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Una settimana qualunque in cui farsi domande del tipo “ma alla fine a me piace il rock and roll?”

21 Apr

Una della scorse mattine ero in uno studio fotografico, uno di quelli che frequento per lavoro, uno di quelli dove vengono ricreate ambientazioni da fotografare ad uso promozionale. Sono in ottimi rapporti con i titolari, uno di quali ha visto i LZ al Vigorelli di Milano il 5 luglio del 1971, posso quindi muovermi più o meno liberamente. Stavo aspettando che finissero di prepararmi una cosa. Mi perdo tra i tre grandi capannoni…gente che sta lavorando, telefoni che squillano, stylist che arrivano da Milano per seguire determinati scatti, insomma piena attività mattutina.

(Bighellonando nello studio fotografico – foto di TT)

Eppure tutto questo darsi da fare sembra che non mi tocchi, ho sempre in mente il rock…mi faccio domande…ma alla fine a me piace il rock and roll (quello di cui parla spesso Polbi)? Riuscirò mai a vedere i BLUE ÖYSTER CULT? Sarò in grado dal punto di vista delle energie e dei baiocchi di portare in studio il gruppo è registrare un nuovo album tutto nostro? Perché gli album per me fondamentali sono cose tipo la colonna sonora di SCREAM FOR HELP di John Paul Jones? “Ecco Tim, qui c’è la roba. Salutami la Kerla.”. Risalgo in macchina, Stonecity bound.

Grazie agli sconvolgimenti che questa cazzo di crisi economica (che non finisce mai) sta portando, Jaypee ora lavora a Furmèzen, a un tiro di schioppo da Stonecity. Venerdì ci vediamo a pranzo. Mentre lo aspetto penso al significato del nome del paese, viene da “Fossa D’acqua” “Posto d’acqua”…insomma Brooklyin. Stavolta io e Jaypee andiamo in un ristorante un po’ sfortunello, non è neanche blues, perché del blues non ha l’ innata semplice eleganza, ma per un venerdì qualunque va bene anche THE CUPID. Scaloppa al limone per me, pizza golosa senza spinaci per lui. Parliamo della sua entrata negli STICKY FINGERS, dei blues che ci attanagliano, delle groupie, di CD.

(Livin’ Lovin’ Jaypee – Foto TT)

Anche questa settimana ormai è andata, tra il lavoro, sms di Polbi (“Invece di preparare la valigia -ritorna a Detroit il Michigan boy- sto entrando in una crisi da identità musicale“), graditi scambi di email con Giancarlino Trombetti, prove con la Cattiva (oh, abbiamo messo sotto anche FROM THE BEGINNING degli ELP), visite mediche e il solito venticello portato dall’Utah Blues.

Ed’è già sabato. Dopo tanti giorni di pioggia splende un bel sole sull’Emilia. Mentre vado da Brian mi sento il mio album dei GENESIS preferito: WIND AND WUTHERING, 2007 remaster.

Brian è carico, ma io non lo sono, così cerco di portare casa un qualsiasi  risultato utile. Ninetyland, K2, Minibar e poi di nuovo da lui. Verso mezzogiorno gli scaldo due tortelloni e gli preparo il pranzo. Dopo poco me ne vado.

Sono all ‘OSTERIOLA, supero una Megane di due storditi che vanno piano, la strada però si restringe e il posteriore della bluesmobile tocca appena la parte anteriore della loro macchina. Non sono certo sia colpa mia, ma stavo ascoltando SPECTRES dei BLUE ÖYSTER CULT ed ero perso in altri mondi. Scendiamo: discreti graffi sulla mia e sulla loro. Faccio per prendere il foglio di constatazione amichevole, uno dei due ha una faccia e una espressione tristissima, è un meridionale con l’atteggiamento di uno che subisce sempre sconfitte. Mi fa capire che possiamo metterci d’accordo anche senza le assicurazioni. “Faccia lei” mi dice, ma vuole dai cento euro in su, si vede benissimo. Nemmeno io ho voglia di impicci, passo al tu “Senti, se ti va bene ti sgancio 50 euro, altrimenti facciamo la constatazione amichevole. ” Accetta i 50. Meglio così, un sabato tutto sommato tranquillo e col sole deve rimanere tale. Mentre torno a Borgo Massenzio faccio il conto di quanti cofanettini ORIGINAL ALBUM CLASSICS potevo prendermi con quei 50 euro.

Bah, meglio non pensarci. Fermo DEATH VALLEY NIGHT e riparto da capo…”Go Go Godzilla!”

La alternate version di Christie di John Paul Jones e la domenica con Brian

16 Apr

Una della cose salienti di questi ultimi giorni della settimana è stata la scoperta su Youtube della alternate version di CHRISTIE, pezzo che appare nella colonna sonora del (pessimo) film di Michale Winner SCREAM FOR HELP del 1985. Colonna sonora a cura di John Paul Jones. Versione con la orchestra, mai sentita prima

E se questa è stata una delle cose salienti, la settimana deve essere stata davvero miserella. Da queste cose mi accorgo di essere davvero un fan – in senso stretto – dei Led Zeppelin. A chi altro potrebbe interessare una cosetta simile? Mah, povero Tim Tirelli.

