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I Jethro Tull a Boretto, Liga al Campovolo (black mood for a day) e le seppioline della Patty

17 Lug

Venerdì sera al LIDO PO di Boretto a vedere i JETHRO TULL. La location è di tutto rispetto, molto blues, ma indicativa del livello in cui si sono cacciati oggi i Jethro Tull, ovvero Ian Anderson, Martin Barre e altri tre tizi di cui nessuno sa nulla. Sono lì con Suto Sutovich detto anche Sutus, il chitarrista dei Tacchini Selvaggi,la bassista degli stessi, Lasàurit, Mimmo e Lapatty. Ci godiamo per un momento il lento scivolare dell’ Old Man River: il tramonto, le barche ormeggiate, quel sapore da Mississippi o come dice Suto da Mississippo.

(Sutus & Tim down by the river – Boretto 15/7/2011 – Foto by LS)

(Old man River – Boretto 15/7/2011 – Foto by TT)

Entriamo e ci mettiamo a sedere…meno male alla nostra età i concerti in piedi sono ormai insopportabili. Suto mi racconta di quando vide i Jethro nel 1973 e sempre nello stesso anno gli EMERSON LAKE AND PALMER e altri gruppi storici…io sospiro…gli ELP nel 1973, sigh.

(Il misero palchetto dei Jethro a Boretto – Foto by TT)

Sentire Giovanni D’Andrea – IAN ANDERSON – suonare il flauto e la chitarra acustica è sempre una emozione, così come immergersi in quella manciata di canzoni con cui siamo cresciuti (THICK AS A BRICK su tutte); Martin Barre dal canto suo è ancora un signor chitarrista. Detto questo occorre aggiungere che Anderson fatica a reggere con la voce, il tastierista ha dei suoni orrendi  da band sfigata e che il batterista rovina tutto con il doppio pedale. Doppio pedale nei Jethro Tull, ma siamo impazziti? Sta andando tutto in malora. Questo è un segno evidente dei decadimento culturale della musica. ‘Sti cazzi di doppi pedali, di influenze nefaste di band insopportabili come i DREAM THEATER, di spettacolarizzazione di virtuosismi inutili e dannosi.

Ci sono anche un paio di astronauti, un italiano e una americana che ha duettato dallo spazio col flauto con Anderson. Fanno naturalmente BOUREE’ e tutto decade ulteriormente in un teatrino di dubbio gusto. Mentre i Jethro portano avanti il loro spettacolo mi accorgo che non ho provato un brivido (a parte per THICK AS A BRICK), che me ne sto fermo come una statua di marmo, che non reagisco. In un paio di momenti mi appisolo anche, in altri scambio sms col mio amico chitarrista Paolino Lisoni e con mia sorella Lalalli. Magari il gruppo è ancora dignitoso (ma siamo al limite) …di certo è noiosetto.

Dietro di me ci sono un paio di “esperti”, quelli che perché hanno qualche sballatissima nozione rock si sentono in dovere di pontificare…li sento dire: “spettacolari“…”ma ci sono ancora gli Whitesnake?” “Certo, pensa che mio figlio quando si è sposato ha voluto che suonassero in chiesa IS THIS LOVE mentre entrava la sposa…sai quel pezzo lento che fa.…(starnazza come una gallina mentre tenta di replicare la melodia di Coverdale)“…”Sì, io so tutto, mi tengo aggiornato con Metal Hammer”, “..sì, la Fender è un’altra cosa“, “Ritchie Blackmore ha un carattere impossibile“…” Eh, I Led Zeppelin“…tendo l’orecchio …per fortuna non aggiungono altro. “(rivolto al concerto dei Jethro) Entusiasmante.” Penso a Picca, ah se solo fosse qui con me, basterebbe lo scambio di uno sguardo per quietare il mio animo. Guardo la gente intorno, non aspettava altro che il riff di AQUALUNG. Non importa come sia messa la band, se la proposta musicale sia valida o no, chi c’è in formazione, l’importante è il rff di ACQUALUNG e fare una foto col telefonino. Mi sento incompreso. Per fortuna ho accanto a me Lasàurit e Suto Sutovich e poco più in là MENNY, che incontro oggi per caso proprio qui, oggi che per entrambi è un anniversario molto doloroso…e così idealmente faccio un brindisi agli amici assenti.

Sabato mattina: benché gli avessi chiesto di evitare, Brian mi sveglia con una delle sue telefonate all’alba. In settimana abbiamo avuto la conferma che la sua maruga perde qualche colpo, quindi a maggior ragione cerco di non alterarmi. Alle 8,30 sono da lui, solite incombenze e alle 10 siamo a Ninetyland. Gestirlo diventa sempre più problematico e pensando al futuro … lo vedo solo a tinte fosche. Al K2 incontriamo la Rina, un ex collega di mia madre, anche lei in là con gli anni. La Rina è sola e mi chiedo chi si occuperà di lei quando non sarà più autosufficiente. Le offro un caffè.

Fermata come di consueto al Minibar, i fedeli avventori del sabato sono più carichi del solito…entriamo e riceviamo un’ovazione simile a quella che Liga riceverà questa sera appena salirà sul palco al Campovolo. Brian è in solluchero (con una c sola!).

