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L’HIGHWAY TO HELL dell’INTER, BRIAN e OZZY OSBOURNE e IL CANTARE CANZONI DEI POOH MENTRE SI E’ IN MACCHINA.

19 Feb

4 goal dalla Roma all’Olimpico, 1 dal Novara e 3 dal Bologna a San Siro. Dal terzo posto (e forse più) sfiorato ai pantani della metà classifica in pochi giorni. Il principe Ranieri, l’aggiustatore, in confusione a mettere in campo formazioni bislacche, Massimo Moratti che se ne va da San Siro poco dopo il primo tempo col Bologna, i giocatori che fanno cagare, i tifosi che protestano e si danno alla musica gospel, cantando inni diretti a Dio (Josè Mourinho). Io non ho nemmeno la forza di reagire. Guardo le partite da solo. Dennis è in Cina,  scambio qualche sms con Mario, leggo i resoconti di Settore, spengo la TV. Sono così malridotto che spero che avvenga il cambio…via Ranieri dentro Figo. Nonostante l’Inter ormai sia sull’autostrada per l’infermo, constato quanto sia diversa dalla squadra di Torino, i rosastellati. Col Novara non ci hanno dato due rigori sacrosanti e non abbiamo detto beo, loro col Parma hanno avuti due episodi poco chiari a loro sfavore…quei mezzi rigori che si danno e non si danno e la società ha emesso un comunicato ufficiale dove ci informano che vogliono pari trattamento. Mah. Ritiro fuori i cartonati di Mourinho. Non tornerà, ma è bello rivedere la sua faccia ogni volta che entro in sala.

Ieri Brian è uscito dopo 15/20 gg di reclusione dovuto al gran freddo e alla neve. Soliti rendez vous al K2 e al Minibar di Ninetyland. Oggi son tornato da lui, abbiamo pranzato insieme, siamo usciti, abbiamo letto i giornali insieme, ci siamo appisolati. Continua a dirmi che io piaccio alle donne, mah! In macchina verso Ninentyland mi vede pensieroso e mi chiede “A cosa stai pensando?”, decido di rispondergli come se  mi avesse fatto la domanda Picca…” Mi stavo chiedendo perché io non reputo del tutto Randy Rhoads quell’innovatore che tanti invece dicono che sia…” “Randy chi?” ” Il chitarrista di Ozzy Osbourne” “Ahn…” a questo punto Brian si volta e contempla il paesaggio fuori dal finestrino, mi chiedo cosa pensi di suo figlio.

(Brian,  flying high again – foto di TT)

Nel tardo pomeriggio ritorno verso Borgo Massenzio. E’ un po’ che non so cosa ascoltare. Ieri mi son ridotto a ONE ON ONE dei CHEAP TRICK…

…oggi ho con me il cd  UH HUH di JOHN COUGAR, ma non riesco ad inserirlo, ho la groupie persa in un buraccione YES, stamattina si è fatto colazione con YESSONGS e ho ancora STEVE HOWE nelle orecchie. Inserisco nel lettore una home made compilation dei Pooh. Roba da matti. Chissà che il progressive da facile ascolto non mi sistemi un po’. GITANO e PIERRE mi spostano l’animo sul poetico…

Partono poi i pezzi di ROTOLANDO RESPIRANDO e finisco per cantarli tutti. Biccio aveva l’LP, e tra un FOXTROT, un LZ IV, un DE GREGORI del 78 e TRANS EUROPE EXPRESS dei KRAFTWERK, ci ascoltavamo anche quello, qualche pezzo faceva parte anche della scaletta dei THE STRANGERS.

ROTOLANDO RESPIRANDO, PER UNA DONNA, UNA DOMENICA DA BUTTARE…mi accorgo di sapere tutti i testi a memoria…mi faccio paura…

Sento i vicini di casa
fa rumore, si danno da fare
si sente da qui.
La gente, qualche volta ne ha voglia
nelle ore più strane; Domenica infame
senza di te. 
E mi viene la voglia
di morire qui adesso 
ma non saprei mai se ti ho commosso.
E mi passa la voglia 
e mi passa l’amore
resta solo un po’ di dispiacere. 
Dove sei? 

Con DAMMI SOLO UN MINUTO accentio l’enfasi del mio discutibile cantato che poi ritorna spensierato in NOTTE A SORPRESA…

lingua di menta fra i denti 
pensieri distanti da te ormai…

Piazza spazzata dal vento
io sono contento di me perché
vivo mi basto mi spendo
nel mondo anche senza di te ormai. 

Gli ultimi km li spendo spingendo sul gas andando a ritmo di ULTIMA NOTTE DI CACCIA..fra l’agrifoglio e le stelle…

Rido pensando alla faccia che farebbe Polbi se mi vedesse, lui che fa colazione con gli MC5, pranza con i MOTORHEAD, passa il pomeriggio col KRAUT ROCK e si addormenta coi VELVET UNDERGROUND.

Salgo le scale, do una occhiata al posto in riva al mondo, scende una pioggia leggera, la neve va scomparendo, il paesaggio è basato su toni di grigio…febbraio come spesso accade non ha un gran fascino.