In questi giorni ho provato a riavvicinarmi ai BLACK COUNTRY COMMUNION tramite il loro ultimo doppio album dal vivo. Niente da fare, proprio non mi piacciono. A parte il cantato di Glenn Hughes che proprio non mi va giù, pezzi mediocri e un manto di stanchezza sopra tutto. Jason Bonham poi mi sembra più legnoso del solito. Forse sarà perché mi sono guardato ultimamente qualche pezzo del bluray bootleg dei LZ a Knewborth 04-08-1978 e in certe inquadrature si vede bene il movimento del polso di John Bonham…che dinamica, che swing.

A parte il remaster di AMERICAN FOOL di John Cougar, buona parte della seconda parte della settimana è passata ascoltando il nuovo cofanettino degli UFO che recensirò a breve.

Questo in macchina, perché alla domus saurea son giorni che non si ascolta altro che gli YES. La bassista preferita sta leggendo la biografia del gruppo e le è di nuovo scoppiato il buraccione. Ci batibecchiamo un po’ perché per lei adesso c’è solo Rick Wakeman, ma si sa, nella casa dove vivo io si può venerare un solo tastierista…KEITH EMERSON, e chi altri. (Mentre ne scrivevo il nome mi sono alzato in piedi, come siamo soliti fare io, Paolino Lisoni e Picca).

Venerdì sera arrivo nel posto in riva al mondo e vedo un fuggi fuggi di lepri e di fagiani…la groupie stava ascoltandosi STARSHIP TROUPER a volume 10. Tra gli UFO a volume 21 nel mio car stereo e gli Yes a canna nell’impianto Hifi mi chiedo cosa possano pensare i vicini delle case lì intorno.

Domenica mattina mi reco dal vecchio Brian. Prima di partire mi accorgo che il computer ha dei problemi fastidiosi. Chiamo Lasàurit che inizia a guardarci. Per un’oretta ci lavora sopra, disinstalla e installa software, cerca in internet la soluzioni, la lascio che è a testa bassa sul mio PC. Preparo il pranzo per me e per Brian. Oltre alle due immancabili svizzere con insalata decido di scaldargli anche due tortelloni, quelli in versione preconfezionata. Mi accorgo di non sapere come fare. Nel forno forse? Chiamo mia sorella. Ah, già, in un tegamino 5 minuti sul fuoco. Se sono rimbambito!

Nel tardo pomeriggio riparto, sotto un acquazzone che per qualche minuto si trasforma in grandine. Phil Mogg e Paul Chapman mi sferragliano nelle orecchie.

(Pouring rain in Mutina – foto di TT)

Brian mi chiama per assicurarsi che sia arrivato e  prima di salutarmi mi dice “Lo sai eh Tim che ti voglio tanto bene? Ciao piròn”. Mi fa ancora un po’ effetto tutto questo affetto, questa piega che sta prendendo il nostro rapporto. Brian si affida sempre di più a me. Entro in casa e Lasàurit è ancora sul computer, dopo circa un’ora volta il palmo della mano destra verso l’alto, piega l’indice ripetutamente per farmi intendere di andare da lei: ha risolto tutto. E’ un piccolo genio. Inizio a chiamarla Margherita Hacker.

Due chiacchiere telefoniche con Polbino a proposito del blog e del ritorno negli States che farà a fine settimana. Happy trails, Michigan boy.

Su Sky danno IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE, tratto dal primo romanzo di Sepulveda, me lo guardo con piacere.

Mezzanotte passata, mi ascolto il STEVE HOWE SOLO da SYMPHONIC LIVE e vado a dormire (demone delle notti senza sonno permettendo). New York, goodnight.

JIMMY PAGE “Lucifer Rising” (2012 Jimmy Page.com)

12 Apr

La postina suona: “C’è da firmare“.

Scendo, firmo e prendo il pacco.

Trattasi della nuova versione di LUCIFER RISING in vinile comprata sul sito di Page.

Me la rigiro tra le mani per un minuto, poi la ripongo nella borsa.

Mi chiedo cosa compro a fare queste cose se poi non le apro nemmeno.

Dovrò decidermi ad acquistare una nuovo giradischi.

(l’album di Lucifer Rising 2012 – foto di TT)

Va beh, finisco la pausa pranzo e torno a lavorare. Viva Jimmy Poige, Viva l’Inter, Viva le colonne sonore demoniache.

(Photo by Ross Halfin)

Dennis torna dalla Cina, Brian di nuovo in ufficio, il demone delle notti senza sonno pt2 , i rigurgiti degli anni settanta e l’hard rock che mi risolve le giornate.

8 Apr

Dennis, dopo 70 e passa giorni di lavoro nel sud della Cina, torna e  mercoledì mi passa a prendere in ufficio per una pizza da Rock a Stonecity. Mi racconta un po’ la vita made in China, non un granché. Rispondo ad una telefonata, vede il mio nuovo cellulino, lo prende in mano, lo valuta, mi scatta una foto…

(Tim’s in the office blues – foto di Dennis)

Ci ridiamo appuntamento per sabato a pranzo in un cinegiappo di Regium Lepidi, come non ne avesse abbastanza di cibi cinesi.