(Minibar crew)

(Brian e il crodino del sabato al Minibar)

Ritorno verso la black (and blue) country, ma prima devo fermarmi a Reggio da Labetty di Jay…come se fosse facile arrivarci, oggi c’è il concerto di Liga al Campovolo. Strade chiuse, vigili e organizzatori ovunque, per arrivare al Mirabello mi fanno passare per Parma, cazzo! Beh, non proprio per Parma ma faccio un giro della madonna. Inizio ad incazzarmi. Cerco di ritornare, evito la strada che faccio di solito e che costeggia il Campovolo, ne cerco un altra. Arrivo alla deviazione e c’è un blocco, parlo con un vecchio addetto all’organizzazione che mi dice “possono passare solo i residenti” e io gli ripsondo “appunto sto a Borgo Massenzio“, “ah, bene passi pure” “grazie” a questo punto il vigile che era lì e che ha assistito alla scena mette un transenna, non mi fa passare e mi guarda con la faccia di chi ha un minimo di potere e lo mostra amplificandone i toni…. mi monta un nervoso che so solo io…ho due opzioni: spingere sull’ acceleratore e arrotare lo stronzo o andarmene e cercare un’altra strada. Rimango quindici secondi a pensare e poi opto per la seconda, ma sono incazzatissimo, vaffanculo vigile reggiano di merda e vaffanculo concerto al Campovolo.

Per tornare devo passare per Springfield, in mezzo alla campagna e spero che questa mi calmi un po’, ma è inutile sono In For The Kill. Tolgo il CD3 del cofanetto di Rod Stewart che sto ascoltando e infilo nel lettore BRITISH STEEL dei Judas Priest.

There I was completely wasting, out of work and down 
all inside it’s so frustrating as I drift from town to town 
feel as though nobody cares if I live or die 
so I might as well begin to put some action in my life 

Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 
Breaking the law, breaking the law 

Sono incazzato con tutti, spero di non incrociare preti, esponenti del PDL, dj, tifosi con la maglietta del colore sbagliato. Quando passo davanti alle chiese bestemmio, mentre incrocio le madonnine erette ai crocicchi di campagna urlo “666 the number of the beast”. Non posso continuare così…mi fermo. Tolgo i Judas, metto SIMON & GARFUNKEL, guardo la campagna e cerco di tornare in me.

(Looking at the country – Springfield- foto di TT)

Arrivo a casa ma sono ancoro scosso, faccio per salire le scale ma dalle finestre del pianoterra escono strane melodie: Leo sta ascoltando dei canti sovietici…mi rilasso.

Alle 17,55 ricevo un sms di Jaypee:

“Non riesco ad andare da Betty, tutte le strade interrotte, hanno persino parcheggiato a Borgo Massenzio per Liga. A morte il rock italiano, viva la Cattiva.”

Lo chiamo, è alterato anche lui, è un’ora che gira per Reggio cercando di raggiungere la sua meta. Gli parlo di Peter Andersen, di Davide Cocconcelli degli Smokers  e di Gregg Allman…Jaypee si placa.

Mi getto sul divano, penso alle seppioline che mangerò stasera dalla Patty e mi placo anch’io.

(le seppioline della Patty)

LORENZ AL RISTORANTE CINEGIAPPO

11 Lug

Son qui che rido con me stesso … sto facendo le mie cose qui in ufficio, sono in modalità silente, un po’ bluesy, non so nemmeno perché, il ventilatore che mi fa compagnia, il rotolo della calcolatrice che svolazza, 100 pennarelli sparsi sulla scrivania …e mi scappa da ridere.

Penso a Lorenz …  ieri a pranzo al ristorante cinegiappo, uno di quei ristoranti a buffet, ti alzi dal tavolo vai verso i banconi e ti prendi quel che vuoi.

Sono lì con i miei spaghetti di riso ai gamberetti, alla mia sinistra Jaypee, alla destra Lorenz, davanti le tre madonne. Lorenz si alza per andare al banco e scegliere chissà quale leccornìa asiatica, noi continuiamo a mangiare e a parlare.

Lorenz sta via più del dovuto. Ritorna ed esclama un po’ contrariato, ” Oh ma com’è? Ero lì che mi stavo mettendo del sushi nel piatto, e uno che era lì vicino attacca discorso e si mette a discutere. Oh, zio can, ma ti sembro uno che ha voglia di parlare?”.

Come direbbe Jaypee mentre imita Homer “Mitico!” :-)

THE SMOKERS, IL BLUES E IL TOUR DE FORCE DELL’AMICIZIA

11 Lug

Venerdì sera appuntamento con Lorenz e Jaype alle Notti Rosse a Villalunga di Casalgrande per il ritorno dei Rats; quel rock italiano non è esattamente il nostro genere preferito, ma Wilko e Lor (rispettivamente cantante-chitarrista e batterista del gruppo) li conosco da 3 decenni e non voglio mancare. Sono stato contento di vedere che anche dopo tutti questi anni la band ha un buon seguito che si ammassa sotto al palco e canta le canzoni. Prima di loro hanno suonato gli SMOKERS, gente del posto: Lorenz mi aveva già parlato del cantante ma non sapevo cosa aspettarmi. La locandina diceva “garage & sixties” e io pensavo “ah, un gruppo adatto a Polbi non a me” e invece mi son dovuto ricredere: la migliore band locale che io abbia visto negli ultimi anni. Il repertorio non supera il 1971, MC5, Neil Young, Creedence, FREE (Fire & Water e The Stealer) e la convinzione della band è commovente. Tutto gira intorno alla figura di DAVIDE COCCONCELLI , cantante e chitarrista ritmico. Daniele ricorda nelle sembianze il RORY GALLAGHER dei primissimi settanta e ha un voce che ti scuote e ti coinvolge sin da subito. Immaginate il PAUL RODGERS del 1969/70. Letteralmente FANTASTICO!

