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Then came the last days of april

27 Apr

Un aprile finalmente degno di questo nome: tempo instabile, ogni giorno (più o meno) un barile. Dopo un inverno asciutto e un febbraio caldo ecco un mese un po’ pazzo: cielo nuvoloso, pioggia, giornate di sole e tepore a tratti. Possiamo aggiungere anche dolce dormire, sebbene l’aggettivo dolce stia alla larga dai miei sogni, sempre tempestosi, pieni di avvenimenti e bizzarri. Ad ogni modo la primavera è alle porte: la pioggia, il sole, le api che ronzano tra i fiori degli ippocastani, l’alternarsi di buona lena e voglia di dormire … fuggite da me, custodi delle tenebre

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Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Le cene solitarie dell’uomo di blues

Mercoledì di aprile. Arrivo a casa dopo il lavoro, lei sta salendo in macchina, mi saluta con un sorriso: “Ciao Tyrrell, io vado; ti ricordi che stasera ho un aperitivo con quelli della mia classe vero?”. “Certo che lo ricordo” (ma è una bugia). “Fatti da mangiare come si deve, non farti le solite cenette blues, mi raccomando!”Non ti preoccupare, mi preparo una bella pasta, pipette con ragù e piselli e un buon bicchiere di lambrusco Otello”. L’ intenzione sarebbe quella ma chissà se ne avrò la volontà. Sono le 19, prendo Palmiro intento a puntare una talpa ed entro in casa. La finestra dello studiolo rimanda i raggi del sole del tardo meriggio campagnolo.

Domus Saurea windows -Aprile 2019 –  foto TT

Prendo il cofanetto Give Me Strenght di Eric Clapton e faccio partire l’album There’s One In Every Crowd. La casa si riempie subito delle giuste vibrazioni; una meraviglia.

Cofanetto GIVE ME STENGHT – Eric Clapton – photo TT

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Sono mesi ormai che sto passando un periodo lavorativo di melma, non è facile trovare la voglia di prepararsi una cenetta come si deve, così ricasco nei miei vecchi difetti, mi adeguo al bluesy mood, riscaldo fette di pane sulla padella, un goccio d’olio, vi spalmo sopra formaggini Mio e aggiungo qualche acciuga, quindi pinzimonio per rapanelli (sì, va beh, ravanelli), una birra e una lattina aperta di frutta sciroppata. Più blues di così !? Eric nel frattempo ci dà di reggae.

Le cene solitarie dell’uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

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Ondeggio al tempo delle pennate in levare, finisco la birra, rimango a contemplare la vita. Palmiro viene a farmi compagnia.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Da settimane aspettiamo che l’idraulico venga a sostituire il tubo corroso dello scarico. Non è possibile usare la lavastoviglie. Mi rimbocco le maniche e mi metto a lavare i piatti. Clapton canta della piccola Rachele, chiede di non biasimarlo e mi informa che il cielo sta piangendo. Con tutta quella allegria non posso che mettermi a cantare il il blues anche io.

Lavapiatti blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

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Sistemo la cucina per bene, non voglio essere come gli ex compagni di certe mie amiche (d’altra parte seguo il ferreo politicamente corretto svedese), le quali raccontavano che quando lasciavano soli i loro uomini al ritorno trovavano la casa simile a un ciuso (a un porcile insomma). Contemplo di nuovo la vita guardando fuori dalla finestra, la pianura proletaria che ho davanti si veste di poesia* grazie alle prime ombre della sera, lontano – verso sud – le colline sembrano tanto distanti. Palmiro si appisola sulla tavola.

*(citazione tratta dal brano  “Ragazzo – Vacca” di Tirelli-Togni … lo scrivo per correttezza nei confronti dell’autore del testo Carlo Alberto Lonardi Togni Vien Dal Mare )

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Strichetto, lì sotto, sembra voler capire di che blues si tratta stavolta.

Stricchi – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Manolenta attacca uno dei mie pezzi preferiti.

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Mi sposto nello studiolo. Osservo il ragnetto che da qualche giorno gironzola sul muro.

Spider – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Le acustiche del chitarrista parlano di occhi blu . Entra poi in scena la slide, scorre su altezze e su eremi su cui a volte vorrei andare a dissolvermi in cometa.

High upon a mountain top
Where the eagle builds his nest
I shall go wandering
Trying to put my mind at rest
And I shall never cease
Until the day I die

Ascolto tutto il disco, comprese le sette bonus track.

Mi preparo un decaffeinato. Mentre lo verso osservo l’aeroplanino disegnato sulla tazzina. Il caffè ha un sapore strano, sembra quasi che qualcuno vi abbia versato dentro dello iodio.

Iodine in my coffee – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Contemplo i cd che sono sparsi sul lettore, provo a scegliere Stanley Turrentine ma non funziona, provo con qualche bootleg ma il risultato non cambia.

Bootlegs – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Guardo la mia faccia blues …

Uomo di blues – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

… ho capito, ci vogliono due dita di Southern Comfort e i Tishamingo per risolvere la serata.

Whiskey State Of Mind – Domus Saurea aprile 2019 – photo TT

Finisco poi per mangiare un Lucky Liuk, come lo chiamo io, mentre mi guardo un documentario su Gabriel Garcia Marquez.

(Lucky) Liuk – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

Queste solitarie cenette blues mi mettono nella predisposizione d’animo sbagliata, quel Rocco Schiavone mood che devo evitare.

Domani sera sarà meglio andare a mangiare un bella pizza insieme alla pollastrella.

I’ll meet you any time you want in our Italian restaurant … – foto TT

Lucy’s way to break the easter egg

Pranzo pasquale dalla Lucia, madre della pollastrella. Costei è un personaggio mica da poco per questo blog; l’ho ripetuto più volte, è la rappresentazione umana dell’Emilia che fu, ovvero di quel gran pezzo di regione in cui vivo. Concreta, combattiva, a trazione socialista, mai ferma un attimo, rezdòra (reggitrice della casa insomma), magnifica cuoca, lavoratrice, sarta, madre, nonna, campionessa di nuoto categoria terza età, ballerina di liscio, schietta come il lambrusco, asciutta come una pasta fatta come si deve.

E’ il solito meraviglioso pranzo della festa emiliano: lasagne, cappelletti (per i non emiliani: una sorta di tortellini … lo dico piano nella speranza che nessun reggiano senta e per questo si offenda) arrosto di vitello, manzo, lambrusco e spumantino dolce per il dessert.

A fine pasto assomiglio a un barilotto. Un caffè, un liquore e il pigro primo pomeriggio (.maledetta ossessione per le allitterazioni, scusate) del giorno di festa che mi offusca i sensi. La pollastrella vuole aprire l’uovo di pasqua che i suoi genitori hanno vinto ad una tombola. Lo porta sul tavolo, fa per aprirlo e le dico: “Polly, non è tuo, chiedi a tua madre se puoi aprirlo”.

D’accordo” mi risponde “mamma, possiamo rompere l’uovo?

Sè, da chè” (sì, dammi qui). E improvvisamente l’armageddon: Lucy prende l’uovo ancora incartato e lo sbatte con forza più volte contro il taglio del tavolo.