Notte quasi senza sonno quella tra mercole e giove, il demone mi si attorciglia addosso e non mi lascia respirare. Mi chiedo cosa sia questa ansia che mi prende alla notte prima di addormentarmi, sono un uomo di blues, lo so, eppure mi pare di stare un po’ meglio rispetto al recente passato, sono perfino ingrassato, io che sono l’uomo più magro che cammina all’ombra del blues. Alle 03,50 mi alzo, mi metto in cuffia, WHO ELSE di JEFF BECK, in sequenza BRUSH WITH THE BLUES, DECLAN e ANOTHER PLACE…

UN ALTRO POSTO di GOFFREDO CANALI mi quieta l’animo, mi rinfilo sotto alle coperte, non ricordo più nulla se non la sveglia alle 6,30. Oggi è giovedì e Brian verrà in ufficio con me. Già stanco mi metto in macchina, metto il pilota automatico, diretto a Mutina. Metto e tolgo cd nel car stereo: un bootleg dei TISHAMINGO. il doppio live dei BLACK COUNTRY COMMUNION, SCHENKER al Rockpalast nel 1981…non trovo pace, metto su Radio Capital. Preparo Brian e alle 8,15 siamo alla edicola lì vicino: mentre mi accingo a pagare LA REPUBBLICA e IL MANIFESTO mi viene alla mente la cronica mancanza di moneta negli anni settanta…usavamo gettoni telefonici, francobolli da 100 lire posti dentro piccoli contenitori tondi di plastica verde e i miniassegni…i miniassegni…che lavoro ragazzi…

(miniassegni)

Di nuovo in macchina Stonecity bound, Brian ascolta Luca Bottura che conduce LATERAL su RADIO CAPITAL  e dice “Vacca ec crunèsta!” riferito a Bottura, elogiando il buon eloquio del bolognese. Poco dopo: “Bello questo pezzo” (American Woman degli Guess Who). In ufficio Brian sfoglia Repubblica, cerca di frenare la sua sfrenata voglia di parlare, guarda fuori dalla finestra…

(Brian osserva il mondo dalla finestra – foto di TT)

Verso l’una ristorantino per due scaloppe al limone, verso le due a casa di Brian, verso le 15 riparto, mi fermo da due commercialisti e alle 16,30 riapprodo in ufficio, stremato.

Venerdì prepasquale in ufficio, c’è poco traffico, anche di telefonate. Lavoricchio, parlo con Lakèrlit, mi chiama Laròby…è in ufficio da sola, due chiacchiere, e ci salutiamo. Alle 18,15 decido che dobbiamo andarcene, Lakerlit prontamente risponde all’appello, la Sarwooda stranamente è già pronta, Johnluke si sta attardando su un progetto. Gli faccio due urla (bonarie s’intende) e alle 18,30 siamo fuori. Tre giorni a casa, speriamo di dormire un po’.

(JohnLuke & Tim in the office – foto di LK)

Mi metto in macchina, ripenso ad un sms di giovedì di Polbi “In viaggio verso Catanzaro con la speranza di sbloccare certe faccende, ascolto con inaspettata goduria una cassetta degli WHITESNAKE che mi hai registrato secoli fa…”, Polbi che si ascolta gli Whitesnake, questa sì che è una sorpresa. Di sicuro gli avrò fatto qualcosa periodo 1978/84. Fuori c’è uno di quei tardi pomeriggi con nuvole e sole, tempo perfetto per sparasi a canna gli WHITESNAKE, mentre mi godo per l’ennesima volte le campagne che sono casa mia…

(Le campagne che sono casa mia – foto di TT)

HIT AND RUN, LOVE AIN’T LO STRANGER, TOO MANY TEARS…canto a squarciagola…gli WHITESNAKE mi fanno bene all’animo…

There’ve been too many tears falling,
And there’ve been too many hearts
Breaking in two.
Remember what we had together,
Believing it would last forever.
So, tell me, baby,
Where did I go wrong

Arrivo nel posto in riva al mondo ancora in preda alle bluesy good vibrations del Serpente Bianco. Mi godo quello scampolo di sole che ancora resiste su Borgo Massenzio…

(late afternoon sunshine on domus saurea – foto di TT)

Sabato, alle 08,20 sono già da Brian. Lo comando a bacchetta: (dopo la doccia) “Dai Brian, lavarsi i denti…pulirsi le orecchie…mettersi la maglietta…la camicia…il maglioncino…” non gli do tregua, lui, da par suo, mi risponde con un “Va bene, Comandante”. Ninentylands: colazione e soliti nostri giri.

(Brian e Tim in Ninetylands – Foto di Lsm)

Verso mezzogiorno riporto Brian a casa. Si arrabbia un po’ perché non resto con lui o perché non viene con me, ormai succede spesso questo, anche il giovedì. Ti sembra di sbatterti abbastanza e perciò quando senti questi discorsi ti arrabbi un po’, ma fai buon viso a cattivo gioco, non è Brian a parlare, sono i vapori delle nebbie che deve attraversare. Lui si inquieta, ti dice cose poco simpatiche, tu cerchi di non reagire, ma non sempre ci riesci. Ti telefona dopo pochi minuti e rincara la dose. Ti si ingrigisce l’animo. Ma poi dopo un paio di ore, riemerge dalla foschia, ti chiama, ti chiede cento volte scusa e di dice almeno dieci volte che ti vuole bene. Che brutto lavoro la vecchiaia. Ritorno con ancora gli WHITESNAKE nelle orecchie:

All’una al cinegiappo con Dennis, il quale mi regala una maglietta e un cappellino dell’esercito cinese. Insieme ci guardiamo poi l’Inter, grande delusione, giochiamo maluccio, ma se non altro non perdiamo e segniamo due goal. Pessimi anche i risultati delle altre partite con la seconda squadra di Milano che perde in casa e la squadra dallo stadio di latta che ora è prima. Meglio non pensarci.

