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COWBOYS A LEVIZZANO RANGONE

25 Giu

Ventennale dei Tacchini Selvaggi

Nell’ambito del FARM AID di Levizzano Rangone (MO), ieri sera – nel cortile del castello- festa grande per i TACCHINI SELVAGGI (gruppo country/southern rock). Sono amico con Suto (Giancarlo C. – uno dei due cantanti-chitarristi) da almeno 21 anni e da circa un lustro con gli altri due membri storici del gruppo (Mauro M. e Daniele M.), non potevo mancare quindi  anche perché è con loro che devo condividere la mia bassista preferita, Lasàurit. I ragazzi festeggiavano il ventennale del gruppo, la serata sarebbe stata piena di ospiti (tra cui March) e mi sarei visto con Lorenz e Jaypee. Gioco sempre a fare un po’ lo snob con i TACCHINI e con la loro iconografia fatta di bandiere sudiste, balle di paglia, cappelli da cowboy, stivaletti da cowboy, musica da cowboy. Uno cresciuto con PAUL RODGERS, JIMMY PAGE, gli EMERSON LAKE AND PALMER  e un certo modo di pensare europeo non è che si trovi proprio a suo agio tra quelle melodie e quelle tematiche, ma bere un goccio di Wild Turkey ogni tanto fa sempre bene.

(Il castello di Levizzano Rangone)

E’ venerdì sera, chiudo l’ufficio e da Stonecity mi dirigo verso Levizzano. Arrivarci è sempre un balsamo per l’anima…il dolce declivio delle colline, quei vigneti che ricamano il profilo delle stesse, il castello che ti appare all’improvviso sulla sinistra dall’altra parte della piccola valle mentre lo stereo della macchina passa SIMPLE MAN (non  quella LYNYRD bensì quella della BAD COMPANY). Non sono nemmeno le 20, i ragazzi sono ancora in braghe corte (braghe corte? Ma cazzo! an s’è mai vest Johnny Winter in breghi curti!), hanno da poco terminato il soundcheck. E’ già presente anche March, che cantò col gruppo per un certo periodo anni fa, sono qui anche per lui, è la sua rentrèe…non calca un palco da 5 anni e lo sento emotivamente coinvolto, con lui c’è Miss Rigby, la sua groupie.

(March e Miss Rigby – foto Lasàurit)

Arrivano anche Lorenz e Jaypee. Ordiniamo grigliata e patatine per tre. La atmosfera (e i tempi di attesa) sono quelli da allegra festa paesana. I Tacchini stanno mangiando le loro pizze, Daniele – il batterista – nella sua ci trova dentro un chiodo.

(The nail in Daniele’s pizza – foto by Lasàurit)

(Lorenz, Jaypee & Tim waiting for the grigliata – foto di Lasàurit – notare l’uomo dietro di noi che vuol entrare nella foto)

(Lorenz, Lasàurit, Jaypee – foto TT)

I tavoli su cui mangiamo sono posti su un cimitero sconsacrato. Fischietto il primo pezzo del primo dei BLACK SABBATH. La toilette è posta in una chiesa sconsacrata, mi sposto dove un tempo c’era l’altare, tiro una madonna e fischietto il pezzo n.4 del primo album dei BLACK SABBATH con Ronnie James Dio. La serata promette bene.

I TACCHINI salgono sul palco e iniziano il loro spettacolo. Sono un po’ tirati, probabilmente sentono l’emozione della serata particolare, ma pian piano si sciolgono e tornano a trottare di buon passo lungo i loro sentieri. Amici ed ex componenti del gruppo si alternano sul palco. Poco prima di metà concerto è la volta di March. Con lui i Tacchini propongono HOT DOG e DOWN BY THE SEASIDE, due degli episodi più country dei LED ZEPPELIN, e SIMPLE MAN dei LYNYRD SKYNYRD. Vedo March sul palco e riconosco il rock and roll singer che è stato al mio fianco per dodici anni.

(Tacchini Selvaggi a Levizzano – The current line up – foto TT)

(I Tacchini & guests: sudisti a Levizzano – foto di TT)

Accompagno Lorenz e Jaypee al pub giù in paese. Lorenz si beve un paio di MCCallan, io ne assaggio uno e poi mi sparo tre tisane al ribes rosso. C’è un sacco di gente, ma son tutti giovanissimi e giovanissime e bevono un bel po’. Ad un certo punto un paio di fighe vengono verso di noi, ma sono la Giorgia – compagna di Lorenz – e la sua amica. Volevo ben dire! Chi può mai essere – tra quelle giovinette – interessata a tre uomini di blues?

Torniamo al castello. I Tacchini chiuderanno col superclassico FREE BIRD ed è la volta di Lorenz, nostro guitar hero locale.

A fine concerto abbracci e pacche sulle spalle con Suto Mauro e Daniele. Con Lorenz e Jaypee  rimaniamo poi a parlare fino a notte inoltrata. Bella serata. Rimonto sulla Croma Blu, infilo Rory Gallagher NOTES FROM SAN FRANCISCO nelle lettore e torno verso la terra delle teste quadre.

Mi infilo nel letto verso le 3, leggo un po’ l’ultimo numero di LINUS, recito la preghierina a ROBERT JOHNSON e cado in sonno dal sapore Texano.