Rimaniamo basiti. Polly non sa se piangere o ridere. La conosco, le piace aprire l’uovo con delicatezza, cercando di romperlo con precisione col taglio della mano, cercando di mantenere integre le due metà.

La Lucy invece, che non ha tempo da perdere nemmeno quando lo ha, va subito al sodo, al punto, senza stare a pitugnare, come diciamo qui nella Regium Lepidi county. Spettacolo sconsigliato ad un pubblico sensibile.

metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT

Polly sconsolata apre la confezione per trovarci dentro un ammasso di rottami di cioccolato.

metodo per rompere le uova di pasqua – foto TT

Per fortuna il nostro amico Floro ce ne ha regalato uno di Valentino, così più tardi avrà modo di aprirne uno usando tutti i crismi del caso.

Floros present – foto TT

Gatti

Palmiro è specializzato nel mettersi in sintonia con il mio animo. Gli è sufficiente uno sguardo per inquadrarmi, sente che ho il blues e si adegua anche lui. Quando vado a cercarlo invece di trovarlo intento a vagabondare in mezzo alle vigne che circondano la Domus Saurea, lo trovo dietro al garage sdraiato su un asse di legno.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

Quando torno dal lavoro lo scorgo spalmato sullo zerbino.

Palmiro – Domus Saurea aprile 2019 – foto TT

L’interazione che ho con lui mi sorprende ancora oggi,  dopo quasi sette anni di convivenza. Polly dice che è molto intelligente, io non lo so, magari tutti gli umani pensano che il loro gatto sia speciale, è indubbio però che Palmiro abbia imparato alla perfezione come si vive con degli umani, e abbia ben presente l’amore e l’amicizia che lo circonda. Ci si capisce al volo, la fiducia che ha nei nostri confronti è totale e noi crediamo di averlo cresciuto nella maniera giusta. Siamo fieri di lui. Spietato (ma senza perdere la tenerezza) con gli altri maschi che vogliono invadere i territori della Domus Palmirea, tollerante e ben disposto con i felini che riconoscono la sua posizione, il suo ruolo.

Gatti alla Domus aprile2019. Da sx: Artemio, Spaventina, Ragni, Palmir, Raissa. Foto TT.

Di gatti ne abbiamo sei, Palmiro è uno dei due che vive anche in casa. L’altra è Strichetto, lo sapete, la gattina problematica che da quasi due anni vive con noi. Ricordate? Scappata da inquilini di nostri vicini che la avevano presa come gioco per le loro figlie piccole, un bel giorno si è infilata da noi e non ci ha più abbandonati. Non ne poteva più di essere (mal)trattata come un peluche.

E’ una gattina un po’ instabile, non sai mai cosa vuole, ma non dispero di smussarne i disturbi dovuti ad una infanzia molto difficile. Io ne sono innamorato, e a suo modo, credo che anche lei lo sia di me. Quando sono a casa, spesso mi cerca, quando mi vede qui al computer a scrivere per il blog viene da me, guarda fuori dalla finestra,

si nasconde dietro al computer,

Stricchi sul frigo, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

si mette a farsi domande di metafisica: chi sono, da dove vengo, dove sto andando …

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

per poi appisolarsi di fianco a me.

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

Anche con lei il rapporto si sta facendo meraviglioso. da quando è stata morsa alla zampina posteriore un anno fa, non ama uscire di giorno, lo fa al primo calare delle tenebre. Verso le 22,30 mi basta uscire dalla porta e chiamare “Stricchi, Stricchi, Stricchi” (un po’ come farebbe Sheldon Cooper) per vederla correre in casa ad una velocità che il diavolo della Tasmania se la vedesse rimarrebbe muto. Una volta in casa mi guarda, io prendo il contenitore delle crocchette, le mi segue nella soffitta (dove passerà la notte), le riempio la ciotola, le cambio l’acqua, le accarezzo il pelo, le do un bacio sulla testina e le do la buonanotte. La cosa si ripete sempre uguale ogni sera. Al mattino mentre salgo le scale vedo la sua ombra dalla fessura della porta, apro, Stricchi mi saluta, si getta a terra e mi offre la pancia da accarezzare.

Sì è vero, non si è mai visto Johnny Winter occuparsi di gatti in questo modo, ma devo dire che ogni giorno imparo qualcosa, miglioro come essere umano e l’amore che provo verso di loro mi aiuta, come la musica, ad andare avanti in questo mondo pieno di guai.

Stricchi, Domus Saurea aprile 2019, foto TT

Tim & Stricchi –  Domus Saurea aprile 2019 – autoscatto

Stricchi e Palmir- Domus Saurea – aprile 2019 – foto TT

Coincidenze

Ricevo un messaggio da Faust, amico e mio vecchio cantante . Con lui registrai nel 1999 il cd autoprodotto “All’Incrocio” della Cattiva Compagnia, il mio gruppo. La produzione artistica fu da me affidata al mio amico Mel Previte, guitar player extraordinaire, il quale è in qualche modo è il link tra noi e il gigante di Correggio.

“Vecchio, hai sentito l’ultimo del Liga!? C’è un pezzo – Vita Morte e Miracoli – che ha lo stesso riff di un tuo pezzo sul ns disco, Identica anche la tonalità e ce n’è un altro che si titola la Cattiva Compagnia.”

Mi sento il brano di Luciano ed in effetti il riff mi è molto familiare

Mi torna in mente che anche in passato avevo riscontrato assonanze ad esempio nella introduzione del suo singolo – Si Viene E Si Va – riconducibile alla nostra Dedalo.

Faust mi dice che ne devo essere orgoglioso e che è un tributo alle mie abilità di songwriting. Faust è sempre generoso. Per il resto … chiamiamole coincidenze.

Sul piatto della Domus

Benché abbia ormai un rapporto di amore-odio con la musica (mi ci sono dedicato troppo perdendo di vista altre faccende importanti per la mia sopravvivenza), ne ascolto sempre tanta. Ad inizio giornata di solito metto dischi compatibili con il mood mattutino …

Sul piatto della domus – foto TT

A volte cerco di ripartire con più slancio …

Sul piatto della domus – foto TT

ma poi ritorno al classic prog dei Genesis …

Sul piatto della domus – foto TT

Quando sono in modalità profonda viro su I Pini Di Roma di Ottorino Respighi nella versione di Leonard Bernstein, l’immensità di quella musica mi porta a fluttuare tra le galassie …

Respighi I Pini Di Roma dal box set L. Bernstein edition Concertos & Orchestral Works- photo TT

Nei momenti di difficoltà torno poi ai nomi che mi hanno salvato la vita, laggiù negli anni settanta …

Sul piatto della domus – foto TT

E hai voglia a ricercare nuove esperienze musicali, nel momento del bisogno, quando sei solo con te stesso e necessiti conforto, torni immancabilmente a quei 50/100 dischi che hanno fatto di te l’uomo che sei , “e a culo tutto il resto!” (come direbbe un mio famoso concittadino).

 

Cenni d’intesa tra uomini alla Coop

18 Apr

Sabato mattina d’aprile. Spesa settimanale alla Coop. Ho amici che si chiedono come mai c’è ancora gente che va a fare la spesa in quel tipo di supermercati, sono quelli che riescono ad andare nei negozietti di alimentari un po’ alternativi o al mercato coperto della loro città. Non dispiacerebbe nemmeno a me, ma chi ha il tempo di spezzettare la spesa in quel modo? E’ vero che in primavera e in estate amo andare da un contadino non troppo distante da me a comprare frutta e ortaggi che produce direttamente, ma per il resto mi affido alla cooperativa, anche perché mi fido dei prodotti a marchio Coop e dopo tutto ho ancora una romantica visione di quel tipo di supermercati.