Domenica, mi sveglio e penso alla risurrezione…ha ragione Julia, la chiesa cattolica è una grande madre di cui sentiamo il peso, volenti o nolenti. Qualcuno mi prepara un caffè, io metto su i 10CC…

L’umore ha lo stesso colore del cielo di oggi: silver, blue and gold …

Risurrezione dunque eh? Mica quella di quell’ebreo di origine etiope che si sono inventati i cristiani, ma quelle più vicine a me, non sarebbe male….mia madre, John Bonham, Che Guevara, Robert Kennedy, Boz Burrell, Cozy Powell, Pop e Laura e qualche altro nome…fossero qui tra noi mi sentirei meno peggio…bah, pensieri sballati di una fottuta pasqua qualunque…adesso vado dalla Lucy a mangiare i cappelletti, poi metterò su la BAD COMPANY e i BLUEÖYSTER CULT e cercherò di evitare le ombre più scure del blues…da buon veterano delle guerre psichiche quale sono…in Eric Bloom I trust.

Io e i Led Zeppelin in un weekend qualunque (con Brian al cinegiappo e l’Inter che torna a vincere)

1 Apr

Un altro di quei sabati qualunque in cui vado da Brian e in giro per Mutina. Nella blues mobile stavolta metto i Led Zeppelin, il secondo volume dell’audio preso dal DIVUDI ufficiale del 2003, che un membro del club esoterico di cui faccio parte ha messo su CD…

Sembra strano, ma ogni volta è quasi una riscoperta. Decenni che li ascolto e che li amo e le sensazioni sono sempre fortissime. Parte SIBLY live 1973…come direbbe Picca va bene Stairway, va bene Whole Lotta Love, va bene Kashmir (che tra l’altro trovo noiosetta) ma SIBLY live 1973 è I LED ZEPPELIN. Quel blues inglese che del blues mantiene solo l’atmosfera e un paio di accordi in minore, per poi partire verso galassie sconosciute. Il piano con tanto di pedaliera basso di Jones che cerca di tenere tutto sotto controllo, la batteria di Bonham che viaggia nel perimetro estremo degli schemi del pezzo, la voce di Plant….quella matura del 1973, quella piena di pathos sensuale, quella che è la migliore di sempre per quanto riguarda il blues bianco. Poi la chitarra di Page, del Page dell’immaginario collettivo, del chitarrista visionario e così squisitamente rock che adoriamo senza riserve. Quelle note che solo lui riesce a scovare tra le battutissime scale del blues…SIBLY 1973, di sicuro il mio pezzo di musica preferita in assoluto…

Attraversare le campagne con questo furore spirituale e musicale è una cosa che mi tocca sempre moltissimo, quando poi il sole inizia a farsi meno timido e mentre batte sul mio viso partono GOING TO CALIFORNIA e THAT’S THE WAY da Earl’s Court 1975, beh non resta tanto da dire e da fare…ti fermi accanto ad un bosco, scendi, ti sdrai sull’erba ancora umida e ti metti ad ascoltare il respiro dell’universo…

Accudire Brian, lavarlo, stirarlo, prepararlo per il nostro solito sabato mattina a Ninentyland. Il vecchio gode di questi nostri viaggetti nella mia hometown e io, negli anni futuri, spero di ricordarli con la dovuta dolcezza. Oggi mi dice “Tu dovresti diventare l’autista di un grande della terra, così andresti a letto con le principesse (intende le donne di questi ipotetici grande della terra), e faresti anche un piacere ai mariti”. Chissà cosa passa per la maruga a Brian. Poco dopo in macchina, accendo Radio Capital, subito non capisce e poi esordisce con un “La musica vuol dire vita…”. Caro vecchio Brian.

(Tim e Brian controluce a Ninentyland – Foto di Lsi)

Un paio di orette più tardi gironzolo per Mutina, anch’essa bagnata dal sole, incontro Julia, chiacchierata più lunga e più bella del solito. Finisco per parlarle anche del demone delle notti senza sonno, povera Julia…che pazienza. Mi dice la sua e chiude con un “d’altra parte sei un uomo di blues, no?”

(Mutina – foto di TT)

Ritorno verso Borgo Massenzio a velocità sostenuta, voglio tenere a distanza la dispepsia che stamattina sembra volermi attaccare, e poi con IN MY TIME OF DYING e TRAMPLED UNDERFOOT non si può mica andare piano. Dalle 15 alle 18 mi inabisso in un sonno ristoratore, sonno di cui avevo davvero bisogno.

Domenica mattina, ancora l’ombra della dispepsia su di me sin dal risveglio, temo per il prosieguo della giornata, ma si rivelerà un falso allarme. Di nuovo a Mutina per prelevare Brian, anche oggi con me. Novità: decido di portarlo ad un nuovo ristorante cine-giappo di Regium Lepidi. Forse ho esagerato, Brian sembra un po’ confuso e frastornato, ma è bravo, si mangia gli spaghetti di riso diligentemente e arriva anche a dire “Quischè ièn bòun” (questi son buoni) riferendosi al sushi. Brian che si mangia il sushi insieme a me e alla groupie in un cinegiappo. Solo un anno fa mi sarebbe parsa pura fantascienza.

