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IL PROBLEMA DEI CD IN MACCHINA

1 Mar

Ecco, sembra un problema da poco, invece è una di quelle faccende che ti condizionano la vita. Chi come me ancora rifiuta di avere un lettore mp3 in macchina, deve cuccarsi il problema del CD.

Le ho provate tutte:

prendere quei raccoglitori a tante tasche, duplicarti i cd originali su cdr, inserire i cdr appunto nel raccoglitore a tasche. Risultato, 7 raccoglitori pieni zeppi (uno dei quali a tasche doppie), rottura della” tasca” in plastica della portiera del guidatore a causa del peso e delle dimensioni di questi raccoglitori (preventivo per sostituirla 500 euro…quindi rimango senza “tasca” ), raccoglitori posizionati nel bagagliaio dentro ad un cartone quindi di fruizione scomodissima. Adesso i raccoglitori giacciono tristi nel sottotetto.

Portarmi i cd originali in macchina, ma le custodie così si segnano e quando prendi una di quelle curve larghe, quelle che mentre le fai ti sembra di  accompagnare il movimento dell’asse terreste, i cd partono tutti insieme verso altre galassie e vanno ad infilarsi nello spazio tra il sedile del passeggero e la portiera (e tu ogni volta tiri una madonna.). Una volta vidi Lorenz con pile di cd in macchina (tipo 50 pezzi) tutti impilati ed incastrati tra i due seggiolini anteriori e gli amplificatori Marshall che il guitar god di Littlevineyard tiene costantemente in macchina. Poco dopo mi confidò che prese ad usare il mio metodo dei cdr nei raccoglitori…da allora non ho più avuto notizie. Mi chiedo come sia adesso la sua gestione dei cd in macchina. Perché anche lui è come me, deve avere un certo numero di album. Io ad esempio non mi muovo se non ho a portata di mano tutta (e dico tutta) la discografia dei LED ZEPPELIN, ELP, FREE, BAD COMPANY e JOHN MILES (e ultimamente anche quella dei  BLUE ÖYSTER CULT).

In questi ultimi tempi -se mi scarico qualcosa- ho preso l’abitudine di non usare più le classiche custodie rigide  ma bustine di plastica, così risparmio spazio, evito il rumore angosciante di custodie che girano per la macchina rompendosi e faccio il verso alle versioni giapponesi. Se compro qualcosa, è solitamente in versione digipack o mini box set. Così in macchina mi porto quella roba, 5/10 titoli alla volta , spesso con  mini cofanetti inclusi. Certo, nelle curve a grande rotazione, tutto vola di nuovo via, ma ancora per poco: ho deciso di procurarmi una rete e di ancorare i cd al sedile.

(cd nella blues mobile – foto di TT)

ALONE AT HOME con i BLUE ÖYSTER CULT

29 Feb

Settimana che passo a casa da solo; la groupie è partita per uno di quei viaggi della memoria organizzati da Istoreco (Istituto per la storia della Resistenza e della societá contemporanea in Provincia di Reggio Emilia), qui a Regium Lepidi queste cose sono molto sentite (per fortuna). Cracovia, Auschwitz…scomoda la groupie. Sarei dovuto andare anche io ma complicanze nella gestione di Brian mi hanno frenato.

Così eccomi lì a remare da solo lungo il bayou del mio animo. Da vero uomo di blues mi preparo delle cenette alla “porca troia, mo’ sam faghìa da magnèr?”. Lunedì due svizzere con tre carote crude, ieri sera un panino col prosciutto e un thé coi pavesini, stasera un pezzo di pizza e gnocco. Che lavòr ragàs! Stasera poi verso le 21 verrà a fare un salto March, io avrò già mangiato, lui no così gli preparerò l’unica cosa in cui sono specializzato: due uova al tegamino. Devo dire che cenare da solo non è che sia proprio divertente, io seduto a  tavola come se fossi in prestito, la gatta Raissa che miagola qualche blues, l’eco di SkySport24 che mi arriva dalla sala (tengo monitorato il più possibile la situazione dell’Inter).

Devo dire che ho ricevuto diversi inviti  ma me la voglio sbrigare da solo. Troppo comodo trovare una calda cena fumante tutte le sere.

Da un paio di settimane sono prigioniero dei BLUE ÖYSTER CULT, non ascolto quasi altro. Evidentemente da ragazzo non li ho ascoltati a sufficienza e adesso devo fare il pieno. Album, bootleg, best of…macino tutto.

A volte mi impongo di staccare, stamattina alle 08,50 passo dal lettore a Radio Capital proprio quando Luca Bottura decide di trasmettere THE GIRL U WANT dei DEVO…

Anche in ufficio mi sforzo di non ascoltare l’hard rock di New York City, così viro su HOW YOU DARE dei 10CC (japan SHM-CD version of course)…

Scambio di sms con Polbi, ad un certo punto – parlando del bell’articolo sui Pink Floyd che ha fatto sul blog – mi fa: “Però un tuo contributo floydiano sarebbe graditissimo…” e io di rimando “Provo a pensarci, ma vado piano a farlo, sai come la penso, non vorrei scatenare polemiche infinite...” ” E scatena ste polemiche che ci divertimao un po‘.”.