Sarà anche un caso, ma stasera, mi son guardato su Sky il film CRAZY HEART con JEFF BRIDGES. Ormai e mezzanotte, è ora di tornare sulle mie strade e così chiudo questo sabato di giugno ascoltando la 25 silver anniversary edition di CUT LOOSE di PAUL RODGERS.

Sunday morning with Brian & Il ritorno di Doublene

19 Giu

Domenica mattina con Brian. La cosa lo ha un po’ destabilizzato perché il giorno deputato è il sabato, ma son riuscito a fargli passare i blues. Espleto le solite formalità: mi trasformo in badante e lo aiuto a farsi la doccia, mi trasformo in ragioniere e gli revisiono i conti settimanali, mi trasformo in infermiere e gli faccio l’iniezione di vitamine.

Conficco l’ago in Brian ‘s ass e gli chiedo “Brian, ti ho fatto male?”, lui pronto risponde “chi non soffre non gode“. Potrà anche perdere qualche colpo, ma il vecchio Brian è sempre sul pezzo.

(Brian si gusta il caffè al Bar K2)

Colazione al bar K2 di Ninetyland. Due brioches e due caffè macchiati. Nel parcheggio stiamo per salire in macchina e sul vetro sporco della Croma Blu scrive W Ste. Gli chiedo “Viva Stefano? Ti riferisci a me? Perchè?” e lui ” Perchè sei tutta la mia vita“. Ecco quando un papà, con cui naturalmente non hai avuto un rapporto proprio facilissimo nel corso della vita, ti dice una cosa del genere, ti spiazza.

Passiamo nella casa dove abitavo prima a ritirare la doppiomanico, sono quasi tre anni che sono separato da lei. Lascio Brian giù a far due chiacchiere con Vasco, un altro giovanotto del 1929. Ritrovo “Doublene” nel ripostiglio, custodia impolverata.

(Vasco & Brian)

Raccolgo Brian, saluto Vasco, lascio Brian a Modena a casa sua e torno verso il posto in cui vivo. Apro la custodia, mille ricordi…ah Doublene, amante difficile da soddisfare, ma sempre affascinante e piena di sorprese. Bentornata tra le mie braccia, tesoro.

(Tim & Doublene  – di nuovo insieme)

DAL MARE

16 Giu

Ero all’ombrellone 166; un pomeriggio mentre tutti dormicchiavano cancello il numero1 e aggiungo un 6, tuttavia anche con il numero giusto la posizione non funziona, sento che non è il mio posto. A parte il fatto che c’è un po’ troppo casino una mattina vedo arrivare il tipo che ho davanti con la solita faccia annoiata/scazzata da ebete. Sua moglie sta contrattando con un extracomunitario che vende le solite cose che questi ambulanti disperati si caricano sulle spalle. Il tipo – che purtroppo ha il mio stesso nome – fa la faccia schifata e in dialetto (che non ho decifrato esattamente, potrebbe essere romagnolo o parmigiano/piacentino ma che comunque capisco bene) mastica tra i denti “maledetti marocchini, vi brucerei tutti“. Il tipo in questione ha un crocifisso d’oro di almeno 5 cm al collo. A parte che l’extracomunitario non è un marocchino, ma è chiaramente un singalese, o comunque uno che viene dalla zona intorno allo Sri Lanka / Asia meridionale, la cosa mi tocca tremendamente. Mi alzo, vado dal gestore del bagno e gli chiedo di poter cambiare ombrellone…non voglio star vicino a delle merde simili.

Mi trovo così all’ombrellone n.69 e le cose vanno decisamente meglio. Mi godo la spiaggia e il mare. Leggere la Gazza (ma che cazzo sta succedento all’Inter?) e La Repubblica di prima mattina, passare poi a Martin Mystere o ad un libro, fare il bagno verso la mezza quando tutti si ritirano nei loro alberghi o appartamenti , restare a mangiare in spiaggia come mi aveva abituato la mamma nel periodo fine sessanta inizio settanta e cosette di questo genere.

Colgo le differenze e le stranezze del posto:

  • l’accento aspro dell’italiano dialettale che tutti parlano.
  • la giovane edicolante che una mattina mentre sto comprando i giornali e riconoscendo la musica che le esce dall’impiatino stereo dell’edicola mi dice “sì, sono i Led Zeppelin”, dimostrandosi una insospettabile amante della musica rock.
  • la musica proposta dal bagno Sahara nella veranda dove sono solito pranzare: primo giorno dance della peggior specie, quella che Donna Summer in confronto sembra Wagner/secondo giorno Kim Carnes e robina simile / terzo giorno Buddy Guy e altre mediocrità blues fino al tardo pomeriggio/quarto giorno Gypsy Kings.
  • le edicole grandi 1,5×1,5 metri.
  • vie dai nomi improbabili (via Raf Vallone, via Amedeo Nazzari…)
  • supermercati Tigre o Billa
  • i cassonetti della raccolta differenziata hanno colori diversi dai nostri, ogni sera quindi è un prova impegnativa usare quelli giusti
  • l’arretratezza di commercianti, ristoratori, gelatai…non ci san mica fare, o perlomeno sono distanti anni luce da quelli dell’Emilia Romagna. Stessa cosa per il senso civico in generale.
  • cartelli in cui vi è scritto “acceleratori di andatura”
Per il resto tutto abbastanza bene, una tranquilla settimanina ricamata anche da:
  • scambio di sms con Picca circa le nostre preferenze musicali femminili preferite in ambito easy listening (Avril Lavigne per lui, Pink per me)
  • telefonata con Mario a proposito del blues dell’allenatore che il nostro presidente Massimo Moratti sta cantando da tre giorni
  • sms di un Polbi in preda alle sue dolci derive psichedeliche serali sulle spiagge di Scilla “quanto è bello More dei Pink Floyd, e pure il film…scusa se ti scasso la minkia ma dovevo comunicarti questo pensiero…baci.” 
  • accompagnamento della Southern Rock girl alla pista GoKart di Giulianova dove da sola ha abbassato il record della pista
  • email di Lorenz con il demo di BLU, una mia canzone che sto definendo insieme a lui.
(nella foto Lasàurit, the speed queen)
Poco fa passeggiavo a due passi dal mare… qualche appassionato di pesca notturna in lontananza, la luna rossa, una gatta siamese che mi si strusciava alle gambe, la gente che ritornava in albergo o nei residence e io lì, meditabondo, a contemplare il mare…mi aspettavo di sentire salire dalle profondità liquide un blues misterioso o romantico, ma il mare rimaneva muto…come dice Frank Schatzing “la grandiosità trovava la sua orchestrazione unicamente nel proprio respiro” .