Sabato sera passato con i ragazzi che ogni tanto tornano in città, March non ce la fa e anche Liso da forfait all’ultimo ma gli irriducibili ci sono: yours truly, Sutus (come lo chiama Picca), Picca (appunto), Mixi, Jaypee e Dickey Betts…cioè, Riff. Fritto misto alla Festa Dell’Unità di Gavassa (frazione di Reggio), una di quelle feste dell’unità che tra un po’ scompariranno, fatte in una specie di grande cortile tra alcune case. Atmosfera da vecchia Emilia Romagna etichetta rossa.

(The boys are back in Gavassa)

Prendiamo il caffè alla baracchina del bar e per un momento contempliamo la situazione e riflettiamo sul fatto che la media dell’età  della gente è over 65. Finita questa generazione queste feste spariranno. Ognuno di noi immortala col telefonino la Festa di Gavassa.

(La festa di Gavassa)

(bands a Gavassa)

Verso le 22 ci spostiamo alla House Of Blues: un paio di tavoli, qualche sedia, la cuca (la cocomera), birre fredde, Southern Comfort  e fino alle 02 siamo ininterrottamente a parlare di musica rock. La serata caldissima, i campi di malghetti lì intorno (sì, lo so che li cito sempre), l’odore della campagna che suda e trasuda e Radio Capital che passa gli ZZTop ci portano ad inoltrarci in discussioni sul blues profondo, quello nero, quello che mica tutti saprebbero sostenere una conversazione a proposito.

La notte è nera e stellata, e noi ci appoggiamo sul suo ventre…notte che ci parla di blues e di rock dunque, con  accenti che arrivano fino a tematiche ancestrali e umanistiche. Guardo le facce di Suto, di Mixi, di Jaypee  e di Riff…tutti attenti alle teorie e riflessioni di Picca che sono sempre illuminanti. Lui non vuole che lo dica, ma io credo che Picca sia un genio. Io certi ragionamenti sul rock li ho sentiti solo da lui, ragionamenti che mi lasciano a volte a bocca aperta…e insomma, non è che io sia un rocker alle prime armi. Io dovrei filmarlo Picca mentre si lancia in congetture, storie, studi, ipotesi rock e poi mettere il video su youtube. Poi penso a noi, sei uomini maturi dell’Italia settentrionale (tra l’altro tutti interisti tranne Riff che tiene la Samp) che una sera d’estate in mezzo alla campagna dentro ad un pentacolo formato da ciotole di citronella anti zanzare accese, son lì che parlano seriamente di cose e di musiche successe nel sud degli Stati Uniti 80 anni fa nelle comunità nere. Che cosa potente il blues, che solido ponte temporale … capace di mettere in contatto vecchi ragazzini bianchi del nord italia con degli uomini spesso pericolosi che cantavano dei tizzoni ardenti di canzoni dalle parti di Helena o Rosedale. Ah.

Domenica a pranzo invece appuntamento al ristorante cinegiappo di Reggio con Jaypee, Lorenz, LS, LG e LB. La giornata è caldissima e soleggiata, il gatto Patuzzo è senza forze e comincio ad esserlo anche io. Tre uscite consecutive il venerdì, il sabato e la domenica si fanno sentire. Penso al fatto che sono appunto uscito tre volte con Jaypee questo weekend (e due con Lorenz), un bel tour de force dell’amicizia.

(Pato sfatto dal caldo)

(Tres Hombres: da sx a dx  Jay, Lorenz & Tim)

Gli occhi del demonio e il quadernino di Pol

9 Lug

L’altra sera arrivo nel posto in riva al mondo verso le 20, mi accorgo subito che c’è uno strano silenzio: la casa è deserta, la campagna lì intorno muta, i vicini sembrano spariti, guardo il cielo…mi viene in mente RUN WITH WOLF dei RAINBOW … There’s a hole in the sky something evil’s passing by …. sento che qualcosa o qualcuno mi sta guardando. Inizio ad avere i brividi, un alito di vento caldo mi avvolge i pensieri, scruto tutt’intorno ma non vedo nulla, eppure la sento, c’è una presenza…il maligno? Quasi quasi spero di sì, perché col diavolo ho un conto in sospeso. Mi faccio coraggio, ma vorrei tanto che Lorenz e Jaypee fossero qui. Continuo a sentire due occhi puntati su di me. Sono all’erta, i sensi sono un radar che scandaglia tutto, sento già un odore solfureo, mi dico di non impressionarmi se un essere col piede caprino mi si para davanti, vado in garage, prendo la DANELECTRO e vado incontro al mio destino. Avanzo con fare accorto verso la campagna, lo sguardo dell’essere misterioso mi trafigge, sono vicinissimo, ormai ci sono …  Robert Johnson dammi la forza …  mi inoltro nel campo dei malghetti e…oh, ah, è la gatta Raissa.