Ipercoop di Regium Lepidi

Sono insieme ad una pollastrella con la cresta bionda. Colazione nel solito baretto, krapfen e cappuccino per me, cornetto alla crema e succo di frutta alla pera fuori frigo per lei. Una veloce occhiata alla rosea e via a seguire la sbilenca scia del carrello.

Ipercoop di Regium Lepidi

Preleviamo il lettore per la spesa fai da te e salpiamo. Costeggiamo le varie isole, navighiamo a velocità ridotta attraverso le corsie. Scegliamo con attenzione i prodotti, tralasciamo quelli con un packaging troppo appariscente e dunque inquinante, valutiamo i prezzi mentre a me torna in mente una gran bella canzone di Battisti …

In un grande magazzino una volta al mese

Spingere un carrello pieno sotto braccio a te

e parlar di surgelati rincarati

far la coda mentre sento che ti appoggi a me

Ipercoop di Regium Lepidi

Iniziamo l’ultima tratta, come sempre ci fermiamo nella corsia del cibo per gatti (ne abbiamo 6, la scorta settimanale è dunque impegnativa).

Son lì che medito su che scatolette e buste comprare (devo variare spesso marche e gusti altrimenti i componenti pelosi della famiglia rifiutano di cibarsi, e questo temo sia un altro segno della decadenza della società occidentale … come avremmo detto io e Brian in dialetto stretto “desdòt vac da mònzer e sèe mèes ed Siberia ed vedrèe che la s’ cambia per tot”diciotto vacche da mungere tutte le mattine – come faceva mio nonno – e sei mesi di Siberia e vedrai che la storia cambia per tutti …), quando una coppia di persone avanti in età s’ infila nella stessa corsia.

La signora sta salmodiando (in un miscuglio di italiano e dialetto) una litania di certo non nuova al marito, ne carpisco qualche brandello: “ no perché se avessi fatto quello che ti avevo detto … quante volte devo spiegarti questa cosa … possibile che ogni volta è la stessa storia … ” l’uomo mi guarda negli occhi con quell’espressione un po’ così che abbiamo noi quando guardiamo la nostra vita andare a ramengo, continua a fissarmi tra il serio e il faceto, sbuffando di nascosto alle spalle della sua signora. Gli stringo l’occhio e con la testa accenno alla mia di pollastrella, come a dire … vecchio mio, tocca anche a me, così è la vita. Compiaciuto mi rimanda un mezzo sorriso e un cenno d’intesa che vi lascio immaginare. In realtà la groupie che ho qui con me oggi non si comporta (almeno per ora) da maestrina come la signora appena passata, ma sentivo che dovevo stare al gioco per regalare al mio vecchio compare almeno un momento di cameratismo e di fratellanza.

Li seguo con lo sguardo, the teacher in prima fila e lo scolaretto duro di comprendonio dietro.

cenni d’intesa tra uomini alla Coop – foto TT

Mi soffermo a riflettere, farò la stessa fine? La pollastrella, che si era attardata davanti ad uno scaffale qualche metro più in là, si avvicina al carrello, dà una occhiata alle bustine che ho scelto ed esclama “No, queste al patato non piacciono … nemmeno queste vanno bene perché le mangia solo Artemio … riemettile al loro posto adesso ci penso io … “.

La risposta alla mia domanda mi arriva chiara e forte.

cenni d’intesa tra uomini alla Coop – foto TT

Just another night in Gualtieri (The Equinox live al Livello 30/3/2019)

4 Apr

E’ un tardo pomeriggio di sabato, procedo a velocità di crociera sulla mia blues mobile tra le lowlands della pianura in cui vivo. Nel mondo che mi sono costruito nella maruga sono invece seduto su di una balla di fieno con una chitarra dobro a tracolla, nell’angolo più in ombra di una vagone di un treno merci che procede lento e la cui ciminiera sbuffa lampi di fumo. 

Il treno è lungo sedici carrozze, le iniziali del mio nome sono RLJ e sento di avere i cani dell’inferno sulle mie tracce.

Costeggio le rive del canale Bondenus fino a che, parecchi chilometri più in là mi metto a seguire quelle del torrente Crostolo. Siamo a ridosso del MississiPO, nella contea di Gualtieri. Imbocco Level Road, mi infilo nel bosco e, una volta uscito, vado a incontri agli spazi aperti che dilagano tra argini e golene.

C’è una strada nel bosco… – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Saura T.

The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Raggiungo il juke joint in cui stasera suonerò con gli Equinox. E’ un locale dove ormai siamo di casa, Yurj, il titolare, ci vuole evidentemente bene. Mentre scarico la strumentazione mi attardo a contemplare il paesaggio ancora una volta. Non vi è molta differenza con la Lousiana o con lo stato del Mississippi.

Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

The Sun Goes Down at Il Livello – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Yurj decide di farci suonare nella dépendance esterna, noi naturalmente siamo più che d’accordo, visto il nostro armamentario per noi è d’obbligo preferire uno spazio consono alle nostre esigenze.

Il soundcheck va via senza grossi intoppi, oltre alla voce amplifichiamo la cassa della batteria. Provo la doppio manico … con la temperatura che ci sarà stasera sarà un problema tenerla accordata.

Souncheck – The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo Morri

Verso le 20,30 terminiamo. E’ ora di cena.

The Equinox, Il Livello 30-03-2019 – Photo TT

Nella mezz’ora che segue il locale si riempie degli avventori che hanno sfidato strade lunghe e tortuose per venire a sentirci. Sono quasi tutti nostri supporter. Mi sorprendo nel constatare ancora una volta la loro fedeltà: il Livello è sito in un posto assai fuori mano e vedere gente arrivare dall’altra parte di Reggio e da Modena, Bologna e Padova mi scalda il cuore.

The Equinox, Il Livello 30-03-2019 b – Photo TT

Mi cambio, infilo scarpe che in qualche modo ricordano quelle di Page (tour 1972/77), mi infilo la maglietta Marshall Amplifiers, una camicia e il gilet.

Niente sigla introduttiva stasera, io e Saura non troviamo pace a tal riguardo. Ne abbiamo provate diverse (Jupiter di Gustav Holst come usarono i Firm negli anni ottanta, l’intro di In The Light, Shadow In The City di Page da Death Wish II), negli ultimi giorni abbiamo giocato con l’idea di Damask, sempre di Page, tratto dalla colonna sonora di Lucifer Rising, ma poi ci siamo detto che saremmo solo io e lei a inginocchiarci davanti a quelle demoniache disgressioni sonore …

It’s showtime. Parto in maniera diretta col riff di Custard Pie e sia quel che sia. Concerto nella norma per quanto mi riguarda, mi sono preparato bene nelle ultime settimane, ho la mano allenata a dovere ma ho troppi pensieri per la testa, non sono concentrato a sufficienza, mi sento un po’ fuori fase e con poca energia; capisco in fretta che non sarà una serata speciale per me. Non sento bene né Saura né Pol, mentre invece sono stretto contatto con Lele: stasera il tigrotto di Mompracen, Il Sandokan della Sacca, il CR7 delle percussioni è in splendida forma, percuote i tamburi con rinnovata potenza e con la talentuosa eleganza che lo contraddistingue.