DOWN BY THE SEASIDE

13 Giu

(Tim on the beach – giugno 2011)

Sono al mare, anche quest’anno grazie ai punti della coop. Località quindi non scelta di proposito, ma tant’è…va bene anche così…sono al centro-sud. Primo pomeriggio, sono sul lettino, mi sto leggendo LA MAPPA DEL DESTINO di Glenn Cooper. Passo il mio cellulino con le cuffiette a Lasàurit affinché possa ascoltarsi un po’ di buona musica immagazzinata nella scheda dell’aggeggio in questione. Le predispongo la selezione “random”. Mi leggo qualche pagina. Vedo che lei inizia a muoversi e da quel che mugugna capisco che sta ascoltando READY FOR LOVE della Bad Company, pezzo che ama molto. Qualche altra pagina e la vedo sempre più irrequieta suonicchiare una air guitar, canticchia il riff …. è CELEBRATION DAY dei Led Zeppelin e la guardo mentre cerca di replicare le mosse sulla chitarra di Jimmy Page. La gente inizia a guardarla. Le dico di calmarsi. Torno al mio romanzo, il cielo è un po’ nuvoloso ma non fa freddo, il bar del Bagno Sahara irradia in lontananza la melodia di BETTE DAVIS EYES, il lento mormorare del mare …ah, sto proprio bene. D’un tratto la rockettara al mio fianco si scatena, si siede sul lettino e inizia a suonare la batteria, quella immaginaria naturalmente. Maledizione, il cellulino le sta pompando in cuffia SHOOT TO THRILL degli AC/DC, pezzo per lei irresistibile. Sembra una batterista professionista, non sento la musica ma so che sta prendendo tutti gli stacchi giusti. Io vedo una talentuosa musicista che si gasa ascoltando uno dei suoi pezzi preferiti, ma la gente intorno vede una esaltata in preda ad una crisi isterica. In fretta e furia raccolgo le mie cose, la prendo sottobraccio e la trascino via. La gente ci vede allontanarci mentre lei continua a fare rullate e a cadere precisa sui piatti. Ah, che vita.

TIM & ROBERT

31 Mag

Stavo pensando al fatto che oggi sarebbe stato il 63esimo compleanno di John Bonham, indimenticabile batterista dei Led Zeppelin, quando mi è tornato in mente che esattamente 21 anni fa ebbi un incontro ravvicinato con Robert Plant a Chioggia, durante la sua partecipazione al Festivalbar. Ero insieme al mio amico Frank di Piove di Sacco (c’era anche lui – a destra – nella foto che pubblico qui sotto (non trovo l’originale…Frank mi mandi il file?). Io e Frank che cerchiamo di entrare senza riuscirci nel backstage della manifestazione, io e Frank che grazie ai suoi contatti con i servizi segreti veniamo a sapere in che ristorante è, io e Frank che saliamo le scale del ristorante e ce lo troviamo lì a tavola con band, discografici e chissà chi. Robert che ci accoglie con una pazienza infinita, Robert che si mette a sfogliare OH JIMMY( la mia fanzine), Robert che ci tiene a parlare almeno mezzoretta, Robert che mi chiede se gli do la felpa che ho indosso (e io incredibilmente gli dico di no…era una hand made sweatshirt fatta dal mio amico Christian Peruzza di Parigi con tanto di copertina di Outrider e nome della fanzine incisi sopra)…insomma io e Frank lì insieme al cantante del gruppo che ha riempito di stelle i nostri sogni. Ah, che bei momenti.

PS: Frank non ti rin grazierò mai abbastanza.

PS: aggiornamento del 06/06/2011 – Frank mi ha inviato l’originale che pubblico qui sotto.

(nella foto: Frank Romagnosi, The Golden God, Tim Tirelli – Chioggia 31/05/1990)

 

IO, JAYPEE E LA CANZONE DI DAN HARTMAN

29 Mag

(nella foto: JPC & TT)

Pranzo domenicale a SANT’ILARIO  al Mezzaluna dove si mangia del buon pesce. Io, Jaypee e un paio di fighe (sì, okay, Lasàurit e Labètty).

