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SUNDAY KIND OF (SNOWY) LOVE

5 Feb

Domenica mattina, ti svegli appena dopo le sette ma ti senti sufficientemente in forma.

Primo pensiero: com’è la situazione metereologica del posto e del cuore in riva al mondo? Sbirci dalla finestra: qualche altro centimetro di neve è caduto, di questi tempi l’animo singhiozza, ma  il non vedere oltre la coltre ha un effetto anestetizzante sui blues, così per qualche secondo ti rigiri nel grembo di madre neve, imbarazzato un po’ dai risvolti poetici e un po’ stucchevoli dei tuoi pensieri.

(white sunday in Borgo Massenzio – foto di TT)

Secondo pensiero: cosa ascoltare? ETTA JAMES,  digipack della Universal/Chess del 2000 di AT LAST, album pubblicato il 15 novembre 1960.

Terzo pensiero: fame. Thè, Spremuta, pasta diplomatica, pasta di frutta, banana. Il caffè non ho voglia di farmelo. Ci pensa la groupie. Meno male. Ci verso anche uno spruzzo di Southern Comfort…non sono nemmeno le otto, ma non importa, sono un uomo di blues, se la dispepsia mi lascia in pace io il Southern Comfort lo bevo quando ne ho voglia.

Quarto pensiero: raccolta differenziata rifiuti, sfamare i gatti, fare la rotta. Moonboot, sciarpa, cappello. Il sacco bianco per la plastica, il contenitore verde delle lattine e del vetro, il contenitore marrone dell’umido, il contenitore blu della carta, il contenitore nero del secco non riciclabile. Il tutto posizionato con assonanza cromatica  (il nero e il blu naturalmente vicini) sul ponticello. Il gatto Patuzzo non si vede, sono settimane che torna a casa ogni due / tre giorni con sempre una ferita in più. ..ama fare a botte il ragazzo. Spavve, Raissa e Ragni si strusciano alle mie gambe,benchè la ciotola dell’acqua fosse in garage, c’è un velo di ghiaccio sulla superficie dell’acqua. Pala e per un’ora libero il cortile dalla nuova neve.

Girozolo intorno al posto in riva al mondo, il cielo è velato, un sole magro come me cerca di affacciarsi, una densa foschia confonde il cielo con la neve, nei campi parecchie orme di lepri.

(Borgo Massenzio white haze – foto di TT)

(Borgo Massenzio: in the icy – foto di TT)

Quinto pensiero: L’Inter. Come Leonardo lo scarso (ops…scorso) anno in una settimana il principe Ranieri ha sputtanato l’ottimo lavoro fatto negli ultimi due mesi: fuori dalla Coppetta Italia e in campionato da potenzialmente terzi a quinti con distanze ormai siderali dalla squadra innominabile,  quella col presidentino dalla faccia poco intelligente che ieri ha dichiarato con orgoglio “Giraudo è come un padre per me”. Oggi siamo a Roma, contro una squadra che mi è sempre stata simpatica, malgrado le zuffe degli ultimi anni. Anche Luis Enrique mi è simpatico, ma dobbiamo vincere… come sempre capita da quando Josè se ne è andato, ho una grande insicurezza a tal riguardo. Beh, cambio album di Etta James, mi serve qualcosa di meno morbido. A pranzo un cinegiappo e poi vediamo che succede.

……………………..

SEDICI SOTTO ZERO BLUES

3 Feb

Dopo un paio di giorni bloccato a casa per neve e febbre fredda mi metto in macchina direzione Stonecity. La stradina del posto in riva al mondo è una pista da bob, mi muovo lentissimo. Il termometro segna ancora la temperatura del garage: 0 gradi. Inizia poi a scendere man mano che la blues mobile si infila nella cuffia di freddo che avvolge la pianura: -3 – 5 – 7. Un paio di km e sono a Gavassa: -12. In macchina RADIO CAPITAL, le news, gli speaker piuttosto in gamba e la musica quasi sempre gradevole (ore 08,15 Le Orme…mica tanti i network commerciali che sparano quella roba nel primetime). Esce il sole, la tangenziale è pulita, così come la Emily Road ma le strade meno battute sono lunghe piste bianche. Lo spettacolo è bellissimo. Riprendo strade di campagna, si viaggia a 30 all’ora mica di più. BATH, LITTLECOURT, SAINT DONNINO, circumnavigo la tenuta Spalletti …il termometro tocca i -16.

