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EAGLES The Forum Inglewood, CA 25 January 2014 (bootleg – no label) – TTTT

13 Feb

Le registrazioni audio che in questi ultimi anni vengono fatte dai fan ai vari concerti oramai hanno una qualità sonora impressionante; lontani i tempi in cui (tranne qualche eccezione) ci si presentava ai concerti con registratori alla buona per mettere su nastro in modo non certo esemplare le performance dei nostri beniamini. L’History Of The Eagles Tour è un carrozzone che è in giro dal luglio dello scorso anno, ed è una faccenda di grosse proporzioni: in novembre 2013 hanno fatto tre date al MADISON SQUARE GARDEN, in gennaio 2014 sei (sei!) al LOS ANGELES FORUM e nel prossimo giugno ne faranno quattro alla O2 Arena di Londra. Tutte date indoor da 20.000 posti, mica palapsort qualunque.

The Eagles LA Forum 2014-01-25-fr

Ho trovato recentemente questo bootleg relativo all’ultima data al LA FORUM, testimonianza di ciò che sono gli EAGLES adesso.

TITLE: EAGLES The Forum Inglewood, CA 25 January 2014

LABEL: No label (Scooter123 recording)

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTTT-

PERFORMANCE: TTTT

ARTWORK: TTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

The Eagles LA Forum 2014-01-25-bk

Da un certo punto di vista le Aquile sono in qualche modo criticabili: nessun brivido particolare nella scaletta, atmosfera laid back, divagazioni verbali prima di ogni pezzo dedicate a particolari episodi o ricordi, inizio molle con sole chitarre acustiche, atmosfera da corporate rock, però …. però ….uno dei leader degli EAGLES è una delle mie figure rock preferite (DON HENLEY), JOE WALSH da sentire e vedere è sempre uno spettacolo e in questo tour c’è anche BERNIE LEADON, l’indimenticabile chitarrista dei primi anni della band…(il primo a destra guardando il pubblico)…

I pezzi poi suonati con la band, intendo i pezzi “rock”, hanno in questo tour un accento quasi greve, pesante, concreto, che trovo molto affascinante…

The Eagles LA Forum 2014-01-18-ins-frInoltre ci sono i pezzi del Tim adolescente, quello che grazie all’album DESPERADO (che qualcuno aveva regalato a mia sorella negli anni settanta) pensava di far parte della banda di fuorilegge DOOLIN-DALTON. Per me ottimo bootleg, certo… per fan maturi, che ripensano alle estati della loro giovinezza passate ad ascoltare DESPERADO e ON THE BORDER, ma la nostalgia è un sentimento che non ci fa paura e che accettiamo volentieri. Viva Don Henley!

ERIC CLAPTON “Give Me Strengh” (6 disc box set – Polydor/Universal 2013 – Euro 55) – TTTTT

5 Feb

E’ tanto tempo che diciamo che non ne possiamo più di box set e deluxe edition, che dobbiamo smettere di comprarli, ma poi quando escono delle cose ben fatte come questa di EC, come si fa a rinunciare? Non sarà il CLAPTON dei CREAM, ma è pur sempre un CLAPTON degli anni settanta, tra l’altro accompagnato da una gran band e in più la confezione è superlativa. Curata, elegante, lussuosa, senza fronzoli inutili. Un gioiellino.

Front

TITLE: ERIC CLAPTON “Give Me Strengh – the ’74/’75 recordings

LABEL: Polydor 2013

TYPE: 6-disc box set

PACKAGING: TTTTT

Back

DISC 1: 461 Ocean Boulevard (1974) – expanded version: TTTT

DISC 2There’s One In Every Crowd (1975) – expanded version: TTTT

Il sound è piuttosto laid back, il reagge è un po’ troppo presente, ma i dischi sono godibili e sinceri. Sono inoltre suonati benissimo, con un groove ed un gusto davvero esemplari. E’ rock americano dagli accenti inglesi che swinga e che rolla che è un piacere. 461 OB arrivò al primo posto della classifica americana, mentre TSOIEC mancò la Top20 di una sola posizione. Picca e Liso, in un recente scambio di vedute su Manolenta, sostenevano che EC è in buona sostanza un gran cantante, più che chitarrista. Capisco cosa intendano con questa semi-boutade, ERIC passa l’esame orale con voti molto alti, grazie ad un voce raffinata e garbata e intrisa di malinconie blues, ma al tempo stesso io non riesco a non considerarlo prima di tutto un chitarrista, anche nel periodo post CREAM, quello insomma dove abdicò volentieri dalla carica di dio della chitarra. MOTHERLESS CHILDREN poi è un pezzo che mi fa impazzire…

Booklet-38

DISC 3 &4: E.C. Was Here (1975) – remixed & expanded version: TTTT

Al di là del rimissaggio (cosa che qui sul blog non amiamo ma che tuttavia mi sembra fatto piuttosto bene), ormai questo LIVE è un cosa assai diversa dal vinile originale, quello con solo sei pezzi, che mai ho trovato avvincente. I 16 brani odierni danno una personalità tutta nuova a questo disco, ne fanno un album dal vivo di tutto rispetto, un punto della situazione chiaro e preciso di quello che era EC nel tour del 1974/75. Se metto da parte le lagne di HAVE YOU EVER LOVED A WOMAN e THE SKY IS CRYING (uno dei blues più scialbi e retorici di sempre), e due cavalli di battagli di ERIC che non mi sono mai, dico mai, piaciuti come LAYLA e BADGE (lo so, è un sacrilegio scrivere queste cose per, immagino, milioni di persone), la nuova forma di questo LIVE mi piace parecchio.