Verso le 15,30 siamo di ritorno sulla via Emila. Stiamo ascoltando la mia compilation estiva (prossimamente su questo blog) in modalità random come è solito fare Jaypee. Dopo al massimo due secondi di EASY STREET Jaypee mi fa, ah, il pezzo di Dan Hartman. Edgar winter suona anche il sax sulla versione fatta da David Lee Roth nel suo EP CRAZY FROM THE EAT del 1985.

Dunque, conosco Livin’ Lovin’ Jaypee da 17 anni, so di che pasta è fatto e so che è un grande conoscitore della musica rock, ma sapermi dire lì su due piedi anche l’autore di questo bel brano tratto da SHOCK TREATMENT del 1974 dell’ EDGAR WINTER GROUP, non è mica roba da poco. Questa roba ce la si può aspettare da Picca o dal sottoscritto… ora anche da Jaypee, non so se essere contento o preoccupato.

(nella foto: Dan Hartman e Edgar Winter)

HERE COMES THE FLOOD (downtown in Modena saturday morning mix), LA VECCHIAIA E LE TELEFONATE DI DAN

28 Mag

(nella foto – la torta fatta preparare dal mio amico Roberto S. – foto di TT)

Pieno di sonno per ‘essere rincasato tardi stanotte grazie alla festa del trentennale del diploma fatta con i miei ex compagni e compagne del Barozzi, mi sveglio a fatica, inserisco il pilota automatico e inizio a vivere un altro dei miei  sabati. Mi chiedo subito se poi varrà la pena scriverne qui nel blog, d’accordo che è un diario personale ma non vorrei annoiare troppo con questi resoconti di cose non importanti, ma poi ripenso al fatto che la “saga di Brian” ormai ha i suoi fedeli seguaci tra i lettori. Sono le sette, mi stringo nella felpa mentre sono al volante della mia blues mobile heading Modena. La tangenzialina campagnola che costeggia la ferrovia, il sole in fronte e GEMS degli Aerosmith che pompa nel car stereo.

Arrivo in centro a Modena e mi viene in mente HERE COMES THE FLOOD di PETER GABRIEL: il pezzo centrale della via Emilia è allagato, deve esserci una grossa perdita, vigili, poliziotti e camioncini di tecnici specializzati sono già sul posto. Costeggio l’Emilia Street River e raggiungo l’edicola sotto la Ghirlandina. C’è ancora il CLASSIC ROCK con Roger Waters in copertina che ho già, quindi Gazza Dello Sport e La Repubblica grazie. Incontro Julia, quattro chiacchiere e mi avvio verso Brian.

(nelle due foto: l’Emilia Street River – foto di TT)

Come ogni sabato arrivo da Brian, la portinaia mi dice che lo ha visto andare via in macchina. Mi preoccupo, sono anni che tutti i sabati lui mi aspetta in casa per poi andare a fare i nostri giri. Gli telefono e capisco. Non ricordava che oggi fosse sabato ed era partito come fosse un venerdì qualunque a fare un po’ di spesa e a prendere un caffè nel solito bar. Oggi, il vecchio Brian è meno presente del solito. Cerco di non arrabbiarmi, ma lo esorto ad stare concentrato e lui un po’ se la prende “An sun menga fora ed testa come et pens te” (non sono mica fuori di testa come pensi te). Cerco di riportarlo sulla terra, ma non ricorda quando sono nato, quanti anni ho e nemmeno che 5 minuti prima aveva parlato al telefono con mia sorella. Rifletto sulla vecchiaia e se l’essere umano è programmato per raggiungere una certa età (Brian è a quota 81) e se questo prolungarsi della vita tipico di questi ultimi tempi sia alla fine una cosa positiva. Chissà cosa penserò quando avrò la sua età (se ci si arriverà e se si sarà in grado di pensare).

Ninetylands (Nonantola), Mini Bar: due paste con la marmellata, due caffè macchiati e un crodino per Brian. Parlo, appoggiato al bancone, con Angelo il barman dei nuovi acquisti della sua squadra (Pirlo e Conte), lo vedo non proprio convintissimo. Parliamo d’altro, mi volto a controllare il mio vecchio e lui mi stringe l’occhio, chissà perché.  Brian quindi interviene nella discussione tirando in ballo il Milan ed Emilio (è così che chiama Berluskoni da qualche settimana a questa parte). Io glisso e gli faccio cambiare discorso.  Dopo poco al tavolino mi leggo la Gazza mentre sorseggio il caffè, Brian – rifacendosi al fatto che a casa lo avevo ripreso perché sembrava un po’ confuso – d’improvviso mi dice : “non tutti posso capire i grandi geni come me“. Recupero il mio vecchio ampli Marshall a casa di Lasìmo e poi riporto Brian a casa. Scende dalla macchina, controlla 5 volte se nella borsa ha le chiavi (le ha in mano), controlla ancora una volta e “Ciao Tim, grazie di tutto“. Sale i pochi gradini  che portano al cortile del suo condominio e senza voltarsi mi saluta con la mano. Con la sua camicia a quadretti azzurri e bianchi, i jeans e le scarpe Cult che gli ho preso sembra un giovane vecchio. Mi fa tenerezza.

(nella foto il grande Brian mentre pensa – foto di TT)

Di nuovo in macchia verso Regium Lepidi. Ora lo stereo passa il bootleg dei GENESIS LIVE IN RAINBOW THEATRE (Londra 3 gennaio 1977).  Verso mezzogiorno, come tutti i sabati mi chiama Dan, solito punto della situazione sui torrent di bootleg varii. Io credo che se qualcuno ci sentisse parlare faticherebbe a capire:

TIM ” Ma a quanto lo stai scaricando il bootleg dvd di Jeff Beck al Sun Fest di West Palm Beach del primo maggio di quest’anno su dimadozen?