(il posto in riva al mondo in febbraio – foto di TT)

Va beh, mi faccio un thé caldo, mi metto in cuffia e faccio partire THREE DAYS AFTER…i Led al Los Angeles Forum il tre giugno del 1973…vedrai che il colore e il calore arrivano in un attimo…

IL GIUDIZIO DI ALBERTO RADIUS SU “ROCK AND ROLL” DEI LED ZEPPELIN

15 Feb

Qualche tempo fa sono stato spettatore di una discussione avvenuta su una pagina facebook dedicata all’Hard & Heavy che vedeva come protagonista – suo malgrado – Giancarlo Trombetti. Alcune metal heads parlavano del giornalismo musicale in Italia, tra i nomi fatti venivano citati i due pesi massimi che collaborano anche a questo blog. I rilievi che nascevano intorno a questi due nomi erano tutti positivi. Poi, ad un certo punto, uno di questi metallari inveisce contro Trombetti, accusandolo di un crimine orrendo: più di vent’anni fa – in una trasmissione tv a carattere musicale – non aveva pagato il giusto tributo a Randy Rhoads, sostenendo che la morte prematura ne aveva senza dubbio amplificato il mito e che, come chitarrista di quel genere,  preferiva Brad Gills.

Giancarlo, venuto a conoscenza della cosa, si è infilato nella discussione cercando di spiegare le motivazione del suo pensiero ma se ne è dovuto staccare presto quando il tutto ha preso una connotazione grottesca, con tanto di sfottò. Giancarlo a tal proposito ha pubblicato qualcosa su una rivista online, avrei potuto ospitare la cosa anche sul blog ma ho preferito soprassedere…da queste cose non se ne esce…quando le discussioni su forum, blog e spazi simili escono dai binari del buon senso c’è veramente poco da fare e ho voluto evitare che il blog diventasse suo malgrado teatro di questa faccenda.

Ho riflettuto parecchio però sulla cosa, innanzitutto perché non mi sembra che Giancarlo abbia detto niente di speciale…voglio dire…Randy Rhoads è stato un ottimo chitarrista che ha partecipato a due ottimi album di Hard’n’Heavy la cui morte prematura ha giocato un ruolo fondamentale nel farlo ascendere nell’Empireo dei beati dell’heavy rock. Non arrivo a dire che preferisco Brad Gills, ma se anche mi piacesse più Carlos Cavazo di Rhoads…che problema ci sarebbe? Io preferisco Mick Ralphs a Jimi Hendrix, è un problema? Jimi Hendrix è stata una figura molto più importante, ha fatto la storia del rock, Ralphs tutt’al più è stato uno da seconde linee, ma tocca la mia sensibilità più lui che Hendrix, che comunque amo. Ma poi non è nemmeno questo il punto…proviamo con un altro paragone: io preferisco Jimmy Page a Jimi Hendrix, anche prendendo in esame i soli primi quattro album dei due. Come composizione, come chitarrismo, come gamma espressiva, come importanza per la musica rock. Se poi qualcuno ha un altra idea e pensa che Hendrix sia sopra di tutto e tutti, nessun problema, mi tengo le mie convinzioni. Mica offendo – così a caso – che so Giancarlino Trombetti perché preferisce Hendrix o Zappa a Page, lui si terrà le sue idee io le mie…e ad ogni modo stiamo parlando di grandi musicisti.

(Randy Rhoads)

Mi son poi chiesto come deve essere messo questo metallaro che se la è presa così tanto e che per vent’anni si è portato dentro al cosa. Me lo chiedo anche adesso, ma poi mi faccio un esame di coscienza e mi confesso che anche io ho in mente un giudizio discutibile di Alberto Radius su Jimmy Page che lessi più di trenta anni fa. Certo, io non ho mai offeso Radius, ma se allora fosse stato disponibile internet, me ne sarei stato zitto?

(Alberto Radius)

La cosa avvenne su un CIAO 2001. C’era una rubrica che prevedeva che ogni settimana un ospite fosse invitato in redazione ad ascoltare alcuni pezzi alla cieca per poi indovinare di che artista o gruppo si trattasse. Fecero ascoltare ROCK AND ROLL dei Led Zeppelin dal live THE SONG REMAINS THE SAME ad Alberto Radius, appunto. Lui seppe dire solo questo:

“Uhm sembra punk..uh, ma qui il chitarrista si è perso…come? è Jimmy Page?…ragazzi come crollano gli idoli..”

(Jimmy Page – 1977)

Ecco io mi porto dietro questa zavorra mentale da 30 e passa anni (mi pare fossimo nei fine settanta). A parte che mi chiedo come facesse uno che chiamava Jimmy Page idolo a non riconoscere ROCK AND ROLL, vi pare che JP nel 1973 sul live TSRTS  fosse ad un livello da “come crollano gli idoli..”? Io poi mi sono sempre chiesto come mai Radius avesse tutta questa considerazione, qui in Italia lo hanno sempre fatto passare per un virtuoso. Ha fatto un paio di singoli carini, anche un paio di album, ma non mi pare sia il chitarrista che vogliono farci credere.

Si vede dunque che certe frasi, soprattutto se all’interno di discorsi relativi a cose a noi molto care, si appiccicano al cervello e non vengono più via. Potrei ad esempio citare più o meno a  memoria la recensione di SLIDE IT IN che Beppe Riva fece su Rockerilla nella primavera del 1984. Avevo appena comprato l’album in questione fresco di stampa, disco che mi piaceva un sacco, mentre tutto intorno avevo gente dedita alla new wave, al post punk, al rock americano tipo Springsteen, alla disco o al nuvo elettro pop. Questo segnò un altro step di eterna gratitudine verso Beppe che con quella recensione mi fece sentire meno solo. E pensare che oggi è un carissimo amico. Chi lo avrebbe detto.