Intendiamoci, i PF mi piacciono molto, però salto a piedi pari il primo periodo con Syd Barrett, a cui non riconosco la genialità che tutto il mondo gli riconosce. Cerco di non pensare alla cosa, ma so come son fatto, una volta che il seme è caduto nel mio cervellino, poco dopo anche se non voglio nascono intere foreste. Infatti il tutto mi porta ad eleborare le mie strambe teorie e preferenze non solo sui  PF, ma su mille altri nomi che non mi toccano, nomi che per milioni di persone (special guests del blog compresi) sono imprescindibili.

l miei pensieri si fanno affollati, difficile dirigere il traffico…e allora penso che invece di fare un semplice commento al post di Polbi sui PF, potrei iniziare un nuovo thread e magari intitolarlo “MA INSOMMA, MI PIACE IL ROCK SI’ O NO?”. Vorrei resistere, cercherò di andare da qualche sacerdote voodoo  per farmi togliere questa cosa, ma se vedrete quel titolo in uno dei prossimi post, abbiate pietà di me.

Brian & Stairway To Heaven in Milan-J**e: 2 – 0 (e inoltre… l’Inter, Pep, Mou e i Blue Öyster Cult)

26 Feb

Diretto a Mutina per il solito sabato mattina con Brian. In macchina ho da qualche giorno il mini cofanetto (quello del 2011) dei BLUE ÖYSTER CULT. Da un po’ di tempo a questa parte sono solito comprami su amazono questi mini cofanetti da 5 cd in modo da sostituire i Cd con le classiche custodie in mio possesso per risparmiare spazio. Mi son comprato anche una lente per decifrare i caratteri piccolissimi che contraddistinguono questi mini box set, questo è un problema non da poco, ma recuperare spazio e avere quanti più cd in versione digipack o cartonato per me è diventato una condizione essenziale.

Stamattina è il momento di THE REVOLUTION BY NIGHT del 1983:

I turn my hopes up to the sky 
I’d like to know before I die 
Memories will slowly fade 
I lift my eyes and say 
Come on, take me away

 In centro a Ninetyland constato ancora una volta quanto stia cambiano la nostra società. Sulle panchine dove fino a poco fa stavano a socializzare vecchi, pensionati o sfaccendati, adesso ci sono persone di colore o nordafricani. Mi lascio scappare un “Dio Pòver, a gh’è sol di nìgher” (Dio Povero, ci son sol dei negri), Brian si volta stizzito e mi riprende “ Oh, an dir menga chi lavor lè (oh non dire queste cose), sono brave persone come noi“. K2 e Minibar per la solita doppia colazione intervallata da un salto in farmacia. Brian ha un ascesso e devo prendergli degli antibiotici. Sono senza ricetta, non potrebbero darmeli, ma riesco nell’impresa trovando qualche scusa. Brian è lì con me e pensa che io sia in gamba solo perché son riuscito a farmi dare quei farmaci senza ricetta. “Te t’è propria super. A sun orgogliòs d’aver un fiòl come te. Brev Tim. T’è propria togo!” (Sei proprio super. Sono orgoglioso di avere un figlio come te. Bravo Tim. Sei un togo).

Rifletto spesso su questa cosa, agli occhi di un vecchio se sei un po’ sveltino e furbino nel fare questo tipo di cose (consegnare autocertificazioni agli sportelli dell’usl,trafficare con ricette, esami, referti medici, documenti bancari etc etc) diventi una sorta di piccolo supereroe. Perché sono socio di una piccola agenzia di comunicazione quando parla di me e del mio lavoro mi chiama “industriale” e dice che sono uno che deve dirigere, stessa cosa per mia sorella, l’ufficio dove lavora sta in piedi perché c’è lei. E’ commovente da un certo punto di vista la considerazione che ha per i suoi figli, ed è interessante vedere come  un vecchio amplifichi le virtù e il saperci fare delle persone che sono in piena attività lavorativa, mentre lui stesso ormai trovi difficoltoso affrontare qualsiasi cosa.

Lo porto a casa, sto un po’ con lui a leggere i giornali e poi me ne vado, non prima di avergli dato un bacio. Questa cosa del bacio ormai si ripete inaspettatamente quasi ogni volta. Questi gesti affettuosi sono diventati una consuetudine solo in questi ultimi tempi, forse perché lo vedo e lo sento un po’ spaesato e perso… mi fa tenerezza il vecchio Brian.

Di nuovo in macchina, CULTÖSAURUS ERECTUS del 1980 nel lettore. Ricordo quando uscì, quella copertina che non poteva non essere notata, quell’hard rock “eccentrico” (come direbbe Beppe :-)), new yorkese, metallico, tenebroso, affascinante…

Appuntamento con la bassista preferita alla Coop, già ...il sabato la spesa, il giorno dopo (non vai) in chiesa e sei un po’ nervoso qualche cosa ci sarà...sono lì col carrello e mi parte il solito pensiero “An s’è mai vest Buck Dharma fer chi lavor chè” (non si è mai visto Buck Dharma fare queste cose)…

(Tim fa la spesa alla Coop – foto di LS)

Sera: mi preparo a guardare su SKY Milan-J**e. Nel prepartita SKY lancia un collage con il meglio degli incontri precedenti tra queste due squadre  titolando SCALA PER IL PARADISO, in sottofondo naturalmente STAIRWAY TO HEAVEN. Il mio cuore nerazzurro trova blasfemo che l’assolo di Jimmy Poige faccia da colonna sonora ad una selezione di goal fatti da calciatori vestiti di rossonero e di bianconero. La groupie invece è in estasi (“Tiiiiimmmm, senti!!!!!!!”): LZ e Milan, connubbio perfetto per lei.

Nel minuto di silenzio dedicato ai militari italiani recentemente scomparsi i tifosi della J**e trovano giusto gridare “Milan Milan vaffanculo”. Che correttezza, che stile…già, lo stile J**e.