Booklet-31

DISC 5: The Freddie King Criteria Studio Session (5 agosto 1974) : TTTT

4 pezzi con il più grande dei KING: lasciate perdere il cabaret di BB KING, il blues noiosetto di ALBERT KING, è FREDDIE il KING che conta. Gran chitarrista e uomo di blues. 4 jam convincenti e avvincenti.

Booklet-12

DISC 6 (bluray): 461 OCEAN BOULEVARD 5.1 Surround Sound mix (previously unreleased Elliot Scheiner mix) / 461 OCEAN BOULEVARD original 4.0 quadraphonic / THERE’S ONE IN EVERY CROWD original 4.0 quadraphonic mix

Booklet-4

Cofanetto dunque consigliatissimo.

 

PFM “Huntington Beach California 1977” (Bootleg – no label) – TTTT

15 Gen

Non ci tanti bootleg in circolazione della PFM in terra d’America o d’Albione negli anni settanta, pertanto trovarne uno diventa sempre un piccolo avvenimento. Questo poi relativo al tour di JET LAG mi entusiasma ancora di più, visto che avevo già registrazioni del 1972/74/75 ma non del 1977. Trovare un bootleg relativo agli anni d’oro del Rock registrato in USA da un gruppo italiano mi rende assai orgoglioso.

PFM 1977-08-31 Golden Bear Huntington Beach CA_cover

TITLE: PFM “Huntington Beach California 1977″ – Huntington Beach, Golden Bear Club” 31/08/1977

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTTTT

ARTWORK: TTT

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

PFM 1977-08-31 Golden Bear Huntington Beach CA_back

Chi legge da un po’ questo blog sa che considero la PFM uno dei quattro grandi gruppi progressive insieme a ELP, YES e GENESIS. Questo bootleg non può che confermare la mia convinzione. Maestria, musicalità, bei pezzi…nulla da invidiare ai loro colleghi più famosi. Al di fuori dell’Italia la PREMIATA è stata. e tutto sommato ancora è, una cult band: il seguito che aveva magari non poteva avvalersi dell’aggettivo oceanico, ma era di un entusiasmo e di una fedeltà davvero fuori dall’ordinario. Il pubblico in questa registrazione lo lascia capire chiaramente: applausi fragorosi, urla, sentimento di gioia e di buone vibrazioni…che spettacolo. E poi sentire i pezzi di JET LAG in versione live, il violino del povero GREG BLOG, la voce di LANZETTI…che meraviglia. Non trovo differenze tra questo bootleg della PFM e quelli dello stesso periodo delle tre band già citate se non quella relativa al posto in cui si tenevano i concerti: la PREMIATA suonava al Golden Bear Club di HUNTINGTON BEACH e non al NASSAU COLISEUM.

space saving CD Sleeve size

space saving CD Sleeve size

La fonte è audience, la qualità è buona, tutto molto godibile. La PFM degli anni settanta, che meraviglia! PREMOLI, MUSSIDA, DI CIOCCIO, DJIVAS, LANZETTI, BLOCH we salute you!

AAA SLEEVE

JEFF BECK GROUP “The Last Ever Gig” London, Roundhouse July 23, 1972 (Tarantura – bootleg) – TTT

16 Nov

Ho sempre avuto un debole per il JEFF BECK GROUP 2, quelle fosche terre di mezzo tra le selvagge praterie del primo storico JEFF BECK GROUP e le brulle colline delle promesse non mantenute di BECK BOGERT & APPICE. La registrazione su cui è confezionato questo bootleg è la testimonianza dell’ultimo concerto ufficiale del JBG2. L’indomani il management avrebbe dato l’annuncio dello scioglimento e JEFF BECK si sarebbe trovato a provare con MAX MIDDLETON, CARMINE APPICE, TIM BOGERT e il mediocre cantante KIM MILFORD. Il primo agosto del 1972 la band, ancora chiamata JBG, iniziò un mini tour americano, ma fu subito chiaro che MILFORD era fuoriposto, così fu richiamato BOBBY TENCH per le rimanenti poche date, finite le quali TENCH e MIDDLETON lasciarono la nave e BECK si trovò a capitanare il power trio BB&A.

Questo del 23 luglio 1972 non è un concerto speciale, l’unica particolarità sta nell’essere il canto del cigno di quella formazione, ma è interessante ascoltarlo per avere un’idea di come poteva essere andare alla CA’ ROTONDA a vedere il GRUPPO di GOFFREDO CANALI in una serata estiva londinese del 1972.

London, la Roundhouse alla fine degli anni settanta.

London, la Roundhouse alla fine degli anni settanta.

Si sente che il mood è strano, che ormai prevale il sentimento da saldi da fine stagione, ma per centrare le giuste sintonie del rock and roll bisogna ascoltare anche registrazioni di questo tipo, con la band un po’ stordita, sfilacciata, ma sempre con spunti di classe dietro l’angolo. POWELL, MIDDLETON e BECK sono musicisti che ammiro moltissimo, ed è un piacere sentirli anche in una serata come questa, se la qualità  poi è quella di un’ottima audience tutto si fa più semplice.