Ad ogni modo, non v’è dubbio: certe sciocchezzuole rimangono attaccate all’animo.

THE SNOW SONG

11 Feb

Per non farmi mancare niente – relativamente al mio rapporto con la neve – mi sono organizzato un paio di commissioni per le 8 in centro a Mutina. Significa – visto il tempo – sveglia alle 6,15. Come previsto nevica. Esco dal posto in riva al mondo, mi immetto sulla stradina tutta bianca…due lepri sono a bordo strada, due macchie scure su di un tappeto immacolato. Mi dirigo verso Gavassae, tutto è ovattato e candido.

(verso Gavassae – foto di TT)

Penso al fatto che questa frazione di Regium Lepidi viene citata in un documento dell’anno 857. Strano, nulla più che tre case a quel tempo, senza niente di particolare. Mi chiedo anche che significato abbia il nome. Che abbia le stesse origini dei cognomi che lo hanno come forma principale e che verrebbe dunque da vocaboli ormai in disuso come gavazza o gavazzo che significavano baldoria? O più probabilmente viene da vecchi vocaboli dell’Italia settentrionale come “gaba” (altura) e “san” (luogo) e quindi borgo su una altura? Boh. Ad ogni modo sono le 7, pochissimi per strada, fiocca e fa freddo. Infilo TOO HOT TO HANDLE, il The Very Best of UFO appena uscito, nel lettore.

Penso a questo inverno, mi ricorda gennaio del 1985 e  febbraio del 1986…entrambe le volte un metro di neve preciso. Ripenso alle grondaie della palazzina dell’ufficio a Stonecity…

(le grondaie dell’ufficio a Stonecity – foto di TT)

Sono assorto nei miei pensieri, guardo la neve cadere…mi immetto su  Lenin дорога…insomma, via Lenin.

(Lenin road, Gavassae – Foto do TT)

Mentre Filippo Giovanni Margherita e  Michele Tavernari  (insomma Phil Mogg e Michale Schenker) cercano di darmi ritmo con il loro bel hard rock, vengo a patti col fatto che da alcuni giorni sono affetto dalla sindrome di Jeremiah Johnson. Vorrei dunque lasciare la società moderna e trasferimi sui monti dello Utah per cercare un po’ di pace per il mio animo…

(Unghia D’orso e Geremia Di Giovanni…Bear Claw & Jeremiah Johnson, Utah 1850/1972)

Ma tutt’al più dove potrei finire io, un po’ più su di Pavullo nel Frignano? A Cervarolo forse? Come può fare un uomo di blues dell’Emilia Romagna con la dispepsia funzionale ad andare a dissolversi in cometa? Boh.

Arrivo al Novi Sad Park di Mutina. Nessuno in giro. Parcheggio, scendo dalla macchina e sprofondo fin sopra le caviglie nella neve. Mi incammino verso il centro, non incontro nessuno, continua a nevicare, l’atmosfera è fredda seppur romantica ma mi sembra che non ci sia amore nel cuore della città  …

Every place that I go,
Well, it seems so strange.
Without you love, baby, baby,
Things have changed.
Now that you’re gone
Y’know the sun don’t shine,
From the city hall
To the county line, that’s why

Ain’t no love in the heart of the city,
Ain’t no love in the heart of town.
Ain’t no love, sure ‘nuff is a pity,
Ain’t no love ‘cos you ain’t around.

(Mutina in the snow – foto di TT)

(Mutina in the snow – foto di TT)

Poco dopo le nove arrivo da Brian. E’ relegato in casa ormai da parecchi giorni, il vecchio resiste, stoico, un po’ scombussolato e triste, ma determinato. Gli preparo la colazione, caffè, svedese, frutta, lettura dei quotidiani…Repubblica e Il Manifesto; bagno, vestizione e chiacchiere in libertà.

(Brian & Tim – autoscatto)

Scendo in cortile del palazzo a liberare dalla neve la macchina di Brian e a fare un po’ di rotta. Verso le 11 riparto, nevica forte e devo ritornare alla domus saurea. Bacio Brian e scendo. Lui mi saluta per due volte dalla finestra.

Esco da Mutina e mi dirigo verso Campogallo, sono dietro ad una macchina, procediamo sui 45/50 kmh. Una cinquecento nera ci supera in modo spericolato e a discreta velocità…“Mo’ in du devt andèr?” penso. Alla rotonda circa 300/400 metri dopo, noto che è uscito di strada e che la sua macchina sì è infilata sotto un cumulo di neve. Lui esce dalla macchina, non si è fatto nulla. Sembra uno di quei giovinastri che san tutto loro. Forse anche noi eravamo così. L’impulso è quello di fermarmi e di aiutarlo, ma poi non lo faccio, “così impara” mi dico, ma non sono fiero di questa cosa.

Ho bisogno di qualcosa di forte. Infilo HOUSES OF THE HOLY nel lettore.