La partita è gustosa, a tratti bella. La crisi dell’INTER e il mio poco amore (dolcissimo eufemismo) per la squadra di Torino, fan sì che parteggi per il Milan. Guarda come son ridotto, soffro anche a vedere questa partita. L’asteroide non è caduto su San Siro quindi mi scatta il tifo per il Milan. Ma come son messo? La squadra di Milano che è stata in B due volte gioca una bella partita e per un tre quarti di partita mette sotto la J**e. Va in goal con Nocerino e poco dopo con un colpo di testa di (udite udite) SULLEY MUNTARI. Buffon però respinge la palla, il guardalinee non segnala nulla, il goal per l’arbitro non c’è stato e la azione prosegue. Peccato che la palla fosse entrata circa un metro. Ci si chiede come possa un guardalinee posizionato benissimo a non vedere che la palla entra in rete in modo così netto. No, non ho nessun sospetto. La J**e di questi tempi non c’entra più con queste cose ma il coro dei milanisti (solo rubare, sapete solo rubare solo rubaaaaare) mi fa sorridere, che almeno paghino con un po’ di imbarazzo quello che hanno fatto nei 12 anni della gestione di Luciano Moggi.

Per me ha vinto il Milan 2 a 0, per la cronaca e il campionato la J**e ha segnato due volte, uno dei goal è stato ingiustamente annullato per fuorigioco inesistente e quindi trattasi di pareggio. Temo sia il suo anno, se la J**e non perde nemmeno contro questo Milan c’è poco da fare. Va beh, ho già parlato troppo di queste due squadre. Mi rimetto a pensare all’Inter, no non all’Inter di questa stagione, mi deprimerei oltremodo, ma alle suggestioni, vere o false che siano, che trapelano…Pep Guardiola (per la panchina del prossimo anno) su tutte.

PS: Mou non ti ho tradito, ma se tu non torni devo pur continuare a sognare con l’Inter, no?


TEMPESTA DI NEVE A STONECITY

20 Feb

Pioveva stamattina, poi ad un tratto hanno iniziato a cadere dei fiocchi, ma era neve pesante…pensavo tutto si sarebbe risolto in nulla. A metà mattina parto per Mutina, ho una visita all’Hesperia. Arrivo che nevica, dalla sala d’aspetto vedo che nevica, esco e scende pioggia mista a neve, c’è un po’ di ploccia ma niente di più. Mi sposto un km verso sud, sulla tangenziale che costeggia l’autostrada e nevica forte. Roba da matti mi dico. Sulla bretella Mutina-Stonecity la neve si fa fitta. Ozzy Osbourne canta la sua ode a MR CROWLEY.

(Mutina-Stonecuty freeway – foto di TT)

Arrivo a Stonecity e sembra di essere tornati sugli Urali in inverno. Ho lasciato James Petty Boulevard (insomma, Viale Giacomo Puccini) un paio d’ore fa in modalità “ormai tutto sta sistemandosi” e adesso la ritrovo in modalità “tempesta di neve”.

(Viale Puccini poco fa – foto di TT)

 

 (Snowy Windows – Foto di TT)

 Beh, visto che di neve non ne ho mai abbastanza, me la prendo tutta. La pausa pranzo è finita, riprendo a lavorare, dalla finestra la neve che scende e dalle casse del PC i VAN HALEN Live in Lousiville 2 giorni fa, prima data del tour. C’è di peggio.

L’HIGHWAY TO HELL dell’INTER, BRIAN e OZZY OSBOURNE e IL CANTARE CANZONI DEI POOH MENTRE SI E’ IN MACCHINA.

19 Feb

4 goal dalla Roma all’Olimpico, 1 dal Novara e 3 dal Bologna a San Siro. Dal terzo posto (e forse più) sfiorato ai pantani della metà classifica in pochi giorni. Il principe Ranieri, l’aggiustatore, in confusione a mettere in campo formazioni bislacche, Massimo Moratti che se ne va da San Siro poco dopo il primo tempo col Bologna, i giocatori che fanno cagare, i tifosi che protestano e si danno alla musica gospel, cantando inni diretti a Dio (Josè Mourinho). Io non ho nemmeno la forza di reagire. Guardo le partite da solo. Dennis è in Cina,  scambio qualche sms con Mario, leggo i resoconti di Settore, spengo la TV. Sono così malridotto che spero che avvenga il cambio…via Ranieri dentro Figo. Nonostante l’Inter ormai sia sull’autostrada per l’infermo, constato quanto sia diversa dalla squadra di Torino, i rosastellati. Col Novara non ci hanno dato due rigori sacrosanti e non abbiamo detto beo, loro col Parma hanno avuti due episodi poco chiari a loro sfavore…quei mezzi rigori che si danno e non si danno e la società ha emesso un comunicato ufficiale dove ci informano che vogliono pari trattamento. Mah. Ritiro fuori i cartonati di Mourinho. Non tornerà, ma è bello rivedere la sua faccia ogni volta che entro in sala.

Ieri Brian è uscito dopo 15/20 gg di reclusione dovuto al gran freddo e alla neve. Soliti rendez vous al K2 e al Minibar di Ninetyland. Oggi son tornato da lui, abbiamo pranzato insieme, siamo usciti, abbiamo letto i giornali insieme, ci siamo appisolati. Continua a dirmi che io piaccio alle donne, mah! In macchina verso Ninentyland mi vede pensieroso e mi chiede “A cosa stai pensando?”, decido di rispondergli come se  mi avesse fatto la domanda Picca…” Mi stavo chiedendo perché io non reputo del tutto Randy Rhoads quell’innovatore che tanti invece dicono che sia…” “Randy chi?” ” Il chitarrista di Ozzy Osbourne” “Ahn…” a questo punto Brian si volta e contempla il paesaggio fuori dal finestrino, mi chiedo cosa pensi di suo figlio.