Lele nella parte de La Tigre della Malesia

Quando riesco nell’intento di liberare la magnifica fiera hard rock che è il lui, il successo della serata è assicurato. In alcuni momenti si lascia andare a rullate e a stacchi ritmici mai provati prima, sorrido, a tratti sembra il John Bonham del 21 giugno 1977 al forum di Los Angeles …

Per la prima volta stasera presentiamo You’ve Lost That Lovin’ Feeling, il classico degli anni sessanta dei Righteus Brothers, scelta forse azzardata, non è che c’entri molto con i LZ, ma Page ne fece una ottima versione con i suoi Firm nel 1985, e avevo voglia di arricchire la scaletta con un po’ di melodia.

Non facile per Saura replicare il giro del basso fretless (senza tasti insomma) che usò a suo tempo Tony Franklin, ma con l’aiuto di qualche effetto a pedale il risultato è comunque ottimo, d’altra parte è una gran musicista, ci salta sempre fuori …  stasera nella presentazione l’ho anche chiamata “la Hermione Granger di Gavassa” visto che mette sempre un po’ di magia in quello che fa.

Saura as Hermione Granger

Notevole anche l’interpretazione di Pol, lo stallone reggiano, il Pavo Cristatus (il pavone blu insomma … come l’ho presentato stasera), il nostro usignolo d’altra parte ha lo stesso nome di colui che canta nella versione dei Firm (Paul Rodgers naturalmente, mio cantante preferito in assoluto … a pari merito col Golden God).

Pol as Pavo Cristatus

Non facile nemmeno per me cercare di duplicare l’effetto b-bender della Telecaster di Page. Il B-Bender è quel marchingegno che permette di tirare la corda di Si con un semplice movimento della chitarra (muovendo il manico verso l’alto). L’assolo è apparentemente gnocco, semplice insomma, ma l’effetto non è facile da replicare, e comunque la scelta delle note di Page è, come spesso capita, superlativa.

Jimmy Page playing the Telecaster with the B string bender

B Bender

In un modo o nell’altro il concerto termina. Spossato e annoiato dai mie soliti fastidiosi blues interni, mi accingo a ringraziare gli amici che vengono a complimentarsi e a salutare. E’ la notte dell’ora legale, le lancette dello smartphone saltano direttamente alle 3. Rimaniamo solo noi, l’intrepido Riff (road manager extraordinaire, il richard Cole di Cavriago) e qualche ragazza che tira tardi chiacchierando al bar. Mi accomiato da Yurj col solito affetto maschio e vigoroso. Mi colpisce poi l’abbraccio che mi dà Lele prima di salire in macchina. C’è amicizia e premura in quel gesto, non che sia una novità, ma i batteristi di solito sono meno sentimentali e più diretti. Guardo questo pezzo d’uomo a cui voglio un gran bene allontanarsi … per me rimane sempre il giovane ragazzo che conobbi diciassette anni fa e che doveva restare nella band di allora solo per un paio di concerti che avevamo in programma. Dopo più di tre lustri siamo ancora insieme, niente male davvero.

In macchina ripercorro il sentiero che mi riporta alla Domus. C’è una starry night lassù, le campagne sono nere, le strade deserte, i pochi lampioni rimandano una luce sfuocata che cola giallastra sull’asfalto; vecchie case da contadini ormai derelitte stanno lì a ricordarmi l’Emilia che fu, il tempo che fu, il giovane uomo che fui. Immerso nel liquido amniotico della blues mobile vago pur avendo una meta, interrogando il cielo stellato sopra di me, sospinto da una irrequietezza che da sempre mi appartiene, sono un uomo di blues, lo so.

Sono le 4 quando arrivo alla Domus. Scarico e sistemo la strumentazione, mi faccio un thè coi pavesini, mi butto sotto la doccia e poi a letto. Prima di chiudere gli occhi, misuro la serata, giusto un’altra notte da operaio del rock. Sento Strichetto correre su in soffitta, mentre Palmiro, con quel suo muso blues, si stende di fianco a me.

Nel mio animo le luci della città che brillano così forte iniziano a stemperarsi, così come l’eco del pubblico … Baton Rouge goodnight.

Bandiere da appendere al balcone

2 Apr

Obnubilato da un lunedì pomeriggio spompo e dai soliti blues lavorativi, me ne vado allegramente a Mutina per il consueto appuntamento di inizio mese col commercialista. Mi sento piuttosto down and out, il concerto con gli Equinox di sabato e la sconfitta dell’Inter di domenica mi hanno svuotato fisicamente e spiritualmente.

Lo stereo della blues mobile manda Inners Secrets dei Santana, album che comprai in diretta più di quarant’anni fa. Procedo in modalità “trouble always coming my way”, con la chitarra di Carlos che cerca di tirami un po’ su.

Percorro la bretella Stonecity-Mutina, mi immetto sulla tangenziale sud e quindi su strada Collegarola. In zona Vaciglio scorgo un giovane uomo su di un balcone, sulla cui ringhiera sventola la bandiera arcobaleno con la parola PACE. In questi tempi di rigurgiti neri, di isteria collettiva e di mancanza di (buon) senso comune, mi sembra un segno positivo.

La maruga (la mia testolina insomma) inizia a macinare pensieri, che bandiera poteri mettere io sulla balconata della Domus Saurea? Nove anni fa, in maggio, esposi quella dell’Inter, sospinto dalla gloriosa cavalcata che il manipolo di eroi nerazzurri guidati dal vate di Setubal fece sino a Madrid (fu il triplete, baby, oh yeah!), ma oggi visti gli ultimi accadimenti è meglio tenere un profilo basso.

Inizio così a pensare che la bandiera arcobaleno non mi dispiace affatto e che potrei utilizzarla magari personalizzandola in po’: una g al posto c e il gioco è fatto.

Entro in modalità fustinella e eccitato dalla mia brillante idea penso che non appena tornerò a casa chiederò alla pollastrella se posso commissionare a sua madre (la Lucy insomma, tra le altre cose sarta per tutte le stagioni) tale manufatto.

Trovo fortunatamente un posto dove parcheggiare in St. John Wood street, una breve camminata ed espleto il mio compito dal commercialista. Nel tornare verso Stonecity decido di fermarmi dal mio amico fraterno Joe, il quale lavora in una concessionaria nei paraggi. Ci aggiorniamo sugli ultimi sviluppi delle nostre vite, malediciamo i football blues (anche Joe è un cuore nerazzurro) e ci salutiamo.

In ufficio termino i miei compiti giornalieri e verso sera esco. Nel tragitto verso casa decido di riascoltarmi il bootleg della Bad Company Boston 1977.

Arrivo alla Domus, metto la Sigismonda in garage, faccio per salire le scale quando mi sorge un dubbio: ma siamo sicuri che sia una buona idea chiedere a Polly quello che ho in mente? Sì certo, è una amante del Rock anche lei, ma non è una richiesta un po’ sciocca? Non dovrei smettere i panni del ragazzino e comportarmi almeno ogni tanto come un uomo adulto? Cosa potrà pensare di me se continuo ad essere sempre perso nel mondo che mi sono creato nella mia maruga? Se il Rock continua ad essere l’unico faro su cui orientarmi mentre il resto della vita se ne va a ramengo?