TITLE: Jeff Beck Group “THE LAST EVER GIG” London, Roundhouse July 23, 1972

LABEL: Tarantura

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT

PERFORMANCE: TTT

ARTWORK: TT1/2

BAND MOOD: TTT

COLLECTION: TTT

LastEver - Copia (2)

LastEver - Copia

Space-saving cd sleeve version

Space-saving cd sleeve version

Jeff Beck Group  July 23, 1972 ½
The Roundhouse, London, England

Jeff Beck – guitars
Bobby Tench – vocals
Clive Chaman – bass
Max Middleton – keyboards
Cozy Powell – drums
Taper, & Taping Gear/Equipment: ??unknown??
Trade: Masa (Japan), THX!!!
Source: from Liberated Bootleg “The Last Ever Gig”, Tarantura label, matrix #JBG-001,2
Lineage: “AUD” Trade CDR> (wav) 2013 DAE with EAC (secure mode)> (flac) Trader’s Little Helper level 6 (align on sector boundaries)
Quality: vg+ “AUD”
Length: 12 tracks = 91:54 minutes
Artwork: included.
Samples: none.
Set List:

Disc One (7 tracks = 48:44 minutes)
01 – Opening, Jeff tuning, Show Introduction
02 – Ice Cream Cakes
03 – Morning Dew
04 – Going Down (Including Max’s Solo)
05 – Definitely Maybe
06 – Tonight I’ll Be Staying Here With You
07 – New Ways> Train Train

Disc Two (5 tracks = 43:10 minutes)
01 – Jeff’s Boogie
02 – Ain’t No Sunshine
03 – Got The Feeling
04 – Let Me Love You
05 – Superstition

BAD COMPANY live at the Apollo, Glasgow – march 6th 1979 (bootleg – no label 2 cd) TTTT

22 Ott

TITLE: BAD COMPANY, Apollo, Glasgow, Scotland, march 6 1979

LABEL: no label

TYPE: audience

SOUND QUALITY: TTTT+

PERFORMANCE: TTTT+

ARTWORK: self made

BAND MOOD: TTTT

COLLECTION: TTTT

BAD CO Glasgow 6-3-1979 a

Questo era un bootleg che stranamente mancava alla mia collezione, non che della BAD COMPANY ce ne siano a bizzeffe, ma il meglio di quanto c’è in giro (relativo alla BAD COMPANY originale del periodo live 1974/79) credevo di averlo. E invece, ecco qua che sbuca all’improvviso da una semplice ricerca, questa registrazione audience del concerto del 1979 tenuto in una delle rock venue e città più calde della storia del Rock. Sì, Glasgow è nota per essere una piazza che sa eccitarsi, far festa, lasciarsi andare.

Bad Co Glasgow 6-3-1979 b

Con certi nomi poi la città dei RANGERS sa esaltarsi, e la BAD COMPANY è uno di questi. Per quanto concerne la qualità audio, trattasi di un’ottima registrazione audience, adatta anche al casual fan. Il tour del 1979 fu l’ultimo della original BAD COMPANY, che da lì a due/tre anni andò a dissolversi in cometa. A quel tempo il mood del gruppo non era certo quello dei primi tre anni, a dispetto del grande successo che l’album DESOLATION ANGELS (Swan Song 1979) ebbe in quel periodo (3° nella classifica USA, ROCK AND ROLL FANTASY al 13° posto nella classifica dei singoli USA, 10° nella classica inglese degli album).

Tuttavia il tour del 1979 può considerarsi assolutamente riuscito: concerti sold out, scaletta interessante, prova d’insieme ottima. Come sappiamo, a parte Rodgers, non è che nel gruppo ci siano musicisti straordinari, ma KIRKE, BURREL e RALPHS assicurano una solidità che non tutti riescono a garantire.

BAD COMPANY - british tour 1979 programme

BAD COMPANY british Tour 1979 programme inside

KIRKE poi non sarà BONHAM o COZY POWELL, ma è un gran batterista rock…bel suono, interventi dosati, eleganti e al contempo potenti e risoluti, batteria come si deve (pochi elementi, un solo tom).

BAD COMPANY - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

BAD COMPANY – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

SIMON KIRKE - Wembley 1979 photo bt Addy Nijenboer

SIMON KIRKE – Wembley 1979 photo bt Addy Nijenboer

In questo bootleg non ci sono assoli di chitarra sorprendenti, RALPHS e RODGERS si concedono alla solista con parsimonia, con fraseggi ben strutturati ma tutto sommato semplici, ma il tutto viene compensato come detto poc’anzi con prove caparbie e tenaci.

PAUL RODGERS - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

PAUL RODGERS – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

Ben cinque pezzi provengono da DESOLATION ANGELS, l’abum che sarebbe uscito in quel marzo, c’è persino SHE BRINGS ME LOVE, ballata semi gospel che certo non è unpezzo di punta. Insieme a questi ovviamente anche alcuni dei classici del gruppo.

MICK RALPHS  -Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

MICK RALPHS -Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

Durante tutta la registrazione è impossibile non notare il caldo abbraccio che il pubblico dell’Apollo riserva ai ragazzi, anche dopo BURNIN’ SKY,  pezzo d’apertura suonato senza la dovuta sicurezza. Dopo MOVIN’ ON, CANT’GET ENOUGH e FEEL LIKE MAKIN’ LOVE a chiusura del concerto, le grida e gli applausi si trasformano un una sorta di isteria collettiva. Doveva essere davvero una gran cosa suonare per un pubblico così. Ah, cosa avrei dato per vedere la BAD CO in concerto negli anni settanta.

Bel bootleg dunque, ottimo per riscaldarci l’animo in vista del lungo inverno che sta arrivando. BAD CO RULES!

