “no, tanto i partigiani sono ormai tutti morti ha ha ha ha ha”
Forse sono io ad essere così suscettibile, ma ho trovato questa cosa davvero miserabile. Che pochezza d’animo, che poco rispetto per la storia della Repubblica.
Con questa pesantezza nel cuore, retorica o no, vi auguro una buona ricorrenza. Viva il 25 aprile, viva la Resistenza, viva l’Italia liberata, viva il sol dell’avvenire.
SHE SAID: Helen Mirren da La Repubblica del 14-04-2012
14 AprE’ dal film CALENDAR GIRLS del 2003 che ho preso ad interessarmi a Helen Mirren, attrice nata a Londra 66 anni fa di origine russa (vero nome Helen Lydia Mironoff…il padre era un diplomatico russo in esilio).
Mi piace come donna, come attrice, come persona. Julia dice che io tendo ad idealizzare le donne, è vero, ma idealizzo le donne che vale la pena idealizzare (illuminate, intellettualmente pronte, con un passato, esteticamente con un loro perché…magari interiste, di sinistra e donne di blues e di rock, ma non necessariamente).
Stamattina leggevo su RCLUB di Repubblica una sua intervista…ecco qualche stralcio:
“…C’è la tendenza a credere che dopo una certa età il sesso diventi un accessorio superfluo, soprattutto per le donne. E’ una balla. Non credo nei matrimoni che si trasformano in rapporti fraterni. Il sesso è un elemento indispensabile per la coppia. A tutte le età.”
“...Esiste una sfera più complessa ed intrigante della seduzione esercitata da donne di grande carisma e personalità che vengono bollate come virago ma in realtà hanno molte più possibilità di gestire un rapporto a lungo termine con il proprio partner. Anche sessualmente. M i sono sposata dopo i cinquanta perché non ho mai creduto nel matrimonio come istituzione e perché non mi ha mai sfiorato l’idea che uomini e donne avessero un calo di desiderio nella terza età. Ci sono due cose che hanno ritardato la decisione: il fatto che non sono assolutamente religiosa e il fatto che non ho mai desiderato avere figli.”
“Non ho mai voluto essere una attrice inglese, e neanche una attrice americana. Io volevo a tutti i costi diventare una attrice italiana. Il mio idolo è Monica Vitti. Anna Magnani poi è diventata una sorta di divinità per me. E’ bella, è unica, è bravissima. E supersexy. Ecco, quello è il tipo di sensualità che volevo sprigionare nei miei film e nella vita …un fascino che non tramonta, che resiste anche quando sei una donna matura.Viviamo in una epoca in cui pubblicità e TV esaltano l’idea che solo giovani, belli e ricchi vivano storie d’amore e di sesso favolose ed esaltanti. E’ un sistema che rischia di creare una paralisi tra gli adolescenti, che alla fine finiscono sempre per voler somigliare a qualcun altro, e depressione tra gli anziani che si sentono tagliati fuori dalla sfera sentimentale e sessuale. Ma quanto era bello il bacio che Meryl Streep e suo marito si sono scambiati all’ultima notte degli Oscar? E non era certo un bacio tra fratelli.”
Che superfiga che sei, Helen. We love you.
8 MARZO: festa della donna / woman’s day
8 MarUn augurio blues alle donne frequentatrici del blog, le celebriamo ogni giorno dell’anno ma ci piace rimarcare questa bella ricorrenza, quindi eccovi questa mimosina virtuale.
Nell’occasione alleghiamo immagini di tre delle tante donne che amiamo:
(Rosa Luxemburg nel 1910)
(Haydée Tamara Bunke Bider, detta “Tania la Guerrigliera”)
(Quella gran figa di Rita Levi Montalcini)




























Commenti recenti