DANF: “A quasi 500 k, va a buco” “

TIM “Dio canta che culo, io stamattina ero sui cento k. Hai visto gli screenshot? Bella qualità eh?”

DAN ” Figa che lavòr. Qualcuno ha postato anche la cover. Adesso ci sono 125 seeders e 31 leechers. Hai già ringraziato l’uploader?”

TIM “Hai visto che c’è una update version di Vuze?”

Seguono considerazioni sulla finale di Champions League di stasera, sulla finale di Coppa Italia di domani sera, sulla versione italiana appena pubblicata dalla Arcana del libro di Stephen Davis sul tour del 1975 dei Led Zeppelin  e del fatto che io ho l’originale in inglese regalatomi dal Riff, sul recente sceneggiato in due puntate passato da Sky tratto da MOBY DICK di Melville.

TIM: ” Va beh, adès a vag. Adìo pramsàn, fa a mot” (Va bene adesso vado. Ciao Parmigiano, Fai a modo)

DAN ” Ciao Lomaccio, ten dur. Ciao Tim0′.

Mi fermo a ridosso del centro a salutare l’alchemista Betty e a prendere accordi per domani (pranzo a Sant’ilario insieme a lei e all’amico Jaypee). Scambio di sms con Kerlo sul fatto che pur di prendersi qualche voto Berluskoni in piazza a Napoli ha dichiarato che non comprerà Hamsik dal Napoli (e che come già detto il governo non farà abbattere le case abusive).

Pranzo a casa della Lucia, che oggi in comune ha festeggiato insieme a Dante i 50 anni di matrimonio. Anche se è ormai estate, cappelletti in brodo e arrosto. To mo’.

Alle 15,30 ritorno alla domus saurea. Ore 15,31 crollo sul letto.

Mentre scrivevo questo post la colonna sonora era il remaster regalatomi da Picca di OGDEN’S NUT GONE FLAKE degli SMALL FACES. Molto bello.

Vado a vedermi la finale della Champions.

La “SAGA DI BRIAN” continua il prossimo sabato.

STREET SURVIVORS

18 Mag

(nella foto: Suto, Tim, Picca, Jay, March, Mixi)

(Esterno sera, pizzeria angolo tangenziale. Ieri)

March è già li fuori che si sta facendo un frizzantino e mangiando carote crude, da lì a poco arrivano Picca in bici, Mixi, Jay e Suto Sutovich. Riff ha dato forfait, è alle prese con l’USL e la rimozione dell’eternit dal tetto del suo capannone. Alexander Farmsteads ci fa qualche foto, ci allineiamo e Picca mi dice “Questa sa un po’ di Street Survivors” (alludendo alla cover dell’omonimo album dei LYNYRD SKYNYRD). Picca dalla sua sportina tira fuori un cd originale in edizione remaster per tutti, noi facciamo più o meno altrettanto con CD/DVD/BOOTLEG preparati per l’occasione. Ecco, questa è una cosa che mi piace molto: ogni volta abbiamo qualcosa (CD/DVD e libri musicali) per gli altri… bello questo scambio di pensieri, di piccoli doni…son quelle piccole cose che fanno bene al cuore.

Notizia musicale della serata: Picca dice che nel 1976 chiese a suo padre se poteva andare a vedere gli WINGS a Venezia in piazza San Marco. WINGS a Venezia. Mai saputo. Ricerca in rete e sì, Piazza San Marco 25 settembre 1976 concerto perl’Unesco, tre ore di spettacolo. Picca a ulteriore conferma mi invia questa foto:

Mi viene in mente che nel 1978 per la prima Festa Dell’Amicizia nazionale a Palmanova (Udine) si parlò di un concerto di PAUL MCCARTNEY.

Questo ci porta a parlare della seconda Festa Dell’Amicizia nazionale a Modena nel 1979 all’ex ippodromo, dove sia io che Picca vedemmo James Brown. Io in realtà mi vidi anche i ROCKETS, ALBERTO FORTIS (che cantava sulle basi), MATIA BAZAR e una signora cover band che faceva i successi del momento tra cui Sultans Of Swing dei DIRE STRAITS e Psycho Killer dei TALKING HEADS. Nel 1979 non c’era tanto in giro e la fame di musica live era tanta.

Chiedo a March di intercedere per me e far sì che Alexander Farmsteads tolga i primi LED ZEPPELIN e metta su – che so – i FLEETWOOD MAC (ma si può mangiare una pizza e chiacchierare in compagnia con in sottofondo a volume medio alto i primi Led Zeppelin (o gli ELP di Tarkus)? Lìsander, per le prossime volte suggerisco qualcosa di più adatto, che so i LITTLE FEAT, The Stranger di BILLY JOEL, un best di JOHN MILES, gli EAGLES, gli ABBA, CSN&Y,  insomma qualcosa di assennato che faccia stare in pace mentre si interagisce con gli amici.