(Near the Spalletti’s Estate – Saint Donnino – foto di TT)

(16 below zero – foto di TT)

Oh, non me lo ricordavo un freddo così. E’ un freddo pulito, sano, un freddo che sembra disinfettare le cattiverie del mondo.

(Stonecity’s outskirts today – foto di TT)

(Stonecity: James Puccini boulevard – foto di TT)

A Stonecity i cm di neve sono almeno 50, trovare uno spazio dove parcheggiare le macchine non è semplice, ma non mi danno l’anima, è davvero tutto così bello che non mi pesa nemmeno troppo recarmi in ufficio con un sacco di lavoro arretrato da fare. Un thé, una bella fetta di panettone, tre mandarini, seleziono THE SMOKER YOU DRINK THE PLAYER YOU GET di JOE WALSH dal disco fisso e le due casse Creative del PC iniziano a soffiare bella aria sonora. Mi metto al lavoro.

And me, I’m feeling fine
Still get lonely
I don’t mind

NEVE CHE SCENDE BLUES

1 Feb

Ieri sera: esco dall’ufficio alle 17 non tanto per la neve che dalla mattina ha iniziato a cadere ma perché sono sotto i colpi di una febbre fredda che mi prende alle ossa. Mi sento a pezzi, la schiena mi duole, il costato mi duole e per non farmi mancare nulla anche l’animo mi duole. Strano, di solito la neve distende i miei blues, li rende lievi. In questo tardo e scuro pomeriggio di fine gennaio va in questo modo, così invece che ascoltarmi qualcosa di più consono, qualcosa che si allinei allo spettacolo della neve che scende…che so, l’ultimo di KATE BUSH, il digipack violetto di AT LAST di ETTA JAMES o il disco di KOSSOFF KIRKE TETSU RABBIT mi sento COMEBLACK, l’ultimo degli SCORPIONS, versione giapponese of course.

Hard rock dalle velleità moderniste,  vecchi successi rifatti e un po’ di cover. Metallo teutonico, niente di che, ma neppure malaccio.

Sulla Emily Road all’altezza di Herberia l’anima mi va in pena, c’è un non so che di indefinito che mi ottenebra, ho messo le gomme termiche al mio cuore, ma fatica a tenere la strada. Un senso di fastidio, di insoddisfazione, di mancata chiusura del cerchio nei rapporti con le persone. Mi rinchiudo dentro una armatura d’ indifferenza. Cerco di uscirne guardando la neve che scende, pensando al mio nuovo Samsung Galaxy S Plus col collegamento internet, canticchiando l’ultima canzoncina che ho scritto…NEVE CADRA’, ma poi la penso lì chiusa nel cassetto…chissà se mai uscirà, così cambio pensiero, anzi annullo il pensiero e mi metto ad osservare la strada, le macchine, il ritorno a casa delle persone sotto la neve.

(Herberia city lights in the snow – foto di TT)

10/20/30 km l’ora…non di più, a LA MAISON volto lo sguardo a destra, a bordo strada scorgo un negozietto fuori dal tempo, un ripara televisori…vedo uno televisore grossissimo, immagino fine cinquanta inizi sessanta, con lo schermo bombato di un colore verde marcio/grigio che mette paura, lo vedo questo omino in una specie di tuta blu ad aggiustare vecchi apparecchi…è un salto nel tempo di qualche decennio.

Un’ora e quarantacinque per arriva nel posto in riva al mondo. Un doccia calda, tagliatelle in brodo e un film su sky. Chiudo le finestre, nevica.

Stamattina apro le finestre, nevica.

(Domus saurea’s windows – Foto di TT)

Brian è tappato in casa, Sarwooda mi avvisa che difficilmente riuscirà a raggiungere l’ufficio. Sento Lakerlit, mi dice che lei ormai è arrivata ma che a Stonecity ci sarà mezzo metro di neve. Scendo a dare una occhiata alla situazione. Uhm, mi sa che stamattina sarà dura andare in ufficio anche per me. Mica facile uscire dal posto in riva al mondo quando nevica abbondantemente.

(Mica facile uscire dal posto in riva al mondo – foto di TT)

Non sono ancora a posto ma un giretto intorno alla domus saurea me lo faccio, seguo l’irresistibile istinto di perdermi nella campagna mentre nevica, cercando di replicare con la mia ridicola scenetta, le gesta di JEREMIAH JOHNSON.