Apro la porta, Strichetto (la mia dorata pussycat) mi viene incontro e mi lancia uno dei suoi saluti “miaaao“, Palmiro (la mia adorata pantera nera) dorme sul divano della sala, entro in cucina, faccio per aprir bocca ma le lei mi anticipa:

“Ciao Tyrrell. Stasera ci guardiamo una puntata di una nuova serie di Nordic Noir che ho appena trovato?

“Ciao Polly, sì, va bene”

“Cosa volevi dirmi?”

“Niente … cosa c’è per cena?”

Page

 

It is the springtime of my bluesing

8 Mar

Non piove da diverse settimane, la terra è arida, il MississipPo è in secca, non siamo ad agosto bensì ad inizio marzo … non mi abituerò mai a questi cambiamenti climatici. Primavera meteorologica iniziata dunque sotto il segno del blues, un blues asciutto e arido quando io preferisco quelli umidi, voluttuosi e pieni di fenomeni. Non mi resta che chiudermi nella mia cabin con i dischi di Muddy Waters e Robert Johnson e soffermarmi sulle solite sciocche considerazioni a proposito della mia vita.

Muddy Waters cabin – Clarksdale, Mississippi – photo Karl R. Josker 1995

STARE CON POLLASTRELLE DI UN CERTO TIPO

Sabato mattina ore 7, mi sveglio. Si sveglia anche lei; facciamo due chiacchiere mattutine sulle serie TV di Nordic Noir e poi ci alziamo. Prima di preparare la colazione metto sul piatto Long Cold Winter dei Cinderella, ho bisogno di iniziare il sabato con la carica giusta.

Vado in bagno, davanti allo specchio osservo la mia espressione blues mentre mi faccio la barba. Lo stereo irradia il ritornello di Gypsy Road e la pollastrella si fionda davanti alla porta del bagno, in mutandine e canottiera, cantando “My gypsy road can’t take me home, I drive all night just to see the light, My gypsy road can’t take me home, I keep on pushin’ cause it feels alright” suonando l’air guitar come fosse una Tommasina Keifer qualunque. Scuoto la testa, ma con che cavolo di donna mi son messo? Paura!

Poco dopo, sulla blues mobile, direzione Coop L’Ariosto di Regium Lepidi. La chiavetta manda Trampled Underfoot tratta dal concerto dei LZ al Richfield Coliseum di Cleveland, il 28 aprile 1977. Si tratta di una delle date migliori del 1977, e quella versione di TU è semplicemente magnifica. Il tempo leggermente più lento del solito, quel groove ostinato e sexy che solo Bonham e Jones sembrano saper esprimere. Tutto il gruppo gira a meraviglia e Bonham nella chiusura è semplicemente irrefrenabile. Lei ascolta con ammirazione tutto il pezzo sino alla fine.

Mi chiede poi di passare a No Quarter, sempre dallo stesso concerto; la assorbe tutta, ogni tanto se ne esce con un “John Paul Jones è un genio, senti come chiude la strofa qui”. 24 minuti di registrazione audience (quindi non certo un audio per mammolette), con tanto di lunghe divagazioni strumentali, tra cui il piano solo, Nut Rocker e l’improvvisazione blues.

Osservo questa ragazza, o meglio, questa donna adulta con cui vivo, illuminarsi di fronte ad una registrazione del genere. Di solito sono (magnifiche) ossessioni che gestisco da solo o in compagnia di qualche amico obnubilato come me dall’esoterismo musicale del gruppo che tanto amo, so che anche lei è innamorata dei LZ tuttavia mi ritrovo spesso a riflettere sulla cosa e finisco sempre per chiedermi, ma dove l’ho trovata? Da dove è saltata fuori? Paura (e 2)!

Qualche giorno dopo ricevo verso sera due suoi messaggi whatsapps …. sono due registrazioni audio prese dall’abitacolo della sua macchina, sta tornando a casa con The Wanton Song e The Rover dei LZ ad alto volume, nella registrazione urla “Physical Graffiti a manetta!”, con il termine manetta che con l’accento reggiano diventa – per me, modenese – comico.

Verso le 19 arrivo a casa, dal cortile capisco che sta suonando. Apro la porta, entro di soppiatto, e la vedo alle prese con il basso a tracolla, sta suonando The Wanton Song seguendo i LZ che fuoriescono dallo stereo.

E’ una musicista dotata, la sento mentre cerca di carpire dal pezzo tutti i figadini che John Paul Jones suona col basso …

La conosco ormai da molti anni, vivo con lei da un decennio ma come detto ancora mi soffermo a soppesare il tipo di donna con cui sto … motociclista/go-kartista, musicista, marangona* … e puntualmente mi chiedo “ma dovevo proprio mettermi con una amazzone?” Paura (e 3)!

Saura speed queen – foto TT

Saura musicista – foto TT

Saura marangona – foto TT

marangona* = (in reggiano) mastro d’ascia, carpentiere, falegname

SMALL TOWN BLUES

Domenica mattina a Nonatown, mio paese natale; ho un appuntamento con il fratello del commissario Montalbano. Ne approfitto per prendere un cappuccino in centro al Bar Pasticceria Malaguti del mio amico Stef e per fare una lunga camminata tra i posti della mia giovinezza. Circumnavigo uno dei quartieri in cui ho vissuto. Incontro Lino e Giordano, amici del tempo che fu. Finiamo per parlare di calcio. Uno è un gobbo, l’altro è un cuore nerazzurro come me. In quelle occasioni mi presento pressoché sempre nelle vesti dell’emiliano verace: schietto, con le madonne a far da intercalare, dialetto in libertà e temi che saltano con noncuranza tra calcio, fighe e politica. In quelle occasioni mi sorprendo sempre di me, sono davvero così o è una delle mie maschere?

Sandrone – maschera di Modena

Passo di fianco al Campo di Educazione Stradale, regalo di unamministrazione niente male, passo davanti all’abitazione in cui ho vissuto nella prima metà degli anni settanta, mi faccio prendere dai ricordi, mi par di rivedere il piccolo Tim (o meglio Tirellino come mi chiamavano le maestre), eccitato per la finale dei mondiali Olanda e Germania, allora Johan Cruijff era il mio mito, il Dark Lord doveva ancora arrivare.

Nonatown – Campo di educazione stradale – foto TT

Olanda 1974

Ritorno in me, mi dirigo verso il centro, mi metto in macchina in direzione Domus Saurea. Dallo stereo John Cougar Mellencamp.

Mentre riattraverso città e campagne e mi cullo nel languore del mezzogiorno domenicale emiliano, mi dico che sono proprio un uomo di provincia, un uomo nato in una piccola città …

Emilia crossing – foto TT

Il coguaro batte nel cuore della Sigismonda, sono i tre dischi di rock americano (inteso nel senso stretto, quello rootsy insomma) che più amo … American Fool, Uh Huh, Scarecrow.