(la gatta Raissa)

Un’ora e mezzo più tardi arriva Pol, il cantante. Due chiacchiere tra amici, un ripasso dei pezzi dei BOSTON e due dritte su come scaricare torrent bootleg da Dimeadozen. Subito non ci faccio caso, ma Pol ha con sé un quadernino su cui prendere appunti. Il quadernino sembra provenire dagli anni ottanta, una copertina che non si riesce a descrivere, fogli a quadretti. Mi rendo conto che anche Pol è un uomo di blues.

(il quadernino di Pol)

Un paio di birre (per lui), due nozioni informatiche, CAN’T GET ENOUGH dall’ultimo bluray della BAD COMPANY, il divudì PHOENIX RISING dei Deep Purple mark IV con la discutibile performance di Tommy Bolin al Budokan di Tokyo, A MAN I’LL NEVER BE dei Boston chitarra e voce. Elaborazione di qualche blues doloroso, conferma del fatto che anche per lui QUEL CHE CANTAI è la mia TEN YEARS GONE, riflessioni sulle vibrazioni positive che la CATTIVA COMPAGNIA rinata sta dando a tutti quanti e, alla fine, malgrado il caldo, tisana della sera per entrambi da veri uomini di blues.

(Pol & Tim)

FOR THOSE ABOUT TO ROCK & MALGHETTI BLUES

3 Lug

Venerdì sera Lorenz è venuto qui alla House Of Blues, dopo la cena e una gradita telefonata di Beppe Riva (e scusate se è poco!) io e il guitar hero di Littlevineyard ci siamo messi  più o meno diligentemente a tirar giù ed arrangiare le parti di chitarra di MORE THAN A FEELING e A MAN I’LL NEVER BE dei Boston. Pol, il cantante della CATTIVA COMPAGNIA, vuole farli assolutamente quindi dobbiamo rimetterci al suo volere :-).

(Tim & Lorenz – hard rock blues brothers)

Lorenz stravede per TOM SCHOLTZ e anche io sono legato allo spilungone del  Massachusetts (ma in realtà è nato a Toledo, Ohio): i primi due album dei Boston usciti quando ero ragazzino hanno contribuito a formare il mio cuoricino rock. Nonostante questo, riprodurre in maniera convincente pezzi dei Boston – e questi due in particolare – non è per niente facile, vedremo in seguito se riusciremo nell’impresa. Tra un cosa e l’altra, un arpeggio, un assolo, un aneddoto sul tour del 1975 dei LZ, un Jim Bean, una tisana depurativa e Lorenz che mi fa provare un assolo su uno dei nostri pezzi e mi dice “Bello Tim, questo lo fai tu perché hai centrato il senso meglio di me” (ed è un po’ come se Beppe Riva e Giancarlo Trombetti mi dicessero rispettivamente: “Tim, gli articoli sugli ELP e su Frank Zappa li fai tu perché ti vengono meglio”), spengo la lucina sul comodino alle 02,30.

Sabato mattina la sveglia suona alle 06,30 ed inizia uno dei miei sabati piuttosto pieni con poche ore di sonno alle spalle. Termino le tribolazioni alle 18,30, mi metto sul divano e invece di dormire un po’ mi sparo il nuovissimo bluray LIVE AT WEMBLEY (aprile 2010) della (o dei, come direbbbe Polbi) BAD COMPANY. Son lì che mi godo il ritorno in Inghilterra della mia band preferita in assoluto (beh,…una delle tre) e mi viene in mente che stasera Lorenz suona in provincia di Verona con gli Ecromad (Ac/Dc tribute band) … pazza idea…

Porto con me la mia navigatrice preferita (Lasàurit) e alle 20,30 entro in macchina. Passiamo l’autostrada del Brennero al tempo di DOWN TO EARTH dei Rainbow e NURSERY CRYME dei GENESIS. Alle 21,40 siamo ad Arbizzano, frazione di Negrar a nord di Verona. Lorenz non se l’ aspetta, lo vedo lì al tavolo con gli altri membri della band, si gira, mi vede, corre ad abbracciarmi e dichiara ai suoi amici con fare solenne “ragazzi, questo è il mio fratellone”. Andiamo al bar, ho bisogno di un caffè, Lasaurit prende un succo alla pera e Lorenz un whiskino. Nei 40 minuti che separano dall’inizio del concerto parliamo di rock naturalmente, non ne abbiamo mai abbastanza.