(Feel like Jeremiah Johnson – Tim Tirelli lost in a snow daze – foto di LS)

Non posso stare fuori a lungo, non sto ancora bene, sento ancora qualche acciacco e non voglio rischiare, ma assaporo il candore che la neve mi infonde nel cuore. Non posso fare la rotta in queste condizioni così ci arrangiamo chiedendo al vicino – che è lì fuori col suo trattore – se può dare un colpo anche  qui da noi. Lasàurit e Leo (che vive qui sotto) controllano le operazioni. Leo gli chiede più volte quanto gli dobbiamo per il disturbo, Borziani risponde:

Se et vee ancora avanti a vegn zo’ e at dag” (Se vai ancora avanti vengo giù e te le do). Sorrido, la rude fratellanza contadina è uno spettacolo.

Do una occhiata alla posta, ai messaggi, a facebook, ai vari forum che di solito frequento. E’ tutto un ribollire di lamentele da parte di gente che non sopporta la neve e che non tollera quelli a cui piace. Mi sorprendo sempre di questa rigidità, di questo ripiegarsi su se stessi, è il mondo che deve adattarsi a noi e non viceversa…certo. Capisco che a uno non possa piacere la neve (anzi non lo capisco proprio) ma perché prendersela con noi che invece la amiamo? Non siamo mica noi che la facciamo cadere. Noi prendiamo quello viene, se nevica siam contenti ma cosa c’entriamo noi…magari fossimo così potenti da influire sul tempo. Alla minima difficoltà andiamo in tilt, certo… devo fare la rotta, mi si sporcano le scarpe, ci metto due ore ad arrivare, stasera devo uscire, non posso muovermi…che arroganza, che poca lungimiranza, l’individualismo come unica forma di pensiero…d’inverno c’è troppo freddo e c’è la neve, d’estate si muore dal caldo, in primavera guai sei piove un giorno, l’autunno fa schifo…mai che si riesca ad avere uno sguardo d’insieme, mai che si riesca a posizionare l’essere umano nella giusta prospettiva. Bah, meglio non pensarci…meglio guardare dalla finestra la Borgo Massenzio Skyline, godere di questo meraviglioso manto bianco che per un giorno o due riesce a coprire tutto il casino del mondo…mentre dallo stereo CHRIS REA canta I WILL GO ON…

I got a cold grey morning,
waiting for me
I look out my window,
sure don’t like what I see
seems like the devil himself
is singing my song
but I pick myself up
and I will go on.
 
Black dogs are howling in the wind and rain.
seems like the devil himself
is callin’ my name
but I can’t never give up
no matter how long
so I pick myself up
and I will go on
so I pick myself up
and I will go on.

There’s thunder on the mountain.
there’s a wild storm at sea
but when I think of your sweet love
it means nothing to me
so I will never give up
no matter how long
I pick myself up
and I will go on
pick myself up, yeah
and I will go on.
 

FIERA DEL DISCO MONEY BLUES

22 Gen

Appuntamento alle 13,30 davanti alla cassa parcheggio. Uno dei pochi momenti in cui la fila alle casse è di pochissimi metri. Solo Jaypee si presenta (insieme alla sua groupie Labetty), gli altri illuminati del blues sono persi in altri blues appunto. Benché l’anno sia iniziato in modalità risparmio, oggi sono deciso a spendere almeno 100 euro. Lasàurit si eclissa nella zona fumetti (altri arretrati di Julia) e solo sporadicamente torna a verificare che io non sia steso sullo stand delle Japan Limited Edition.

(Tim on the prowl – foto di LS)

Jaypee va e viene, gira col suo fare da bassista rock riservato. Sono davanti ad uno degli stand più interessanti, quello di quel tipo di Pisa, pieno di ristampe digipack di gruppi anche particolari. Ci vediamo ogni anno. Kraut rock, progressive italiano, ristampe Repertoire, folk psichedelico inglese…tutta roba fine sessanta-inizio settanta. Son lì che con gli occhi mi mangio tutte quelle edizioni quando si avvicina un tipo. Uno di quelli che probabilmente vanno a tutte le fiere del disco del nord Italia; col tipo di Pisa c’è una rapporto tipo spacciatore cliente. Il tipo cliente è piccolo, calvo, un po’ così…da l’idea di essere uno di quei disperati da progressive inglese di seconda fascia. Quello di Pisa gli fa “Pensavo non venissi più” e lui “No, è che ho tardato a giocare a biliardo”. 