Di questi tempi è il mio disco preferito del gruppo di Giacomino Paggio. Che effetto ascoltare certe canzoni mentre nevica e tu stai guidando. Mi chiedo se esista una canzone più bella di THE RAIN SONG…

…Talk Talk I’ve felt the coldness of my winter
I never thought it would ever go. I cursed the gloom that set upon us
But I know that I love you so

These are the seasons of emotion and like the winds they rise and fall
This is the wonder of devotion  I see the torch we all must hold.
This is the mystery of the quotient Upon us all a little rain must fall.

(Stiolo city limits – foto di TT)

Arrivo al poplar grove di Magpie Mill (insomma, il pioppeto di Molino di Gazzata), non so perché ma tutte le volte che passo di lì sento la presenza del demonio e rabbrividisco nel sentire i cani del destino che ululano. Il lettore sta passando NO QUARTER…non è un caso. Accosto, metto le quattro frecce, scendo. Il demonio è lì, lo sento, ma non si fa vedere, deve essere infreddolito anche lui, vorrei dirgli due paroline…si è preso la mia anima e io son ancora qui che aspetto di vedere i camerini del Madison Square Garden…

(Poplar grove – Magpie Mill – Foto di TT)

Close the door, put out the light.
You know they won’t be home tonight.
The snow falls hard and don’t you know?
The winds of Thor are blowing cold.
They’re wearing steel that’s bright and true
They carry news that must get through.

They choose the path where no-one goes.

They hold no quarter.

Walking side by side with death, The devil mocks their every step
The snow drives back the foot that’s slow, The dogs of doom are howling more
They carry news that must get through, To build a dream for me and you

They choose the path where no-one goes.

They hold no quarter. They ask no quarter.
The pain, the pain without quarter.
They ask no quarter.
The dogs of doom are howling more!

Mi sparo poi una collection fatta in casa del ROBERT PLANT che preferisco (1982/85), LITTLE BY LITTLE ben si adatta al ritmo del mio cuore e al tempo atmosferico…

Un pasto caldo, una birra e un southern comfort dopo scendo a controllare il posto in riva al mondo. La Borgo Massenzio skyline, una di quelle schiette e senza troppe pretese, mi placa un po’ l’animo, ma sento la sindrome di Jeremiah Johnson trafiggermi il costato…meglio salire e fare un mini ordine su amazon uk, magari questo cazzo di Utah blues allenta la presa…

(Borgo Massenzio Skyline – foto di TT)

SUNDAY KIND OF (SNOWY) LOVE

5 Feb

Domenica mattina, ti svegli appena dopo le sette ma ti senti sufficientemente in forma.

Primo pensiero: com’è la situazione metereologica del posto e del cuore in riva al mondo? Sbirci dalla finestra: qualche altro centimetro di neve è caduto, di questi tempi l’animo singhiozza, ma  il non vedere oltre la coltre ha un effetto anestetizzante sui blues, così per qualche secondo ti rigiri nel grembo di madre neve, imbarazzato un po’ dai risvolti poetici e un po’ stucchevoli dei tuoi pensieri.

(white sunday in Borgo Massenzio – foto di TT)

Secondo pensiero: cosa ascoltare? ETTA JAMES,  digipack della Universal/Chess del 2000 di AT LAST, album pubblicato il 15 novembre 1960.

Terzo pensiero: fame. Thè, Spremuta, pasta diplomatica, pasta di frutta, banana. Il caffè non ho voglia di farmelo. Ci pensa la groupie. Meno male. Ci verso anche uno spruzzo di Southern Comfort…non sono nemmeno le otto, ma non importa, sono un uomo di blues, se la dispepsia mi lascia in pace io il Southern Comfort lo bevo quando ne ho voglia.

Quarto pensiero: raccolta differenziata rifiuti, sfamare i gatti, fare la rotta. Moonboot, sciarpa, cappello. Il sacco bianco per la plastica, il contenitore verde delle lattine e del vetro, il contenitore marrone dell’umido, il contenitore blu della carta, il contenitore nero del secco non riciclabile. Il tutto posizionato con assonanza cromatica  (il nero e il blu naturalmente vicini) sul ponticello. Il gatto Patuzzo non si vede, sono settimane che torna a casa ogni due / tre giorni con sempre una ferita in più. ..ama fare a botte il ragazzo. Spavve, Raissa e Ragni si strusciano alle mie gambe,benchè la ciotola dell’acqua fosse in garage, c’è un velo di ghiaccio sulla superficie dell’acqua. Pala e per un’ora libero il cortile dalla nuova neve.

Girozolo intorno al posto in riva al mondo, il cielo è velato, un sole magro come me cerca di affacciarsi, una densa foschia confonde il cielo con la neve, nei campi parecchie orme di lepri.

(Borgo Massenzio white haze – foto di TT)

(Borgo Massenzio: in the icy – foto di TT)

Quinto pensiero: L’Inter. Come Leonardo lo scarso (ops…scorso) anno in una settimana il principe Ranieri ha sputtanato l’ottimo lavoro fatto negli ultimi due mesi: fuori dalla Coppetta Italia e in campionato da potenzialmente terzi a quinti con distanze ormai siderali dalla squadra innominabile,  quella col presidentino dalla faccia poco intelligente che ieri ha dichiarato con orgoglio “Giraudo è come un padre per me”. Oggi siamo a Roma, contro una squadra che mi è sempre stata simpatica, malgrado le zuffe degli ultimi anni. Anche Luis Enrique mi è simpatico, ma dobbiamo vincere… come sempre capita da quando Josè se ne è andato, ho una grande insicurezza a tal riguardo. Beh, cambio album di Etta James, mi serve qualcosa di meno morbido. A pranzo un cinegiappo e poi vediamo che succede.