(Brian al cinegiappo – foto di TT)

Alla domus saurea ci mettiamo davanti a SKY per INTER-Genoa. Brian mi chiederà almeno venti volte contro chi stiamo giocando, ma cerca di seguire la partita con una certa dedizione. Certo che 9 goal finiscono per confondere anche me. 3 rigori per il Genoa, uno per noi, due espulsi (uno per squadra). Un goal segnato da un ritrovato Maurito Zarate, tripletta di Milito. Vinciamo 5 a 4, non mi sono annoiato, la squadra è parsa più motivata, in campo anche POLI, OBI e GUARIN. Niente male, Mister Stramaccioni.

Brian, i confratelli del blues e il demone delle notti senza sonno

30 Mar

Notte tra lunedì e martedì: mi metto a letto, leggo qualche pagina di APATHY FOR THE DEVIL di Nick Kent e poi lo sento arrivare, come una marea nera e profonda che avvolge tutto. Un cupo battito d’ali, un ombra tenebrosa, una luce spenta che ti si pianta nel cervello…è lui, il demone della notte senza sonno. Nelle notti pesanti che descriviamo agli amici o ai colleghi il mattino seguente, quelle che “stanotte non ho chiuso occhio” si finisce comunque per dormire almeno due/tre ore, ma questa notte no, il demone è spietato, ogni volta che sto per cedere una botta di non so cosa mi risveglia con un sussulto. Non dormire nemmeno un minuto per una notte intera è terribile. Fino alle 2 ci provi, ci speri, ti alzi, bevi, torni a letto, ti alzi, vai al computer, ti corichi di nuovo. Alle 3,30 sei preda della disperazione, alle 4 hai un senso di oppressione che ti ottenebra, il cuore batte forte, l’ansia t’incolla e ti scolla, credi di vedere figure poco simpatiche, ogni rumore diventa un’eco spaventosa…ti sembra di scorgere Baldassare in persona, ti porta la mirra, simbolo di morte. Alle 4,15 ti incazzi, smadonni, ti alzi, ti metti in cuffia e fai partire THE E STREET SHUFFLE di BRUCE SPRINGSTEEN e vaffanculo Melchiorre, Gaspare e Baldassarre.

Ore 7,45, in condizioni tutto sommato accettabili sei a Bazvèra per una visita di controllo. Mentre aspetti senti Brian, non è in bolla, avvisi in ufficio che arriverai più tardi. Un paio d’ore dal vecchio, lo rimodelli come fosse un pezzo di creta, colazione, un po’ di chiacchiere, pranzo. In ufficio annaspi ma tieni botta. Verso sera  arrivi al posto in riva al mondo. Ceni e riparti verso Mutina: stasera ti ritrovi con Mix, Jay e March a rinverdire certi anni passati, imbracciando una Les Paul…poco tight e molto loose, ma ci si diverte…AIN’T NO LOVE IN THE HEART OF THE CITY, FUOCO SULLA COLLINA e qualche “classico” courtesy of your truly. A mezzanotte sono più o meno a letto, fatico, temo il demone ma poi crollo.

Mercoledì ore 8: ricevo una telefonata e penso “Cazzo, non ho sentito la sveglia, è tardissimo”… nemmeno in tempo di finire il pensiero e svengo sul letto. Riaffioro alle 10,29. Alle 10 avevo un appuntamento in ufficio. Mi butto sotto la doccia. Sono uno straccio ma mi metto in macchina. In ufficio espleto i doveri primari. Alle 13,35 crollo sulla brandina nello sgabuzzino. Ritorno in me alle 17,45. Ringrazio il Dark Lord che mi ha fatto avere due soci comprensivi. Fino alle 20 cerco di sbrigare quanto più lavoro arretrato possibile. Esco e mi dirigo al Kata per un incontro in sordina con la Congregazione degli Illuminati del Blues. Non sono a posto, c’è qualcosa che mi opprime. In macchina mi sento una raccolta della PFM, al momento di DOLCISSIMA MARIA mi metto a piangere…

Serata strana questa con i confratelli, siamo solo in sei. Siamo stanchi, poco dinamici, abbiamo voglia di stare insieme ma portiamo a casa solo un pareggio…proprio come quello della squadra di Milano che è stata due volte in B, contro il Barcellona. Distribuisco le cosette che ho fatto per loro. Picca ad un certo punto esce e torna con un uovo di cioccolato dell’INTER. Un po’ di allegria, finalmente.

(Confratelli da sx a dx: Riff, Jay, March, Tim, Picca, Lorenz – foto del kata)

Alle 23,30 molliamo gli ormeggio e mestamente ognuno torna ai propri blues. Passo attraverso le campagne nere con HARLEQUIN.

Giovedi ore 6,30: sveglia, doccia e poi subito in macchina. Infilo nel lettore STAND IN THE FIRE  di WARREN ZEVON…rock contenutistico, rock bello, pieno, tondo, duro seppur sul confine del genere “Americana”

Ore 7,30: mi presento da Brian, passerà la mattina con me in ufficio. Ormai il vecchio me lo cucco anche nei giorni feriali.  Colazione, Repubblica (per lui), lavoro (per me).