Uhm, fino a poco fa giocava a biliardo e adesso sta maneggiando dischi di ROBIN TROWER e special edition dei WISHBONE ASH. Passa per lo stand Sandro del Kata, un saluto e deve scappare da Lorry che ha uno stand nell’altra ala dedicata all’elettronica.

Jaypee torna da me quando ho già effettuato la mia scelta: AFFINITY, BLACK WIDOW e la versione 40th anniversary serie di IN THE WAKE OF POSEIDON dei KING CRIMSON. Poco più in là Labetty valuta vinili di DAVID BOWIE e Jaypee si prende una digipack edition dell’ultimo di JOE BONAMASSA.

(Jaypee & Tim alla fiera del disco – foto di LB)

Riperdo di nuovo tutti mentre entro in zona stand stranieri, quelli con un sacco di bootleg. Uno stand promette sconto del 50%, così mi piglio tre bootleg dei LED ZEPPELIN in versione digipack a prezzi accettabili. Nello stand di fronte resto mezzora. Valuto se spendere altri 200 euro circa in cofanetti bootleg e altri soundboard dei LZ, ma riesco a resistere…non sono tempi facili questi. Un giro nell’ala dedicata all’elettronica, acquisto di DVD+DL printable della Verbatim e poi io e Lasaurit usciamo.

Un salto da Brian, ancora barricato in casa. Gli facciamo il caffè e lui ci parla interrottamente per un’ora. Lo salutiamo e ci dirigiamo di nuovo verso il posto in riva al mondo…stasera c’è Inter-Lazio e verrà Dennis appena rientrato dalla Cina.

(Brian e Tim – foto di LS)

 Ripenso ai 96,50 euro spesi per sei cd.  Cinque di questi li avevo già naturalmente ma le digipack edition oramai mi sono necessarie per vivere. Gli AFFINITY sono una piacevole scoperta, tra l’altro vi partecipa anche JOHN PAUL JONES con un paio di arrangiamenti. Li sto ascoltando mentre mi infilo la felpa da partita, ormai è il momento.

(Gli acquisti di oggi – foto di TT)

Il nuovo rasoio di Brian e il freddo che lo costringe in casa

21 Gen

La dottoressa di Brian ha sconsigliato di farlo uscire, in questi giorni freddi pieni di neve di nebbia un ottantaduenne è meglio che stia in casa. Brian ha preso la cosa alla lettera, non vuole rischiare nulla e resiste in casa con ardore. Sta cercando di illudersi di avere la febbre e il raffreddore così da dar più pathos alla cosa. Osserva dalla finestra i vari episodi di neve di nebbia che si abbattono su Mutina: nel cielo tra la nebbia cerca di spuntare un sole pallido ma cristalli di nebbia e inquinamento cadono come se fosse neve. Mentre andavo da lui stamattina all’altezza di uno svincolo della tangenziale sembrava ci fosse una piccola bufera. Stranezze del tempo.

Nella borsa con me ho un nuovo rasoio. Ieri Brian mi chiama in apprensione perché il suo vecchio apparecchio non funzionava più e mi dice “Tim, a sun in dal to mani (Tim sono nelle tue mani)”. Mi reco al Grua di Stonecity. Il commesso mi spiega le varie tipologie, mi da consigli, io ascolto attentamente ma poi decido di prendere quello per cui fa la reclame Josè Mourinho. Quanto influisce sulla mia vita quell’uomo. Sigh.

Arrivo da Brian, non dovendo andare a Ninetyland possiamo fare tutto con calma. Gli faccio vedere la scatola del rasoio, subito non capisce, legge qualcosa e fa “Brian?”. Interpreta a suo modo la marca dell’oggetto…Braun.

Ho qualche pasta con me, e la caffettiera. Gli preparo la colazione. Come al solito non stringo a sufficienza e delle gocce di acqua marrone fuoriescono dalla parte centrale mentre il caffè inizia ad eruttare. Il fornello di Brian si sporca ben bene e lui mi fa “Beh, al stà ben tot colorèe (Beh, sta bene tutto colorato)”. Brian è in forma stamattina.