BOZ BURRELL - Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

BOZ BURRELL – Wembley 1979 photo by Addy Nijenboer

GOBLIN live a Detroit 12 ottobre 2013 di Paolo Barone

15 Ott

Qualche giorno fa, ero da poco tornato a Detroit, e’ venuto a trovarmi un mio caro amico uno dei pochi veri che ho da queste parti. Dopo un po’ che parliamo mi dice, “Ehi lo sai che la band italiana Goblin suonera’ qui a Pontiac il 12…Io vado, se vuoi andiamo insieme..“.Non ci potevo credere, i Goblin di Roma in tour da queste parti??? Certo che ci sarei andato, fosse solo per la curiosita’ di un evento cosi strano.

Cosi, il giorno dopo mi sono messo in rete a cercare informazioni su questa cosa. Scopro che si, sono in tour con i tre membri fondatori originali Simonetti, Guarini e Morante, e che suoneranno alla Crofoot Ballroom a Pontiac, una bel locale rock molto noto in zona. Non solo, ma essendo questo il loro primo tour in assoluto negli States, il concerto e’ considerato un evento, si consiglia di prendere i biglietti (25 dollari) in prevendita e volendo e’ disponibile anche un pacchetto speciale a 70 dollari con poster autografato del concerto, accesso al soundcheck e qualche minuto con la band. Cose da pazzi. Prendo il mio da venticinque, e mi chiedo quanta gente andra’ a vedere questo show…Mah, misteri della musica….Intanto con il passare dei giorni scopro che molte persone di mia conoscenza conoscono i Goblin, probabilmente anche molto meglio di me, e che saranno al concerto, nonostante la stessa sera ci sara’ in citta’ anche Lee Renaldo dei Sonic Youth. Indago un po’, magari sono segretamente tutti fans del prog italiano, invece niente, non hanno idea di PFM, Banco e compagnia bella, mai sentiti nemmeno nominare. I Goblin invece si, altroche’! Come se non bastasse, il settimanale che si occupa di musica e spettacolo nell’area metropolitana di Detroit, Metrotimes, segnala il live della band romana come l’evento imperdibile della settimana, presentandoli come di gran lunga la band italiana piu’ famosa negli States, quasi al pari degli onnipresenti Lacuna Coil.

Goblin vintage

Goblin vintage

Finalmente arriva la sera del concerto e io e i miei amici andiamo a Pontiac, praticamente un quartiere nella zona nord di Detroit metro. La serata e’ stranamente molto calda, sembra ancora estate, e’ sabato sera e le strade sono piene di gente. Troviamo a malapena un parcheggio, strano perche’ da queste parti ci sono piu posti auto che abitanti, e ci infiliamo dentro la Crofoot Ballroom. Rimango subito stupito: La sala e’ strapiena! Tantissima gente di ogni eta’ e tipo, ma con una netta maggioranza di magliette e abbigliamento metal. La band di supporto ha appena finito di suonare, l’atmosfera e’ carica di energia, sono tutti su di giri. Come si possa conciliare tutto questo con i lunghi e lenti brani strumentali delle colonne sonore dei Goblin, per me e’ un mistero, ma ormai mi comincio ad abituare alle sorprese. C’e’ un banco con magliette 25 dollars, poster numerati 50 dollars, vinili, cd, dvd, e poster alternativi. Tutto molto bello, vinili e magliette vengono venduti a ritmo continuo, io come sempre resisto per pentirmene il giorno dopo. Ma in fin dei conti non sono mai stato un fan di questa band. Da piccolo la loro musica, perlomeno quei due pezzi che conosciamo tutti, mi spaventava da morire e i film di Dario Argento mi attraevano tantissimo ma non li potevo proprio vedere, pena mesi di incubi e notti in bianco. Poi per una serie di circostanze ho avuto modo di conoscere Dario, la ex moglie e attrice di alcuni film Daria Nicolodi, e sua figlia Asia e’ una mia carissima amica, con la quale spesso trascorro serate intere a condividere le nostre insane passioni musicali. Ma i film rimangono per me un tabu’, anche oggi non riesco a guardarli. Pero’ mi rendo conto che sono parte della mia storia, della cultura collettiva del nostro paese. Sono parte di noi, lo e’ la colonna sonora di Profondo Rosso cosi come la musica di Ennio Morricone, i film di Toto’ e i sogni di Fellini. Ma cosa c’entra tutto questo con gli americani, con tutta questa gente che e’ venuta qui stasera? Mi ritrovo perso in queste ed altre mie cosmiche riflessioni quando si spengono le luci e sul palco arriva una ballerina che inizia a danzare nel cono di un riflettore rosso porpora. Arrivano i Goblin, attaccano a suonare ed e’ un ovazione.

Goblin in Detroit 12 ottobre 2013 - foto di Paolo Barone

Goblin in Detroit 12 ottobre 2013 – foto di Paolo Barone

Il loro approccio live e’ molto rock, niente brani lenti, l’audio in sala e’ di una qualita’ e potenza strabilianti, come e’ normale da queste parti, e ti senti fisicamente investito dall’onda sonora che e’ un piacere. Il pubblico conosce tutti i pezzi, io qualcuno, durante i brani legati alle colonne sonore proiettano su un grande schermo dietro il palco montaggi dei film in questione. l’effetto e’ molto suggestivo e altrettanto sanguinolento…L’atmosfera pero’ non ha proprio nulla di inquietante o misterioso, anzi, direi che e’ proprio gioiosa. Loro a sessanta e passa anni di eta’ sono al loro primo tour americano, e l’entusiasmo e’ talmente palese da essere quasi imbarazzante. Specialmente il chitarrista, sembra una versione prog di Maurizio Solieri, con tutto il contorno poprock cafone che mi fa venire i brividi, non proprio di paura…Ma il pubblico in sala apprezza e ricambia, mentre io, forse unico Italiano in sala, un po’ arrossisco….Per non dire di quando Simonetti, prima del bis, attacca Jump dei Van Halen con la tastiera…Mah!