(Brian in the office – foto di TT)

Ore 13,20 seduti da “Rock” a Stonecity a farci dei tortelloni burro e salvia. Io e Brian da “Rock” a pranzare insieme, chi lo avrebbe mai detto.

(Brian da “Rock” col suo prosecchino – foto di TT)

Accompagno il vecchio a casa, mi fermo dal commercialista e alle 16 sono di nuovo in ufficio a Stonecity. Distrutto. Cerco di tirarmi su con un bootleg dei BOC:

Verso sera ritorno, tra le campagne mentre il sole va giù  ascolto uno dei mie dischi  preferiti degli AEROSMITH: DONE WITH MIRRORS.

(le mie campagne – foto di TT)

Mi fermo 5 minuti in una strada bassa a contemplare le mie campagne, STEVEN TYLER canta la sua ode a SHEILA, lo sguardo saltella tra querce e peschi in fiore, i pensieri si fanno astratti e leggeri…vorrei tanto che il demone stasera non si facesse vivo…ma ora che guardo meglio mi accorgo che sono praticamente fermo ad un incrocio, non ho speranza…”Asked the (dark )lord above “Have mercy now save poor Tim if you please”

If you want blood you’ve got it …ovvero Brian fa l’esame del sangue.

23 Mar

Il figlio – se abita in un altra città – si sveglia alle 5,30 e venti munti dopo è già in macchina. Inserisce nel lettore BEHIND THE SUN di Eric Clapton, niente lavori pesanti stamattina.

Verso Campogallo incontra all’improvviso una cancellata di nebbia…

(Fog in campogallo – foto di TT)

Il figlio la attraversa, e pur restando sempre sulla stessa strada si trova in un’altra dimensione, quella dove vengono a galla comportamenti passati avuti con compagne e conoscenti, comportamenti di cui non si è per nulla orgogliosi, comportamenti che si vorrebbero cancellare, ma non essendo possibile si scuote la testa, si lancia una cosa che è un po’ grido un po’ sospiro e si cerca di andare avanti.

Il figlio si assicura che il padre faccia la pipì dentro alla fialetta-contenitore per l’esame delle urine. Il figlio si assicura che il padre si lavi per bene. In cortile il figlio nota ancora una volta come padre Brian sia amico di tutti i neri che abitano nei palazzi intorno al suo. Alle 06,45 i due sono davanti al laboratorio Test di Verdi Boulevard.Il figlio va a cercare un parcheggio e lo trova at god’s house, in Sabbatini street. Mentre torna, attraversando l’Emily Road constata quanto sia bello vedere il primo sole che tinge la Ghirlandina in lontananza…

(First rays of the rising sun over Mutina – foto di TT)

Il figlio, pur avendo avuto genitori e tutta la stirpe di Regium Lepidi, ama Mutina, la sua città. Il figlio si chiede se l’amare la propria città derivi dal fatto che di solito è il posto in cui ci si sa muovere, in cui ci si relaziona in modo naturale ed istintivo.

Un nero fruga nel cassonetto della carta davanti al laboratorio. Più o meno dieci persone attendono che le porte vengano aperte. Arriva un vecchio con cappotto e cappello, ha in mano il Resto Del Carlino, è l’immagine di modenesi che ormai non ci son più.

Il padre, che fino a ieri era un po’ incazzato per l’esame in questione, stamattina è carico…è una novità rispetto ai giorni noiosetti che deve affrontare. Il figlio è gentile ed educato con la dottoressa. Il figlio segue il padre passo passo, lo aiuta, lo assiste…il figlio – che non ha né figli né nipoti – pensa a chi mai si occuperà di lui nel caso avesse la fortuna di arrivare all’età di padre Brian. Sarà un estraneo che lo guiderà attraverso le nebbie della vecchiaia? Sarà solo? Avrà ancora qualche groupie che si occuperà di lui? Dovrà mettere in atto il piano alla Thelma e Louise che, scherzando, ha ipotizzato insieme al Dickey Betts di Quariegh quando sarà ora e il declino ormai ingestibile? Pensieri torbidi. Meglio lasciarsi cullare dai dolci complimenti del vecchio: “Te t’è al miòr” “Sarai internazionale” “Te t’è un bel om” “Dio bon mo ste in gamba

Padre e figlio fanno colazione insieme al Bar Verdi. Il figlio da una occhiata alla Gazza…se non altro la primavera della sua squadra è in finale per la Next Generation Series (La Champions dei giovani).

Il figlio lascia un padre raggiante sotto casa, lo segue con lo sguardo sino al portone d’ingresso, poi parte per Stonecity. In macchina il figlio si sente i MOE.

Il bello del blog

23 Mar

Ieri, verso le 19. Ho appena scaricato Brian a casa sua, dopo aver corso avanti e indietro con lui per buona parte del giorno. Sono stanco. Mi fermo nel parcheggio sotto casa sua prendere fiato. Ricevo un messaggio, lo leggo:

“Sala d’attesa di un cliente…pomeriggio di merda, anzi periodo di merda…leggo il tuo ultimo post (Brian e Jimmy page, ndtim) e mi commuovo. Io non sono così presente con i miei vecchi…e anche se non sono più tanto sul blog, seguo sempre… soprattutto i tuoi post blues. Tim Tirelli For Ever.”