(Brian,  flying high again – foto di TT)

Nel tardo pomeriggio ritorno verso Borgo Massenzio. E’ un po’ che non so cosa ascoltare. Ieri mi son ridotto a ONE ON ONE dei CHEAP TRICK…

…oggi ho con me il cd  UH HUH di JOHN COUGAR, ma non riesco ad inserirlo, ho la groupie persa in un buraccione YES, stamattina si è fatto colazione con YESSONGS e ho ancora STEVE HOWE nelle orecchie. Inserisco nel lettore una home made compilation dei Pooh. Roba da matti. Chissà che il progressive da facile ascolto non mi sistemi un po’. GITANO e PIERRE mi spostano l’animo sul poetico…

Partono poi i pezzi di ROTOLANDO RESPIRANDO e finisco per cantarli tutti. Biccio aveva l’LP, e tra un FOXTROT, un LZ IV, un DE GREGORI del 78 e TRANS EUROPE EXPRESS dei KRAFTWERK, ci ascoltavamo anche quello, qualche pezzo faceva parte anche della scaletta dei THE STRANGERS.

ROTOLANDO RESPIRANDO, PER UNA DONNA, UNA DOMENICA DA BUTTARE…mi accorgo di sapere tutti i testi a memoria…mi faccio paura…

Sento i vicini di casa
fa rumore, si danno da fare
si sente da qui.
La gente, qualche volta ne ha voglia
nelle ore più strane; Domenica infame
senza di te. 
E mi viene la voglia
di morire qui adesso 
ma non saprei mai se ti ho commosso.
E mi passa la voglia 
e mi passa l’amore
resta solo un po’ di dispiacere. 
Dove sei? 

Con DAMMI SOLO UN MINUTO accentio l’enfasi del mio discutibile cantato che poi ritorna spensierato in NOTTE A SORPRESA…

lingua di menta fra i denti 
pensieri distanti da te ormai…

Piazza spazzata dal vento
io sono contento di me perché
vivo mi basto mi spendo
nel mondo anche senza di te ormai. 

Gli ultimi km li spendo spingendo sul gas andando a ritmo di ULTIMA NOTTE DI CACCIA..fra l’agrifoglio e le stelle…

Rido pensando alla faccia che farebbe Polbi se mi vedesse, lui che fa colazione con gli MC5, pranza con i MOTORHEAD, passa il pomeriggio col KRAUT ROCK e si addormenta coi VELVET UNDERGROUND.

Salgo le scale, do una occhiata al posto in riva al mondo, scende una pioggia leggera, la neve va scomparendo, il paesaggio è basato su toni di grigio…febbraio come spesso accade non ha un gran fascino.

(il posto in riva al mondo in febbraio – foto di TT)

Va beh, mi faccio un thé caldo, mi metto in cuffia e faccio partire THREE DAYS AFTER…i Led al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973…vedrai che il colore e il calore arrivano in un attimo…

IL GIUDIZIO DI ALBERTO RADIUS SU “ROCK AND ROLL” DEI LED ZEPPELIN

15 Feb

Qualche tempo fa sono stato spettatore di una discussione avvenuta su una pagina facebook dedicata all’Hard & Heavy che vedeva come protagonista – suo malgrado – Giancarlo Trombetti. Alcune metal heads parlavano del giornalismo musicale in Italia, tra i nomi fatti venivano citati i due pesi massimi che collaborano anche a questo blog. I rilievi che nascevano intorno a questi due nomi erano tutti positivi. Poi, ad un certo punto, uno di questi metallari inveisce contro Trombetti, accusandolo di un crimine orrendo: più di vent’anni fa – in una trasmissione tv a carattere musicale – non aveva pagato il giusto tributo a Randy Rhoads, sostenendo che la morte prematura ne aveva senza dubbio amplificato il mito e che, come chitarrista di quel genere,  preferiva Brad Gills.

Giancarlo, venuto a conoscenza della cosa, si è infilato nella discussione cercando di spiegare le motivazione del suo pensiero ma se ne è dovuto staccare presto quando il tutto ha preso una connotazione grottesca, con tanto di sfottò. Giancarlo a tal proposito ha pubblicato qualcosa su una rivista online, avrei potuto ospitare la cosa anche sul blog ma ho preferito soprassedere…da queste cose non se ne esce…quando le discussioni su forum, blog e spazi simili escono dai binari del buon senso c’è veramente poco da fare e ho voluto evitare che il blog diventasse suo malgrado teatro di questa faccenda.