Goblin  - Claudio Simonetti  - foto di Paolo Barone

Goblin – Claudio Simonetti – foto di Paolo Barone

Vabbe,’ lasciamo perdere… Qualche caduta di stile, dettata forse dal troppo entusiasmo,e’ in questo contesto inevitabile. Ma pensiamo al resto del concerto…Che e’ stato molto intenso, una cavalcata dark prog veramente notevole, al punto che anche i miei amici che sono soliti frequentare tutt’altre sonorita’, alla fine si spellavano le mani. Per non dire il resto del pubblico, totalmente in delirio con tanto di ripetute invasioni di palco! Il finale e’ veramente impressionante, Suspiria, Dawn of the Dead, Profondo Rosso, Phenomena, Zaratozom si abbattono su di noi una dopo l’altra, mentre sullo schermo e’ un orgia di sangue e paura.

Loro parlano in Inglese con il pubblico, ringraziano per aver avuto 45 anni di pazienza prima di un tour da queste parti, scherzano palesemente emozionati e felici, scattano foto fra di loro e alla gente che balla e spinge sotto il palco. Alla fine, dopo quasi due ore, se ne vanno con il locale invaso di luce rossa, mentre il pubblico li chiama uno ad uno per nome, specialmente Claudio Simonetti.

Goblin - Detroit 12 ottobre 2013

Goblin – Detroit 12 ottobre 2013

Io torno a casa con le orecchie che ronzano, il suono delle tastiere ficcato in testa, e la sensazione di aver visto un concerto speciale, al di la’ della musica, uno di quelli che ricordero’ negli anni. Sono sempre piu’ convinto che il contributo piu’ importante dato dal nostro paese alla cultura poprock sia nelle colonne sonore e nei film. Questo tour trionfale dei Goblin negli Stati Uniti rende questa cosa secondo me ancora piu’ palese. Direi che ne possiamo, per una volta, essere contenti.

Paolo Barone©2013

STEVE VAI live al Vox di Nonantola (MO) 2 ottobre 2013 – TTTT

4 Ott

Steve Vai lo seguo dal 1984. Ero abbonato a GUITAR PLAYER, rivista americana che in quegli anni allegava un 45 giri in vinile “flessibile” dedicato soprattutto ai nuovi talenti chitarristici. In uno dei numeri di quell’anno c’era ATTITUDE SONG di STEVE VAI.

Ascoltandolo in fonoteca a Nonantola insieme a GIANNI NICOLINI (famoso chitarrista jazz modenese), arrivammo alla conclusione che in quei tre minuti e passa c’era davvero qualcosa di nuovo, chitarristicamente parlando. A quel punto STEVE aveva già suonato qualche anno con FRANK ZAPPA e pubblicato FLEXABLE, il suo primo album. Lo vidi poi nella parte del chitarrista del diavolo in CROSSROADS/MISSISSIPPI ADVENTURE (figura perfetta vista la sua data di nascita: 6/6/60), quindi nella band di DAVID LEE ROTH per tre anni sfavillanti ed infine negli WHITESNAKE dove suonò in SLIP OF THE TONGUE. Lo vidi dal vivo nella tour relativo a quest’ultimo album, al MONSTERS OF ROCK di Bologna nel 1990, dove tra l’altro insieme al maestro BEPPE RIVA e a GIANNI DELLA CIOPPA, bazzicavo il backstage.

Nel 1989 VAI pubblicò PASSION AND WARFARE, il suo disco solista più di successo, che conteneva la ormai leggendaria FOR THE LOVE OF GOD…

Quello fu il punto più album del mio interesse per lui. Gli anni novanta, duemila e dieci mi videro lontano da tutto il movimento dei guitar-hero, tuttavia continuavo a gettare un orecchio alle cose di JOE SATRIANI e di STEVE VAI appunto. VAI venne anche un paio di volte al VOX di Nonantola, ma snobbai la cosa. Non è stato così per il concerto dell’altra sera.

Alle 20,30 sono nella mia dolce, cara, amorevole home town. Prima di infilarmi nel VOX, faccio un giro per il centro insieme alla groupie, ed è bello sentirle dire: “Che carina che è Nonantola!” Probabilmente non è vero, ma far due passi per via Roma (the heart of the city) con l’Abbazia che appare pian piano al di sopra delle vecchie case del centro, di sera, coi lampioni accesi, ha il suo fascino…

Nonantola - the heart of the city - foto di Saura Terenziani

Nonantola – the heart of the city – foto di Saura Terenziani

L' abbazia di Nonantola - foto di Saura Terenziani

L’ abbazia di Nonantola – foto di Saura Terenziani

E mentre passeggio sotto ai portici, il mio pensiero non può che tornare all’autunno di 7 lustri fa quando, ragazzino, insieme a Biccio giravo instancabilmente per le stesse stradine fantasticando sulla vita e sul futuro. Ah.

VOX: a sedere su due poltroncine di pelle a parlare amabilmente con la groupie fin verso le 21. Dopo pochi minuti, le luci si abbassano, ci incamminiamo verso il palco, raggiungiamo senza fatica un buona posizione (il Vox è mezzo pieno, o, come dice la groupie, mezzo vuoto). E così eccolo qui, STEVE VAI.