L’OFFICINA DEGLI ANGELI è un Live Music Bar piuttosto grande con un ampio cortile in una zona industriale, i ragazzi suonano all’aperto … ci sono 18 gradi, fa un freddo porco lì fuori, ma con un paio di thè caldi e lo spettacolo degli ECROMAD riusciamo a scaldarci. Il cantante del gruppo sembra un vero PROBLEM CHILD, e si immedesima perfettamente nella parte … più Bon Scott che Brian Johnson. Il gruppo più che proporre i successi della band australiana (che comunque ci sono), si appoggia ai pezzi meno scontati dei primi album…e per un momento mi immagino gli AC/DC nei bar australiani nel 1974. Il senso sembra quello. Bravi ragazzi. Vedere Lorenz suonare è sempre una emozione: quei suoi assoli, le sue mosse, la chitarra suonata coi denti, quell’innato senso rock, come si veste… … che spetàcol! Durante SHOOT TO THRILL lego alla sedia Lasàurit, notoriamente incapace di trattenersi al suono di quel pezzo.

(Gli Ecromad ieri sera ad Arbizzano – Lorenz è il secondo da sinistra)

(Lorenz forefront)

Il concerto finisce, dopo 15 secondi è di nuovo da noi. Parliamo del concerto per due minuti e poi di nuovo a discutere di Rock. Poco dopo ci rimettiamo in macchina e via di nuovo verso Reggio Emilia.

Sulla Brennero Highway Làsaurit si addormenta. Rimango solo con i miei pensieri. La Croma Blu è sui 130 km/h. Il termometro esterno segna 13 gradi, la notte è calma, non c’è traffico e le luci degli autogrill ogni tanto sfrecciano alla mia destra. Sono stanco ma sveglio. Mi interrogo sulla forza del rock, quella che malgrado le poche ore di sonno delle notti precedenti e del sabato piuttosto pieno mi spinge a fare 125 km (e altrettanti al ritorno) per andare in un posto in culo al mondo a vedere una tribute band degli AC/DC … sì, certo, ci suona Lorenz ma questa cosa va anche al di là. C’è un bisogno rock di fondo che mi scuote.

Riflettevo dunque sul fatto che – almeno per quanto riguarda me – è il rock che mi fa muovere e che più vado avanti con l’età e più ho bisogno di Hard Rock, mentre molti dei miei coetanei si avvicinano a cose più soft, più etniche, più world music, più jazz, più acustiche …insomma cose insopportabili.

Penso a Lorenz, cosa gli resterà del comunque magro compenso che ha ricevuto stanotte, dopo aver tolto la autostrada, la benzina, l’usura della macchina? Gli resteranno 25 euro?Ma come dice lui, “non lo faccio per questo, lo sai” già, è il brivido di una serata in cui ha suonato rock a tutto spiano che conta, e fa niente se è una tribute band. (Tra l’ altro, stasera – intendo domenica sera – Lorenz replica sempre in provincia di Verona con l’altra sua band, i PAWNDEG – che pronunciato all’emiliana significa “Topastro”-, in cui suona anche Jay Pee).

Il bip del telepass al casello di Campogallo,  altri venti minuti e parcheggio la macchina in garage. Leggo due pagine dell’ultimo Dylan Dog e spengo la luce. Sono le 3,30.

Alle nove mi sveglio, e invece di trovare me stesso in uno stato pietoso, sono piuttosto arzillo: ho il rock ancora in circolo. Faccio colazione, ascolto SANDY DENNY, scendo a dar da mangiare ai gatti e mi immergo ancora una volta nel senso blues che hanno i malghetti intorno a casa. Come ho già scritto, dalle mie parti per “malghetti” si intendono le coltivazioni di Mais.

(prugne e malghetti – foto TT)

Sono ormai nel loro splendore massimo: infinite e alte chiome verdi tutto intorno con le pannocchie ormai pronte.

(malghetti – foto TT)

(Fichi e malghetti – foto TT)

Ho un rapporto carnale con la mia terra, con l’Emilia Romagna, con Modena e Reggio in particolare, queste campagne piatte,  proletarie e imperfette, questi malghetti, questi campi di erba spagna, questi vigneti che come l’edera sono avvinghiati al mio animo mi pongono in uno stato di blues febbrile che mi porta spesso all’ autocombustione.

(Dai Patuzzo, tieni l’Inter!)

Scatto qualche foto, ringrazio Lasàurit che mi ha dato riparo in questo posto in riva al mondo, cerco di convincere il gatto Pato (ma come sapete io lo chiamo Patuzzo) – che è milanista coma la sua umana di riferimento – a tenere L’Inter e poi torno qui, nella stanza dello stereo, metto su il II dei BLACK COUNTRY COMMUNION e torno a veleggiare nel mare del rock. Cazzo, che bello!

For those about to rock …. I salute you. Fire!

AMAZZONE

29 Giu

(amazzone)

“guerriera ardita, che succinta, e ristretta in fregio d’oro, l’adusta mamma, ardente e furïosa tra mille e mille, ancor che donna e vergine, di qual sia cavalier non teme intoppo.”

(Virgilio – Eneide)

Stamattina ero in giro per Stonecity, cose di lavoro, e in macchina mi ascoltavo BROTHERS AND SISTERS degli Allman e per quanto mi entusiasmassi nel sentire per la milionesima volta RAMBLIN’ MAN e cercassi di immedesimarmi nel ritratto fatto da DICKEY BETTS, ricadevo nella realtà e quindi finivo nei COME AND GO BLUES di cui cantava poco dopo GREGG ALLMAN.