Ho riflettuto parecchio però sulla cosa, innanzitutto perché non mi sembra che Giancarlo abbia detto niente di speciale…voglio dire…Randy Rhoads è stato un ottimo chitarrista che ha partecipato a due ottimi album di Hard’n’Heavy la cui morte prematura ha giocato un ruolo fondamentale nel farlo ascendere nell’Empireo dei beati dell’heavy rock. Non arrivo a dire che preferisco Brad Gills, ma se anche mi piacesse più Carlos Cavazo di Rhoads…che problema ci sarebbe? Io preferisco Mick Ralphs a Jimi Hendrix, è un problema? Jimi Hendrix è stata una figura molto più importante, ha fatto la storia del rock, Ralphs tutt’al più è stato uno da seconde linee, ma tocca la mia sensibilità più lui che Hendrix, che comunque amo. Ma poi non è nemmeno questo il punto…proviamo con un altro paragone: io preferisco Jimmy Page a Jimi Hendrix, anche prendendo in esame i soli primi quattro album dei due. Come composizione, come chitarrismo, come gamma espressiva, come importanza per la musica rock. Se poi qualcuno ha un altra idea e pensa che Hendrix sia sopra di tutto e tutti, nessun problema, mi tengo le mie convinzioni. Mica offendo – così a caso – che so Giancarlino Trombetti perché preferisce Hendrix o Zappa a Page, lui si terrà le sue idee io le mie…e ad ogni modo stiamo parlando di grandi musicisti.

(Randy Rhoads)

Mi son poi chiesto come deve essere messo questo metallaro che se la è presa così tanto e che per vent’anni si è portato dentro al cosa. Me lo chiedo anche adesso, ma poi mi faccio un esame di coscienza e mi confesso che anche io ho in mente un giudizio discutibile di Alberto Radius su Jimmy Page che lessi più di trenta anni fa. Certo, io non ho mai offeso Radius, ma se allora fosse stato disponibile internet, me ne sarei stato zitto?

(Alberto Radius)

La cosa avvenne su un CIAO 2001. C’era una rubrica che prevedeva che ogni settimana un ospite fosse invitato in redazione ad ascoltare alcuni pezzi alla cieca per poi indovinare di che artista o gruppo si trattasse. Fecero ascoltare ROCK AND ROLL dei Led Zeppelin dal live THE SONG REMAINS THE SAME ad Alberto Radius, appunto. Lui seppe dire solo questo:

“Uhm sembra punk..uh, ma qui il chitarrista si è perso…come? è Jimmy Page?…ragazzi come crollano gli idoli..”

(Jimmy Page – 1977)

Ecco io mi porto dietro questa zavorra mentale da 30 e passa anni (mi pare fossimo nei fine settanta). A parte che mi chiedo come facesse uno che chiamava Jimmy Page idolo a non riconoscere ROCK AND ROLL, vi pare che JP nel 1973 sul live TSRTS  fosse ad un livello da “come crollano gli idoli..”? Io poi mi sono sempre chiesto come mai Radius avesse tutta questa considerazione, qui in Italia lo hanno sempre fatto passare per un virtuoso. Ha fatto un paio di singoli carini, anche un paio di album, ma non mi pare sia il chitarrista che vogliono farci credere.

Si vede dunque che certe frasi, soprattutto se all’interno di discorsi relativi a cose a noi molto care, si appiccicano al cervello e non vengono più via. Potrei ad esempio citare più o meno a  memoria la recensione di SLIDE IT IN che Beppe Riva fece su Rockerilla nella primavera del 1984. Avevo appena comprato l’album in questione fresco di stampa, disco che mi piaceva un sacco, mentre tutto intorno avevo gente dedita alla new wave, al post punk, al rock americano tipo Springsteen, alla disco o al nuvo elettro pop. Questo segnò un altro step di eterna gratitudine verso Beppe che con quella recensione mi fece sentire meno solo. E pensare che oggi è un carissimo amico. Chi lo avrebbe detto.

Ad ogni modo, non v’è dubbio: certe sciocchezzuole rimangono attaccate all’animo.

THE SNOW SONG

11 Feb

Per non farmi mancare niente – relativamente al mio rapporto con la neve – mi sono organizzato un paio di commissioni per le 8 in centro a Mutina. Significa – visto il tempo – sveglia alle 6,15. Come previsto nevica. Esco dal posto in riva al mondo, mi immetto sulla stradina tutta bianca…due lepri sono a bordo strada, due macchie scure su di un tappeto immacolato. Mi dirigo verso Gavassae, tutto è ovattato e candido.

(verso Gavassae – foto di TT)

Penso al fatto che questa frazione di Regium Lepidi viene citata in un documento dell’anno 857. Strano, nulla più che tre case a quel tempo, senza niente di particolare. Mi chiedo anche che significato abbia il nome. Che abbia le stesse origini dei cognomi che lo hanno come forma principale e che verrebbe dunque da vocaboli ormai in disuso come gavazza o gavazzo che significavano baldoria? O più probabilmente viene da vecchi vocaboli dell’Italia settentrionale come “gaba” (altura) e “san” (luogo) e quindi borgo su una altura? Boh. Ad ogni modo sono le 7, pochissimi per strada, fiocca e fa freddo. Infilo TOO HOT TO HANDLE, il The Very Best of UFO appena uscito, nel lettore.

Penso a questo inverno, mi ricorda gennaio del 1985 e  febbraio del 1986…entrambe le volte un metro di neve preciso. Ripenso alle grondaie della palazzina dell’ufficio a Stonecity…

(le grondaie dell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

Sono assorto nei miei pensieri, guardo la neve cadere…mi immetto su  Lenin дорога…insomma, via Lenin.

(Lenin road, Gavassae – Foto do TT)

Mentre Filippo Giovanni Margherita e  Michele Tavernari  (insomma Phil Mogg e Michale Schenker) cercano di darmi ritmo con il loro bel hard rock, vengo a patti col fatto che da alcuni giorni sono affetto dalla sindrome di Jeremiah Johnson. Vorrei dunque lasciare la società moderna e trasferimi sui monti dello Utah per cercare un po’ di pace per il mio animo…

(Unghia D’orso e Geremia Di Giovanni…Bear Claw & Jeremiah Johnson, Utah 1850/1972)

Ma tutt’al più dove potrei finire io, un po’ più su di Pavullo nel Frignano? A Cervarolo forse? Come può fare un uomo di blues dell’Emilia Romagna con la dispepsia funzionale ad andare a dissolversi in cometa? Boh.