……………………..

SEDICI SOTTO ZERO BLUES

3 Feb

Dopo un paio di giorni bloccato a casa per neve e febbre fredda mi metto in macchina direzione Stonecity. La stradina del posto in riva al mondo è una pista da bob, mi muovo lentissimo. Il termometro segna ancora la temperatura del garage: 0 gradi. Inizia poi a scendere man mano che la blues mobile si infila nella cuffia di freddo che avvolge la pianura: -3 – 5 – 7. Un paio di km e sono a Gavassa: -12. In macchina RADIO CAPITAL, le news, gli speaker piuttosto in gamba e la musica quasi sempre gradevole (ore 08,15 Le Orme…mica tanti i network commerciali che sparano quella roba nel primetime). Esce il sole, la tangenziale è pulita, così come la Emily Road ma le strade meno battute sono lunghe piste bianche. Lo spettacolo è bellissimo. Riprendo strade di campagna, si viaggia a 30 all’ora mica di più. BATH, LITTLECOURT, SAINT DONNINO, circumnavigo la tenuta Spalletti …il termometro tocca i -16.

(Near the Spalletti’s Estate – Saint Donnino – foto di TT)

(16 below zero – foto di TT)

Oh, non me lo ricordavo un freddo così. E’ un freddo pulito, sano, un freddo che sembra disinfettare le cattiverie del mondo.

(Stonecity’s outskirts today – foto di TT)

(Stonecity: James Puccini boulevard – foto di TT)

A Stonecity i cm di neve sono almeno 50, trovare uno spazio dove parcheggiare le macchine non è semplice, ma non mi danno l’anima, è davvero tutto così bello che non mi pesa nemmeno troppo recarmi in ufficio con un sacco di lavoro arretrato da fare. Un thé, una bella fetta di panettone, tre mandarini, seleziono THE SMOKER YOU DRINK THE PLAYER YOU GET di JOE WALSH dal disco fisso e le due casse Creative del PC iniziano a soffiare bella aria sonora. Mi metto al lavoro.

And me, I’m feeling fine
Still get lonely
I don’t mind

NEVE CHE SCENDE BLUES

1 Feb

Ieri sera: esco dall’ufficio alle 17 non tanto per la neve che dalla mattina ha iniziato a cadere ma perché sono sotto i colpi di una febbre fredda che mi prende alle ossa. Mi sento a pezzi, la schiena mi duole, il costato mi duole e per non farmi mancare nulla anche l’animo mi duole. Strano, di solito la neve distende i miei blues, li rende lievi. In questo tardo e scuro pomeriggio di fine gennaio va in questo modo, così invece che ascoltarmi qualcosa di più consono, qualcosa che si allinei allo spettacolo della neve che scende…che so, l’ultimo di KATE BUSH, il digipack violetto di AT LAST di ETTA JAMES o il disco di KOSSOFF KIRKE TETSU RABBIT mi sento COMEBLACK, l’ultimo degli SCORPIONS, versione giapponese of course.

Hard rock dalle velleità moderniste,  vecchi successi rifatti e un po’ di cover. Metallo teutonico, niente di che, ma neppure malaccio.

Sulla Emily Road all’altezza di Herberia l’anima mi va in pena, c’è un non so che di indefinito che mi ottenebra, ho messo le gomme termiche al mio cuore, ma fatica a tenere la strada. Un senso di fastidio, di insoddisfazione, di mancata chiusura del cerchio nei rapporti con le persone. Mi rinchiudo dentro una armatura d’ indifferenza. Cerco di uscirne guardando la neve che scende, pensando al mio nuovo Samsung Galaxy S Plus col collegamento internet, canticchiando l’ultima canzoncina che ho scritto…NEVE CADRA’, ma poi la penso lì chiusa nel cassetto…chissà se mai uscirà, così cambio pensiero, anzi annullo il pensiero e mi metto ad osservare la strada, le macchine, il ritorno a casa delle persone sotto la neve.

(Herberia city lights in the snow – foto di TT)

10/20/30 km l’ora…non di più, a LA MAISON volto lo sguardo a destra, a bordo strada scorgo un negozietto fuori dal tempo, un ripara televisori…vedo uno televisore grossissimo, immagino fine cinquanta inizi sessanta, con lo schermo bombato di un colore verde marcio/grigio che mette paura, lo vedo questo omino in una specie di tuta blu ad aggiustare vecchi apparecchi…è un salto nel tempo di qualche decennio.

Un’ora e quarantacinque per arriva nel posto in riva al mondo. Un doccia calda, tagliatelle in brodo e un film su sky. Chiudo le finestre, nevica.

Stamattina apro le finestre, nevica.

(Domus saurea’s windows – Foto di TT)

Brian è tappato in casa, Sarwooda mi avvisa che difficilmente riuscirà a raggiungere l’ufficio. Sento Lakerlit, mi dice che lei ormai è arrivata ma che a Stonecity ci sarà mezzo metro di neve. Scendo a dare una occhiata alla situazione. Uhm, mi sa che stamattina sarà dura andare in ufficio anche per me. Mica facile uscire dal posto in riva al mondo quando nevica abbondantemente.