Lo lavo, gli asciugo i capelli, mi assicuro che usi il colluttorio, lo vesto e gli insegno ad usare il nuovo rasoio. Uno di quelli a batteria e senza filo…Brian si sorprende e mi dice  “Sei l’uomo del progresso”. Brian si fa la barba, si gasa col nuovo oggetto. Lo spegne e lo accende più volte, così, tanto per fare. Si fa la barba e poi si stima e mi dice “Ho dieci anni di meno e vai col rock”.

(Brian, sbarbato e ready to rock – foto di TT)

Lettura dei giornali. La Repubblica per Brian (che negli ultimi anni ha fortunatamente soppiantato il Resto del Carlino) e Il Manifesto per me.

Brian “Tim, ma cuma sòmmia mès con l’Inter?” (Ma come siamo messi con L’Inter)

Abbastanza bene, Brian, ci stiamo riprendendo“.

Brian “Speròm”.

Mi piace vedere Brian in forma, che ancora tira avanti contro questa porca vita. Verso mezzogiorno lo lascio, pranzerà con mia sorella. Mentre me ne vado mi commuovo un po’, nonostante i nostri alti e bassi nel corso della vita, voglio bene al mio vecchio. Lo guardo mentre sorridente chiude la porta e mi dice “Ciao Piròn bel”.

TUNDRA BLUES

19 Gen

Fatico ad alzarmi, sono in arretrato col sonno, come quasi sempre. Alzo la tapparella e vedo la tundra. La galaverna ha decorato tutto, una manto di gelo da diversi giorni copre l’Emilia. Deve fare un freddo cane anche oggi. La groupie è già uscita, inizia a lavorare poco dopo l’alba, noi a Stonecity ce la prendiamo più comoda. Mi analizzo l’animo…uhm, temo sia in modalità tundra anch’esso. Non faccio colazione. Ripenso a REAL – BARCA di ieri sera … ancora una volta la truppa di Pep Guardiola le ha suonate agli eroici cavalieri di Mou. Mi imbacucco ed esco. Con me esce anche la gatta Ragni che si era intrufolata in casa prima e che per un’oretta si era accovacciata sul divano. La campagna lascia trasparire a fatica il colore della terra o il verde di erba ed alberi, è tutto gelato.

(Galaverna a Borgo Massenzio – foto di TT)

Metto in moto la blues mobile, faccio due passi intorno al posto in riva al mondo, non è affatto male l’effetto cristallizzato, i campi poi regalano un freddo senso poetico, hanno una sorta di fascino spoglio, un senso di vuoto di una certa eleganza.

(Frosty meadows in Borgo Massenzio – foto di TT)

Siamo qualche grado sottozero, mi viene in mente la scena in cui il Dottor Zivago si ritrova con Lara, la sua amante, in quella villa tra gli Urali nella morsa del ghiaccio.

In macchina… campagna, tangenziale, Emily Road….cerco di scaldarmi l’animo, ci provo col cd audio di ROLLING STONES SOME GIRLS LIVE IN TEXAS 1978. Come detto sono in modalità tundra, mi sembra di essere indifferente a tutto, potrebbe cadere un asteroide qui mentre svolto costeggiando la vecchia scuola di BATH (la scuola elementare che frequentò Brian) che mi limiterei ad osservare la scena. Nemmeno lo sbilenco e cazzuto chitarrismo di Keith Richards mi smuove, lo sento lì nell’altoparlante di destra, mentre in quello di sinistra mi infastidisce quello di Ron Wood. Per migliorare l’umore mi dovrei trovare adesso con Picca, Liso e gli altri illuminati del blues a far colazione con spremute d’arancia, uova sode, thé, biscotti, caffè e un mezzo dito di southern comfort, magari alla domus saurea, nella stanza dello stereo a discutere indifferentemnete di japanese paper sleeves edition o di universi paralleli mentre JJ Cale canticchia qualcosa in sottofondo.

Invece arrivo a Stonecity, apro l’ufficio, come sempre sono il primo ad arrivare, mi faccio un thé, una fetta di panettone, due mandarini e mi perdo nei miei pensieri. Sarwooda vuol provare la mia nuova macchina fotografica digitale, mi scatta un paio di foto…le guardo e mi riconosco, lì in ufficio con la mia solita faccia blues…

(Tim Tirelli in the office – foto di Sarwooda)

I termosifoni sono a manetta, ma l’ufficio è grande e freddo, il termometro segna 17,4. Penso a PIOVE STAMATTINA, un mio blues che Lorenz mi ha aiutato ad arrangiare: “nove sottozero e il mio cuore fa cric croc, stamattina io non esco so che non ce la farò”, già… stamattina era una di quelle mattine da starsene a casa.