Arrivo al Novi Sad Park di Mutina. Nessuno in giro. Parcheggio, scendo dalla macchina e sprofondo fin sopra le caviglie nella neve. Mi incammino verso il centro, non incontro nessuno, continua a nevicare, l’atmosfera è fredda seppur romantica ma mi sembra che non ci sia amore nel cuore della città  …

Every place that I go,
Well, it seems so strange.
Without you love, baby, baby,
Things have changed.
Now that you’re gone
Y’know the sun don’t shine,
From the city hall
To the county line, that’s why

Ain’t no love in the heart of the city,
Ain’t no love in the heart of town.
Ain’t no love, sure ‘nuff is a pity,
Ain’t no love ‘cos you ain’t around.

(Mutina in the snow – foto di TT)

(Mutina in the snow – foto di TT)

Poco dopo le nove arrivo da Brian. E’ relegato in casa ormai da parecchi giorni, il vecchio resiste, stoico, un po’ scombussolato e triste, ma determinato. Gli preparo la colazione, caffè, svedese, frutta, lettura dei quotidiani…Repubblica e Il Manifesto; bagno, vestizione e chiacchiere in libertà.

(Brian & Tim – autoscatto)

Scendo in cortile del palazzo a liberare dalla neve la macchina di Brian e a fare un po’ di rotta. Verso le 11 riparto, nevica forte e devo ritornare alla domus saurea. Bacio Brian e scendo. Lui mi saluta per due volte dalla finestra.

Esco da Mutina e mi dirigo verso Campogallo, sono dietro ad una macchina, procediamo sui 45/50 kmh. Una cinquecento nera ci supera in modo spericolato e a discreta velocità…“Mo’ in du devt andèr?” penso. Alla rotonda circa 300/400 metri dopo, noto che è uscito di strada e che la sua macchina sì è infilata sotto un cumulo di neve. Lui esce dalla macchina, non si è fatto nulla. Sembra uno di quei giovinastri che san tutto loro. Forse anche noi eravamo così. L’impulso è quello di fermarmi e di aiutarlo, ma poi non lo faccio, “così impara” mi dico, ma non sono fiero di questa cosa.

Ho bisogno di qualcosa di forte. Infilo HOUSES OF THE HOLY nel lettore.

Di questi tempi è il mio disco preferito del gruppo di Giacomino Paggio. Che effetto ascoltare certe canzoni mentre nevica e tu stai guidando. Mi chiedo se esista una canzone più bella di THE RAIN SONG…

…Talk Talk I’ve felt the coldness of my winter
I never thought it would ever go. I cursed the gloom that set upon us
But I know that I love you so

These are the seasons of emotion and like the winds they rise and fall
This is the wonder of devotion  I see the torch we all must hold.
This is the mystery of the quotient Upon us all a little rain must fall.

(Stiolo city limits – foto di TT)

Arrivo al poplar grove di Magpie Mill (insomma, il pioppeto di Molino di Gazzata), non so perché ma tutte le volte che passo di lì sento la presenza del demonio e rabbrividisco nel sentire i cani del destino che ululano. Il lettore sta passando NO QUARTER…non è un caso. Accosto, metto le quattro frecce, scendo. Il demonio è lì, lo sento, ma non si fa vedere, deve essere infreddolito anche lui, vorrei dirgli due paroline…si è preso la mia anima e io son ancora qui che aspetto di vedere i camerini del Madison Square Garden…

(Poplar grove – Magpie Mill – Foto di TT)

Close the door, put out the light.
You know they won’t be home tonight.
The snow falls hard and don’t you know?
The winds of Thor are blowing cold.
They’re wearing steel that’s bright and true
They carry news that must get through.

They choose the path where no-one goes.

They hold no quarter.

Walking side by side with death, The devil mocks their every step
The snow drives back the foot that’s slow, The dogs of doom are howling more
They carry news that must get through, To build a dream for me and you

They choose the path where no-one goes.

They hold no quarter. They ask no quarter.
The pain, the pain without quarter.
They ask no quarter.
The dogs of doom are howling more!

Mi sparo poi una collection fatta in casa del ROBERT PLANT che preferisco (1982/85), LITTLE BY LITTLE ben si adatta al ritmo del mio cuore e al tempo atmosferico…

Un pasto caldo, una birra e un southern comfort dopo scendo a controllare il posto in riva al mondo. La Borgo Massenzio skyline, una di quelle schiette e senza troppe pretese, mi placa un po’ l’animo, ma sento la sindrome di Jeremiah Johnson trafiggermi il costato…meglio salire e fare un mini ordine su amazon uk, magari questo cazzo di Utah blues allenta la presa…

(Borgo Massenzio Skyline – foto di TT)

SUNDAY KIND OF (SNOWY) LOVE

5 Feb

Domenica mattina, ti svegli appena dopo le sette ma ti senti sufficientemente in forma.

Primo pensiero: com’è la situazione metereologica del posto e del cuore in riva al mondo? Sbirci dalla finestra: qualche altro centimetro di neve è caduto, di questi tempi l’animo singhiozza, ma  il non vedere oltre la coltre ha un effetto anestetizzante sui blues, così per qualche secondo ti rigiri nel grembo di madre neve, imbarazzato un po’ dai risvolti poetici e un po’ stucchevoli dei tuoi pensieri.