Attraverso il confine delle due contee che mi hanno generato, guardo il cielo, seguo il sentiero del rock e insieme a Mellecamp canto uno dei suoi slogan che più mi piacciono …

Emilia crossing – foto TT

Forget all about that macho shit
And learn how to play guitar

SONGWRITING BLUES

Periodo molto prolifico questo. Mi metto sulla chitarra e quasi ogni volta esce un riff, una sequenza d’accordi, una frase, una canzone nuova. Quando passo questi periodi sento sempre un friccico ner core, una sorta di tremarella compositiva, una piccola vibrazione cosmica. Mi diverto parecchio a dare i working title alle mie nuove cose: uno è Ten Wings Gone perché dentro ci sento gli Wings e certe atmosfere di Ten Years Gone, un altro White Mass perché mi par di riscontrare echi dei Black Sabbath e un terzo Police On My Led. lo sviluppo musicale di quest’ultimo mi pare contenga tracce dei Police, appunto, e dei LZ. alla fin fine poi sono fantasie mie perché ormai credo che faccia tutto parte dello stile Tim Tirelli, come dice la pollastrella.

Peccato non poter sviluppare a dovere queste nuove piccole composizioni, finiranno come sempre nel cassetto, il solito drawer blues insomma.

SVEZIA

Periodo di Nordic Noir, periodo di dipendenza da serie TV. Ormai riesco a concepire solo la Scandinavia (Islanda inclusa), ed in particolare la Svezia. Anche i miei acquisti ne risentono.

Svezia blues – foto TT

SUL PIATTO DELLA DOMUS

Sempre più frequentemente al mattino, mentre mi preparo per andare al lavoro, invece di Circo Massimo su Radio Capital, metto sul piatto degli LP.

Black And Blue è uno dei miei dischi preferiti in assoluto …

Sul piatto della Domus – foto TT

Ogni tanto poi esco dal lavoro prima perché il momento è quello che è e, per rimettermi in carreggiata, una volta arrivato alla Domus, mi affido al Texas Tornado.

Sul piatto della Domus – foto TT

Physical Graffiti poi non mi delude mai, la side three è uno dei lati di LP più riusciti di sempre per me.

Sul piatto della Domus – foto TT

Le sere del fine settimana che non esco le passo ad ascoltare Stanley Turrentine. Questo LP me lo regalò mio zio Giàver negli anni settanta, da allora mi riempie l’animo ogni qualvolta sono in the mood per Jazz di questo tipo

Sul piatto della Domus – foto TT

35 anni fa comprai The Works dei Queen, anche dopo tutti questi lustri rimane  – considerati gli anni in cui uscì – un bel disco da ascoltare con piacere.

Sul piatto della Domus – foto TT

FOOTBALL

Di nuovo sospeso in una dimensione da football dove sconforto, speranza e sopportazione si mischiano grazie all’anima blues della mia squadra del cuore, mi rincuoro con la splendida qualificazione dell’Ajax al turno successivo di Champions League: battere il Real – a 4 al Bernabeu non è roba per tutti. Forza Aiace.

LUPO DI MARE IN CHIAVE DI BASSO

Nel sistemare i miei archivi ritrovo la trascrizione del giro di basso di A Salty Dog fatta da Saura 13 anni fa. All’epoca avevamo il pezzo in scaletta e io per quei cinque minuti dalla chitarra passavo al basso mentre Saura sedeva alle tastiere. Il problema è che io non leggo in chiave di basso, ne conosco il meccanismo ma non mi ci sono mai messo, già trovo impegnativa la chiave di violino quindi figuriamoci. Sorrido nel vedere che avevo scritto il nome delle note tradotte nella chiave di violino sotto al pentagramma e ancora una volta mi tolgo il cappello davanti alla capacità di Saura di trascrivere una melodia (per di più in chiave di basso) sullo spartito. La firma poi è la cosa che fa più ridere: “by Saura” … ah ah ah.

Trascrizioni di una bassista – foto TT

 

Trascrizioni di una bassista – foto TT

 

DOMUS blues

La Domus Saurea si sta risvegliando, la primavera bussa alle porte, entra dalle finestre, i gatti sono sempre più propensi a stare all’aria aperta, la stufa a pellet inizia a rallentare, la campagna sembra prepararsi alla stagione lussureggiante.

Palmiro, il mio amico peloso, si fa una sgambata di un paio d’ore di primo mattino, poi torna fuori per tutto il pomeriggio. Verso sera torna, si  allunga di fianco a me sul divano e non c’è serie TV Nordic Noir che possa distoglierlo dal meritato riposo.

Palmiro, l’amico peloso – foto di TT

Stricchi invece non cambia abitudini, di giorno non vuole uscire, lo fa solo di sera. Quando sono a casa mi cerca continuamente, mi segue ovunque, alla sua maniera un po’ isterica sente di dover starmi vicino. Non avesse avuto una infanzia così problematica, sarebbe una gattina adorabile, ma in fondo già lo è così e spero che col passare degli anni possa scordare gli atteggiamenti degli umani scriteriati che la avevano in precedenza.

Stricchi – foto TT

Le margherite ormai sono spuntate,

Daisies at the Domus – foto TT

sul ponte ci sono già i sacchi del giro verde con i primi stralci di orto e giardino

Sacchi del giro verde sul ponte della Domus – foto TT

I contadini stanno preparando la terra per la semina … ora manca solo la pioggia.

Domus Saura and beyond – foto TT

Kisaragi blues

20 Feb

Kisaragi era il vecchio nome nipponico di febbraio che significava letteralmente “il mese del cambio delle vesti”; sarebbe un mese invernale ma il cambiamento climatico fa sì che perlomeno alcune delle settimane del mese siano di aspetto primaverile. Mese al contempo neutro e interlocutorio: il lento sciogliersi dell’inverno, folate di aria gelida o primavera in largo anticipo? Mentre cerco di adattarmi a queste ipotesi, rimango come sempre appeso alle mie riflessioni blu.

L’amore al tempo della musica rock

Contemplo un paio di vecchie classifiche, gennaio 1972 e 1974. Oltre ai soliti sospiri mi chiedo dove sia andata a finire la musica. E’ vero, tendiamo a ritenere oro tutto ciò che luccicava negli anni della nostra giovinezza, credo sia un sentimento molto umano e comprensibile, dipingere con colori più vividi di quelli che erano in realtà gli anni più felici e spensierati della nostra esistenza serve a rendere la nostra vita meno opaca di quella che forse fu (o è), un modo del nostro subconscio per non farci cadere in crisi esistenziali.

Detto questo però, pur sforzandomi di essere freddo, razionale e intellettualmente onesto, non posso che meravigliarmi ancora una volta della qualità della musica che andava in classifica in quei primi anni settanta. Album di certo impegnativi e difficili come ad esempio LZ IV, BSS degli ELP o Tales degli Yes arrivavano nelle primissime posizioni. Davvero impensabile oggi.

US album chart january 1972 – photo Dave Lewis

E’ vero che adesso ogni tipo di musica ha la propria nicchia e i proprio “follower”, ma si tratta appunto di nicchie. Album complessi, articolati, densi e pieni di musica avevano un enorme successo commerciale e il Rock era davvero un fenomeno sociale di grandissima portata. Sarà anche una banale conclusione di un uomo di una incerta età, ma come erano belli musicalmente quegli anni.