(Mica facile uscire dal posto in riva al mondo – foto di TT)

Non sono ancora a posto ma un giretto intorno alla domus saurea me lo faccio, seguo l’irresistibile istinto di perdermi nella campagna mentre nevica, cercando di replicare con la mia ridicola scenetta, le gesta di JEREMIAH JOHNSON.

(Feel like Jeremiah Johnson – Tim Tirelli lost in a snow daze – foto di LS)

Non posso stare fuori a lungo, non sto ancora bene, sento ancora qualche acciacco e non voglio rischiare, ma assaporo il candore che la neve mi infonde nel cuore. Non posso fare la rotta in queste condizioni così ci arrangiamo chiedendo al vicino – che è lì fuori col suo trattore – se può dare un colpo anche  qui da noi. Lasàurit e Leo (che vive qui sotto) controllano le operazioni. Leo gli chiede più volte quanto gli dobbiamo per il disturbo, Borziani risponde:

Se et vee ancora avanti a vegn zo’ e at dag” (Se vai ancora avanti vengo giù e te le do). Sorrido, la rude fratellanza contadina è uno spettacolo.

Do una occhiata alla posta, ai messaggi, a facebook, ai vari forum che di solito frequento. E’ tutto un ribollire di lamentele da parte di gente che non sopporta la neve e che non tollera quelli a cui piace. Mi sorprendo sempre di questa rigidità, di questo ripiegarsi su se stessi, è il mondo che deve adattarsi a noi e non viceversa…certo. Capisco che a uno non possa piacere la neve (anzi non lo capisco proprio) ma perché prendersela con noi che invece la amiamo? Non siamo mica noi che la facciamo cadere. Noi prendiamo quello viene, se nevica siam contenti ma cosa c’entriamo noi…magari fossimo così potenti da influire sul tempo. Alla minima difficoltà andiamo in tilt, certo… devo fare la rotta, mi si sporcano le scarpe, ci metto due ore ad arrivare, stasera devo uscire, non posso muovermi…che arroganza, che poca lungimiranza, l’individualismo come unica forma di pensiero…d’inverno c’è troppo freddo e c’è la neve, d’estate si muore dal caldo, in primavera guai sei piove un giorno, l’autunno fa schifo…mai che si riesca ad avere uno sguardo d’insieme, mai che si riesca a posizionare l’essere umano nella giusta prospettiva. Bah, meglio non pensarci…meglio guardare dalla finestra la Borgo Massenzio Skyline, godere di questo meraviglioso manto bianco che per un giorno o due riesce a coprire tutto il casino del mondo…mentre dallo stereo CHRIS REA canta I WILL GO ON…

I got a cold grey morning,
waiting for me
I look out my window,
sure don’t like what I see
seems like the devil himself
is singing my song
but I pick myself up
and I will go on.
 
Black dogs are howling in the wind and rain.
seems like the devil himself
is callin’ my name
but I can’t never give up
no matter how long
so I pick myself up
and I will go on
so I pick myself up
and I will go on.

There’s thunder on the mountain.
there’s a wild storm at sea
but when I think of your sweet love
it means nothing to me
so I will never give up
no matter how long
I pick myself up
and I will go on
pick myself up, yeah
and I will go on.
 

FIERA DEL DISCO MONEY BLUES

22 Gen

Appuntamento alle 13,30 davanti alla cassa parcheggio. Uno dei pochi momenti in cui la fila alle casse è di pochissimi metri. Solo Jaypee si presenta (insieme alla sua groupie Labetty), gli altri illuminati del blues sono persi in altri blues appunto. Benché l’anno sia iniziato in modalità risparmio, oggi sono deciso a spendere almeno 100 euro. Lasàurit si eclissa nella zona fumetti (altri arretrati di Julia) e solo sporadicamente torna a verificare che io non sia steso sullo stand delle Japan Limited Edition.

(Tim on the prowl – foto di LS)

Jaypee va e viene, gira col suo fare da bassista rock riservato. Sono davanti ad uno degli stand più interessanti, quello di quel tipo di Pisa, pieno di ristampe digipack di gruppi anche particolari. Ci vediamo ogni anno. Kraut rock, progressive italiano, ristampe Repertoire, folk psichedelico inglese…tutta roba fine sessanta-inizio settanta. Son lì che con gli occhi mi mangio tutte quelle edizioni quando si avvicina un tipo. Uno di quelli che probabilmente vanno a tutte le fiere del disco del nord Italia; col tipo di Pisa c’è una rapporto tipo spacciatore cliente. Il tipo cliente è piccolo, calvo, un po’ così…da l’idea di essere uno di quei disperati da progressive inglese di seconda fascia. Quello di Pisa gli fa “Pensavo non venissi più” e lui “No, è che ho tardato a giocare a biliardo”. 

Uhm, fino a poco fa giocava a biliardo e adesso sta maneggiando dischi di ROBIN TROWER e special edition dei WISHBONE ASH. Passa per lo stand Sandro del Kata, un saluto e deve scappare da Lorry che ha uno stand nell’altra ala dedicata all’elettronica.