Argomenti della serata: Suto che ha visto gli ELP a Bologna nel 1973 (e i Queen nel 1979) / Suto che – durante il suo recente viaggio in Nuova Zelanda –  per poco non rimaneva là a suonare in acustico CREEDENCE-NEIL YOUNG-LED ZEPPELIN nei matrimoni/Picca che a ventanni è riuscito a tornare da New York solo grazie a intercessione di un “Padrino” di seconda categoria / fighe, Elizabeth Jagger in primis / il musical Jesus Christ Superstar / Mixi’s tales a Las Vegas e Mosca /  il nuovo album di Vasco che secondo Mixi contiene Lie Down degli WHITESNAKE e secondo me The Passenger di IGGY POP/ la gradevolezza di Adelmo Fornaciari in arte ZUCCHERO/gli anni che passano / quelli che cercano di prolungare la loro adolescenza e ormai hanno 10 lustri di vita/March che è tutto fremito per la apparizione da special guest che farà per il ventennale dei TACCHINI SELVAGGI/la macchina fotografica dimenticata su un aereo durante il viaggio di ritorno da New Orleans di Mixi e Tim e la conseguente non prova tangibile che mi ero ribattezzato – nel nome del blues – nelle acque del MISSISSIPPI/Jaypee che ha avuto un forte movimento d’animo durante la visione del film AGORA’/la nuova chitarra acustica Gibson di Suto /il libro di Rigo/ blues della vita and other assorted love songs/il metodo compositivo di VASCO secondo Picca, un suo classico, ma ogni volta ridiamo più forte.

Verso la mezza stacchiamo.

Ritorno in macchina, Radio Capital Gold passa in sequenza HEARTBREAKER da Led Zep II e WHOLE LOTTA LOVE live da The Song Remains The Same per intero…mi par di tornare ragazzo quando, nelle sere di tarda primavera / estate, non facevamo altro che ascoltare il live dei Led allora uscito da poco.

Stanchezza, sonno, la campagna nera che sto attraversando, la luna che sembra nascondersi dietro le nuvole, i cani dell’inferno alle calcagna, lo scompiglio nell’anima…non mi addormenterò fino alle 3, ma nonostante tutto, che bello passare una serata out on the tiles con gli amici.


The PICCAGLIA: gettin’ ready for a night out

17 Mag

Chiamo il saloon per prenotare un tavolo per sette, mi risponde Alexander Farmsteads: “Oh Timothy“. “Ciao Xander, siamo in sette c’è anche Suto Sutovich, stasera.” “Suto, quant’è che non lo vedo…c’è anche la Piccaglia?

La “Piccaglia”… mi scatta subito l’associazione con la copertina di DESPERADO degli Eagles e con la locandina del film I CAVALIERI DALLE LUNGHE OMBRE…

nella foto LA PICCAGLIA: (da sinistra a destra) Marchy Mountains, Suto Sutovich (aka John Charles Treehair), Mad Mix (aka Miximilian Cross), Pycca The Kid (aka Steven Crosby Pikes ), JPC (aka John Paul Cloaks), Riff Betts (aka Robert Anthony Lily),  Steven Timothy Tyrrell.

Quasi quasi metto insieme una rock band e la chiamo LA PICCAGLIA, senza Mr Pikes ovviamente, lui adesso si è dato al rock anni ottanta e io i cd dei Simple Minds li metto sotto ai tavoli quando una gamba traballa…

LA PICCAGLIA, Rock And Roll Outlaws Rock Band…in scaletta:

GOODMORNING – BlackFoot

RATTLESNAKE ROCK AND ROLLER – Blackfoot

DESPERADO – Eagles

DOOLIN DALTON – Eagles

CAN’T YOU SEE – Marshall Tucker Band

FREEBORN MAN – The Outlaws

BOUNTY HUNTER – Molly Hatchet

I KNOW A LITTLE – Lynyrd

ANNIE NEW ORLEANS – Elf

DARLENE – Led Zeppelin

BOOGIE MAMA – Led Zeppelin

SOUTH BOUND SAUREZ – Led Zeppelin

THE STEALER – Free

TRAVELLIN’ MAN – Free

BAD COMPANY – Bad Company

MOVIN’ ON – Bad Company

OLD MEXICO – Bad Company

CROSS COUNTRY BOY – Bad Company

ROSALIE/COWGIRL SONG – Thin Lizzy

AGAINST THE WIND – BOB SEGER

ONLY THE GOOD DIE YOUNG – Billy Joel

Bis:

DIAMANTE NEL DESERTO di Stefano Piccagliani versione southern rock.

Qualcuno ci sta?


WHEN IN ROME

9 Mag

( Roma dal Gianicolo – Foto di Lasàurit)

Qualche giorno a Roma, grazie a Polbi. Andare, arrivare e partire dalla capitale del mondo (secondo il poeta latino Marco Anneo Lucano e secondo l’uomo di blues emiliano Nonantolaslim) è sempre un movimento d’animo. Questa città tocca le mie (sei e dodici) corde, mi entra dentro, mi avvolge, mi seduce, mi incatena affinché possa liberarmi lo spirito, mi svuota e mi riempie, mi adagia in un tiepido specchio d’acqua e bagnandomi sulla fronte ridà un senso alla mia condizione di essere umano. Beh, insomma, avete capito, Roma mi piace. Da matti.

La stanza degli ospiti di Polbi, ha le tende giallorosse…posso capire.