UK album chart january 1974 – photo Dave Lewis –

SERIE TV: True Detective – Stagione 3 –  TTTT 

HBO – USA 2019 . Bella la terza stagione di True Detective. Con la seconda avevo perso interesse, ma questa qui mi ha di nuovo appassionato.

TRAMA

TRUE DETECTIVE, LA SERIE TV 
Creata da Nic Pizzolatto nel 2014, per conto della statunitense HBO, ‘True Detective’ è una serie TV antologica: prevede cioè che ogni stagione racconti una storia nuova e autonoma, con attori differenti e ambientazioni diverse. 
Il filo conduttore è quello di essere un crime/drama incentrato su storie di detective della polizia: nella prima stagione siamo stati in Louisiana, insieme a Matthew McConaughey e Woody Harrelson, mentre nella seconda ci siamo spostati in California, dove abbiamo seguito le vicende interpretate da Colin Farrell e Rachel McAdams. 

TRUE DETECTIVE, STAGIONE 3 
La terza stagione si sposta nell’altopiano d’Ozark, negli Stati Uniti centrali, e ha per protagonisti Mahershala Ali (premiato con l’Oscar grazie a ‘Moonlight’) e Stephen Dorff (‘Blade’, ‘Somewhere’). 
La trama si dipana attraverso tre differenti periodi e ruota attorno al tentativo di due detective di fare luce sulla misteriosa scomparsa di due bambini: un caso davvero intricato e che metterà a dura prova i tutori dell’ordine. 

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro Del Jazz

Pomeriggio spompo di domenica, sistemo i libri musicali nella libreria Ikea che ho di fianco al divano. Me ne capita in mano uno che mi riporta indietro negli anni. Libro regalatomi da mia madre decenni fa per il mio compleanno. Lo apro: stampato da Garzanti nel settembre del 1979. Presumibilmente dunque mi arrivò nel solstizio d’inverno di quello stesso anno. Lo faccio vedere alla pollastrella: “Scomoda tua madre!”. Già, a lei piaceva il Jazz di Benny Goodman, di Glenn Miller e di Henghel Gualdi, aveva una passione per certo swing che mi passò senza alcuna fatica; con questo libro evidentemente cercava nuove chiavi con cui confrontarsi con quel giovane figlio cappellone che le era capitato e che da qualche anno non pensava che alla musica (Rock). Un paragrafo del libro parla anche di blues, di rock blues e di rock, citando grandi nomi e artisti più di nicchia. Lo sfoglio, me lo coccolo un po’, lo spolvero e lo ripongo nella libreria. Bei ricordi.

Prima di metterlo via mi accordo che al suo interno vi è infilato un vecchio adesivo. Sorrido della grafica e mi chiedo se andai o no a quella fiera. Erano gli anni in cui l’Hi-Fi era preso sul serio, avevo amici con impianti stereo per l’epoca incredibili. Gli equalizzatori, i subwoofer, i piatti, le puntine, gli ampli, le casse …  bei momenti.

Flashes from the Archives of Oblivion:  Il Libro “David Crockett in guerra contro i Creek”

Quella scalmanata della (gattina) Stricchi, durante una delle sue corse a tutta velocità per casa, urta contro la libreria. Un libro cade per terra. Lo raccolgo. E’ un vecchio titolo per ragazzi. Sfoglio le pagine dalla carta grezza, annuso l’odore della mia infanzia, cerco di ricordare qualcosa di quella storia;  mi accorgo che all’interno vi è un segnalibro che si prende tutta la mia attenzione …

Flashes from the Archives of Oblivion:  vecchio segnalibro Fila

… un moto di affetto e di chissacché mi pervade. Quando era un bambino questi erano i segnalibri. Ricordo di averne avuti molti altri. Un reperto importante per un uomo di blues come me, un oggetto che mi riporta a quel periodo in cui sono stato anche felice e in cui tutto mi sembrava andasse bene.

Uomo con fisarmonica

Mattino lavorativo. Devo fare qualche commissione in centro. L’ufficio dista da Stonecity downtown un chilometro circa, non spreco mai l’occasione per fare un po’ di moto. Il cielo è sereno, la mattina fredda; cammino spedito sul marciapiede zigzagando per evitare gli alti platani che costeggiano il viale. Mi fermo a prelevare contanti in un bancomat. Ci sono due donne col velo in testa alle prese con la macchinetta, impiegano un po’. Mi guardo intorno, un uomo presumibilmente di origine slava suona la fisarmonica nella speranza di raggranellare qualche spicciolo. La gente passa incurante. L’uomo allora timidamente si fa incontro ad una signora e con la mano chiede la carità; la signora tradisce una smorfia di fastidio e lo evita come si eviterebbe un lebbroso. Assisto rassegnato alla scena. L’uomo torna a suonare. Faccio il prelievo. Tolgo un euro dal portamonete e lo do all’uomo. Mi guarda con un sorriso triste “Grazie. Buona giornata capo.” Vorrei dirgli che non sono il suo capo, ma temo che forse troverebbe incomprensibile il mio inflessibile politicamente corretto. Gli do una pacca sulla spalla “Tieni duro. Arrivederci”. Mi pento di avergli dato del tu ma vado di fretta non ho tempo per spiegazioni in caso non avesse capito il lei.

Petrol Station Man

Un paio di settimane fa mi fermo a fare rifornimento nel distributore in cui sono solito andare. Daniel, il simpatico nigeriano che il titolare ha assunto, mi chiede se voglio la fattura elettronica (certo che la voglio Daniel, lo sai) e nel farlo mi dà del lei. Sebbene sia un po’ in ritardo non resisto e gli spiego che se io gli do del tu, non mi deve dare del lei, altrimenti anche io dovrò dargli del lei. L’italiano di Daniel non è niente male, ma è chiaro che concetti che esulino dalle banalità quotidiane siano un po’ ardui da afferrare. Daniel rimane interdetto. Pensa che il mio discorso verta sulla fattura elettronica e il pagamento con la carta di credito. “No, Daniel, quello che voglio dirti è che io e te siamo amici, e se lo siamo quando ci rivolgiamo l’uno all’altro ci diamo del tu, che è la forma che usano le persone che hanno confidenza. Il lei si dà quando le persone non si conoscono, quando si vuole usare rispetto o in situazioni formali. Se decidiamo di darci del lei a me va bene, ma avevamo detto che si saremmo dati del tu, quindi …”

Daniel appare ancora un po’ disorientato, ma si capisce che sta elaborando. Dopo poco arriva a capire e il sorriso che mi fa mi ripaga della fatica. Il titolare (bianco) ci guarda da lontano e arriva chiedendo spiegazioni in modo scherzoso ma con quei sottintesi che non tollero? “La fa arrabbiare? Combina sempre dei pasticci”. Daniel in realtà è sempre preciso, svelto e puntuale. In questi mesi l’ho visto stoico al lavoro sebbene avesse quasi una paralisi facciale dovuta al freddo e ustioni su una mano dovuta ad una fuoriuscita dalla pompa di GPL. “No guardi, tutt’altro, mi complimentavo con lui perché è sempre pronto, disponibile e gentile. Mi rifornisco da voi proprio perché c’è lui. “ gli faccio. Il titolare mastica amaro, ma io quel modo di scherzare non lo tollero e devo sempre puntualizzare da che parte sto se stimolato a farlo. Lo so, sono un bel rompiscatole.