Cercavo sollievo in uno scambio di sms con Lorenz, ma anche lui era preda dei nostri soliti blues (in ufficio, pensando alla session della notte scorsa da lui fatta su nuovo pezzo su cui stiamo lavorando insieme …cioè lui si fa il culo a registrare tutto mentre io mi limito a spedirgli abbozzi di canzoni chitarra voce).

Torno in ufficio, ho un po’ di cose da sbrigare… Lakèrla indaffarata, gli altri chini sulle loro cose,  io che guardo fuori dalla finestra e sospiro.  Aggiorno i miei appunti relativi alle tecniche di stampa riguardanti la verniciatura (Drip Off UV: più costosa del Drip Off normale ma meno costosa della UV Serigrafica, rapporto qualità prezzo molto buono…insomma robe esoteriche). Ordino una nuova stampante al nostro fornitore di fiducia, prendo accordi con le nostre collaboratrici esterne per organizzare al meglio il periodo per noi più impegnativo …luglio, agosto, settembre (nero) …riguardo fuori dalla finestra, sospiro di nuovo…e poi lo vedo, un furgone bianco si ferma davanti all’ingresso, il corriere suona il campanello…vuoi vedere che…sììììì…è arrivato il pacchetto di AMAZON UK. Evvai, un po’ di sollievo in questa vita blues.

Deluxe edition, Special Edition, Legacy Edition, Box Set, Cofanetto, Remaster …. parole magiche.

COWBOYS A LEVIZZANO RANGONE

25 Giu

Ventennale dei Tacchini Selvaggi

Nell’ambito del FARM AID di Levizzano Rangone (MO), ieri sera – nel cortile del castello- festa grande per i TACCHINI SELVAGGI (gruppo country/southern rock). Sono amico con Suto (Giancarlo C. – uno dei due cantanti-chitarristi) da almeno 21 anni e da circa un lustro con gli altri due membri storici del gruppo (Mauro M. e Daniele M.), non potevo mancare quindi  anche perché è con loro che devo condividere la mia bassista preferita, Lasàurit. I ragazzi festeggiavano il ventennale del gruppo, la serata sarebbe stata piena di ospiti (tra cui March) e mi sarei visto con Lorenz e Jaypee. Gioco sempre a fare un po’ lo snob con i TACCHINI e con la loro iconografia fatta di bandiere sudiste, balle di paglia, cappelli da cowboy, stivaletti da cowboy, musica da cowboy. Uno cresciuto con PAUL RODGERS, JIMMY PAGE, gli EMERSON LAKE AND PALMER  e un certo modo di pensare europeo non è che si trovi proprio a suo agio tra quelle melodie e quelle tematiche, ma bere un goccio di Wild Turkey ogni tanto fa sempre bene.

(Il castello di Levizzano Rangone)

E’ venerdì sera, chiudo l’ufficio e da Stonecity mi dirigo verso Levizzano. Arrivarci è sempre un balsamo per l’anima…il dolce declivio delle colline, quei vigneti che ricamano il profilo delle stesse, il castello che ti appare all’improvviso sulla sinistra dall’altra parte della piccola valle mentre lo stereo della macchina passa SIMPLE MAN (non  quella LYNYRD bensì quella della BAD COMPANY). Non sono nemmeno le 20, i ragazzi sono ancora in braghe corte (braghe corte? Ma cazzo! an s’è mai vest Johnny Winter in breghi curti!), hanno da poco terminato il soundcheck. E’ già presente anche March, che cantò col gruppo per un certo periodo anni fa, sono qui anche per lui, è la sua rentrèe…non calca un palco da 5 anni e lo sento emotivamente coinvolto, con lui c’è Miss Rigby, la sua groupie.

(March e Miss Rigby – foto Lasàurit)

Arrivano anche Lorenz e Jaypee. Ordiniamo grigliata e patatine per tre. La atmosfera (e i tempi di attesa) sono quelli da allegra festa paesana. I Tacchini stanno mangiando le loro pizze, Daniele – il batterista – nella sua ci trova dentro un chiodo.

(The nail in Daniele’s pizza – foto by Lasàurit)

(Lorenz, Jaypee & Tim waiting for the grigliata – foto di Lasàurit – notare l’uomo dietro di noi che vuol entrare nella foto)

(Lorenz, Lasàurit, Jaypee – foto TT)

I tavoli su cui mangiamo sono posti su un cimitero sconsacrato. Fischietto il primo pezzo del primo dei BLACK SABBATH. La toilette è posta in una chiesa sconsacrata, mi sposto dove un tempo c’era l’altare, tiro una madonna e fischietto il pezzo n.4 del primo album dei BLACK SABBATH con Ronnie James Dio. La serata promette bene.

I TACCHINI salgono sul palco e iniziano il loro spettacolo. Sono un po’ tirati, probabilmente sentono l’emozione della serata particolare, ma pian piano si sciolgono e tornano a trottare di buon passo lungo i loro sentieri. Amici ed ex componenti del gruppo si alternano sul palco. Poco prima di metà concerto è la volta di March. Con lui i Tacchini propongono HOT DOG e DOWN BY THE SEASIDE, due degli episodi più country dei LED ZEPPELIN, e SIMPLE MAN dei LYNYRD SKYNYRD. Vedo March sul palco e riconosco il rock and roll singer che è stato al mio fianco per dodici anni.