Jaypee torna da me quando ho già effettuato la mia scelta: AFFINITY, BLACK WIDOW e la versione 40th anniversary serie di IN THE WAKE OF POSEIDON dei KING CRIMSON. Poco più in là Labetty valuta vinili di DAVID BOWIE e Jaypee si prende una digipack edition dell’ultimo di JOE BONAMASSA.

(Jaypee & Tim alla fiera del disco – foto di LB)

Riperdo di nuovo tutti mentre entro in zona stand stranieri, quelli con un sacco di bootleg. Uno stand promette sconto del 50%, così mi piglio tre bootleg dei LED ZEPPELIN in versione digipack a prezzi accettabili. Nello stand di fronte resto mezzora. Valuto se spendere altri 200 euro circa in cofanetti bootleg e altri soundboard dei LZ, ma riesco a resistere…non sono tempi facili questi. Un giro nell’ala dedicata all’elettronica, acquisto di DVD+DL printable della Verbatim e poi io e Lasaurit usciamo.

Un salto da Brian, ancora barricato in casa. Gli facciamo il caffè e lui ci parla interrottamente per un’ora. Lo salutiamo e ci dirigiamo di nuovo verso il posto in riva al mondo…stasera c’è Inter-Lazio e verrà Dennis appena rientrato dalla Cina.

(Brian e Tim – foto di LS)

 Ripenso ai 96,50 euro spesi per sei cd.  Cinque di questi li avevo già naturalmente ma le digipack edition oramai mi sono necessarie per vivere. Gli AFFINITY sono una piacevole scoperta, tra l’altro vi partecipa anche JOHN PAUL JONES con un paio di arrangiamenti. Li sto ascoltando mentre mi infilo la felpa da partita, ormai è il momento.

(Gli acquisti di oggi – foto di TT)

Il nuovo rasoio di Brian e il freddo che lo costringe in casa

21 Gen

La dottoressa di Brian ha sconsigliato di farlo uscire, in questi giorni freddi pieni di neve di nebbia un ottantaduenne è meglio che stia in casa. Brian ha preso la cosa alla lettera, non vuole rischiare nulla e resiste in casa con ardore. Sta cercando di illudersi di avere la febbre e il raffreddore così da dar più pathos alla cosa. Osserva dalla finestra i vari episodi di neve di nebbia che si abbattono su Mutina: nel cielo tra la nebbia cerca di spuntare un sole pallido ma cristalli di nebbia e inquinamento cadono come se fosse neve. Mentre andavo da lui stamattina all’altezza di uno svincolo della tangenziale sembrava ci fosse una piccola bufera. Stranezze del tempo.

Nella borsa con me ho un nuovo rasoio. Ieri Brian mi chiama in apprensione perché il suo vecchio apparecchio non funzionava più e mi dice “Tim, a sun in dal to mani (Tim sono nelle tue mani)”. Mi reco al Grua di Stonecity. Il commesso mi spiega le varie tipologie, mi da consigli, io ascolto attentamente ma poi decido di prendere quello per cui fa la reclame Josè Mourinho. Quanto influisce sulla mia vita quell’uomo. Sigh.

Arrivo da Brian, non dovendo andare a Ninetyland possiamo fare tutto con calma. Gli faccio vedere la scatola del rasoio, subito non capisce, legge qualcosa e fa “Brian?”. Interpreta a suo modo la marca dell’oggetto…Braun.

Ho qualche pasta con me, e la caffettiera. Gli preparo la colazione. Come al solito non stringo a sufficienza e delle gocce di acqua marrone fuoriescono dalla parte centrale mentre il caffè inizia ad eruttare. Il fornello di Brian si sporca ben bene e lui mi fa “Beh, al stà ben tot colorèe (Beh, sta bene tutto colorato)”. Brian è in forma stamattina.

Lo lavo, gli asciugo i capelli, mi assicuro che usi il colluttorio, lo vesto e gli insegno ad usare il nuovo rasoio. Uno di quelli a batteria e senza filo…Brian si sorprende e mi dice  “Sei l’uomo del progresso”. Brian si fa la barba, si gasa col nuovo oggetto. Lo spegne e lo accende più volte, così, tanto per fare. Si fa la barba e poi si stima e mi dice “Ho dieci anni di meno e vai col rock”.

(Brian, sbarbato e ready to rock – foto di TT)

Lettura dei giornali. La Repubblica per Brian (che negli ultimi anni ha fortunatamente soppiantato il Resto del Carlino) e Il Manifesto per me.

Brian “Tim, ma cuma sòmmia mès con l’Inter?” (Ma come siamo messi con L’Inter)

Abbastanza bene, Brian, ci stiamo riprendendo“.

Brian “Speròm”.

Mi piace vedere Brian in forma, che ancora tira avanti contro questa porca vita. Verso mezzogiorno lo lascio, pranzerà con mia sorella. Mentre me ne vado mi commuovo un po’, nonostante i nostri alti e bassi nel corso della vita, voglio bene al mio vecchio. Lo guardo mentre sorridente chiude la porta e mi dice “Ciao Piròn bel”.