Uno dei vantaggi di essere uno dei titolari del posto in cui lavori è quello di avere un ufficio proprio e una certa libertà, così davanti al computer, clicco sul programma VLC media player e faccio partire in modalità random la cartella di file musicali che avevo preparato e messu su chiavetta USB per la groupie. Parte HONEY CHILD della BAD COMPANY…è un segno…il caldo Hard Rock dei miei beniamini è uno schiaffo affettuoso che in qualche modo mi risveglia. Mi metto a lavorare. (Ma che fatica…).

Brian on the phone

17 Gen

Al lavoro, metà pomeriggio. Mi chiama Doc per una delle solite nostre chiacchierate. Il nuovo Mac che si comprerà, gli ultimi cd acquistati, farà mai uscire un nuovo album Jimmy Page?, la telefonata che mi fece dalla Val D’ Aosta nel 1993 affinché io per telefono gli facessi ascoltare in anteprima il riffettino di SHAKE MY TREE dall’album COVERDALE-PAGE allora in uscita…insomma cose da Led Heads. Sul cellulino mi chiama Brian: “Allora stai arrivando?” “No papà, ti stai confondendo, ti avevo detto che ci saremmo sentiti nel pomeriggio, non visti. Ti chiamo dopo”. Saluto Doc e richiamo Brian.

(Brian, the one and only – foto di TT)

Ciao Brian, eccomi qui. Ti eri confuso. Sai che io lavoro e che non posso mica essere sempre lì”

“Ah, sì, hai ragione scusa”

“Senti Brian, ti saluta Doc? Ti ricordi il mio amico avvocato di Milano?”

“Mah, mi pare. Avvocato? Vacca boia. Ma el un mudnès cal lavora a Milàn?” (E’ un modenese che lavora a Milano?)

“No Brian, è un milanese.”

“Ah milanese…ma…ma come vi siete conosciuti?”

“Per i Led Zeppelin”

“(con il tono di chi ha scoperto il mistero della vita e dell’universo) Ah, la musica…la musica. Vacca, i Ledd Seppelin…l’è vera, i Ledd Seppelin. Gimme Peig, Gion Bona, si erèn fort. Ciao Piròn bèl

“Ciao Brian.”

MILAN – INTER 0:1…perché la vita è meravigliosa.

16 Gen

Un po’ cotto da una domenica con Brian e da alcune beghe famigliari, mi metto davanti a Sky con trepidazione. Mario mi chiede un pronostico tramite sms, non mi piace non rispondere alle domande precise, ma non riesco, non so cosa pensare dell’Inter post Mourinho, non sono mai sicuro di niente, e oramai son due anni che vivo così. Il risultato è che ho passato novanta minuti teso come una corda dell’archetto di violino di Jimmy Poige, sottoposto alla stessa pressione di quando il Dark Lord lo sfrega sulla chitarra per interminabili minutiu durante l’esecuzione di DAZED AND CONFUSED…

Poco dopo l’inizio segna Thiagone con un bel colpo di testa, annullato per fuorigioco. Il goal era invece regolare ma rimango immobile pietrificato dalla tensione, non maledico nemmeno il guardalinee. La partita prosegue… il cuore mi batte forte. Mi chiedo se vale davvero la pena seguire il calcio se devo viverlo così, un patema d’animo continuo. Mi rilasso solo quando siamo 5 a 0, quindi quasi mai. Non è un bella gara, ma l’Inter pare avere tutto sotto controllo, mi pare solida e come si dice in questi casi, concreta. Il Milan colpisce una traversa. Poi Zanetti, il nostro Iron Man, scende sulla destra, si beve due rossoneri crossa al centro, Abate come dice Scarpini diventa Raul Casadei (il re del liscio) il prinsipe Milito stoppa la palla fuori dall’area poi fa una delle sue solite giocate e con precisione batte il portiere del Milan che non cito viste le sue ignobili preferenze politiche. Non riesco a far altro che battere le mani una volta una contro l’altra.