STEVA VAI al Vox di Nonantola (MO) - 2 ottobre 2013 (foto di Saura Terenziani)

STEVA VAI al Vox di Nonantola (MO) – 2 ottobre 2013 (foto di Saura Terenziani)

Oltre alla sua (incredibile) abilità chitarristica, noto con piacere che ha un riflesso incondizionato che dimostra quanto da ragazzino abbia amato i LED ZEPPELIN: i pantaloni richiamano il “dragon suit” di JIMMY PAGE del 1975, spesso si lancia nel JIMMY PAGE WALK (minuto 0:08/0:11, 1:11/1:16, 2:35/2:43 e soprattutto 3:12/3:12 di ROCK AND ROLL 1973), e in pose comunque relative al modo di PAGE di star sul palco nel film TSRTS.

La band che lo accompagna ha una sezione ritmica di quelle che non mi interessano, musicisti dotati che però non mi smuovono, che non mi danno praticamente nulla, e anzi, spesso mi infastidiscono. Il batterista non suona quasi mai “chiuso”, è costantemente sui piatti, soprattutto sui crash che hanno un suono orribile. Pure il ride che dovrebbe essere più dolce, ha il suono di una lingua barbara anziché di una romanza.Per non parlare poi di una sorta di piatto china, che non riesco a vedere, ma che suona appunto come il china cymbal, una delle cose che detesto maggiormente nell’universo. Aggiungiamoci l’uso smodato del doppio pedale, una batteria davvero brutta, pantaloni da basket. tatuaggi etc etc. Il bassista ha un basso arancione sei corde e porta pantaloni militari. Dave Weiner, l’altro chitarrista, invece mi piace. Umile e bravissimo, mette la sua tecnica superba al servizio del gruppo, senza la pretesa di dover dimostrare nulla. Molto carino il suo intermezzo acustico.

Dave Weiner

Dave Weiner

Di VAI in generale colpisce il, seppur sottinteso, controllo totale dello strumento. Mi chiedo come si possa andare oltre quello che fa lui. Si può anche non amare completamente il suo lavoro (specialmente sui pezzi duri), ma è difficile non rimanere a bocca aperta nel vedere come utilizza la whammy bar, o quanto va veloce o che razza di intonazione (sulla chitarra) abbia…cose che noi umani non riusciremmo mai ad ottenere. Tutto questo mentre, in qualche modo, riesce spesso a travalicare il modus operandi da guitar-hero ed entrare nel mondo della musica vera e propria.

In un paio di momenti, quelli più lenti, mi sciolgo e divento tutt’uno con il liquido musicale che galleggia nell’aria…

…TENDER SURRENDER, dal sapore hendrixiano…

WHISPERING A PRAYER, lenta coinvolgente, piena i spiritualità…

Brividi.

Nel mezzo di questi due strumentali lenti, la groupie filma WEEPING CHINA DOLL…

Verso le 23, dopo due ore di concerto inizia il set acustico… io avrei iniziato i bis. Comincio infatti ad annoiarmi un po’. Accompagno la groupie al bar per una lemonsoda (o meglio due dita di lemonsoda e dieci di ghiaccio… 4 euro), controllo sul cellulino i risultati della Champions League.

STEVE VAI al Vox di Nonantola (MO) - foto di Saura Terenziani.

STEVE VAI al Vox di Nonantola (MO) – foto di Saura Terenziani.

Finito il set acustico, l’assolo di batteria e di basso, arriva sul palco PREDATOR…

Predator

Un STEVE VAI dal futuro atterra al vox…è tempo di THE ULTRA ZONE.

STEVA VAI al Vox di Nonantola (MO) - foto di Saura Terenziani

STEVA VAI al Vox di Nonantola (MO) – foto di Saura Terenziani

Io ne avrei già abbastanza, ma voglio aspettare FOR THE LOVE OF GOD che puntualmente arriva alla fine per concludere il rituale nel modo giusto. Serata piacevole, e a tratti sorprendente, meglio di quanto mi aspettassi. Ultimo appunto: concerto troppo lungo. VAI comunque è un buon intrattenitore, a volte buffo, ironico e mai sopra le righe. Suona per il piacere di farlo, lo vedi, lo senti. In alcuni momenti capisci che si perde dentro ad una spiritualità tutta sua, ed bellissimo starlo a guardare e a sentire. Bravo Steve.

Steve Vai al Vox di Nonantola (MO) - foto di Saura Terenziani

Steve Vai al Vox di Nonantola (MO) – foto di Saura Terenziani

Scaletta “Story of Light Tour 2013″:

Intro
Racing the World
Velorum
Band Introductions
Building the Church
Tender Surrender
Gravity Storm
Dave Weiner Solo (Acoustic Guitar)
Weeping China Doll
Answers
The Animal
Whispering a Prayer
The Audience Is Listening
Michael Aaron Solo (Keyboard)Rescue Me or Bury Me (Vai song)
Sisters
Treasure Island (with The Beast)
Salamanders in the Sun
Pusa Road
Jeremy Colson Solo (Drums)
The Ultra Zone
Frank
Build Me a Song
For the Love of God

Encore:

Taurus Bulba

Loredana Bertè live al Festival Dell’Unità, Reggio Emilia, Campovolo 6 settembre 2013 – TTTTT

8 Set

Festa dell’Unità provinciale di Reggio Emilia, Campo Volo, arena spettacoli, biglietto 10 euro: il ritorno di quella gran figa di LOREDANA BERTE’. Finalmente FestaReggio si decide a chiamare un/un’artista che non sia estratta a caso dall’insopportabile rock alternativo italiano e vivappage un/un’artista che non prenda le distanze dalle colorazioni politiche dell’organizzatore (vedi le dichiarazioni del rapper Moreno) (chiii???).