“Tim Tirelli For Ever”.…uhm…va là che l’amicizia blues è un gran bel lenitivo. Viva il blog, viva il blues, viva il sol dell’avvenire.

 

BRIAN & JIMMY PAGE

22 Mar

Nella pausa pranzo corro da Brian per fargli un po’ di compagnia e per fargli da mangiare. Fare tutto di corsa non è il massimo ma a volte è una necessità. Ascolto distrattamente gli ALLMAN agli A&R Studios di NYC il 26/8/1971 mentre rollo sui 110 sulla bretella Stonecity-Mutina. Arrivo a casa sua e lo vedo confuso e giù di morale. Gli faccio fare la barba mentre io preparo due svizzere, l’insalata e altre cosette. Pranziamo, cerco di tirarlo su, sparecchio, lavo i piatti e lo porto al bar lì vicino per un caffè. Gli dico che devo scappare in ufficio e mi fa “posso venire con te?”.

Risalgo da lui di corsa per chiudere le finestre e per prendere la medicina delle 15. Sulla bretella all’altezza di Bazvéra, mi viene in mente che non ho preso la medicina. Che testa. Faccio finta di nulla, anche con me stesso. Se lo sa mia sorella mi ammazza. Lungo il tragitto Brian riprende quota, solo il pensiero di stare in compagnia ha un effetto stupefacente. In ufficio saluta tutti, poi mia assicuro che si segga a leggere Repubblica. Dopo un po’ si alza, sgirandola per il mio ufficio…

(Brian in ufficio a Stonecity – foto di TT)

Si ferma davanti a un quadro, vede un chitarrista ritratto in una posa fighissima mentre maneggia un archetto di violino, non legge il nome, mi fa:

“Cus chè chi el?” (Questo chi è)

E io “Jimmy Page”.

Gli si illumina il viso, il nome evidentemente gli riporta a galla ricordi, sorride contento e si lascia andare ad un “Gimmi Peig, mo dio te stradora!”.

Brian è sempre un gran Brian.

(L’immagine sacra nell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

Photographers, Brian, Nei Secoli Fedele e il demonio che si impossessa di me

17 Mar

Venerdì mattina, mi dirigo verso Scandillius. Insieme a Lakèrla ho due appuntamenti di lavoro con due fotografi per parlare di alcuni progetti di un cliente. Budget, mood degli ambienti da ricreare in studio o in 3D…quelle cose lì insomma. EMOTIONAL RESCUE dei Rolling mi tiene a galla mentre attraverso le campagne di Regium Lepidi diretto verso la collina.

INDIAN GIRL mi ha sempre preso molto…quelle atmosfere centroamericane, Mick che canta di CHE GUEVARA…

Mr. Gringo, my father he ain’t no Che Guevara 
And he’s fighting the war on the streets of Masaya 
Little Indian girl where is your father? 
Little Indian girl where is your momma? 
They’re fighting for Mr. Castro in the streets of Angola 

Arrivo nella parte nord di Scandillius, Kerlit mi sta aspettando, entriamo da AD. Un caffè, due chiacchiere sulle Seychelles e iniziamo a parlare di lavoro.

(Da AD  – foto di TT)

(Tim da AD – foto di LK)

A metà mattina ci spostiamo verso i piedi delle colline, da FR. Mentre Lakerlit si fa un caffè con R io gironzolo per lo studio…mi perdo nei miei pensieri…immagino cosa debba essere stato nel 1978 o 1979 ricreare in studio il bar della cover di IN THROUGH THE OUT DOOR…

(da FR – foto di TT)

(da FR – foto di TT)

Il meeting si sviluppa in un paio d’ore abbondanti di confronti e discussioni. Ci siamo io, la Kerlit, Raffa e Sonny. Mentre la Kerlit espone le sue riflessioni da art-director quale è, io mi riperdo nei miei pensieri per un momento…mi immagino ad un altro tavolo di lavoro, insieme alla redazione di un immaginaria rivista musicale tipo Classic Rock Magazine a discutere su chi mettere in copertina: gli UFO, i BLUE OYSTER CULT o andare sul sicuro con i LED ZEP o PINK FLOYD?…torno back on the ground…tocca a me intervenire e a cercare di riportare tutti dentro i binari di un budget ben preciso.

Verso l’una ritorno a Stonecity.

(Back in Stonecity groove – foto di TT)

Sabato mattina ore 06,30. Suona la sveglia. Se voglio sbrigare le mie cose occorre che le faccia prima delle nove, se a quell’ora Brian non mi vede, il mondo rischia di cadere. Ho faticato a prender sonno, devo essere stato preda dei blues almeno fino alle 2. Mi alzo con gran fatica, ma sono un tipo con una certa di volontà, riesco nell’impresa. Fa freddo, il sole a Borgo Massenzio trapela tra gli alberi, salgo sulla blues mobile…

(Sole tra gli alberi nel posto in riva al mondo – foto di TT)

A Gavassae entro nella nebbia, ne uscirò soltanto a tarda mattina; mi metto sulla tangenzialina campagnola, inserisco nel lettore HEART OF A A WOMAN di ETTA JAMES, per il Misty Mutina Hop del sabato mattina.