Mario: “Guarda sono euforico, loro hanno fatto un tiro in porta. Grazie ragazzi è bellissimo continuare il sogno”.
Dennis (che mi scrive dalla Cina): “Siamo l’Inter più forte di tutti i tempi, Ranieri è il più grande. Qui siamo in un miliardo e mezzo in strada con i clackson a balla, Viva il comunismo interista.”
Doc: “Beh, le note di Kashmir poi…come godooooooo!!!! Che bello essere interisti. Dio dio dio (credo intenda Page, ndtim:-) che bello.”
Vado sul sito di Settore (http://settore.myblog.it/)…divertente come sempre.
Ormai è l’una passata, meglio che vada. Stanotte ho deciso di dormire con la mia felpa preferita…qualche pagina della biografia di Keith Richards che sto leggendo, qualche sospiro pensando a Milito e poi giù a dormire. Ah, che c’è di meglio…il rock and roll e l’Inter che vince (un derby). Stasera la vita è meravigliosa.
(la mia felpa preferita – foto di LS)

Tim come Keith Richards? – Brian – La Fonte d’Abisso – L’inizio dell’attesa pre derby

14 Gen

Neanche le otto e sono già in macchina Brian bound. Tre gradi sottozero, io che non sono ancora sveglio del tutto, due chiacchiere sulla situazione economica generale col benzinaio di Gavassa, lo strano fenomeno della nebbia che mi passa sopra a due o tre metri da terra per poi ridiscendere verso Magpie Place Mill.

(nebbia a Magpie Place Mill)

C’è SOME GIRLS sullo stereo. Ripenso ad una espressione che fece Tommy anni fa, nominai l’album in questione, lui assunse una espressione di beatitudine ed esclamò “Ah, le chitarre di Some Girls“. Sì, in qualche pezzo le due chitarre si fondono a meraviglia, ma mi sorprendo nel riscoprire che nei pezzi rock sono quasi inascoltabili, uno scatenazzamento indistinguibile. Ancora una volta maledico Ron Wood.

In tema Rolling ripenso all’altro giorno: stavo prendendo un caffè in compagnia del mio collega JL quando questi mi fa “Ma senti Tim, sei tu vero nella foto che c’è nel tuo Winter Album?” JL è un discreto amante della musica rock, ma è un po’ troppo giovane per distinguere il KEITH RICHARDS negli anni settanta dietro a degli occhiali da sole. Sorrido e mi lascio scappare un “Magari, JL, magari”. Per un momento mi gaso anche, essere paragonato a Keith Richards nel momento del suo maggior fighinaggio mi riempie di orgoglio, ma poi, cerco con la mente una immagine di me da giovane, rammento una foto e capisco che proprio non posso competere (ma in definitiva, chi può competere con il Keith di quegli anni?).

(Il fighissimo Keith Richards negli anni settanta)

(Tim Tirelli come KR? Nah.)

Nella nebbia il tempo si dilata, finisce Some Girls e metto su ROCK THE HOUSE LIVE degli Heart. Certo non sono quelli degli anni settanta, ma certi pezzi me li sento volentieri.

E’ poi la volta di TRASLOCANDO (prodotto da Ivano Fossati) di LOREDANA BERTE’. Mi son preso il cofanetto economico  ORIGINAL ALBUM SERIE, i suoi  5 album più riusciti. Chi ha la mia età è cresciuto ascoltando nei juke box, per radio e per tv le sue canzoni. Io le ho spesso trovate gradevoli e Loredana era un tipetto mica male oltre che gran figa. Mi chiedo cosa direbbe Polbi se fosse qui con me…gli HEART periodo commerciale e Loredana Bertè. Temo si butterebbe giù dalla macchina.

Trovo Brian già vestito, non ricordava che avrei dovuto lavarlo, si rammarica di perdere colpi…non deve essere facile trovarsi vecchi e un po’ spaesati. Non sono disposto benissimo ma cerco di rassicurarlo e di tranquillizzarlo. Gli asciugo i capelli, lo aiuto a vestirsi, a sistemarsi il maglione, la sciarpa, il giaccone…il mio vecchio mi fa tenerezza. In macchina come spesso succede Brian prende quota, il solo pensiero di veder gente, di chiacchierare lo rende euforico. Lo porto a fare le sue giocatine al superenalotto in centro a Ninetyland e poi al K2 per il solito caffè con pasta.