Ero molto curioso, e con me lo era la groupie: non posso dire di essere sempre stato un fan della BERTE’, ma pur nei momenti di massima Rockitudine, di esasperata ortodossia Rock, LOREDANA BERTE’ mi è sempre piaciuta. Quella musica che stava tra facile ascolto, canzone d’autore e strizzate d’occhio al Rock, quella sua verve sempre un po’ sopra le righe, la sua voce sincera e decisamente vicina alle corde che cantavano la mia musica, quell’aria sempre un po’ disperata di chi vive le la vita con tutta se stessa… beh non potevano che irretire facilmente un’ometto di blues come me.

Loredana Bertè

E ora eccola lì, sul palco, minigonna cortissima, un po’ in carne, un po’ trasformata, 63enne d’assalto. La band è pronta, ma lei è indaffarata a cercare qualcosa in una borsa  che ha davanti alla batteria, ci mostra il di dietro senza troppe riverenze. Inizia a cantare e dopo un po’ va da tecnico del mixer di palco a dire che c’è qualcosa che non va. Mi piace questo atteggiamento, questi modi semplici e diretti. La voce mi pare che regga bene, anche se risentirla oggi sui clip di youtube, senza il pathos della situazione live e di un impianto come si deve, sembra meno ” a fuoco”.

Ma vengo al punto senza più giraci intorno: il concerto mi è piaciuto un sacco, LOREDANA BERTE’ è una bomba. Professionale ma senza essere finta, pronta a rischiare, a “buttare” la voce, a pescare nel torbido. Si ha la sensazione che possa succedere di tutto (un po’ come quando vedi giocare l’ex campione nerazzurro MARIO BALOTELLI), ed è questa la sensazione di cui abbiamo bisogno. La band parte un po’ fredda ma poi entra in circolo e porta a casa una prova convincente… dal modo di suonare e dagli strumenti che hanno non è esattamente my cup of tea, ma alla fine supera le aspettative ( e certi arrangiamenti non sono male).

LOREDANA non porta in giro solo il greatest hits, come fanno tante, troppe vecchie glorie (come purtroppo la mia original BAD COMPANY)… certo, i successi ci sono, ma sono equilibrati da canzoni poco conosciute o più recenti. Questo mi piace. Sicuro, mi scaldo soprattutto nelle cose che mi sono famigliari e che mi piacciono (FOLLE CITTA’, JAZZ, TRASLOCANDO, IN ALTO MARE,NON SONO UNA SIGNORA, DEDICATO, versione IVANO FOSSATI 1979), ma ho ascoltato con attenzione anche le cose che non conoscevo. LOREDANA poi ha finito il concerto con COMANDANTE CHE, e in più di un’occasione ha toccato e cantato temi di protesta sociale. Tipetta scomoda la BERTE’.

Special Guest AIDA COOPER che apre il concerto con SIMPLY THE BEST di TINA TURNER , che circa a metà permette a LOREDANA di respirare cantando DONNE di MIA MARTINI e che dove occorre raddoppia la voce di LOREDANA. Buona presenza di pubblico, piuttosto caldo e pronto a lasciare i propri posti a sedere per andare sotto al palco. Incontriamo anche SUTUS, anche lui entusiasta.

FOLLE CITTA’ col riff discendente simile a quello di KASHMIR e con l’arrangiamento rock delle chitarre davvero niente male…

Per me è stato un bel concerto rock, e solo Page sa quanto ne avevo bisogno. Grazie LOREDANA.

ROGERS WATERS live in Padova 26 luglio 2013

30 Lug

Roger Waters è sempre stato il Pink Floyd che mi è piaciuto di più, questo per un a serie di motivi:

  • perché pur essendo un musicista non certo straordinario è riuscito a diventare il leader di una delle cinque rock band più di successo di tutti i tempi
  • per le sue idee politiche
  • perché è riuscito a trasformare certe sue ossessioni famigliari e professionali in un’isteria collettiva
  • perché da giovane assomigliava ad un cavernicolo mentre DAVID GILMOUR era invece bellissimo; oggi GILMOUR sembra lo zio Fedele e lui invece è un settantenne fighissimo alla Richard Gere.
    David Gilmour

    David Gilmour

    Roger Waters

    Roger Waters

David Gilmour

David Gilmour

Roger Waters

Roger Waters

THE WALL è uno di quegli album che ho vissuto in diretta ma che non ho mai amato particolarmente. penso sia un disco sopravvalutato, nella musica non nel concept. L’ho sempre trovato un po’ debole. Anche il resto del gruppo e il produttore BOB  EZRIN pensarono la stessa cosa quando all’epoca WATERS si presentò in studio con un provino fatto da lui. I pezzi sembravano tutti uguali e senza melodie particolari. Ci fu bisogno di un lavoro sopraffino per rendere il tutto degno di diventare un album dei PINK FLOYD, e di qualche idea del produttore per trasformare certe idee in pezzi irresistibili (il tempo disco di ANOTHER BRICK IN THE WALL). L’album ad ogni modo fu un successo planetario, gli effetti sonori speciali (l’elicottero e gli aeroplani) e il ritmo ballabile di ABITW irretirono anche chi di Rock sapeva ben poco. THE WALL ad oggi è uno degli album più venduti nella storia della musica:

RIAA 10 TALLIES

Mettere in piedi un intero spettacolo su di un album solo e per giunta alienante e difficile come THE WALL, non è che sia facilissimo, ma WATERS ha vinto alla grande la scommessa, e anche chi come me era un po’ titubante circa la proposta musicale, è stato conquistato dall’aspetto spettacolare e dal filo logico del concept.