(white sunday in Borgo Massenzio – foto di TT)

Secondo pensiero: cosa ascoltare? ETTA JAMES,  digipack della Universal/Chess del 2000 di AT LAST, album pubblicato il 15 novembre 1960.

Terzo pensiero: fame. Thè, Spremuta, pasta diplomatica, pasta di frutta, banana. Il caffè non ho voglia di farmelo. Ci pensa la groupie. Meno male. Ci verso anche uno spruzzo di Southern Comfort…non sono nemmeno le otto, ma non importa, sono un uomo di blues, se la dispepsia mi lascia in pace io il Southern Comfort lo bevo quando ne ho voglia.

Quarto pensiero: raccolta differenziata rifiuti, sfamare i gatti, fare la rotta. Moonboot, sciarpa, cappello. Il sacco bianco per la plastica, il contenitore verde delle lattine e del vetro, il contenitore marrone dell’umido, il contenitore blu della carta, il contenitore nero del secco non riciclabile. Il tutto posizionato con assonanza cromatica  (il nero e il blu naturalmente vicini) sul ponticello. Il gatto Patuzzo non si vede, sono settimane che torna a casa ogni due / tre giorni con sempre una ferita in più. ..ama fare a botte il ragazzo. Spavve, Raissa e Ragni si strusciano alle mie gambe,benchè la ciotola dell’acqua fosse in garage, c’è un velo di ghiaccio sulla superficie dell’acqua. Pala e per un’ora libero il cortile dalla nuova neve.

Girozolo intorno al posto in riva al mondo, il cielo è velato, un sole magro come me cerca di affacciarsi, una densa foschia confonde il cielo con la neve, nei campi parecchie orme di lepri.

(Borgo Massenzio white haze – foto di TT)

(Borgo Massenzio: in the icy – foto di TT)

Quinto pensiero: L’Inter. Come Leonardo lo scarso (ops…scorso) anno in una settimana il principe Ranieri ha sputtanato l’ottimo lavoro fatto negli ultimi due mesi: fuori dalla Coppetta Italia e in campionato da potenzialmente terzi a quinti con distanze ormai siderali dalla squadra innominabile,  quella col presidentino dalla faccia poco intelligente che ieri ha dichiarato con orgoglio “Giraudo è come un padre per me”. Oggi siamo a Roma, contro una squadra che mi è sempre stata simpatica, malgrado le zuffe degli ultimi anni. Anche Luis Enrique mi è simpatico, ma dobbiamo vincere… come sempre capita da quando Josè se ne è andato, ho una grande insicurezza a tal riguardo. Beh, cambio album di Etta James, mi serve qualcosa di meno morbido. A pranzo un cinegiappo e poi vediamo che succede.

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SEDICI SOTTO ZERO BLUES

3 Feb

Dopo un paio di giorni bloccato a casa per neve e febbre fredda mi metto in macchina direzione Stonecity. La stradina del posto in riva al mondo è una pista da bob, mi muovo lentissimo. Il termometro segna ancora la temperatura del garage: 0 gradi. Inizia poi a scendere man mano che la blues mobile si infila nella cuffia di freddo che avvolge la pianura: -3 – 5 – 7. Un paio di km e sono a Gavassa: -12. In macchina RADIO CAPITAL, le news, gli speaker piuttosto in gamba e la musica quasi sempre gradevole (ore 08,15 Le Orme…mica tanti i network commerciali che sparano quella roba nel primetime). Esce il sole, la tangenziale è pulita, così come la Emily Road ma le strade meno battute sono lunghe piste bianche. Lo spettacolo è bellissimo. Riprendo strade di campagna, si viaggia a 30 all’ora mica di più. BATH, LITTLECOURT, SAINT DONNINO, circumnavigo la tenuta Spalletti …il termometro tocca i -16.

(Near the Spalletti’s Estate – Saint Donnino – foto di TT)

(16 below zero – foto di TT)

Oh, non me lo ricordavo un freddo così. E’ un freddo pulito, sano, un freddo che sembra disinfettare le cattiverie del mondo.

(Stonecity’s outskirts today – foto di TT)

(Stonecity: James Puccini boulevard – foto di TT)

A Stonecity i cm di neve sono almeno 50, trovare uno spazio dove parcheggiare le macchine non è semplice, ma non mi danno l’anima, è davvero tutto così bello che non mi pesa nemmeno troppo recarmi in ufficio con un sacco di lavoro arretrato da fare. Un thé, una bella fetta di panettone, tre mandarini, seleziono THE SMOKER YOU DRINK THE PLAYER YOU GET di JOE WALSH dal disco fisso e le due casse Creative del PC iniziano a soffiare bella aria sonora. Mi metto al lavoro.

And me, I’m feeling fine
Still get lonely
I don’t mind

NEVE CHE SCENDE BLUES

1 Feb

Ieri sera: esco dall’ufficio alle 17 non tanto per la neve che dalla mattina ha iniziato a cadere ma perché sono sotto i colpi di una febbre fredda che mi prende alle ossa. Mi sento a pezzi, la schiena mi duole, il costato mi duole e per non farmi mancare nulla anche l’animo mi duole. Strano, di solito la neve distende i miei blues, li rende lievi. In questo tardo e scuro pomeriggio di fine gennaio va in questo modo, così invece che ascoltarmi qualcosa di più consono, qualcosa che si allinei allo spettacolo della neve che scende…che so, l’ultimo di KATE BUSH, il digipack violetto di AT LAST di ETTA JAMES o il disco di KOSSOFF KIRKE TETSU RABBIT mi sento COMEBLACK, l’ultimo degli SCORPIONS, versione giapponese of course.