(Brian e sullo sfondo la Abbey of Thelema..ehm, of Ninentyland – foto di TT).

Passo da Lasìmo a prendere ancora un po’ di mie cose e poi sosta al minibar. Pizzetta e spremuta, due parole sul derby di domani sera con Angelo.Verso mezzogiorno riporto Brian all’ovile. Due chiacchiere padre-figlio, un occhio a Repubblica e poi me vado.

Vedrò Brian anche domani, mi sembra felice della cosa. “Ma chi fa da magnèr Tim?” “Ci penso io, Brian, non ti preoccupare, vedrai che leccornìa che ti preparo.” “Brèv” mi dice Brian. Poveretto, ancora non sa che non saprò fargli altro che Quattro Salti In Padella.

In centro a Mutina mi soffermo davanti alla FONTE D’ABISSO. Questa semplice fontanina mi affascina. FONTE D’ABISSO…noi uomini di blues di abissi ne sappiamo qualcosa…

(La Fonte D’Abisso e Piazza Roma – foto di TT)

Incontro Julia, come sempre finiamo per parlare di cose profonde. Mi viene in mente un libro di Dan Brown, dove si racconta di studi circa la possibilità di far accadere certe cose se molte persone pensano quella cosa contemporaneamente. Mentre torno mi chiama Dan, mi scuso per il 5 a 0 di sabato scorso. Parliamo degli SHEEPDOGS, un gruppo che dovrebbe battere più o meno le stesse strade dei nostri amati TISHAMINGO…

Il pensiero del derby di domani sera si fa sempre più pressante. Ho paura e non mi piace aver paura delle altre squadre, soprattutto del Milan e della J**e. Ripenso all’ultimo derby, qualche mese fa, c’era Leonardo in panca, ero fiducioso, ci siamo beccati tre pappine. Inizio a tremolare. Penso a qualcosa di allegro..I misteri di CAZZENGER di Crozza ad esempio…il mistero del carrello della spesa: è vero che ne esiste uno che va dritto?

A pranzo mi sparo una Corona e a fine pasto correggo il tutto con tre dita di Southern Comfort…posso finalmente crollare sul divano e sognare bandiere nerazzurre al vento. Forza ragazzi, regalatemi un sogno, cazzo.

9 gennaio 2012: mi è arrivata la DEATH WISH II Collectors Edition, Jimmy Page compie 68 anni e Tony Iommi non sta bene.

9 Gen

Oggi Jimmy Poige compie 68 anni, con Doc come sempre ci scambiamo gli auguri di Natale. Anche Picca ci si mette, mi manda un’email con la foto che ho messo qui sopra e con scritto “Buona Natività”. Poi mi lamento se qualcuno continua a prendermi in giro per la passione che ho per i LZ.

Stamattina sono stato in posta a Stonecity a ritirare DEATH WISH II COLLECTOR EDITION in vinile. Ho la copia numero 485/1000. L’imballaggio è da terzo mondo, mi chiedo come siano messi quelli che gestiscono il merchandising di Page, anzi mi chiedo come sia messo Jimmy Page, visto anche che l’album dei ricordi che appare quotidianamente sul suo sito contiene errori grossolani. Ora dovrei parlare di questa nuova ed esclusiva edizione, Filippo su facebook mi manda ogni tanto un messaggio a tal proposito…ma non riesco ad aprire l’articolo in questione e a metterlo sul piatto. Il retro copertina è diverso rispetto all’originale del 1982, so che le note interne sono aggiornate, vedo che c’è un pezzo in più intitolato MAIN TITLE…ma non riesco a tagliare il cellofan, sono bloccato…e sono preoccupato: non sono mai stato così, ho sempre “vissuto” queste genere di oggetti ma adesso non ce la faccio. Me lo passo tra le mani, do una occhiata al documento allegato … intestazione con simbolo JP, col nome Jimmy Page, numero dell’ordine, data della spedizione, Shipping Address Stefano Tirelli etc etc…ma nulla da fare, non lo apro. Ho fatto una veloce ricerca in internet ma non ci sono foto nè clip relativi a MAIN TITLE su youtube. Magari è il MainTheme che gira già da un po’ ma…

Tutte questo mentre apprendo che a Tony Iommi hanno diagnosticato un cancro http://www.classicrockmagazine.com/news/iommi-has-early-stages-of-cancer/.