Entro in Mutina con l’elegante ma sempre pericoloso blues moderno di Etta ancora nelle orecchie. Mi accorgo che è di nuovo tempo di MUTINA IN FLOWER. Tra poco una zona della città sarà piena di gente che zompetta intorno agli ambulanti floreali. Penso al fatto che le ultime sei edizioni di questa cosa mi hanno accompagnato attraverso cambiamenti radicali della mia vita …rabbrividisco ripensando a quello che ho passato…niente di che se messo nella prospettiva del mondo, uno spaventoso maremoto  se messo in relazione con la vita di un povero uomo di blues chiamato Nonantolaslim. Passo davanti all’ufficio di Julia, la saluto con la mano. Mi sembra bellissima stamattina.

(Allestimento deI BANCHI – foto di TT)

In un ufficio mezzo pubblico/mezzo privato assisto ad una scena…6 Sportelli… 3 vuoti, 3 occupati da impiegati. Sono le otto, ci sono 3 utenti, situazione calma, nessuna fretta, nessuna coda. Entra un moldava, attende 10/15 secondi, va dal custode e inizia ad urlare che adesso lei pretende che tutti i sei sportelli abbiano un impiegato. Il custode le spiega che questo succede verso le nove, quando inizia ad esserci un po’ di gente, non ha senso far stare i dipendenti con le mani in mano nell’ora in cui arriva un utente ogni tanto. Lei insiste, urla che in Moldavia le cose funzionano, non come qui,  e cose del genere. Scena surreale. Nel giro di venti secondi uno sportello si libera, la moldava può accomodarsi. L’impiegato le fa – in dialetto –  “ Io ho sposato una moldava, ma se fossi tu mia moglie ti avrei già ammazzata“. “E se non ti va bene torna in quel paese di merda da cui provieni” aggiungo io, sempre in dialetto. Sono incazzatissimo, mi guardo intorno pronto a ripeterlo a chiunque sputi nel piatto in cui mangia. Silenzio. Dieci secondi e il demonio lascia il mio corpo, espleto le formalità con la cortesia del cittadino emiliano modello, saluto e me vado.

Entro nell’edicola sotto la Ghirlandina e lo vedo: il nuovo CLASSIC ROCK MAGAZINE con VAN HALEN IN COPERTINA. Mi si risistema l’animo…

Da Brian nulla di particolare da segnalare, se non che sono assonnato e senza tanta energia. Lo avrò da me anche domani. Mi fa piacere, ma la gestione di un vecchio senza grosse possibilità economiche, non è un lavoro facile. A Ninentyland mi fermo nel posto dove mi arriva la posta…apro una grande busta e dentro ci ritrovo un attestato di fedeltà della benemerita. Il presidente nazionale della Associazione dei Carabinieri riconosce che io, ex carabiniere ausiliario, sono stato iscritto alla associazione dal 1983 al 2011…

Ritorno verso Regium Lepidi, appuntamento con la bassista preferita alla Coop per la solita spesa settimanale. Nel lettore ORIGINAL ALBUM CLASSICS di MUDDY WATERS…

Ripenso ad un commento di Polbi riguardo le collaborazione di JOHNNY WINTER a questi tre album …“meglio che Winter se fosse stato a casetta sua…” naturalmente non sono d’accordo col Michigan Boy. Prima di questo periodo Muddy Waters faceva dei dischi un po’ di merda, almeno con questa trilogia un po’ di energia e di successo sono arrivati, calcolando poi che Winter non si è mai messo in primo piano. Trilogia che ha permesso al secondo più grande bluesman di tutti i tempi di far uscire quello che è uno dei migliori dischi  live di blues nero…MUDDY MISSISSIPPI WATERS LIVE del 1979, sempre con Winter. Ma si sa, io reputo JOHNNY WINTER (1970/75) il secondo miglior chitarrista rock, e il mio fratellino di Detroit è convinto che Neil Young sull’elettrica sia un gigante della chitarra, non possiamo proprio arrivare ad una conclusione comune.

Arrivo a l’LittleInn sul confine tra le due province, svolto a sinistra, una branco di Biker con HarleyDavidson nere viene in senso contrario, abbasso il finestrino e urlo “Bikers di merda!“. Duecento metri dopo passo davanti ad una chiesetta campagnola a bordo fosso, quelle di due metri per uno, abbasso il finestrino e tiro uno zioboaia che gli uccelli sui fili della luce volano via. Il MICHAEL SCHENKER GROUP martella le mie tempie con ARMED AND READY…

Qualche altro centinaio di metri e sono davanti alla chiesa vera e propria di Stiolo, il demonio esce dal mio corpo. Arrivo alla Coop, faccio la spesa, sono gentile con la commessa. Alla domus saurea annaffio un fritto misto con una birra. Frutta e poi un Southern Comfort, as usual. Crollo sul divano mentre leggo il Manifesto. Riprendo conoscenza verso le 18. Tutto tace, mi tocco lo stomaco per vedere se c’è un piccolo Alien dentro di me. Scendo nel countryyard. La vista della campagna e il sole che tramonta mi fa venire in ente SUN DOWN dell’Edgar Winter Group. Penso alla partita dell’Inter di domani.

(Sundown in Borgo Massenzio – foto di TT)