Hard rock dalle velleità moderniste,  vecchi successi rifatti e un po’ di cover. Metallo teutonico, niente di che, ma neppure malaccio.

Sulla Emily Road all’altezza di Herberia l’anima mi va in pena, c’è un non so che di indefinito che mi ottenebra, ho messo le gomme termiche al mio cuore, ma fatica a tenere la strada. Un senso di fastidio, di insoddisfazione, di mancata chiusura del cerchio nei rapporti con le persone. Mi rinchiudo dentro una armatura d’ indifferenza. Cerco di uscirne guardando la neve che scende, pensando al mio nuovo Samsung Galaxy S Plus col collegamento internet, canticchiando l’ultima canzoncina che ho scritto…NEVE CADRA’, ma poi la penso lì chiusa nel cassetto…chissà se mai uscirà, così cambio pensiero, anzi annullo il pensiero e mi metto ad osservare la strada, le macchine, il ritorno a casa delle persone sotto la neve.

(Herberia city lights in the snow – foto di TT)

10/20/30 km l’ora…non di più, a LA MAISON volto lo sguardo a destra, a bordo strada scorgo un negozietto fuori dal tempo, un ripara televisori…vedo uno televisore grossissimo, immagino fine cinquanta inizi sessanta, con lo schermo bombato di un colore verde marcio/grigio che mette paura, lo vedo questo omino in una specie di tuta blu ad aggiustare vecchi apparecchi…è un salto nel tempo di qualche decennio.

Un’ora e quarantacinque per arriva nel posto in riva al mondo. Un doccia calda, tagliatelle in brodo e un film su sky. Chiudo le finestre, nevica.

Stamattina apro le finestre, nevica.

(Domus saurea’s windows – Foto di TT)

Brian è tappato in casa, Sarwooda mi avvisa che difficilmente riuscirà a raggiungere l’ufficio. Sento Lakerlit, mi dice che lei ormai è arrivata ma che a Stonecity ci sarà mezzo metro di neve. Scendo a dare una occhiata alla situazione. Uhm, mi sa che stamattina sarà dura andare in ufficio anche per me. Mica facile uscire dal posto in riva al mondo quando nevica abbondantemente.

(Mica facile uscire dal posto in riva al mondo – foto di TT)

Non sono ancora a posto ma un giretto intorno alla domus saurea me lo faccio, seguo l’irresistibile istinto di perdermi nella campagna mentre nevica, cercando di replicare con la mia ridicola scenetta, le gesta di JEREMIAH JOHNSON.

(Feel like Jeremiah Johnson – Tim Tirelli lost in a snow daze – foto di LS)

Non posso stare fuori a lungo, non sto ancora bene, sento ancora qualche acciacco e non voglio rischiare, ma assaporo il candore che la neve mi infonde nel cuore. Non posso fare la rotta in queste condizioni così ci arrangiamo chiedendo al vicino – che è lì fuori col suo trattore – se può dare un colpo anche  qui da noi. Lasàurit e Leo (che vive qui sotto) controllano le operazioni. Leo gli chiede più volte quanto gli dobbiamo per il disturbo, Borziani risponde:

Se et vee ancora avanti a vegn zo’ e at dag” (Se vai ancora avanti vengo giù e te le do). Sorrido, la rude fratellanza contadina è uno spettacolo.

Do una occhiata alla posta, ai messaggi, a facebook, ai vari forum che di solito frequento. E’ tutto un ribollire di lamentele da parte di gente che non sopporta la neve e che non tollera quelli a cui piace. Mi sorprendo sempre di questa rigidità, di questo ripiegarsi su se stessi, è il mondo che deve adattarsi a noi e non viceversa…certo. Capisco che a uno non possa piacere la neve (anzi non lo capisco proprio) ma perché prendersela con noi che invece la amiamo? Non siamo mica noi che la facciamo cadere. Noi prendiamo quello viene, se nevica siam contenti ma cosa c’entriamo noi…magari fossimo così potenti da influire sul tempo. Alla minima difficoltà andiamo in tilt, certo… devo fare la rotta, mi si sporcano le scarpe, ci metto due ore ad arrivare, stasera devo uscire, non posso muovermi…che arroganza, che poca lungimiranza, l’individualismo come unica forma di pensiero…d’inverno c’è troppo freddo e c’è la neve, d’estate si muore dal caldo, in primavera guai sei piove un giorno, l’autunno fa schifo…mai che si riesca ad avere uno sguardo d’insieme, mai che si riesca a posizionare l’essere umano nella giusta prospettiva. Bah, meglio non pensarci…meglio guardare dalla finestra la Borgo Massenzio Skyline, godere di questo meraviglioso manto bianco che per un giorno o due riesce a coprire tutto il casino del mondo…mentre dallo stereo CHRIS REA canta I WILL GO ON…

I got a cold grey morning,
waiting for me
I look out my window,
sure don’t like what I see
seems like the devil himself
is singing my song
but I pick myself up
and I will go on.
 
Black dogs are howling in the wind and rain.
seems like the devil himself
is callin’ my name
but I can’t never give up
no matter how long
so I pick myself up
and I will go on
so I pick myself up
and I will go on.

There’s thunder on the mountain.
there’s a wild storm at sea
but when I think of your sweet love
it means nothing to me
so I will never give up
no matter how long
I pick myself up
and I will go on
pick myself up, yeah
and I will go on.