La prima sera. Una veloce pizza a Trastevere e poi di corsa a salutare un amico di Polbi che in questo momento sta facendo il tour manager dei FLESHTONES, i vecchi marpioni americani del garage rock, per il loro tour Europeo di 15 date. Concerto al Traffic Club all’estrema periferia della città. All’ingresso tre pass per noi … Polbi è uno che non scherza. Ci sono un paio di gruppi di supporto niente male, stesse genere. Mi metto a sedere. Lì con me c’è un ragazzo giovane, in sovrappeso, vestito di nero, con i pantaloni corti appena sotto al ginocchio e un giacchino scuro legato intorno alla vita. Se ne sta lì, come me, ad osservare i frequentatori del locale, tutti piuttosto giovani, molti in coppia… una buona fauna rock. Il ragazzo mi sembra triste, solo e rassegnato …  mi dispiaccio per lui. Entrano i Fleshtones, portando con spensierata ironia i loro 62 anni, e il ragazzo triste e in sovrappeso si alza, si avvicina al palco e e si va ad annullare tra i 100 spettatori circa. Buon concerto dei Fleshtones, non esattamente my cup of tea, ma il senso e l’energia del rock a roll sono lì.

Mattina… prima di uscire inizio a familiarizzare con i rituali di Cook, il carlino di Polbi. Cook, che io chiamo Buck e lo pronuncio come book, è un cane che ha sofferto parecchio prima di incontrare Polbi e M, risente quindi ancora di vecchie ferite dello spirito, è un po’ matto, ma irresistibile.

(nella foto il vecchio Buck, cioè Cook il cui vero nome in realtà è Benny…insomma il cane di Polbi e M)

Mentre sono in macchina con Polbi direzione Anfiteatro Flavio (sì, va bene, sono snob, è così che chiamo il Colosseo), mi rendo conto che, come intuito ieri sera, dovrò abituarmi alla “guida creativa” del mio amico (e dei Romani in generale) (“Polbi, ehm, ma questo è un senso vietato”, “A Tim, de là ce devo pur arriva’ “). Colonna sonora dei viaggi in macchina il terzo dei VELVET UNDERGROUND (in audiocassetta).

(Tim & Polbi all’Anfiteatro Flavio – foto by Lasàurit)

Vittoriano, Pantheon e Piazza Navona; qui un veloce pranzetto Da Ciro. Accanto a noi due ragazze olandesi che, dopo aver mangiato due piatti di lasagne, chiedono due cappuccini. Mah.

A Campo de’ Fiori per un pensiero a Giordano Bruno. Lasàurit fa un azzardato paragone iconografico fra lui e l’Eremita del IV dei LED ZEPPELIN.

(nella foto: Giordano Bruno, uno di noi)

Fontana di Trevi, Quirinale, Montecitorio e – terrore e raccapriccio – la Cripta Dei Cappuccini.

Da Wikipedia:

L’attrattiva principale della chiesa è sicuramente la cripta-ossario decorata con le ossa di circa 4000 frati cappuccini, raccolti tra il 1528 ed il 1870 dal vecchio cimitero dell’ordine dei Cappuccini, che si trovava nella chiesa di Santa Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale. La cripta è divisa in cinque piccole cappelle dove si trovano anche alcuni corpi interi di alcuni frati mummificati con indosso le vesti tipiche dei frati Cappuccini. All’ingresso della cripta sta scritto su una targa:

« Noi eravamo quello che voi siete, e quello che noi siamo voi sarete. »

La scelta di decorare la cripta con le ossa, che potrebbe apparire lugubre e macabra, è in realtà un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo non sia che un contenitore dell’anima, e in quanto tale una volta che essa l’ha abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo.

(nella foto: la cripta dei cappuccini)

Piazza di Spagna e quindi Piazza Del Popolo nella chiesa di S.Maria Del Popolo, per dare una occhiata ancora una volta a due capolavori di Caravaggio, di quelli che ti fan girare la testa. Mentre li guardo mi sento schiacciato dinnanzi al grandezza dell’artista. Metropolitana per riavvicinarci a casa di Polbi. Usciti a Laurentina incontro un uomo di età non esattamente definibile …40/50… un po’ in carne, capelli corti, viso tondo e paffuto, occhiali, completo grigio con camicia e cravatta, borsa marrone, gira con le spalle un po’ ricurve verso il basso, sembra piegato dalla vita, mi guarda negli occhi e va verso la metro. Aveva uno sguardo di uno che è rassegnato ad essere sottomesso alle asperità.

Colonna sonora a casa di Polbi prima di cena: AMON DULL, ASH RAH TEMPEL, NEU!, COSMIC JOKERS. Polbi teme mie reazioni inconsulte, ma il Krautrock invece di frantumarmi i cabasisi come teme il mio amico, inizia ad affascinarmi. Mi preoccupo: guardo in modo lascivo le versioni digipack dei CD in possesso di Polbi … penso all’ordine che farò in giugno ad Amazon.

(Neu e Comsic Jokers: Krautrock)

Ottima cena in centro, poi Isola Tiberina, Teatro Marcello e Campidoglio.

(Lasàurit contempla il Teatro Marcello)

Di nuovo mattina. Colazione e bisognini di Buck-Cook-Benny.