(Tacchini Selvaggi a Levizzano – The current line up – foto TT)

(I Tacchini & guests: sudisti a Levizzano – foto di TT)

Accompagno Lorenz e Jaypee al pub giù in paese. Lorenz si beve un paio di MCCallan, io ne assaggio uno e poi mi sparo tre tisane al ribes rosso. C’è un sacco di gente, ma son tutti giovanissimi e giovanissime e bevono un bel po’. Ad un certo punto un paio di fighe vengono verso di noi, ma sono la Giorgia – compagna di Lorenz – e la sua amica. Volevo ben dire! Chi può mai essere – tra quelle giovinette – interessata a tre uomini di blues?

Torniamo al castello. I Tacchini chiuderanno col superclassico FREE BIRD ed è la volta di Lorenz, nostro guitar hero locale.

A fine concerto abbracci e pacche sulle spalle con Suto Mauro e Daniele. Con Lorenz e Jaypee  rimaniamo poi a parlare fino a notte inoltrata. Bella serata. Rimonto sulla Croma Blu, infilo Rory Gallagher NOTES FROM SAN FRANCISCO nelle lettore e torno verso la terra delle teste quadre.

Mi infilo nel letto verso le 3, leggo un po’ l’ultimo numero di LINUS, recito la preghierina a ROBERT JOHNSON e cado in sonno dal sapore Texano.

Sarà anche un caso, ma stasera, mi son guardato su Sky il film CRAZY HEART con JEFF BRIDGES. Ormai e mezzanotte, è ora di tornare sulle mie strade e così chiudo questo sabato di giugno ascoltando la 25 silver anniversary edition di CUT LOOSE di PAUL RODGERS.

Sunday morning with Brian & Il ritorno di Doublene

19 Giu

Domenica mattina con Brian. La cosa lo ha un po’ destabilizzato perché il giorno deputato è il sabato, ma son riuscito a fargli passare i blues. Espleto le solite formalità: mi trasformo in badante e lo aiuto a farsi la doccia, mi trasformo in ragioniere e gli revisiono i conti settimanali, mi trasformo in infermiere e gli faccio l’iniezione di vitamine.

Conficco l’ago in Brian ‘s ass e gli chiedo “Brian, ti ho fatto male?”, lui pronto risponde “chi non soffre non gode“. Potrà anche perdere qualche colpo, ma il vecchio Brian è sempre sul pezzo.

(Brian si gusta il caffè al Bar K2)

Colazione al bar K2 di Ninetyland. Due brioches e due caffè macchiati. Nel parcheggio stiamo per salire in macchina e sul vetro sporco della Croma Blu scrive W Ste. Gli chiedo “Viva Stefano? Ti riferisci a me? Perchè?” e lui ” Perchè sei tutta la mia vita“. Ecco quando un papà, con cui naturalmente non hai avuto un rapporto proprio facilissimo nel corso della vita, ti dice una cosa del genere, ti spiazza.

Passiamo nella casa dove abitavo prima a ritirare la doppiomanico, sono quasi tre anni che sono separato da lei. Lascio Brian giù a far due chiacchiere con Vasco, un altro giovanotto del 1929. Ritrovo “Doublene” nel ripostiglio, custodia impolverata.

(Vasco & Brian)

Raccolgo Brian, saluto Vasco, lascio Brian a Modena a casa sua e torno verso il posto in cui vivo. Apro la custodia, mille ricordi…ah Doublene, amante difficile da soddisfare, ma sempre affascinante e piena di sorprese. Bentornata tra le mie braccia, tesoro.

(Tim & Doublene  – di nuovo insieme)

DAL MARE

16 Giu

Ero all’ombrellone 166; un pomeriggio mentre tutti dormicchiavano cancello il numero1 e aggiungo un 6, tuttavia anche con il numero giusto la posizione non funziona, sento che non è il mio posto. A parte il fatto che c’è un po’ troppo casino una mattina vedo arrivare il tipo che ho davanti con la solita faccia annoiata/scazzata da ebete. Sua moglie sta contrattando con un extracomunitario che vende le solite cose che questi ambulanti disperati si caricano sulle spalle. Il tipo – che purtroppo ha il mio stesso nome – fa la faccia schifata e in dialetto (che non ho decifrato esattamente, potrebbe essere romagnolo o parmigiano/piacentino ma che comunque capisco bene) mastica tra i denti “maledetti marocchini, vi brucerei tutti“. Il tipo in questione ha un crocifisso d’oro di almeno 5 cm al collo. A parte che l’extracomunitario non è un marocchino, ma è chiaramente un singalese, o comunque uno che viene dalla zona intorno allo Sri Lanka / Asia meridionale, la cosa mi tocca tremendamente. Mi alzo, vado dal gestore del bagno e gli chiedo di poter cambiare ombrellone…non voglio star vicino a delle merde simili.