RW a Padova 26-7-2013  -  foto Saura T.

RW a Padova 26-7-2013 – foto Saura T.

La faccenda del palco su cui viene eretto il muro è ormai vecchia di 34 anni, tuttavia quando la vedi dal vivo rimani colpito.

RW a Padova 26-07-2013 foto Saura T

RW a Padova 26-07-2013 foto Saura T

Dopo il primo pezzo (IN THE FLESH) con i suoi effetti pirotecnici e l’aeroplano che si abbatte e si incendia sul muro lanci uno “zio boia” e ti ritrovi stupefatto a rimirare una produzione davvero di primissima qualità.

RW  Padova 26-7-2013 - foto Saura T

RW Padova 26-7-2013 – foto Saura T

Note ma sempre gustose le critiche dure e crude al sistema capitalista, al “terrorismo di stato” (uso le parole di WATERS stesso) e alla società in genere che è diventata tutto tranne che un esempio di fratellanza e di comunità.

RW Padova 26-07-2013 - foto Saura T

Mentre estasiato ammiro lo spettacolo, le due estenuanti ore passate in fila in autostrada sembrano una sciocchezza. Osservo la groupie rapita e in preda ad una beatitudine mistica… come cantano i CHEAP TRICK “MY BABY LOVES TO ROCK… e so già che nei prossimi giorni nella domus saurea non si ascolterà altro che THE WALL, in versione studio, live e bootleg. Concludendo, preso dai blues feroci che questa porca vita mi dà ho trovato defaticante questo show…sensazioni ed emozioni che ti scrollano di dosso l’heavy load che quotidianamente porti in giro. Concerto dunque riuscito, professionale e stupefacente, e che ha appagato le anime dei 50.000 presenti.

Scaletta concerto Roger Waters The Wall Live Padova 26/7/2013

Parte prima

Outside the Wall
In the Flesh?
The Thin Ice
Another Brick in the Wall Part 1
The Happiest Days of Our Lives
Another Brick in the Wall Part 2
The Ballad of Jean Charles de Menezes
Mother
Goodbye Blue Sky
Empty Spaces
What Shall We Do Now?
Young Lust
One of My Turns
Don’t Leave Me Now
Another Brick in the Wall Part 3
The Last Few Bricks
Goodbye Cruel World

Parte seconda

Hey You
Is There Anybody Out There?
Nobody Home
Vera
Bring the Boys Back Home
Comfortably Numb
The Show Must Go On
In the Flesh
Run Like Hell
Waiting for the Worms
Stop
The Trial
Outside the Wall

ALLMAN BROTHERS “Brothers And Sisters” – super deluxe edition (2013 Mercury) -TTTTT

24 Lug

ABB - b&s deluxe edition   007

CD1 – BROTHERS AND SISTERS remastered – TTTTT

CD2 – REHEARSLAS, JAM AND OUTTAKES – TTTT

CD3 & CD4 – LIVE AT WINTERLAND SEPTEMBER 26 1973 – TTTT

ARTWORK & PACKAGING – TTTT½

Ottimo box set questo: per 37 euro il cd originale rimasterizzato, il cd con le prove, le improvvisazioni e le outtake, due cd contenenti un concerto completo preso dal tour dell’album in questione e un bel booklet. Operazione fatta con buon senso, con rispetto per i fan e senza pensare quindi unicamente al profitto.

BROTHERS AND SISTERS è il miglior album da studio degli ALLMAN, pur senza il leggendario DUANE ALLMAN, il gruppo riesce ad elaborare in qualche modo la grave perdita e a produrre un album bello e convincente, album che rimane ad oggi uno dei migliori esempi di rock americano. DICKEY BETTS rimasto senza il suo partner di scorribande chitarristiche scrive tre piccoli capolavori: JESSICA, PONY BOY e RAMBLING MAN, quest’ultima arriverà al secondo posto della classifica dei singoli in America, trascinando l’album al numero 1. Siamo nel 1973, un gran anno per essere amanti della musica rock.

L’album si dipana quindi tra un memorabile pezzo strumentale e country-blues, a cui va aggiunto quel bel rock caldo e malinconicamente solare in cui la band di Macon, Georgia, eccelle. L’album è uno di quelli da avere a tutti costi.

Le outtake e le prove del secondo disco magari sono cose per fan in senso stretto, ma rimangono comunque interessanti e godibili anche al fan meno preparato. Alcuni pezzi del concerto pubblicato sugli ultimi due dischi sono già apparsi sul live ufficiale del 1976 WIPE THE WINDOWS, CHECK THE OIL, DOLLAR GAS , ma avere anche il resto e quindi la possibilità di ascoltare un concerto intero in qualità eccellente, è una gran bella cosa. Certo, ci si deve un po’ adeguare alla trasformazione del gruppo: sostituire DUANE ALLMAN con il pur grandissimo CHUCK LEAVELL al piano non è una faccenda semplice, abituati allo stratosferico doppio chitarrismo dei primi anni si fatica un po’ a seguire il filo della chitarrina solitaria di BETTS… due tastiere, un basso e due batterie sono forse un po’ troppo per poter emergere con decisione, comunque sia il concerto rimane convincente e pieno di buone vibrazioni.

Cofanetto da prendere senza pensarci troppo.

Quel gran figo di Gregg Allman

Quel gran figo di Gregg Allman

PS: Sarebbe bello che Page facesse la stessa cosa con alcune delle deluxe edition a cui sta lavorando