I Giudizi Tranchant di Ittod Tirelli

Breve scambio su messenger tra me e Polbi. Il Michighan Boy mi chiede che ne penso di un pezzo dei Rossofuoco

Canticchiando i Riff di Tim Tirelli

Mercoledì mattina di febbraio. Mi alzo di buon ora; devo consegnare al poliambulatario di Stonecity campioni biologici per i soliti controlli annuali. La pollastrella ha la giornata di smart working, lavorerà da casa dunque. Mi sveglio per tempo, voglio comunque prepararle la colazione come faccio tutte le volte che lavora da casa. Patetico tentativo di (cercar di) ricambiare tutto quello che lei fa per me nel quotidiano. Thè, spremuta, fette biscottate. Sono più indaffarato del solito, devo correre per arrivare per tempo al poliambulatorio. Sono concentrato, lei dà da magiare ai gatti: per primo Palmiro, poi la Ragni, quindi i due che sono già davanti alla porta d’ingresso ovvero Artemio e Spaventina. A seguire libera le altre due che di notte chiudiamo nel sottotetto, Raissa e Strichetto. Io sono un po’ scontroso come tutte le mattine, lei (benché sotto sotto sia un po’ una tipa alla Saga Norèn) solare e ben disposta verso il nuovo giorno. Va avanti e indietro per il corridoio, la sento canticchiare, tendo l’orecchio … Ehi, ma quello è un mio riff. Non è che lei sia poi così interessata alle mie canzoni, non è una musicista da songwriting, quindi la sorpresa è tanta. Recentemente deve aver sentito il pezzo Avrò La Luna (del 1989 scritto insieme a Tommy Togni) mentre si passavano vecchi nastri live del gruppo in formato digitale. Glielo faccio notare. “Mi piace quel riff, ti rimane in testa e non va più via.”

Mi metto in macchina, attraverso la nebbia che avvolge le campagne, sono meno sconfortato del solito. A volte basta poco.

Cattiva Compagnia “Avrò La Luna” (Tirelli-Togni 1989)

(Tommy Togni – Voce / Tim Tirelli – Chitarra / Luigi Mammi- Tastiere / Claudio Saguatti – Basso / Mixi Croci – Batteria)

(prodotto da Mel Previte – 1991)

 

Otto anni di blog

Il 18 febbraio di otto anni fa acquistai da wordpress il dominio e lo spazio su cui siete ora. Dopo aver sistemato le prime faccende e aver scelto il tema del layout grafico, comparve un primo post automatico, tipo “Welcome World” o qualcosa del genere, che eliminai. Nei giorni successivi iniziai a pubblicare i primi timidi e un po’ sciocchi articoli, dopo otto anni non è che sia cambiato granché, ma mi sorprende non poco essere ancora qui.

727.000 visite, follower da email e wordpress, 1780 articoli scritti. Si passa di 528 del 2011 ai 74 del 2018, ma è sempre così … nei primi anni si hanno tanti pensieri e articoli arretrati da mettere online.

In questo periodo si sono cementati rapporti con quella che chiamo la comunità del blog, uomini e donne di blues che si raccolgono intorno a riflessioni metafisiche mentre il rock batte nelle loro anime.

Tramite il blog ho conosciuto amici con affinità elettive, alcuni sono solo un nickname che appare puntualmente su queste pagine, altri sono figure in carne ed ossa. A questo proposito mi viene in mente Lollo Stevens. Sette/otto anni fa si imbatté su una paginetta di questo blog, ne capì il tenore e si appassionò. Abita in quella che era la mia città, e la sera in cui insieme a qualche altro amico andai al cinema a vedere Celebration Day dei LZ, si presentò di fianco a noi e disse: “Tu devi essere Tim Tirelli, la tua faccia blues ormai la riconosco“. Diventammo amici. Ci siamo visti anche domenica scorsa e tra i tanti discorsi fatti e argomenti trattati uno in particolare mi è rimasto in mente, quello dove candidamente mi diceva che “mi son trovato a leggere anche il tuo ultimo post su Icardi, e mi è pure piaciuto … a me che del calcio non me ne frega nulla.”. Così per farmi perdonare gli ho porto la doppiomanico, lui l’ha indossata, l’ha alzata replicando la mossa del nostro chitarrista preferito e per cinque secondi si è sentito un dio del rock. Ci vuol poco per farsi perdonare dagli amici quando hai una doubleneck.

Oltre a Lollo ringrazio ognuno di voi naturalmente: chi interagisce più frequentemente, chi ci segue nell’ombra, chi collabora o ha collaborato col blog, chi pur avendo visioni diverse ci legge, chi lo fa per trovare riparo dalla inquietante condizione dell’essere umano perduto su un pianeta minuscolo che volteggia nelle profondità siderali.

I love you all, my pretty boys and girls.

 

Driving home in a snowy night (glad to be a music lover)

31 Gen

Penultimo giorno di gennaio, interno ufficio, primo pomeriggio. La neve inizia a cadere su Stonecity, dapprima in modo incerto poi sempre più decisa. Nel tardo pomeriggio, le strade, le siepi e i tetti iniziano ad imbiancarsi. Poco dopo mi decido ad uscire dall’ufficio. Salgo in macchina, la neve ora scende che è una bellezza; Stonecity è già tutta bianca, nel buio della sera le colline a ridosso della cittadina paiono incombere in modo minaccioso sui poveri umani che vanno alla deriva circumnavigando rotonde, attraversando ponti e svincoli. Le fabbriche si preparano per la notte silente che le attende, la luce dei lampioni amplifica il soave sentimento che la neve infonde negli uomini di blues come me.

Uscito da Stonecity, mi immetto sullo stradone che porta a nord, poco prima di arrivare a Herberia svolto a destra, il mio solito percorso fatto di blue highway (di strade basse insomma) che mi permette di evitare il traffico delle arterie principali e di immergermi in un atmosfera da pastorale emiliana. Stradine strette, piccole frazioni, chiesette, vecchie case da contadini, stralci dell’Emilia di un tempo.

La sera sembra scendere lentamente, è come trovarsi sospesi in uno spazio temporale dove spazio e tempo sono sostituiti da anima e intelletto.  In quel momento il car stereo passa in modalità random alcuni brani che paiono la colonna sonora ideale per serate come questa.

Driving home in a snowy night – Foto TT

L’aria sonora invade l’abitacolo della Sigismonda, la blues mobile insomma. Mi sento vivo e molto fortunato di essere un amante della musica, un privilegiato nel poter immergermi tra le pieghe di brani musicali dal respiro universale. Avanzo nella notte cullato da Onward degli Yes, seguo l‘incessante carovana delle stelle filanti di neve che mi precedono scortato da Eternal Caravan of Reincarnation dei Santana, ambisco ad attraversare la notte buia e nevosa per arrivare ad un nuovo mattino al suono di Dawn della Mahavishnu Orchestra. Ringrazio il padre dei quattro venti che ha fatto di me un grandissimo appassionato della scienza e dell’arte della organizzazione dei suoni, senza questo sconfinato amore per questa musa definitiva, la mia vita sarebbe certamente meno vissuta.