Mi trovo così all’ombrellone n.69 e le cose vanno decisamente meglio. Mi godo la spiaggia e il mare. Leggere la Gazza (ma che cazzo sta succedento all’Inter?) e La Repubblica di prima mattina, passare poi a Martin Mystere o ad un libro, fare il bagno verso la mezza quando tutti si ritirano nei loro alberghi o appartamenti , restare a mangiare in spiaggia come mi aveva abituato la mamma nel periodo fine sessanta inizio settanta e cosette di questo genere.

Colgo le differenze e le stranezze del posto:

  • l’accento aspro dell’italiano dialettale che tutti parlano.
  • la giovane edicolante che una mattina mentre sto comprando i giornali e riconoscendo la musica che le esce dall’impiatino stereo dell’edicola mi dice “sì, sono i Led Zeppelin”, dimostrandosi una insospettabile amante della musica rock.
  • la musica proposta dal bagno Sahara nella veranda dove sono solito pranzare: primo giorno dance della peggior specie, quella che Donna Summer in confronto sembra Wagner/secondo giorno Kim Carnes e robina simile / terzo giorno Buddy Guy e altre mediocrità blues fino al tardo pomeriggio/quarto giorno Gypsy Kings.
  • le edicole grandi 1,5×1,5 metri.
  • vie dai nomi improbabili (via Raf Vallone, via Amedeo Nazzari…)
  • supermercati Tigre o Billa
  • i cassonetti della raccolta differenziata hanno colori diversi dai nostri, ogni sera quindi è un prova impegnativa usare quelli giusti
  • l’arretratezza di commercianti, ristoratori, gelatai…non ci san mica fare, o perlomeno sono distanti anni luce da quelli dell’Emilia Romagna. Stessa cosa per il senso civico in generale.
  • cartelli in cui vi è scritto “acceleratori di andatura”
Per il resto tutto abbastanza bene, una tranquilla settimanina ricamata anche da:
  • scambio di sms con Picca circa le nostre preferenze musicali femminili preferite in ambito easy listening (Avril Lavigne per lui, Pink per me)
  • telefonata con Mario a proposito del blues dell’allenatore che il nostro presidente Massimo Moratti sta cantando da tre giorni
  • sms di un Polbi in preda alle sue dolci derive psichedeliche serali sulle spiagge di Scilla “quanto è bello More dei Pink Floyd, e pure il film…scusa se ti scasso la minkia ma dovevo comunicarti questo pensiero…baci.” 
  • accompagnamento della Southern Rock girl alla pista GoKart di Giulianova dove da sola ha abbassato il record della pista
  • email di Lorenz con il demo di BLU, una mia canzone che sto definendo insieme a lui.
(nella foto Lasàurit, the speed queen)
Poco fa passeggiavo a due passi dal mare… qualche appassionato di pesca notturna in lontananza, la luna rossa, una gatta siamese che mi si strusciava alle gambe, la gente che ritornava in albergo o nei residence e io lì, meditabondo, a contemplare il mare…mi aspettavo di sentire salire dalle profondità liquide un blues misterioso o romantico, ma il mare rimaneva muto…come dice Frank Schatzing “la grandiosità trovava la sua orchestrazione unicamente nel proprio respiro” .

DOWN BY THE SEASIDE

13 Giu

(Tim on the beach – giugno 2011)

Sono al mare, anche quest’anno grazie ai punti della coop. Località quindi non scelta di proposito, ma tant’è…va bene anche così…sono al centro-sud. Primo pomeriggio, sono sul lettino, mi sto leggendo LA MAPPA DEL DESTINO di Glenn Cooper. Passo il mio cellulino con le cuffiette a Lasàurit affinché possa ascoltarsi un po’ di buona musica immagazzinata nella scheda dell’aggeggio in questione. Le predispongo la selezione “random”. Mi leggo qualche pagina. Vedo che lei inizia a muoversi e da quel che mugugna capisco che sta ascoltando READY FOR LOVE della Bad Company, pezzo che ama molto. Qualche altra pagina e la vedo sempre più irrequieta suonicchiare una air guitar, canticchia il riff …. è CELEBRATION DAY dei Led Zeppelin e la guardo mentre cerca di replicare le mosse sulla chitarra di Jimmy Page. La gente inizia a guardarla. Le dico di calmarsi. Torno al mio romanzo, il cielo è un po’ nuvoloso ma non fa freddo, il bar del Bagno Sahara irradia in lontananza la melodia di BETTE DAVIS EYES, il lento mormorare del mare …ah, sto proprio bene. D’un tratto la rockettara al mio fianco si scatena, si siede sul lettino e inizia a suonare la batteria, quella immaginaria naturalmente. Maledizione, il cellulino le sta pompando in cuffia SHOOT TO THRILL degli AC/DC, pezzo per lei irresistibile. Sembra una batterista professionista, non sento la musica ma so che sta prendendo tutti gli stacchi giusti. Io vedo una talentuosa musicista che si gasa ascoltando uno dei suoi pezzi preferiti, ma la gente intorno vede una esaltata in preda ad una crisi isterica. In fretta e furia raccolgo le mie cose, la prendo sottobraccio e la trascino via. La gente ci vede allontanarci mentre lei continua a fare rullate e a cadere precisa sui piatti. Ah, che vita.