(nella foto: Polbi in versione Walking The Dog/Bron-Y-Aur Stomp)

Nelle catacombe di San Sebastiano, sull’Appia Antica, ci tocca accodarci ad un gruppo numeroso di pellegrini. Inizialmente sbuffiamo, ma si rivelerà una fortuna. Le fotografie sono assolutamente proibite, noi rimaniamo alla fine del gruppo, ci facciamo distanziare un poco e scattiamo una foto nelle profondità più nere delle catacombe.  Siamo veri ribelli del rock and roll. Resisto all’istinto di infilarmi in qualche cunicolo laterale e perdermi in quel labirinto. Mi viene in mente un hit (che non è mai diventato un hit) che ho scritto con Carlo Alberto Togni in arte Tommy “DEDALO” (“…E’ un dedalo e da qui non si uscirà, nascondo i segreti tra le siepi ah, poi mi telefona Arianna che il filo mi fa, ma sono solo e soltanto il cuore mi guiderà…” ah, magico Tommy Togni, il cantante dei miei sogni…)

(Polbi&Tim: rock and roll rebels nelle catacombe – Foto by Lasàurit)

Siam lì sull’Appia Antica, due passi e siamo a Villa Massenzio. Storia, antiche mura, sole, l’aria tiepida di maggio, prati dall’erba alta … mi vien voglia di farmi una foto Knebworth-style:

(Polbi&Tim Knebworth Style – Foto by Lasàurit)

Proseguiamo verso la tomba di Cecilia Metella, ci intratteniano un po’ sulla pavimentazione originale dell’Appia Antica e poi ritorniamo verso Roma.

Palatino, casa di Augusto e Livia, Foro Romano e Vaticano. Con gli occhi ancora pieni delle bellezze di 2000 anni fa, San Pietro mi sembra meno interessante del solito.

Colonna sonora prima di cena a casa di Polbi: Firewood del 2005 degli svedesi WITCHCRAFT, heavy rock fine sessanta inizio settanta un po’ dark un po’ stoner.

Cena di nuovo ottima al Testaccio, Piramide e fermata d’obbligo davanti al portone della Villa del Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta, nel cui buco della serratura  è esattamente inquadrata la cupola di San Pietro. Uhm, Gran Priorato di Roma dei Cavalieri di Malta… se ci fosse Jaypee ci saremmo scambiati una occhiata che solo noi possiamo capire.

Domenica mattina … nel sole sonnecchia l’Eur ed in particolare la zona di Via dell’Oceano Atlantico. Scendiamo a fare colazione, sono quasi tre giorni che non controllo la posta, il blog, che non vedo la televisione, che non penso ai soliti “impicci” (come direbbe Polbi) ma mi sovviene che ieri sera c’era Roma-Milan e nessuno di noi conosce il risultato. Spero tanto in una vittoria della Roma, in fondo al mio cuore galleggia ancora la parola remuntada … usciamo dal bar, vedo un pezzo d’uomo indossare con il petto (e la pancia) in fuori la maglietta del Milan … ahi ahi, mi sa che han vinto lo scudetto.  L’uomo è raggiante, la moglie gli cammina dietro a qualche metro dicendo – in modo da farsi sentire dai passanti –  “che vergogna” e lui che le risponde ” E nun fa’ finta de non conoscermi…”. Polbi chiama Mino, suo padre, ed abbiamo la conferma: Roma-Milan 0 – 0, rossoneri campioni d’Italia. Lasàurit tenta di mostrare indifferenza, ma il ghigno che le scappa è inequivocabile.

Attraversiamo Roma, viali coi pini mediterranei, la dolcezza della domenica mattina, il sole, mi sento – se possibile – ancora di più dentro l’anima di Roma e con Roma dentro l’anima.

Terme di Caracalla. Ecco, qui non c’ero mai stato, mi aspettavo qualche muro e nient’altro, pago il biglietto e rimango basito. Non mi aspettavo niente del genere. L’imponenza, come dice Polbi, delle terme è incredibile. Sempre Polbi – colpito anche lui benché di Roma – riflette sul fatto che sembra una cosa fatta da extraterrestri. E’ così, non sembra possibile che esseri umani 2000 anni fa abbiamo messo in piedi una cosa del genere. Le Terme di Caracalla sono il Physical Graffiti di Roma.

(nella foto: le Terme di Caracalla)

Dunque vediamo un po’, 2000 anni a Roma si fecero queste terme, destinate al popolo… potevano ospitare 1500 persone. Tre vasche con diverse gradazioni d’acqua calidarium, tepidarium, frigidarium, una piscina all’aperto chiamata natatio. Spazi verdi, spazi per congressi e convegni, biblioteca di libri in latino, biblioteca di libri in greco. 2000 anni fa! A Roma. E le popolazioni del nord hanno ancora il coraggio di aprir bocca. Barbari! Roma caput mundi, ieri, ora e per sempre.

Tim & Plobi: I’m in love with my car (acalla) – Foto by Lasàurit.

Fine mattinata al Gianicolo: famigliole, burattini, vista di Roma mozzafiato, memoriale del Risorgimento, Giuseppe e Anita Garibaldi. Uno spettacolo.

(Gianicolo: Anita Garibaldi, una di noi – Foto by Lasàurit)

(Gianicolo: Joseph Gary Baldi, uno di noi – Foto by Lasàurit)

Lasciare la culla dell’umanità, Polbi,  Buck-Cook-Benny e puntare di controvoglia il muso della Croma blu verso il grande raccordo anulare non è cosa semplice, ma si deve tornare alla vita di tutti i giorni. Mi sento l’anima in pena, io –  emiliano doc –  mi ritengo romano, mi sento schiavo di Roma, voglio prendere la residenza qui. Ah. Ad ogni modo…Arrivederci Roma, good-bye good-bye au revoir…

PS: Polbi, we love you.