TUNDRA BLUES

19 Gen

Fatico ad alzarmi, sono in arretrato col sonno, come quasi sempre. Alzo la tapparella e vedo la tundra. La galaverna ha decorato tutto, una manto di gelo da diversi giorni copre l’Emilia. Deve fare un freddo cane anche oggi. La groupie è già uscita, inizia a lavorare poco dopo l’alba, noi a Stonecity ce la prendiamo più comoda. Mi analizzo l’animo…uhm, temo sia in modalità tundra anch’esso. Non faccio colazione. Ripenso a REAL – BARCA di ieri sera … ancora una volta la truppa di Pep Guardiola le ha suonate agli eroici cavalieri di Mou. Mi imbacucco ed esco. Con me esce anche la gatta Ragni che si era intrufolata in casa prima e che per un’oretta si era accovacciata sul divano. La campagna lascia trasparire a fatica il colore della terra o il verde di erba ed alberi, è tutto gelato.

(Galaverna a Borgo Massenzio – foto di TT)

Metto in moto la blues mobile, faccio due passi intorno al posto in riva al mondo, non è affatto male l’effetto cristallizzato, i campi poi regalano un freddo senso poetico, hanno una sorta di fascino spoglio, un senso di vuoto di una certa eleganza.

(Frosty meadows in Borgo Massenzio – foto di TT)

Siamo qualche grado sottozero, mi viene in mente la scena in cui il Dottor Zivago si ritrova con Lara, la sua amante, in quella villa tra gli Urali nella morsa del ghiaccio.

In macchina… campagna, tangenziale, Emily Road….cerco di scaldarmi l’animo, ci provo col cd audio di ROLLING STONES SOME GIRLS LIVE IN TEXAS 1978. Come detto sono in modalità tundra, mi sembra di essere indifferente a tutto, potrebbe cadere un asteroide qui mentre svolto costeggiando la vecchia scuola di BATH (la scuola elementare che frequentò Brian) che mi limiterei ad osservare la scena. Nemmeno lo sbilenco e cazzuto chitarrismo di Keith Richards mi smuove, lo sento lì nell’altoparlante di destra, mentre in quello di sinistra mi infastidisce quello di Ron Wood. Per migliorare l’umore mi dovrei trovare adesso con Picca, Liso e gli altri illuminati del blues a far colazione con spremute d’arancia, uova sode, thé, biscotti, caffè e un mezzo dito di southern comfort, magari alla domus saurea, nella stanza dello stereo a discutere indifferentemnete di japanese paper sleeves edition o di universi paralleli mentre JJ Cale canticchia qualcosa in sottofondo.

Invece arrivo a Stonecity, apro l’ufficio, come sempre sono il primo ad arrivare, mi faccio un thé, una fetta di panettone, due mandarini e mi perdo nei miei pensieri. Sarwooda vuol provare la mia nuova macchina fotografica digitale, mi scatta un paio di foto…le guardo e mi riconosco, lì in ufficio con la mia solita faccia blues…

(Tim Tirelli in the office – foto di Sarwooda)

I termosifoni sono a manetta, ma l’ufficio è grande e freddo, il termometro segna 17,4. Penso a PIOVE STAMATTINA, un mio blues che Lorenz mi ha aiutato ad arrangiare: “nove sottozero e il mio cuore fa cric croc, stamattina io non esco so che non ce la farò”, già… stamattina era una di quelle mattine da starsene a casa.

Uno dei vantaggi di essere uno dei titolari del posto in cui lavori è quello di avere un ufficio proprio e una certa libertà, così davanti al computer, clicco sul programma VLC media player e faccio partire in modalità random la cartella di file musicali che avevo preparato e messu su chiavetta USB per la groupie. Parte HONEY CHILD della BAD COMPANY…è un segno…il caldo Hard Rock dei miei beniamini è uno schiaffo affettuoso che in qualche modo mi risveglia. Mi metto a lavorare. (Ma che fatica…).

Brian on the phone

17 Gen

Al lavoro, metà pomeriggio. Mi chiama Doc per una delle solite nostre chiacchierate. Il nuovo Mac che si comprerà, gli ultimi cd acquistati, farà mai uscire un nuovo album Jimmy Page?, la telefonata che mi fece dalla Val D’ Aosta nel 1993 affinché io per telefono gli facessi ascoltare in anteprima il riffettino di SHAKE MY TREE dall’album COVERDALE-PAGE allora in uscita…insomma cose da Led Heads. Sul cellulino mi chiama Brian: “Allora stai arrivando?” “No papà, ti stai confondendo, ti avevo detto che ci saremmo sentiti nel pomeriggio, non visti. Ti chiamo dopo”. Saluto Doc e richiamo Brian.

(Brian, the one and only – foto di TT)

Ciao Brian, eccomi qui. Ti eri confuso. Sai che io lavoro e che non posso mica essere sempre lì”

“Ah, sì, hai ragione scusa”

“Senti Brian, ti saluta Doc? Ti ricordi il mio amico avvocato di Milano?”

“Mah, mi pare. Avvocato? Vacca boia. Ma el un mudnès cal lavora a Milàn?” (E’ un modenese che lavora a Milano?)

“No Brian, è un milanese.”

“Ah milanese…ma…ma come vi siete conosciuti?”

“Per i Led Zeppelin”

“(con il tono di chi ha scoperto il mistero della vita e dell’universo) Ah, la musica…la musica. Vacca, i Ledd Seppelin…l’è vera, i Ledd Seppelin. Gimme Peig, Gion Bona, si erèn fort. Ciao Piròn bèl

“Ciao Brian.”